Author: Francesco Miraglia

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Una nuova realtà per combattere le ingiustizie

Sempre più spesso i cittadini non sano come difendersi adeguatamente dai soprusi e dalle ingiustizie di cui sono vittime, per questo motivo ci teniamo a dare notizia di questa nuova realtà a tutela dei cittadini, riportando qui il comunicato stampa del Sindacato Europeo dei Lavoratori e dello Studio Miraglia Associato : “Disgustati e con un forte senso di rivalsa, abbiamo deciso di creare un connubio collaborativo vincente, volto a combattere e svelare ogni tipo d’ingiustizia, per portare alla luce la verità, di ogni caso che ci viene sottoposto.”

E’ da questa necessità che nasce la collaborazione tra il Sindacato Europeo dei Lavoratori, e lo Studio Legale Miraglia Associato.

Un’unione che garantirà consulenze giuridiche interdisciplinari di alto livello, in grado di affrontare, in un’ottica integrata e strategica, qualsiasi controversia in ambito giudiziale.

“Noi non vogliamo restare a guardare, o semplicemente leggere i casi di cronaca che imperversano le notizie del nostro paese, ma vogliamo adoperarci per difendere i più deboli, e tutelarli, con professionalità, onestà, e competenza”.

“Vogliamo aiutare quante più persone possibili, metterle in condizioni di permettersi una difesa adeguata, perché crediamo in quello che facciamo, e lo vogliamo fare egregiamente”.

“Troppo spesso le vittime di sopruso, tacciono e subiscono ogni tipo di abuso, spesso cadendo nelle mani di gente che non solo le danneggia ulteriormente approfittando della situazione, causandogli una condizione ancora più disastrosa della precedente, fattori che abbiamo avuto modo di appurare, e che vogliamo prevenire in ogni modo”.

“Ed è per questo motivo che ci mettiamo a disposizione, di chi ci permetterà di aiutarlo adeguatamente”.

Pertanto iscrivendosi al Sindacato Europeo dei Lavoratori, ci si potrà avvalere di una difesa legale risolutiva, dello Studio Legale Miraglia Associato, che darà la possibilità ad ogni cittadino di tutelare i propri diritti.

Il Segretario Generale del Sindacato Europeo dei Lavoratori Giuseppe Criseo ci tiene ad aggiungere : “la scelta di questa collaborazione, è dettata da una imprescindibile peculiarità riscontrata solo nello Studio Miraglia Associato, che oltre a dare l’opportunità di una gestione legale di alto livello, si differenzia da ogni altra realtà, in quanto si è sempre occupato di seguire ogni caso approfondendone anche l’aspetto umano, al fine di poter supportare con le opportune proposte, anche un percorso volto alla riappropriazione della propria identità genitoriale ed umana, caratteristica che rende questa scelta radicale sotto tutti i punti di vista”.

“Noi come Sindacato Europeo dei Lavoratori, ci teniamo a combattere al fianco dello Studio Miraglia Associato, per evitare che le istituzioni continuino a sovvenzionare enti o associazioni, che non si adoperano per restituire indipendenza ed identità familiare alle donne, che si trovano in situazioni di forte disagio”.

Inoltre abbiamo scelto di collaborare con lo Studio Miraglia per il forte impegno emerso in tutti questi anni, a la tutela della famiglia, e delle donne, Studio Legale che si è reso promotore, denunciandone per primo le irregolarità degli affidi illeciti, vedi i casi di Bibbiano, e quelli che continuano ad emergere, e che coinvolgono tutta l’Italia”.

Per noi nessuna donna dovrebbe essere depredata dei figli, e defenestrata dal ruolo genitoriale, bensì siamo fermamente convinti che i soldi pubblici vadano impiegati per dei reali percorsi, messi a disposizione di queste donne, che hanno il diritto di essere rispettate nonostante le vicissitudini”.

Questa nostra considerazione nasce dal latente fallimento dell’attuale “modus operandi” messo in atto da certi Servizi Sociali, che come dimostrato dagli scandalosi e raccapriccianti fatti di cronaca, non hanno aiutato la familiarità, che spesso è stata disgregata, e messa in condizione di non coesistere”.

A tal proposito ci teniamo a riportare alcuni casi seguiti dallo Studio Miraglia Associato, a dimostrazione che tale collaborazione è dettata da un fine esclusivo : 

https://ilquotidianoditalia.it/picchiata-violentata-minacciata-con-lacido-e-le-tolgono-pure-i-figli
https://ilquotidianoditalia.it/verona-madre-da-5-anni-prigioniera-in-comunita-denuncia-il-comune
https://ilquotidianoditalia.it/bambini-prigionieri
https://ilquotidianoditalia.it/cassino-fratto-gravissimo-commesso-dal-sindaco-enzo-salera
https://ilquotidianoditalia.it/frosinone-due-sorelline-strappate-alla-zia-ritornano-finalmente-a-casa
https://ilquotidianoditalia.it/la-verita-sugli-affidi-illeciti-siamo-alla-resa-dei-conti
https://ilquotidianoditalia.it/ancona-le-strappano-i-figli-e-la-sbattono-in-strada
https://ilquotidianoditalia.it/picchiata-violentata-minacciata-con-lacido-e-le-tolgono-pure-i-figli

https://ilquotidianoditalia.it/verona-3-anni-di-calvario-per-marco-sono-finiti-finalmente-a-casahttps://ilquotidianoditalia.it/cassino-fratto-gravissimo-commesso-dal-sindaco-enzo-salera

Verona: il piccolo Marco affidato definitivamente ai nonni

Dopo tre anni finisce l’odissea del piccolo che i Servizi sociali volevano far adottare ad altra famiglia

VERONA (25 Aprile 2021). Dopo tre anni finisce l’odissea del piccolo Marco, che i Servizi sociali volevano far adottare ad altra famiglia: il Tribunale per i minorenni di Venezia ha decretato che il bambino, che ora ha cinque anni e mezzo, venga affidato ai nonni materni, con i quali è tornato a vivere. Il tribunale ha anche stabilito che i Servizi sociali si attivino per riavvicinalo alla mamma.

«Finalmente dopo tre anni si conclude la tragica vicenda di questo bambino» dichiara l’avvocato Miraglia, al quale si erano affidati i nonni per riavere il piccolo con sé. «Non possiamo che essere soddisfatti del fatto che il Tribunale per i minorenni abbia accolto le nostre istanze e che abbia fatto tornare Marco nella sua casa, dai nonni, dove era accudito amorevolmente. Ci sono voluti però tre anni di sofferenze, per arrivare ad affermare quanto noi abbiamo sempre sostenuto fino dal primo giorno: Marco stava bene con i nonni materni. Tre anni persi, tre anni nei quali il bambino è vissuto lontano dall’affetto della sua famiglia, senza motivo, sballottato tra comunità e famiglie affidatarie. Abbiamo avuto mandato di valutare ora un’azione civile di risarcimento danni nei confronti dell’assistente sociale e soprattutto della psicologa che ha determinato l’allontanamento del bambino e questo lungo e doloroso iter giudiziario».

