Il silenzio è d'oro.

Il silenzio è d'oro.



C’è un momento per il silenzio ed un momento per le parole.
Che sono importanti, che hanno il loro peso.
In mezzo c’è tanta FIDUCIA, SPERANZA, RISPETTO, DIALOGO con le persone…
Tante idee…tanti progetti…che abbiamo deciso di tenere per noi. Per non essere strumentalizzati (parola odiosa che lentamente sta distruggendo il mondo).
Da dove partire allora?
Perchè se stai zitto ti incastrano. Se parli ti incastrano uguale.
Partiamo dalle affermazioni pesanti di questa mattina del reggente Procuratore di Reggio Emilia sul quotidiano locale “L’INFORMAZIONE”.
Inaccettabili gli attacchi rivolti da Pino La Monica e dall’avvocato della Difesa, Francesco Miraglia, al sostituto procuratore Maria Rita Pantani. L’ufficio della Procura della Repubblica di Reggio Emilia non può assistere passivamente all’ennesima accusa rivolta al sostituto procuratore dottoressa Pantani dalla Difesa di un imputato e dall’imputato stesso…volta a diffamare l’operato di un magistrato che mai si è sottratto ai propri doveri...” (LEGGI QUI L’ARTICOLO COMPLETO SULL’INFORMAZIONE).
Le parole del reggente Procuratore di Reggio, Isabella Chiesi, sono GRAVISSIME  e PERICOLOSISSIME, per due motivi.
Il primo risiede proprio nel linguaggio e nelle frasi utilizzate (Inaccettabili attacchi? Ennesima accusa? Diffamazione?). Queste sì che sono parole che rischiano di minare la serenità di un processo, ma, ancor peggio, di innescare campagne di odio e rancore che rischiano di ledere la dignità e soprattutto l’incolumità delle tante persone coinvolte.
Il secondo è che io, Pino la Monica, non ho fatto attacchi di “nessun genere”, né ho mosso accuse ad alcuno, mai, per cui non si capisce l’aggettivo “ennesima“. Lo vietano la mia indole, il mio carattere, la mia morale. Nella mia vita non ho mai diffamato nessuno…figurarsi l’operato di un Magistrato. Nessuno ne mette in dubbio la buona fede. Io non ho fatto altro che prendere quattro fogli della Procura dal mio fascicolo e “graffettarli” insieme per inviarli ad Ancona e chiedere un GIUSTO PROCESSO! Tutto qui, niente di più, niente di meno. Ecco perchè ritengo le parole del reggente Procuratore molto pericolose. Chiedo solo spiegazioni relative all’incongruenza dei documenti che seguono e che ho allegato alla mia denuncia.
Ma facciamo un passo indietro. E cerchiamo di capire cosa è veramente successo. Ancora una volta ci troviamo nelle condizioni di dover dimostrare e spiegare dei FATTI, non delle opinioni.
Pino La Monica viene arrestato, nel giro di poche ore, il 20 marzo 2008, soprattutto sulla base di una CONSULENZA a firma della dottoressa Anna Pace. (LEGGI QUI ESTRATTO DELL’ORDINANZA DI EMISSIONE DELLA CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE). E’ chiaro che, sulla base di questo, la dottoressa Anna Pace diventa un testimone fondamentale che viene richiesto dalla Difesa. Ma nella prima udienza del processo, svoltasi in data 18 febbraio 2009, il Pubblico Ministero Maria Rita Pantani dichiara, davanti al Collegio Giudicante, che la dottoressa Anna Pace non è mai stata una sua consulente di parte (LEGGI QUI ESTRATTO DEL VERBALE DI UDIENZA). Ma allora questo cos’è? (LEGGI IL VERBALE DI CONFERIMENTO D’INCARICO PER CONSULENZA TECNICA). Non solo, ma il Pubblico Ministero dichiara che le ragazze sentite dalla dottoressa Anna Pace sono soltanto due, mentre nella relazione di consulenza la dottoressa Pace dichiara di averne sentite ben quattro. (LEGGI QUI ESTRATTO CONSULENZA PACE). Ma non basta, perchè è proprio sulla base di queste dichiarazioni che, a giusta ragione, il Collegio Giudicante, ha deciso di non citare in aula la dottoressa Anna Pace. Così come ha deciso di non citare in aula il prof. Umberto Nizzoli (ricordiamo che l’unica prova dell’accusa è proprio la relazione del prof. Nizzoli). Nel processo non compariranno la dottoressa Pace che ha fatto scattare la custodia cautelare in carcere (e che ha stilato una relazione nel giro di poche ore) ed il prof. Nizzoli che ha elaborato la relazione peritale sull’attendibilità delle ragazzine. Ma allora in aula cosa andremo a discutere?
Io, Pino La Monica, chiedo DI ESSERE PROCESSATO, chiedo che in aula di dibattimento vi siano tutti i protagonisti di questa vicenda, soprattutto quelli dell’accusa. E sono il primo a dichiarare che la sede opportuna per un processo è l’aula di un tribunale e non i giornali. In 14 mesi ho fatto una sola conferenza stampa ed il Comitato ha rilasciato ai giornali pochissime e striminzite dichiarazioni (alcune neanche pubblicate). Dov’era il reggente Procuratore Isabella Chiesi quando il 21 marzo 2008 su tutti i giornali e televisioni si scatenava il linciaggio mediatico distruggendo la vita di un uomo prima di un regolare processo. Ma, purtroppo, il grande difetto dell’uomo è che spesso dimentica!
Ecco la rassegna stampa di ieri:
GAZZETTA DI REGGIO
RESTO DEL CARLINO
INFORMAZIONE
GIORNALE DI REGGIO