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Bimba violentata in una comunità in provincia di Roma: il Giudice prende tempo

Intanto in comunità viene isolata e additata come “infame” per aver causato l’allontanamento del violentatore

(ROMA, 15 Settembre 2021). «Temiamo per la sua sicurezza: il giudice la tiri fuori da lì»: l’avvocato Miraglia, facendosi portavoce della madre della dodicenne violentata in una comunità romana, non usa mezzi termini e invita il Tribunale per i minorenni di Roma ad intervenire tempestivamente. Il giudice, invece, pare non nutrire la medesima preoccupazione: ha infatti convocato l’udienza per fare chiarezza sulla vicenda tra ben due mesi, il prossimo 10 novembre.
Nel frattempo la dodicenne, che ha avuto ripetuti rapporti con un quindicenne, ospite anch’egli della medesima comunità, si trova in un concreto stato di pericolo: mentre il giovane è stato allontanato, lei è rimasta nella struttura, dove è additata come “infame” e “spia”, e viene isolata dalle altre compagne.
«E’ in pericolo» prosegue l’avvocato Miraglia, «sia perché in comunità a quanto pare, non esiste il controllo stretto e può accadere che un quindicenne abusi ripetutamente di una bambina di 12 anni, ma anche perché, emersa la storia, il ragazzo è stato allontanato e le compagne della ragazzina la accusano di questo: l’hanno isolata trattandola da spia».

Ma perché il gruppo di amichetti oggi la disapprova perchè ha fatto venire alla luce questo fatto?

Perché, secondo le altre ragazzine, la piccola avrebbe dovuto tacere?

Come mai il gruppo ritiene che questa cosa dovesse rimanere nascosta?

“In genere gli omertosi colludono con il “reato” essendone complici, informati o attori” sostiene Il Consulente Tecnico della madre, Prof.ssa Vincenza Palmieri, presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, che segue con attenzione la vicenda e commenta:” Cosa altro potrebbe essere tenuto nascosto oltre all’abuso della piccola?

Se per le amichette, questo non si doveva sapere e si schierano con il quindicenne, è facile temere che per il gruppo delle bambine sia un fatto normale fare sesso in quel contesto e che questo debba rimanere nascosto. Ed è anche vero che se le indagini non sono più che celeri, le dinamiche interne, come in ogni Istituzione Totale, saranno così resettate che ogni verifica sarà prima passata attraverso una riprogrammazione, mediazione, condizionamento del gruppo, sia dei pari che degli adulti. Rendendo irrintracciabile la verità!”

Cosa succede quindi in quella comunità e perché il giudice, appresa la grave vicenda, temporeggia tanto? Perché nonostante le ripetute denunce nessuno interviene e l’unica ad essere punita è la madre, tenuta lontana dai figli? Mentre il padre pubblica su Facebook le foto recenti fatte con la bambina ed il fratellino, esponendoli a morbose curiosità?

La ragazzina viene lasciata chiaramente in una situazione di pericolo. Ci domandiamo come mai la tutrice, invece di preoccuparsi di mettere al sicuro la ragazzina che il tribunale le ha affidato, minimizza la vicenda poiché la bambina sarebbe stata “consenziente”.
«Eravamo già preoccupati e fin dal maggio del 2020 contestavamo la collocazione dei due fratelli in questa comunità» conclude l’avvocato Miraglia, «quando depositammo in tribunale prove corpose della fatiscenza della struttura, del cibo avariato, della sporcizia, dei bagni inadeguati. Qualcuno all’epoca era intervenuto? Perché in caso contrario qualcuno dovrà rispondere anche di questo. L’unico provvedimento certo è che da allora alla madre sono stati sospesi gli incontri con i figli».
Oltre ad intervenire tempestivamente, andrebbero indagati i rapporti che intercorrono tra tribunale, tutrice e operatori della comunità.

Roma: bimba dodicenne abusata in casa famiglia

Per la tutrice nessun problema: era consenziente

ROMA (7 Settembre 2021). A volte non c’è davvero limite al peggio e a quello che certe persone sono costrette a subire dalle istituzioni chiamate invece ad aiutarle. La tutrice nominata dal tribunale per occuparsi di due bambini affidati a una comunità, alla notizia di un episodio di violenza sessuale subita da una dei minori, una ragazzina di appena 12 anni, ha risposto che non c’erano problemi di sorta, che non era necessario intervenire, poiché il rapporto sessuale con un quattordicenne ospite della medesima struttura era stato consensuale.

