Amministratore di sostegno Tag

  • Sort Blog:
  • All
  • Approfondimenti
  • Articoli Recenti
  • Comunicati stampa
  • Design
  • Evidenza
  • GALLERIA
  • In Evidenza
  • L'inchiesta
  • L'indiscreto
  • La giustizia e la mala giustizia
  • La Vetrina
  • Le vostre storie
  • Minori
  • Modern
  • Primo Piano
  • Principale home
  • Psichiatria
  • Scelta di campo
  • Sentenze
  • Senza categoria

Cassazione: stop all’amministratore di sostegno per donna accusata di eccessiva prodigalità.

L’avvocato Miraglia denuncia: la misura di protezione non può diventare un business economico sulla pelle dei più fragili

VICENZA (18 marzo 2026). Dopo tredici anni di restrizioni alla propria libertà finanziaria e personale, una donna ha ottenuto giustizia dinanzi alla Corte Suprema di Cassazione, che ha annullato il provvedimento con cui le era stato imposto un amministratore di sostegno perché ritenuta incline a spese eccessive e superflue. La vicenda ha inizio nel 2013 presso il Tribunale di Vicenza, a seguito di un ricorso presentato dai familiari della donna per ragioni legate alla gestione del patrimonio. Nonostante svolga una regolare attività lavorativa presso uno studio professionale, percepisca un reddito stabile, viva autonomamente e si occupi della madre ultranovantenne, le era stato negato il ritorno alla piena autonomia.

La decisione della Suprema Corte ha accolto le tesi della difesa, guidata dall’avvocato Miraglia di Modena, il quale sottolinea come l’istituto dell’amministrazione di sostegno sia utilizzato sempre più frequentemente in modo improprio. «Mi sto occupando sempre più spesso – spiega l’avvocato Miraglia – di vicende in cui si estromettono le persone dalla gestione dei loro patrimoni attraverso il ricorso a questa misura, disposta dai giudici talvolta in modo incauto e senza una valutazione realmente approfondita dei singoli casi. Siamo di fronte a un fenomeno preoccupante, che sta emergendo con frequenza in diverse città, come dimostrano i casi registrati negli ultimi mesi a Parma, Lecco, Ancona, Ferrara, Roma e Perugia. Il rischio è quello di trovarci di fronte a un nuovo business economico sulla pelle dei più deboli, del tutto simile a certi scandali legati agli affidamenti dei minori, in cui la reale tutela della persona finisce in secondo piano». In molti casi i familiari ricorrono alla pratica dell’amministratore di sostegno per meri fini patrimoniali, trovando una sponda in provvedimenti che non tengono conto della reale capacità di intendere e di volere dei soggetti coinvolti. Nel caso specifico di Vicenza, la Cassazione ha infatti rilevato che né il Giudice Tutelare né il Tribunale avevano accertato l’effettiva sussistenza di una patologia o di una menomazione tale da rendere la donna incapace di provvedere ai propri interessi.

La tendenza a spendere in modo smodato per motivi futili o per ostentazione non può giustificare da sola la privazione della libertà di scelta se non è accompagnata da un reale rischio di indigenza o da un’alterazione delle facoltà mentali certificata da medici. Al contrario, la donna è seguita da una psicoterapeuta che ha attestato un ottimo funzionamento generale e l’assenza di patologie psichiatriche. Oltre al merito della questione, la Suprema Corte ha riscontrato una grave violazione del diritto di difesa: la donna non era stata né regolarmente convocata né ascoltata dal giudice, venendo privata della possibilità di esporre le proprie ragioni. La sentenza ha quindi cassato il provvedimento, rinviando gli atti al Tribunale per una nuova valutazione che rispetti finalmente la dignità della donna.

