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L’Avv. Francesco Miraglia invitato al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026: una voce autorevole nel dibattito sulla vittimizzazione secondaria

L’Avv. Francesco Miraglia sarà presente, su invito, anche per l’edizione 2026 del Salone Internazionale del Libro di Torino, confermando un riconoscimento che non è episodico ma ormai consolidato all’interno di uno dei contesti culturali e istituzionali più rilevanti del panorama europeo.
L’invito ufficiale, nell’ambito dell’iniziativa promossa da Confprofessioni Piemonte e dal Comune di Pianezza, colloca l’Avv. Miraglia tra gli interlocutori qualificati chiamati a intervenire su un tema ad alta criticità sistemica: “Violenza contro le donne e vittimizzazione secondaria”, con evento fissato per il 14 maggio 2026 presso il Padiglione Oval – W154.
Accanto a lui, l’Avv. Daniela Vita, coautrice del volume “Ma il problema sono io?!”, testo che rappresenta il perno del confronto e che affronta senza filtri il fenomeno della vittimizzazione secondaria, ossia quel corto circuito istituzionale per cui la vittima, anziché essere tutelata, subisce un ulteriore pregiudizio proprio all’interno del sistema giudiziario.
Non si tratta di una trattazione teorica. Il contributo degli Avv.ti Miraglia e Vita nasce da attività difensiva concreta in procedimenti ad alta conflittualità, dove la gestione delle dinamiche familiari e delle denunce di violenza si traduce spesso in decisioni che incidono in modo irreversibile sui diritti fondamentali, fino – in alcuni casi – all’allontanamento dei figli dalle madri.
Il fatto che l’Avv. Miraglia venga nuovamente invitato al Salone del Libro non è un dato formale, ma un indicatore chiaro di posizionamento: significa essere riconosciuti come professionista capace di incidere nel dibattito pubblico, portando contenuti scomodi ma necessari, supportati da esperienza diretta e capacità di lettura critica del sistema.
La partecipazione all’evento, inserito in un panel strutturato con istituzioni, professionisti e operatori del settore, rafforza ulteriormente la sua immagine di avvocato che non si limita alla gestione del contenzioso, ma che interviene attivamente nella costruzione del pensiero giuridico e nella denuncia delle disfunzioni sistemiche.
In un contesto in cui molti si adeguano alle prassi, l’Avv. Francesco Miraglia si colloca in modo netto: analisi, esposizione e presa di posizione. Ed è esattamente questo che oggi viene richiesto, anche nei contesti più autorevoli.

La verità alla fine vince sempre: sconfessati i Servizi Sociali, il Tribunale dichiara il non luogo a procedere per l’adottabilità e dispone il rientro a casa della minore

Una decisione di grande valore umano e giuridico segna oggi una svolta importante nella giustizia minorile. Il Tribunale per i Minorenni ha infatti respinto la richiesta di dichiarare lo stato di adottabilità di una bambina e ha disposto il suo rientro presso la madre e i nonni materni, accogliendo integralmente le tesi difensive sostenute dall’Avv. Miraglia. Dopo anni di relazioni contraddittorie, giudizi affrettati e una lunga fase di incertezza, la verità è finalmente emersa, restituendo alla bambina il diritto di crescere tra gli affetti autentici della propria famiglia.

La sentenza sconfessa apertamente l’operato dei Servizi Sociali, il cui atteggiamento è stato definito “pregiudizievole, parziale e non rispondente alla realtà dei fatti”. I giudici hanno riconosciuto che per troppo tempo la famiglia è stata oggetto di una valutazione distorta, basata su percezioni e non su elementi concreti, e che tale impostazione ha inciso in modo ingiusto sul benessere psicologico della minore. Il Tribunale, con una motivazione chiara e rigorosa, ha sottolineato che “le relazioni dei Servizi Sociali non appaiono fondate su riscontri oggettivi né rappresentano la reale evoluzione della situazione familiare”, evidenziando come la madre e i nonni abbiano invece saputo garantire alla bambina stabilità, presenza e cura costante.

