Primo Piano

Ulteriore mistero nel caso di Anna Giulia Camparini

 I genitori adottivi, in possesso dei documenti segretissimi e riservati sulla sua adozione, denunciano i genitori naturali.
L’avvocato Miraglia: «Come fanno ad averli? Chi li ha dati loro?»

REGGIO EMILIA (19 FEBBRAIO 2020). Un ulteriore mistero, un ulteriore tentativo di intromissione infittisce di mistero il caso di Anna Giulia Camparini, col chiaro intento di allontanarla dai suoi genitori naturali. La ragazzina, che a luglio compirà 15 anni, è stata tolta ai genitori in tenerissima età grazie a un castello di bugie, e da due anni è stata adottata da una coppia. Che recentemente ha denunciato i Camparini perché, a suo dire, li perseguiterebbe. «Ma come fanno ad avere i loro nomi e i documenti sull’adozione della ragazzina, che per legge sono riservati e segretissimi e non vengono mai, in alcun modo, divulgati a terzi?» si interroga l’avvocato Francesco Miraglia, legale dei Camparini. «Chi ha dato loro questi documenti, che hanno allegato alla querela contro i Camparini, che riportano quindi tutti i dati dei genitori naturali che i genitori adottivi mai dovrebbero conoscere? E già qui c’è da fare grande chiarezza. Ma in secondo luogo: il giudice relatore del tribunale dei minorenni di Bologna, che ha ricevuto tale documentazione, non si è posto alcuna domanda? Non ha trovato la cosa strana? E se non lui, il presidente del tribunale si è limitato a fare da passacarte senza sorvegliare, controllare, verificare la liceità degli atti?». Qualcosa di strano deve esserci perché, alle richieste di spiegazione, il giudice del tribunale dei minorenni di Bologna non ha mai risposto. «Riteniamo che sia in atto un’ulteriore azione per mettere i “bastoni tra le ruote” ai genitori naturali, impendendo loro di riabbracciare la loro figlioletta» prosegue l’avvocato Miraglia.
In attesa di avere delucidazioni, chiarezza e giustizia, i Camparini hanno denunciato a loro volta i genitori adottivi di Anna Giulia per calunnia e rivelazioni ed utilizzazione di segreti di uffici e hanno inoltre querelato il giudice per omissione di atti d’ufficio.
E’ sempre più chiaro, ormai, che Anna Giulia sia stata allontanata con un’orchestrazione basata su accuse false, distorsioni ad arte della verità, connivenze tra il procuratore dei nonni materni che avevano osteggiato il rientro della bambina presso i genitori, la psicologa (indagata nell’inchiesta “Angeli e demoni”), i coniugi affidatari e l’avvocato tutore di Anna Giulia, che è stata denunciata all’interno del ricorso per revocazione dell’adottabilità della ragazzina, presentato alla Sezione dei minorenni della Corte di appello di Bologna. Fu proprio la tutrice della bambina a richiedere e a ottenere, in dissenso con il Servizio sociale pubblico e in accordo invece con gli operatori della struttura privata in cui era collocata Anna Giulia, che l’accertamento delle attitudini dei genitori avesse luogo senza che potessero incontrare la figlia. Il rapporto si basò quindi esclusivamente sulle relazioni svolte dagli operatori della struttura privata in cui la bimba era collocata e che sono coinvolti oggi nelle indagini penali degli ultimi scandali sugli affidamenti.
La rete di complicità potrebbe essere assai più ampia.