Il piccolo Marco era stato allontanato fin dalla nascita dalla madre, che aveva all’epoca problemi di tossicodipendenza: viveva con i nonni, ma gli assistenti sociali di Verona lo hanno allontanato da casa, affidandolo ad un’altra famiglia e chiedendo che venisse dichiara adottabile, sostenendo che la nonna, che era stata incapace di tenere lontana la propria figlia dalla droga, non poteva essere un’educatrice adeguata. Incuranti del fatto che una famiglia il bambino l’avesse, amorevole e in grado di occuparsi di lui.

Per il piccolo Marco c’era stata una grande mobilitazione: manifestazioni in piazza, volantini sulle vetrine dei negozi. Del caso si era interessato anche l’ex ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana.

«Adesso il tribunale ha ufficializzato l’affidamento alla nonna materna, che ne è la tutrice provvisoria» prosegue l’avvocato Miraglia, «incaricando i Servizi sociali di elaborare un percorso di sostegno in favore della madre, volto a favorire il possibile rapporto con il piccolo. Questo per noi è motivo di grande soddisfazione e ci auguriamo che per i Servizi sociali questa vicenda sia d’esempio a non giudicare preventivamente le persone, ma di valutarle e conoscerle, prima di allontanare un bambino dalla sua famiglia e di farlo dichiarare adottabile». Un ringraziamento va a tutta la citta di Verona che sin dall’inizio ha mostrato partecipazione, sostengo e sensibilità per il piccolo Marco e la sua famiglia. 

Si faccia chiarezza sulla terzietà ed imparzialità del Consiglio Nazionale Forense nell’esercizio della sua funzione giurisdizionale

Francesco Miraglia non ci sta e presenta un esposto al Ministro di Giustizia Marta Cartabia, al Presidente del Consiglio Nazionale Forense, al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione e al Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia. A parte il provvedimento del CNF, sul quale è stato presentato ricorso in Corte di Cassazione, che si esprimerà in merito ˗ Francesco Miraglia è stato considerato ” il grande accusatore del sistema degli affdi”  in particolare con riguardo alla inchiesta ” Angeli e Demoni”  dal quotidiano ” Il Dubbio” pubblicato dalla Edizioni Diritti e Ragione, di proprietà dello stesso Consiglio nazionale forense. Nell’articolo “Radiazione per l’avvocato del “sistema Bibbiano” Francesco Miraglia viene definito “il grande accusatore del sistema affidi”, e già nell’incipit dell’articolo “Ancora ombre sul caso ‘Angeli e Demoni’”, si evince la continuità con la linea assunta dalla testata già alle prime notizie sull’inchiesta ed improntata alla delegittimazione dell’attività degli inquirenti e alla considerazione che tutto fosse stato orchestrato come una campagna politica diffamatoria contro i partiti di appartenenza degli amministratori territoriali coinvolti.

«Con questo esposto” dichiara Francesco Miraglia «chiedo quindi ai destinatari, ognuno per la propria competenza, di valutare la legittimità del comportamento del Consiglio Nazionale Forense e di verificare se la sua funzione giurisdizionale risulti esercitata in coerenza con il canone di necessaria terzietà oppure se sia funzionale alla delegittimazione di un’inchiesta penale, sfociata in un processo tuttora in corso, coinvolgente anche soggetti appartenenti a partiti politici che ricevono da tempo il favore impropriamente partigiano della linea editoriale caratterizzante la testata anzidetta». 

“Sarebbe grave, soprattutto per i cittadini, che il CNF, proprio per sua natura organismo di rappresentanza istituzionale dell’avvocatura italiana, e chiamato ad operare con asettica imparzialità, diventasse esso stesso parte in causa  con l’ obbiettivo di screditare una indagine penale, utilizzando la propria funzione giurisdizionale”.

 “Chiedo che su simili gravissimi comportamenti venga fatta ora chiarezza».

Francesco Miraglia

Roma – Modena, il 15 marzo 2021

 

Ill.mo Sig.

Ministro della Giustizia

Sua Sede

 

 

Ill.mo Sig.

Presidente del Consiglio Nazionale Forense

Sua Sede

 

Ill.mo Sig.

Procuratore Generale

c/o la Corte di Cassazione

 

per conoscenza:

Ill.mo Sig.

Sostituto Procuratore della Repubblica

presso il Tribunale di Reggio Emilia,

Sua Sede

Racc. a.r.

 

Oggetto: Esposto

 

Il Sottoscritto Francesco Miraglia (MRGFNC68M22L126X) ( PEC: segreteria.studiomiraglia@pec.it),  domiciliato in Modena via Rainusso n° 176/A , espone quanto segue.

 Il sottoscritto ha notoriamente profuso per anni il proprio impegno personale, civile e professionale per contrastare le coperture politiche di organizzazioni criminali e, soprattutto, allo scopo di combattere con fermezza l’esercizio di attività terapeutiche e le conseguenti azioni di “internamento” di minorenni a danno di questi e delle loro famiglie,  con scopo di lucro di enti privati convenzionati, laici e religiosi, avvantaggiati da provvedimenti amministrativi e giurisdizionali privi dei requisiti di motivazione, pertinenza al dettato normativo e coerenza con la garanzia del diritto al contraddittorio e all’effettività della di difesa.

Proprio nel periodo in cui quell’impegno si faceva più intenso e veniva supportato da particolare attenzione mediatica, in correlazione con l’indagine (denominata ‘Angeli e Demoni’) e poi con il processo sugli abusi dell’amministrazione e della giustizia minorile nei territori del Reggiano, il sottoscritto veniva attinto da provvedimento disciplinare di estromissione dall’ordine professionale forense, in relazione ad accuse del tutto estranee alle vicende sopra accennate e palesemente smentite in sede istruttoria.

Ne seguì l’ovvio e fiducioso ricorso impugnatorio al Consiglio Nazionale Forense, organo preposto alla funzione giurisdizionale di controllo sul legittimo esercizio dell’azione disciplinare a livello territoriale.

A motivo dell’impugnazione si invocavano le esigenze di corretta applicazione del regime temporale di efficacia delle disposizioni procedimentali, in base al principio tempus regit actum, nonché di nuova e seria disamina del materiale istruttorio, indebitamente pretermessa in prime cure.

Sorprendentemente, la decisione del Consiglio Nazionale Forense, quanto al profilo dell’efficacia intertemporale delle norme, decideva su un motivo impugnatorio mai proposto, incentrato sul mai invocato criterio di retroattività dello ius novum in favorem rei, senza pronunciarsi sull’invocata applicazione del principio generale di ripartizione degli ambiti temporali di efficacia delle norme; inoltre, quanto al compendio istruttorio, il C.N.F, non procedeva in alcun modo alla nuova e necessaria disamina, limitandosi ad asserire in modo apodittico l’esattezza dell’altrettanto generica e lacunosa valutazione di prime cure. In altri termini, veniva emessa una decisione che rendeva palese il mancato esame, sia pur a livello minimale, del fascicolo processuale.

Tanto si riferisce a titolo di premessa, senza pretendere alcuna intrusione delle Autorità in indirizzo sulla pur anomala decisione disciplinare, peraltro sottoposta ora al giudizio di legittimità.

Oggetto essenziale del presente esposto è invece quanto accaduto a pochi giorni dalla pronuncia del C.N.F., allorché sulla testata diffusa per via telematica, con denominazione “Il dubbio”, il cui riferimento proprietario è individuato documentalmente in una Fondazione costituita presso il C.N.F. e presieduta di diritto dal Presidente di detto Consiglio, è stato pubblicato un articolo (che si allega), intitolato “Radiazione per l’avvocato del ‘sistema Bibbiano’ ”.

