Primo Piano

Sempre fino alla vittoria

Voglio ringraziare tutte le Persone che conosco e tutte quelle che non conosco.
Voglio ringraziare i miei famigliari.
Voglio ringraziare i Professionisti che ogni giorno combattono le battaglie dello Studio Legale Miraglia.
Voglio ringraziare la storica segretaria dello Studio che in questo momento non è in ufficio avendo ricevuto in dono una bellissima bimba.
Voglio ringraziare l’ attuale segretaria dello Studio.
Voglio ringraziare tutte le associazioni che da anni si battono contro il mercimonio dei bambini.
Voglio ringraziare i Professionisti, cancellieri di Tribunali, ausiliari di Tribunali.
Voglio ringraziare il piccolo Giorgio ( nome di fantasia) di 7 anni , cha “abbiamo” restituito ai genitori dopo anni di battaglie che in un messaggio audio mi ha detto “ Francesco non mollare sei il mio IRONMAN”
Voglio ringraziare TUTTI voi per i messaggi, gli attestati di stima, gli attestati di riconoscenza, i messaggi di solidarietà che mia avete inviato in tutti i modi ed con tutti i mezzi

 

Che sia chiaro cari giudicetti, cari avvocatucoli, cari politicanti corrotti.

 

Io posso risultare simpatico o antipatico, posso essere considerato professionalmente capace o incapace ma una cosa deve essere chiara: io non VENDO i miei assistiti per sporchi giochi di potere, io non TRADISCO quanti hanno affidato la loro vita e quella dei loro bambini nelle mie mani per sporchi compromessi con i potenti.

Tante volte fin dall’ inizio della mia professione ho rifiutato qualsiasi compromesso; ho tutelato in tutto e per tutto quanti si sono affidati a me.

Già nel 2004 sollevai il caso dei pazienti psichiatrici che venivano “ sfruttati” da cooperative sociali attraverso una convenzione con l’ AUSL, in quanto venivano retribuiti per un lavoro vero con la paga di € 2,00 all’ ora.

Già quella volta rifiutai il compromesso con i potenti e portai avanti la mia battaglia fino a quando le cooperative sociali e l’ AUSL non furono obbligate a cambiare la convenzione.

Ancora oggi da 17 anni ricevo ogni Natale gli umili regali, ma per me preziosissimi, dei miei assistiti psichiatrici.

Tale questione ed il mio rifiuto di accettare compromessi ed illeciti accordi fecero arrabbiare l’allora Sindaco di Modena che si recò presso il Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Modena; fu ricevuto dall’ allora ex Presidente dell’ Ordine ( che ahimè me lo sono ritrovato come vice Presidente ancorchè decaduto del CNF) perchè doveva essere risolto il problema “ Miraglia”.

Io venni a sapere di questo incontro e mi arrabbiai con il mio Ordine di appartenenza e lo definii apertamente un “carrozzone corporativistico” che non tutela gli interessi dei cittadini- assistiti ma solo di chi ne fa parte.

Venni denunciato per diffamazione dall’ Ordine degli Avvocati di Modena e fui assolto dal Tribunale di Mantova.

In questo clima si inserisce la questione del 2005 che viene ora presa a pretesto per sanzionarmi disciplinarmente e per cercare di mettere a tecere il mio impegno a tutela dei Bambini e delle Famiglie.( si consideri che i fatti sono del 2005, il procedimento disciplinare viene aperto nel 2014 , la sanzione è del 2021!!! Se fosse stato una cosa seria e grave perchè non sanzionarmi subito???)

Anche in tale questione la mia rettitudine morale ha fatto si di non accettare illeciti accordi che compromettessero il mio assistito lavoratore del comune di Modena

Ho accusato pubblicamente il Comune ed il Sindacato che non aveva tutelato il lavoratore ( una estorsione non si fa in pubblico o sui giornali!!!) ed ho portato in causa il Sindacato con  una richiesta danni giudiziale che venne artatamente e falsamente, grazie alla testimonianza di un’ avvocato dell’ ordine di Modena, equiparata ad una minaccia estorsiva.

 

Cosi come nel caso “ Bibbiano”  non mi sono mai chinato al volere dei POTENTI.

Venni convocato nel suo ufficio da un importante magistrato, il più importante, il quale mi chiese di parlare pubblicamente a suo favore, a favore del Tribunale dei Minori evidenziando come i giudici siano stati ingannati anche loro, dai servizi sociali.

Alla fine dell’ incontro mi disse: “Avvocato cosi anche Lei avrà un amico a Roma”.

Io lo rassicurai.

La sera dopo ospite di Mario Giordano dichiarai pubblicamente e convintamente come i primi responsabili del sistema Bibbiano, che dilaga in tutta Italia, siano propri i magistrati che non fanno il loro dovere per incapacità o per malafede.

Non potevo tradire le mie convinzioni, non potevo tradire le mie battaglie, non potevo soprattutto tradire i miei assistiti e i loro bambini.

Sono fiero ed orgoglioso della mia scelta.

Magari non sarei stato estromesso dall’ albo ma come avrei potuto guardarmi allo specchio? come avrei potuto rispondere al telefono e parlare con genitori disperati a cui vengono tolti i figli?