Giudice denunciato ad Ancona

 Avrebbe cercato di interferire nella diagnosi psichiatrica di una donna per garantire che la figlia rimanga affidata a una coppia di amici
(7 Novembre 2019). Forse persino peggio di Bibbiano quanto accade ad Ancona, dove un giudice si permette di intromettersi personalmente nel caso di una bambina, che da quattro anni vive con una coppia affidataria, una coppia di suoi amici, tra l’altro più volte ritenuta inadatta. Alcuni giorni fa ha incontrato di nascosto un professionista coinvolto nel caso, cercando di interferire nella diagnosi, pur di garantire la collocazione della bambina a questa famiglia affidataria e impedire alla piccola di tornare con la mamma. «La bambina non gliela ridaremo mai in quanto malata psichica» avrebbe detto chiaramente il giudice, che pertanto è stato denunciato dalla madre della piccola per abuso di ufficio, false dichiarazioni e lesioni personali. «Quanto è successo, oltre che inaudito è gravissimo» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, legale della mamma della bambina. «Abbiamo già denunciato in precedenza la coppia affidataria per maltrattamenti, per come condizionano la bimba, ostacolando in tutti i modi il rapporto con la mamma naturale. Ancora più grave quanto capitato alcuni giorni or sono: il giudice ha chiamato di nascosto la psichiatra, per cercare di capire se fosse dalla sua parte, se avvallasse l’allontanamento da casa della piccina. Inammissibile! La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona deve assolutamente fare chiarezza».
Questo giudice ha mostrato un vero e proprio interesse personale in questa vicenda, nell’affidamento e nella collocazione della bambina, che ha affermato più volte di conoscere il magistrato, essendo stato ospite a casa della famiglia affidataria con cui vive; la chiama addirittura con il nomignolo con il quale la chiamano gli amici nella vita privata. E più volte durante le udienze il giudice ha “consigliato o meglio minacciato” la madre della bimba di ritirare le denunce mosse nei confronti della famiglia affidataria, sostenendo in udienza che dovrebbe farsene una ragione e di accettare di non rivedere mai più la figlioletta. Tra l’altro la donna vede pochissimo la bambina e per giunta nel corso di incontri protetti che deve pagare a proprie spese.
Dopo tanti pregiudizi si è arrivati al 21 ottobre scorso, quando il magistrato ha convocato privatamente un professionista coinvolto nel procedimento, ammonendolo a non rivelare nulla alla controparte e chiedendogli se fosse in linea con la diagnosi di malattia psichiatrica nei confronti della donna, perché quella bambina a casa non ci doveva tornare. Diagnosi sulla quale il professionista comunque non concorda, ritenendo pertanto inaccettabile un comportamento simile da parte di un giudice. Ha avvertito quindi il legale della donna, l’avvocato Miraglia, che ha chiesto l’immediata ricusazione del giudice e dell’intero collegio investito del procedimento e altresì che il fascicolo sia avocato al presidente del Tribunale per i minorenni di Ancona per le opportune valutazioni in merito e per la designazione di un diverso collegio, e che gli atti siano trasmessi alla Procura competente. «Questo modo “carbonaro”, fatto di sotterfugi, fa calare un’ombra sull’intero procedimento» prosegue l’avvocato Miraglia. «Chi garantisce la correttezza di altre decisioni assunte da questo giudice, che tanto sta facendo pur di tenere lontana questa bambina dalla propria madre?».

Due genitori chiedono aiuto al servizio. Il servizio sociale di Modena la trattiene e non vuole restituirla alla famiglia

