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Ferrara: bimbo costretto a distruggere una montagna di giornali per combattere l’ansia

Da quasi due anni non gli fanno vedere la mamma. Per i Servizi sociali è “sereno”

FERRARA (21 gennaio 2022). A volte le istituzioni si accaniscono in maniera crudele e sistematica contro le persone: a Ferrara questo accade nei confronti di un bambino che oggi ha 7 anni e che nella sua brevissima vita ha vissuto lunghissimi periodi lontano dalla mamma, è stato collocato presso famiglie affidatarie, parcheggiato in una comunità degli orrori, ha vissuto saltuariamente con lei. Un calvario iniziato quando il bimbo era piccolissimo ed era stato allontanato in quanto una psicologa e un’assistente sociale vedevano un eccessivo attaccamento tra mamma e bambino. All’inizio erano stati alloggiati in una comunità fatiscente, dove sui pavimenti scorrazzavano allegramente gli scarafaggi e senza che per mesi di loro i Servizi sociali si occupassero, nemmeno per un percorso di sostegno alla genitorialità che li facesse tornare a casa insieme. La donna era stata costretta a perdere il lavoro perché da quella comunità non le consentivano di allontanarsi. È solo per la caparbietà di questa donna e dell’avvocato Miraglia al quale si era rivolta che nel 2018 era riuscita ad uscire da quella comunità orribile e ad avere il figlio con sé. «Ma dopo un paio d’anni le istituzioni glielo hanno tolto nuovamente – commenta l’avvocato Miraglia – questa volta però affidandolo ad un’altra famiglia. Quello che sconcerta è che per quasi un anno i Servizi sociali non hanno fatto vedere questo bambino alla mamma e nel corso del 2021 si sono potuti vedere soltanto tre volte e solo perché il bambino aveva manifestato uno stato di disagio e agitazione tali da costringere le assistenti sociali ad organizzare degli incontri con la madre. A lasciare sgomenti ancora di più è sapere che questo bambino piange, soffre di insonnia, implora e supplica di tornare a casa dalla sua mamma che con lui è sempre stata più che amorevole e scoprire dai suoi racconti che distrugge montagne di giornali per sfogare la propria rabbia. Pare sia un metodo applicato dalla psicologa per superare gli stati di frustrazione, ma ci chiediamo: è possibile che un bambino di soli 7 anni abbia bisogno di metodi per sfogare l’ansia, la frustrazione e la rabbia? Un bambino di 7 anni dovrebbe stare a casa con la propria mamma e i nonni amorevoli. Un bambino di 7 anni dovrebbe stare con i suoi giocattoli, con i suoi cani a cui è affezionatissimo, con i suoi compagni di scuola. A questo bambino due anni fa è stato negato tutto ciò, è stato strappato dalla sua vita senza neanche fargli portare via da casa un effetto personale che gli desse sicurezza e lo rasserenasse nei momenti di sconforto. Sbattuto in una famiglia affidataria senza spiegazioni, senza motivo: è comprensibile che si senta perduto». E come per la volta precedente neanche questa volta i Servizi sociali si sono attivati per mettere in atto un percorso di sostegno alla genitorialità, al rapporto madre-figlio. Niente. Addirittura in due anni mamma e bimbo si sono visti soltanto tre volte, in aperta e chiara violazione della legge. «L’istituto dell’affidamento – continua l’avvocato Miraglia –è di per sé temporaneo e solo fino a quando non si vengono a creare le condizioni, attraverso un preciso percorso, per collocare il bambino presso la propria abitazione e la famiglia di origine. In questo caso è stato disatteso, ma è chiarissimo che il bambino stia soffrendo e non è certamente la situazione ideale per lui. Abbiamo presentato ricorso urgente affinché torni a casa, ma vorremmo sapere che fine ha fatto l’eventuale provvedimento che il Tribunale per i minorenni di Bologna dovrebbe aver emesso all’udienza di tre mesi fa. Vorremmo sapere che cosa stanno facendo i Servizi sociali per riavvicinare questo bambino alla mamma: l’unica cosa che intanto hanno risposto è che stanno lavorando in ottemperanza alle disposizione del Tribunale e soprattutto che i momenti di riavvicinamento alla mamma sono organizzati in base ai tempi e ai desideri del bambino. Come è possibile? Cosa deve fare questo bambino oltre a stracciare montagne di carta, non dormire, piangere e implorare per dimostrare che il suo reale desiderio è di tornare a casa con la sua mamma?».

