Evidenza

Ancona: undicenne dopo 5 anni ha rivisto la madre

Finora è stato rimpallato dai Servizi sociali e parcheggiato in affidamento

Avvocato Miraglia: «Giorgia Meloni non vuole più delle “Bibbiano”, ma questo accade nelle Marche, a guida FdI»

ANCONA ( 7 novembre 2022). Dopo cinque anni un ragazzino marchigiano di 11 anni rivedrà la madre: non si sono mai più visti in tutto questo tempo, nel quale lui è rimasto in affidamento a una famiglia. Cinque anni in cui è stato un “fantasma”, rimpallato tra i Servizi sociali di due diversi Comuni di Fermo e Macerata, che dopo averlo affidato a una famiglia non si sono più preoccupati di lui né hanno programmato le visite alla madre né tanto meno un ritorno a casa propria, nonostante la precisa indicazione stabilita dal Tribunale per i minorenni di Ancona. Volutamente o meno che sia, nessuno ha vigilato e questo bambino oramai è diventato parte di una famiglia non sua e la madre per lui è un’autentica estranea.

«Come purtroppo ho assistito in diversi casi – commenta l’avvocato Miraglia, cui si è rivolta la madre del ragazzino – è probabile che il bambino rifiuterà di vederla e di riallacciare i rapporti con lei. Lui non l’ha più vista, non è più stata parte della sua vita e chissà cosa pensa, forse di essere stato abbandonato. In realtà questa madre ha lottato strenuamente e con lei abbiamo presentato decine di esposti, caduto sempre nel vuoto».

Ci sono voluti infatti anni di battaglie legali, la tenacia e la caparbietà di questa mamma  per far sì che il Tribunale per i minorenni di Ancora decidesse dopo anni di farla riavvicinare a suo figlio, che sette anni fa le è stato tolto e affidato a un’altra famiglia, mentre da ben cinque le viene impedito di vederlo, quasi a voler cancellare il ricordo che il piccolo aveva di lei. Tre anni fa infatti aveva provato a consegnarli un pacco contenente vestiti e giocattoli per Natale: dono che non è mai arrivato al piccino, in quanto i Servizi sociali non glielo hanno consegnato, rispedendolo al mittente. E anche a chiedere dove fosse questo ragazzino non si è ottenuto fino ad ora alcuna risposta: i Servizi sociali si sono rimpallati la responsabilità e pareva che nessuno lo avesse in carico.

«Abbiamo infine presentato un esposto al Presidente della Corte di Appello – prosegue l’avvocato Miraglia – e a luglio e settembre abbiamo scritto per l’ennesima volta ai Servizi sociali del Comune, che per disposizione del tribunale avrebbe dovuto occuparsi di lui, per sentirci rispondere, incredibilmente, che “il minore non è in carico a questo servizio”. Invece secondo quanto affermato dal giudice relatore del procedimento, il minore era sicuramente in carico a loro. Solo dopo aver minacciato di rivolgerci all’Autorità giudiziaria per sporgere denuncia per sottrazione di minore “magicamente” il bambino è ricomparso ed è stato fissato un incontro con la mamma. Pur contenti, siamo molto preoccupati della reazione che avrà il ragazzino, che si troverà davanti quella che per lui di fatto è un’estranea. Ecco il nuovo modo portar via figli: lasciarli lontani anni dai genitori biologici, perché in caso di riavvicinamento è ovvio che siano i ragazzini stessi a non voler rivedere dei genitori che non conoscono e che magari nemmeno ricordano. E preferiscano rimanere con le famiglie affidatarie. Sono anni che lotto contro questo sistema di “adozioni mascherate”. Con sorpresa ho udito il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo discorso di insediamento affermare convintamente di non voler più altri “casi Bibbiano”: ebbene mi rivolgo al Presidente Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio: questo episodio accade nella bella regione delle Marche, amministrata da un presidente appartenente a Fratelli d’Italia».

 

 

 

Ancona: dopo cinque anni il piccolo Carlo ha riabbracciato la sua mamma

La storia di questo bambino e della sua mamma aveva suscitato scalpore perché non gli erano stati consegnati i regali di Natale della mamma, così com’era successo a Bibbiano.

