Primo Piano

Ancona: dopo cinque anni il piccolo Carlo ha riabbracciato la sua mamma

La storia di questo bambino e della sua mamma aveva suscitato scalpore perché non gli erano stati consegnati i regali di Natale della mamma, così com’era successo a Bibbiano.

Ancona. 28 ottobre 2022. Oggi il piccolo Carlo (nome di fantasia per tutelare la sua privacy) ha potuto finalmente riabbracciare la sua mamma. Dopo un calvario durato più di cinque anni, finalmente il diritto del bambino alla sua famiglia potrà, forse, essere garantito.

La storia di questa famiglia aveva fatto scandalo ed era stata ripresa dalla stampa locale e nazionale, poiché il comportamento dei Servizi Territoriali ricalcava quello della tristemente nota vicenda di Bibbiano. Infatti, nel giorno di Natale del 2019, la mamma aveva inviato un regalo a suo figlio che non era stato consegnato al bambino. La gente si era indignata ed era stata creata una pagina Facebook di oltre 1.500 iscritti con cartelli e post a favore di Carlo. Al tempo le istituzioni erano state sorde a quelle richieste.

Oggi apprendiamo che le nostre lotte non sono state vane. Come Associazione Nazionale Famiglie Insieme per i Diritti Umani riteniamo che questo decreto sia il segnale di un ulteriore cambiamento in direzione dei diritti umani e dei bambini.

Anche secondo l’avv. Miraglia che difende la madre: “Questa è una vicenda emblematica di come la giustizia minorile ha tempi e modi sbagliati rispetto ai tempi del bambino. La situazione è ancora più grave se il Tribunale come nel caso specifico ha fatto della superficialità, la voluta lentezza e forse complicità il proprio credo.”.

La vicenda

La mamma, come riportano le cronache, era finita per strada con il bambino dopo essere stata abbandonata dalla sua famiglia. L’aiuto era stato quello di istituzionalizzarla inserendola in una comunità donna-bambino. Qui ha avuto delle divergenze con la comunità e, come purtroppo succede anche troppo spesso, il Tribunale ha dato ragione alla struttura togliendole la potestà genitoriale e strappando la mamma al bambino. In seguito il bambino è stato penalizzato ulteriormente perché la mamma disperata aveva fatto un post su Facebook. Con l’accusa di aver violato la privacy del bambino, le visite sono state sospese e la mamma addirittura non sapeva neppure dove si trovava suo figlio.

Ricordiamo che la mamma è incensurata. Si è rimboccata le maniche e oggi ha un lavoro e una casa. In sostanza, la sua colpa è stata quella di essere povera e forse di non aver accettato supinamente la sottrazione del figlio. Oggi finalmente lei, ma soprattutto il bambino, hanno ottenuto un primo passo verso la giustizia.

Ora la strada sarà molto dura perché il bambino dopo cinque anni è probabilmente alienato. Di fatto la sua rischiava di diventare un’adozione mascherata e l’augurio è che la famiglia affidataria collabori nel ricostruire il rapporto con la sua mamma. Con un Servizio Territoriale non ostile che tenga veramente al bene del bambino questo potrà certamente essere fatto. Il timore, tuttavia, è che chi ha sbagliato in questa vicenda tenti di far fallire il progetto cercando di incolpare la mamma.

Questo sarebbe un ulteriore fallimento e la dimostrazione che la Filiera Psichiatrica, conosciuta ai più come sistema Bibbiano, è diffusa in tutta Italia come sostenuto da molte persone e associazioni anche autorevoli.

Associazione Nazionale Famiglie Insieme per i Diritti Umani

Bergamo: Continua il tour per l’Italia di Francesco Miraglia tra le comunità senegalesi 

Bergamo (24 Ottobre 2022). L’Associazione Senegalese di Bergamo (ASSOSB) rappresentata dal Presidente Sig. Seck Cheikh Tidiane 1 novembre alle ore 16 organizza un incontro dal tema: “diversità culturale, giustizia minorile e bambini allontanati”

All’incontro, sarà presente Francesco Miraglia, avvocato di foro di Madrid, esperto in Diritto di famiglia e Diritto minorile. L’incontro si terrà martedì 1 novembre alle 16 presso la sede dell’associazione ASSOSB in Corso Europa n° 55 Ciserano (BG). Sarà l’occasione per illustrare le modalità in cui funzionano i servizi sociali, gli affidi e la genitorialità in Italia anche attraverso la consegna dell’opuscolo «Servizi sociali, affidi e genitorialità: qualcosa da chiarire», realizzato dallo stesso Miraglia in collaborazione con l’associazione Peribimbi.it, con lo scopo di aiutare e informare i genitori dell’attuale ordinamento giuridico italiano in materia di affidi, al fine di renderli maggiormente responsabili ed efficaci nella difesa del loro ruolo e nella protezione dei propri figli da potenziali abusi d’ufficio. Un opuscolo appositamente tradotto in francese per essere meglio compreso dalla comunità senegalese.