MODENA (18 Settembre 2019). Di chi è la colpa? A chi dobbiamo rivolgerci per capire chi ha sbagliato in questa storia? Possibile che per evitare l’espatrio momentaneo di una bimba, figlia di genitori separati, questa venga affidata a una coppia di estranei e il Servizio sociale, dopo quasi un anno, non la faccia rientrare a casa propria? «Ma adesso i Servizi sociali si mettono a portare via i bambini?» tuona l’avvocato Francesco Miraglia. «E per cosa, poi? Per affidarli ad assistenti sociali amici della referente che segue il suo caso? Fosse davvero cosi, come ci hanno riferito, sarebbe un fatto gravissimo».
La piccola ha sette anni ed è nata dalla relazione, poi naufragata, tra un uomo italiano e una donna straniera. I genitori dapprima vivono una separazione alquanto travagliata e conflittuale, per poi riappacificarsi per la tutela della bambina. Nel frattempo, però, la donna manifesta la necessità di tornare al Paese natale per accudire la madre malata: decisione cui il padre della piccola si oppone, temendo la scomparsa della figlioletta. Vengono coinvolti i Servizi sociali di Modena, i quali si rendono disponibili a collocare la bambina, per dieci giorni, ad una coppia.
La madre poco tempo dopo ritorna e i genitori richiedono all’assistente sociale di riavere la figlia con sé, ma, incredibilmente, il servizio sociale risponde ai genitori che oramai la bambina si è ambientata in questa nuova famiglia e che è meglio che rimanga lì.
Ancora più incredibile è quanto risponde il servizio sociale all’Avvocato Miraglia, il quale richiedeva, a fine agosto/inizi settembre, le motivazioni specifiche per cui la bambina veniva trattenuta e soprattutto quale fosse il provvedimento dell’Autorità giudiziaria che disponeva il collocamento della minore in questa famiglia affidataria.
A tal proposito, soprattutto il papà della bambina, attende di sapere se corrisponde al vero che gli affidatari, a diverso titolo, siano dipendenti dello stesso servizio sociale.
Senza dubbio, se fosse vero, per l’ennesima volta non si può che denunciare il mercato sulla pelle dei bambini.
In data 9 settembre il servizio sociale di Modena, tuttavia, oltre a sostenere che oramai la bambina aveva dei punti di riferimento nei genitori affidatari, aveva fatto richiesta al Tribunale per i minorenni di valutare le capacità genitoriali.
Prosegue l’avvocato Miraglia. «Le motivazioni? Non le comprendiamo e non le comprende nemmeno il Tribunale stesso, a dire il vero, visto che per avere il quadro della situazione più chiaro servirebbe una consulenza tecnica. Il Servizio si sarebbe rifatto al decreto del giugno 2018 che prevedeva l’eventualità di un affidamento etero familiare qualora ce ne fosse stata la necessità e non certo perché a dicembre del 2018 i genitori, temporaneamente per 10 giorni, chiedevano la disponibilità del servizio. Ma fino ad ora questa bambina dov’è rimasta? Con una coppia che, a quanto ci avrebbero riferito, sarebbe composta da due operatori sociali, colleghi dell’assistente sociale che si occupa del suo caso. Sarà vero? Magari lo sapessimo: le mie lettere indirizzate ai Servizi sociali di Modena non hanno avuto, finora, la benché minima risposta. Ma dico io: si tratta così una bambina? La si strappa da casa e non la si fa rientrare più senza motivo? Ma si rapiscono così i bambini da casa propria? Chiedo al Presidente del tribunale di intervenire direttamente, viste le controverse disposizioni emanate dai giudici del suo tribunale».

"Denuncia il compagno violento. I servizi sociali le tolgono le figlie, le bambine sono fuggite dalla Comunità

Le bambine sono fuggite: in comunità persino acqua e biscotti erano razionati

REGGIO EMILIA (25 giugno 2019). Ha subito ripetute violenze dal suo compagno, senza dire nulla, per paura. Violenze cui le sue figlie in alcuni casi hanno assistito. Sono stati i vicini a segnalare gli episodi, ma i Servizi sociali invece di farsi carico di questa donna e delle sue bambine, hanno abbandonato lei al suo destino e allontanato da casa le sue figlie, ospiti prima di una amorevole famiglia nella stessa città in cui abitavano, Reggio Emilia, e poi, senza motivazione, in una comunità educativa a Cesena.
Da questa comunità l’altro ieri le due ragazzine sono scappate: hanno chiesto il telefono a un passante e con questo hanno chiamato la mamma e sono tornate a casa. Da un anno, infatti, la donna chiedeva ripetutamente ai Servizi sociali di poter riavere le figlie con sé, ottenendo però sempre un diniego, motivato dal fatto che sarebbe ancora troppo “fragile” per quello che ha subito. Ma a rimetterci, alla fine, sono state le due ragazzine.
«Tornare alla sua vita di sempre, con le due figlie, potrebbe aiutare questa donna a ritrovare serenità e a superare il trauma» commenta il suo avvocato, Francesco Miraglia, cui la donna si è rivolta per cercare di ricongiungersi alle sue bambine. Invece di ricevere aiuto, si trova colpevolizzata, ma soprattutto le sue due figliole sono state, di fatto, punite senza aver commesso nulla».
A parte il trauma della separazione forzata dalla madre, queste piccole sono state strappate dalla loro vita di sempre: essendo state spostate a Cesena, non hanno più potuto frequentare la loro scuola né le loro amicizie. Nemmeno la nonna.
«Nella comunità inoltre non si trovavano bene» prosegue l’avvocato Miraglia, «ma nessuno le ha mai ascoltate. Una di loro ha più volte raccontato di essere stata picchiata da un ragazzino più grande, ma nessuno le ha prestato ascolto. L’altra è dimagrita a livelli preoccupanti. Hanno raccontato che le violenze fisiche tra ragazzi erano costanti, ma nessun educatore interveniva mai. L’acqua calda era razionalizzata, tanto la doccia solo chi arrivava prima riusciva a farla calda: per gli altri solo doccia gelida. Per colazione si potevano mangiare tre biscotti al massimo e pane e cioccolata era riservata soltanto il sabato. Che male hanno fatto queste piccole per soffrire cosi? Che ha fatto di male la madre, che oltre ad essere stata maltrattata, sembra essere stata punita per questo, come se l’essere vittima di un uomo brutale faccia di lei una cattiva madre. Mi domando se il Comune di Reggio Emilia sia a conoscenza di questa separazione forzata e di questo altrettanto forzato, quanto immotivato, alloggiamento in comunità a spese del bilancio comunale. Ma soprattutto qualcuno si è chiesto perché le bambine siano state spostate in una comunità educativa, in una città diversa? Che c’è dietro a provvedimenti così insensati e non necessari? Allontanare le ragazzine dalla loro madre è stata un’azione sproporzionata alla situazione e immotivata, non essendoci nessun pericolo per le bambine né situazioni di abbandono o incuria da parte della mamma, che si è sempre ben occupata di loro. Adesso che sono scappate, dimostrando quanto male stessero, qualcuno dovrà pur degnarsi di ascoltarle».