Determinante per il pronunciamento è stata la consulenza tecnica d’ufficio, definita dai giudici “pienamente attendibile, equilibrata e scientificamente motivata”. La CTU, richiesta e sostenuta con forza dalla difesa, ha messo in luce la verità rimasta a lungo in ombra: la madre possiede capacità genitoriali adeguate, un legame affettivo solido con la figlia e una rete familiare di sostegno rappresentata dai nonni materni, che si sono sempre dimostrati figure di riferimento positive, costanti e presenti.

L’Avv. Miraglia, che ha seguito personalmente ogni passaggio del procedimento, ha impostato una linea difensiva lucida e documentata, evidenziando le contraddizioni e le omissioni delle relazioni sociali e riuscendo a riportare l’attenzione del Tribunale sui dati oggettivi, sulle prove e sul principio fondamentale dell’interesse superiore del minore. Grazie a un lavoro rigoroso e alla capacità di far emergere la verità sostanziale oltre i pregiudizi, la difesa ha ottenuto un risultato che va ben oltre la vittoria in aula: il riconoscimento di un diritto umano ed emotivo troppo spesso sacrificato alla burocrazia.

Nella parte conclusiva del provvedimento, il Tribunale ha disposto il “non luogo a procedere in ordine alla richiesta di adottabilità, atteso che la minore ha trovato nella madre e nella famiglia materna un ambiente affettivo stabile, coerente e tutelante”, aggiungendo che “deve essere garantita la continuità educativa e affettiva nel contesto familiare d’origine, con il monitoraggio imparziale dei Servizi Sociali”. È un passaggio che ribadisce, con forza, la centralità del legame familiare e la necessità di superare logiche assistenziali fondate su sospetti anziché su verifiche effettive.

L’Avv. Miraglia ha commentato con soddisfazione la decisione, affermando che “questa è la dimostrazione che la verità, quando è sostenuta con coerenza, preparazione e coraggio, vince sempre. Abbiamo creduto fin dall’inizio nella forza della famiglia, nella trasparenza delle prove e nella competenza della consulenza tecnica. Oggi la giustizia ha restituito una bambina alla sua casa, alla sua madre e ai suoi nonni, ponendo fine a un pregiudizio che non avrebbe mai dovuto esistere”.

Il legale ha poi aggiunto che “i Servizi Sociali devono tornare a essere uno strumento di supporto e non di sospetto, capaci di ascoltare e non di giudicare. Questa sentenza segna un punto fermo: la verità non può essere distorta né piegata alla logica dell’apparenza, e ogni decisione che riguarda un bambino deve nascere dal rispetto della realtà, non dal timore dell’errore”.

Questa pronuncia restituisce respiro e speranza a una famiglia che ha saputo resistere al peso dell’ingiustizia e ribadisce un principio che dovrebbe guidare ogni intervento nel mondo della tutela minorile: la verità non si costruisce nelle relazioni, ma si osserva nei fatti. E i fatti, in questa vicenda, parlano chiaro.

 

Cassazione contro il Tribunale per i Minorenni e la Corte d’Appello di Reggio Calabria: annullato il decreto sugli incontri obbligati con i nonni

È stata notificata oggi, 12 maggio 2025, l’ordinanza con cui la Corte di Cassazione ha annullato il decreto emesso dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria e, prima ancora, dal Tribunale per i Minorenni della stessa città. Si trattava di un provvedimento che imponeva a un bambino di riprendere i rapporti con i nonni paterni, anche con modalità forzate e l’intervento della forza pubblica in caso di opposizione materna. Una decisione che, per nove lunghi anni, ha gravato su una madre e sulla sua famiglia, obbligate a difendersi da un sistema giudiziario che – secondo quanto stabilito oggi dalla Suprema Corte – ha completamente ignorato il reale interesse del minore.

Il caso era nato nel 2019, quando i nonni paterni – rimasti per anni assenti dalla vita del nipote – avevano invocato il diritto a mantenere “rapporti significativi” con il bambino. Il contesto era, ed è, estremamente complesso: famiglia disgregata, padre detenuto, episodi di violenza pregressi, denunce e un profondo conflitto tra adulti. In tutto questo, nessun legame reale si era mai costruito tra il bambino e gli ascendenti paterni. Eppure, il Tribunale prima e la Corte d’Appello poi avevano accolto l’istanza dei nonni, ordinando incontri in spazi protetti, con la minaccia – in caso di resistenza – di intervento coattivo tramite ASP o Questura.