«Ma che consenso consapevole può dare una bambina di appena 12 anni?» dichiara l’avvocato Miraglia, che segue da un anno la vicenda tormentata e assurda vissuta di questi due ragazzini e dalla loro madre, vittime delle angherie dell’avocato loro tutrice, la quale proprio non si occupa né preoccupa di loro, anzi, fa di tutto per ostacolare il rapporto sereno con la madre. «E adesso questa cosa, inaudita: minimizzare una violenza su una minore. Visto che le ripetute comunicazioni rivolte al giudice relatore sono rimaste lettera morta, questa volta chiamiamo in causa direttamente il Presidente del tribunale dei minorenni di Roma, affinché intervenga immediatamente. Un caso di violenza sessuale su una minore, come di fatto è questa vicenda, non deve passare sotto silenzio e nell’indifferenza delle istituzioni».

Tra l’altro la madre è stata persino diffidata a presentarsi insieme alle forze dell’ordine (che aveva chiamato nel momento in cui la figlia le aveva raccontato l’episodio avvenuto mentre si trovava al mare, in vacanza con gli alti giovani ospiti della comunità) in quanto “crea scompiglio e agitazione tra il personale e i piccoli ospiti”. «Quindi, secondo la tutrice, la madre dovrebbe accettare quanto accaduto» prosegue l’avvocato Miraglia, «rimanendo buona per non turbare il personale?  La figlia è stata violentata e lei dovrebbe stare zitta? Ma se al posto della figlia della mia assistita ci fosse stata la figlia della tutrice o del giudice, sarebbero rimasti ugualmente  inerti e indifferenti?».

Non è la prima volta che la tutrice si comporta in maniera arbitrariamente oppositiva al rapporto tra madre e figli: tutto era cominciato quando la mamma dei due ragazzi si era rivolta a un centro antiviolenza, stanca di subire le angherie del marito, che la costringeva a prostituirsi per pagarsi i debiti di gioco. Invece di un aiuto, perché lei era stata considerata una “poco di buono” visto che il marito l’aveva fatta prostituire, le erano stati tolti i bambini, mandati a vivere in una comunità, talmente fatiscente che quando la madre aveva “osato” rivelare lo stato di degrado e sporcizia, per tutta risposta la tutrice aveva sospeso gli incontri e le telefonate con i due figli. E per questo era stata denunciata.

«Ci siamo detto fin da subito, e lo ribadiamo con convinzione» conclude l’avvocato Miraglia «che eravamo pronti a dare battaglia legale nel caso fosse capitato qualcosa ai ragazzi, per l’incuria in cui vivono a causa delle scelte ingiustificate di questa tutrice, che tutto sta facendo tranne il bene di questi due adolescenti. Adesso, quanto meno, ci attendiamo un intervento urgente da parte del tribunale dei minorenni di Roma».

Per l’avvocatessa bolognese e la sua bambina di 1 anno è stato disposto il rientro a casa dopo quasi un anno di comunità

Bologna 27 Luglio, finalmente l’incomprensibile decisione assunta dai servizi sociali bolognesi, nei confronti di una madre (stimatissimo avvocato di professione), e della sua bambina di pochi mesi, gravemente malata, costrette a vivere, dentro una comunità, senza l’imprescindibile apporto dell’ambiente familiare, e dei propri affetti, nonché di una dimora più che adeguata, è stata stravolta dal Tribunale dei Minori di Bologna, grazie all’istanza urgente presentata dall’Avvocato Miraglia, difensore nominato dalla mamma della bimba.

“Ci riteniamo molto soddisfatti, – dichiara l’Avvocato Miraglia – per il risultato ottenuto oggi, e per la rinnovata possibilità  restituita a questa mamma, ed alla sua piccina, di vivere in un ambiente familiare materno, contornato dagli affetti più cari, e da un clima armonioso e sereno, che rappresentano un sostanziale e reale sollievo, nonché aiuto concreto, per questo nucleo familiare.  