 

Sappiamo dov’è Anna Giulia». I coniugi Camparini chiedono di rivedere la figlia, data in adozione anni fa, e di riaprire il procedimento. La psicologa che l’allontanò da loro è implicata nell’inchiesta “Veleno”

REGGIO EMILIA (4 giugno 2019). «Sappiamo dov’è Anna Giulia»: Gilda e Massimiliano Camparini hanno trovato la loro figlia, che non vedono da almeno otto anni, essendo stata data in affidamento a una coppia che risiede in una località che il Tribunale dei Minorenni di Bologna ha tenuto segreta. «Vogliamo rivederla, sapere come sta, se si ricorda di noi e che cosa le abbiano detto per convincerla a sopportare l’adozione e l’allontanamento dai suoi genitori. Ma vogliamo anche che si apra di nuovo il procedimento che ce l’ha vista strappare via: la psicologa che, montando accuse false contro di noi, ha convinto il tribunale a darla in adozione, è implicata nell’inchiesta “Veleno”» dichiarano i Camparini.

L’inchiesta dei giornalisti Pablo Trincia e Alessia Rafanelli, pubblicata in sette puntate su Repubblica.it, è una docu-serie investigativa, che ricostruisce il caso dei “Diavoli della bassa modenese”: vent’anni fa, in provincia di Modena, sedici bambini tra i Comuni di Massa Finalese e Mirandola furono allontanati per sempre dalle loro famiglie, accusate di far parte di una setta di satanisti pedofili. Accuse dimostratesi infondate e che i bambini di allora, ormai adulti, svelano nata da dichiarazioni loro estorte. C’è chi ci è morto di crepacuore e chi si è suicidato e i bambini non hanno più rivisto le loro famiglie. Dietro a tutto questo un gruppo di persone, sempre lo stesso, che sarà protagonista, dieci anni dopo, dell’incredibile vicenda di Anna Giulia Camparini.

Al centro dell’inchiesta c’è infatti la psicologa Valeria Donati dell’Asl di Modena, successivamente responsabile di una struttura privata di Reggio Emilia, il CAB (Centro Aiuto al Bambino – Cenacolo Francescano), che ospitava bambini sottratti alle famiglie e successivamente dati in affidamento e adozione.

«Alla luce dell’inchiesta giornalistica, che svela inquietanti scenari, chiediamo che venga rivisto l’intero procedimento di Anna Giulia» commenta l’avvocato dei Camparini, Francesco Miraglia, «nato da una serie di errori clamorosi ammessi da tutti, dai Servizi sociali come dal Pubblico ministero, che si era persino opposto al decreto di adottabilità, tranne che dal Tribunale dei minorenni di Bologna».