La Cassazione ha smontato questo impianto, giudicandolo in contrasto con i principi costituzionali e convenzionali che tutelano l’infanzia. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è sufficiente accertare l’assenza di un danno per il minore: serve invece dimostrare, in termini positivi e concreti, che quella relazione porti un beneficio autentico per lo sviluppo affettivo, relazionale ed educativo del bambino. Tanto più – ha osservato la Corte – quando si tratta di ricostruire da zero un rapporto mai nato, in un contesto familiare segnato da dolore, ostilità e ferite mai rimarginate.

Gravi le censure anche sotto il profilo istruttorio: i giudici del merito non hanno mai disposto una consulenza tecnica sui nonni, né hanno valutato la loro effettiva capacità relazionale e affettiva. Hanno ignorato le relazioni contrarie dei servizi sociali, che da anni mettevano in guardia su un eventuale avvio coatto degli incontri. Hanno preferito affidarsi a due relazioni datate 2021, che peraltro non valutavano affatto la figura degli ascendenti. Da qui, la decisione della Suprema Corte di annullare il provvedimento in toto, rinviando la causa a Reggio Calabria solo per la liquidazione delle spese processuali.

A rappresentare la madre del minore è stato l’avvocato Miraglia di Modena , da sempre attivo nella difesa dei diritti dell’infanzia nei procedimenti familiari più delicati. Le sue parole, dopo la notifica dell’ordinanza, hanno il peso di un lungo percorso finalmente riconosciuto: “Oggi è stata notificata la decisione e siamo felici, davvero felici per il bambino, per la madre e per tutta la famiglia che da nove anni ha dovuto combattere con i servizi sociali, con i curatori e, purtroppo, anche con i tribunali. È una giornata di giustizia. Finalmente si è messo al centro il bambino, la sua voce, il suo vissuto. I bambini non si costringono a costruire legami. Si ascoltano, si proteggono, si rispettano. Questo è ciò che oggi la Corte ha sancito.”

La sentenza è destinata a fare scuola. Ribadisce un principio fondamentale: l’articolo 317-bis del Codice civile, che riconosce agli ascendenti il diritto a mantenere rapporti significativi con i nipoti, non può mai essere applicato meccanicamente. Non tutela il “diritto di visita” dei nonni, ma solo quando e se tale legame corrisponde all’esclusivo interesse del minore. Non basta l’assenza di danno, serve un vantaggio reale. Un legame che nutre, non che pesa.

Con questa pronuncia, la Cassazione ha richiamato tutta la giustizia minorile a un esercizio di responsabilità: non è compito del giudice riparare a ogni rottura familiare imponendo rapporti artificiali. È suo dovere, invece, evitare che il minore diventi un campo di battaglia tra adulti, o uno strumento di compensazione emotiva. Il diritto degli adulti finisce dove comincia il benessere del bambino. Oggi, la giustizia ha fatto proprio questo.

 

Presentazione del libro “L’Avvocato dei Bambini: troppo potere senza controllo” di Francesco Miraglia

Presentazione del libro “L’Avvocato dei Bambini: Troppo Potere Senza Controllo” di Francesco Miraglia
Come si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti
Edito da Armando Editore

Napoli, 24 febbraio 2024 – Si terrà sabato 24 febbraio alle ore 16:00, presso la Sala della Loggia del Maschio Angioino di Napoli, la presentazione del libro “L’Avvocato dei Bambini: Troppo Potere Senza Controllo – Ecco come si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti”, edito da Armando Editore.

