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Violentata una minorenne in un centro di recupero: confermata in appello a 5 anni di reclusione per un altro ospite all’epoca 43enne

ANCONA (4 Giugno 2021). Confermata anche dalla Corte d’Appello di Ancona la condanna di un uomo per lo stupro di una minorenne, avvenuto tre anni fa all’interno della comunità di recupero dalle dipendenze in cui entrambi erano alloggiati. L’uomo, che nel dicembre 2018 aveva 43 anni ed era ricoverato nella struttura per la sua dipendenza da alcol, ha usato violenza nei confronti della ragazzina, all’epoca diciassettenne, approfittando della sua condizione di inferiorità dovuta alla giovanissima età. Oltre al fatto che, nel momento in cui ha fatto irruzione nella sua stanza, la ragazzina stava dormendo. Una violenza che si è consumata senza che nessuno degli operatori addetti alla sorveglianza, pur presenti nel reparto in quel momento, si fosse accorto di nulla e fosse pertanto intervenuto in suo aiuto. La ragazzina aveva avuto il coraggio di denunciare tutto a un’operatrice sociosanitaria della comunità, che aveva notato in lei un atteggiamento strano e che le aveva quindi chiesto cosa le fosse capitato. Tra l’altro l’uomo, consumata la violenza, si era pure presentato per alcune notti successive nella stanza della giovane, che però in quelle occasioni era riuscita ad allontanarlo. Ne era seguita quindi un’inchiesta, con la relativa condanna dell’uomo in primo grado a cinque anni di reclusione. Condanna confermata da una recente sentenza emessa questa settimana dalla Corte d’Appello di Ancona.

«Soddisfatti della conferma della sentenza» commenta l’avvocato Miraglia, che difende il padre della ragazzina costituitosi parte civile, «procederemo ora con la richiesta di risarcimento dei danni morali e materiali sia al colpevole della violenza che al responsabile della struttura di recupero, che non ha saputo sorvegliare e prendersi cura adeguatamente della minore. C’è anche da sottolineare – e quindi mi rivolgo al ministro della Salute Roberto Speranza – come siano pochissime  i luoghi che possono aiutare i minori senza contattare che potrebbero essere aiutati a casa loro.

i. Purtroppo la stragrande maggioranza delle volte i minori vengono inseriti in strutture riabilitative nelle quali sono alloggiati anche gli adulti che, come si evince dal caso in questione, possono dimostrarsi assai pericolosi. Sarebbe pertanto opportuno cominciare a pensare di realizzare strutture dedicate esclusivamente all’accoglienza di minori affetti da dipendenze, soggetti particolarmente fragili e vulnerabili».

 

Emerge un nuovo caso legato a Bibbiano

La Corte d’Appello di Bologna ribalta le disposizioni del Tribunale per i minorenni e stabilisce il riavvicinamento di una ragazzina alla sua famiglia. BIBBIANO (28 Maggio 2021). Un nuovo caso riconducibile al sistema Bibbiano è emerso grazie al recente decreto della Corte d’Appello di Bologna, che ha ribaltato il precedente provvedimento di allontanamento emesso dal Tribunale per i minorenni dell’Emilia Romagna, il quale aveva accolto le relazioni dei Servizi sociali dell’unione Val d’Enza, tristemente noti per l’inchiesta “Angeli e demoni” e il conseguente processo sulle irregolarità degli affidi di minori. È il caso di una ragazzina, ora quattordicenne, e che all’età di tre anni era stata affidata agli zii paterni, con i quali è cresciuta fino a quando i Servizi sociali hanno accolto la richiesta avanzata dai genitori di riprenderla con sé.