L’incipit dell’articolo è formulato con le testuali parole: “Ancora ombre sul caso ‘Angeli e Demoni’ ”, in evidente continuità con la linea assunta dalla testata già alle prime notizie sull’inchiesta ed improntata alla delegittimazione dell’attività degli inquirenti e alla dequalificazione delle notitiae sceleris come mezzi di campagna politica diffamatoria contro le compagini partitiche di appartenenza degli amministratori territoriali coinvolti.

Nello stesso articolo, in immediata successione rispetto al significativo esordio dianzi riportato, si riferisce della “radiazione dell’avvocato modenese Francesco Miraglia, il grande accusatore del sistema affidi” (in riferimento agli affidamenti minorili illeciti costituenti oggetto dell’inchiesta evocata).

Si fa poi espresso richiamo alla pronuncia del C.N.F. (peraltro non accessibile ad altri che ai diretti interessati, per espresso disposto contenuto nella sentenza). Nel medesimo contesto, l’autore dell’articolo prende posizione sulla coeva vicenda relativa alla rimozione del Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia per la supposta frapposizione di ostacoli all’inchiesta con l’ipotizzato intento di favorire il partito politico di appartenenza degli amministratori coinvolti: sul punto, l’autore stesso constata immediatamente come quel partito fosse stato “demonizzato durante tutta la campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia Romagna”.

L’articolo è corredato da una fotografia del sottoscritto e, in taglio più grande, da una fotografia relativa a una nota manifestazione pubblica contro gli abusi istituzionali sui minorenni, immediatamente riconducibile alle pubbliche critiche all’esercizio della funzione minorile nel territorio reggiano, riguardate nell’ottica dell’articolo come atti di ‘demonizzazione’ della parte politica maggiormente coinvolta.

Ebbene, a prescindere dal carattere paradossale ed evidentemente parziale dei contenuti dell’articolo (che non preclude, ovviamente, il diritto alla libera espressione), appare distonico con i principi di garanzia di terzietà degli organi giurisdizionali (qual è, per giurisprudenza costante, il C.N.F. nell’ambito del vaglio sulle decisioni disciplinari dei consigli territoriali) che un giornale, riconducibile alla proprietà dell’organo giudicante, tratti vicende decise da detto organo nell’esercizio della sua funzione (pur gravemente erroneo ed ancora posto sub iudice dinanzi alla Corte di legittimità), per di più ponendo in correlazione la decisione giurisdizionale con una presa di posizione politica riferibile alla testata e, correlativamente, alla sua proprietà, oltre tutto con scopi di arbitraria, generica e faziosa delegittimazione di un’inchiesta sfociata in un processo penale tutt’ora in corso.

Tanto esposto e considerato, si richiede che gli organi in indirizzo vogliano, ciascuno nell’ambito delle proprie e rispettive attribuzioni funzionali ed istituzionali, acquisire e rendere chiarimenti, nonché assumere le dovute consequenziali iniziative sulle seguenti questioni:

se la terzietà del Consiglio Nazionale Forense, rispetto alla relativa funzione giurisdizionale in ambito disciplinare, sia garantita allorché le decisioni assunte nell’esercizio di detta funzione vengano fatte oggetto di divulgazione e adesione da parte della testata telematica denominata ‘Il dubbio’ ed ivi correlate alla caratterizzante linea politico editoriale della testata, di cui è proprietaria una fondazione costituita presso il C.N.F. e presieduta di diritto dal Presidente di detto Consiglio;

se, con espresso riferimento al caso di specie e in considerazione della completa estraneità della decisione assunta dal C.N.F. rispetto alle risultanze istruttorie e persino ai contenuti dell’atto impugnatorio, la menzionata funzione giurisdizionale risulti esercitata in coerenza con il canone di necessaria terzietà ovvero sia stata sottoposta ad una diversione con funzione di delegittimazione di una inchiesta penale sfociata in un processo tutt’ora in corso e che vede coinvolti anche soggetti appartenenti a partiti politici che ricevono da tempo, anche con riferimento alla medesima inchiesta, il favore impropriamente partigiano della linea editoriale caratterizzante la testata anzidetta.

Si chiede l’ audizione del sottoscritto sui fatti sopra esposti.

Allegato ut supra.

Con ossequi,

Francesco Miraglia

Sempre fino alla vittoria

Voglio ringraziare tutte le Persone che conosco e tutte quelle che non conosco.
Voglio ringraziare i miei famigliari.
Voglio ringraziare i Professionisti che ogni giorno combattono le battaglie dello Studio Legale Miraglia.
Voglio ringraziare la storica segretaria dello Studio che in questo momento non è in ufficio avendo ricevuto in dono una bellissima bimba.
Voglio ringraziare l’ attuale segretaria dello Studio.
Voglio ringraziare tutte le associazioni che da anni si battono contro il mercimonio dei bambini.
Voglio ringraziare i Professionisti, cancellieri di Tribunali, ausiliari di Tribunali.
Voglio ringraziare il piccolo Giorgio ( nome di fantasia) di 7 anni , cha “abbiamo” restituito ai genitori dopo anni di battaglie che in un messaggio audio mi ha detto “ Francesco non mollare sei il mio IRONMAN”
Voglio ringraziare TUTTI voi per i messaggi, gli attestati di stima, gli attestati di riconoscenza, i messaggi di solidarietà che mia avete inviato in tutti i modi ed con tutti i mezzi

 

Che sia chiaro cari giudicetti, cari avvocatucoli, cari politicanti corrotti.

 

Io posso risultare simpatico o antipatico, posso essere considerato professionalmente capace o incapace ma una cosa deve essere chiara: io non VENDO i miei assistiti per sporchi giochi di potere, io non TRADISCO quanti hanno affidato la loro vita e quella dei loro bambini nelle mie mani per sporchi compromessi con i potenti.

Tante volte fin dall’ inizio della mia professione ho rifiutato qualsiasi compromesso; ho tutelato in tutto e per tutto quanti si sono affidati a me.

Già nel 2004 sollevai il caso dei pazienti psichiatrici che venivano “ sfruttati” da cooperative sociali attraverso una convenzione con l’ AUSL, in quanto venivano retribuiti per un lavoro vero con la paga di € 2,00 all’ ora.

Già quella volta rifiutai il compromesso con i potenti e portai avanti la mia battaglia fino a quando le cooperative sociali e l’ AUSL non furono obbligate a cambiare la convenzione.

Ancora oggi da 17 anni ricevo ogni Natale gli umili regali, ma per me preziosissimi, dei miei assistiti psichiatrici.

Tale questione ed il mio rifiuto di accettare compromessi ed illeciti accordi fecero arrabbiare l’allora Sindaco di Modena che si recò presso il Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Modena; fu ricevuto dall’ allora ex Presidente dell’ Ordine ( che ahimè me lo sono ritrovato come vice Presidente ancorchè decaduto del CNF) perchè doveva essere risolto il problema “ Miraglia”.

Io venni a sapere di questo incontro e mi arrabbiai con il mio Ordine di appartenenza e lo definii apertamente un “carrozzone corporativistico” che non tutela gli interessi dei cittadini- assistiti ma solo di chi ne fa parte.

Venni denunciato per diffamazione dall’ Ordine degli Avvocati di Modena e fui assolto dal Tribunale di Mantova.