L’evento vedrà la partecipazione di esperti del settore, sociologi, rappresentanti di associazioni e professionisti impegnati nella tutela dei diritti dei minori, che condivideranno le loro esperienze e competenze per offrire una visione completa del fenomeno. Interverranno:

  • Claudio Roberti, sociologo
  • Sergio Mantile, sociologo
  • Gaetano Marotta, rappresentante dell’Associazione Oltre Uno
  • Vincenzo Gargiulo, de “La Palestra delle Autonomie”
  • Susy Rea, curatrice e rappresentante dell’Associazione Su Nuvola Blu
  • Pasquale Marasco, ingegnere e presidente dell’Associazione Nazionale Invalidi del Lavoro e Disabilità Diffusa
  • Francesco Miraglia, professionista di fama nazionale, da anni impegnato nella difesa dei diritti dei minori e delle famiglie ingiustamente coinvolte in procedimenti giudiziari, presidente per la Spagna dell’A.N.I.L.D.D.
  • Avvocato Brunella Postiglione
  • Dottoressa Annamaria Mignani Pierella, consigliere A.N.I.L.D.D.

Durante l’incontro si discuterà delle problematiche legate al sistema degli affidi, delle false accuse in ambito familiare e delle criticità del sistema di protezione dell’infanzia in Italia.

Il libro, scritto da Francesco Miraglia, affronta tematiche cruciali, mettendo in luce come la gestione degli affidi possa, in alcune circostanze, trasformarsi in una macchina burocratica e giudiziaria fuori controllo. Spesso, il sistema, invece di garantire una protezione efficace e tempestiva per i minori realmente in difficoltà, produce situazioni in cui le famiglie vengono ingiustamente separate. Questo fenomeno ha conseguenze devastanti non solo per i genitori, ma soprattutto per i bambini, che si trovano a vivere esperienze traumatiche senza una reale necessità.

Il dibattito offrirà un’opportunità per approfondire i criteri con cui vengono valutate le segnalazioni di abuso e le modalità di intervento delle autorità preposte. Verranno evidenziate le falle nel sistema e i possibili abusi di potere che talvolta si verificano, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere un approccio più equo e trasparente nella gestione dei casi di tutela minorile.

Uno degli interventi più attesi sarà quello di Francesco Miraglia, autore del libro ed esperto in diritto minorile, che da anni combatte contro le ingiustizie derivanti da affidi illeciti e falsi abusi. Il suo contributo offrirà una visione concreta delle distorsioni del sistema, basata su anni di esperienza sul campo e su casi reali.

L’evento rappresenta un’occasione imperdibile per tutti coloro che desiderano comprendere meglio la realtà degli affidi familiari in Italia e per chi si impegna nella difesa dei diritti dei minori.

Biella: educatrice denunciata per manipolazione di due minori contro la madre

(Biella 23 dicembre 2024) – Emergono preoccupazioni riguardo ai servizi sociali affidati alle cooperative, evidenziando la mancanza di controlli da parte delle istituzioni e i conseguenti abusi e ingiustizie che colpiscono i più vulnerabili.

Questa è la situazione in cui si è trovata una madre biellese, coinvolta insieme alle sue due figlie di dieci e quattro anni.

L’avvocato Miraglia, legale della donna, descrive una situazione allarmante. “A causa di compagni violenti, la mia assistita si è dovuta rivolgere a un centro antiviolenza. Di conseguenza, il caso è stato preso in carico dai servizi sociali e affidato a una cooperativa esterna”.

Ciò che doveva essere un percorso di protezione si è trasformato in un incubo.

Durante un incontro protetto, la figlia maggiore ha riferito di essere stata picchiata dalla madre. Senza un’indagine approfondita, l’educatrice della cooperativa ha redatto una relazione accusatoria, dipingendo la donna come una madre inadeguata e proponendo l’affidamento delle bambine ai rispettivi padri, entrambi con precedenti episodi di violenza.

Uno dei padri, inoltre, ha un passato segnato dalla tossicodipendenza ed è stato coinvolto in operazioni giudiziarie, con un arresto legato al traffico di droga insieme ad altre 36 persone.

Non si tratta di alimentare conflitti tra i genitori, ma di sottolineare la necessità di un approccio più attento e imparziale nella gestione di situazioni familiari complesse, evitando manipolazioni e condizionamenti.