Autore di diversi libri, l’ultimo dei quali si intitola “L’avvocato dei bambini, Troppo potere senza controllo: ecco come si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti”, Francesco Miraglia, grazie alla collaborazione con Moustapha Wagne, segretario generale del coordinamento migranti di Verona e consulente in materia di immigrazione, ha avviato un’attività di consulenza con la comunità senegalese, così come qualche anno fa aveva fatto con la comunità dell’Ecuador. I minori di origine straniera molto spesso e troppo frettolosamente vengono allontanati dai loro nuclei familiari e inseriti in comunità di accoglienza per presunti maltrattamenti o episodi di abbandono, quando magari nella maggior parte dei casi si tratta di differenti abitudini culturali o di mancanza di conoscenza delle leggi italiane. Le diversità soprattutto culturali vanno capite e rispettate non certamente giudicate superficialmente e pregiudizialmente come spesso accade.

 

Bologna: adolescente accoltella il fratello

L’assistente sociale vuole allontanare da casa il ragazzino ferito: denunciata 

BOLOGNA (5Agosto 2022). Un tredicenne con problemi comportamentali, in uno dei suoi sempre più frequenti scatti d’ira furiosa, ha accoltellato al braccio il fratello undicenne: ma i Servizi sociali del Comune appartenente alla città metropolitana di Bologna dove vive la famiglia hanno ipotizzato di allontanare il ragazzino ferito, lasciando il fratello “violento” con i genitori, così da “dar loro del respiro” e concentrarsi di più su di lui.

«Il quale è evidente che ha necessità di essere aiutato con percorsi e sostegni specifici, come indicato anche dalle sue neuropsichiatre sottolinea l’avvocato Miraglia, legale della famiglia però i Servizi sociali in due anni  hanno ritenuto di non intervenire, sebbene la sua violenza abbia avuto progressivamente un’escalation fino ad arrivare a ferire il proprio fratellino: dobbiamo aspettare il morto perché qualcuno intervenga?». 

Vista la gravità di quanto accaduto e l’inerzia dei Servizi sociali, la famiglia ha provveduto a querelare l’assistente sociale per omissione atti d’ufficio e lesioni personali colpose.

Il tredicenne ha iniziato a manifestare incontrollabili scatti d’ira furiosa circa due anni e mezzo orsono, divenuti via via sempre più ravvicinati e violenti: distrugge ogni cosa si trovi alla sua portata (ha causato danni per migliaia di euro al mobilio e alle suppellettili di casa), minaccia di uccidersi e di uccidere nel sonno il fratello o chi gli sta intorno, compreso la persona cui era stato affidato temporaneamente, per vedere se un allontanamento provvisorio da casa avrebbe smorzato i suoi eccessi. Nessun beneficio trae dalla cura farmacologica, a tal punto che anche le neuropsichiatre che lo hanno in cura hanno ipotizzato come soluzione migliore il suo ricovero in una struttura specializzata. In tutto questo tempo i Servizi sociali hanno temporeggiato fino ad arrivare all’ultimo, clamoroso episodio, nel quale il 19 luglio scorso il tredicenne, al culmine di uno dei suoi attacchi d’ira, ha impugnato un coltello da scanno e sferrato un fendente al braccio del fratellino, causandogli una ferita profonda.

«Nonostante sia tutto documentato – prosegue l’avvocato Miraglia – i Servizi continuano a temporeggiare senza contare il silenzio da parte del tribunale dei minorenni nonostante sia a conoscenza della situazione. È facile supporre come le assistenti sociali non abbiano la competenza professionale per gestire problematiche così gravi, pertanto sarebbe giusto accogliessero le proposte avanzate dagli specialisti, quali appunto le neuropsichiatre che hanno in cura l’adolescente. Ed è purtroppo ancora una volta evidente come il Tribunale per i minorenni scelga di farsi passare sotto il naso le relazioni dei Servizi sociali, prendendole per oro colato, senza preoccuparsi di analizzarle né di richiedere approfondimenti, lasciando che tutto scorra per inerzia. Ma in un caso grave come questo ogni minuto che passa potrebbe essere fatale. Dopo inutili e molteplici solleciti, nonché tutti gli eventi occorsi, solo recentemente il servizio sociale ha dichiarato di aver contattato una comunità, senza però iniziare alcuna pratica con la famiglia, che è tuttora in attesa di risposte, sperando che non arrivi il fendente decisivo!».

 

A Catona (RC) si parla di affidamenti illeciti

Francesco Miraglia porta la sua esperienza, raccolta nel libro “L’avvocato dei bambini”

 REGGIO CALABRIA (8 8iugno 2022). Si discuterà del complesso mondo degli affidi dei minori mercoledì 8 Giugno a Catona (RC)c/o la Fattoria Urbana, in via Vallegunga ne parleranno l’avvocato Francesco Miraglia del Foro di Madrid, esperto in Diritto di famiglia e Diritto minorile, insieme all’avvocato reggino Daniela Vita, al dott. Antonio Santisi , allo psichiatra Vincenzo Maria Romeo e alla psicologa María Pía Guarna.