Ancona. 28 ottobre 2022. Oggi il piccolo Carlo (nome di fantasia per tutelare la sua privacy) ha potuto finalmente riabbracciare la sua mamma. Dopo un calvario durato più di cinque anni, finalmente il diritto del bambino alla sua famiglia potrà, forse, essere garantito.

La storia di questa famiglia aveva fatto scandalo ed era stata ripresa dalla stampa locale e nazionale, poiché il comportamento dei Servizi Territoriali ricalcava quello della tristemente nota vicenda di Bibbiano. Infatti, nel giorno di Natale del 2019, la mamma aveva inviato un regalo a suo figlio che non era stato consegnato al bambino. La gente si era indignata ed era stata creata una pagina Facebook di oltre 1.500 iscritti con cartelli e post a favore di Carlo. Al tempo le istituzioni erano state sorde a quelle richieste.

Oggi apprendiamo che le nostre lotte non sono state vane. Come Associazione Nazionale Famiglie Insieme per i Diritti Umani riteniamo che questo decreto sia il segnale di un ulteriore cambiamento in direzione dei diritti umani e dei bambini.

Anche secondo l’avv. Miraglia che difende la madre: “Questa è una vicenda emblematica di come la giustizia minorile ha tempi e modi sbagliati rispetto ai tempi del bambino. La situazione è ancora più grave se il Tribunale come nel caso specifico ha fatto della superficialità, la voluta lentezza e forse complicità il proprio credo.”.

La vicenda

La mamma, come riportano le cronache, era finita per strada con il bambino dopo essere stata abbandonata dalla sua famiglia. L’aiuto era stato quello di istituzionalizzarla inserendola in una comunità donna-bambino. Qui ha avuto delle divergenze con la comunità e, come purtroppo succede anche troppo spesso, il Tribunale ha dato ragione alla struttura togliendole la potestà genitoriale e strappando la mamma al bambino. In seguito il bambino è stato penalizzato ulteriormente perché la mamma disperata aveva fatto un post su Facebook. Con l’accusa di aver violato la privacy del bambino, le visite sono state sospese e la mamma addirittura non sapeva neppure dove si trovava suo figlio.

Ricordiamo che la mamma è incensurata. Si è rimboccata le maniche e oggi ha un lavoro e una casa. In sostanza, la sua colpa è stata quella di essere povera e forse di non aver accettato supinamente la sottrazione del figlio. Oggi finalmente lei, ma soprattutto il bambino, hanno ottenuto un primo passo verso la giustizia.

Ora la strada sarà molto dura perché il bambino dopo cinque anni è probabilmente alienato. Di fatto la sua rischiava di diventare un’adozione mascherata e l’augurio è che la famiglia affidataria collabori nel ricostruire il rapporto con la sua mamma. Con un Servizio Territoriale non ostile che tenga veramente al bene del bambino questo potrà certamente essere fatto. Il timore, tuttavia, è che chi ha sbagliato in questa vicenda tenti di far fallire il progetto cercando di incolpare la mamma.

Questo sarebbe un ulteriore fallimento e la dimostrazione che la Filiera Psichiatrica, conosciuta ai più come sistema Bibbiano, è diffusa in tutta Italia come sostenuto da molte persone e associazioni anche autorevoli.

Associazione Nazionale Famiglie Insieme per i Diritti Umani

Bergamo: Continua il tour per l’Italia di Francesco Miraglia tra le comunità senegalesi 

Bergamo (24 Ottobre 2022). L’Associazione Senegalese di Bergamo (ASSOSB) rappresentata dal Presidente Sig. Seck Cheikh Tidiane 1 novembre alle ore 16 organizza un incontro dal tema: “diversità culturale, giustizia minorile e bambini allontanati”

All’incontro, sarà presente Francesco Miraglia, avvocato di foro di Madrid, esperto in Diritto di famiglia e Diritto minorile. L’incontro si terrà martedì 1 novembre alle 16 presso la sede dell’associazione ASSOSB in Corso Europa n° 55 Ciserano (BG). Sarà l’occasione per illustrare le modalità in cui funzionano i servizi sociali, gli affidi e la genitorialità in Italia anche attraverso la consegna dell’opuscolo «Servizi sociali, affidi e genitorialità: qualcosa da chiarire», realizzato dallo stesso Miraglia in collaborazione con l’associazione Peribimbi.it, con lo scopo di aiutare e informare i genitori dell’attuale ordinamento giuridico italiano in materia di affidi, al fine di renderli maggiormente responsabili ed efficaci nella difesa del loro ruolo e nella protezione dei propri figli da potenziali abusi d’ufficio. Un opuscolo appositamente tradotto in francese per essere meglio compreso dalla comunità senegalese.