La bambina, seguita nel frattempo da Hansel  e Gretel è stata nuovamente allontanata da loro dopo tre anni, per presunti abusi sessuali da parte dei genitori (le accuse sono state, però, archiviate per mancanza di elementi probanti).Ma inspiegabilmente, invece di essere affidata nuovamente agli zii con cui era cresciuta, è andata a vivere presso una famiglia affidataria, la quale non si è dimostrata all’altezza del compito affidatole: la madre affidataria due anni fa aveva accompagnato la ragazzina a una seduta con la psicologa e l’ha lasciata lì, l’ha abbandonata asserendo di non volersi più occupare di lei. Il Tribunale comunque l’ha affidata nuovamente a questa famiglia, ma da allora gli zii hanno richiesto di riaverla con sé. «La Corte di Appello di Bologna ha accolto la richiesta» dichiara l’avvocato Miraglia, legale degli zii della ragazzina, «ribaltando totalmente la decisione emanata nel mese di novembre 2019 dal Tribunale per i minorenni dell’Emilia Romagna: la minore dovrà riavvicinarsi gradatamente agli zii paterni, al fine di tornare a vivere con loro, e le capacità della famiglia affidataria dovranno essere esaminate». Lo stesso tutore della ragazzina aveva ritenuto che il suo affidamento eterofamigliare non rispondesse a una buona prassi e che le modalità applicate fossero improprie, non avendo valutato il rapporto della bambina con la famiglia di origine. E la Corte d’Appello ha accolto la sua istanza. «Bibbiano non è un semplice “raffreddore”, come qualcuno ha avuto modo di dire» prosegue l’avvocato Miraglia, «bensì un vero sistema, che coinvolge molto più dei nove casi inseriti nell’inchiesta “Angeli e demoni”, come noi abbiamo sempre sostenuto, e sui quali è necessario far luce. Questa decisione smentisce totalmente il Tribunale per i Minorenni, alla faccia di chi, in nome e per conto del Tribunale stesso, ha affermato che tutti i casi giacenti fossero stati esaminati e non fossero emerse irregolarità».

Una nuova realtà per combattere le ingiustizie

Sempre più spesso i cittadini non sano come difendersi adeguatamente dai soprusi e dalle ingiustizie di cui sono vittime, per questo motivo ci teniamo a dare notizia di questa nuova realtà a tutela dei cittadini, riportando qui il comunicato stampa del Sindacato Europeo dei Lavoratori e dello Studio Miraglia Associato : “Disgustati e con un forte senso di rivalsa, abbiamo deciso di creare un connubio collaborativo vincente, volto a combattere e svelare ogni tipo d’ingiustizia, per portare alla luce la verità, di ogni caso che ci viene sottoposto.”

E’ da questa necessità che nasce la collaborazione tra il Sindacato Europeo dei Lavoratori, e lo Studio Legale Miraglia Associato.

Un’unione che garantirà consulenze giuridiche interdisciplinari di alto livello, in grado di affrontare, in un’ottica integrata e strategica, qualsiasi controversia in ambito giudiziale.

“Noi non vogliamo restare a guardare, o semplicemente leggere i casi di cronaca che imperversano le notizie del nostro paese, ma vogliamo adoperarci per difendere i più deboli, e tutelarli, con professionalità, onestà, e competenza”.

“Vogliamo aiutare quante più persone possibili, metterle in condizioni di permettersi una difesa adeguata, perché crediamo in quello che facciamo, e lo vogliamo fare egregiamente”.

“Troppo spesso le vittime di sopruso, tacciono e subiscono ogni tipo di abuso, spesso cadendo nelle mani di gente che non solo le danneggia ulteriormente approfittando della situazione, causandogli una condizione ancora più disastrosa della precedente, fattori che abbiamo avuto modo di appurare, e che vogliamo prevenire in ogni modo”.

“Ed è per questo motivo che ci mettiamo a disposizione, di chi ci permetterà di aiutarlo adeguatamente”.

Pertanto iscrivendosi al Sindacato Europeo dei Lavoratori, ci si potrà avvalere di una difesa legale risolutiva, dello Studio Legale Miraglia Associato, che darà la possibilità ad ogni cittadino di tutelare i propri diritti.

Il Segretario Generale del Sindacato Europeo dei Lavoratori Giuseppe Criseo ci tiene ad aggiungere : “la scelta di questa collaborazione, è dettata da una imprescindibile peculiarità riscontrata solo nello Studio Miraglia Associato, che oltre a dare l’opportunità di una gestione legale di alto livello, si differenzia da ogni altra realtà, in quanto si è sempre occupato di seguire ogni caso approfondendone anche l’aspetto umano, al fine di poter supportare con le opportune proposte, anche un percorso volto alla riappropriazione della propria identità genitoriale ed umana, caratteristica che rende questa scelta radicale sotto tutti i punti di vista”.