Questo sono IO. ( essere giudicato da un avvocato, con tutto il rispetto, che come massima notorietà ha quella di inviare lettere di sollecito ai condomini morosi offende la mia intelligenza!!! Ma dai non scherziamo!)

Non mi fermeranno.

Non ci fermeranno.

Hanno solo un modo per fermarmi: con la mia eliminazione fisica. ( occhio però dovranno avere un buona mira perché se rimango vivo poi sono cazzi amari !!!)

 

Da ultimo voglio lanciare un messaggio tranquillizzante per TUTTI.

Mi riferisco anche a quei avvocatucoli sciacalli che chiamano qualche mio assistito per informarlo della mia situazione come se io non l’avessi già pubblicamente comunicato, anche ai giornali.

 

Queste illecite ritorsioni non attingono il mio titolo di avvocato europeo, per effetto del quale ho esercitato, esercito ed eserciterò sempre la mia professione anche e specialmente contro i potenti nella’ attesa della decisione della Suprema Corte.

Queste ritorsioni, non attingono i professionisti che da sempre mi hanno affiancato nella mia professione.

Lo Studio Legale Miraglia con testa alta e fiera combatterà ancora più di prima e con maggiore convinzione contro tutte le storture italiane in ogni ambito del diritto ognuno secondo le proprie specializzazioni e competenze.

 

SEMPRE FINO ALLA VITTORIA O SE PREFERITE HASTA LA VICTORIA SIEMPRE.

 

 

Francesco Miraglia

Continuo a difendere gli innocenti dagli sciacalli. E non riescono a fermarmi

Mi attribuiscono il merito di avere smascherato il sistema Bibbiano, di aver chiarito che esso si riproduce, identico a se stesso, in molte parti d’Italia, di aver spiegato che i veri responsabili sono i giudici, che gli avvocati non hanno difeso i propri assistiti, che politici e amministratori ne guadagnavano e guadagnano tuttora soldi e potere. Io non ho mai pensato di avere meriti particolari, ma ora iniziano a farmelo credere: adesso che, ancora una volta e senza riuscirci, i politicanti che dominano da decenni in Emilia, insieme a loro pedine nei consigli forensi e tra i magistrati, cercano di fermarmi, di impedirmi ogni attività. Ripeto: senza riuscirci, e spiego perché. Come molti sanno, mi sono sempre impegnato nella difesa dei deboli, dei genitori poveri a cui vengono strappati i bambini, dei lavoratori sfruttati e raggirati dal sindacato, dei malati psichiatrici costretti a lavorare a due euro all’ora per cooperative sociali. A differenza di altri, non ho taciuto, ho difeso i miei assistiti senza paura dei potenti: e ho ricevuto, di tempo in tempo, una cinquantina di esposti, spesso di avvocati e giudici, ma tutti sempre messi da parte, perché evidentemente falsi ed interessati.

In alcuni momenti, però, il mio impegno e i riconoscimenti di persone oneste hanno fatto tremare qualche potente un po’ più potente (nella Fattoria degli Animali di Orwell, gli animali sono tutti uguali, ma il maiale è un po’ più uguale degli altri).

Per esempio, nella primavera del 2013 ho denunciato pubblicamente che alcuni giudici minorili mi avevano proposto un patto illecito, promettendo che non avrebbero mandato in adozione Stella (nome di fantasia), se io avessi convinto i genitori, miei assistiti, a non lamentare in una nota trasmissione televisiva le falsificazioni e gli abusi commessi dal tribunale minorile.

Ed ecco che, puntuale, nell’estate di quell’anno, arriva una condanna nei miei confronti: recuperano un vecchio esposto del 2005, il più farneticante di tutti, in cui una sindacalista si doleva che avessi tentato di estorcerle denaro, quando invece avevo richiesto al sindacato un risarcimento per un lavoratore ingannato e da lei male assistito, poiché gli aveva fatto perdere il posto di lavoro per una malattia che non gli impediva di restare in servizio presso il comune di Modena, in cui era impiegato. Tutti coloro che si erano occupati di quell’esposto lo avevano accantonato come pazzesco, compreso il giudice, che aveva sbugiardato e redarguito i falsi testimoni. Ma questa volta le cose cambiarono. Il giudice venne sostituito e il nuovo magistrato, equiparando incredibilmente la richiesta di risarcimento al sindacato a una minaccia estorsiva rivolta alla sindacalista, pronunciò una condanna, per così dire, a orologeria: a pochi giorni dalla prescrizione del reato. Poi, nella cancelleria scompare il fascicolo, così quando impugno la sentenza la prescrizione è già maturata: nonostante io chieda di riesaminare l’assurda accusa, i giudici d’appello e di cassazione non perdono tempo a rivalutare fatti prescritti.

