Author: Francesco Miraglia

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2° Congresso Internazionale di Pedagogia Familiare: diritto internazionale e pedagogia familiare

di Francesco Miraglia

Una delle priorità di sempre è quella di proteggere bambini e ragazzi. I loro diritti sono tutelati dalla Convenzione Internazionale dei Diritti all’Infanzia e all’Adolescenza entrata in vigore nel 1989. Questo documento è tutt’ora il più completo per la protezione dei più giovani e si basa essenzialmente su due principi: l’ascolto delle loro opinioni da parte dello Stato (perché i ragazzi hanno voce in capitolo in ciò che li riguarda) e la non discriminazione, perché tutti i minori, senza che vi siano differenze per razza, sesso ed età, devono poter godere dei diritti contemplati dalla Convenzione. Si sostiene, poi, che l’attenzione per i bambini debba essere anteposta a qualsiasi altro affare dei governi e che i minori debbano vivere nelle condizioni necessarie per garantire loro uno sviluppo integrale, fisico, emotivo, culturale e sociale. Il compito di controllare se e come questi diritti vengano rispettati è stato affidato all’UNICEF, un organo dell’ONU, costituito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante ciò, ci sono ancora paesi in cui i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza vengono sistematicamente violati, soprattutto nelle parti del mondo in via di sviluppo, dove è tutt’ora molto diffuso lo sfruttamento del lavoro minorile. Ciò accade perché i titolari di fabbriche e industrie beneficiano di un maggior guadagno dando un salario minimo ai bambini, ma precludendoli, così, non solo dall’istruzione ma anche dalla possibilità di un’infanzia libera e spensierata con la loro famiglia.

Il ruolo dei genitori nella crescita e nella formazione dei figli è (non ci sarebbe bisogno di dirlo) fondamentale. A questo proposito, l’articolo 5 è particolarmente pregnante: “Gli Stati rispettano la responsabilità, il diritto ed il dovere dei genitori o, all’occorrenza, dei membri della famiglia allargata o della comunità secondo quanto previsto dalle usanze locali di tutori o delle altre persone legalmente responsabili del fanciullo di impartire a quest’ultimo, in modo consono alle sue capacità evolutive, l’orientamento ed i consigli necessari all’esercizio dei diritti che gli riconosce la presente Convenzione”. È importante, infatti, che chi si occupa dei minori li educhi alla cultura dei diritti, affinché non sviluppino un atteggiamento negativo sia per loro stessi che per gli altri. Conoscere i propri diritti significa essere consapevoli delle proprie libertà e, allo stesso tempo, dei propri limiti e dei rispettivi doveri. Affinché questo sia possibile serve l’autorità dei genitori, nel senso latino del termine: auctoritas viene da augeo, letteralmente “far crescere”. Non si tratta, quindi, dell’esercizio di un potere, piuttosto di “orientare” e, dunque, mostrare i punti cardinali della vita. I genitori devono, quindi, educare e non lasciare che i loro figli si abituino pian piano, poiché, in quanto “autori”, rendono il processo educativo non un adattamento passivo, ma un’interazione attiva. In questa prospettiva, non bisogna rimproverare, bensì correggere nel senso di mostrare indicazioni, affinché i ragazzi sviluppino un pensiero critico. Papà e mamma sono “consiglieri” di vita, ancora una volta nel significato originario del termine: “riflettere” e “decidere insieme”, ma anche “prendersi cura”, “venire in aiuto”. Di conseguenza, le regole che si insegnano ai figli non si inventano né si impongono, ma si condividono e si costruiscono prima tra i genitori e poi con i bambini. A questo proposito, l’articolo 29 della Convenzione recita: “L’educazione deve tendere a: promuovere lo sviluppo della personalità del fanciullo, dei suoi talenti, delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutto l’arco delle sue potenzialità”. L’educazione è un processo di continua tensione in cui tutti i soggetti educativi si mettono in discussione e in collaborazione verso la stessa direzione, che porta alla valorizzazione dei bambini e non alla loro cieca obbedienza ad ordini. Per farlo ci vuole rispetto, sia da parte dei genitori che dei figli, che devono essere educati a questo. “Rispetto”, etimologicamente, significa “guardare di nuovo, guardare dietro”: volgendo lo sguardo all’altro ci si rispecchia, si ritorna alle origini, ai nodi irrisolti. È la chiave fondamentale per affrontare tutte le questioni della vita, in quanto un soggetto rispettato in quel che è e per quel che è sarà più portato a rispettare gli altri. Un altro concetto interessante menzionato nel medesimo articolo è quello di “potenzialità”. Quando si parla di educazione dei minori non bisognerebbe riferirsi alle loro capacità (che propriamente significa “ciò che si contiene”), ma piuttosto alle loro potenzialità, ovvero “ciò che si può”: questo termine è dinamico, allude alla possibilità di evoluzione, alla realizzazione futura di semi che già si possiedono e che potranno germogliare con una buona educazione. Quest’ultima, infatti, insegna come portare a frutto i propri talenti, le proprie aspirazioni, i propri desideri. A questo punto, l’autorità non è potere, è riconoscimento nella relazione: vuol dire mostrare le direzioni, ma poi procedere insieme e dare fiducia. L’educazione è ciò che caratterizza l’essere umano, pertanto genitori e educatori hanno una grossa responsabilità: una responsabilità di vita, per tutta la vita.

 

 

Bimbo sequestrato in comunità blitz dell’Assessore Caucino e della Garante C.: vuole tornare a casa dalla sua mamma

Torino  20 Maggio 2022, C. è un bambino del Torinese che vive “sequestrato” in una comunità terapeutica nella quale è stato confinato due anni fa.

