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Salerno, usa il suo corpo come scudo per salvare il figlio, dalla furia omicida del padre, e le tolgono il figlio

Salerno 13  dicembre 2021, i fatti risalgono al 20 Giugno 2020, quando un padre 34enne tenta di uccidere il proprio figlio di appena 7 anni, prima strangolandolo e dopo colpendolo al collo con dei  forbicioni tagliaerba.

Provvidenziale l’intervento di mamma Arianna (nome di fantasia), che accorgendosi dell’accaduto, usa il suo corpo per fare da scudo fra Luca (nome di fantasia del bambino) ed il padre omicida, salvandogli la vita, e scongiurando così la tragedia.

Mamma e figlio vengono immediatamente ricoverati, oltre allo stato di forte shock, vengono sottoposti a cure mediche per le ferite riportate.

Dai controlli medici, avvenuti subito dopo l’aggressione, Luca oltre a riportare profonde ferite al collo, presenta dei lividi, che fanno presagire, il tentativo di strangolamento adoperato dal padre, ciò nonostante anche se le ferite al collo del bambino risultavano essere  in una zona del corpo, altamente pericolosa il bambino riesce a cavarsela con 6/7 giorni di prognosi, evidentemente l’intervento della madre ha davvero fatto la differenza, senza mamma Arianna, Luca sarebbe morto ammazzato dal padre.

Il gesto del padre omicida sarebbe scaturito senza un apparente motivo, ciò che sembra molto singolare e che ci fa pensare alla premeditazione, è proprio il fatto che l’arma utilizzata per uccidere il bambino, erano delle forbici tagliaerba, che l’omicida soleva tenere fuori da casa, vista la sua attività di coltivatore dilettante dell’appezzamento di terra, adiacente all’abitazione, che era solito coltivare insieme alla famiglia, dove deteneva, in una piccola area gli attrezzi, insomma questi forbicioni prima che fossero usati per tentare di uccidere il bambino, non erano mai entrati in quella casa, pertanto ci sembra molto strano che quel fatidico giorno, il 34enne omicida abbia pensato di prendere i forbicioni con sé, un attrezzo da giardino in casa, che forse molto probabilmente  aveva già premeditato tutto ?

Fatto sta che mamma Arianna ha usato il suo corpo, lo ha offerto al padre carnefice per evitare che colpisse il suo bambino, salvandogli la vita, una mamma pronta a sacrificare la sua esistenza per il proprio figlio, ciò nonostante però invece di essere aiutata, a questa donna è stato tolto il figlio, che si trova già da svariato tempo presso una casa famiglia sita nel territorio Salernitano.

Arianna non può né parlare né vedere il proprio figlio ma la giustizia che fine ha fatto ? perché si agisce così nei confronti di una madre, facendole subire un ennesimo calvario, anche istituzionale ?

Per questo motivo mamma Arianna si è rivolta allo Studio Legale Miraglia che da anni lotta  contro il sistema degli affidamenti illeciti.

L’Avvocato Miraglia esprimendosi in merito aggiunge : “questa vicenda ha dell’incredibile, questo bambino è  stato dichiarato adottabile per il solo fatto che la sua mamma lo ha difeso?”

Continua l’Avvocato Miraglia : “Ci rivolgeremo non solo alla Corte d’Appello affinché venga revocato lo stato di adattabilità, ma interpelleremo anche il Presidente della Regione De Luca, per capire come viene gestita questa casa famiglia, che di fatto ha messo alla porta la mia assistita, determinando la decisione del tribunale”.

 

Dopo l’aggressione omicida subita dal padre, madre e bambino ricoverati in ospedale, vengono improvvisamente trasferiti dentro questa casa famiglia, catapultati in una realtà che risulta essere  abbastanza discutibile, senza che nessuno li abbia mai supportati adeguatamente, nessuno che si sia preoccupato insomma di alleviare il forte stato di shock a cui sono stati sottoposti, mamma e bambino.

Il padre omicida attualmente sta scontando una pena detentiva in carcere, e ci auguriamo che un individuo altamente pericoloso, come si è dimostrato questo 34enne, vi rimanga per lunghissimo tempo.

Il calvario di mamma Arianna e di Luca non finisce, dentro la casa famiglia il suo ruolo di madre viene svilito, e gli strascichi dello shock che affliggono il bambino vengono addossati alla madre, nonostante a Luca,   precedentemente al tragico accaduto, fosse stato già diagnosticato un disturbo dello sviluppo neurologico, da una commissione Asl preposta, stabilendo che la patologia di Luca rientrasse nella categoria delle persone tutelate dalla legge 104, allora perché una disabilità di questo tipo dev’essere utilizzata come deterrente per annientare una madre, che cosa sta succedendo a Salerno ?

Mamma Arianna e Luca finiscono in una casa famiglia dove le anomalie sono molte, in primis la donna viene puntualmente minacciata da altre persone che da ospiti della struttura, si sono trasformate in residenti in pianta stabile, tanto da appropriarsi degli spazi comuni, come la cucina ad esempio, impedendone l’utilizzo alle altre ospiti della struttura, il tutto senza che nessuno preposto a farlo, intervenisse in merito.