Gli avvocati (quelli che non difendono e provano fastidio nei confronti di chi difende davvero i clienti) colgono la palla al balzo: nel 2014 aprono un procedimento disciplinare tardivo, perché quel processo si riferiva a fatti vecchi di dieci anni ( del 2005), mentre la legge forense, già entrata in vigore da tempo, fissa a sei anni il limite per procedere (e ciò in aggiunta all’assurdità dell’accusa e al palese mendacio dei testimoni). Patisco un ingiusto periodo di sospensione (durante il quale più di prima denuncio le storture del sistema e vengo ascoltato anche dai mezzi di informazione) e ritengo che sia finita lì.

Ma nel luglio 2018, nella mia arringa finale del processo Aemilia di primo grado per supposte infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’imprenditoria emiliana, mi permetto di osservare che un processo serio avrebbe dovuto riguardare anche i politici e gli amministratori che per anni, stando all’accusa, avevano fornito appalti e copertura all’organizzazione criminale, in quel di Reggio Emilia. E tra quei politici e amministratori, come si sa, ve ne erano (e ve ne sono) di potenti, con incarichi locali e nazionali.

Nuovamente giunge puntuale il tentativo di repressione: ancora per quella vicenda del 2005, falsamente costruita molti anni prima, un collegio di avvocati, presieduti da un esponente, guarda caso, dell’ordine di Reggio Emilia, pronuncia la mia estromissione dall’albo.

La decisione era lacunosa, piena di errori e falsità, oltre che emessa in violazione del limite temporale imposto dalla legge forense.

Il mio impegno, però, continuava.

Nel 2019 esplode la notizia dell’inchiesta Angeli e Demoni, su Bibbiano.

Nel 2020 vengo indicato dall’ Espresso e da Repubblica tra i principali “testimoni” dell’accusa.

Nel 2021, dalle intercettazioni sul caso Palamara e dalle dichiarazioni rese dallo stesso emerge che alcuni politici, tramite ex esponenti del Consiglio dell’Ordine di Reggio Emilia e magistrati, hanno tentato di ostacolare e limitare l’inchiesta su Bibbiano e la stessa inchiesta Aemilia affinché non arrivasse a coinvolgere alcuni politici locali e nazionali.

Frattanto, in quegli stessi periodi, molte vittime del sistema Bibbiano si rivolgono a me, lamentando di non essere mai state effettivamente difese dai loro avvocati.

E a me si rivolge anche un importante magistrato, proponendomi di “aiutarci l’un l’altro”, di prendere posizione nel senso (assurdo) che i giudici minorili fossero a loro volta vittime dell’inganno di alcuni assistenti sociali e, in definitiva, chiedendomi di non ostacolare le sue attuali e future aspirazioni di carriera. Naturalmente, rispondo che non mi presto a scambi di aiuti segreti o illeciti, che non ho bisogno di ricevere né intenzione e modo di fornire.

Ecco, ancora una volta, la puntuale risposta repressiva: nel giro di pochi giorni, un esposto anonimo, rivolto contro di me e contro il sostituto procuratore di Reggio Emilia che conduce l’accusa su Bibbiano (frattanto arrivata a processo), preannuncia la conferma della mia estromissione dall’ordine, che dopo pochi giorni arriva con una sentenza redatta da un avvocato che dimostra di non essersi nemmeno letto il fascicolo.

Ovviamente, ho già proposto il ricorso per cassazione e nel giudizio della Suprema Corte confido in modo sincero: la sentenza (che necessariamente doveva intervenire a fermare il nuovo ciclone sui fatti di Bibbiano e sugli illeciti ostacoli posti all’inchiesta) è talmente frettolosa e parziale che non analizza le ragioni da me apportate, ma ne inventa altre, in modo da non affrontare gli errori della prima decisione, e così obbedisce a tutt’altro che ai criteri del diritto, senza indicare nemmeno l’esame dei fatti e le palesi e reciproche contraddizioni di chi li ha palesemente e poco abilmente inventati.

A fronte di così maldestri attentati, non ho certo bisogno di rendere ulteriori spiegazioni a chi conosce la mia esperienza e condotta. Devo tuttavia chiedermi: queste sono le cartucce che ladri di bambini e politicanti corrotti hanno da sparare? Così intendono fermare un impegno che parte dalla coscienza e dalla vicinanza alla gente per bene, agli ultimi, ai bambini, ai deboli, agli innocenti?

Sparano a vuoto, ancora come in passato: le loro illecite ritorsioni non attingono il mio titolo di avvocato europeo, per effetto del quale ho esercitato, esercito ed eserciterò sempre la mia professione anche e specialmente contro i potenti e le storture italiane.

Quelle ritorsioni, anche grazie ai professionisti che da sempre mi hanno affiancato nella mia professione, in primis mio fratello (buon sangue non mente!!!), soprattutto, non attingono il mio essere avvocato vero e convinto: un difensore, cioè, che difende chi ne ha bisogno; una voce per chi non ha forza di far sentire; un dito puntato contro le storture di un sistema a cui tengono bordone signorotti, giudicetti, avvocatucoli.

Sono con me (e io con loro) cittadini (moltissimi), colleghi onesti (pochi), associazioni ed enti socialmente impegnati ed istituzionalmente riconosciuti.

Il mio impegno e il mio lavoro, in serietà e costanza, proseguono, insomma, oggi più di sempre.