Tutto nasce dalle lamentele della madre del bimbo disabile, che evidenziava l’incapacità di gestire l’iperattività del figlio, da parte della scuola che frequentava.

Invece di fornire un supporto alla famiglia, il Tribunale Per i Minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta da più di 2 anni, ha confinato il bimbo dentro la comunità terapeutica, da cui non esce nemmeno per andare a scuola.

Da anni il bimbo non vede nessuno, nemmeno la mamma, inoltre viene regolarmente sedato con i farmaci.

“È un manicomio per bambini mascherato???” dichiarava l’Avvocato Miraglia, legale della madre di C. in un articolo pubblicato dopo averlo intervistato lo scorso Dicembre 2020.

Una madre disperata che per essersi recata in questa comunità con l’intento di poter vedere il suo bambino, o anche solo per poter sentirne la voce, è stata denunciata dagli stessi operatori della comunità, manco fosse una criminale.

Proprio per il legame della struttura con la Diocesi in questione, l’Avvocato Miraglia, l’anno scorso scrisse e pubblicò, una lettera destinata a Papa Francesco, di cui riportiamo uno stralcio :

«Sua Santità – prosegue l’avvocato Miraglia nella sua lettera – non è possibile trattare una mamma alla stessa stregua di un criminale, solo perché rivendica l’amore per il proprio figlio”.

“Ancor più grave è questo atteggiamento arrogante e prepotente, assunto dagli operatori che lavorano ed operano in una struttura di proprietà della Diocesi”.

“Ben sappiamo dei suoi tanti impegni, tanti sono i suoi pensieri, ma con tutto l’amore di Dio le chiediamo di dedicare un secondo della sua giornata a questo piccolo, che non vuole altro che riabbracciare la sua mamma”.

“Sua Santità, il mio studio legale da anni combatte contro il sistema degli affidamenti illeciti, contro l’alienamento dei minori dai propri genitori e contro questo mercato fatto sulla pelle dei bambini”.

“Mai avrei pensato di combattere contro chi opera in nome della Famiglia, dell’Amore e della Misericordia dei bambini”.

Ieri l’Assessore Regionale alla Famiglia Chiara Caucino, insieme al Garante per l’Infanzia, si è recata presso la struttura Paolo VI, dove da anni è rinchiuso C.

Un blitz istituzionale, dal quale sono emerse delle verità che da molto tempo sia l’Avvocato Miraglia, nella sua difesa, che l’Associazione Graziani Adelina, portano avanti.

In primis l’Avvocato Miraglia, l’Associazione Graziani Adelina, nella persone del Presidente Riccardo Ruà e la Vice Presidente Rachele Sacco, (e noi della testata che ci siamo occupati di alcuni articoli in merito alla situazione del bambino) vogliamo ringraziare, l’Assessore Caucino, per essersi prodigata in tal senso.

Anche l’Assessore Caucino insieme alla Garante per l’Infanzia Ylenia Serra, hanno appurato che il bambino chiede espressamente di poter ritornare a casa dalla sua mamma.

Una frase quella pronunciata da C. che noi conosciamo molto bene, una volontà che il povero bambino non ha mai smesso di esternare, pur vivendo in una realtà costrittiva, e di sedazione continua.

Ciò che chiede C. non è mai stato preso in considerazione, questo ci turba molto, e ci addolora apprendere che da molti anni il bambino soffre per questa ingiustificata reclusione, seppur né lui né la sua mamma si siano mai macchiati di alcun crimine.

Il bambino da anni non va più a scuola, non può parlare, e nemmeno ricevere l’affetto dalla sua famiglia, a lui è stato precluso tutto.

Dal blitz, che fece l’Associazione Graziani Adelina, che si occupa anche di Malasanità, emersero dei fatti a dir poco sconvolgenti.

Un medico della struttura, non solo non volle riceverli, ma asserì in presenza anche di testimoni, che il bambino non voleva vedere la sua mamma, in quanto ne aveva paura.

Un’affermazione questa che non corrisponde al vero, in quanto C. non ha mai smesso di amare la sua mamma, che tanto lo ama a sua volta.

Una madre amorevole, grande lavoratrice, che meritava un trattamento diverso, piuttosto che la privazione del figlio.

Una donna senza precedenti penali, una brava persona con una famiglia altrettanto integerrima, che si è vista strappare il suo bambino.

Era un normalissimo giorno di scuola per C. e non fosse che quando la sua mamma lo va a riprendere a scuola, e scopre che il bambino non c’era più, lo avevano portato via, per segregarlo in questa comunità.

Pensate a come possa essersi sentita questa madre, nell’apprendere tale abominio.

  1. aveva raccontato alla sua mamma che a scuola veniva addirittura bullizzato, e che i genitori degli altri alunni si erano uniti per fare in modo che il bambino non frequentasse più quella scuola.

Questo bimbo non è un mostro ve lo assicuriamo, è un bambino che oggi ha solo 9 anni, affetto da una disabilità, ma che può essere aiutato, non di certo ghettizzandolo, e togliendogli la famiglia.

 

Servizi sociali, affidi e genitorialità, Francesco Miraglia incontra la comunità senegalese toscana

Il 23 maggio, a Pisa, alle 15 c/o il cinema Agorà di Pisa, l’avvocato Francesco Miraglia del Foro di Madrid, già consulente dello stato dell’Ecuador  incontrerà la comunità senegalese della Toscana  per parlare ancora una volta di affidi e del ruolo che i genitori e i servizi sociali rivestono nel procedimento minorile. Insieme all’avvocato Miraglia oltre i rappresentati di varie associazioni senegalesi   ci sarà l’avvocato Carmen Pino del Foro di Barcellona Pozzo di Grotto , esperta di diritto minorile e di famiglia.