Invece di mantenere un approccio neutrale, l’educatrice avrebbe cercato di manipolare le dichiarazioni della bambina. Una registrazione audio agli atti mostra frasi come: “Allora sono successe delle cose che ti hanno fatto stare molto male, ok?” e “Ne parliamo un’altra volta così hai tempo di pensarci”. Queste parole lasciano intendere un tentativo deliberato di influenzare la testimonianza.

Mentre i servizi sociali si sono basati esclusivamente sulle relazioni della cooperativa, le valutazioni degli psicologi descrivono la madre come una figura premurosa e attenta, smentendo l’immagine di donna violenta dipinta dall’educatrice.

L’educatrice è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Biella per falsità ideologica in atti pubblici e circonvenzione di incapaci.

“L’esternalizzazione dei servizi sociali alle cooperative – conclude l’avvocato Miraglia – ha eliminato di fatto il controllo diretto degli enti pubblici. Le famiglie si ritrovano così in balia di decisioni arbitrarie e incontrollate, spesso motivate più dal profitto che dal reale interesse per il benessere dei minori”.

Questa vicenda solleva interrogativi urgenti sulla gestione e sul monitoraggio dei servizi sociali affidati a terzi. Occorre una seria riflessione sull’introduzione di strumenti di controllo più efficaci per tutelare i diritti dei bambini e delle famiglie coinvolte.

Sarebbe preferibile che i servizi sociali fossero gestiti direttamente dall’amministrazione comunale anziché essere appaltati a cooperative esterne. Un controllo diretto garantirebbe maggiore trasparenza e tutela, evitando situazioni di abuso e decisioni arbitrarie.

Questa vicenda dimostra l’urgenza di un intervento legislativo volto a regolamentare e monitorare con maggiore attenzione il lavoro delle cooperative e degli operatori sociali. È fondamentale che le autorità preposte introducano norme più stringenti e strumenti di verifica efficaci per prevenire situazioni simili, garantendo così la protezione dei diritti fondamentali delle famiglie e dei bambini coinvolti.

 

Dalla legge alla tutela: la risposta del diritto penale alla violenza sulle donne

La violenza contro le donne rappresenta una delle sfide più complesse del nostro tempo, radicata in disuguaglianze di genere che si perpetuano attraverso comportamenti abusivi, stereotipi culturali e dinamiche di potere distorte. Il diritto penale, con il suo ruolo repressivo e preventivo, ha il compito di affrontare questa piaga, proteggendo le vittime, punendo i responsabili e contribuendo alla trasformazione sociale. Negli ultimi decenni, il legislatore italiano ha compiuto significativi passi avanti, introducendo norme che riconoscono la specificità della violenza di genere e la necessità di una tutela adeguata, anche se rimangono criticità e margini di miglioramento.

La violenza sulle donne è un fenomeno complesso che si manifesta in molteplici forme: fisica, psicologica, sessuale, economica e, sempre più spesso, digitale. Si tratta di un fenomeno trasversale, che colpisce donne di ogni età, classe sociale e cultura, con conseguenze devastanti non solo per le vittime, ma anche per le loro famiglie e per l’intera società. Nonostante la crescente consapevolezza, molte donne scelgono di non denunciare, per paura, vergogna o sfiducia nel sistema giudiziario. Questo contesto sottolinea l’importanza di una risposta penale efficace, capace di andare oltre la mera repressione e di offrire strumenti di prevenzione e protezione concreti.

Il diritto penale italiano ha conosciuto un’evoluzione significativa in risposta alla violenza di genere. Un passaggio fondamentale è stato segnato dalla Legge n. 66/1996, che ha ridefinito i reati di violenza sessuale come crimini contro la persona e non più come offese alla morale pubblica. Questa riforma ha posto la dignità e l’integrità della persona al centro della tutela giuridica, rompendo con un approccio patriarcale che subordinava i diritti individuali alle convenzioni sociali. Successivamente, il Decreto Legge n. 93/2013, noto come Legge sul femminicidio, ha introdotto aggravanti per i reati commessi in ambito domestico o affettivo, riconoscendo la peculiarità della violenza esercitata da partner o ex partner. Questa normativa ha previsto inoltre misure preventive come il divieto di avvicinamento e l’allontanamento dalla casa familiare, ampliando il ventaglio degli strumenti a disposizione delle vittime. Un ulteriore passo avanti è stato compiuto con la Legge n. 69/2019, conosciuta come Codice Rosso, che ha introdotto una corsia preferenziale per le denunce di violenza, imponendo tempi rapidi di intervento da parte dell’autorità giudiziaria e integrando nuovi reati come il revenge porn, il matrimonio forzato e la deformazione permanente dell’aspetto.