 

Francesco Miraglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il marito marito la stupra: il Tribunale le sospende la responsabilità genitoriale

La decisione assunta dal Tribunale per i minorenni di Trento
Avvocato Miraglia: «Così si disincentivano le donne a denunciare le violenze»

TRENTO (1 febbraio 2021). Oltre alle violenze, anche sessuali, subite dall’ex marito, rinviato a giudizio per questo, una donna della provincia di Trento si è vista pure sospendere la responsabilità genitoriale sui propri figli. La decisione è stata assunta dal Tribunale per i minorenni, ignorando completamente le imputazioni e il processo penale a carico dell’uomo.
«Si tratta di un danno enorme» commenta l’avvocato Francesco Miraglia, che difende questa madre, «sia per questa donna, che ha già patito anni di violenze, sia per tutte le altre donne che subiscono maltrattamenti dai loro compagni: come potranno denunciarli serenamente, senza temere di vedersi “ colpevolizzati addirittura perdendo al responsabilità dei propri figli ».
La donna, dopo anni di maltrattamenti fisici e psicologici, sfociati in un episodio di violenza sessuale, ha denunciato il marito, da cui poi ha deciso di separarsi. Indubbie le responsabilità dell’uomo: attualmente è sottoposto a misura cautelare di allontanamento dalla casa famigliare, di divieto di avvicinamento all’ex moglie a meno di 500 metri da lei e dai luoghi che frequenta, e di obbligo a non comunicare con lei con qualsiasi mezzo. Nei suoi confronti il tribunale di Trento ha emesso un decreto di giudizio immediato: è imputato di maltrattamento fisico e morale, perché ha ripetutamente offeso l’ex moglie, minacciandola di toglierle i figli; l’ha percossa e strattonata per i capelli, gettata a terra e presa a calci. L’ha persino costretta a scappare di casa in virtù di un episodio di violenza sessuale. «Nonostante questo» prosegue l’avvocato Miraglia, «quando alla luce dell’avvio delle pratiche di separazione il tribunale per i minorenni ha deciso di sospendere la responsabilità genitoriale ad entrambi. Persino a questa donna, che ha subito maltrattamenti di ogni genere, che ha sempre dimostrato grande cura e affetto verso i figli, che li mantiene ed educa in maniera eccellente. Comprendiamo la necessità di tutelare in primis i bambini, ma questa, di fatto, è una decisione gravissima, che rischia di disincentivare le donne a denunciare le violenze, in un Paese, qual è l’Italia, in cui ogni anno si contano quasi cento femminicidi. La tutela dei bambini non prescinde da quella della loro madre».

” Armando Editori presenta: “Bambini Prigionieri”

“10, 100, 1000 Bibbiano. Il nuovo libro di Vincenza Palmieri e Francesco Miraglia. Il volume arriva in libreria proprio quando un altro possibile “caso Bibbiano” si affaccia alle cronache: nell’indagine coordinata dalla Procura di Massa la Filiera Psichiatrica sembra manifestarsi, ancora una volta, in tutta la sua ferocia

«Se fin dal principio non avessimo utilizzato ciò che abbiamo di più caro – il Diritto, la Ricerca, la Scienza senza scheletri nell’armadio, la Libertà di Comunicazione – e non ne avessimo fatto un metodo, molte cause sarebbero state perse: molti bambini sarebbero stati persi. E noi preferiamo essere scomodi che perpetrare l’ingiustizia».

È uno dei passaggi di Bambini Prigionieri, il nuovo libro di Vincenza Palmieri (Presidente Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare e Consulente Tecnico Forense) e di Francesco Miraglia (Avvocato Cassazionista Esperto in Diritto Minorile e Mediazione Penale) da oggi in libreria con Armando Editore.

Con una Prefazione di Mario Giordano e la Postfazione di Francesco Morcavallo, il testo racconta – partendo dal “caso Bibbiano” – le storie di madri e padri che si sono visti sottrarre i propri figli a causa di una presunta inidoneità genitoriale. Storie di allontanamenti illegittimi e di perizie “copia & incolla”, di bambini strappati alle loro famiglie solo per essere segregati nelle strutture, sedati e a volte persino legati ai letti; nonché di cooperative create e mantenute in vita al solo scopo di lucrare, spesso con la compiacenza della politica, sulla pelle dei più deboli.

 

Bambini Prigionieri arriva sugli scaffali nello stesso giorno in cui un altro possibile “caso Bibbiano” s’impone all’attenzione mediatica. Si tratta di un’indagine anticorruzione coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa, che vede coinvolti funzionari pubblici, rappresentanti di enti locali e gestori di una cooperativa rispetto ai servizi di “Accoglienza” dei minori:

Una filiera declinata in tutto il suo torbido invischiamento, sostiene Vincenza Palmieri per fare sempre più affari con i bambini prigionieri. Questo volume è il nostro contributo affinchè  “10, 100, 1000 Bibbiano” possano  mettere a nudo ancora una volta il Sistema di collusione politica che, attraverso clientelismo e bacini di voti lavora notte e giorno per alimentare se stesso, a discapito dei Minori e delle Famiglie”.                     