I citati professionisti  si confronteranno con un pubblico di origine straniera su temi particolarmente delicati che riguardano tutti, anche le famiglie immigrate. È una nuova occasione per far riflettere chi ascolterà su dinamiche complesse e particolarmente problematiche, dove spesso chi è più debole non viene adeguatamente tutelato. È importante che tutti i genitori siano ben consapevoli del loro ruolo e dei loro diritti, così come dei doveri dei servizi sociali e di cosa sia in loro potere fare. L’avvocato Miraglia farà chiarezza sui rapporti che intercorrono tra i diversi attori che intervengono in caso di affido e sul compito della giustizia a proposito della protezione del minore e dei suoi famigliari. Il valore aggiunto di quest’evento sarà la possibilità di confronto con la tradizione e la cultura africana, dove da sempre la famiglia è una struttura fondamentale della società, nonché uno degli aspetti più importanti della vita di un individuo. La famiglia, infatti, è la comunità da proteggere, dove non si lascia indietro nessuno e tutti vanno aiutati e sostenuti. Si tratta, quindi, di un’occasione unica, che favorirà spunti di riflessione nuovi e stimolanti e permetterà di analizzare il sistema da una prospettiva differente.

Richiesta la nomina dell’amministratore di sostegno ad una mamma per aver chiesto gli alimenti per il figlio all’ex compagno

FERRARA (5 maggio 2022). Una vicenda particolare, per non dire assurda, ha come protagonista una donna di Ferrara: la quale si è rivolta al tribunale per ottenere le somme per il mantenimento del figlio che l’ex marito da tempo non versava. La felicità di aver vinto il procedimento si è spenta con la doccia fredda del provvedimento richiesto nei suoi confronti: il giudice e il pubblico ministero hanno chiesto che ad occuparsi di lei sia d’ora in poi un amministratore di sostegno, poiché «incapace di provvedere ai propri interessi di natura economica, si rende necessario provvedere alla nomina di un amministratore di sostegno che possa rappresentare la predetta nel compimento degli atti di quotidiana gestione». E a rincarare la dose, inspiegabilmente, il giudice dell’esecuzione avrebbe richiesto persino di sottoporre la donna a perizia medico-legale psichiatrica e alla sua segnalazione al centro di igiene mentale di Ferrara.

«Una vicenda allucinante – dichiara l’avvocato Miraglia – che vede questa donna colpita da un provvedimento inutile, che la priverebbe della possibilità di gestire il proprio denaro e di disporre della sua vita come meglio crede. E tutto sulla base del pronunciamento di un giudice che non ha mai incontrato né la signora, né noi che come studio legale la rappresentiamo. Una richiesta emessa sulla base di alcuni documenti presentati dall’ex compagno e che nulla hanno a che vedere con questa causa, intentata dalla signora per ottenere il pagamento della somma che l’ex marito non ha versato per il mantenimento di loro figlio. Causa per altro vinta proprio dalla signora stessa».

Come spesso succede la coppia, in grossa conflittualità, in sede di separazione si era denunciata a vicenda: tutte denunce che, nel caso della signora, sono cadute nel vuoto, tanto che la sua fedina penale è illibata. Ma a quanto pare il pubblico ministero avrebbe usato quelle vecchie denunce per screditare la signora agli occhi del giudice dell’esecuzione.

«In pratica la mia assistita – prosegue l’avvocato Miraglia – per aver avviato un procedimento di pignoramento verso l’ex marito che non corrispondeva il mantenimento a loro figlio, si è trovata a subire la richiesta di essere assistita da un amministratore di sostegno per gestire i suoi beni e considerata come malata psichiatrica. E senza che il giudice l’abbia mai vista in faccia e sulla base di documenti vecchi, non aggiornati e che nulla c’entrano con questo procedimento. Abbiamo scritto allora al Presidente del Tribunale di Ferrara, chiedendogli se la vicenda in questione si profili come un abuso, perpetrato ai danni di questa signora, oppure se si tratti di una prassi consolidata in tutti i procedimenti come questo. La signora, istruita e incensurata, è assolutamente in grado di intendere e volere e di provvedere a sé: in questo periodo si sta occupando a tempo pieno della madre invalida, a dimostrazione del fatto che le illazioni avanzate dal tribunale sul suo conto siano assolutamente prive di fondamento. Al Presidente del Tribunale di Ferrara chiediamo quindi di intervenire per capire su quali basi e con quali competenze il giudice dell’ esecuzione abbia ritenuto la signora passibile di procedimento psichiatrico e abbia quindi emanato un simile provvedimento, dal momento che la mia assistita non ha mai avuto un trattamento psichiatrico, non è in cura da nessun terapeuta né centro di salute mentale, ed è totalmente incensurata».

In tutta questa vicenda non si capiscono né il presupposto né la finalità di tale procedimento e ciò induce a pensare di essere davanti a un vero e proprio abuso, che si concretizza nell’esercizio anomalo da parte del giudice dell’esecuzione e del pubblico ministero del potere di incardinare un procedimento privo di fondamento e che limita in modo consistente i diritti di questa donna, senza alcuna ragione.