In questo clima si inserisce la questione del 2005 che viene ora presa a pretesto per sanzionarmi disciplinarmente e per cercare di mettere a tecere il mio impegno a tutela dei Bambini e delle Famiglie.( si consideri che i fatti sono del 2005, il procedimento disciplinare viene aperto nel 2014 , la sanzione è del 2021!!! Se fosse stato una cosa seria e grave perchè non sanzionarmi subito???)

Anche in tale questione la mia rettitudine morale ha fatto si di non accettare illeciti accordi che compromettessero il mio assistito lavoratore del comune di Modena

Ho accusato pubblicamente il Comune ed il Sindacato che non aveva tutelato il lavoratore ( una estorsione non si fa in pubblico o sui giornali!!!) ed ho portato in causa il Sindacato con  una richiesta danni giudiziale che venne artatamente e falsamente, grazie alla testimonianza di un’ avvocato dell’ ordine di Modena, equiparata ad una minaccia estorsiva.

 

Cosi come nel caso “ Bibbiano”  non mi sono mai chinato al volere dei POTENTI.

Venni convocato nel suo ufficio da un importante magistrato, il più importante, il quale mi chiese di parlare pubblicamente a suo favore, a favore del Tribunale dei Minori evidenziando come i giudici siano stati ingannati anche loro, dai servizi sociali.

Alla fine dell’ incontro mi disse: “Avvocato cosi anche Lei avrà un amico a Roma”.

Io lo rassicurai.

La sera dopo ospite di Mario Giordano dichiarai pubblicamente e convintamente come i primi responsabili del sistema Bibbiano, che dilaga in tutta Italia, siano propri i magistrati che non fanno il loro dovere per incapacità o per malafede.

Non potevo tradire le mie convinzioni, non potevo tradire le mie battaglie, non potevo soprattutto tradire i miei assistiti e i loro bambini.

Sono fiero ed orgoglioso della mia scelta.

Magari non sarei stato estromesso dall’ albo ma come avrei potuto guardarmi allo specchio? come avrei potuto rispondere al telefono e parlare con genitori disperati a cui vengono tolti i figli?

Questo sono IO. ( essere giudicato da un avvocato, con tutto il rispetto, che come massima notorietà ha quella di inviare lettere di sollecito ai condomini morosi offende la mia intelligenza!!! Ma dai non scherziamo!)

Non mi fermeranno.

Non ci fermeranno.

Hanno solo un modo per fermarmi: con la mia eliminazione fisica. ( occhio però dovranno avere un buona mira perché se rimango vivo poi sono cazzi amari !!!)

 

Da ultimo voglio lanciare un messaggio tranquillizzante per TUTTI.

Mi riferisco anche a quei avvocatucoli sciacalli che chiamano qualche mio assistito per informarlo della mia situazione come se io non l’avessi già pubblicamente comunicato, anche ai giornali.

 

Queste illecite ritorsioni non attingono il mio titolo di avvocato europeo, per effetto del quale ho esercitato, esercito ed eserciterò sempre la mia professione anche e specialmente contro i potenti nella’ attesa della decisione della Suprema Corte.

Queste ritorsioni, non attingono i professionisti che da sempre mi hanno affiancato nella mia professione.

Lo Studio Legale Miraglia con testa alta e fiera combatterà ancora più di prima e con maggiore convinzione contro tutte le storture italiane in ogni ambito del diritto ognuno secondo le proprie specializzazioni e competenze.

 

SEMPRE FINO ALLA VITTORIA O SE PREFERITE HASTA LA VICTORIA SIEMPRE.

 

 

Francesco Miraglia

Continuo a difendere gli innocenti dagli sciacalli. E non riescono a fermarmi

Mi attribuiscono il merito di avere smascherato il sistema Bibbiano, di aver chiarito che esso si riproduce, identico a se stesso, in molte parti d’Italia, di aver spiegato che i veri responsabili sono i giudici, che gli avvocati non hanno difeso i propri assistiti, che politici e amministratori ne guadagnavano e guadagnano tuttora soldi e potere. Io non ho mai pensato di avere meriti particolari, ma ora iniziano a farmelo credere: adesso che, ancora una volta e senza riuscirci, i politicanti che dominano da decenni in Emilia, insieme a loro pedine nei consigli forensi e tra i magistrati, cercano di fermarmi, di impedirmi ogni attività. Ripeto: senza riuscirci, e spiego perché. Come molti sanno, mi sono sempre impegnato nella difesa dei deboli, dei genitori poveri a cui vengono strappati i bambini, dei lavoratori sfruttati e raggirati dal sindacato, dei malati psichiatrici costretti a lavorare a due euro all’ora per cooperative sociali. A differenza di altri, non ho taciuto, ho difeso i miei assistiti senza paura dei potenti: e ho ricevuto, di tempo in tempo, una cinquantina di esposti, spesso di avvocati e giudici, ma tutti sempre messi da parte, perché evidentemente falsi ed interessati.

In alcuni momenti, però, il mio impegno e i riconoscimenti di persone oneste hanno fatto tremare qualche potente un po’ più potente (nella Fattoria degli Animali di Orwell, gli animali sono tutti uguali, ma il maiale è un po’ più uguale degli altri).

Per esempio, nella primavera del 2013 ho denunciato pubblicamente che alcuni giudici minorili mi avevano proposto un patto illecito, promettendo che non avrebbero mandato in adozione Stella (nome di fantasia), se io avessi convinto i genitori, miei assistiti, a non lamentare in una nota trasmissione televisiva le falsificazioni e gli abusi commessi dal tribunale minorile.

Ed ecco che, puntuale, nell’estate di quell’anno, arriva una condanna nei miei confronti: recuperano un vecchio esposto del 2005, il più farneticante di tutti, in cui una sindacalista si doleva che avessi tentato di estorcerle denaro, quando invece avevo richiesto al sindacato un risarcimento per un lavoratore ingannato e da lei male assistito, poiché gli aveva fatto perdere il posto di lavoro per una malattia che non gli impediva di restare in servizio presso il comune di Modena, in cui era impiegato. Tutti coloro che si erano occupati di quell’esposto lo avevano accantonato come pazzesco, compreso il giudice, che aveva sbugiardato e redarguito i falsi testimoni. Ma questa volta le cose cambiarono. Il giudice venne sostituito e il nuovo magistrato, equiparando incredibilmente la richiesta di risarcimento al sindacato a una minaccia estorsiva rivolta alla sindacalista, pronunciò una condanna, per così dire, a orologeria: a pochi giorni dalla prescrizione del reato. Poi, nella cancelleria scompare il fascicolo, così quando impugno la sentenza la prescrizione è già maturata: nonostante io chieda di riesaminare l’assurda accusa, i giudici d’appello e di cassazione non perdono tempo a rivalutare fatti prescritti.

Gli avvocati (quelli che non difendono e provano fastidio nei confronti di chi difende davvero i clienti) colgono la palla al balzo: nel 2014 aprono un procedimento disciplinare tardivo, perché quel processo si riferiva a fatti vecchi di dieci anni ( del 2005), mentre la legge forense, già entrata in vigore da tempo, fissa a sei anni il limite per procedere (e ciò in aggiunta all’assurdità dell’accusa e al palese mendacio dei testimoni). Patisco un ingiusto periodo di sospensione (durante il quale più di prima denuncio le storture del sistema e vengo ascoltato anche dai mezzi di informazione) e ritengo che sia finita lì.