 

 

 

Salerno, usa il suo corpo come scudo per salvare il figlio il Tribunale lo dichiara adottabile

Il bimbo di 8 anni dichiarato adottabile in pochissime settimane. Avvocato Miraglia: “Il presidente della Campania Vincenzo De Luca sa come vengono gestite queste strutture nella sua regione?”

SALERNO (12 gennaio 2022). Non basta ciò che lei e il figlio hanno passato, dopo le botte da parte del compagno che ha addirittura ferito il piccolo alla gola con delle grosse cesoie.

Alloggiati d’urgenza in una Casa-famiglia in provincia di Salerno, la donna è passata da un incubo a un altro: costantemente bullizzata dalle altre ospiti, e costretta ad andarsene per qualche giorno, al suo ritorno ha trovato la porta sbarrata e soprattutto ha appreso che il suo bambino era stato dichiarato adottabile.

“Quando uno pensa di averle sentite tutte, arriva sempre di peggio” commenta l’avvocato Miraglia, al quale la donna disperata si è affidata.

“Quanto capitato a questa donna ha dell’incredibile : senza la verifica della capacità genitoriale sua e del resto della famiglia, il Tribunale per i minorenni, con una velocità che in tanti anni di lavoro nelle sedi di giustizia, mai mi è capitato di vedere, ha dichiarato adottabile il suo bambino”.

“Se fosse stato abbandonato capirei, ma lui solo non è e non lo è mai stato”.

“Ha una mamma che si prende cura di lui e un nucleo familiare dove poter abitare».

Il piccolo nella sua breve esistenza ne ha già patite molte : un anno e mezzo fa suo padre ha tentato di strangolarlo e accoltellarlo alla gola : se è vivo è grazie alla sua mamma, che è intervenuta e gli ha fatto da scudo.

Mamma e figlio  sono stati quindi alloggiati in una comunità, dove però la vita non si è rivelata più serena.

In quella struttura vivono ormai in pianta stabile alcune donne, che hanno trasformato la comunità in casa loro, tormentando  e isolando la donna, impedendole  persino l’accesso alla cucina.

Allontanatasi per alcuni giorni per recarsi in ospedale, quando è tornata non l’hanno più fatta entrare, ed il bambino era già stato dichiarato adottabile.

“Per quanto riguarda l’aspetto prettamente giuridico” conclude l’avvocato Miraglia “abbiamo presentato istanza alla Corte d’Appello di Salerno affinché riveda immediatamente il provvedimento di adottabilità di questo bambino, che non versa in stato di abbandono in quanto ha una mamma e una famiglia”.

Hanno dell’incredibile le risposte del Presidente della cooperativa che gestisce questa struttura sulle richieste dell’avvocato: quali competenze professionali hanno gli operatori?

Visto che il bambino in questione è affetto da un disturbo pervasivo dello sviluppo di cui fanno parte anche i disturbi appartenenti allo spettro autistico ?

Quali sono le caratteristiche professionali ?

Precisa  l’Avvocato Miraglia – “in data 23 Dicembre 2021, abbiamo inviato opportuna comunicazione, alla struttura in questione, invitandoli a precisare i requisiti professionali, e formativi degli operatori presenti all’intero della comunità, vista la patologia da cui è affetto il bambino, che necessità assolutamente di soli professionisti competenti che siano in possesso delle competenze specifiche, per potersi relazionare con il bambino, al fine di poter gestire tutte le criticità e le difficoltà che derivano dalla patologia che affligge il piccolo Luca (nome di fantasia), ma soprattutto al fine di non porre in essere comportamenti, o imposizioni controproducenti e peggio ancora, dannose in casi di questo tipo”.

“Ancora più incredibile è che gli stessi operatori hanno di fatto sostenuto l’inidoneità della mia assistita determinando l’adottabilità del bambino”.