“Si -amo famiglia” una realtà troppo importante perché osteggiarla

08 Aprile 2022, “SI-AMO FAMIGLIA” questo è il titolo dato dalla Consigliera Comunale Francesca Morucchio organizzatrice dell’evento che si terrà il 20 Aprile presso Cascina “La Rubianetta”, in Druento (TO) alle ore 21:00, un incontro che vuole porre l’attenzione sul ruolo della famiglia, rapportato agli allontanamenti dei minori.

Con il susseguirsi delle epoche storiche, la società (in particolare quella Occidentale) per una serie di fattori, è andata incontro a dei mutamenti, che hanno caricato la famiglia di nuove identità, che oggi vengono definite in vari modi : famiglie allargate, omo-genitoriali, ecc. ecc. tutto ciò però non può forviare la valenza ed il ruolo imprescindibile della famiglia, vera essenza biologica, ma anche spirituale ed educativa che oggi sembra minata, in special modo dagli allontanamenti dei minori da essa, spesso anche in maniera traumatica e altamente coercitiva, seppur in assenza di reale pericolo per il minore stesso.

Un argomento molto controverso, quello degli allontanamenti di minori dalla famiglia, che deve farci riflettere sulle reali ed opportune alternative, che potrebbero palesarsi come aiuto reale al nucleo famigliare, avulso da traumi e da pratiche coercitive, che non possono che destare inquietudine quando si vedono dei bambini disperati che supplicano di non essere strappati alle loro famiglie, che potrebbero sicuramente essere aiutate, e seguite in maniera tale da non innescare queste immani sofferenze, nei bambini.

Una pratica del genere più che un aiuto, spesso è una vera e propria punizione, proprio per il modo in cui viene perpetrato, e per lo stato di privazione affettiva a cui il bambino sottratto alla propria famiglia, viene sottoposto.

E che dire delle cifre da capogiro, che vengono impiegate per tenere in piedi un sistema assistenziale di questo genere, che poi alla fine si macchia di coercizione di crudeltà nel precludere la famiglia ad un bambino, che poi dalle stime oggettive e dalle varie testimonianze, non rappresenta un aiuto fondato ed utile per le vittime di questo sistema.

Siamo proprio sicuri che sottrarre forzatamente un bambino alla sua famiglia, in assenza di pericoli per l’incolumità fisica e psicologica del minore, sia una pratica civile ?

Una famiglia può sicuramente avere bisogno di un aiuto psicologico ed assistenziale, specialmente in presenza di separazioni conflittuali, ed altre esigenze anche economiche, ma ciò non determinare che una famiglia debba essere svuotata del proprio imprescindibile ruolo, defenestrata e disgregata con una pratica incivile e quasi barbara.

Queste sono solo alcune delle premesse dell’incontro “SI-AMO FAMIGLIA”, insieme agli opportuni aggiornamenti che riguardano le eventuali proposte volte al cambiamento di certi iter.

I Relatori che interverranno all’evento sono :

Maurizio Marrone Assessore Politiche Sociali Regione Piemonte FDI

Diego Siragusa Scrittore, Saggista e Blogger

Avvocato Civilista Bruna Puglisi Esperto di Famiglia e Minori del Foro di Torino

Avvocato Penalista Francesco Miraglia penalista esperto in Diritto di Famiglia e Minorile del Foro di Madrid

Moderatrice dell’incontro Debora Saitta (Autrice di molti articoli scaturiti grazie alla preziosa ed egregia collaborazione con alcuni Legali, e testimonianze di  alcuni genitori, inerenti l’argomento).

 

 

 

Quattro Giudici e un Avvocato denunciati per abuso d’ufficio a L’Aquila

Avvocato Miraglia: «Il ministero indaghi su come il Tribunale per i minorenni  amministra la giustizia»

 

L’AQUILA. Psicoterapeuta di una minore la prepara per un incidente probatorio contro il padre in Tribunale e poi presenzia a discutere del caso come componente, in qualità di Giudice onorario, del Collegio giudicante.

Un fatto grave perché mina l’imparzialità di chi è chiamato ad assumere importanti decisioni che cambieranno per sempre la vita dei minori. E ancor più grave poiché gli altri tre giudici componenti del Collegio, pur a conoscenza del conflitto d’interesse in atto, hanno comunque fatto partecipare la terapeuta/Giudice e sulla vicenda l’avvocato tutore della ragazzina non ha fatto una piega né ha mosso un dito.

A nulla sono valse le reiterate proteste dei genitori per la sentenza “viziata” da troppe irregolarità: alla fine, inascoltati, si sono visti costretti a denunciare per abuso d’ufficio la psicologa/Giudice, gli altri tre Giudici del Collegio e la tutrice dei figli.

«Oltre alla querela» dichiara l’avvocato Miraglia, al quale si sono rivolti i genitori «abbiamo portato l’esposto all’attenzione del Csm, della Procura generale presso la Cassazione e al Ministero della Giustizia.

Se è così che al Tribunale per i Minorenni de L’Aquila si amministra la giustizia, è opportuno che le istituzioni indaghino ed esaminino gli atti. Noi speriamo che sia un caso unico e isolato, ma se ce ne fossero altre di situazioni simili occorrerebbe qualcuno faccia le opportune verifiche».

Ogni punto è unico, ogni è puro. Il quadro d’insieme nasce punto per punti

di Raffaella Regoli

Ho trovato questo pensiero su un foglietto di carta, su un frigorifero, in una casa un tempo felice. Dove viveva un bimbo un tempo felice.  Un piccolo punto nell’universo.

Ma quella mamma oggi non c’è più. Se l’è portata via un cancro. E quel piccolo, di appena sei anni, s’è l’è portato via lo Stato.  Strappato agli zii, la sua unica famiglia. Senza un motivo accettabile. Secondo lo schema canonico di un decreto che ha l’immediatezza dell’ atrocità legalmente consumata.