Esiste un mondo articolato, legato a un vero e proprio business sulla pelle dei bambini figli di famiglie fragili o in temporanea difficoltà: un esempio eclatante è lo scandalo di Bibbiano, ma ogni giorno si consumano tante piccole e grandi “Bibbiano” nel silenzio più totale e nella disperazione dei genitori che si vedono i figli strappati e allontanati per anni, senza motivi validi e reali. E potrebbe capitare a chiunque, perché nella sua lunga carriera l’avvocato Francesco Miraglia si è imbattuto in casi di famiglie in condizione di povertà materiale e culturale, ma anche in professionisti affermati e in famiglie abbienti. Nessuno è immune. Ecco perché è importante parlarne, attraverso incontri e convegni pubblici; ed ecco perché l’avvocato Miraglia ha pubblicato il suo ultimo libro “L’avvocato dei bambini. Troppo potere senza controllo: ecco come si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti”. Con coraggio e con prove circostanziate e dettagliate, ricavate dalla propria vastissima esperienza professionale (oggetto, oltre tutto, di molte invidie e di molti falliti tentativi di intrusione), l’avvocato Miraglia squarcia il velo su un intero sistema di malaffare, quello della vendita della libertà delle persone e dei loro figli, che si nutre soprattutto di non conoscenza e di silenzio. Parlare e informare sulle norme e sulla loro applicazione ai principi della libertà e dell’uguaglianza – soprattutto dell’uguaglianza dei privati di fronte al potere pubblico – equivale a contrapporre un sistema di diritti e tutele ad un sistema di prevaricazione. In realtà né l’ordinamento né la scienza consentono e contemplano che l’autorità vincoli le relazioni familiari e vi instauri interventi perenni (e redditizi) sulla base di soggettive – e, dunque, potenzialmente arbitrarie – valutazioni, anziché alla stregua dell’accertamento e della qualificazione, con le garanzie del processo, di fatti e comportamenti comprovati. Ed è utile che ciò sia noto anche a chi sia incorso, o si senta in pericolo di incorrere, nel rischio di quegli interventi.

Urge poi si preveda la seria formazione di chi si occupa di minori in ambito giudiziario, per arrivare a una corretta valutazione delle capacità genitoriali, troppo spesso lasciata in mano ad assistenti sociali impreparati o, peggio ancora, truffaldini: attorno ai bambini in affido girano soldi, e tanti. Ma importante sarebbe dare un freno anche all’eccessivo potere che costoro hanno, senza che vi sia un adeguato controllo: ed è su questa lacuna che si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti. Che spesso si fanno forza persino della legge stessa: un esempio su tutti è l’articolo 403 del Codice civile, che prevede l’intervento della pubblica autorità a favore dei minori in situazione di abbandono morale o materiale. Se da un lato garantisce un aiuto immediato qualora esistesse davvero un pericolo imminente per un minore, dall’altro però troppo spesso viene utilizzato, orchestrando le prove ad arte, per sottrarre i bambini ai loro genitori, alimentando così il business degli affidi.

 

“L’ associazione culturale scientifica  In.Si.De. organizza a Reggio Calabria ” il convegno “servizi sociali, affidi, e genitorialità

 

REGGIO CALABRIA (7 Giugno 2022). L’avvocato, del Foro di Madrid, Francesco Miraglia sarà relatore martedì 7 Giugno in un convegno a Reggio Calabria dal titolo “Servizi sociali, affidi e genitorialità”, promosso dall’associazione culturale scientifica In.si.de alle ore 18 sito in Reggio Emilia via Bruno  Buozzi n° 17. Presso il centro B.C.M. Bottega di cultura e Metapolitica.

Con lui anche l’avvocato reggino Daniela Vita, insieme ad interventi della giornalista Antonella Pastorino, dello psichiatra Vincenzo Maria Romeo, della psicologa María Pía Guarna e dell’avvocato Ernesto Siclari. Francesco Miraglia è esperto in Diritto di famiglia e Diritto minorile e da anni combatte contro il sistema degli allontanamenti illeciti dei minori dalle loro famiglie, che si traducono, nei fatti, in vere e proprie adozioni mascherate. Tutto raccontato e ben documentato nell’ultimo libro di cui è autore, “L’avvocato dei bambini. Troppo potere senza controllo: ecco come si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti”. Perché Bibbiano è solo la punta di un iceberg, un’orribile vicenda nota in quanto assurta agli onori delle cronache: ma ogni giorno si consumano tante piccole e grandi “Bibbiano” nel silenzio più totale e nella disperazione dei genitori che si vedono i figli strappati e allontanati per anni, senza motivi validi e reali. Francesco Miraglia è redattore anche dell’opuscolo informativo «Servizi sociali, affidi e genitorialità: qualcosa da chiarire», realizzato in collaborazione con l’associazione Peribimbi.it proprio con lo scopo di aiutare e informare i genitori dell’attuale ordinamento giuridico italiano in materia di affidi, al fine di renderli maggiormente responsabili ed efficaci nella difesa del loro ruolo e nella protezione dei propri figli da potenziali abusi d’ufficio.”