Autore di diversi libri, l’ultimo dei quali si intitola “L’avvocato dei bambini, Troppo potere senza controllo: ecco come si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti”, Francesco Miraglia, grazie alla collaborazione con Moustapha Wagne, segretario generale del coordinamento migranti di Verona e consulente in materia di immigrazione, ha avviato un’attività di consulenza con la comunità senegalese, così come qualche anno fa aveva fatto con la comunità dell’Ecuador. I minori di origine straniera molto spesso e troppo frettolosamente vengono allontanati dai loro nuclei familiari e inseriti in comunità di accoglienza per presunti maltrattamenti o episodi di abbandono, quando magari nella maggior parte dei casi si tratta di differenti abitudini culturali o di mancanza di conoscenza delle leggi italiane. Le diversità soprattutto culturali vanno capite e rispettate non certamente giudicate superficialmente e pregiudizialmente come spesso accade.

 

Assisi: ospizio lager, condannati gli operatori.

ASSISI: OSPIZIO LAGER, CONDANNATI GLI OPERATORI 

Avvocato Miraglia: «Finalmente giustizia per le vittime» 

 

Assisi (11 Ottobre 2022). Si è concluso con una serie di condanne pesantissime il primo grado del processo contro i responsabili e gli operatori della comunità terapeutica L’Alveare di Torchiagina (Assisi). Undici gli imputati condannati a un totale di quasi 46 anni di carcere, per i maltrattamenti fisici e psicologici perpetrati tra il 2014 e il 2016 nei confronti degli ospiti, tutte persone con disabilità e problemi psichici.

«Anche se siamo al primo grado di giudizio – commenta l’avvocato Miraglia, cui si è rivolta la famiglia di uno degli ospiti questa sentenza rende giustizia alle vittime. Esprimiamo quindi grande soddisfazione per l’esito del procedimento, ma l’interesse per realtà come queste, che purtroppo non sono rare in Italia, non deve concludersi passato il clamore mediatico. Affinché situazioni simili non abbiamo più ad accadere, è necessario che si attivino finalmente dei controlli. Innanzitutto vanno verificate in maniera precisa le credenziali di chi le avvia e successivamente vanno programmati controlli costanti e continui, perché i pazienti e gli ospiti una volta ricoverati, nonostante siano soggetti fragili, alla fine vengono abbandonati a loro stessi»

Fanno rabbrividire i racconti delle vittime: offese, percosse, umiliazioni e punizioni erano all’ordine del giorno, tanto che la struttura è stata ribattezzata “l’ospizio lager”. Se si sporcavano o si assopivano a pranzo erano botte con pugni e persino con bastoni. E poi insulti e offese di ogni genere. Addirittura a una paziente hanno torto il braccio fino a spezzarglielo. Per tenerle ferme le persone venivano legate alle sedie con il nastro adesivo o chiuse a chiave dentro ai bagni. E spesso venivano lasciate senza pranzo o cena.

«Nel caso del mio assistito, un uomo di 39anni –  prosegue l’avvocato Miraglia uno degli operatori, con l’intento di fargli riprendere l’attività lavorativa nei campi, prima lo ha strattonato vigorosamente e lo ha spinto con forza in direzione del terreno, poi, quando ha provato a scappare, lo ha inseguito e percosso con dei pugni, per poi trattenerlo torcendogli il braccio dietro la schiena»

In sede dibattimentale è emersa chiaramente la responsabilità degli imputati in ordine ai fatti contestati: da qui le condanne severe. Uno degli operatori, un vero e proprio aguzzino, ha ricevuto la pena maggiore a 7 anni e sei mesi, mentre il legale rappresentante e gestore della struttura è stato condannato a 6 anni.