Il Codice Rosso ha rappresentato un cambiamento significativo nel trattamento dei reati di violenza di genere, prevedendo che le denunce siano esaminate entro tre giorni dalla loro presentazione. Questo strumento legislativo nasce con l’intento di garantire una risposta immediata, riducendo i tempi di attesa delle vittime e prevenendo ulteriori episodi di violenza. Tra gli aspetti positivi del Codice Rosso vi è l’accelerazione delle indagini preliminari, che permette alle autorità giudiziarie di intervenire tempestivamente in situazioni di pericolo. Inoltre, ha introdotto reati che rispondono alle nuove esigenze di tutela, come il revenge porn, colmando un vuoto normativo significativo e offrendo alle vittime di abusi digitali uno strumento di protezione. Il Codice Rosso ha anche rafforzato la sensibilizzazione istituzionale sul tema della violenza di genere, sottolineando la necessità di interventi urgenti e prioritari.

Tuttavia, accanto ai suoi pregi, il Codice Rosso presenta anche alcune criticità. Una delle principali riguarda la difficoltà pratica di garantire il rispetto dei tempi imposti, considerando l’elevato carico di lavoro delle procure e la complessità delle indagini. La fretta imposta dalla normativa rischia, in alcuni casi, di compromettere la qualità dell’accertamento dei fatti o di generare provvedimenti cautelari non sufficientemente ponderati. Inoltre, la normativa non sempre è accompagnata da adeguate risorse umane e materiali per assicurare la sua piena efficacia. Le vittime, pur ricevendo un trattamento prioritario, possono comunque trovarsi di fronte a un sistema giudiziario che non riesce a rispondere in modo uniforme, creando disparità di trattamento a seconda del territorio.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha contribuito significativamente a delineare il panorama applicativo delle norme contro la violenza di genere, fornendo interpretazioni che hanno reso più efficace la protezione delle vittime. In una recente pronuncia (Cass. Pen., Sez. V, Sent. n. 40291/2022), la Corte ha stabilito che il reato di stalking può configurarsi anche in assenza di una relazione sentimentale pregressa, ampliando la portata applicativa dell’articolo 612-bis c.p. per includere situazioni in cui il persecutore non ha mai avuto un legame diretto con la vittima. Un altro caso rilevante è rappresentato dalla Sentenza n. 10959/2020, in cui la Cassazione ha ribadito che le minacce reiterate tramite strumenti digitali, come i social media, costituiscono una forma aggravata di stalking, sottolineando l’importanza di adattare la tutela penale alle nuove tecnologie.

Un contributo decisivo è arrivato anche in materia di revenge porn, con la Sentenza n. 12323/2021, in cui la Corte ha confermato la condanna di un uomo per la diffusione non consensuale di immagini intime della sua ex compagna. La Cassazione ha precisato che il consenso iniziale alla produzione del materiale non esclude la responsabilità penale per la successiva divulgazione, un principio fondamentale per tutelare la dignità delle vittime in un contesto digitale sempre più complesso.

Un caso emblematico che ha scosso l’opinione pubblica e ha messo in luce le criticità del sistema di protezione è quello di Giulia Cecchettin, una giovane vittima di femminicidio. Nonostante segnali di allarme e denunce precedenti, le misure preventive non sono state sufficienti per evitare l’epilogo tragico. Questo caso dimostra come le pronunce giurisprudenziali e le normative, se non applicate tempestivamente e con le risorse adeguate, rischiano di non essere sufficienti per garantire una protezione reale.

