Più garanzie nel processo.

Più garanzie nel processo.

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di avv. Francesco Miraglia

 
 

Difesa d’ufficio, gratuito patrocinio, recidiva, tortura e strumenti di
garanzia dei diritti della libertà delle persone da rinnovare. Se ne è parlato
più di un anno fa a Roma in un convegno al quale hanno preso parte i
responsabili della giustizia delle principali forze politiche: Lanfranco
Tenaglia (magistrato, nonché responsabile giustizia del Pd), Gaetano
Pecorella (avvocato responsabile giustizia di Forza Italia e autorevole
esponente del Pdl), Mauro Palma, presidente del Comitato europeo per la
prevenzione della tortura, Arturo Salerni (avvocato), Franco Ippolito
(esponente di magistratura democratica), Emilio Di Somma (vice capo del
dipartimento dell’amministrazione penitenziaria), Daniela Carboni
(Amnesty International) e Stefano Anastasia (Antigone).
Prima di tutte da affrontare è la questione di una sorta di tortura, la faccia
cattiva del potere, ma ci si dimentica che c’è una forma di tortura
quotidiana che riguarda quanti sono tenuti in carcere non per esigenze
processuali ma con l’obiettivo di portarli a confessare e a collaborare. E
quella che gli addetti ai lavorii giuristi chiamano la “dolce tortura”.
Sarebbe di giustizia limitare i danni determinati dagli eccessi di custodia
cautelare e si potrebbe optare di affidare a un Tribunale la competenza di
emettere i provvedimenti di carcerazione preventiva, dopo che vi sia stato
un autentico contraddittorio tra le parti, di prevedere una “seria”
responsabilità civile e penale del giudice e un indennizzo per ingiusta
detenzione, che non sia come oggi limitato nei casi e nella quantità.
Penso che di fronte ad un problema di questo genere ci dovrebbe essere
una piena condivisione politica, un intento comune a rivedere il sistema
delle garanzie processuali e a ragione intorno alla difesa pubblica che
affianchi quella privata, come accade nei paesi latino- americani.
Nel suddetto incontro si è sollevato anche il problema della recidiva, dopo
l’approvazione della legge ex Cirelli sulla recidiva il sistema penale pare
oramai definitivamente improntato a giudicare la storia socio-penale degli
imputati piuttosto che i singoli e concreti fatti da loro compiuti”.
Secondo un indagine dell’amministrazione penitenziaria coloro i quali
hanno ottenuto una misura alternativa, esaminando un arco di tempo
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