La Cassazione annulla il provvedimento con una sentenza che diventa giurisprudenza

Avvocato Miraglia: «Da mesi sostengo che siamo di fronte a un nuovo business sulla pelle dei più fragili»

PARMA (13 Luglio 2022). Ha fatto giurisprudenza, entrando tra le massime di Cassazione civile, la sentenza con la quale la Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato  Miraglia in difesa della sua assistita, una docente e artista di Parma: per gestire da sola l’ingente patrimonio di famiglia, la sorella aveva chiesto per lei un amministratore di sostegno. La Cassazione ha ribaltato la sentenza del Tribunale di Parma emanata nel 2019, confermata l’anno successivo dalla Corte d’Appello di Bologna, affermando che il ricorso all’amministratore di sostegno non può essere usato per dirimere conflitti familiari, specialmente laddove nella cerchia familiare ci sia qualcuno che possa supportare le persone nella gestione del proprio patrimonio. «Tra l’altro le sentenze del Tribunale e della Corte d’Appello si basano su “sensazioni” e non su prove concrete, – afferma l’avvocato  Miraglia – formulate esclusivamente su ipotesi e presunte diagnosi senza che alcun professionista abbia mai visitato la mia assistita».

Si legge infatti che la donna «seppur non affetta da una patologia nosograficamente accertata, manifesta comportamenti che fanno esistere il “fondato sospetto” e inadeguatezza della beneficiaria ad occuparsi dei propri interessi, e di riflesso anche di quelli della sorella» essendo il patrimonio di famiglia, ereditato dai genitori, ancora non diviso.

Proprio per confutare questa mancanza di prove concrete la donna, attraverso l’avvocato Miraglia, ha presentato ricorso e il caso è approdato alla Suprema Corte di Cassazione, la quale ha recepito le osservazioni presentate, ritenendo che tale situazione potrebbe essere risolta anche verificando la possibilità di reperire nella cerchia familiare il supporto eventualmente necessario (in questo caso il marito) e che l’Amministrazione di sostegno non può essere un rimedio alternativo per la risoluzione di conflitti endofamiliari di natura patrimoniale, che possono essere risolti agendo secondo le specifiche azioni di tutela della proprietà.

«Siamo arrivati al punto che si estromette una persona dalla gestione del proprio patrimonio per un “fondato sospetto”, – prosegue l’avvocato  – che si scontra contro il parere di medici e pure contro il buon senso: la professoressa è stata infatti giudicata in grado di autodeterminarsi relativamente alla vita quotidiana e alla sua professione di docente e di artista, ma inadeguata a gestire il patrimonio. Com’è possibile che una persona possa gestirsi in un aspetto della propria vita e non in un altro? Senza, per altro, cercare all’interno della cerchia familiare qualcuno che la possa aiutare nelle gestioni pratiche: la signora ha infatti un marito in grado di farlo e proprio su questo si è basata la sentenza della Corte di Cassazione, che è entrata una massima pubblicata sulle riviste giuridiche».

La Cassazione infatti l’11 luglio scorso l’ha inserita come massima stabilendo che “In tema di capacità della persona va esclusa la nomina dell’amministratore di sostegno se il beneficiario può contare sulla protezione di una rete familiare. Il giudice, pertanto, è tenuto a indagare sulla possibilità di garantire una funzione vicaria del coniuge nella gestione del patrimonio”.

«Da mesi sto ribadendo come quello dell’utilizzo dell’amministratore di sostegno sia ormai un nuovo business – conclude l’avvocato Francesco Miraglia del Foro di Madrid  – come quello dei bambini in affidamento. Sempre di più sono i casi riguardanti persone iù di persone in cui i parenti arrivano ad estromettere i loro familiari della gestione di patrimoni importanti, ricorrendo alla pratica dell’amministratore di sostegno che i giudici, incautamente, dispongono senza valutare attentamente i casi. Nell’ultimo anno sono emersi casi a Lecco, Ancona, Ferrara, Roma e Perugia. La questione sta diventando sempre più frequente e occorre vigilare, prima di trovarci di fronte a scandali come quelli legati agli affidamenti dei minori, dove la tutela non c’entra nulla, ma è solo mero business economico, sulla pelle dei più deboli».

https://www.flipbookpdf.net/web/site/70b3b364c49763ba923397bb6464bbd55a56b95e202207.pdf.html#page/2