 

Francesco Miraglia relatore al convegno sui diritti dei minori del Senegal

 

I bambini senegalesi in Italia sono tra i minori stranieri maggiormente allontanati dalle loro famiglie

L’avvocato Francesco Miraglia del foro di Madrid incontrerà la comunità senegalese lunedì 23 maggio a Pisa, per illustrare le modalità in cui funzionano i servizi sociali, gli affidi e la genitorialità in Italia. Miraglia, esperto in Diritto di famiglia e Diritto minorili, è autore di diversi libri, l’ultimo dei quali si intitola “L’avvocato dei bambini. Troppo potere senza controllo: ecco come si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti”. Relazioneranno insieme a lui alcuni rappresentanti di associazioni senegalesi in Italia e l’avvocato Carmen Pino del foro di Barcellona Pozzo di Gotto con decennale esperienza in materia minorile . Un convegno che sarà introdotto da Moustapha Wagne, segretario generale del coordinamento migranti di Verona e consulente in materia di immigrazione. Conosce bene la realtà dei minori senegalesi, che troppo spesso i giudici allontanano dai loro nuclei familiari per inserirli in comunità di accoglienza, quando magari in moltissimi casi si tratta di un problema di natura culturale o di mancanza di conoscenza delle leggi italiane: sarebbe pertanto importante, se non addirittura indispensabile, formare ed informare i cittadini senegalesi, attraverso iniziative come il convegno organizzato a Pisa.

Quella degli allontanamenti di bambini senegalesi dalle loro famiglie, ad opera dei servizi sociali italiani, è una vera e propria emergenza, che merita un’attenzione particolare da parte delle istituzioni italiane così come dei rappresentanti del Senegal in territorio italiano quali possono essere ambasciata e consolato.

Solo lo studio Miraglia di Modena sta seguendo una quindicina di casi di allontanamento di minori di origine senegalese: grazie all’intervento dello studio legale, a Genova e a Roma dei bambini sono riusciti a tornare tra le braccia dei propri genitori. Ma quanti ancora soffrono lontani da casa?

Ecco perché nel corso del convegno  verrà presentato  l’opuscolo «Servizi sociali, affidi e genitorialità: qualcosa da chiarire», realizzato in collaborazione con l’associazione Peribimbi.it, con lo scopo di aiutare e informare i genitori dell’attuale ordinamento giuridico italiano in materia di affidi, al fine di renderli maggiormente responsabili ed efficaci nella difesa del loro ruolo e nella protezione dei propri figli da potenziali abusi d’ufficio. Un opuscolo appositamente tradotto in francese per essere meglio compreso dalla comunità senegalese.

Negli anni scorsi l’avvocato Miraglia del foro di Madrid aveva prestato la propria opera di consulenza legale in un progetto integrato di tutela per i minori ecuadoriani, siglato con lo Stato dell’Ecuador attraverso la propria ambasciata in Italia, al fine di fornire assistenza legale e psicologica gratuita a tutte le famiglie alle prese con allontanamenti dei minori da casa. Anche in questo caso, complice anche la scarsa comprensione della lingua e delle leggi italiane, decine di bambini e ragazzi dell’Ecuador erano stati allontanati dalle loro case a affidati a comunità di accoglienza: diversamente da altri stati europei, nei quali si predilige l’affidamento ai parenti.

Pertanto, visti i numerosi minori allontanati dalle famiglie senegalesi, sarebbe auspicabile che anche il Senegal attivasse un progetto simile attraverso la propria ambasciata. E che sia di esempio ad altri Paesi, per dar voce ai bambini stranieri in Italia, che altrimenti voce non hanno.

Bimbo sequestrato in comunità blitz dell’Assessore Caucino e della Garante C.: vuole tornare a casa dalla sua mamma

Torino  20 Maggio 2022, C. è un bambino del Torinese che vive “sequestrato” in una comunità terapeutica nella quale è stato confinato due anni fa.

Tutto nasce dalle lamentele della madre del bimbo disabile, che evidenziava l’incapacità di gestire l’iperattività del figlio, da parte della scuola che frequentava.

Invece di fornire un supporto alla famiglia, il Tribunale Per i Minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta da più di 2 anni, ha confinato il bimbo dentro la comunità terapeutica, da cui non esce nemmeno per andare a scuola.

Da anni il bimbo non vede nessuno, nemmeno la mamma, inoltre viene regolarmente sedato con i farmaci.

“È un manicomio per bambini mascherato???” dichiarava l’Avvocato Miraglia, legale della madre di C. in un articolo pubblicato dopo averlo intervistato lo scorso Dicembre 2020.