Continua l’Avvocato Miraglia: “ Ebbene il Presidente della cooperativa che gestisce la struttura in questione, invece di dare le dovute informazioni, visto che percepisce soldi pubblici si è limitato a scrivere al Tribunale e alla Corte  di Appello, per chiedere  se la madre  è legittimata a chiedere  le sopra citate informazioni”.

Dal punto di vista morale, urge un intervento: da parte del presidente De Luca, che  vada a verificare il funzionamento di questa struttura, e soprattutto da parte delle onorevoli che promuovono la tutela per i diritti umani e per le donne, insieme alle associazioni di mamme.

Aggiunge l’Avvocato Miraglia, “A loro mi appello, affinché chiamino questa donna”.

“Fatevi raccontare la sua storia e fatele sentire la vostra vicinanza, dando così veste concreta a tutti i vostri discorsi”.

“Forse questa mamma non merita attenzione, perché non c’è scappato il morto?”

“O forse questa mamma è un po’ meno mamma delle altre ?”

“Forse per la mia assistita vale la citazione di Alessandro Manzoni nel suo romanzo dei Promessi sposi: “… caro Renzo…mal cosa nascer poveri !!”

 

Roma, riabbracciano i genitori, dopo un trascorso di violenze presso una casa famiglia

Roma 223Dicembre 2021 , era il 15 Settembre, quando apprendevamo la notizia di una bambina 12enne rinchiusa in casa famiglia, vittima di abuso sessuale da parte di un altro ospite della stessa struttura, e delle discutibili dichiarazioni della Tutrice che  aveva sostenuto che tale violenza fosse piaciuta alla minore, un fatto gravissimo che fa emergere l’inadeguatezza di certe figure professionali, che invece di tutelare i bambini sono spesso causa di ulteriore violenza.

“Oggi per questa bambina e per il fratellino, anch’esso allontanato dalla famiglia, è finito il calvario – dichiara l’Avvocato Miraglia – finalmente potranno riabbracciare la loro mamma, trascorrendo a settimane alterne, il loro tempo presso la dimora dei genitori”.

L’aspetto più grave della vicenda non è solo ciò che la ragazzina ha subito in comunità, ma di pari gravità sono le dichiarazioni fatte dalla Tutrice in udienza, secondo la quale non poteva sussistere abuso sessuale ai danni della ragazzina, usando parole come consenziente, e addirittura che le sarebbe anche piaciuto.

Pericolosissime le affermazioni di questa tutrice, che calpestano la dignità di una bambina abusata, riferite davanti ai Giudici, che facendo finta di niente, sono andati addirittura oltre.

La stessa Tutrice, oltre a pronunciare tali abomini, si è resa pure protagonista  di iniziative arbitrarie e pregiudizievoli a danno dei due bambini, attuando malsane strategie, per compromettere il rapporto madre/figli.

Conclude l’Avvocato Miraglia :”ho già ricevuto mandato per agire giudizialmente, in merito agli immani danni e le laceranti sofferenze, causate dal comportamento della Tutrice stessa”.

Nel frattempo il Tribunale di Roma, ha provveduto finalmente anche alla revoca della Tutrice, che risulta avere a carico altre denunce, per i reati di abuso d’ufficio e maltrattamenti.

“Non possiamo infatti non sottolineare” aggiunge la Prof.ssa Vincenza Palmieri, Consulente Tecnico della mamma “come in questa filiera si siano avvicendati ed intrecciati fra loro, una serie di figure che hanno pensato più alla propria tutela, che al bene dei bambini, che avevano invece richiesto, in tutti i modi di ritornare con la propria mamma, dopo un vissuto di violenze e di distacco forzato da lei, che aveva avuto il coraggio di denunciare le violenze subite”.

Conclude la Prof.ssa Vincenza Palmieri : “Andrebbe attentamente valutata la formazione, le competenze e le qualità morali ed etiche, di queste figure, se i bambini vengono tenuti lontani da un genitore, ritenuto non idoneo, allo stesso modo, dovrebbe essere dimostrata l’IDONEITA’ di (certe) Tutrici ed Operatori vari. Questa è una storia emblematica per sordità, abusi, ed inidoneità istituzionale”.