All’assistito dello studio Miraglia è stato riconosciuto un risarcimento di 20 mila euro, oltre al pagamento delle spese legali: un risarcimento è stato corrisposto anche alla sorella, in forza del principio che ai prossimi congiunti della vittima di un reato (in questa fattispecie si trattava di lesioni personali) spetta il risarcimento del danno, in rapporto affettivo che li lega.

Milano: il coraggio e la determinazione di una mamma

Nel 2013, il Tribunale per i Minorenni di Milano, disponeva l’apertura dell’adottabilità.

In data ,13 gennaio 2020, veniva deciso non luogo a procedere per l’adottabilità, dallo stesso Tribunale

Nel febbraio 2022, veniva denunciato l’assistente sociale che faceva le videochiamate alla mamma seduto sul wc.

in data 3 ottobre 2022, il Giudice Tutelare di Milano, disponeva il progetto di rientro definitivo del bambino  dalla mamma

Grande felicità per questa mamma e per  il suo giovanotto!!!

Roma: sei bimbi senegalesi tolti alla famiglia tornano a casa

Quella dei genitori non era incuria, ma solo diversità culturale

ROMA (6 Ottobre 2022). Il Tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto la buona fede di tre genitori di origine senegalese: quello che per lo Stato italiano è considerata incuria dei minori, come lasciare i figli soli in casa seppure piccoli, per loro è culturalmente una cosa del tutto normale. Dopo un periodo di affiancamento, in cui hanno appreso la lingua e le leggi italiane, hanno collaborato attivamente con Servizi sociali e hanno potuto riabbracciare i loro figli, che progressivamente devono tornare a casa così come ha deciso il Tribunale per i Minorenni di Roma il 30 settembre.

«Giudici e assistenti sociali hanno capito la buona fede di questi genitori – commenta l’avvocato Miraglia, al quale questa famiglia si è rivolta – e ci hanno consentito di affiancare un nostro referente privato, la dott.ssa Marzia Pantanella.  E ha dato ai genitori il tempo di capire e imparare le leggi italiane e di adattarsi ad esse. Con la mediazione anche della comunità senegalese questi genitori hanno compreso che certi comportamenti in Italia sono considerati inadeguarti. La collaborazione tra istituzioni, che in questo caso ha portato a un risultato positivo, dovrebbe essere la prassi, per evitare ingiusti e dolorosi allontanamenti che durano anni, con inevitabili ripercussioni negative sui minori, incapaci di comprendere perché devono vivere improvvisamente lontani da mamma e papà. Ma purtroppo ancora non è così e spesso i tribunali decidono troppo frettolosamente per l’allontanamento dei bambini».

La vicenda trae inizio dalla denuncia presentata nel 2018 nei confronti del padre, un uomo senegalese che vive in un Comune della città metropolitana di Roma, che aveva lasciato in auto da solo uno dei suoi figli minori. I Servizi sociali avevano quindi avviato, insieme al Tribunale, un’indagine sulla situazione abitativa e famigliare: l’uomo ha due figli piccoli dall’attuale moglie e quattro da una compagna precedente, tutti minori.

Lo standard di pulizia della casa non era stato ritenuto idoneo e grave era stata considerata l’abitudine di lasciare i figli a casa da soli. Un comportamento del tutto usuale in Senegal, che però in Italia è considerato abbandono di minore. Tutti e sei i bambini erano stati quindi allontanati dalle mamme e dal padre e ospitati in strutture di accoglienza, mentre i tre genitori avevano perso la potestà genitoriale: ad occuparsi delle decisioni riguardanti i bambini erano stati nominati un tutore e un curatore.

«Dopo anni vissuti fuori casa – prosegue l’avvocato Miraglia – adesso progressivamente bambini e ragazzi, di età compresa oggi tra i 16 e i 4 anni, potranno tornare in seno alle loro famiglie. Una volta affiancati, infatti, i genitori hanno dimostrato sincero affetto per i figli e si sono impegnati a seguire quelle che sono le regole italiane, imparando anche bene l’italiano».