Il calvario di questa mamma e delle sua piccolina, cominciò a Novembre 2020, quando il servizi sociali di Bologna, disponevano la collocazione della neonata di pochi mesi, presso una comunità, con o in assenza della madre, una bimba molto piccola, affetta da gravi problemi di salute.

La madre viene accusata dai sociali di essere oppositiva alle terapie suggerite dal personale sanitario, in quanto a seguito del quinto intervento chirurgico, subito dalla neonata, di cui 3 a cuore aperto, constatando le reali condizioni di salute della sua bambina, per niente convincenti agli occhi della madre, a discapito di ciò che asserivano i medici, al fine di tutelare la salute della propria figlia, e garantirne la serenità ed il riposo necessario, si opponeva che venisse trasferita nel reparto di pediatria, e che continuasse ad essere collocata per il tempo necessario alla riabilitazione della piccola, presso il reparto specializzato.

Ciò nonostante la richiesta della madre non venne rispettata, la bambina venne spostata di reparto, con il conseguente e repentino peggioramento delle condizioni si salute della piccina, tanto da costringere i medici, nuovamente, a sottoporla d’urgenza, ad un ulteriore intervento, a comprova della reale fondatezza di ciò che la madre aveva oggettivamente percepito e rilevato rendendo fondatissima, e motivata la sua richiesta.

Sta di fatto, però, che nonostante la palese valenza delle posizioni della madre volte alla reale tutela della bimba, partì ugualmente l’infondata segnalazione ai servizi sociali, che senza alcun tipo di accertamento, costrinsero madre e bimba, una volta dimessa dall’ospedale, ad essere collocate presso una comunità d’accoglienza, sospendendo addirittura la responsabilità genitoriale alla madre, e nominando un Tutore provvisorio per la bimba.

Una comunità, quella stabilita per la collocazione di mamma e bimba, dai sociali Bolognesi, fatiscente, senza riscaldamenti, priva di acqua calda e di qualsiasi forma di accoglienza e di confort, un luogo potenzialmente  pericoloso per la più che cagionevole salute della bimba, esposta a contrarre infezioni, con il rischio di aggravarne le condizioni.

Una mamma e la sua bimba, costrette a vivere lontano dalla famiglia materna, senza potersi avvalere della serenità e dell’affetto profondo dei propri cari.

Una situazione talmente squalificante questa, palesemente volta a cagionare più problemi, senza che vi sia una reale intenzione di risolverli, ma piuttosto di volerli “inventare”, quando in realtà non vi è alcuna sussistenza.

Siamo sempre più perplessi in qualità di cittadini, circa la reale competenza e l’utilità di sociali che agiscono in questa riprovevole maniera, offendendo e deturpando il nostro paese, divenuto famoso per le scelte spesso dissennate, e per i madornali problemi causati dall’incompetenza dei sociali, colpevoli della disgregazione di molte famiglie.

Un ruolo sinistro quello svolto da certi sociali, che ci hanno fatto scoprire l’esistenza di un traffico umano di minori, puntualmente sottratti, con violenza alle loro famiglie, per poi scoprirne l’infondatezza di tali allontanamenti, causa di danni incommensurabili, a tutto il tessuto sociale.

Lecco: casa famiglia degradata

 

Cibo ammuffito, nessuna privacy e minacce continue dagli operatori

 

(LECCO, 13 Luglio 2021). Una comunità madre-bambino fatiscente e inadeguata ad ospitare donne in difficoltà con i loro bambini piccolini. Si trova in provincia di Lecco ed è l’e

nnesimo caso segnalato all’avvocato Miraglia. «Ormai pare che strutture simili siano la regola, non l’eccezione» dichiara l’avvocato Miraglia «vista la frequenza con la quale mi vengono segnalate Ma possibile che nessuno controlli dove vengono mandate le donne con i loro bambini? Di questo ennesimo caso interesseremo immediatamente i carabinieri dei Nas per un controllo accurato e per i provvedimenti del caso».