Una madre disperata che per essersi recata in questa comunità con l’intento di poter vedere il suo bambino, o anche solo per poter sentirne la voce, è stata denunciata dagli stessi operatori della comunità, manco fosse una criminale.

Proprio per il legame della struttura con la Diocesi in questione, l’Avvocato Miraglia, l’anno scorso scrisse e pubblicò, una lettera destinata a Papa Francesco, di cui riportiamo uno stralcio :

«Sua Santità – prosegue l’avvocato Miraglia nella sua lettera – non è possibile trattare una mamma alla stessa stregua di un criminale, solo perché rivendica l’amore per il proprio figlio”.

“Ancor più grave è questo atteggiamento arrogante e prepotente, assunto dagli operatori che lavorano ed operano in una struttura di proprietà della Diocesi”.

“Ben sappiamo dei suoi tanti impegni, tanti sono i suoi pensieri, ma con tutto l’amore di Dio le chiediamo di dedicare un secondo della sua giornata a questo piccolo, che non vuole altro che riabbracciare la sua mamma”.

“Sua Santità, il mio studio legale da anni combatte contro il sistema degli affidamenti illeciti, contro l’alienamento dei minori dai propri genitori e contro questo mercato fatto sulla pelle dei bambini”.

“Mai avrei pensato di combattere contro chi opera in nome della Famiglia, dell’Amore e della Misericordia dei bambini”.

Ieri l’Assessore Regionale alla Famiglia Chiara Caucino, insieme al Garante per l’Infanzia, si è recata presso la struttura Paolo VI, dove da anni è rinchiuso C.

Un blitz istituzionale, dal quale sono emerse delle verità che da molto tempo sia l’Avvocato Miraglia, nella sua difesa, che l’Associazione Graziani Adelina, portano avanti.

In primis l’Avvocato Miraglia, l’Associazione Graziani Adelina, nella persone del Presidente Riccardo Ruà e la Vice Presidente Rachele Sacco, (e noi della testata che ci siamo occupati di alcuni articoli in merito alla situazione del bambino) vogliamo ringraziare, l’Assessore Caucino, per essersi prodigata in tal senso.

Anche l’Assessore Caucino insieme alla Garante per l’Infanzia Ylenia Serra, hanno appurato che il bambino chiede espressamente di poter ritornare a casa dalla sua mamma.

Una frase quella pronunciata da C. che noi conosciamo molto bene, una volontà che il povero bambino non ha mai smesso di esternare, pur vivendo in una realtà costrittiva, e di sedazione continua.

Ciò che chiede C. non è mai stato preso in considerazione, questo ci turba molto, e ci addolora apprendere che da molti anni il bambino soffre per questa ingiustificata reclusione, seppur né lui né la sua mamma si siano mai macchiati di alcun crimine.

Il bambino da anni non va più a scuola, non può parlare, e nemmeno ricevere l’affetto dalla sua famiglia, a lui è stato precluso tutto.

Dal blitz, che fece l’Associazione Graziani Adelina, che si occupa anche di Malasanità, emersero dei fatti a dir poco sconvolgenti.

Un medico della struttura, non solo non volle riceverli, ma asserì in presenza anche di testimoni, che il bambino non voleva vedere la sua mamma, in quanto ne aveva paura.

Un’affermazione questa che non corrisponde al vero, in quanto C. non ha mai smesso di amare la sua mamma, che tanto lo ama a sua volta.

Una madre amorevole, grande lavoratrice, che meritava un trattamento diverso, piuttosto che la privazione del figlio.

Una donna senza precedenti penali, una brava persona con una famiglia altrettanto integerrima, che si è vista strappare il suo bambino.

Era un normalissimo giorno di scuola per C. e non fosse che quando la sua mamma lo va a riprendere a scuola, e scopre che il bambino non c’era più, lo avevano portato via, per segregarlo in questa comunità.

Pensate a come possa essersi sentita questa madre, nell’apprendere tale abominio.

  1. aveva raccontato alla sua mamma che a scuola veniva addirittura bullizzato, e che i genitori degli altri alunni si erano uniti per fare in modo che il bambino non frequentasse più quella scuola.

Questo bimbo non è un mostro ve lo assicuriamo, è un bambino che oggi ha solo 9 anni, affetto da una disabilità, ma che può essere aiutato, non di certo ghettizzandolo, e togliendogli la famiglia.

 

Richiesta la nomina dell’amministratore di sostegno ad una mamma per aver chiesto gli alimenti per il figlio all’ex compagno

FERRARA (5 maggio 2022). Una vicenda particolare, per non dire assurda, ha come protagonista una donna di Ferrara: la quale si è rivolta al tribunale per ottenere le somme per il mantenimento del figlio che l’ex marito da tempo non versava. La felicità di aver vinto il procedimento si è spenta con la doccia fredda del provvedimento richiesto nei suoi confronti: il giudice e il pubblico ministero hanno chiesto che ad occuparsi di lei sia d’ora in poi un amministratore di sostegno, poiché «incapace di provvedere ai propri interessi di natura economica, si rende necessario provvedere alla nomina di un amministratore di sostegno che possa rappresentare la predetta nel compimento degli atti di quotidiana gestione». E a rincarare la dose, inspiegabilmente, il giudice dell’esecuzione avrebbe richiesto persino di sottoporre la donna a perizia medico-legale psichiatrica e alla sua segnalazione al centro di igiene mentale di Ferrara.