“Noi come Sindacato Europeo dei Lavoratori, ci teniamo a combattere al fianco dello Studio Miraglia Associato, per evitare che le istituzioni continuino a sovvenzionare enti o associazioni, che non si adoperano per restituire indipendenza ed identità familiare alle donne, che si trovano in situazioni di forte disagio”.

Inoltre abbiamo scelto di collaborare con lo Studio Miraglia per il forte impegno emerso in tutti questi anni, a la tutela della famiglia, e delle donne, Studio Legale che si è reso promotore, denunciandone per primo le irregolarità degli affidi illeciti, vedi i casi di Bibbiano, e quelli che continuano ad emergere, e che coinvolgono tutta l’Italia”.

Per noi nessuna donna dovrebbe essere depredata dei figli, e defenestrata dal ruolo genitoriale, bensì siamo fermamente convinti che i soldi pubblici vadano impiegati per dei reali percorsi, messi a disposizione di queste donne, che hanno il diritto di essere rispettate nonostante le vicissitudini”.

Questa nostra considerazione nasce dal latente fallimento dell’attuale “modus operandi” messo in atto da certi Servizi Sociali, che come dimostrato dagli scandalosi e raccapriccianti fatti di cronaca, non hanno aiutato la familiarità, che spesso è stata disgregata, e messa in condizione di non coesistere”.

A tal proposito ci teniamo a riportare alcuni casi seguiti dallo Studio Miraglia Associato, a dimostrazione che tale collaborazione è dettata da un fine esclusivo : 

https://ilquotidianoditalia.it/picchiata-violentata-minacciata-con-lacido-e-le-tolgono-pure-i-figli
https://ilquotidianoditalia.it/verona-madre-da-5-anni-prigioniera-in-comunita-denuncia-il-comune
https://ilquotidianoditalia.it/bambini-prigionieri
https://ilquotidianoditalia.it/cassino-fratto-gravissimo-commesso-dal-sindaco-enzo-salera
https://ilquotidianoditalia.it/frosinone-due-sorelline-strappate-alla-zia-ritornano-finalmente-a-casa
https://ilquotidianoditalia.it/la-verita-sugli-affidi-illeciti-siamo-alla-resa-dei-conti
https://ilquotidianoditalia.it/ancona-le-strappano-i-figli-e-la-sbattono-in-strada
https://ilquotidianoditalia.it/picchiata-violentata-minacciata-con-lacido-e-le-tolgono-pure-i-figli

https://ilquotidianoditalia.it/verona-3-anni-di-calvario-per-marco-sono-finiti-finalmente-a-casahttps://ilquotidianoditalia.it/cassino-fratto-gravissimo-commesso-dal-sindaco-enzo-salera

Verona: mamma “parcheggiata” in una casa famiglia da 55 mesi denuncia il Comune alla Corte dei Conti

In quasi 5 anni il municipio avrebbe speso oltre 600 mila euro per questa famiglia, senza programmare per loro il rientro a casa propria. VERONA (25 maggio 2021). Una donna ha denunciato il Comune di Verona alla Corte dei Conti di Venezia, per danno erariale: da quasi cinque anni si trova alloggiata con tre suoi figli in una comunità senza alcuna progettualità a parte dei Servizi sociali per farli tornare a casa propria. Una situazione che sarebbe costata ai contribuenti veronesi 660 mila euro.