Portato via con un blitz di uomini  armati  e giubbotti antiproiettile.

Ma questo è solo l’ultimo atto, di una lunga scia  di allontanamenti di bambini e ragazzi che avvengono in ogni angolo buio d’Italia. Proprio sotto i nostri occhi.  Secondo le stime fatte dall’Università di Padova, in media ogni giorno  63 minori vengono allontanati   dalle loro famiglie.

E se  oggi questo libro  ha un merito, è proprio quello di unire tanti piccoli punti oscuri, per restituirci un quadro d’insieme chiaro e intellegibile.

Miraglia ci accompagna per mano in un  viaggio,  dentro la distorsione di un Sistema che in nome dei “diritti inviolabili” dei bambini, ha partorito un Mostro.    I casi in cui bisogna intervenire con urgenza per prelevare un minore dalla propria famiglia e metterlo al sicuro, scrive Miraglia, “sono  soltanto due,  maltrattamenti e violenza sessuale. Non possono esserci altre eventualità, altrimenti si violano i diritti del minore e  della propria famiglia”.

Altrimenti sono rapimenti mascherati.

Perché Bibbiano non è un caso isolato. Magari lo fosse. Ormai ne abbiamo la certezza.

Faccio questo mestiere da oltre trent’anni.  Quando ho iniziato a indagare su queste vicende, da quando è esploso il caso “Angeli e Demoni”,  non pensavo di trovarmi di fronte a tutto questo.  Ho letto migliaia di carte, centinaia di relazioni di avvocati,  di  assistenti sociali, CTU vere e false, decreti di Tribunali per minori.

Ho abbracciato la disperazione di decine di madri  e  padri; guardato lo strazio di piccoli innocenti  spesso allontanati  in modo disumano. In palese violazione proprio di quei diritti che dovremmo avere  il dovere di difendere.  Famiglie distrutte. Figli strappati per sempre. Traumi che non si possono cancellare come il segno del gesso sulla lavagna.

Centinaia di storie e altrettanti dolori che mi hanno  scavato dentro.

E’ così che  ho conosciuto Miraglia.  Inciampando, un giorno d’estate,  in una di queste storie,  nata a margine di Bibbiano.  E talmente ingiusta da costringerci tutti a guardare.

Il rapimento della piccola di Reggio Emilia. L’avvocato Miraglia torna a parlarne in questo libro per far capire come da una sequenza di “errori”,  sia potuto accadere che una bimba di appena due anni venisse prelevata dal suo lettino, da finti uomini dell’ ENPA, la protezione animali,  che si sono introdotti nella casa dei suoi genitori. Rapita con l’inganno. Un decreto firmato dal giudice senza verificare le dichiarazioni, rivelatesi poi false, degli assistenti sociali. E se non fosse stato per quelle telecamere che avevano ripreso tutto, se non fosse stato per le denunce dell’avvocato e  per il valore che ogni tanto questo mestiere riesce a dare alle cose che accadono,  nessuno avrebbe creduto  a Stefania e a Marco,  a quei due genitori disperati.

E allora la domanda che spesso ricorre,  anche fra colleghi increduli, è sempre la stessa:  “Come è potuto accadere?”.

E invece accade sotto i nostri occhi, ma ci vuole coraggio per continuare a guardare. Ma il Libro dei consigli dice: “Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva”.  Ecco,  questo libro spinge  a guardare. E spiega in modo semplice come sia potuto accadere. Perché quello che vi racconta è già accaduto. Sta accadendo tutt’ora.  E accadrà ancora se non vi si porrà rimedio.

Magari Bibbiano fosse un caso isolato.  E invece ha aperto solo il vaso di Pandora. In tutt’ Italia si continuano a commettere abusi, in nome di una presunta  tutela del minore. Perché  quello che  ormai abbiamo capito,  è  che “Il sistema” degli affidi, degli allontanamenti,  delle comunità per minori, delle case famiglia, è  spesso una mangiatoia che  serve a sfamare  tutti.

E si badi bene.  Quando si parla  di “Sistema”, il narratore lo chiarisce subito, ed è la forza di questo libro,  non va a caccia di dietrologie,  di complotti o  questioni ideologiche.  Né segue ragioni politiche. Perché la politica qui non c’entra, anche se vorrebbe entrarci eccome.

Lo capirete leggendo. Spesso gli allontanamenti sono “adozioni mascherate”. Miraglia  spiega bene la differenza tra un giudice togato, che quindi si sottopone a un controllo della magistratura, e un giudice minorile onorario che invece non ha alcun controllo. Così i Tribunali minorili sono divenuti negli anni “tribunali speciali” a tutti gli effetti. Dove non c’è contradditorio. E dove ci sono troppi giudici onorari in conflitto d’interesse,   perché a volte sono consulenti di  una casa- famiglia o di una comunità, per cui non possono emettere un giudizio super partes.

Miraglia ci spiega come sia potuto accadere che gli assistenti sociali abbiano  acquisito  nel tempo un potere enorme, non controllato da alcuno. E le segnalazioni che vengono fatte sulle famiglie siano diventate un’arma potentissima nelle loro mani.

Così  scoprirete, pagina dopo pagina, che  troppo spesso c’è un’ unica ratio che muove le cose in questo universo dove i bambini sono piccoli punti che servono a sfamare il “Sistema”.  E che quell’unica ratio si chiama Denaro.

Perché i bambini valgono tanto.

