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Bimbo sequestrato in comunità blitz dell’Assessore Caucino e della Garante C.: vuole tornare a casa dalla sua mamma

Torino  20 Maggio 2022, C. è un bambino del Torinese che vive “sequestrato” in una comunità terapeutica nella quale è stato confinato due anni fa.

Tutto nasce dalle lamentele della madre del bimbo disabile, che evidenziava l’incapacità di gestire l’iperattività del figlio, da parte della scuola che frequentava.

Invece di fornire un supporto alla famiglia, il Tribunale Per i Minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta da più di 2 anni, ha confinato il bimbo dentro la comunità terapeutica, da cui non esce nemmeno per andare a scuola.

Da anni il bimbo non vede nessuno, nemmeno la mamma, inoltre viene regolarmente sedato con i farmaci.

“È un manicomio per bambini mascherato???” dichiarava l’Avvocato Miraglia, legale della madre di C. in un articolo pubblicato dopo averlo intervistato lo scorso Dicembre 2020.

Una madre disperata che per essersi recata in questa comunità con l’intento di poter vedere il suo bambino, o anche solo per poter sentirne la voce, è stata denunciata dagli stessi operatori della comunità, manco fosse una criminale.

Proprio per il legame della struttura con la Diocesi in questione, l’Avvocato Miraglia, l’anno scorso scrisse e pubblicò, una lettera destinata a Papa Francesco, di cui riportiamo uno stralcio :

«Sua Santità – prosegue l’avvocato Miraglia nella sua lettera – non è possibile trattare una mamma alla stessa stregua di un criminale, solo perché rivendica l’amore per il proprio figlio”.

“Ancor più grave è questo atteggiamento arrogante e prepotente, assunto dagli operatori che lavorano ed operano in una struttura di proprietà della Diocesi”.

“Ben sappiamo dei suoi tanti impegni, tanti sono i suoi pensieri, ma con tutto l’amore di Dio le chiediamo di dedicare un secondo della sua giornata a questo piccolo, che non vuole altro che riabbracciare la sua mamma”.

“Sua Santità, il mio studio legale da anni combatte contro il sistema degli affidamenti illeciti, contro l’alienamento dei minori dai propri genitori e contro questo mercato fatto sulla pelle dei bambini”.

“Mai avrei pensato di combattere contro chi opera in nome della Famiglia, dell’Amore e della Misericordia dei bambini”.

Ieri l’Assessore Regionale alla Famiglia Chiara Caucino, insieme al Garante per l’Infanzia, si è recata presso la struttura Paolo VI, dove da anni è rinchiuso C.

Un blitz istituzionale, dal quale sono emerse delle verità che da molto tempo sia l’Avvocato Miraglia, nella sua difesa, che l’Associazione Graziani Adelina, portano avanti.

In primis l’Avvocato Miraglia, l’Associazione Graziani Adelina, nella persone del Presidente Riccardo Ruà e la Vice Presidente Rachele Sacco, (e noi della testata che ci siamo occupati di alcuni articoli in merito alla situazione del bambino) vogliamo ringraziare, l’Assessore Caucino, per essersi prodigata in tal senso.

Anche l’Assessore Caucino insieme alla Garante per l’Infanzia Ylenia Serra, hanno appurato che il bambino chiede espressamente di poter ritornare a casa dalla sua mamma.

Una frase quella pronunciata da C. che noi conosciamo molto bene, una volontà che il povero bambino non ha mai smesso di esternare, pur vivendo in una realtà costrittiva, e di sedazione continua.

Ciò che chiede C. non è mai stato preso in considerazione, questo ci turba molto, e ci addolora apprendere che da molti anni il bambino soffre per questa ingiustificata reclusione, seppur né lui né la sua mamma si siano mai macchiati di alcun crimine.

Il bambino da anni non va più a scuola, non può parlare, e nemmeno ricevere l’affetto dalla sua famiglia, a lui è stato precluso tutto.

Dal blitz, che fece l’Associazione Graziani Adelina, che si occupa anche di Malasanità, emersero dei fatti a dir poco sconvolgenti.

Un medico della struttura, non solo non volle riceverli, ma asserì in presenza anche di testimoni, che il bambino non voleva vedere la sua mamma, in quanto ne aveva paura.

Un’affermazione questa che non corrisponde al vero, in quanto C. non ha mai smesso di amare la sua mamma, che tanto lo ama a sua volta.