La donna da anni chiede invano di poter tornare alla sua vita, mancando attualmente motivi validi per tenere lei e i suoi bambini segregati e lontani dai loro cari. L’incubo era iniziato nel 2015, quando aveva denunciato il padre dei suoi tre figli minori per abusi nei confronti della sua figlia maggiore, nata da una precedente relazione. L’uomo era stato condannato a sei anni di reclusione, la figlia maggiore era stata allontanata e collocata in una comunità, la donna con i tre figli più piccoli, rimasta senza aiuti economici, era stata ospitata in una casa famiglia. Dalla quale, nonostante siano trascorsi quasi cinque anni, la donna e i suoi figli non sono ancora usciti. Parcheggiati in un limbo, senza lavoro, senza poter tornare a casa propria, senza la possibilità di incontrare i parenti. I Servizi sociali veronesi in questi 55 mesi non hanno programmato per questa donna e per i suoi bambini alcun tipo di progetto di rientro. Vivono quindi a spese dei contribuenti. «Fatti dei conti a spanne» dichiara l’avvocato Miraglia, che difende la donna «dal 8 novembre 2016 a oggi sono passati 4 anni e 7 mesi: calcolando al ribasso di 400 euro al giorno per 55 mesi, questa famiglia finora è costata al Comune quasi 660 mila euro. Soldi che il municipio avrebbe potuto risparmiare oppure utilizzare per altri progetti e finalità, non ultimo far rientrare questa donna a casa propria e aiutarla ad essere economicamente indipendente».

Eppure il Tribunale di Verona era stato chiaro: nel 2017 e nel 2018 aveva ordinato ai Servizi sociali di predisporre ed iniziare un progetto educativo e di supporto per i minori nonché un percorso finalizzato al recupero delle capacità genitoriali per la loro madre. «In spregio alle disposizioni del Tribunale» prosegue l’avvocato Miraglia «i Servizi sociali, adottando dei provvedimenti abnormi e illegittimi e prevaricando i propri poteri e i propri fini sociali, ha letteralmente confinato questa donna e i suoi bambini in una struttura fatiscente, senza adoperarsi per assisterli, ammassandoli in quattro dentro un’unica stanza con vestiti, giocattoli e libri tutti accatastati per mancanza di spazio. La nostra permanenza presso la comunità è senza dubbio un’esperienza del tutto sterile e stressante per il procrastinarsi forzoso della lontananza dalla abitazione di Verona di questa famiglia e dai suoi affetti (inclusa la figlia primogenita, i nonni egli zii). E anzi, spendendo un’enorme quantità di denaro: invitiamo quindi la Corte dei conti a verificare se questo fatto non costituisca un danno erariale».

Cassino: il Sindaco pubblica il decreto relativo alle due sorelline strappate alla zia, senza omettere i dati sensibili

Un atto gravissimo di violazione della privacy e della Carta di Treviso

Cassino (7 Maggio 2021). Un atto gravissimo è stato commesso dal sindaco di Cassino, Enzo Salera: per giustificare il suo operato e per “chiamarsi fuori” dal pasticcio commesso dai suoi Servizi sociali e sanato dal Tribunale per i minorenni di Roma, con una disposizione di due giorni fa, ebbene rilascia insieme a una dichiarazione anche il testo della sentenza del tribunale stesso, senza omettere i dati sensibili. Questo consente quindi a chiunque di risalire all’identità delle due sorelline di 8 e 11 anni, strappate un mese fa alla zia e rientrate finalmente a casa su disposizione, appunto, del tribunale.

«Oltre ad aver violato la privacy di queste due bambine e della loro zia» commenta l’avvocato Miraglia, «è stata violata anche la Carta di Treviso, che vieta di rendere note pubblicamente le generalità o i dati che possono far risalire all’identità dei minori coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Che danni rischia di causare tutto questo alle bambine, ora che tutti potranno essere a conoscenza della loro identità? Una volta di più questo sindaco dimostra di non essere adatto al ruolo che ricopre. Resto sbigottito, poiché in tanti anni mai avevo assistito ad un atto simile». Tra l’altro, per “lavarsi le mani” dall’intera vicenda, il sindaco afferma con convinzione di non essere più il tutore delle bambine dal 4 febbraio scorso, data in cui avrebbe trasferito la propria delega all’assistente sociale. «La tutela di un minore è un atto stabilito da un giudice» prosegue l’avvocato Miraglia, «pertanto deve essere solo e unicamente un magistrato a pronunciarsi sul trasferimento dell’incarico ad altra persona. Non è che uno possa alzarsi una mattina e decidere di passare il testimone a qualcun altro. A questo punto spero che tutte le forze politiche si attivino per rimuovere costui dal ruolo di primo cittadino: e non lo sto dicendo per fare della speculazione politica. Non lo ho mai fatto né mi interessa cominciare proprio ora. A muovermi è solo la preoccupazione per il benessere dei cento minori che il sindaco, per sua stessa ammissione, dice di avere in carico ai suoi Servizi sociali: se i bambini a Cassino vengono trattati come queste due sorelline, si salvi chi può».