Ma nel luglio 2018, nella mia arringa finale del processo Aemilia di primo grado per supposte infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’imprenditoria emiliana, mi permetto di osservare che un processo serio avrebbe dovuto riguardare anche i politici e gli amministratori che per anni, stando all’accusa, avevano fornito appalti e copertura all’organizzazione criminale, in quel di Reggio Emilia. E tra quei politici e amministratori, come si sa, ve ne erano (e ve ne sono) di potenti, con incarichi locali e nazionali.

Nuovamente giunge puntuale il tentativo di repressione: ancora per quella vicenda del 2005, falsamente costruita molti anni prima, un collegio di avvocati, presieduti da un esponente, guarda caso, dell’ordine di Reggio Emilia, pronuncia la mia estromissione dall’albo.

La decisione era lacunosa, piena di errori e falsità, oltre che emessa in violazione del limite temporale imposto dalla legge forense.

Il mio impegno, però, continuava.

Nel 2019 esplode la notizia dell’inchiesta Angeli e Demoni, su Bibbiano.

Nel 2020 vengo indicato dall’ Espresso e da Repubblica tra i principali “testimoni” dell’accusa.

Nel 2021, dalle intercettazioni sul caso Palamara e dalle dichiarazioni rese dallo stesso emerge che alcuni politici, tramite ex esponenti del Consiglio dell’Ordine di Reggio Emilia e magistrati, hanno tentato di ostacolare e limitare l’inchiesta su Bibbiano e la stessa inchiesta Aemilia affinché non arrivasse a coinvolgere alcuni politici locali e nazionali.

Frattanto, in quegli stessi periodi, molte vittime del sistema Bibbiano si rivolgono a me, lamentando di non essere mai state effettivamente difese dai loro avvocati.

E a me si rivolge anche un importante magistrato, proponendomi di “aiutarci l’un l’altro”, di prendere posizione nel senso (assurdo) che i giudici minorili fossero a loro volta vittime dell’inganno di alcuni assistenti sociali e, in definitiva, chiedendomi di non ostacolare le sue attuali e future aspirazioni di carriera. Naturalmente, rispondo che non mi presto a scambi di aiuti segreti o illeciti, che non ho bisogno di ricevere né intenzione e modo di fornire.

Ecco, ancora una volta, la puntuale risposta repressiva: nel giro di pochi giorni, un esposto anonimo, rivolto contro di me e contro il sostituto procuratore di Reggio Emilia che conduce l’accusa su Bibbiano (frattanto arrivata a processo), preannuncia la conferma della mia estromissione dall’ordine, che dopo pochi giorni arriva con una sentenza redatta da un avvocato che dimostra di non essersi nemmeno letto il fascicolo.

Ovviamente, ho già proposto il ricorso per cassazione e nel giudizio della Suprema Corte confido in modo sincero: la sentenza (che necessariamente doveva intervenire a fermare il nuovo ciclone sui fatti di Bibbiano e sugli illeciti ostacoli posti all’inchiesta) è talmente frettolosa e parziale che non analizza le ragioni da me apportate, ma ne inventa altre, in modo da non affrontare gli errori della prima decisione, e così obbedisce a tutt’altro che ai criteri del diritto, senza indicare nemmeno l’esame dei fatti e le palesi e reciproche contraddizioni di chi li ha palesemente e poco abilmente inventati.

A fronte di così maldestri attentati, non ho certo bisogno di rendere ulteriori spiegazioni a chi conosce la mia esperienza e condotta. Devo tuttavia chiedermi: queste sono le cartucce che ladri di bambini e politicanti corrotti hanno da sparare? Così intendono fermare un impegno che parte dalla coscienza e dalla vicinanza alla gente per bene, agli ultimi, ai bambini, ai deboli, agli innocenti?

Sparano a vuoto, ancora come in passato: le loro illecite ritorsioni non attingono il mio titolo di avvocato europeo, per effetto del quale ho esercitato, esercito ed eserciterò sempre la mia professione anche e specialmente contro i potenti e le storture italiane.

Quelle ritorsioni, anche grazie ai professionisti che da sempre mi hanno affiancato nella mia professione, in primis mio fratello (buon sangue non mente!!!), soprattutto, non attingono il mio essere avvocato vero e convinto: un difensore, cioè, che difende chi ne ha bisogno; una voce per chi non ha forza di far sentire; un dito puntato contro le storture di un sistema a cui tengono bordone signorotti, giudicetti, avvocatucoli.

Sono con me (e io con loro) cittadini (moltissimi), colleghi onesti (pochi), associazioni ed enti socialmente impegnati ed istituzionalmente riconosciuti.

Il mio impegno e il mio lavoro, in serietà e costanza, proseguono, insomma, oggi più di sempre.

 

Francesco Miraglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il marito marito la stupra: il Tribunale le sospende la responsabilità genitoriale

La decisione assunta dal Tribunale per i minorenni di Trento
Avvocato Miraglia: «Così si disincentivano le donne a denunciare le violenze»

TRENTO (1 febbraio 2021). Oltre alle violenze, anche sessuali, subite dall’ex marito, rinviato a giudizio per questo, una donna della provincia di Trento si è vista pure sospendere la responsabilità genitoriale sui propri figli. La decisione è stata assunta dal Tribunale per i minorenni, ignorando completamente le imputazioni e il processo penale a carico dell’uomo.
«Si tratta di un danno enorme» commenta l’avvocato Francesco Miraglia, che difende questa madre, «sia per questa donna, che ha già patito anni di violenze, sia per tutte le altre donne che subiscono maltrattamenti dai loro compagni: come potranno denunciarli serenamente, senza temere di vedersi “ colpevolizzati addirittura perdendo al responsabilità dei propri figli ».
La donna, dopo anni di maltrattamenti fisici e psicologici, sfociati in un episodio di violenza sessuale, ha denunciato il marito, da cui poi ha deciso di separarsi. Indubbie le responsabilità dell’uomo: attualmente è sottoposto a misura cautelare di allontanamento dalla casa famigliare, di divieto di avvicinamento all’ex moglie a meno di 500 metri da lei e dai luoghi che frequenta, e di obbligo a non comunicare con lei con qualsiasi mezzo. Nei suoi confronti il tribunale di Trento ha emesso un decreto di giudizio immediato: è imputato di maltrattamento fisico e morale, perché ha ripetutamente offeso l’ex moglie, minacciandola di toglierle i figli; l’ha percossa e strattonata per i capelli, gettata a terra e presa a calci. L’ha persino costretta a scappare di casa in virtù di un episodio di violenza sessuale. «Nonostante questo» prosegue l’avvocato Miraglia, «quando alla luce dell’avvio delle pratiche di separazione il tribunale per i minorenni ha deciso di sospendere la responsabilità genitoriale ad entrambi. Persino a questa donna, che ha subito maltrattamenti di ogni genere, che ha sempre dimostrato grande cura e affetto verso i figli, che li mantiene ed educa in maniera eccellente. Comprendiamo la necessità di tutelare in primis i bambini, ma questa, di fatto, è una decisione gravissima, che rischia di disincentivare le donne a denunciare le violenze, in un Paese, qual è l’Italia, in cui ogni anno si contano quasi cento femminicidi. La tutela dei bambini non prescinde da quella della loro madre».