Rimane il rammarico nell’apprendere che esistano Tutrici, designate dai Tribunali che minimizzano una vicenda come questa, affermando addirittura che una bambina di 12 anni, dopo aver confidato l’abuso sessuale subito, venga etichettata come “consenziente”, un comportamento che ci desta molte preoccupazioni e come cittadini e come genitori, augurandoci che l’incompetenza altrui, e la sessualizzazione dei minori sia un caso isolato, e che non abbia più a ripetersi.

Siamo felici di apprendere che questi due bambini, possano finalmente vivere dignitosamente, accanto alla loro famiglia, senza che questo diritto, gli venga tolto.

E sì perché all’epoca dei fatti, alla madre, dopo aver appreso la notizia dell’abuso subito dalla figlia, sono stati sospesi gli incontri, e noi possiamo solo immaginare che ennesimo trauma possa aver subito questa minore, accerchiata addirittura dal resto degli ospiti della struttura che l’additavano come “infame” o “spia”, perché aveva rivelato l’abuso subito.

Questo ci fa capire che tipo di mentalità anomala e pericolosa, si viene a sviluppare in certi contesti, come le case famiglia, e che i bambini insieme alla loro famiglia, dovrebbero essere aiutati concretamente nel loro ambiente naturale, LA FAMIGLIA APPUNTO.

Ci auguriamo inoltre che tutrici come quella resasi protagonista di questo scempio, vengano dirottate verso altri ruoli, che non prevedano la tutela dei minori, vista la scarsissima propensione ed attitudine dimostrata.

Terremo i riflettori puntati su questa faccenda, per assicurarci che gli opportuni provvedimenti a carico di questa individua siano attuati, al fine di tutelare altri minori, e le loro famiglie, che non meritano tale inadeguatezza.

PRECEDENTE ARTICOLO DEL 15 SETTEMBRE 2021 IN MERITO AL CASO

Verona, bimbi in comunità con le scarpe rotte 

Alle rimostranze del padre per ripicca gli bloccano gli incontri coi figli

VERONA (18 Dicembre 2021). i Servizi sociali di Verona hanno dato vita a una nuova moda: se un padre si lamenta del trattamento dei figli, alloggiati in comunità, gli sospendono gli incontro coi bambini e quando lo convocano per un chiarimento fanno trovare i vigili urbani schierati ad “accoglierlo”. Ci sarebbe da sorridere se non si trattasse di un fatto gravissimo quello accaduto a una famiglia veronese, che da anni subisce una ripicca dietro l’altra: viene loro vietato di incontrare i bambini, per un motivo assurdo: il padre si sarebbe lamentato del fatto che, nonostante compri continuamente abiti ai bimbi, uno di loro si è presentato all’ultimo incontro con le scarpe rotte. La stessa famiglia l’anno scorso si era vista allontanare i bimbi solo per aver denunciato la presenza di cibo marcio nella comunità. «Quello contro questa famiglia sembra un vero e proprio accanimento da parte dei Servizi sociali di Verona – dichiara l’avvocato Miraglia, legale della coppia– che già in passato hanno dato prova di non accettare critiche o lamentele. Ma è mai possibile che un padre si spezzi la schiena dodici ore al giorno per provvedere ai bambini, che pure vivono lontano da lui in una comunità, per fornire loro di ogni necessità e quando li incontra li trova con le scarpe rotte? L’ultima volta che ha visto i due bambini, uno dei figli aveva le scarpe con la suola staccata. Ha giustamente presentato le sue rimostranze e per ripicca, perché di altro non si può parlare, i Servizi sociali gli hanno sospeso gli incontri con i bambini, fintantoché non parleranno con lui».

Trattando poi sia lui che la moglie alla stregua di pericolosi criminali. «I Servizi sociali li hanno convocati per chiarire la situazione – prosegue l’avvocato Miraglia – e all’incontro si è presentata solo la madre, dovendo il padre lavorare. Esterrefatta al suo arrivo si è trovata la polizia locale schierata, neanche fosse una delinquente».