Anzi con gli anziani sono forse il business più redditizio.  Per ogni minore mantenuto in comunità o in  casa-famiglia, lo Stato paga  in media 130 euro al giorno. Che diventano 320 euro al giorno,  se il ragazzo ha problemi psichici o una qualche disabilità. Ma quegli stessi soldi non vengono dati per sostenere le famiglie che si rivolgono spesso ai servizi sociali per chiedere aiuto.

Faccio un esempio più chiaro, una comunità terapeutica per minori, una CTM, che ospita 10 ragazzi, incassa qualcosa come 100mila euro al mese.  Quasi 100mila euro in un solo mese, che fanno più di un milione di euro l’anno.

Capite bene come bambini e ragazzi oggi muovano profitti enormi che spesso ingolosiscono gente senza scrupoli.  Le case-famiglia, le comunità per minori stanno prolificando come tenacissima gramigna, senza  i controlli adeguati.  E per l’assistente sociale o l’operatore, che lavora in queste strutture, spesso con contratti brevi e a pochi soldi,  alimentare il sistema vuol dire  semplicemente  mantenere il proprio posto di lavoro.  Senza porre o porsi  troppe domande.

E’ così che tutti consapevolmente e inconsapevolmente,  alimentano  il Sistema.

E’ così che bambini fragili, di famiglie fragili, diventano il Capitale umano da sfruttare.

In questi anni, ce lo siamo raccontati spesso con Miraglia, sono rarissimi i casi di bambini tolti a famiglie benestanti. O come si diceva una volta,  borghesi.

Il Capitale umano è spesso lì dove c’è una fragilità. Con le separazioni poi,   questo bacino si è allargato a dismisura. E la parola “conflittualità genitoriale” si è fatta alibi per altri abusi legalizzati.

Il Sistema oggi appare sempre più come  il mostro che per sopravvivere ha bisogno di continui sacrifici umani.  E nessuno fino ad ora ha fermato questa bestia.

Ma  la macchina può essere fermata.  Questo libro non vuole alimentare la paura. E piuttosto  un’ esegesi della realtà.  E una catarsi, che apre a una speranza.  Perché Miraglia ha l’abilità di portarci dentro un quadro normativo, con altrettante proposte per cambiare le regole. Per cambiare le cose.  Senza più alibi. Perché nessuno possa continuare più voltarsi dall’altra parte. Perché, come ha scritto Brecht, “di nulla sia detto  è naturale  in questo  tempo di anarchia e di sangue, di ordinato disordine, di meditato arbitrio, di umanità disumanata,  così che nulla valga come cosa immutabile”.

Nulla deve valere come cosa immutabile. Soprattutto una legge che permette l’arbitrio. Perché è sempre da un punto che nasce un disegno.

A me oggi piace pensare che quel piccolo punto sia proprio il grido di dolore del bimbo di Pavia. Mentre lo portavano via, col visino devastato di lacrime, supplicava gli agenti:  “Vi prego,  per favore,  non toccate lo zio…”.

Era il 29 luglio. E con l’ Italia  in vacanza,  quel video era rimasto impigliato nella rete dei social. Presto dimenticato.

Ho dovuto combattere perché riuscissimo a trasmetterlo in prima serata a “Fuori dal Coro”,  su Rete4 . Tutti hanno provato a fermarci. Persino il Tribunale dei minori.

Ringrazio Mario Giordano per la fiducia, per aver creduto con me che quel video andava mostrato in tv. Il grido di quel bimbo fatto nostro. E ringrazio l’avvocato Miraglia che oggi difende lo zio.

 

“Ogni punto è unico, il quadro d’insieme nasce punto per punto”.

Questo c’era scritto sul pensierino di febbraio. E quel pensierino apparteneva al bimbo di Pavia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CISMAI: la denuncia della “società scientifica” che promuoveva le modalità terapeutiche messe in pratica a Bibbiano

Il 24 luglio 2019 è apparso sul Foglio l’articolo intitolato “Come ti plasmo il giudice antiabusi. Indagine sul CISMAI, che insegna la sua ideologia inquisitoria perfino al Csm”, a firma di Ermes Antonucci. Nel suo pezzo, il giornalista sottolinea la dubbia natura etica della dottrina seguita e promossa dal CISMAI e mette in discussione il suo ruolo di consulente e formatore dei magistrati, dimostrando quanto si siano radicate pratiche prive di riconoscimento scientifico e assai dannose per la salute psichica dei bambini. Per questo motivo, il CISMAI ha querelato Antonucci e il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, i quali, tuttavia, non sono stati riconosciuti dal GIP colpevoli di reato.