Una madre amorevole, grande lavoratrice, che meritava un trattamento diverso, piuttosto che la privazione del figlio.

Una donna senza precedenti penali, una brava persona con una famiglia altrettanto integerrima, che si è vista strappare il suo bambino.

Era un normalissimo giorno di scuola per C. e non fosse che quando la sua mamma lo va a riprendere a scuola, e scopre che il bambino non c’era più, lo avevano portato via, per segregarlo in questa comunità.

Pensate a come possa essersi sentita questa madre, nell’apprendere tale abominio.

  1. aveva raccontato alla sua mamma che a scuola veniva addirittura bullizzato, e che i genitori degli altri alunni si erano uniti per fare in modo che il bambino non frequentasse più quella scuola.

Questo bimbo non è un mostro ve lo assicuriamo, è un bambino che oggi ha solo 9 anni, affetto da una disabilità, ma che può essere aiutato, non di certo ghettizzandolo, e togliendogli la famiglia.

 

Continua la presentazione del libro L’Avvocato dei Bambini:

Continua la presentazione del libro L’Avvocato dei Bambini: il 29 aprile l’avvocato  Francesco Miraglia di Madrid interverrà nel pomeriggio presso il Piccolo Auditorium Lamberti Castronuovo a Reggio Calabria. Durante l’incontro, ci sarà un’occasione di confronto con un esperto legale, una psicologa e una psichiatra per continuare a parlare in maniera consapevole del fenomeno degli abusi sui minori e del ruolo della giustizia e della psicoterapia nella gestione di situazioni familiari complesse e delicate. Si tratta di un’ulteriore opportunità di ascoltare le parole degli esperti e di portare avanti un dibattito informato, guidato dalla conoscenza tecnica e specifica dei relatori e dalla loro esperienza. È importante continuare a diffondere ciò che accade quando bisogna occuparsi di dinamiche parentali difficili, discutere sugli errori che talvolta vengono condotti, chiarire il ruolo dei diversi attori che si avvicendano sulla scena e quale sia la strategia di azione migliore. Queste occasioni di confronto sono preziose in quanto permettono alle persone di formare un occhio critico su un argomento particolarmente spinoso, poiché ci riguarda da vicino e i fatti che ci vengono raccontati dai media risultano spesso ambigui e difficili da giudicare per chi non abbia una conoscenza tecnico-scientifica. L’avvocato Miraglia è ancora una volta in prima linea, non solo per presentare il suo libro, ma anche per dare il suo contribuito ad una discussione complessa e particolarmente attuale.

Scandalo Serinper: processo da rifare per un padre accusato di abusi

Chiaramente manipolate le parole della figlia, ospite in una delle strutture della “coop degli orrori”

Massa Carrara (4 Aprile 2022). Mentre si è in attesa del processo per lo scandalo della “coop degli orrori” Serinper, arriva dalla Corte di Cassazione un’ottima notizia per un padre genovese, accusato di violenza sessuale nei confronti della propria figlioletta, ospite di una delle strutture gestite dalla cooperativa Serinper.

L’uomo, attraverso lo Studio legale Miraglia aveva presentato ricorso in cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Genova che lo aveva condannato per abusi sessuali nei confronti della figlioletta, sentenza che è stata annullata in quanto «il drammatico quadro storico in cui i fatti sono maturati avrebbe richiesto una valutazione giudiziale improntata a maggiore criticità con riferimento sia all’attendibilità della persona offesa, sia alle modalità di audizione dei minori sia alle richieste di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale».

I figli dell’uomo, che abita a Genova, nel 2014 erano stati allontanati da casa e insieme alla madre erano stati ospitati in una struttura situata in provincia di Lucca, gestita dalla Serinper: un gestione che nulla aveva di assistenzialistico, bensì svolta unicamente per mero arricchimento personale, tant’è che attualmente è in corso un processo per corruzione, traffico di influenze illecite e maltrattamenti avvenuto all’interno delle case di accoglienza e che vede coinvolti anche i titolari della cooperativa, un sindaco e alcuni dipendenti pubblici. La cooperativa, con la complicità degli assistenti sociali, presentava denunce manipolate nelle quali i minori riferivano di abusi commessi da parte dei loro genitori, con l’unico intento di tenerli ospitati all’interno delle proprie strutture di accoglienza e di conseguenza arricchirsi grazie ai contributi pubblici.