I fatti di Massa Carrara» afferma Francesco Miraglia «come tante altre inchieste di questi anni, dimostrano l’esistenza di un sistema che merita attenzione da parte dell’opinione pubblica ma soprattutto della politica, di ogni colore. Storie portate alla luce in questo libro, che raccontiamo attraverso casi concreti vissuti in prima persona come professionisti.“

Se “10, 100, 1000 Vietnam”, 50 anni fa, rappresentava l’entusiasmo dei giovani che auspicavano un’epocale rivoluzione sociale, oggi – con identico entusiasmo – “10, 100, 1000 Bibbiano” vuole essere il grido di chi si dà la missione di liberare i BAMBINI PRIGIONIERI e smascherare una Filiera Psichiatrica e Politica che anche quest’anno, a Natale, lascerà oltre 50 mila bambini lontani dalle proprie case.

 

Svolta nel caso Camparini

La Corte di appello di Bologna le ha nominato un curatore speciale. La ragazzina, ormai quindicenne, potrebbe finalmente conoscere la verità sulla sua adozione.

REGGIO EMILIA (13 Agosto 2020). C’è una svolta positiva nella vicenda di Anna Giulia Camparini, la ragazzina, ormai quindicenne, che da quando aveva due anni è stata strappata ai suoi genitori ed è stata adottata da una nuova famiglia a causa di un’orchestrazione quasi diabolica: la Corte di appello di Bologna con provvedimento del 11 agosto le ha nominato un curatore speciale nella causa avviata dai suoi genitori naturali, che hanno chiesto la revocazione della sentenza di adottabilità.
Di conseguenza è stata revocato l’incarico della Tutrice che per tutta la fase processuale di adottabilità ha sostenuto con forza che i genitori di Anna Giulia erano inadeguati e non meritevoli di accudire la figlia.
Già l’anno scorso tra le diciotto persone raggiunte da misure cautelari emesse all’interno dell’inchiesta “Angeli e Demoni”, vi è anche l’assistente sociale che per prima redasse la relazione che causò l’allontanamento di Anna Giulia Camparini, la bimba strappata ai genitori  e data in adozione a un’altra famiglia. Fa parte anche lei delle persone indagate tra quelle che compongono la rete di servizi sociali della Val D’Enza, accusate di false relazioni per allontanare i bambini e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti.
Ancora più incredibile, alla faccia di tutte le norme in materia i genitori adottanti, conoscono perfettamente le carte dei procedimenti, il passato di Anna Giulia e addirittura vita morte e miracoli dei genitori.
Come è stato possibile?
O ciò è frutto di una coincidenza o questa vicenda merita un’inchiesta del CSM visto che tutti i fascicoli di adozione sono segretati.
Qualcuno ha avuto interesse ad informare gli adottanti di Anna giulia?
E perché?
Ci saremmo aspettati un intervento del Presidente del Tribunale per i Minorenni visto che dal sottoscritto è stato prontamente informato di questa anomalia.
La Corte d’Appello di Bologna in seguito al ricorso di revocazione ha disposto la revoca della tutrice rivela l’avvocato Francesco Miraglia, legale dei coniugi Camparini, «nominando un curatore speciale, una figura “terza” che faccia finalmente i suoi interessi. i genitori adottivi sono parte in causa e in pieno conflitto di interesse. Per dare voce ad Anna Giulia ci vuole quindi una persona diversa, al di fuori di tutta questa intricata e drammatica vicenda. Qualcuno che faccia davvero gli interessi di Anna Giulia e che, forse, dovendo parlare con lei per rappresentarla, le racconterà tutto quello che è successo, tutta la verità, cosa hanno fatto i suoi genitori per lei, che non hanno mai smesso di lottare per riaverla con sé. Non sappiamo cosa le sia stato raccontato finora, ma ci auguriamo che sappia finalmente la verità».
La prossima udienza è stata fissata per il 9 ottobre

Donna picchiata e costretta a prostituirsi, il Tribunale le toglie i figli

Il Tribunale le toglie i figli perché è una “poco di buono”. I ragazzi vivono in una comunità fatiscente: quando la madre ha protestato, le hanno sospeso le visite.