Per capire meglio la gravità della vicenda, è bene spiegare innanzitutto che cosa si intende quando si parla di CISMAI. Riprendendo quanto scritto sulla pagina web dedicata, il Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia è un’associazione nazionale (più di 100 centri e quasi 200 soci individuali in tutta Italia) con l’obiettivo primario di “costituire una sede permanente di carattere culturale e formativo nell’ambito delle problematiche inerenti le attività di prevenzione e trattamento della violenza contro i minori, con particolare riguardo all’abuso intrafamiliare” (art. 1 del rispettivo Statuto). In virtù della sua missione, realizzata inizialmente attraverso lo scambio, il confronto e la rielaborazione delle esperienze professionali al fine di trarne linee guida sul piano scientifico-operativo, nel 2017 ha ricevuto il riconoscimento di società scientifica (DM 2/8/2017), così da poter istituire un comitato ufficiale dedicato alla valutazione e alla promozione delle metodologie sperimentate. Tra i membri del coordinamento si segnala la presenza della ONLUS Hansel e Gretel, il cui fondatore è Claudio Foti, lo psicoterapeuta condannato a quattro anni di reclusione nel corso delle indagini sul sistema di affidi illeciti messo in piedi a Bibbiano. Lo stesso Foti, inoltre, partecipava in prima persona alle attività formative organizzate dal CISMAI, in qualità di relatore in incontri di studio promossi dal Csm nell’ambito di un programma di formazione per i magistrati. Nel suo articolo, Ermes Antonucci mette in discussione la metodologia messa in pratica dagli esperti dell’organizzazione, sottolineando come questa non seguisse le linee guida della Carta di Noto, ma fosse stata elaborata da una commissione interna alla stessa associazione, senza alcuna approvazione ufficiale della comunità scientifica. Nello specifico, alla base delle teorie elaborate dagli esperti del CISMAI vi sarebbe la convinzione che l’abuso di minori sia un fenomeno ampiamente diffuso, ma in gran parte “sommerso”. Per questo motivo, non bisogna fidarsi semplicemente delle dichiarazioni degli adulti, ma è necessario andare a cercare tracce del maltrattamento nel minore, anche senza che sia lui stesso a rivelarlo, attraverso un approccio empatico da parte degli psicoterapeuti. Antonucci sottolinea la problematicità di questo modo di procedere, mettendo in evidenza i numerosi processi per presunti abusi, conclusisi spesso con “clamorose assoluzioni”, benché le perizie svolte dai rappresentanti del CISMAI sostenessero chiaramente la presenza di maltrattamenti. In particolare, si ricordano il processo per i presunti riti satanici svolti nella bassa modenese e il caso di Bibbiano, nonché una serie di abusi non comprovati in provincia di Salerno. Le indagini dimostrano che, in tutti questi casi, gli operatori avrebbero fatto emergere nei bambini coinvolti ricordi di fatti probabilmente non avvenuti, attraverso domande “guidate, incalzanti, confusive e suggestive” (come riporta il giudice in una delle sentenze riguardanti i processi di Salerno). Benché Foti abbia ripetuto più volte, nei suoi convegni, che è impossibile suscitare il ricordo di qualcosa non realmente avvenuto, sostenendo che ogni pur vaga reminiscenza è necessariamente collegata a qualcosa che si è effettivamente verificato, le modalità scelte dagli psicoterapeuti sono state spesso messe in discussione nel corso delle indagini, in quanto mirate a ottenere dichiarazioni forzate, nella maggior parte dei casi false o inverificabili. Al di là della validità più o meno discutibile delle pratiche seguite, ciò che questiona Antonucci, tuttavia, è soprattutto il coinvolgimento dell’organizzazione da parte delle istituzioni statali in convegni e corsi di formazione, per i quali venivano chiamati come relatori proprio gli esperti del CISMAI. Come è, infatti, possibile che, per la formazione dei magistrati, si facesse fede ad operatori che promuovevano tecniche senza adeguate fondamenta scientifiche e non ufficialmente riconosciute? L’articolo vuole fare chiarezza su tale questione, soprattutto alla luce dei numerosi casi di maltrattamenti non avvenuti che sono stati denunciati in tutta Italia. Scavando ancora a più fondo, è possibile affermare anche che non si tratta semplicemente di un problema di virtuosismo e presunzione scientifica: gli psicoterapeuti coinvolti delle indagini hanno messo in piedi un vero e proprio sistema di false dichiarazioni e affidi illeciti che ha messo in moto un ricchissimo giro di soldi. Benché il giornalista non ne parli, le sfumature economiche della vicenda restano assai rilevanti, dal momento che rendono ancora meno credibile l’ipotetico valore teoretico delle modalità di psicoterapia.

In seguito alla pubblicazione dell’articolo, il CISMAI ha denunciato il giornalista e il direttore del giornale per diffamazione (art. 595 c.p.). Tuttavia, affinché il fatto sia giudicabile reato, devono verificarsi contemporaneamente tre presupposti fondamentali: l’impossibilità per il soggetto offeso di percepire la diffamazione e di difendersi, la comunicazione ad almeno due persone in grado di comprendere il contenuto diffamatorio e l’utilizzo di espressioni volte a mettere in cattiva luce l’altrui reputazione. Il diritto di critica, affermato nell’art. 21 (di pari rango al diritto all’onore, dichiarato dall’art. 2 Cost. e tutelato dal menzionato art. 595 c.p.), protegge l’espressione del proprio a pensiero, a patto però che sussista la verità del fatto criticato, in quanto non è lecito attribuire ad un soggetto comportamenti che non si sono verificati (come dichiarato da recente giurisprudenza di legittimità). A tale proposito, è possibile affermare che gli eventi e i dati a cui Antonucci fa riferimento sono reali; inoltre, l’articolo risulta consono sul piano intellettuale ed è rimasto nei limiti della continenza formale. Le accuse mosse dal CISMAI risultano quindi senza fondamento. L’assoluzione del giornalista comporta la conseguente assoluzione del direttore, in quanto avrebbe subito il rinvio a giudizio soltanto qualora l’articolo fosse risultato effettivamente diffamatorio, dal momento che veniva pubblicato sul suo giornale, di cui avrebbe dovuto essere il garante in termini di veridicità. Tuttavia, la richiesta di archiviazione disposta dal PM in ragione dell’infondatezza della notizia di reato è stata contestata dallo stesso CISMAI attraverso un atto di opposizione. Quest’ultimo sottolinea alcune inesattezze nell’articolo, ritenute, però, veritiere in seguito alla consultazione della pagina web dell’associazione e alle locandine degli eventi organizzati. Si tratta, dunque, ancora una volta di accuse infondate, non rilevanti per un rinvio a giudizio e non concernenti elementi direttamente diffamatori nei confronti della persona offesa.