«Una vicenda allucinante – dichiara l’avvocato Miraglia – che vede questa donna colpita da un provvedimento inutile, che la priverebbe della possibilità di gestire il proprio denaro e di disporre della sua vita come meglio crede. E tutto sulla base del pronunciamento di un giudice che non ha mai incontrato né la signora, né noi che come studio legale la rappresentiamo. Una richiesta emessa sulla base di alcuni documenti presentati dall’ex compagno e che nulla hanno a che vedere con questa causa, intentata dalla signora per ottenere il pagamento della somma che l’ex marito non ha versato per il mantenimento di loro figlio. Causa per altro vinta proprio dalla signora stessa».

Come spesso succede la coppia, in grossa conflittualità, in sede di separazione si era denunciata a vicenda: tutte denunce che, nel caso della signora, sono cadute nel vuoto, tanto che la sua fedina penale è illibata. Ma a quanto pare il pubblico ministero avrebbe usato quelle vecchie denunce per screditare la signora agli occhi del giudice dell’esecuzione.

«In pratica la mia assistita – prosegue l’avvocato Miraglia – per aver avviato un procedimento di pignoramento verso l’ex marito che non corrispondeva il mantenimento a loro figlio, si è trovata a subire la richiesta di essere assistita da un amministratore di sostegno per gestire i suoi beni e considerata come malata psichiatrica. E senza che il giudice l’abbia mai vista in faccia e sulla base di documenti vecchi, non aggiornati e che nulla c’entrano con questo procedimento. Abbiamo scritto allora al Presidente del Tribunale di Ferrara, chiedendogli se la vicenda in questione si profili come un abuso, perpetrato ai danni di questa signora, oppure se si tratti di una prassi consolidata in tutti i procedimenti come questo. La signora, istruita e incensurata, è assolutamente in grado di intendere e volere e di provvedere a sé: in questo periodo si sta occupando a tempo pieno della madre invalida, a dimostrazione del fatto che le illazioni avanzate dal tribunale sul suo conto siano assolutamente prive di fondamento. Al Presidente del Tribunale di Ferrara chiediamo quindi di intervenire per capire su quali basi e con quali competenze il giudice dell’ esecuzione abbia ritenuto la signora passibile di procedimento psichiatrico e abbia quindi emanato un simile provvedimento, dal momento che la mia assistita non ha mai avuto un trattamento psichiatrico, non è in cura da nessun terapeuta né centro di salute mentale, ed è totalmente incensurata».

In tutta questa vicenda non si capiscono né il presupposto né la finalità di tale procedimento e ciò induce a pensare di essere davanti a un vero e proprio abuso, che si concretizza nell’esercizio anomalo da parte del giudice dell’esecuzione e del pubblico ministero del potere di incardinare un procedimento privo di fondamento e che limita in modo consistente i diritti di questa donna, senza alcuna ragione.

Quattro Giudici e un Avvocato denunciati per abuso d’ufficio a L’Aquila

Avvocato Miraglia: «Il ministero indaghi su come il Tribunale per i minorenni  amministra la giustizia»

 

L’AQUILA. Psicoterapeuta di una minore la prepara per un incidente probatorio contro il padre in Tribunale e poi presenzia a discutere del caso come componente, in qualità di Giudice onorario, del Collegio giudicante.

Un fatto grave perché mina l’imparzialità di chi è chiamato ad assumere importanti decisioni che cambieranno per sempre la vita dei minori. E ancor più grave poiché gli altri tre giudici componenti del Collegio, pur a conoscenza del conflitto d’interesse in atto, hanno comunque fatto partecipare la terapeuta/Giudice e sulla vicenda l’avvocato tutore della ragazzina non ha fatto una piega né ha mosso un dito.

A nulla sono valse le reiterate proteste dei genitori per la sentenza “viziata” da troppe irregolarità: alla fine, inascoltati, si sono visti costretti a denunciare per abuso d’ufficio la psicologa/Giudice, gli altri tre Giudici del Collegio e la tutrice dei figli.

«Oltre alla querela» dichiara l’avvocato Miraglia, al quale si sono rivolti i genitori «abbiamo portato l’esposto all’attenzione del Csm, della Procura generale presso la Cassazione e al Ministero della Giustizia.

Se è così che al Tribunale per i Minorenni de L’Aquila si amministra la giustizia, è opportuno che le istituzioni indaghino ed esaminino gli atti. Noi speriamo che sia un caso unico e isolato, ma se ce ne fossero altre di situazioni simili occorrerebbe qualcuno faccia le opportune verifiche».