Ferrara: intervento alla commissione d’inchiesta affidi.

Buongiorno,
prima di iniziare il tema che ci occupa, ringrazio prima di tutto il Presidente e i vari componenti della commissione che mi hanno dato l’opportunità di intervenire oggi.

Purtroppo, in generale tanti, troppi sono i temi che riguardano i minori e nello specifico l’operato dei servizi sociali, gli allentamenti, gli affidamenti sine die, la gestione delle strutture dirette all’accoglienza dei stessi minori e per ultimo, non per importanza il problema della giustizia minorile.

Uno dei temi che merita sicuramente un’attenta e profonda riflessione è l’applicazione dell’art. 403 cc  da parte dei servizi sociali.

L’articolo 403 cc. Dispone  che 2quando il minore è moralmente o materialmente abbandonato  o è allevato in locali insalubri o pericolosi, oppure da persone per negligenza, immoralità, ignoranza o per altri motivi incapaci di provvedere all’educazione di lui, la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, lo colloca in luogo sicuro, sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione2..

Il ricorso a tale articolo deve avvenire solo quando sia esclusa la possibilità di altre soluzioni e sia accertata la condizione di assoluta urgenza e di grave rischio per il minore, che richieda un intervento immediato di protezione; dell’allontanamento deve darsi tempestiva comunicazione alla competente Procura minorile per le iniziative del caso.

Primo problema: bisogna chiedersi se queste decisioni vengono prese nella piena consapevolezza della Tutela dei diritti dei minori e della salute dei stessi, tenendo o conto dei probabili futuri gravi danni conseguenti all’allentamento della famiglia di origine.

 

Infatti, una errata applicazione di tale procedura comporta delle situazioni disastrose e dannose  per il minore, per i genitori o/e ancor peggio per l’intera famiglia.

Tempo fa mi sono occupato di un caso nel ferrarese ove è bastata una semplice telefonata di un ex fidanzato che dopo essere stato lasciato dalla compagna ha telefonato ai carabinieri sostenendo che la stessa volesse suicidarsi con il figlio per fa scattare questa tremenda procedura.

Ebbene, doposoli due giorni si sono presentati 4 assistenti sociali, ed una pattuglia dei Carabinieri, l’ambulanza per all’montanare il bambino di appena 4 anni.

Solo dopo cinque o sei mesi sono iniziati gli incontri protetti tra la madre e il figlio e solo dopo 4 mesi, a seguito di continue istanze,  è stata fissata l’udienza.

Si comprende che un potere così, non può e non deve essere esercitato con superficialità, pressapochismo e spesso con incompetenza.

Ad ogni modo, un potere così autoritativo non può essere lasciato a libero arbitrio della pubblica amministrazione, ma deve essere riconosciuto esclusivamente al potere Giurisdizionale.

Purtroppo i problemi non riguardano solo il servizio sociale e le sue iniziative.

Occorre sottolineare anche l’inefficienza della Procura Minorile che spesso omette qualsiasi accertamento concreto sulle motivazioni degli allontanamenti ex art. 403 cc, che tra l’altro pochissime  volte vengono  argomentate da parte del servizio sociale.

Non voglio assolutamente in questa sede soffermarmi sul problema della giustizia minorile,  ma non si può fare a meno di sottolineare  che spesso manca una vera e propria istruttoria e che i ricorsi della Procura sono spesso dei meri dei copia incolla con le segnalazioni; nel  procedimento minorile  viene completamente dimenticato il diritto di difesa e le regole del giusto processo che dovrebbero caratterizzare ogni processo

Purtroppo, nell’affrontare queste tematiche si corre il rischio di essere addirittura banali.

E’ mai possibile che al peggior delinquente colto in flagranza di reato debbano essere garantiti, come giusto che sia, tutti i diritti previsti dal nostro ordinamento, e mi riferisco a titolo esemplificativo, alla notifica della notizia di reato, alla convalida del fermo entro dei termini stabiliti, il diritto di rispondere alle domande o di avvalersi della possibilità di non rispondere ed altro, mentre , diversamente ad un bambino viene negato ogni diritto?

Nel caso a cui ho fatto riferimento il bambino era stato portato via senza nessun concreto, di pericolo o di urgenza.

Tutto sommato ,sarebbe quanto meno normale, se accertata l’infondatezza delle motivazioni, il bambino potesse ritornare nella propria famiglia …e invece no questo non accade!!

Occorrono sempre valutazioni, percorsi (con le conseguenti lungaggini), che spesso vengono demandati agli stessi operatori che hanno attuato l’allentamento attraverso il  403 c.c..

Vi chiederete, “ammetteranno mai di aver sbagliato??? “…

La risposta è no, ed anzi l’eventuale contestazione dei genitori all’operato degli assistenti sociali verrà considerato come incapacità genitoriale.

E’ possibile ciò?

Ma è capitato ancora peggio: ad una dottoressa di Bologna è stata portata via la bambina con un 403 cc addirittura prima che nascesse.

Il problema era perché la mamma medico regolarmente sposata, il nonno materno chirurgo e la nonna materna insegnate, risultava in carico al Centro di Salute Mentale per una pregressa e datata depressione.

Incredibilmente, almeno dalle date degli atti risulta che la bambina è nata il 25 luglio, la segnalazione dell’assistente sociale avveniva in data 4 luglio, ed il decreto del TM che disponeva l’allentamento datato 10 luglio, mentre il ricorso del PM risulta del 2 agosto.

La cosa più incredibile è che tutto ciò è passato sotto il completo silenzio di tutti, ma ancora più incredibile è che la bambina è stata dichiara adottabile.

Tutto questo è normale?

Tutto questo può essere accettato?

Questi due casi sono l’esempio di un sistema malato.

Dovrebbe essere pacifico ,per quanto riguarda l’esecuzione (alquanto delicata ed invasiva) dell’art.403c.c., che lo stesso non possa essere eseguito, ogni qual volta manchino i presupposti dello stato di abbandono morale o materiale del minore, che deve essere accertato o ben evidente; quando manca l’esposizione del minore a grave pericolo per il suo benessere fisico e psichico a causa delle condizioni in cui è allevato, non può e non deve essere eseguito un all’adontamento ai sensi dell’art. 403 cc .

Il Tribunale ha l’obbligo di motivare il ratifica della richiesta del 403 cc e non appiattirsi sul ricorso del MPM o peggio accora consideralo un semplice atto amministrativo.

Ad ogni modo, in caso di allontanamento del minore, deve essere data priorità al collocamento presso parenti entro il quarto grado, piuttosto che presso estranei o istituti. Ai parenti entro il quarto grado la legge sulle adozioni riconosce un ruolo nell’ambito del procedimento che conduce alla dichiarazione di adottabilità, dovendo essere avvertiti dell’apertura del procedimento (art. 10) e potendo, con la loro presenza, escludere che il minore sia dichiarato definitivamente in stato di abbandono (artt. 11 e 12).

Altro tema che merita attenzione è la gestione delle strutture di accoglienza e delle case famiglie.

Appare surreale ma ad oggi non sappiamo con certezza nè quanti minori sono affidati ai servizi sociali, nè quanti siano collocati nelle strutture e ancora peggio quante case famiglie ci siano nel nostro territorio.