La donna, che si è affidata all’avvocato Miraglia, è ospite di una comunità alloggio con il suo bambino di pochi mesi, per effetto di un provvedimento emanato dal Tribunale per i minorenni di Milano. A parte che da quando è alloggiata nella comunità nessuno si è occupato di avviare per lei un percorso di sostegno, la donna è stata minacciata di venire allontanata e trasferita in un’altra struttura semplicemente perché non è stata zitta, non si è adattata alle condizioni che ha trovato, ma le ha segnalate, protestando. Nella dispensa il cibo è ammuffito, l’edificio è sporco e fatiscente e sul pavimento gironzolano gli scarafaggi. Non c’è un minimo di privacy e se le donne alloggiate vogliono cucinare in maniera decente, sono costrette a farsi portare dall’esterno le proprie pentole. «Ma possibile che i Servizi sociali e i Tribunali per i Minorenni dopo aver disposto il ricovero delle madri in difficoltà nelle comunità non si preoccupino di come e soprattutto dove stiano?» prosegue l’avvocato Miraglia. «Mi stupisce che i Comuni, che pagano fior di quattrini dei contribuenti per garantire l’alloggio a queste donne e ai loro bambini, non si prendano mai la briga di controllare dove finisca il loro denaro e se le loro concittadine vivano in condizioni almeno decenti e dignitose». Ma soprattutto nessuno controlla chi le gestisce: nel caso della donna di Lecco, viene continuamente minacciata dagli operatori, che le intimano di tacere, pena, altrimenti, la stesura di una relazione pessima su di lei da inviare ai Servizi sociali, che come estrema conseguenza potrebbe portare all’allontanamento del bimbo dalla propria mamma e il suo affidamento ad estranei. Ancora più incredulo è quanto sostengono gli stessi operatori della comunità secondo i quali la mamma e bambino non possono tornare a casa perché la stessa non è adattata alla comunità… Tutto ciò è possibile??

Tribunale per i minorenni di Venezia giustifica l’inefficienza dei servizi allontanando due bambini dai genitori

(VERONA, 7 Luglio 2021). Il Tribunale dei Minorenni di Venezia deve aver letto le carte al contrario o aver preso un abbaglio: non si spiegherebbe, altrimenti, perché abbia allontanato due bambini veronesi dai loro genitori, impedendone persino gli incontri protetti e confinandoli per l’ennesima volta in una comunità, alla vigilia del loro rientro a casa. A motivare il provvedimento sarebbe un presunto atteggiamento oppositivo dei genitori, che invece si sono sempre dimostrati collaborativi con i Servizi sociali del Comune di Verona, dove abitano, e amorevoli con i figli. «Se c’è qualcuno che ha delle mancanze, questi sono il Servizio di Neuropsichiatria infantile e i Servizi sociali di Verona» dichiara l’avvocato Miraglia, legale dei genitori, «perché non hanno mai ottemperato alle originarie prescrizioni del Tribunale stesso. Non hanno mai avviato un percorso di sostengo ai genitori, per essendo loro più che collaborativi, né hanno iniziato una progettualità con i bambini». I genitori, tramite l’avvocato Miraglia, hanno presentato reclamo alla Corte d’Appello di Venezia, chiedendo che i bambini siano finalmente collocati a casa propria, dove praticamente non vivono stabilmente più dal 11 novembre 2019.

Sono infatti quasi tre anni   che questi bambini, che hanno 11, 7 e 4 anni non vivono con i genitori.

Da un anno la sorellina è potuta tornare a casa da mamma e papà per motivi di salute, mentre i due fratellini sono rimasti nella struttura.