Intanto lo studio legale Miraglia ha informato immediatamente il Tribunale per i Minorenni di Roma e  la  Procura minorile affinché trasmetta gli atti alla Procura della Repubblica: le violazioni commesse divulgando un provvedimento riferito a due minori  senza omettere i dati personali sono di una gravità inaudita, soprattutto da parte di un ex tutore e sindaco.

Sorelline di Cassino tornano dalla zia

Il Tribunale per i minorenni di Roma ne ha disposto il rientro a casa, togliendo al sindaco il ruolo di tutore. FROSINONE (7 Maggio 2021). Le sorelline di Cassino tornano a casa dalla zia: il Tribunale per i minorenni di Roma, riunitosi in Camera di Consiglio, ha stabilito che non vi erano motivi di grave pericolo tali da rendere necessario allontanare all’improvviso le due bambine, di 8 e 11 anni, da casa della zia materna, alla quale erano affidate, per farle alloggiare dallo scorso 6 aprile in una Casa famiglia. Ricusando, di fatto, quando asserito dal tutore e dai Servizi sociali di Cassino, i quali avevano motivato la decisione di allontanare le due minori ritenendo “potessero essere in pericolo per le reazioni  spropositate per eccesso di possesso manifestate dalla zia”. Pertanto il Tribunale ha revocato l’allontanamento delle minori dalla Casa famiglia e ne ha disposto il rientro presso la zia materna, che ne è attualmente affidataria.

Il Tribunale ha altresì sostituito il tutore provvisorio ovvero il sindaco di Cassino, nominando un avvocato al suo posto.

«Ogni commento sarebbe superfluo, abbiamo già detto tutto nel corso di questo mese» commenta l’avvocato Miraglia, al quale la zia si era affidata.

È  trascorso appunto un mese intero, per ritornare al punto di partenza: se i Servizi sociali avessero ben operato, avrebbero risparmiato alle bambine e alla loro zia tanto dolore.

Ferrara, ha meno lavoro causa covid: l’ex moglie non gli fa vedere i figli

«Se non li mantieni, non li vedi». L’uomo è ricorso in tribunale

FERRARA (06 Maggio 2021). Spesso, in caso di separazioni difficili, per lo più sono le donne ad essere in difficoltà, per i maltrattamenti subiti dagli ex, per le azioni di stalking da parte loro, per i problemi economici dovuti alla difficile ripresa del lavoro dopo anni di inoccupazione a badare ai figli. Ma esistono storie di uomini maltrattati, che devono assumere la medesima importanza ed attenzione: le violenze non sono una questione di genere e il diritto ad essere genitori è paritario per entrambi. E sicuramente essere un buon genitore non dipende dal conto in banca.

A Ferrara un uomo non può vedere i suoi tre figli da Febbraio 2020, in quanto l’ex moglie glielo impedisce e non perché sia un padre violento o disattento, ma solo perché economicamente non versa abbastanza denaro.

È un artigiano, che con il terremoto avvenuto in Emilia Romagna nove anni fa aveva già cominciato a vedere una flessione nel suo lavoro. Nell’anno 2018 è stato colpito da infarto e le sue condizioni di salute stanno peggiorando, non permettendogli di lavorare come prima. La situazione, si è acuita enormemente dall’anno scorso, a causa della pandemia da Covid-19 e delle ristrettezze ad essa collegate, che si è portata via, oltre a migliaia di vittime, anche un enorme numero di posti di lavoro. 

Difficile, pertanto, per quest’uomo versare all’ex moglie, per il mantenimento dei tre figli, la cifra che lei riterrebbe congrua per il suo standard di vita. Cifra che comunque non le è necessaria per garantirle la sopravvivenza, in quanto ha un buon lavoro ben remunerato e abita in una casa di proprietà della sua famiglia, per la quale non paga né mutuo né affitto.