Il sistema penale italiano si occupa della violenza di genere attraverso una serie di fattispecie che coprono le diverse forme di abuso. Tra queste spiccano i reati di violenza fisica, puniti principalmente attraverso gli articoli sulle lesioni personali e i maltrattamenti contro familiari o conviventi, e i reati di violenza sessuale, disciplinati dagli articoli 609-bis e seguenti del codice penale. Questi ultimi includono pene aggravate per casi particolarmente gravi, come quelli commessi contro minori o in situazioni di particolare vulnerabilità della vittima. Gli atti persecutori, noti come stalking, sono affrontati dall’articolo 612-bis, che punisce comportamenti reiterati finalizzati a generare paura o ansia nella vittima, mentre il revenge porn, introdotto nel 2019, punisce la diffusione non consensuale di materiale sessualmente esplicito. Anche la violenza economica, sebbene non codificata come reato autonomo, trova una risposta nel diritto penale attraverso fattispecie come l’estorsione o la mancata corresponsione di obblighi familiari.

Il diritto penale non si limita a sanzionare i comportamenti abusivi, ma offre anche strumenti di prevenzione e protezione. Tra questi figurano gli ordini di protezione e il divieto di avvicinamento, che consentono di allontanare il colpevole dalla casa familiare o dai luoghi frequentati dalla vittima, nonché le misure cautelari personali come l’arresto in flagranza o l’obbligo di firma. Il Codice Rosso, con i suoi tempi accelerati, mira a garantire una risposta tempestiva da parte delle autorità competenti, riducendo il rischio di ulteriori abusi. Tuttavia, nonostante questi progressi, il sistema penale presenta ancora numerose criticità. Una delle principali è rappresentata dalla sotto-denuncia: molte donne non si rivolgono alle autorità per paura di ritorsioni o per sfiducia nel sistema giudiziario, rendendo difficile l’attivazione delle tutele previste dalla legge. Anche la lentezza dei processi rappresenta un problema significativo, nonostante i tentativi di accelerare i procedimenti tramite il Codice Rosso. Nei reati di violenza psicologica o economica, inoltre, la raccolta di prove è spesso complessa, mentre la mancanza di programmi strutturati per la rieducazione dei colpevoli aumenta il rischio di recidiva.

Un altro aspetto da considerare è il ruolo della violenza di genere nel contesto digitale, una dimensione sempre più centrale con l’evoluzione delle tecnologie. Reati come il revenge porn o la cyberstalking hanno evidenziato la necessità di aggiornare continuamente il diritto penale per affrontare nuove forme di abuso. La capacità di adattare la normativa alle nuove sfide è fondamentale per garantire una tutela completa e adeguata alle vittime, specialmente in un’epoca in cui il confine tra mondo fisico e digitale diventa sempre più labile. Nonostante le criticità, il diritto penale rappresenta un pilastro essenziale nella lotta alla violenza di genere. Tuttavia, è evidente che la sola repressione non basta. Per affrontare il fenomeno in modo sistemico, è necessario combinare l’azione penale con politiche di prevenzione, programmi educativi e interventi sociali. In futuro, sarà fondamentale rafforzare la formazione degli operatori della giustizia e delle forze dell’ordine, per garantire un approccio più consapevole e sensibile alle dinamiche della violenza di genere. Sarà inoltre necessario ampliare le reti di supporto per le vittime, potenziando i centri antiviolenza e garantendo una distribuzione uniforme sul territorio nazionale. Infine, bisognerà investire nella rieducazione dei colpevoli, sviluppando programmi che mirino a interrompere il ciclo della violenza e a favorire una reintegrazione responsabile nella società. La violenza sulle donne è una questione che riguarda l’intera collettività e richiede un impegno coordinato e continuo. Il diritto penale, con i suoi strumenti e le sue potenzialità, rappresenta un elemento imprescindibile di questa lotta, ma solo con un approccio integrato e una reale volontà politica si potranno costruire le basi per un futuro libero dalla violenza di genere.