ROMA (18 Giugno 2020). Non bastava il compagno violento che la picchiava e la costringeva a prostituirsi: anche la tutrice, che il tribunale ha nominato perché si occupasse dei suoi due figli,  ha infierito su di lei.
A una donna romana hanno tolto i figli e pure le visite, dopo che ha “osato” chiedere una verifica delle condizioni fatiscenti in cui versa la comunità che ospita i due ragazzi. «Incredibile l’accanimento della tutrice nei confronti di questa mamma, chiamata a vegliare sui ragazzi e sulla loro serenità, che non ha perso occasione, nei vari atti depositati in tribunale, di sottolineare che questa mamma non sia adatta ad occuparsi dei figli. Probabilmente, per questa tutrice e per il tribunale per i minorenni, una donna: picchiata, maltrattata, costretta a prostituirsi e che ha avuto il coraggio di denunciare tutto all’autorità giudiziaria per proteggere sé e i suoi bambini, non ha il diritto di essere mamma.
Più volte, questa mamma, si è dovuta recare al pronto soccorso per le botte prese dal compagno che, nel suo violento comportamento soggiogante, la obbligava a prostituirsi per pagare i suoi debiti di droga. All’ennesima violenza, la donna ha avuto la forza di ribellarsi, di denunciare tutto, rivolgendosi a un centro antiviolenza. Sperava nella ripresa di una vita normale, ma si è dovuta scontrare contro un tribunale, una tutrice e un servizio sociale.
Anche in questo caso non si può che parlare di un pregiudizio nei confronti di due bambini, dall’altro lato, sono state completamente ignorate le relazioni della comunità di accoglienza, i terapeuti e quanto sostenuto dal dipartimento di salute mentale di Roma che definiscono questa mamma una persona equilibrata, con un buon rapporto con i suoi due figli.
Com’è possibile che un Tribunale e una tutrice ignorino completamente quanto hanno subito questa mamma e questi bambini?
Com’è possibile colpevolizzare questa mamma per il fatto che questi due bambini non vogliano incontrare il padre?
Com’è possibile che nessuno si chieda il motivo per cui questi bambini hanno paura del papà?
Non è accettabile colpevolizzare questa mamma, ma ancora più incredibile è che la tutrice, che ha incontrato i bambini in due anni solo per quattro volte, ha ignorato completamente le precarie condizioni della comunità in cui si trovano i bambini, ha ignorato le foto che dimostrano un ambiente malsano e inadeguato, non solo per i figli della mia assistita, sostiene l’Avv. Miraglia, ma anche per tutti gli altri piccoli ospiti.
Qualcuno dovrebbe spiegarci e spiegare il perché la tutrice non si è sentita in dovere di rivolgersi all’autorità giudiziaria per controllare quanto succede in questa comunità.
Ancora, qualcuno dovrebbe spiegarci e spiegare se e quante ispezioni sono state fatte in questa comunità.
Temo che, anche in questo caso, nessuno abbia avuto il tempo di capire come vengono trattati e come vivono i bambini in queste comunità.
I ragazzi sono stati allontanati dalla loro vita abituale, il figlio più piccolo non è più stato mandato a frequentare le lezioni di catechismo, tanto che dovrà saltare i sacramenti. Guai per questi ragazzi lamentarsi di qualcosa o rifiutarsi di vedere il padre, che nonostante i reiterati comportamenti violenti, può vederli tranquillamente: ebbene, gli operatori della comunità li minacciano continuamente di mandarli in affidamento a un’altra famiglia.
Come ultimo sgarbo, nel momento in cui la donna, prove fotografiche alla mano, ha chiesto alla tutrice  e al Tribunale di verificare le condizioni igieniche e strutturali della comunità in cui sono alloggiati i suoi due figli (sporcizia, disordine, ambienti malsani e cibi scaduti), questi non solo non hanno risposto, ma anzi, hanno comunicato la sospensione degli incontri tra la mamma e i suoi ragazzi.
Addirittura, la bambina che ha trovato il coraggio di chiamare la madre e chiedere aiuto con un telefono cellulare, ora è “segregata” in camera da maggio e solo ultimamente può uscire nel cortile guardata a vista da un operatore.
«Abbiamo presentato ricorso» conclude l’avvocato Miraglia «e siamo pronti a dare battaglia legale nel caso dovesse capitare qualcosa ai ragazzi, per l’incuria in cui vivono a causa delle scelte ingiustificate, a danno di questi ragazzi che chiedono solo di poter tornare a casa dalla madre.

Bimbo di Monza reso disabile per incuria: il Tribunale non ricusa il Giudice

 Avvocato Miraglia: «Il bimbo rischia di tessere abbandonato a stesso: intervenga il Governo al più presto»
 