Nonostante nel corso del procedimento dinnanzi allo stesso Tribunale fosse emerso come tutti i protagonisti di questa rocambolesca vicenda (l’avvocato tutore di Anna Giulia, il procuratore dei nonni materni che avevano osteggiato il rientro della bambina presso i genitori, e i coniugi affidatari) facessero parte di un sodalizio tra operatori nell’ambito reggiano ed emiliano, la cosiddetta Combriccola del Casale.

«E’ finalmente giunto il momento che si faccia chiarezza» prosegue l’avvocato Miraglia «e che questi due genitori possano tornare a riabbracciare la loro figlia, che ormai ha quasi 14 anni». I genitori hanno presentato un esposto ai Tribunali di Milano, Reggio Emilia e Ancona, e ai Tribunali per i minorenni di Milano e Bologna, che a vario titolo sono entrati in questa vicenda.

La vicenda di Anna Giulia Camparini, che l’avvocato Miraglia ha narrato nel libro “Papà portami via da qui!”, inizia da una perquisizione a casa dei genitori avvenuta nel 2007: si cerca della droga che non viene trovata, tutto viene archiviato, ma i Servizi sociali ritengono non idonea la sistemazione della bambina (la casa viene definita indecorosa, senza che, per altro, nessuno vi abbia fatto un sopralluogo), che viene quindi portata al Centro Aiuto al Bambino (gestito dalla psicologa Donati) e dal 2010 affidata a una famiglia sconosciuta. Verrà adottata due anni fa. A niente sono valse le relazioni dei nuovi assistenti sociali e del pubblico ministero: il Tribunale dei minorenni non ha tenuto conto di nulla, se non delle dichiarazioni della psicologa Valeria Donati e del suo team. E una bambina curata e amata è stata strappata dai suoi genitori e affidata a degli estranei.

L’avvocato Francesco Miraglia e i coniugi Camparini saranno ospiti della trasmissione “Chi l’ha visto?”, che sì è occupata più volte di questa discussa vicenda, a illustrare questi nuovi sviluppi, puntata che andrà in onda il 12 giugno.

 

Bimbo di Ferrara allontanato senza motivo dalla madre e affidato a un’altra famiglia

Madre e figlio riuniti, da oggi insieme in una comunità
 
FERRARA (16 luglio 2018). Da oggi la mamma di Ferrara, che da novembre lotta per riavere con sé il proprio bimbo di tre anni, allontanato da lei senza un valido motivo e affidato a una coppia, si è riunita al suo figliolo. E sono entrati in una comunità – come la donna è sempre stata ben disposta ad andare – per seguire un percorso insieme. Primo passo sulla via del ritorno a vivere insieme, nella loro casa. «Tanto tuonò che piovve» commenta l’avvocato Francesco Miraglia, che segue la madre in questa lunga vicenda. «Alla fine, senza che sia cambiato nulla, il tribunale ha cambiato rotta e stabilito quello che chiedevamo da mesi: riunire madre e figlio e far seguire loro un percorso. Avevamo avuto ragione fin dall’inizio e alla fine ci è stato riconosciuto. Ma a che prezzo? Si è dovuta smuovere l’opinione pubblica, abbiamo denunciato le operatrici responsabili dell’allontanamento del bimbo per falso ideologico e falsa testimonianza, avanzato l’ipotesi di richiedere un risarcimento danni, coinvolto la politica a livello regionale. Tutto per cosa? Per ottenere quanto sostenevamo da sempre: madre e figlio non hanno problemi relazionali tra loro e possono tranquillamente vivere insieme. Potremmo anche dire ora che tutto è bene quel che finisce bene: sicuramente, però, continuerò a seguire la vicenda fino a quando questa madre non tornerà a casa con il piccolo. Solo allora considereremo definitivamente conclusa questa penosa e assurda vicenda».