Fatto altrettanto grave il 17 dicembre si è svolta un’udienza in Corte d’Appello, nel corso della quale è emerso che la tutrice dei bambini, nominata dai Tribunale, in tutti questi mesi non li ha mai incontrati una sola volta e che la stessa finora si è relazionata con i Servizi sociali esclusivamente da remoto. «E in udienza si è permessa pure di dipingere i genitori come inadatti? – conclude l’avvocato Miraglia, – ma con che coraggio? Forse inadatta è lei e pertanto valutiamo di chiedere la rimozione di questa tutrice. Oltre al fatto che denunciamo come la sospensione degli incontri è una decisione abnorme rispetto alle rimostranze paterne ed è solo punitiva per i genitori e lesiva per i minori». Tempo fa era stato pubblicato un articolo intitolato  Verona come Bibbiano, sarà così o ancora  peggio?

 

Il business degli amministratori di sostegno non si arresta

Dopo sette anni in comunità una giovane continua ad autolesionarsi e a mangiare le proprie feci, ma non le consentono di tornare a casa

Perugia-Roma (16 Dicembre 2021). Un nuovo business vede coinvolti gli amministratori di sostegno, nominati per difendere i diritti di persone fragili e incapaci di intendere e volere: ma emergono sempre nuovi casi nei quali queste persone vengono confinate all’interno di strutture e comunità, senza che qualcuno si occupi realmente di loro.

«Un caso era emerso l’anno scorso in provincia di Lecco, grazie a un programma televisivo, mentre più recentemente si è rivolto al mio studio il figlio di un’anziana di Ancona – racconta l’avvocato Miraglia. – E ora il padre di una giovane donna di Roma si è ritrovato a vivere il medesimo incubo: dopo sette anni trascorsi in una struttura di Perugia la figlia sta sempre male, senza contare che per per tutti gli anni nei quali la giovane, oggi 25enne, è stata ricoverata all’interno della struttura, la Regione Lazio ha speso quasi un milione di euro di soldi pubblici. A chi fa bene una situazione simile?».

La ragazza ha seri problemi psichiatrici e nel 2014 è stata inserita in una comunità terapeutica di Perugia: nel 2015 il giudice tutelare del Tribunale ha nominato per lei un amministratore di sostegno. Negli anni la ragazza ha rifiutato spesso di vedere il padre e i nonni paterni, senza che la struttura terapeutica abbia mai cercato di intervenire ad agevolare gli incontri, motivando il diniego come volontà della ragazza. Abbastanza inspiegabilmente se da un lato per lei è stato nominato un amministratore di sostegno perché incapace di provvedere per sé, dall’altro invece è lasciata libera di decidere se incontrare o meno i familiari.

Oltre a questo è certo che la permanenza in comunità non le stia portando alcun giovamento: continua a procurarsi delle lesioni ed è stata vista ingurgitare le proprie feci. «Se la finalità del trattamento è quella di un reinserimento all’interno della famiglia di origine – prosegue l’avvocato Miraglia – non si comprende come in oltre sette anni di ricovero questa giovane non sia ancora pronta, con le dovute precauzioni del caso, a tornare presso la dimora del padre, che sarebbe assolutamente capace di prendersi cura della figlia. Continua, poi, a rimanere ricoverata in provincia di Perugia, molto lontana dalla casa dei familiari, che faticano quindi ad andarla a trovare. Sul territorio romano esistono, invece, numerosi centri diurni che potrebbero occuparsi della ragazza di giorno, con rientro presso il domicilio alla sera e l’eventuale assistenza di operatori specializzati».

E guarda caso, dopo un lungo periodo in cui dichiarava di non voler sentire il padre, la giovane ha accettato di riprendere i contatti telefonici: emblematico che tale apertura si sia verificata subito dopo che il padre ha depositato richiesta di collocarla presso di sé. È comprensibile quindi che i familiari nutrano dei sospetti in ordine all’effettiva volontà della ragazza di non voler avere contatti con loro.

Ancora più incredibile è quanto hanno sostenuto gli operatori della struttura in cui si trova la ragazza. Gli stessi sottolineano di agire in trasparenza e di rispettare la volontà della paziente, ma vari sono stati gli episodi di autolesionismo da parte della giovane, che è arrivata a mangiare i propri esprimenti: a loro dire per dimostrare il suo disagio.