MONZA (9  Giugno 2020). Il Tribunale di Monza non ha ricusato il giudice incaricato della vicenda del piccolo di cinque anni di Monza, in coma, semiparalizzato e ipovedente a causa di un’infezione non curata.
Il Tribunale non ravvisa manchevolezze nell’operato del magistrato, che in realtà, disinteressandosi palesemente delle sorti del piccolo, mai ha ascoltato le richieste presentate dalla madre, che, prove alla mano, aveva più volte chiesto un intervento, visto il profondo stato di incuria in cui il figlioletto versava da quando il giudice glielo aveva tolto per affidarlo esclusivamente al padre. Il giudice non ha assunto alcun tipo di decisione e purtroppo il bambino adesso giace immobile in un letto, privato dall’uso delle gambe e anche della vista.
«Avevamo richiesto la ricusazione del giudice del Tribunale ordinario di Monza» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, legale della mamma del bimbo, «ma il fatto che sia stata respinta la nostra domanda e che il giudice sia ancora come relatore del caso, non significa che abbia fatto un buon lavoro. Eravamo consci che giuridicamente mancavano i presupposti per il suo allontanamento dal caso, ma speravamo che prevalessero il senso di giustizia e l’etica morale. Ma visto cosa sta succedendo nella magistratura, non ci aspettavamo certo che dei giudici prendessero posizione contro un collega. Nella sostanza le cose però non cambiano: non ci fidiamo più di questo giudice, la madre stessa non ha più fiducia nell’operato di questo magistrato, qualunque decisione assumerà in futuro».
Purtroppo però esiste il grave rischio che il bambino venga riaffidato al padre, dal momento che nessun magistrato ha disposto diversamente, finora, nonostante la gravissima condizione in cui si trova. A causa di un’infezione che il padre non aveva curato, a febbraio era stato ricoverato all’ospedale di Bergamo con una Encefalomielite acuta: dopo settimane di coma, il bimbo si è svegliato paralizzato e ipovedente. Adesso è stato trasferito in un centro di riabilitazione di Lecco, dove la madre lo accudisce quotidianamente, con grandi sacrifici perché non è vicino a casa sua, preoccupata dalle sue condizioni: nessuno, al momento, può dire quante funzionalità potrà recuperare il suo bambino, che fino a quattro mesi fa correva, saltava e giocava spensierato.  
«Sarebbe il momento che qualcuno intervenisse seriamente» prosegue l’avvocato Miraglia, «che gli ispettori andassero a vedere come funziona il Tribunale di Monza, che la ministra per la famiglia Elena Bonetti e il ministro per la Giustizia Alfonso Bonafede intervenissero ad occuparsi di questo caso, di questo bambino, già trascurato anche troppo. Dove sono la specchiata onorabilità e l’etica morale che dovrebbe caratterizzare l’operato di un magistrato? Dov’è l’interesse primo verso i bambini che dovrebbe perseguire il tribunale dei minorenni? Dove sono il senso di giustizia e il buon senso che dovevano prevalere nel trattare il caso di questo bambino? Il giudice non si dovrebbe certo dichiarare colpevole, ma dal punto di vista etico e morale ci permettiamo di sollevare più di qualche dubbio sul suo operare: non si può trattare un bambino come un numero di pratica, non stiamo parlando di quote societarie da suddividere. Qui parliamo di un bambino di cinque anni, che ha potenzialmente altri ottant’anni di vita davanti a sé e chissà in quali condizioni. Il giudice ha dimostrato superficialità, non si è mai preoccupato seriamente di questo caso, non ha nemmeno fissato un’udienza per valutare il caso: semplicemente si è dimostrato indifferente alle sorti di questo bambino, che merita invece, giustizia».
 

Ragazzina prigioniera da due anni di comunità terapeutica

La imbottiscono di farmaci e basta, senza un progetto di recupero.Blitz dei genitori per liberarla

PAVIA (5 Giugno 2020). Da due anni una diciassettenne di Pavia vive praticamente sequestrata nella comunità terapeutica, in provincia di Alessandria, dove viene imbottita di psicofarmaci, a tal punto da non riuscire più a parlare, se non balbettando o incespicando, e a tenersi pulita, in quanto non ha più controllo della sua vescica. Sviene spesso, non va più a scuola: eppure il tribunale dei minorenni di Milano l’ha costretta a stare lì per il “suo bene”. La ragazza era stata, purtroppo, vittima di molestie, ma non da parte dei genitori, persone amorevoli e per bene. Le erano sempre stati accanto, ma l’esperienza l’aveva traumatizzata così tanto da manifestare segni di disagio come nervosismo, ribellioni, disinteresse per la scuola. Preoccupati, i genitori si erano rivolti alla Questura, che li avevano consigliati di indirizzarsi ai Servizi sociali. «Ma invece di un aiuto, si sono visti “sequestrare” la figlia: hanno, infatti, ricevuto dal tribunale dei minorenni di Milano la sospensione della responsabilità genitoriale» rivela l’avvocato Francesco Miraglia, al quale i genitori della diciassettenne, disperati, si sono rivolti per ottenere giustizia. «La figlia, invece, è stata rinchiusa nella comunità terapeutica, dove però in due anni non ha ricevuto alcun aiuto. Anzi, la sua situazione è persino peggiorata».
La ragazza non frequenta più la scuola, a dire il vero non fa più nulla: in comunità si limitano a imbottirla di farmaci, senza una terapia comportamentale, senza un sostegno, senza un progetto di recupero.  Nulla. La comunità d’altronde, è piuttosto chiacchierata: sono tanti i ragazzi che sono scappati da lì, uno di loro è morto finendo sotto un treno. Costretti per mesi a stare lì dentro, senza progettualità, contro la loro volontà, veri zombie a causa degli psicofarmaci con i quali li imbottiscono. «Abbiamo depositato ieri un’istanza urgente al tribunale dei minorenni, chiedendo il ritorno della ragazza a casa» prosegue l’avvocato Miraglia, «pronti, se necessario, a presentare un esposto alla Procura affinché vada a vedere come funziona questa comunità, e perché, nonostante i gravi, ripetuti episodi, il tribunale dei minorenni di Milano continui ad affidare a questa struttura i ragazzi che poi, è chiaro, non vengono seguiti, ma “parcheggiati” e resi inoffensivi con le medicine. Ma il tribunale sa dove li manda quei giovani? Va mai a controllare come procedono le terapie, se questi ragazzi migliorano e possono finalmente ritornare a casa propria? Si interroga mai sugli esiti dei suoi provvedimenti? Se non lo fa, ebbene, è meglio che inizi a farlo, perché le cose, come dimostra questo ennesimo caso, non funzionano affatto bene».
Ieri pomeriggio, dopo l’ennesima videochiamata con la figlia, nel corso della quale i genitori hanno notato in lei l’impossibilità a sostenere una conversazione, tranne che per annunciare l’intenzione di togliersi la vita, sono corsi alla comunità per riprendersi la figlia e farla visitare al pronto soccorso. Qui ha rilasciato delle dichiarazioni sconcertanti, comprovate dalla visita medica: a parte le cicatrici di tagli che si provoca in maniera autolesionista, su una gamba aveva i segni di una bruciatura di sigaretta, inflittale da un altro ragazzo, e un taglio ad un polso, provocatole da un altro ospite con una lametta. La segnalazione in Procura di tutte queste violenze, ormai, è un atto necessario e urgente.