 Francesco Miraglia al Convegno Internazionale sulla Sicurezza Pubblica e Capitale Sociale ad Arad

Il 15 e 16 novembre 2024, Francesco Miraglia, avvocato del Foro di Madrid, parteciperà come relatore alla VI edizione del convegno internazionale “Sicurezza Pubblica e la Necessità di un Alto Capitale Sociale” che si terrà ad Arad in Romania e che si conferma un appuntamento centrale per discutere le sfide della sicurezza pubblica e della protezione dei diritti umani su scala globale. Questo evento è organizzato dal Consiglio della Contea di Arad con il supporto di rinomate istituzioni accademiche e giuridiche, tra cui l’Università “Aurel Vlaicu” di Arad e l’Accademia Rumena delle Scienze Giuridiche, e si rivolge a professionisti e accademici impegnati nel campo del diritto, della criminologia e delle scienze sociali,

Francesco Miraglia, esperto in diritto penale e in difesa dei diritti umani, porterà al convegno l’esperienza e la visione del Foro di Madrid, arricchendo la discussione con una prospettiva internazionale e multidisciplinare. Questo convegno è una piattaforma di confronto tra giuristi, accademici e rappresentanti delle forze dell’ordine provenienti da tutta Europa, un’occasione preziosa per esplorare insieme il ruolo della legge nella tutela della dignità umana, nella difesa delle persone vulnerabili e nella costruzione di un capitale sociale solido e inclusivo, elemento chiave per una sicurezza pubblica duratura e giusta.

Nel panel “Protezione della Personalità Umana Attraverso Mezzi Penali”, di cui Miraglia sarà protagonista, saranno analizzate questioni cruciali come la lotta alla tratta di esseri umani, lo sfruttamento delle persone vulnerabili e i crimini contro la libertà sessuale dei minori. La discussione sul capitale sociale come fondamento della sicurezza pubblica esplorerà il legame tra fiducia e coesione sociale e come il rispetto reciproco tra cittadini, istituzioni e forze dell’ordine possa garantire una protezione efficace e una società più sicura. Miraglia, con la sua consolidata esperienza internazionale, offrirà il suo contributo all’analisi di come le normative giuridiche possano rispondere a queste sfide, evidenziando il ruolo cruciale di una legislazione aggiornata e rigorosa.

In qualità di rappresentante del Foro di Madrid, l’avvocato Francesco Miraglia parteciperà a una serie di discussioni che toccheranno vari ambiti. Tra i temi principali ci sarà la necessità di norme più forti per contrastare la tratta e lo sfruttamento di persone vulnerabili, un fenomeno purtroppo diffuso che richiede risposte coordinate a livello internazionale. Miraglia discuterà inoltre dell’importanza della tutela della dignità umana nel contesto processuale, un tema fondamentale affinché giustizia e rispetto dei diritti fondamentali procedano di pari passo anche nel sistema penale. Un’altra tematica che Miraglia affronterà riguarda i crimini contro l’integrità e la libertà sessuale dei minori, un argomento delicato che richiede norme stringenti e risposte tempestive e adeguate da parte delle istituzioni.

L’invito all’avvocato Francesco Miraglia del Foro di Madrid a partecipare come relatore a questo evento di respiro internazionale è un riconoscimento del suo valore professionale e della sua autorevolezza in materia di diritto penale e tutela dei diritti umani. Miraglia si dice onorato di essere stato invitato in qualità di rappresentante del Foro di Madrid, e di poter contribuire alla riflessione globale su temi tanto cruciali. “È un privilegio per me essere qui per sostenere l’importanza di un approccio internazionale nella tutela dei diritti fondamentali, promuovendo una giustizia più inclusiva e una società più sicura,” afferma Miraglia.

L’evento, che si svolgerà presso il Consiglio della Contea di Arad, vedrà la partecipazione di rappresentanti del mondo accademico e delle istituzioni, con una serie di incontri e panel che rappresentano una vera e propria vetrina di idee, esperienze e proposte innovative per affrontare le sfide contemporanee legate alla sicurezza e alla protezione della persona. Il contributo di Francesco Miraglia, avvocato del Foro di Madrid, è atteso con grande interesse, in quanto offrirà un prezioso punto di vista per rafforzare la coesione tra i Paesi europei e garantire un ambiente giuridico in cui i diritti umani siano realmente protetti.