Alla luce di tutto questo risulta quindi incomprensibile la decisione del Tribunale di rigettare la richiesta di rientro a Roma, motivandola con il rifiuto della ragazza ad andare dal padre e dai nonni e perché, a detta dell’amministratore di sostegno, non sarebbe tutelante un trasferimento nella sua città d’origine. «Mi domando se a Roma non esistano strutture idonee e se solo gli operatori di Perugia sono più capaci di quelli romani» prosegue l’avvocato Miraglia. «Non vorrei che ancora una volta il dio danaro la facesse da padrone. Ancora più discutibile è il comportamento del Presidente della Regione Lazio, al quale il padre, attraverso il sottoscritto, si è rivolto per avere spiegazioni sul perché la figlia non potesse essere eventualmente collocata in una struttura a Roma, vicina alla famiglia, oppure direttamente a casa del padre: circostanza che farebbe risparmiare il pagamento della retta mensile. A questo punto, oltre ad auspicare un riscontro con il Presidente Nicola Zingaretti, ci chiediamo a chi giova tutto questo?».

Dopo anni in affidamento ragazzina presenta gravi turbe psichiche

I genitori querelano i Servizi sociali per maltrattamenti e circonvenzione d’incapace

MILANO (10 Dicembre 2021). Accusa il padre di ogni nefandezza possibile, scappa dalla comunità e dice di voler andare a stare con un rapper americano che asserisce di conoscere: una ragazzina di 12 e 9 mesi anni ospite di una comunità milanese è chiaramente in stato di profonda crisi e disagio. Prima di entrare in comunità un paio di anni fà era una ragazzina normalissima, che adorava i genitori, specialmente il padre. Che adesso non vuol nemmeno vedere. Cosa è successo in quella comunità da farla cambiare così tanto? «È stata sporta una denuncia per circonvenzione d’incapace – racconta l’avvocato Miraglia, legale dei genitori – e ne sarà presentata una anche per maltrattamenti: se la ragazzina da tre anni e 6 mesi si trova in comunità e da un anno le viene impedito di vedere i genitori, è chiaro che non può certamente essere incolpata la famiglia e che sono i Servizi sociali i responsabili di questo cambiamento, grave e pericoloso».

Tutto comunica quando la madre si confida con un’assistente sociale, asserendo che il marito la maltratta. I Servizi sociali, dopo la denuncia chiedono ed ottengono l’allontanamento  delle ragazzine e vengono collocate in una comunità. Nel frattempo il padre viene scagionato in Cassazione da ogni accusa, risultata priva di fondamento, e mentre una figlia rientra a casa, l’altra resta in comunità. «Comprovata l’innocenza del padre – prosegue l’avvocato Miraglia – abbiamo informato i Servizi sociali: eravamo alla vigilia di un incontro tra la ragazzina e i genitori, che fino a qualche giorno prima era entusiasta di rivederli dopo tanto tempo. Ma è stata enorme la sorpresa nell’apprendere che la bambina si rifiutava improvvisamente di vedere il papà, insultandolo, raccontando di avere paura di lui, di ricordare episodi orribili. Poche ore sono bastate per cambiare così l’atteggiamento di una persona?». Verrebbe quasi da pensare che i Servizi sociali, per giustificare il loro errato operato, l’abbiano plagiata mettendola contro la famiglia?

L’influenza del Servizio sociale sulla ragazzina ha portato ad un inesorabile e costante allontanamento della minore dai genitori: il servizio, anziché agevolare i rapporti tra la ragazzina e la famiglia di origine, ha tentato in ogni modo possibile di allontanare e spaventare la minore, che ha sviluppato atteggiamenti oppositivi nei confronti dei genitori, che in tanto mesi di lontananza nulla possono averle fatto. «E se fin qui è plausibile la circonvenzione d’incapace – conclude l’avvocato Miraglia – si profila il maltrattamento per quanto questa ragazzina ha manifestato recentemente: una bambina tranquilla si è trasformata in una persona ingestibile, per stessa ammissione dei Servizi sociali. Quando parla ormai delira ed è arrivata a fuggire  più dalla comunità affermando di voler andare a vivere con un rapper americano che dice di conoscere. È chiaro che la bambina sia malata e a farla ammalare sono stati i Servizi sociali, la comunità e soprattutto la lontananza della sua famiglia. In altre parole i miei assistiti avevano una figlia sana per ritrovarsi una figlia gravemente ammalata. Chi pagherà per tutto questo?».

