Francesco Miraglia al centro del IV Congresso Nazionale ASI: diritto, sociologia e impegno civile per una società in transizione

Francesco Miraglia al centro del IV Congresso Nazionale ASI: diritto, sociologia e impegno civile per una società in transizione

Roma, 21 giugno 2025 – Un congresso che è molto più di un incontro accademico: è una riflessione collettiva su un presente inquieto e un futuro tutto da ricostruire. Il IV Congresso Nazionale dell’ASI – Associazione Sociologi Italiani, intitolato “Guerra e/o Pace: le società in transizione – Sociologia sotto attacco?”, riunisce voci provenienti dal mondo istituzionale, religioso, accademico e della società civile per interrogarsi sulle trasformazioni in atto.

Tra i protagonisti di questa edizione spicca senza dubbio la figura di Francesco Miraglia, noto per il suo impegno nel diritto di famiglia e minorile, ma anche per una sensibilità sociologica capace di connettere la dimensione legale con quella sociale e umana. Il suo intervento sarà incentrato sul tema della guerra vista con gli occhi di un bambino, un punto di vista spesso dimenticato nei dibattiti ufficiali ma fondamentale per comprendere le ferite profonde che i conflitti lasciano sulle generazioni future.

Non è un caso che, in un congresso dedicato a temi come conflitti, migrazioni, disuguaglianze, nuove povertà e crisi della fiducia nelle istituzioni, la voce di Miraglia rappresenti un ponte tra l’aspetto normativo e quello etico: «Il diritto non può restare un recinto autoreferenziale: deve farsi strumento di riscatto per chi vive l’emarginazione, la violenza domestica, la negazione dei diritti fondamentali», ha dichiarato, richiamando la sua esperienza pluriennale come difensore dei più fragili, in particolare minori vittime di maltrattamenti e famiglie spezzate da contesti di violenza o miseria.

La sua presenza al Congresso non è solo testimonianza personale: è stimolo per sociologi, operatori sociali, dirigenti istituzionali e religiosi a non dimenticare che le leggi, senza una concreta applicazione e senza un sistema di garanzie efficaci, rimangono spesso lettera morta. In questo senso, Miraglia ha portato all’attenzione dei partecipanti casi concreti di vittimizzazione secondaria operata, talvolta, dagli stessi meccanismi giudiziari: «Non basta fare buone leggi – ha detto – bisogna avere il coraggio di farle rispettare e di denunciare ciò che non funziona, anche a costo di esporsi in prima persona».

Nel contesto di un Congresso in cui si sono alternati teologi, medici, forze dell’ordine, sociologi e rappresentanti di varie confessioni religiose, l’intervento di Miraglia ha rappresentato un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva. I suoi argomenti non hanno risparmiato critiche a quelle prassi istituzionali che, dietro una patina di burocrazia, finiscono per sacrificare gli interessi superiori dei minori o lasciare sole le donne vittime di violenza, come raccontato anche nel suo libro “Ma il problema sono io”, dove denuncia la vittimizzazione secondaria operata, a volte, dal sistema stesso (Melania e Daniela Vita Roma, Armando e Vittore, 2015).

Il filo conduttore dell’intervento di Miraglia si è intrecciato con il tema portante della prima sessione plenaria: la transizione da uno stato di conflitto a uno di pace, non solo in senso bellico ma soprattutto nella pacificazione dei conflitti familiari e comunitari. La sua idea è chiara: «Non possiamo parlare di pace tra i popoli se non sappiamo costruirla nei nuclei più piccoli, che sono le famiglie, le comunità locali, le scuole».

Tra i relatori, accanto a Miraglia, si sono avvicendati figure di rilievo come Foad Aodi (Presidente AMSI), Anna Calò (Dirigente ASI Centro Italia), il Vescovo Luis Miguel Perea Castrillon della Chiesa Anglicana Europea, e Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta, che hanno declinato il tema della pace e del conflitto da prospettive complementari.

Ma a fare da collante è stata proprio la visione trasversale di Miraglia: una testimonianza viva di come il diritto, quando non resta isolato, diventa parte integrante della comprensione sociologica dei fenomeni. In un tempo in cui anche la figura del sociologo viene messa in discussione da riforme legislative e da una progressiva svalutazione del sapere critico, il richiamo di Miraglia è stato un invito a non piegarsi a logiche di comodo: «La sociologia è sotto attacco? Anche la giustizia lo è. Eppure entrambi restano pilastri di una società democratica».

Alla fine, il Congresso ha lasciato una certezza: non basta interrogarsi sulle guerre e sulla pace se non si ha il coraggio di declinare questi concetti nella quotidianità delle persone. Ed è proprio qui che la figura di Francesco Miraglia diventa un simbolo di continuità tra sapere accademico e prassi concreta: un giurista che parla di sociologia, un sociologo dell’esperienza giuridica, un cittadino che difende i diritti di chi non ha voce.