Ogni punto è unico, ogni è puro. Il quadro d’insieme nasce punto per punti

di Raffaella Regoli

Ho trovato questo pensiero su un foglietto di carta, su un frigorifero, in una casa un tempo felice. Dove viveva un bimbo un tempo felice.  Un piccolo punto nell’universo.

Ma quella mamma oggi non c’è più. Se l’è portata via un cancro. E quel piccolo, di appena sei anni, s’è l’è portato via lo Stato.  Strappato agli zii, la sua unica famiglia. Senza un motivo accettabile. Secondo lo schema canonico di un decreto che ha l’immediatezza dell’ atrocità legalmente consumata.

Portato via con un blitz di uomini  armati  e giubbotti antiproiettile.

Ma questo è solo l’ultimo atto, di una lunga scia  di allontanamenti di bambini e ragazzi che avvengono in ogni angolo buio d’Italia. Proprio sotto i nostri occhi.  Secondo le stime fatte dall’Università di Padova, in media ogni giorno  63 minori vengono allontanati   dalle loro famiglie.

E se  oggi questo libro  ha un merito, è proprio quello di unire tanti piccoli punti oscuri, per restituirci un quadro d’insieme chiaro e intellegibile.

Miraglia ci accompagna per mano in un  viaggio,  dentro la distorsione di un Sistema che in nome dei “diritti inviolabili” dei bambini, ha partorito un Mostro.    I casi in cui bisogna intervenire con urgenza per prelevare un minore dalla propria famiglia e metterlo al sicuro, scrive Miraglia, “sono  soltanto due,  maltrattamenti e violenza sessuale. Non possono esserci altre eventualità, altrimenti si violano i diritti del minore e  della propria famiglia”.

Altrimenti sono rapimenti mascherati.

Perché Bibbiano non è un caso isolato. Magari lo fosse. Ormai ne abbiamo la certezza.

Faccio questo mestiere da oltre trent’anni.  Quando ho iniziato a indagare su queste vicende, da quando è esploso il caso “Angeli e Demoni”,  non pensavo di trovarmi di fronte a tutto questo.  Ho letto migliaia di carte, centinaia di relazioni di avvocati,  di  assistenti sociali, CTU vere e false, decreti di Tribunali per minori.

Ho abbracciato la disperazione di decine di madri  e  padri; guardato lo strazio di piccoli innocenti  spesso allontanati  in modo disumano. In palese violazione proprio di quei diritti che dovremmo avere  il dovere di difendere.  Famiglie distrutte. Figli strappati per sempre. Traumi che non si possono cancellare come il segno del gesso sulla lavagna.

Centinaia di storie e altrettanti dolori che mi hanno  scavato dentro.

E’ così che  ho conosciuto Miraglia.  Inciampando, un giorno d’estate,  in una di queste storie,  nata a margine di Bibbiano.  E talmente ingiusta da costringerci tutti a guardare.

Il rapimento della piccola di Reggio Emilia. L’avvocato Miraglia torna a parlarne in questo libro per far capire come da una sequenza di “errori”,  sia potuto accadere che una bimba di appena due anni venisse prelevata dal suo lettino, da finti uomini dell’ ENPA, la protezione animali,  che si sono introdotti nella casa dei suoi genitori. Rapita con l’inganno. Un decreto firmato dal giudice senza verificare le dichiarazioni, rivelatesi poi false, degli assistenti sociali. E se non fosse stato per quelle telecamere che avevano ripreso tutto, se non fosse stato per le denunce dell’avvocato e  per il valore che ogni tanto questo mestiere riesce a dare alle cose che accadono,  nessuno avrebbe creduto  a Stefania e a Marco,  a quei due genitori disperati.

E allora la domanda che spesso ricorre,  anche fra colleghi increduli, è sempre la stessa:  “Come è potuto accadere?”.

E invece accade sotto i nostri occhi, ma ci vuole coraggio per continuare a guardare. Ma il Libro dei consigli dice: “Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva”.  Ecco,  questo libro spinge  a guardare. E spiega in modo semplice come sia potuto accadere. Perché quello che vi racconta è già accaduto. Sta accadendo tutt’ora.  E accadrà ancora se non vi si porrà rimedio.

Magari Bibbiano fosse un caso isolato.  E invece ha aperto solo il vaso di Pandora. In tutt’ Italia si continuano a commettere abusi, in nome di una presunta  tutela del minore. Perché  quello che  ormai abbiamo capito,  è  che “Il sistema” degli affidi, degli allontanamenti,  delle comunità per minori, delle case famiglia, è  spesso una mangiatoia che  serve a sfamare  tutti.

E si badi bene.  Quando si parla  di “Sistema”, il narratore lo chiarisce subito, ed è la forza di questo libro,  non va a caccia di dietrologie,  di complotti o  questioni ideologiche.  Né segue ragioni politiche. Perché la politica qui non c’entra, anche se vorrebbe entrarci eccome.