Ma visto che l’ex marito non versa quanto lei si aspetta, da anni gli impedisce di vedere i suoi figli, in maniera totalmente arbitraria, senza che vi sia un provvedimento legale in tal senso.

«Se non paghi abbastanza, non vedi i tuoi figli» gli ripete di continuo. Un comportamento vessatorio, l’ultimo di una lunga serie patita dall’uomo nel corso degli anni. Durante la loro relazione la donna era solita sminuirlo con offese denigratorie. La sua gelosia nei suoi confronti l’aveva anche portata a “sequestrarlo” in casa, privandolo delle chiavi del suo furgone e dell’abitazione.

Dopo la separazione, oltre a non fargli vedere i figli, la donna gli nega la possibilità di essere un genitore e di partecipare alla loro crescita: se stanno male o vengono ricoverati non lo avverte. Non lo ha invitato nemmeno alle loro cresime e non permetteva a lui di accompagnarli a scuola o andarli a prendere all’uscita.  Nel maggio 2015, rientrando dal lavoro, ha trovato che l’ex moglie aveva lasciato i loro figli con il nonno materno e con il divieto di farli prendere al padre. Chiamati i carabinieri e sporta denuncia, l’uomo attende ancora giustizia. Rivendicando quindi il diritto alla bigenitorialità, ha fatto ricorso al tribunale di Ferrara.

«Non esiste solo il problema delle mamme, ma anche quello riferito ai papà, sebbene meno noto e diffuso» dichiara l’avvocato Miraglia, al quale quest’uomo si è rivolto per poter rivedere i suoi figli «ed hanno la medesima valenza, in quanto entrambi sono genitori, con i medesimi diritti. È sbagliato estremizzare le vicende, sbilanciandole tutte verso un genitore anziché un altro, perché ci sono sia madri che padri che vivono situazioni di disagio. E questo ne è un caso concreto. Cosa ha fatto quest’uomo per essere giudicato un pessimo padre? Nulla, se non fosse che ha dovuto, suo malgrado, provvedere in misura minore al mantenimento dei figli. Ma che colpa ne ha e soprattutto la capacità genitoriale si basa sulla capacità economica? Fintantoché pagava era un buon padre, adesso che ha meno possibilità improvvisamente è diventato un pessimo genitore? Ci auguriamo che il tribunale accolga il nostro ricorso e affidi i figli ad entrambi i genitori, disciplinando gli incontri tra i ragazzi e il loro padre, secondo un principio di equità e giustizia».

Cassino, la segretaria comunale incontra la zia delle bambine

La dirigente mette in discussione l’operato dei Servizi sociali

Cassino (25 Aprile 2021). A sorpresa la zia delle bimbe, che il 6 aprile scorso i Servizi sociali di Cassino le hanno strappato e portato in comunità, ha incontrato la segretaria comunale del Comune, la quale, nel corso del colloquio, si è mostrata molto contrariata rispetto all’operato dei Servizi sociali in merito all’allontanamento illegittimo delle bambine, ritenendo assolutamente inspiegabile quanto accaduto. Nei confronti della zia ha avuto parole positive, ritenendola una persona perbene e con un elevato livello socio-culturale e, a suo parere, le bambine dovrebbero tornare immediatamente a casa con lei.

«Non possiamo che elogiare la segretaria comunale, dirigente ad interim dell’area Servizi» dichiara l’avvocato Miraglia, che difende la zia delle bambine, «perché ha fatto quello che ci attendevamo da venti giorni da parte del sindaco: ha parlato con la zia, l’ha conosciuta di persona, ha studiato i fatti. Sono intervenuti una serie di politici a difesa del sindaco, molti nemmeno sapevano cosa fosse accaduto in realtà: semplicemente si sono lanciati in una difesa d’ufficio del primo cittadino. Invece avrebbero dovuto fare tutti, sindaco in primis, quello che ha fatto la dirigente: parlare con la zia. Bisogna parlare con le persone, anziché agire sulla base di pregiudizi. Auspichiamo che il sindaco prenda le distanze da questi operatori e che il Tribunale tenga ora in considerazione queste dichiarazioni della dirigente comunale».