Penso che sia giunto il momento di dire basta a queste situazioni di sofferenza e strumentalizzazioni in nome di una presunta tutela dei minori. Ci auguriamo di un immediato intervento del Tribunale per i minori prontamente informato sullo stato precario di questa bambina e dell’operato del servizio sociale.

Il Tribunale per i Minorenni di Milano avrà il coraggio di mettere in discussione l’operatore del servizio sociale magari trasmettendo gli atti alla Procura della Repubblica o come temiamo addosserà la colpa ai genitori che non vedono la figlia da quasi un anno?

Ai posterei ardua sentenza!!!

 

Torino come Bibbiano!!!

31. 10. 2019: Miraglia segnala in Procura 3 adozioni mascherate; 23.8.2020: Torino come Bibbiano, parla l’avvocato. del papa della piccola Violetta. Oggi 3.12.2021:Bimbi tolti con false accuse. Torino caso fotocopia di Bibbiano. Purtroppo anche questa volta avevo ragione!

Torino: bimbo iperattivo “sequestrato” dalla comunità terapeutica

Non va nemmeno a scuola. Avvocato Miraglia: «Non è degno di un sistema democratico quello che sta accadendo a questo bimbo»

TORINO (30 Novembre 2021). Un bambino di nove anni che abita nel Torinese vive “sequestrato” dalla comunità terapeutica nella quale è stato confinato due anni fa per una sorta di “ripicca” nei confronti della madre, che si era lamentata con la scuola che all’epoca il bimbo frequentava, incapace di gestire la sua iperattività. Invece di fornire un supporto alla famiglia, il Tribunale Per i Minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta ha confinato il bimbo dentro la comunità terapeutica, da cui non esce nemmeno per andare a scuola. Non vede nessuno, nemmeno la mamma. E viene regolarmente sedato con i farmaci. «È un manicomio per bambini mascherato???» commenta l’avvocato Miraglia, al quale la madre del bimbo si è rivolta. Tra l’altro è stata denunciata perché protesta contro quella comunità lager che impedisce persino al professionista incaricato dal Tribunale di redigere una Ctu, valutando il bambino e il suo rapporto con la mamma. La psicologa responsabile della struttura terapeutica, infatti, impedisce al professionista di eseguire un esame obiettivo, dal momento che gli vieta perentoriamente di vedere il bimbo fuori dal contesto della comunità, dalla quale il ragazzino è fortemente condizionato.

«In pratica questo bambino vive sotto sequestro – prosegue l’avvocato Miraglia – . È sedato costantemente, è ingrassato, non sta frequentando alcuna scuola ed è regredito nel comportamento e nel linguaggio. Come lui stesso ammette, lì dentro si trova male ed è sempre triste. La madre non lo può incontrare da parecchi mesi ed è pure stata denunciata solo perché protesta contro la struttura e il trattamento riservato a suo figlio, che avrà certamente necessità di cure, ma soprattutto di avere vicino la sua mamma». A questo punto oltre all’abuso di potere, avendo assunto decisioni arbitrarie nei suoi confronti che esulano dai provvedimenti emanati dal Giudice, per la comunità potrebbe profilarsi pure il reato di sequestro di persona: sarà la Procura a valutarlo. «Nel frattempo – conclude l’avvocato Miraglia – invitiamo il Tribunale ad occuparsi di questo caso, dal momento che tutto questo sta accadendo nel silenzio più totale dell’istituzione giudiziaria».

 

 

 

 

Cittanova Marche: dopo circa un anno e mezzo madre e figlia si riabbracciano

Era il 10 agosto 2020, quando una bambina veniva tolta alla madre dal Tribunale e condotta in comunità. Oggi, finalmente, madre e figlia si sono riabbracciate.

Questo è  il risultato dell’amore di una madre e del buonsenso della professionista  del Consultorio di Macerata che si sta occupando del caso.

Questo è solo un primo passo.

La battaglia continua.

Reggio Emilia: Processo Angeli e Demoni

Tribunale di Reggio Emilia: condannato a 4 anni lo psicoterapeuta Foti; 17 imputati rinviati a giudizio. Orgoglioso di essere considerato il ” grande accusatore” del sistema degli affidi illeciti. Sarà ancora un raffreddore???