Le minacce ricevute da mamma Arianna, avevano come oggetto il suo bambino, la donna avrebbe messo a repentagli la vita del proprio figlio se avesse osato fare trapelare tutte le anomalie riscontrate all’interno di questa struttura, inoltre a questa mamma veniva continuamente ripetuto che il proprio figlio le sarebbe stato tolto e dato in adozione, insomma qualcuno lì dentro sembra avere delle mansioni che con la Legge hanno poco a che fare, un modus operandi di cui abbiamo già sentito parlare, purtroppo, anche in altri casi di affidi illeciti.

In definitiva quelle che dovevano essere delle ospiti, di lunghissima data stranamente, avevano delle mansioni riservate agli operatori, il tutto con la totale adesione del personale interno alla struttura.

Mamma Arianna nel frattempo è stata sbattuta in strada dalla casa famiglia, che non solo l’ha allontanata dal proprio figlio, calpestandola totalmente, togliendole l’affetto più grande che questa donna ha difeso dal padre feroce aggressore, senza remore, offrendo la propria vita, ed il proprio corpo.

L’ennesima donna calpestata che non ha mai ricevuto l’aiuto adeguato, che tanto pubblicizzano le istituzioni, ma che nel concreto raramente viene attuato.

Vi prego, salvate mia figlia e mia nipote!»

Disperato l’appello di una giovanissima nonna di Pisa: la figlia si trova in balia di uno spacciatore che la imbottisce di droga, mentre la nipotina, che lei adora, le è stata strappata dal Tribunale dei Minori con la scusa di dare un taglio a questa famiglia considerata “sbagliata”, ma che è soltanto vittima di violenze inaudite
 
La storia di Maria (nome di fantasia) non è facile e non lo è mai stata, tutt’altro. Ha dovuto fin da giovanissima convivere con la violenza di un orco, che prima si è approfittato della sua giovanissima età e poi anche della loro figlioletta. Una ragazzina che ha reagito alla violenza e al trauma psicologico in maniera autodistruttiva, sprofondando in una spirale di degrado in cui l’hanno coinvolta uomini sbagliati, più grandi lei, criminali farabutti che l’hanno fatta uno prostituire in un night club, mentre l’altro l’ha trasformata in una tossicodipendente. L’unica gioia era la sua bimba, nata da queste relazioni sbagliate, che aveva sempre vissuto con la nonna materna, con la quale ha instaurato uno splendido legame.
«Il Tribunale dei minori però mi ha portato via la bimba» prosegue Maria «e adesso sono in attesa che si esprima sulla sua adottabilità. Pur ammettendo che mi prendo cura della piccolina e avendo costatato che lei sta bene e mi adora, la scusa con cui me la vogliono portare via qual è? Spezzare la catena familiare, perché siamo sbagliate. Invece di aiutarci, me la portano via».
A prendersi cura della piccina è sempre stata la nonna: la madre della bimba in questo momento vive segregata dal nuovo compagno, che le impedisce di avere contatti con la madre e la tiene soggiogata con la droga. Un legame distruttivo, che venti giorni fa ha portato la ragazza, appena diciottenne, in ospedale in overdose da metadone, che lui l’avrebbe costretta ad assumere.
«Mi sono quindi recata dai carabinieri a presentare un esposto» continua Maria nel suo drammatico racconto, «perché quello va a finire che me l’ammazza. Lo conoscono anche i carabinieri che è uno spacciatore e ho chiesto allora che intervengano a salvarla. La risposta? Mia figlia è maggiorenne ed è lei che deve denunciarlo. Loro si limiteranno a presentare l’esposto in Procura, che poi deciderà se e come intervenire. Io intanto che faccio? Vivo nell’angoscia che mi chiamino dall’obitorio per andare a riconoscere il cadavere di mia figlia?».
La donna si è rivolta anche all’avvocato Francesco Miraglia.
«Trovo inaudito e ai limiti della condotta nazista togliere la bambina alla nonna per questi motivi» dichiara il legale. «Sa quasi di atto di epurazione. E’ giusto salvaguardare la piccola, ma con interventi nella sua famiglia di origine, non certo strappandola alla sua vita e all’affetto della nonna. Ma soprattutto, a pochi giorni dalla Giornata contro la violenza sulle donne, in cui si è dibattuto tanto e si sono riempiti giornali e talk show di tante belle parole, per una volta che una madre denuncia l’aguzzino della figlia, che la sta mettendo chiaramente  in pericolo di vita, perché non si interviene? A che servono allora quelle belle parole, se poi restano limitate alle giornate di commemorazione? Chiunque debba intervenire, lo faccia al più presto. O temo che altrimenti dovremo aggiungere un altro nome all’elenco già lunghissimo delle vittime di femminicidio in questo triste 2017».