Nel frattempo la zia ha presentato un’integrazione di querela per abuso d’ufficio e violenza privata nei confronti degli assistenti sociali: le bambine furono portate via d’imperio, con l’inganno, un pomeriggio nel quale la zia le aveva accompagnate in municipio per un colloquio protetto con il loro papà. Appena saputo che avrebbero dovuto essere condotte in comunità le bimbe, piangendo, avevano tentato di fuggire disperate: una di loro, afferrata al volo da uno degli operatori, cadde a terra ferendosi alla mano e al ginocchio.

«L’articolo 403 del Codice civile, applicato in questo caso» conclude l’avvocato Miraglia «consente ai Servizi sociali di intervenire in situazioni di emergenza e grave pericolo in cui dovessero trovarsi dei minori. Ma auspichiamo un intervento del legislatore affinché lo abolisca, per l’abuso che ne fanno alcuni Servizi sociali, che lo utilizzano spesso a proprio piacimento e senza che vi sia un pericolo imminente da cui mettere al riparo i bambini».

Cassino: squalificante mettere sul piano politico la vicenda delle due bambine strappate alla zia

Cassino  (20 Aprile 2021).  Nella giornata di ieri, è stato pubblicato, su un quotidiano locale un articolo dal titolo “Le bimbe tolte alla zia e quel fallo da cartellino rosso di una “certa destra”, a firma del già vice sindaco di Cassino.

Visto che si ritorna ad intervenire sulla vicenda delle bambine che i Servizi sociali hanno strappato due settimane fa alla zia e che attraverso alcuni mass media si stia operando una difesa d’ufficio del sindaco stesso e degli assistenti sociali, non possiamo esimerci dall’intervenire, anche noi, in quanto legali della zia, per chiarire ulteriormente alcuni passaggi e rispedire al mittente alcune, gratuite, accuse.

 

Corre l’obbligo innanzitutto di precisare che il Tribunale per i minorenni di Roma non ha confermato l’operato dei Servizi sociali di Cassino e non è vero che non abbia rilevato elementi per sconfessare l’operato delle assistenti sociali, dal momento che l’udienza è fissata per il prossimo 5 Maggio.

Pertanto chi si sente in dovere di intervenire, almeno abbia la compiacenza di informarsi sulle cose, altrimenti farebbe bene a tacere.

 

Accusare poi lo Studio Miraglia di strumentalizzare la vicenda di queste due bambine per questione politica, non trova riscontro alcuno e la trasparenza e trasversalità con il quale operiamo è sotto gli occhi di tutti. Da anni interveniamo a tutela di minori, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni che emanano dei provvedimenti di allontanamento ingiustificati. E quando ci si riferisce al “caso Bibbiano” è per indicare il metodo adottato da più e più Comuni, purtroppo, di allontanare i bambini per affidarli a case famiglia che magari hanno rapporti poco trasparenti con le amministrazioni stesse oppure con gli assistenti sociali che vi operano. E a questo proposito il sindaco di Cassino ci spieghi che rapporti ha con gli assistenti sociali che hanno deciso di allontanare queste due bambine, i quali pare vengano forniti da un consorzio e non sono nemmeno alle dirette dipendenze del municipio.

 

Costoro hanno applicato in questa vicenda l’articolo 403 del Codice civile, il quale recita: “Quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, lo colloca in luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione”. Ci debbono dire, questi signori, che grave pericolo correvano queste due bambine, dal momento che la motivazione che i Servizi sociali hanno addotto nella relazione presentata al Tribunale per i minorenni di Roma è l’eccesso di possesso e un atteggiamento della zia ritenuto troppo critico verso l’operato degli assistenti sociali.

Tra l’altro fu il sindaco per primo ad intervenire dicendo di non conoscere la vicenda e, come cittadini, siamo sdegnati dal fatto che il tutore delle bambine non sappia cosa si decida dei minori a lui affidati, né conosca i motivi di un allontanamento così brutale. Ma quando firma un provvedimento, lo fa senza chiedere, senza controllare?