Monza: Bimbo in coma per incuria. Accolta la richiesta di ricusazione

Accolta la richiesta di  ricusazione del giudice che non ha tolto il bimbo al padre che lo trascurava

 

MONZA (8 Maggio 2020). Il tribunale di Monza ha accolto il ricorso con procedimento d’urgenza presentato dalla madre del bambino di 5 anni, semiparalizzato e cieco a causa dell’incuria paterna. Attraverso il suo legale, l’avvocato Francesco Miraglia, la donna ha chiesto la ricusazione del giudice, che in maniera superficiale non ha mai tenuto conto delle prove della trascuratezza e non ha mai voluto toglierlo dalla custodia paterna, nonostante fosse evidente che il padre fosse inadeguato e che la salute del bambino fosse a repentaglio. L‘udienza si svolgerà il 28 maggio.

«Delle sofferenze e delle gravissime condizioni in cui versa ormai questo bambino di soli cinque anni consideriamo responsabile il giudice del tribunale dei Minorenni di Monza, che si è occupato del caso» dichiara l’avvocato Miraglia. «Ringraziamo il tribunale che ha preso in considerazione la nostra istanza e ha fissato l’udienza di ricusazione. Non vorremmo però che questa nostra insistenza nel chiedere la rimozione del magistrato fosse ritenuta una questione personale, perché si tratta invece di correttezza. Comprendiamo che una persona possa sbagliare: nessuno è infallibile. Una volta capito l’errore ci saremmo aspettati un passo indietro da parte del giudice: invece con superficialità non ha tenuto conto delle nostre richieste, pur suffragate da prove concrete e gravi. E le ripercussioni, purtroppo, hanno reso invalido un bambino di soli 5 anni».

Il tribunale dei Minori di Monza aveva tolto il bambino alla madre per «rischio psico-evolutivo» e lo aveva affidato al padre, dimostratosi, però, inadeguato: il bambino era sporco e dimagriva vistosamente.

Con numerose prove fotografiche, a fine gennaio la madre aveva chiesto al giudice di riavere in affidamento il suo bambino: il piccolo versava in uno stato di incuria e malnutrizione da fare pena. Da quanto era sporco aveva le croste sul collo e aveva sviluppato infezioni da funghi alle mani e ai piedini; un vistoso eritema ai glutei era dovuto invece all’assenza di igiene anche della biancheria. Il bambino continuava, poi, a perdere peso per la malnutrizione. Il giudice sapeva tutto e non ha mosso un dito.

Il medico legale ha confermato il rapido deperimento del bambino «evidentissimo dalle immagini presenti agli atti» si legge nella sua relazione, «che presentano come il bambino, che appare in ottima salute, curato nella persona e di ottimo umore nelle immagini di maggio, luglio e ottobre 2019, sia invece dimagrito in modo ingravescente, triste e pallido in modo a dir poco preoccupante. Lo stato di denutrizione, la scarsa igiene non possono che aver favorito come concausa la diffusione dell’infezione che ha causato l’Encefalomielite acuta disseminata da cui è stato colpito il piccolo».

Le condizioni del bambino sono disperate: il piccolo ha lasciato l’ospedale di Bergamo, in cui era stato ricoverato il 10 febbraio con la febbre a 40 gradi. E’ stato trasferito in una clinica in cui lo sottopongono a riabilitazione agli arti, che non riesce a muovere. Nei giorni scorsi, inoltre, i medici hanno fornito alla madre una diagnosi drammatica: il piccolo è cieco ed è probabile che non tornerà a vedere mai più.

 

A causa del coronavirus, negati i diritti umani e fondamentali a centinaia di genitori e figli.

Qualcosa si muove….
……….che in questa ottica il divieto di assembramento non può ritenersi violato dalla presenza in spazi all’aperto di persone ospitate nella medesima struttura di accoglienza ( ad esempio, case famiglia) in tele strutture peraltro, chiunque acceda dall’esterno ( operatori , fornitori, familiari ecc) sarà, comunque tenuto al rispetto di divieto di assembramento dalla distanza interpersonale di un metro e dall’utilizzo occorrenti  presidi sanitari ( mascherine, guanti)