Tuttavia, la cosa grave è la quasi totale mancanza di sorveglianza, di ispezione e controllo sia sulla gestione che sullo stato dei minori collocati.

Mi sembra inverosimile che con semplici auto-certificazioni si possano aprire strutture così particolari e delicate che inevitabilmente incidono sulla vita delle persone.

Pertanto, non possiamo meravigliarci, se qualche struttura nella nostra regione, come anni fa ho denunciato pubblicamente, era gestita da un esponente delle BR che a suo tempo si era dichiarato prigioniero politico, o peggio ancora da soggetti magari imputati per maltrattamenti o addossatura per abusi sessuali.

Io ho sentito vari interventi dove molti hanno sostenuto la necessità di nuove leggi, di riforme epocali. Ebbene, io non sono tanto d’accordo su questo, viste anche le migliaia di leggi che ci sono nel nostro ordinamento.

Semplicemente, bisogna far rispettare le leggi che ci sono e soprattutto far valere il principio secondo il quale “chi sbaglia va a casa”.

E’ incredibile, che queste strutture spesso siano abbandonate a sè stesse come fossero la terra di nessuno.

La Procura dei Minori, gli assistenti sociali, il garante dell’infanzia (figura anonima a mio parere), i politici, i componenti della commissione infanzia, possono e dovrebbero fare le ispezioni, controllare la gestione, come vivono i minori.

Ebbene, per capire come anche questa situazione non funzioni per nulla, basta chiedere in primis alla Procura ed agli altri soggetti sopra indicati quante ispezioni hanno fatto in un anno, quante volte sono andati a controllare gli ambienti e la quotidianità vissuta dai minori.

Anche per quanto riguarda questo tema, mi sembra opportuno fare riferimento ad un caso concreto accaduto nella provincia di Ferrara.

Poco tempo ho depositato un esposto alla Procura di Ferrara, circostanziata e soprattutto corredata da fotografie dove si dimostrava, come si dice in Tribunale, “oltre ogni ragionevole dubbio”, la presenza di: soppalco pericolante, scarafaggi, ruggine dappertutto, muffa, docce rotte, cibi scaduti.

Se fossimo in paese normale questa struttura sarebbe stata chiusa  immediatamente ed il responsabile denunciato.

Siccome nel nostro paese il vero scandalo è paradossalmente che “nulla fa scandalo”, questa casa famiglia è aperta regolarmente e gestita sempre dalla stessa persona.

Il lato positivo è che, grazie alla mia denuncia sono stati fatti tutti i lavori di ripristino.

La cosa incredibile è che non solo a nome della mia assistita ma anche a nome di tutti gli altri ospiti ho depositato un’istanza con le foto anche presso il tribunale per i Minorenni, chiedendo che il fascicolo fosse trasmesso alla Procura per gli opportuni accertamenti, ma un giudice onorario (che fortunatamente è poi stato allontanato dal suo incarico per conflitti d’interessi),  riferiva nell’occasione che “con la questione processuale queste circostanze nulla avevano a che vedere”.

Ma ancora peggio è che i controlli da parte dei Nas, a cui mi ero rivolto, sono “casualmente” avvenuti quando i lavori di ristrutturazione erano conclusi.

Quindi tutto è passato come normale amministrazione.

Voglio precisare, che a distanza di due anni, la Procura della Repubblica di Ferrara nulla ha comunicato, quando addirittura, oltre alle foto, ho altresì depositato il preventivo lasciato in giro dai muratori che stavano effettuando i lavori dei lavori.

Sapete cosa mi hanno risposto i NAS di Bologna alle mie sollecitazioni: “noi quando siamo andati era tutto in regola…” forse bastava andarci prima, anzi bastava andarci mentre facevano i lavori, considerato che io stesso avevo provveduto a comunicarlo  agli stessi Nas.

Vado a concludere, auspicando che il tema dei minori e degli affidamenti venga affrontato seriamente da tutti senza farne una battaglia di colori odi fazioni; questo tema condizionato da conflitti di interessi, potere e tanti tanti soldi,  deve diventare per tutti una battaglia di giustizia e di vera civiltà.

Grazie a tutti.

” Armando Editori presenta: “Bambini Prigionieri”

“10, 100, 1000 Bibbiano. Il nuovo libro di Vincenza Palmieri e Francesco Miraglia. Il volume arriva in libreria proprio quando un altro possibile “caso Bibbiano” si affaccia alle cronache: nell’indagine coordinata dalla Procura di Massa la Filiera Psichiatrica sembra manifestarsi, ancora una volta, in tutta la sua ferocia

«Se fin dal principio non avessimo utilizzato ciò che abbiamo di più caro – il Diritto, la Ricerca, la Scienza senza scheletri nell’armadio, la Libertà di Comunicazione – e non ne avessimo fatto un metodo, molte cause sarebbero state perse: molti bambini sarebbero stati persi. E noi preferiamo essere scomodi che perpetrare l’ingiustizia».

È uno dei passaggi di Bambini Prigionieri, il nuovo libro di Vincenza Palmieri (Presidente Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare e Consulente Tecnico Forense) e di Francesco Miraglia (Avvocato Cassazionista Esperto in Diritto Minorile e Mediazione Penale) da oggi in libreria con Armando Editore.

Con una Prefazione di Mario Giordano e la Postfazione di Francesco Morcavallo, il testo racconta – partendo dal “caso Bibbiano” – le storie di madri e padri che si sono visti sottrarre i propri figli a causa di una presunta inidoneità genitoriale. Storie di allontanamenti illegittimi e di perizie “copia & incolla”, di bambini strappati alle loro famiglie solo per essere segregati nelle strutture, sedati e a volte persino legati ai letti; nonché di cooperative create e mantenute in vita al solo scopo di lucrare, spesso con la compiacenza della politica, sulla pelle dei più deboli.

 

Bambini Prigionieri arriva sugli scaffali nello stesso giorno in cui un altro possibile “caso Bibbiano” s’impone all’attenzione mediatica. Si tratta di un’indagine anticorruzione coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa, che vede coinvolti funzionari pubblici, rappresentanti di enti locali e gestori di una cooperativa rispetto ai servizi di “Accoglienza” dei minori:

Una filiera declinata in tutto il suo torbido invischiamento, sostiene Vincenza Palmieri per fare sempre più affari con i bambini prigionieri. Questo volume è il nostro contributo affinchè  “10, 100, 1000 Bibbiano” possano  mettere a nudo ancora una volta il Sistema di collusione politica che, attraverso clientelismo e bacini di voti lavora notte e giorno per alimentare se stesso, a discapito dei Minori e delle Famiglie”.                     

I fatti di Massa Carrara» afferma Francesco Miraglia «come tante altre inchieste di questi anni, dimostrano l’esistenza di un sistema che merita attenzione da parte dell’opinione pubblica ma soprattutto della politica, di ogni colore. Storie portate alla luce in questo libro, che raccontiamo attraverso casi concreti vissuti in prima persona come professionisti.“

Se “10, 100, 1000 Vietnam”, 50 anni fa, rappresentava l’entusiasmo dei giovani che auspicavano un’epocale rivoluzione sociale, oggi – con identico entusiasmo – “10, 100, 1000 Bibbiano” vuole essere il grido di chi si dà la missione di liberare i BAMBINI PRIGIONIERI e smascherare una Filiera Psichiatrica e Politica che anche quest’anno, a Natale, lascerà oltre 50 mila bambini lontani dalle proprie case.