Viene bullizzato a scuola: lo tolgono ai gentori

. Secondo il Tribunale dei Minori di Venezia, nasconderebbe così i maltrattamenti in famiglia. E manda numerosi poliziotti a prelevare lui e la sorella
JESOLO (18 giugno 2018). «Neanche fosse un pericoloso malvivente» commenta l’avvocato Francesco Miraglia, cui la famiglia del ragazzino, un quindicenne di Jesolo, si è rivolta per ottenere giustizia. «A parte l’incomprensibile motivazione per la quale vogliono allontanare da casa il ragazzo e la sorella, è lo spiegamento di forze che è stato utilizzato per portare i ragazzi in una comunità che ha dell’incredibile. Il Tribunale dei Minori di Venezia non si smentisce: dopo il ragazzo padovano che voleva allontanare dalla madre e dalle sorelle perché ritenuto troppo “effeminato”, adesso vuole portare via ai genitori un ragazzino, vittima di bullismo, invece di aiutarlo».
Tre volte i Servizi sociali si sono presentati alla porta dei genitori dei due adolescenti, di 15 e14 anni, le due ultime volte scortati da poliziotti armati.
Il ragazzo due anni fa venne preso di mira, anche con violenza, da alcuni bulli a scuola, la quale però non ascoltò né lui né i genitori e non prese alcun provvedimento. Il ragazzino, traumatizzato, non riuscì a tornare a scuola e venne bocciato per le eccessive assenze. Per tutta risposta, la scuola segnalò la famiglia ai Servizi sociali e da qui iniziò un nuovo incubo. I Servizi sociali si presentano ad agosto per portare via i bambini e accompagnarli in comunità, convinti del fatto che gli episodi di bullismo siano solo il tentativo del ragazzo di nascondere i maltrattamenti subiti in famiglia. Non avendo ricevuto alcun decreto, i genitori si opposero all’allontanamento dei loro figli: le assistenti sociali sono quindi tornate ad ottobre, facendosi autorizzare dal tribunale ad essere accompagnate dai poliziotti. E visto l’ennesimo diniego, sono tornate ancora lo scorso maggio, con un ulteriore dispiegamento di forze dell’ordine.
«Armati come nemmeno si trattassero di pericolosi latitanti» prosegue l’avvocato Miraglia. «La prossima volta chi manderanno? I carabinieri dei Ros? Tra l’altro il provvedimento è stato emesso senza aver mai ascoltato i ragazzi, senza perizia alcuna. Abbia presentato istanza con richiesta di sospensione del provvedimento di allontanamento e convocazione delle parti: resta il fatto che il Tribunale dei minori di Venezia ha la tendenza ad allontanare un po’ troppo spesso i ragazzi da casa per motivi inesistenti».

Donna picchiata dal marito chiede aiuto agli assistenti sociali Le portano via la figlia: non la vede da quattro anni

TRENTO (21 maggio 2018). «C’è qualcosa che non funziona al Tribunale dei minorenni di Trento, perché non è la prima volta che assisto donne le quali, rivoltesi ai Servizi sociali per chiedere aiuto, si trovano private ingiustamente dei loro figli». A parlare è l’avvocato Francesco Miraglia, esperto in Diritto minorile, cui una donna di Trento si è rivolta chiedendo assistenza: da quattro anni non vede sua figlia e non perché la maltrattasse o trascurasse o l’avesse in qualche modo messa in pericolo. Niente di tutto questo. La donna si era soltanto rivolta ai Servizi sociali e alle forze dell’ordine visti i numerosi episodi di percosse subite da parte del marito, che a un certo punto lui sì, aveva messo a rischio l’incolumità della piccina. Tutti episodi nei quali la donna, rivoltasi alle cure del pronto soccorso, è uscita con ferite e contusioni giudicate guaribili tra i dieci e i quaranta giorni. Non solo non sono stati considerati maltrattamenti in famiglia e lesioni, bensì considerati soltanto “liti familiari”; ma in più – fatto gravissimo – la piccola le è stata sottratta ed è stata affidata a un’altra famiglia. La donna non vede più la figlia da quattro anni, rischia di perdere la potestà genitoriale, la bimba soffre perché i genitori cui l’hanno mandata a vivere si sono separati e lei vive ora con il padre affidatario.
«E’ chiaro che qualcosa nel Tribunale dei minorenni di Trento non funzioni» aggiunge l’avvocato Miraglia, «poiché non si spiega come a una donna venga sottratta la figlia, per affidarla addirittura a un’altra famiglia, senza che vi sia un motivo grave. Cos’è? Si basano sulla simpatia o antipatia che suscitano le persone? Ritengono a prescindere che le donne abbaino torto e che la ragione sia sempre degli uomini? Qui non si tratta di salvaguardare il benessere della bambina – che stava benissimo con la mamma – ma si prefigura un’adozione mascherata. La coppia infatti non aveva figli. Tra l’altro mi domando poi come vengano selezionate le coppie affidatarie, se in così pochi anni questa sia addirittura giunta a separarsi, con un ulteriore trauma per una bimba che già soffriva per l’allontanamento dalla sua mamma. E’ urgente che gli organi preposti indaghino innanzitutto sulla condotta dei Servizi sociali e su quella in generale del Tribunale dei minorenni di Trento».