I genitori nel frattempo hanno ripreso una vita regolare e hanno un ottimo rapporto con i figli, pertanto ad agosto dello scorso anno il Tribunale per i Minorenni aveva disposto il “rientro graduale dei minori presso i genitori”; che è avvenuto regolarmente tutti i fine settimana da agosto l’anno scorso fino al 20 giugno u.s.. A fine giugno, a sorpresa, i Servizi sociali hanno comunicato alla coppia che la comunità che ospitava i bimbi li avrebbe messi alla porta, non avendo più nulla da fare con loro ma soprattutto perché non era stato mai presentato un progetto da parte dei servizi sociali. Incredibilmente il Tribunale per i minorenni, invece di prendere atto dell’inefficienza dei servizi sociali ha ricollocato  i bambini a una comunità, l’ennesima, sospendendo pure gli incontri con i genitori perché questi non sarebbero collaborativi. Ma se hanno fatto tutto ciò che è stato chiesto loro! Sono le istituzioni che hanno mancato in tutto! E il Tribunale dei Minorenni ha travisato le risultanze fattuali, cadendo forse nel clamoroso errore di imputare la mancata ottemperanza delle sue indicazioni ad un atteggiamento oppositivo o non collaborativo dei genitori. Sono le istituzioni ad avere colpe e mancanze. È la comunità familiare che ospitava i bambini ad avere, in via autonoma, “deciso le dimissioni dei bambini”; mentre il Servizio di Neuropsichiatria infantile e i Servizi sociali del Comune di Verona non hanno mai ottemperato alle disposizioni del tribunale stesso, non avviando mai un percorso di sostegno ai bimbi e i genitori. I quali adesso, insieme ai loro figli, sono vittime di un sistema dalle grandissime falle e dalle palesi inadempienze e inadeguatezze».

Questa ennesima situazione dimostra che a pagare le conseguenze sono sempre i più deboli ma soprattutto mi chiedo e chiedo come è possibile che un Tribunale invece di condannare la superficialità, le inefficienze, il pressapochismo di chi con i soldi pubblici dovrebbe tutelare e salvaguardare i diritti dei minori, li ignora  o meglio ancora li giustifica sulla pelle dei bambini?

Violentata una minorenne in un centro di recupero: confermata in appello a 5 anni di reclusione per un altro ospite all’epoca 43enne

ANCONA (4 Giugno 2021). Confermata anche dalla Corte d’Appello di Ancona la condanna di un uomo per lo stupro di una minorenne, avvenuto tre anni fa all’interno della comunità di recupero dalle dipendenze in cui entrambi erano alloggiati. L’uomo, che nel dicembre 2018 aveva 43 anni ed era ricoverato nella struttura per la sua dipendenza da alcol, ha usato violenza nei confronti della ragazzina, all’epoca diciassettenne, approfittando della sua condizione di inferiorità dovuta alla giovanissima età. Oltre al fatto che, nel momento in cui ha fatto irruzione nella sua stanza, la ragazzina stava dormendo. Una violenza che si è consumata senza che nessuno degli operatori addetti alla sorveglianza, pur presenti nel reparto in quel momento, si fosse accorto di nulla e fosse pertanto intervenuto in suo aiuto. La ragazzina aveva avuto il coraggio di denunciare tutto a un’operatrice sociosanitaria della comunità, che aveva notato in lei un atteggiamento strano e che le aveva quindi chiesto cosa le fosse capitato. Tra l’altro l’uomo, consumata la violenza, si era pure presentato per alcune notti successive nella stanza della giovane, che però in quelle occasioni era riuscita ad allontanarlo. Ne era seguita quindi un’inchiesta, con la relativa condanna dell’uomo in primo grado a cinque anni di reclusione. Condanna confermata da una recente sentenza emessa questa settimana dalla Corte d’Appello di Ancona.

«Soddisfatti della conferma della sentenza» commenta l’avvocato Miraglia, che difende il padre della ragazzina costituitosi parte civile, «procederemo ora con la richiesta di risarcimento dei danni morali e materiali sia al colpevole della violenza che al responsabile della struttura di recupero, che non ha saputo sorvegliare e prendersi cura adeguatamente della minore. C’è anche da sottolineare – e quindi mi rivolgo al ministro della Salute Roberto Speranza – come siano pochissime  i luoghi che possono aiutare i minori senza contattare che potrebbero essere aiutati a casa loro.

i. Purtroppo la stragrande maggioranza delle volte i minori vengono inseriti in strutture riabilitative nelle quali sono alloggiati anche gli adulti che, come si evince dal caso in questione, possono dimostrarsi assai pericolosi. Sarebbe pertanto opportuno cominciare a pensare di realizzare strutture dedicate esclusivamente all’accoglienza di minori affetti da dipendenze, soggetti particolarmente fragili e vulnerabili».