 

La vicenda sicuramente la ben conosce chi, come noi, ci è addentro pertanto, chi si è lanciato in una accorata difesa del sindaco, sarebbe stato opportuno che avesse un minimo di conoscenza dei fatti. Porre la vicenda, poi, sul piano politico è squalificante e non centra l’obiettivo della questione: il sindaco non ha certo bisogno di una difesa d’ufficio. Chi agisce con le sue responsabilità deve essere forte solo della propria decisione, del proprio buon operato.

 

Quanto a noi, legali dello Studio Miraglia, dire che agiamo per interessi o posizioni meramente politiche è oltremodo ingiusto e offensivo. Gli avvocati non si schierano: gli avvocati rispondono al mandato ricevuto dai loro assistiti e agiscono in loro difesa. Respingiamo pertanto ogni infondata accusa di partigianeria politica: soprattutto quando si parla di bambini, non ci sono colori o schieramenti o interessi politici. Ci sono solo i diritti delle persone, persone fragili e indifese.

Cassino. bimbe sottratte alla zia. Il Sindaco tace i motivi

FROSINONE (14 Aprile 2021). «Abbiamo letto la replica del Sindaco di Cassino, Enzo Salera, al caso delle due bambine sottratte alla zia che abbiamo sollevato nei giorni scorsi: riteniamo che abbia perso un’occasione per stare zitto» dichiara l’avvocato Miraglia, che tutela la zia delle due bambine, le quali, affidate a lei dal tribunale, all’improvviso e senza motivo apparente sono state condotte in una casa famiglia. «Colpisce la cifra dei minori, un centinaio, che si vanta di far seguire ai suoi Servizi sociali» prosegue l’avvocato Miraglia. «Un po’ altina visto che Cassino è un Comune di medie dimensioni, annoverando suppergiù 36 mila abitanti. Il suo comunicato, comunque, tutto diceva tranne i motivi per i quali i Servizi sociali hanno sottratto alla zia le due bambine, che con lei vivevano serene. A parte che anziché una nota stampa, poteva convocare la zia in Municipio per parlare direttamente con lei, ci deve spiegare e illustrare quali sarebbero le sue mancanze, tali da non consentire che le bambine avessero una “crescita educativa, fisica e psicologica normale”».

Quello che pare evidente, ancora una volta, è che il Sindaco nulla sappia di tutta questa vicenda e che soprattutto si sia di fronte ad un abuso di potere. «Ricordiamo al Sindaco» prosegue ancora l’avvocato Miraglia, «al quale diciamo che, grazie, ma non ci servono lezioni su come sono organizzati i  Servizi sociali, ebbene ricordiamo che l’unica possibilità per la Pubblica Amministrazione di sostituirsi all’Autorità Giudiziaria, che le consenta di allontanare di impeto dei minori dalla casa e dalla famiglia in cui vivono, è che sussistano dei gravi e imminenti pericoli per la loro incolumità.

 

Ma quale pericolo ci poteva essere se queste bambine sono brave a scuola, serene e che quel giorno la zia le aveva accompagnante in municipio a un incontro i genitori, oltretutto per pura iniziativa arbitraria degli operatori sociali, pulite e ben vestite? Invece di lanciarsi in una difesa d’ufficio nei confronti dei suoi assistenti sociali, ci spieghi i motivi che hanno portato a questo allontanamento coatto.

 

E soprattutto, visto l’elevato numero di casi di minori che il Comune dice di seguire, ci illustri quante e quali convenzioni siano in essere con le case famiglia  e le comunità di accoglienza; quanto spende, in denaro pubblico, il Comune di Cassino per alloggiare i minori allontanatati da casa e nello specifico quanto costano queste due bambine alla collettività. Soldi che potevano essere tranquillante risparmiati. Ci si conceda poi un’ultima affermazione: siamo stati contattati da diversi cittadini di Cassino, che ci hanno raccontato come episodi di allontanamento in tutto simili a quello di queste bambine sarebbero già avvenuti, e non un paio di volte soltanto, e come parrebbe esserci pure un procedimento penale in corso per gli ambigui rapporti che gli operatori sociali avrebbero intrattenuto con strutture di accoglienza. Diciamo che se il  Sindaco vuole parlare, ha diversi argomenti da illustrare a questa zia e ai suoi concittadini».