Lo capirete leggendo. Spesso gli allontanamenti sono “adozioni mascherate”. Miraglia  spiega bene la differenza tra un giudice togato, che quindi si sottopone a un controllo della magistratura, e un giudice minorile onorario che invece non ha alcun controllo. Così i Tribunali minorili sono divenuti negli anni “tribunali speciali” a tutti gli effetti. Dove non c’è contradditorio. E dove ci sono troppi giudici onorari in conflitto d’interesse,   perché a volte sono consulenti di  una casa- famiglia o di una comunità, per cui non possono emettere un giudizio super partes.

Miraglia ci spiega come sia potuto accadere che gli assistenti sociali abbiano  acquisito  nel tempo un potere enorme, non controllato da alcuno. E le segnalazioni che vengono fatte sulle famiglie siano diventate un’arma potentissima nelle loro mani.

Così  scoprirete, pagina dopo pagina, che  troppo spesso c’è un’ unica ratio che muove le cose in questo universo dove i bambini sono piccoli punti che servono a sfamare il “Sistema”.  E che quell’unica ratio si chiama Denaro.

Perché i bambini valgono tanto.

Anzi con gli anziani sono forse il business più redditizio.  Per ogni minore mantenuto in comunità o in  casa-famiglia, lo Stato paga  in media 130 euro al giorno. Che diventano 320 euro al giorno,  se il ragazzo ha problemi psichici o una qualche disabilità. Ma quegli stessi soldi non vengono dati per sostenere le famiglie che si rivolgono spesso ai servizi sociali per chiedere aiuto.

Faccio un esempio più chiaro, una comunità terapeutica per minori, una CTM, che ospita 10 ragazzi, incassa qualcosa come 100mila euro al mese.  Quasi 100mila euro in un solo mese, che fanno più di un milione di euro l’anno.

Capite bene come bambini e ragazzi oggi muovano profitti enormi che spesso ingolosiscono gente senza scrupoli.  Le case-famiglia, le comunità per minori stanno prolificando come tenacissima gramigna, senza  i controlli adeguati.  E per l’assistente sociale o l’operatore, che lavora in queste strutture, spesso con contratti brevi e a pochi soldi,  alimentare il sistema vuol dire  semplicemente  mantenere il proprio posto di lavoro.  Senza porre o porsi  troppe domande.

E’ così che tutti consapevolmente e inconsapevolmente,  alimentano  il Sistema.

E’ così che bambini fragili, di famiglie fragili, diventano il Capitale umano da sfruttare.

In questi anni, ce lo siamo raccontati spesso con Miraglia, sono rarissimi i casi di bambini tolti a famiglie benestanti. O come si diceva una volta,  borghesi.

Il Capitale umano è spesso lì dove c’è una fragilità. Con le separazioni poi,   questo bacino si è allargato a dismisura. E la parola “conflittualità genitoriale” si è fatta alibi per altri abusi legalizzati.

Il Sistema oggi appare sempre più come  il mostro che per sopravvivere ha bisogno di continui sacrifici umani.  E nessuno fino ad ora ha fermato questa bestia.

Ma  la macchina può essere fermata.  Questo libro non vuole alimentare la paura. E piuttosto  un’ esegesi della realtà.  E una catarsi, che apre a una speranza.  Perché Miraglia ha l’abilità di portarci dentro un quadro normativo, con altrettante proposte per cambiare le regole. Per cambiare le cose.  Senza più alibi. Perché nessuno possa continuare più voltarsi dall’altra parte. Perché, come ha scritto Brecht, “di nulla sia detto  è naturale  in questo  tempo di anarchia e di sangue, di ordinato disordine, di meditato arbitrio, di umanità disumanata,  così che nulla valga come cosa immutabile”.

Nulla deve valere come cosa immutabile. Soprattutto una legge che permette l’arbitrio. Perché è sempre da un punto che nasce un disegno.

A me oggi piace pensare che quel piccolo punto sia proprio il grido di dolore del bimbo di Pavia. Mentre lo portavano via, col visino devastato di lacrime, supplicava gli agenti:  “Vi prego,  per favore,  non toccate lo zio…”.

Era il 29 luglio. E con l’ Italia  in vacanza,  quel video era rimasto impigliato nella rete dei social. Presto dimenticato.

Ho dovuto combattere perché riuscissimo a trasmetterlo in prima serata a “Fuori dal Coro”,  su Rete4 . Tutti hanno provato a fermarci. Persino il Tribunale dei minori.

Ringrazio Mario Giordano per la fiducia, per aver creduto con me che quel video andava mostrato in tv. Il grido di quel bimbo fatto nostro. E ringrazio l’avvocato Miraglia che oggi difende lo zio.

 

“Ogni punto è unico, il quadro d’insieme nasce punto per punto”.

Questo c’era scritto sul pensierino di febbraio. E quel pensierino apparteneva al bimbo di Pavia.