 

Una nuova realtà per combattere le ingiustizie

Sempre più spesso i cittadini non sano come difendersi adeguatamente dai soprusi e dalle ingiustizie di cui sono vittime, per questo motivo ci teniamo a dare notizia di questa nuova realtà a tutela dei cittadini, riportando qui il comunicato stampa del Sindacato Europeo dei Lavoratori e dello Studio Miraglia Associato : “Disgustati e con un forte senso di rivalsa, abbiamo deciso di creare un connubio collaborativo vincente, volto a combattere e svelare ogni tipo d’ingiustizia, per portare alla luce la verità, di ogni caso che ci viene sottoposto.”

E’ da questa necessità che nasce la collaborazione tra il Sindacato Europeo dei Lavoratori, e lo Studio Legale Miraglia Associato.

Un’unione che garantirà consulenze giuridiche interdisciplinari di alto livello, in grado di affrontare, in un’ottica integrata e strategica, qualsiasi controversia in ambito giudiziale.

“Noi non vogliamo restare a guardare, o semplicemente leggere i casi di cronaca che imperversano le notizie del nostro paese, ma vogliamo adoperarci per difendere i più deboli, e tutelarli, con professionalità, onestà, e competenza”.

“Vogliamo aiutare quante più persone possibili, metterle in condizioni di permettersi una difesa adeguata, perché crediamo in quello che facciamo, e lo vogliamo fare egregiamente”.

“Troppo spesso le vittime di sopruso, tacciono e subiscono ogni tipo di abuso, spesso cadendo nelle mani di gente che non solo le danneggia ulteriormente approfittando della situazione, causandogli una condizione ancora più disastrosa della precedente, fattori che abbiamo avuto modo di appurare, e che vogliamo prevenire in ogni modo”.

“Ed è per questo motivo che ci mettiamo a disposizione, di chi ci permetterà di aiutarlo adeguatamente”.

Pertanto iscrivendosi al Sindacato Europeo dei Lavoratori, ci si potrà avvalere di una difesa legale risolutiva, dello Studio Legale Miraglia Associato, che darà la possibilità ad ogni cittadino di tutelare i propri diritti.

Il Segretario Generale del Sindacato Europeo dei Lavoratori Giuseppe Criseo ci tiene ad aggiungere : “la scelta di questa collaborazione, è dettata da una imprescindibile peculiarità riscontrata solo nello Studio Miraglia Associato, che oltre a dare l’opportunità di una gestione legale di alto livello, si differenzia da ogni altra realtà, in quanto si è sempre occupato di seguire ogni caso approfondendone anche l’aspetto umano, al fine di poter supportare con le opportune proposte, anche un percorso volto alla riappropriazione della propria identità genitoriale ed umana, caratteristica che rende questa scelta radicale sotto tutti i punti di vista”.

“Noi come Sindacato Europeo dei Lavoratori, ci teniamo a combattere al fianco dello Studio Miraglia Associato, per evitare che le istituzioni continuino a sovvenzionare enti o associazioni, che non si adoperano per restituire indipendenza ed identità familiare alle donne, che si trovano in situazioni di forte disagio”.

Inoltre abbiamo scelto di collaborare con lo Studio Miraglia per il forte impegno emerso in tutti questi anni, a la tutela della famiglia, e delle donne, Studio Legale che si è reso promotore, denunciandone per primo le irregolarità degli affidi illeciti, vedi i casi di Bibbiano, e quelli che continuano ad emergere, e che coinvolgono tutta l’Italia”.

Per noi nessuna donna dovrebbe essere depredata dei figli, e defenestrata dal ruolo genitoriale, bensì siamo fermamente convinti che i soldi pubblici vadano impiegati per dei reali percorsi, messi a disposizione di queste donne, che hanno il diritto di essere rispettate nonostante le vicissitudini”.

Questa nostra considerazione nasce dal latente fallimento dell’attuale “modus operandi” messo in atto da certi Servizi Sociali, che come dimostrato dagli scandalosi e raccapriccianti fatti di cronaca, non hanno aiutato la familiarità, che spesso è stata disgregata, e messa in condizione di non coesistere”.