L’articolo di Antonucci è fondamentale per fare emergere quanto siano diffuse le metodologie errate messe in pratica dagli operatori sociali, quanto sia grave la mancanza di un adeguato controllo delle attività terapeutiche e di indagine svolte dai neuropsichiatri incaricati e quanto siano grandi la disattenzione e il disinteresse verso l’accadimento ripetuto di certi misfatti. Infatti, numerosi sono i processi durante i quali gli operatori del CISMAI coinvolti hanno condotto sedute secondo modalità non consone e dichiarato il falso. Inoltre, nonostante l’evidenza dei fatti, il CISMAI ha continuato ad essere considerato un punto di riferimento, tanto da essere contattato dal Csm in qualità di formatore e da essere riconosciuto dal Ministero della Salute come società scientifica. La risonanza mediatica che ha avuto il caso di Bibbiano, che grazie ai mezzi di comunicazione ha portato alla luce un disservizio ormai ripetuto e collaudato, dovrebbe far riflettere sulla gravità della situazione. Un buon trattamento neuropsichiatrico è fondamentale per la tutela dei minori e la modalità del suo svolgimento, affinché sia efficace, deve avere basi accettate dalla comunità scientifica. La formazione dei magistrati deputati a giudicare situazioni complesse e particolarmente delicate non può essere affidata ad un’associazione le cui metodologiche non sono ufficialmente riconosciute. L’articolo di Antonucci mette bene in rilievo la pervasività di un sistema malato, che tuttavia continua a funzionare, a discapito di famiglie rimaste vittime ingiustamente, talvolta senza potere più risolvere le conseguenze dei traumi e delle separazioni che le hanno segnate.

“Bibbiano è tutta Italia”: l’avvocato Miraglia del Foro di Madrid interviene sul sistema di abusi e affidi illeciti

Sabato 26 marzo, a Milano, presso Auditorum Gaber di P.zza Duca  Da Costa n° 3,  Francesco  Miraglia , anche autore del libro L’Avvocato dei Bambini, edito da Armando editori.  da poco in tutte le librerie. parteciperà al convegno “Bibbiano è tutta Italia”, un’occasione per riflettere sui fatti avvenuti nel Reggiano e sulla pervasività di un sistema corrotto e criminale, costruito sulla pelle dei bambini e dei loro genitori. Insieme a lui parteciperanno avvocati provenienti da tutta Italia, nonché rappresentanti di diverse associazioni e delle istituzioni. Il caso di Bibbiano, infatti, non è un “unicum”: affidi illeciti, abusi di potere e d’ufficio da parte di operatori sociali e psicoterapeuti accadono ovunque, spesso nell’indifferenza della società, che resta solitamente non o dis-informata. Un’analisi e una discussione del fenomeno divengono sempre più urgenti, per capire quali siano gli ingranaggi corrotti all’interno di questo meccanismo illegale, realizzato e portato avanti con lo scopo di ottenere cospicui ritorni economici. Chi sono i responsabili? Come mai episodi simili si sono ripetuti più volte senza che vi fosse alcun controllo? Gli operatori sociali e gli psicoterapeuti dovrebbero essere i primi a difendere i più deboli, proprio in virtù della missione che orienta la loro professione. L’avvocato Miraglia, iscritto al Foro di Madrid, si è sempre esposto contro il malfunzionamento del sistema e ha sempre denunciato il maltrattamento dei più indifesi: sarà presente al convegno organizzato a Milano per portare alla luce i fatti e stimolare una riflessione critica partendo dal parere degli esperti, nella speranza che il dibattito possa avere risonanza e incoraggiare la realizzazione di misure che impediscano ulteriori abusi e maltrattamenti.

Maurizio Formia, la Cassazione annulla la sentenza della Corte di appello di Torino: il processo da rifare

Era stato condannato di esercizio abusivo di professione medica

IVREA (17 Marzo 2022). La Cassazione annulla la sentenza di condanna a carico di  Maurizio Formìa emessa dalla Corte di Appello di Torino per il reato di esercizio abusivo di professione medica. La Corte di Cassazione, ha dato ragione a Formìa e al suo legale, l’avvocato  Miraglia.

Maurizio Formìa, di professione musicista, aveva ideato il sistema “OG Occlusione-gravità”, per riequilibrare la postura delle persone tramite una placca da inserire tra i denti, così da rilassare la mandibola e alleviare dolori alla schiena e cefalee.

Contro di lui nel 2013 si era ingenerata però un’autentica levata di scudi da parte dell’Associazione medici chirurgi odontoiatri di Torino e dell’Associazione nazionale dentisti italiani.

Condannato in primo  ed in secondo grado  ora la Corte di Cassazione ha definito “viziata” la sentenza.

La Corte d’Appello di Torino ha applicato in “maniera errata consolidati principi di diritto” non consentendo all’uomo di esercitare il suo diritto di difesa.

In pratica sia in primo grado che in appello non era stato consentito all’ imputato difendersi in quanto non erano stati ammessi nessuno dei testi indicati a discarico.

“ Siamo contenti del pronunciamento della Cassazione,- aggiunge l’ Avv. Miraglia- e siamo convinti che ascoltando finalmente  i 25 testi indicati dalla difesa, si dimostrerà nel merito che nessun reato è stato commesso dall’ imputato”.

Francesco Miraglia

(Avvocato del foro di Madrid)