Questo è un caso emblematico, purtroppo non isolato, nel quale troppo sbrigativamente i Tribunali adottano provvedimenti severi e drastici, senza prima considerare le differenze culturali e affiancare in genitori in un percorso di informazione.

Si parla tato di integrazione ma puntualmente le diversità culturali vengono giudicate invece di essere considerate. Proprio per prevenire queste situazioni Francesco Miraglia del Foro di Madrid Miraglia, in collaborazione   con Moustapha Wagne, segretario generale del coordinamento migranti di Verona e consulente in materia di immigrazione, hanno avviato degli incontri dislocati nel territorio nazionale con le varie comunità senegalesi in una campagna d’informazione sul compito dei servizi sociali e sulle norme vigenti in materia minorile

 

Verona: Francesco Miraglia incontra la comunità senegalese

 

VERONA (5 Ottobre 2022). L’avvocato Francesco Miraglia del Foro di Madrid, esperto in Diritto di famiglia e Diritto minorile, domenica 9 ottobre alle 15 incontrerà a San Martino Buon Albergo (via Roma 15) la comunità senegalese di Verona. Sarà l’occasione per illustrare le modalità in cui funzionano i servizi sociali, gli affidi e la genitorialità in Italia anche attraverso la consegna dell’opuscolo «Servizi sociali, affidi e genitorialità: qualcosa da chiarire», realizzato dallo stesso Miraglia in collaborazione con l’associazione Peribimbi.it, con lo scopo di aiutare e informare i genitori dell’attuale ordinamento giuridico italiano in materia di affidi, al fine di renderli maggiormente responsabili ed efficaci nella difesa del loro ruolo e nella protezione dei propri figli da potenziali abusi d’ufficio. Un opuscolo appositamente tradotto in francese per essere meglio compreso dalla comunità senegalese.

Autore di diversi libri, l’ultimo dei quali si intitola “L’avvocato dei bambini. Troppo potere senza controllo: ecco come si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti”, Francesco Miraglia, grazie alla collaborazione con Moustapha Wagne, segretario generale del coordinamento migranti di Verona e consulente in materia di immigrazione, ha avviato un’attività di consulenza con la comunità senegalese, così come qualche anno fa aveva fatto con la comunità dell’Ecuador. I minori di origine straniera molto spesso e troppo frettolosamente vengono allontanati dai loro nuclei familiari e inseriti in comunità di accoglienza per presunti maltrattamenti o episodi di abbandono, quando magari nella maggior parte dei casi si tratta di differenti abitudini culturali o di mancanza di conoscenza delle leggi italiane.

 

 

Verona: dopo sei annitre fratelli tornano in famiglia

Dal 2016 erano “parcheggiati” in una comunità di accoglienza a Marghera

VERONA (19 settembre 2022). Ci sono voluti sei anni di sofferenze, lontani dalla famiglia, ma oggi finalmente tre fratelli veronesi potranno lasciare la comunità in cui erano ospitati dal 2016 e torneranno in famiglia: due fratelli sono stati affidati ai nonni, la piccola alla zia. Non sono stati affidati alla mamma, ma almeno torneranno ad un clima disteso e sereno: per tutto questo tempo erano vissuti con la madre, in quattro, dentro a un’unica stanza fatiscente, con i loro beni accatastati in un angolo per mancanza di spazio. Lontano dalla loro provincia, dagli amici, dalla scuola.

«È una vittoria – dichiara l’avvocato Miraglia, che ha seguito in tutti questi anni la vicenda – sebbene parziale perché sarebbe stato auspicabile che tornassero con la mamma; ma almeno dopo tutto questo tempo possono vivere nuovamente in famiglia. Ci sono voluti anni di lotte, di perseveranza, di denunce anche agli esponenti politici: ma alla fine anche i Servizi sociali hanno compreso il disagio vissuto da questi ragazzi e hanno collaborato attivamente affinché tornassero a casa».