A tal proposito ci teniamo a riportare alcuni casi seguiti dallo Studio Miraglia Associato, a dimostrazione che tale collaborazione è dettata da un fine esclusivo : 

https://ilquotidianoditalia.it/picchiata-violentata-minacciata-con-lacido-e-le-tolgono-pure-i-figli
https://ilquotidianoditalia.it/verona-madre-da-5-anni-prigioniera-in-comunita-denuncia-il-comune
https://ilquotidianoditalia.it/bambini-prigionieri
https://ilquotidianoditalia.it/cassino-fratto-gravissimo-commesso-dal-sindaco-enzo-salera
https://ilquotidianoditalia.it/frosinone-due-sorelline-strappate-alla-zia-ritornano-finalmente-a-casa
https://ilquotidianoditalia.it/la-verita-sugli-affidi-illeciti-siamo-alla-resa-dei-conti
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Verona: mamma “parcheggiata” in una casa famiglia da 55 mesi denuncia il Comune alla Corte dei Conti

In quasi 5 anni il municipio avrebbe speso oltre 600 mila euro per questa famiglia, senza programmare per loro il rientro a casa propria. VERONA (25 maggio 2021). Una donna ha denunciato il Comune di Verona alla Corte dei Conti di Venezia, per danno erariale: da quasi cinque anni si trova alloggiata con tre suoi figli in una comunità senza alcuna progettualità a parte dei Servizi sociali per farli tornare a casa propria. Una situazione che sarebbe costata ai contribuenti veronesi 660 mila euro.

La donna da anni chiede invano di poter tornare alla sua vita, mancando attualmente motivi validi per tenere lei e i suoi bambini segregati e lontani dai loro cari. L’incubo era iniziato nel 2015, quando aveva denunciato il padre dei suoi tre figli minori per abusi nei confronti della sua figlia maggiore, nata da una precedente relazione. L’uomo era stato condannato a sei anni di reclusione, la figlia maggiore era stata allontanata e collocata in una comunità, la donna con i tre figli più piccoli, rimasta senza aiuti economici, era stata ospitata in una casa famiglia. Dalla quale, nonostante siano trascorsi quasi cinque anni, la donna e i suoi figli non sono ancora usciti. Parcheggiati in un limbo, senza lavoro, senza poter tornare a casa propria, senza la possibilità di incontrare i parenti. I Servizi sociali veronesi in questi 55 mesi non hanno programmato per questa donna e per i suoi bambini alcun tipo di progetto di rientro. Vivono quindi a spese dei contribuenti. «Fatti dei conti a spanne» dichiara l’avvocato Miraglia, che difende la donna «dal 8 novembre 2016 a oggi sono passati 4 anni e 7 mesi: calcolando al ribasso di 400 euro al giorno per 55 mesi, questa famiglia finora è costata al Comune quasi 660 mila euro. Soldi che il municipio avrebbe potuto risparmiare oppure utilizzare per altri progetti e finalità, non ultimo far rientrare questa donna a casa propria e aiutarla ad essere economicamente indipendente».

Eppure il Tribunale di Verona era stato chiaro: nel 2017 e nel 2018 aveva ordinato ai Servizi sociali di predisporre ed iniziare un progetto educativo e di supporto per i minori nonché un percorso finalizzato al recupero delle capacità genitoriali per la loro madre. «In spregio alle disposizioni del Tribunale» prosegue l’avvocato Miraglia «i Servizi sociali, adottando dei provvedimenti abnormi e illegittimi e prevaricando i propri poteri e i propri fini sociali, ha letteralmente confinato questa donna e i suoi bambini in una struttura fatiscente, senza adoperarsi per assisterli, ammassandoli in quattro dentro un’unica stanza con vestiti, giocattoli e libri tutti accatastati per mancanza di spazio. La nostra permanenza presso la comunità è senza dubbio un’esperienza del tutto sterile e stressante per il procrastinarsi forzoso della lontananza dalla abitazione di Verona di questa famiglia e dai suoi affetti (inclusa la figlia primogenita, i nonni egli zii). E anzi, spendendo un’enorme quantità di denaro: invitiamo quindi la Corte dei conti a verificare se questo fatto non costituisca un danno erariale».