 

L’avvocato Francesco Miraglia interverrà alla commissione consiliare di Ferrara sugli affidi sui i minori

L’incontro venerdì 11 dicembre 2020, alle 15, in diretta Youtube. FERRARA (10 dicembre 2020). La Commissione consiliare del Comune di Ferrara sugli affidi dei minori ha richiesto l’audizione dell’avvocato Francesco Miraglia, in qualità di esperto di Diritto di Famiglia e Diritto Minorile. La Commissione si riunirà venerdì 11 dicembre, alle ore 15: l’incontro sarà trasmesso in diretta (visibile successivamente in differita) sul canale Youtube del Comune di Ferrara.

Istituita nel novembre 2019, la Commissione consiliare sugli affidi ha il compito di approfondire la gestione e il supporto attivati dai Servizi sociali del Comune di Ferrara nei confronti delle famiglie con minori oggetto di segnalazione. Suo è anche il compito di analizzare le procedure utilizzate per la valutazione dei casi e le modalità degli affidi e dei collocamenti nelle strutture, disposti da un provvedimento del Tribunale dei Minorenni. Oltre a rilevare gli aspetti economici correlati al sistema dei minori allontanati, individua eventuali nodi critici nel sistema applicativo delle procedure previste dalla legge.

«Il sistema degli affidi e degli allontanamenti dalle famiglie in Italia è tutt’altro che perfetto» commenta l’avvocato Francesco Miraglia, cassazionista-penalista del Foro di Roma «e per un caso eclatante come quello di Bibbiano, ci sono stati altri “piccoli” casi sparsi in ogni Regione. Storie di allontanamenti illegittimi, perizie costruite ad hoc, cooperative e altre realtà sociali nate esclusivamente per lucrare sulla pelle dei più deboli, sulla pelle di famiglie fragili, che spesso non avrebbero la forza, gli strumenti per mettere in luce l’ingiustizia patita. Attraverso il mio impegno, il mio lavoro cerco, per quanto possibile, di dare voce a questi casi di allontanamenti illegittimi, che a volte si traducono in vere e proprie adozioni mascherate».

Forte di così tanta esperienza e per metterla al servizio dei più deboli, l’avvocato Miraglia ha da poco dato alle stampe l’opuscolo “Servizi sociali, affidi e genitorialità”, scritto con il contributo degli avvocati Katia Cristofori, Carmen Pino e Marina Poppi e in collaborazione con la onlus Peribimbi.it. Il vademecum si prefigge lo scopo di aiutare le famiglie, e in particolare i genitori, a conoscere l’attuale ordinamento giuridico in materia di affidi.

Con la dottoressa Vincenza Palmieri e la prefazione di Mario Giordano, l’avvocato Miraglia ha da poco pubblicato anche un libro, “Bambini prigionieri” (Armando editore): il caso Bibbiano e le conseguenze dell’inchiesta a livello mediatico e giudiziario hanno portato la luce trame lungamente taciute, allontanamenti legittimi con l’unico scopo di profittare della fragilità dei più deboli. «I responsabili di tale sistema cumulano cariche, voti, finanziamenti pubblici» prosegue l’avvocato Miraglia, «mentre numerosi imputati fronteggiano 108 capi d’accusa nell’ambito della nota inchiesta in Emilia Romagna, ma soprattutto mentre 500.000 bambini aspettano di riabbracciare i propri genitori. Il volume ricostruisce gli angoli giuridici applicativi, in cui hanno trovato spazio ingiustizie e malaffare, raccontando le storie di madri e padri che si sono visti sottrarre i propri figli a causa di una presunta inidoneità genitoriale».

Torino: bimbo iperattivo cacciato da scuola e collocato in comunità

Avvocato Miraglia: «Ma è una moda, a Torino, allontanare da casa i bambini?» TORINO  (Novembre 2020). «Da anni sostengo che Torino sia peggio di Bibbiano e il nuovo caso di cui mi sto occupando ne è l’ennesima dimostrazione». Parole dell’avvocato Francesco Miraglia, esperto in diritto minorile, che da anni si batte contro il sistema dei Servizi socialie dei Tribunali dei minorenni che hanno come sistema quello dell’“allontanamento facile”. L’avvocato Miraglia porta alla luce un nuovo caso emblematico di un sistemadeputato a tutelare l’infanzia, ma che invece tutto fa tranne quello diproteggere e salvaguardare i bambini.

Succede in provincia di Torino, dove alcuni mesi fa una madre si è sentita dire dalla scuola frequentata dal figlio che doveva tenerlo a casa, a scuola non ci doveva più tornare, perché iperattivo e disturbava. Circostanza già difficile da accettare per un qualunque genitore, a maggior ragione per questa donna, che, ben consapevole dei problemi del figlio, da cinque anni lo porta a psicomotricità e logopedia, appunto per migliorare il suo comportamento e il suo linguaggio. Rivoltasi quindi per un aiuto ai Servizi sociali, non ha risolto nulla, tutt’altro: di colpo, dallo scorso gennaio, il Tribunale dei minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta le ha tolto il figlio, lo ha collocato in comunità e per sei mesi non glielo ha fatto vedere, con la scusa che non si occupava abbastanza di lui. «Chissà quale choc può rivelarsi non vedere la mamma per mesi e abitare con estranei per un bambino fragile, che ha la madre come unico punto di riferimento della sua giovanissima vita» dichiara l’avvocato Miraglia. «Una mamma che oltre ad averlo sempre accudito, lo ha accompagnato alle visite mediche e alle terapie. La comunità, invece, si è resa colpevole di omissioni verso questo bambino, perché non lo ha mai accompagnato alle visite mediche che la mamma gli aveva prenotato». Quando finalmente la donna dopo mesi ha rivisto il suo bambino, si è accorta che camminava e respirava male e ha chiesto di portarlo al pronto soccorso. A questo punto è scattata una sorta di “ritorsione” da parte della comunità nei suoi confronti: all’ultimo incontro con il bambino, il piccolo è corso incontro alla madre per un abbraccio, ma gli operatori hanno impedito a mamma e figlio di toccarsi, strattonandoli violentemente, tanto che la donna ha riportato lesioni ed ecchimosi guaribili in cinque giorni. E come se non bastasse il tribunale ha sospeso gli incontri tra madre e figlio.

«Ma è possibileche una comunità si permetta di fare ciò che vuole» sottolinea l’avvocato Miraglia «e non operinell’unico interesse che invece deve perseguire ovvero quello del bambino? È poi incredibile come a Torino pare sia una moda quella di allontanare senza motivo i bambini ai genitori, tacciandolidi incapacità: possibile che nel Torinese ci sono così tanti genitori inadatti? C’èsicuramente qualcosa che non va e come prima cosa, per rimettere finalmente le cose a posto, questo bambino deve tornare dalla mamma che ha dimostrato, senza ombra di dubbio, di sapersi prendere cura del figlio: cosa che fino ad ora i Servizi sociali non hanno fatto, non occupandosi minimamente della salute di questo bambino. Appare del tutto evidente che l’attuale collocamento del minore non possa in alcun modo corrispondere al suo superiore interesse, che dovrebbe invece essere tutelato dall’Autorità giudiziaria ed altresì dal Servizio sociale».