La vicenda trae inizio da un fatto agghiacciante: la madre dei ragazzi, rincasando, aveva sorpreso il marito mentre abusava della figlia maggiore, nata da una precedente relazione. L’aveva immediatamente denunciato, ma invece di un aiuto e di un sostegno, aveva trovato solo sofferenze, precipitando in un vero e proprio incubo. Siccome all’epoca la signora non lavorava, i Servizi sociali presero carico lei e i quattro figli, ospitandoli temporaneamente in una comunità di Verona. Poi a sorpresa e senza un vero motivo, la figlia maggiore era stata trasferita in una comunità, mentre la donna con i tre più piccoli era finita in un’altra struttura, per di più fatiscente, a Marghera, in provincia di Venezia.

Dove sono rimasti sei anni, senza che i Servizi sociali veronesi si prendessero in carico il loro caso, attivassero un progetto di sostegno e di rientro a casa. Nulla: parcheggiati a spese dei contribuenti, lontani da tutto e tutti. Anzi, più volte i Servizi sociali avevano tentato di togliere i bambini alla madre per affidarli ad alcune famiglie.

Esasperata, la donna, sempre sostenuta dall’avvocato Miraglia, nel 2019 aveva denunciato il dirigente dei Servizi sociali, due psicologhe, un’assistente sociale e la responsabile della comunità. E con loro anche l’assessore al Sociale del Comune di Verona.

Da ieri, grazie al pronunciamento del Tribunale per i minorenni di Venezia, i due ragazzi, che ormai hanno 15 e 14 anni, sono andati a vivere con i nonni materni, mentre la piccola, che nei suoi 6 anni di vita ha conosciuto solo comunità, è stata affidata alla zia.

 

Bologna: adolescente accoltella il fratello

L’assistente sociale vuole allontanare da casa il ragazzino ferito: denunciata 

BOLOGNA (5Agosto 2022). Un tredicenne con problemi comportamentali, in uno dei suoi sempre più frequenti scatti d’ira furiosa, ha accoltellato al braccio il fratello undicenne: ma i Servizi sociali del Comune appartenente alla città metropolitana di Bologna dove vive la famiglia hanno ipotizzato di allontanare il ragazzino ferito, lasciando il fratello “violento” con i genitori, così da “dar loro del respiro” e concentrarsi di più su di lui.

«Il quale è evidente che ha necessità di essere aiutato con percorsi e sostegni specifici, come indicato anche dalle sue neuropsichiatre sottolinea l’avvocato Miraglia, legale della famiglia però i Servizi sociali in due anni  hanno ritenuto di non intervenire, sebbene la sua violenza abbia avuto progressivamente un’escalation fino ad arrivare a ferire il proprio fratellino: dobbiamo aspettare il morto perché qualcuno intervenga?». 

Vista la gravità di quanto accaduto e l’inerzia dei Servizi sociali, la famiglia ha provveduto a querelare l’assistente sociale per omissione atti d’ufficio e lesioni personali colpose.

Il tredicenne ha iniziato a manifestare incontrollabili scatti d’ira furiosa circa due anni e mezzo orsono, divenuti via via sempre più ravvicinati e violenti: distrugge ogni cosa si trovi alla sua portata (ha causato danni per migliaia di euro al mobilio e alle suppellettili di casa), minaccia di uccidersi e di uccidere nel sonno il fratello o chi gli sta intorno, compreso la persona cui era stato affidato temporaneamente, per vedere se un allontanamento provvisorio da casa avrebbe smorzato i suoi eccessi. Nessun beneficio trae dalla cura farmacologica, a tal punto che anche le neuropsichiatre che lo hanno in cura hanno ipotizzato come soluzione migliore il suo ricovero in una struttura specializzata. In tutto questo tempo i Servizi sociali hanno temporeggiato fino ad arrivare all’ultimo, clamoroso episodio, nel quale il 19 luglio scorso il tredicenne, al culmine di uno dei suoi attacchi d’ira, ha impugnato un coltello da scanno e sferrato un fendente al braccio del fratellino, causandogli una ferita profonda.