Cassino: il Sindaco pubblica il decreto relativo alle due sorelline strappate alla zia, senza omettere i dati sensibili

Un atto gravissimo di violazione della privacy e della Carta di Treviso

Cassino (7 Maggio 2021). Un atto gravissimo è stato commesso dal sindaco di Cassino, Enzo Salera: per giustificare il suo operato e per “chiamarsi fuori” dal pasticcio commesso dai suoi Servizi sociali e sanato dal Tribunale per i minorenni di Roma, con una disposizione di due giorni fa, ebbene rilascia insieme a una dichiarazione anche il testo della sentenza del tribunale stesso, senza omettere i dati sensibili. Questo consente quindi a chiunque di risalire all’identità delle due sorelline di 8 e 11 anni, strappate un mese fa alla zia e rientrate finalmente a casa su disposizione, appunto, del tribunale.

«Oltre ad aver violato la privacy di queste due bambine e della loro zia» commenta l’avvocato Miraglia, «è stata violata anche la Carta di Treviso, che vieta di rendere note pubblicamente le generalità o i dati che possono far risalire all’identità dei minori coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Che danni rischia di causare tutto questo alle bambine, ora che tutti potranno essere a conoscenza della loro identità? Una volta di più questo sindaco dimostra di non essere adatto al ruolo che ricopre. Resto sbigottito, poiché in tanti anni mai avevo assistito ad un atto simile». Tra l’altro, per “lavarsi le mani” dall’intera vicenda, il sindaco afferma con convinzione di non essere più il tutore delle bambine dal 4 febbraio scorso, data in cui avrebbe trasferito la propria delega all’assistente sociale. «La tutela di un minore è un atto stabilito da un giudice» prosegue l’avvocato Miraglia, «pertanto deve essere solo e unicamente un magistrato a pronunciarsi sul trasferimento dell’incarico ad altra persona. Non è che uno possa alzarsi una mattina e decidere di passare il testimone a qualcun altro. A questo punto spero che tutte le forze politiche si attivino per rimuovere costui dal ruolo di primo cittadino: e non lo sto dicendo per fare della speculazione politica. Non lo ho mai fatto né mi interessa cominciare proprio ora. A muovermi è solo la preoccupazione per il benessere dei cento minori che il sindaco, per sua stessa ammissione, dice di avere in carico ai suoi Servizi sociali: se i bambini a Cassino vengono trattati come queste due sorelline, si salvi chi può».

Intanto lo studio legale Miraglia ha informato immediatamente il Tribunale per i Minorenni di Roma e  la  Procura minorile affinché trasmetta gli atti alla Procura della Repubblica: le violazioni commesse divulgando un provvedimento riferito a due minori  senza omettere i dati personali sono di una gravità inaudita, soprattutto da parte di un ex tutore e sindaco.

Sorelline di Cassino tornano dalla zia

Il Tribunale per i minorenni di Roma ne ha disposto il rientro a casa, togliendo al sindaco il ruolo di tutore. FROSINONE (7 Maggio 2021). Le sorelline di Cassino tornano a casa dalla zia: il Tribunale per i minorenni di Roma, riunitosi in Camera di Consiglio, ha stabilito che non vi erano motivi di grave pericolo tali da rendere necessario allontanare all’improvviso le due bambine, di 8 e 11 anni, da casa della zia materna, alla quale erano affidate, per farle alloggiare dallo scorso 6 aprile in una Casa famiglia. Ricusando, di fatto, quando asserito dal tutore e dai Servizi sociali di Cassino, i quali avevano motivato la decisione di allontanare le due minori ritenendo “potessero essere in pericolo per le reazioni  spropositate per eccesso di possesso manifestate dalla zia”. Pertanto il Tribunale ha revocato l’allontanamento delle minori dalla Casa famiglia e ne ha disposto il rientro presso la zia materna, che ne è attualmente affidataria.

Il Tribunale ha altresì sostituito il tutore provvisorio ovvero il sindaco di Cassino, nominando un avvocato al suo posto.

«Ogni commento sarebbe superfluo, abbiamo già detto tutto nel corso di questo mese» commenta l’avvocato Miraglia, al quale la zia si era affidata.

È  trascorso appunto un mese intero, per ritornare al punto di partenza: se i Servizi sociali avessero ben operato, avrebbero risparmiato alle bambine e alla loro zia tanto dolore.