Bimbo di Ferrara allontanata dalla madre per una telefonata: nuova denuncia per la psicologa e l’assistente sociale

Nuova denuncia per la psicologa e l’assistente sociale
Hanno mentito in tribunale
  
FERRARA, 7 aprile 2018. Non solo falso ideologico, bensì anche falsa testimonianza è la pesante accusa rivolta alla psicologa dei Servizi sociali in provincia di  Ferrara, responsabile dell’allontanamento da casa di un bimbo senza che vi siano motivazioni valide. Denunciata con lei anche l’assistente sociale: le due professioniste all’udienza fissata dal tribunale venerdì 6 aprile, oltre ad essersi presentate immotivatamente accompagnate da un avvocato, hanno anche rilasciato dichiarazioni non attinenti al vero. «Le loro dichiarazioni ci danno pure ragione, quando sosteniamo che la diagnosi su cui si basa l’allontanamento del bimbo dalla madre sia errata e palesemente viziata da pregiudizi» sottolinea l’avvocato Francesco Miraglia, cui la madre del piccolo si è affidata, «in quanto ammettono che il bimbo nemmeno l’hanno quasi mai visto (la madre l’hanno vista appena tre volte, una sola delle quali con il piccolo). Su cosa basano quindi il provvedimento? “Su quanto dichiarerebbero i genitori affidatari del bambino” hanno risposto. Ora, mi chiedo, quali competenze in materia di psicologia e neuropsichiatria infantile avranno mai questi signori, per fornire indicazioni sulle quali una psicologa e un’assistente sociale pronunciano una diagnosi?».
Oltre a questo, le due professioniste davanti al giudice hanno anche dichiarato il falso. I Servizi sociali hanno infatti affermato di non aver mai avviato un progetto di riavvicinamento tra madre e bambino, in quanto la signora avrebbe rifiutato di alloggiare, come prescrittole, in una casa famiglia insieme al figlio. «Ebbene, abbiamo prove documentali plurime che attestano il contrario» prosegue l’avvocato Miraglia, «in quanto la mia assistita fin da subito, pur di riavere con sé il bimbo, si era detta disposta ad accettare il provvedimento, a tal punto che abbiamo presentato il 19 dicembre un’istanza al tribunale chiedendo il collocamento di madre e bambino. Detto questo, a parte che i cittadini di Ferrara avrebbero il diritto di sapere chi abbia mai pagato gli avvocati con cui la psicologa e l’assistente sociale si sono presentante ieri in tribunale, pur non essendo necessario (noi lo ritentiamo piuttosto un’ammissione di colpa da parte loro), a parte l’ennesima denuncia presentata contro di loro da parte nostra, mi sono immediatamente rivolto sia al direttore generale dell’Asl di Ferrara che al Tribunale per i minorenni di Bologna, per chiedere la rimozione dal caso delle due professioniste. Ma soprattutto è lecito domandarsi quante persone ci siano a Ferrara che hanno subito un ingiusto allontanamento dei propri figli per diagnosi fatte alla leggera e sul “sentito dire”, che non emergono perché a differenza della mia assistita non possono permettersi a vario titolo di “lottare” contro un ingiusto provvedimento».
 

Rimini: mamma disperata, cerca di salvare i figli: un primo passo

Ordinanza Tribunale di Rimi notificata in data 23 marzo 2018 ore 17.30

  • Anticipa l’udienza già fissata in data 16.05.2018 ore 13.00 alla data del 04.04.2018 ore 11.30 davanti al Giudice relatore
  • Incarica il Servizio Sociale, cui i minori sono affidati, di relazionare, entro la data dell’udienza sopra indicata, in ordine alle attuali condizioni di vita dei minori, con particolare riferimento ai fatti di cui all’istanza depositata.
  • Dispone la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica in sede per le determinazioni di competenza;
  • Manda alla Cancelleria per la comunicazione del presente decreto alle parti e al S.S. Territoriale.