«Nonostante sia tutto documentato – prosegue l’avvocato Miraglia – i Servizi continuano a temporeggiare senza contare il silenzio da parte del tribunale dei minorenni nonostante sia a conoscenza della situazione. È facile supporre come le assistenti sociali non abbiano la competenza professionale per gestire problematiche così gravi, pertanto sarebbe giusto accogliessero le proposte avanzate dagli specialisti, quali appunto le neuropsichiatre che hanno in cura l’adolescente. Ed è purtroppo ancora una volta evidente come il Tribunale per i minorenni scelga di farsi passare sotto il naso le relazioni dei Servizi sociali, prendendole per oro colato, senza preoccuparsi di analizzarle né di richiedere approfondimenti, lasciando che tutto scorra per inerzia. Ma in un caso grave come questo ogni minuto che passa potrebbe essere fatale. Dopo inutili e molteplici solleciti, nonché tutti gli eventi occorsi, solo recentemente il servizio sociale ha dichiarato di aver contattato una comunità, senza però iniziare alcuna pratica con la famiglia, che è tuttora in attesa di risposte, sperando che non arrivi il fendente decisivo!».

 

Torino, convegno “I più fragili tra i più fragili”

Il 30 giugno si parlerà di tutela dei minori al Consiglio regionale del Piemonte

TORINO (27 Giugno 2022). L’avvocato Francesco Miraglia del Foro di Madrid , esperto in Diritto di famiglia e Diritto minorile, sarà relatore al convegno “I più fragili tra i fragili” in programma il 30 giugno nella sede del Consiglio regionale del Piemonte. È stato invitato in quanto uno dei massimi esperti in Italia di tutela dei minori e, più in generale, delle fasce più deboli della popolazione: in anni di battaglie si è sempre speso affinché il sistema affaristico che ruota attorno a un certo tipo di assistenza, in particolar modo quella minorile, venga definitivamente smantellato. Al convegno ci si interrogherà quindi su alcuni temi: se esistono, innanzitutto, delle forme di tutela alternative a quelli attualmente in uso, vale a dire – per quanto concerne i minori – gli affidi eterofamiliari, che spesso sfociano in vere e proprie adozioni mascherate, o l’ospitalità in comunità e case famiglia, che si arricchiscono sulla pelle dei bambini grazie ai contributi pubblici (le rette a carico delle casse comunali per consentire l’alloggio in una struttura ai minori vanno dai 70 ai 400 euro al giorno per ogni bambino o ragazzo allontanato dalla propria famiglia). Si affronterà quindi il tema dei programmi e delle proposte che potrebbero essere possibili con le leggi vigenti in questo momento.

Promotori dell’evento sono Riccardo Ruà e Rachele Sacco, presidente e vicepresidente dell’associazione nazionale Adelina Graziani contro malasanità e tutela dei diritti umani. Relatori, insieme all’avvocato Francesco Miraglia, saranno anche la professoressa Vincenza Palmieri, ambasciatrice dei diritti umani nel mondo e fondatrice dell’Istituto nazionale di pedagogia familiare; Chiara Caucino, Assessore alla Famiglia della Regione Piemonte; Vincenzo Pacileo Procuratore Aggiunto della Procura di Torino, Antonella Barbera, Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Torino  gruppo Fasce Deboli Carlo Picco , Direttore Generale Asl “Citta di Torino”, Domenico Martelli, Direttore  Responsabile  Medica  Interna  dell’Ospedale Maria Vittoria Modera il convegno Valerio Grosso  (Giornalista Cronaca Qui)

Esiste un mondo articolato, legato a un vero e proprio business sulla pelle dei bambini figli di famiglie fragili o in temporanea difficoltà: un esempio eclatante è lo scandalo di Bibbiano, ma ogni giorno si consumano tante piccole e grandi “Bibbiano” nel silenzio più totale e nella disperazione dei genitori che si vedono i figli strappati e allontanati per anni, senza motivi validi e reali. E potrebbe capitare a chiunque, perché nella sua lunga carriera  Francesco Miraglia si è imbattuto in casi di famiglie in condizione di povertà materiale e culturale, ma anche in professionisti affermati e in famiglie abbienti. Da questa esperienza è scaturito l’ultimo libro dell’avvocato Francesco Miraglia “L’avvocato dei bambini. Troppo potere senza controllo: ecco come si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti”. Parlare e informare sulle norme e sulla loro applicazione ai principi della libertà e dell’uguaglianza – soprattutto dell’uguaglianza dei privati di fronte al potere pubblico – equivale a contrapporre un sistema di diritti e tutele ad un sistema di prevaricazione.