«In tutto questo  sistema era rimasto invischiato, suo malgrado, anche il mio assistito – prosegue l’avvocato Miraglia, – accusato di violenza sessuale nei confronti della figlia, le cui dichiarazioni, però, erano risultate manipolate, mal interpretate e frutto di suggestioni indotte. Tutto per mantenere la ragazzina all’interno della struttura, dalla quale la madre era stata allontanata, guarda caso, nel momento in cui aveva iniziato a lamentarsi delle condizioni di privazioni, restrizioni e condizioni di forte disagio in cui si viveva. La Suprema Corte ha annullato la condanna e di questi siamo contenti, ma mi chiedo al mio assistito chi ridarà la vita che ha perduto in tutti questi anni?».

 

Ogni punto è unico, ogni è puro. Il quadro d’insieme nasce punto per punti

di Raffaella Regoli

Ho trovato questo pensiero su un foglietto di carta, su un frigorifero, in una casa un tempo felice. Dove viveva un bimbo un tempo felice.  Un piccolo punto nell’universo.

Ma quella mamma oggi non c’è più. Se l’è portata via un cancro. E quel piccolo, di appena sei anni, s’è l’è portato via lo Stato.  Strappato agli zii, la sua unica famiglia. Senza un motivo accettabile. Secondo lo schema canonico di un decreto che ha l’immediatezza dell’ atrocità legalmente consumata.

Portato via con un blitz di uomini  armati  e giubbotti antiproiettile.

Ma questo è solo l’ultimo atto, di una lunga scia  di allontanamenti di bambini e ragazzi che avvengono in ogni angolo buio d’Italia. Proprio sotto i nostri occhi.  Secondo le stime fatte dall’Università di Padova, in media ogni giorno  63 minori vengono allontanati   dalle loro famiglie.

E se  oggi questo libro  ha un merito, è proprio quello di unire tanti piccoli punti oscuri, per restituirci un quadro d’insieme chiaro e intellegibile.

Miraglia ci accompagna per mano in un  viaggio,  dentro la distorsione di un Sistema che in nome dei “diritti inviolabili” dei bambini, ha partorito un Mostro.    I casi in cui bisogna intervenire con urgenza per prelevare un minore dalla propria famiglia e metterlo al sicuro, scrive Miraglia, “sono  soltanto due,  maltrattamenti e violenza sessuale. Non possono esserci altre eventualità, altrimenti si violano i diritti del minore e  della propria famiglia”.

Altrimenti sono rapimenti mascherati.

Perché Bibbiano non è un caso isolato. Magari lo fosse. Ormai ne abbiamo la certezza.

Faccio questo mestiere da oltre trent’anni.  Quando ho iniziato a indagare su queste vicende, da quando è esploso il caso “Angeli e Demoni”,  non pensavo di trovarmi di fronte a tutto questo.  Ho letto migliaia di carte, centinaia di relazioni di avvocati,  di  assistenti sociali, CTU vere e false, decreti di Tribunali per minori.

Ho abbracciato la disperazione di decine di madri  e  padri; guardato lo strazio di piccoli innocenti  spesso allontanati  in modo disumano. In palese violazione proprio di quei diritti che dovremmo avere  il dovere di difendere.  Famiglie distrutte. Figli strappati per sempre. Traumi che non si possono cancellare come il segno del gesso sulla lavagna.

Centinaia di storie e altrettanti dolori che mi hanno  scavato dentro.

E’ così che  ho conosciuto Miraglia.  Inciampando, un giorno d’estate,  in una di queste storie,  nata a margine di Bibbiano.  E talmente ingiusta da costringerci tutti a guardare.

Il rapimento della piccola di Reggio Emilia. L’avvocato Miraglia torna a parlarne in questo libro per far capire come da una sequenza di “errori”,  sia potuto accadere che una bimba di appena due anni venisse prelevata dal suo lettino, da finti uomini dell’ ENPA, la protezione animali,  che si sono introdotti nella casa dei suoi genitori. Rapita con l’inganno. Un decreto firmato dal giudice senza verificare le dichiarazioni, rivelatesi poi false, degli assistenti sociali. E se non fosse stato per quelle telecamere che avevano ripreso tutto, se non fosse stato per le denunce dell’avvocato e  per il valore che ogni tanto questo mestiere riesce a dare alle cose che accadono,  nessuno avrebbe creduto  a Stefania e a Marco,  a quei due genitori disperati.

E allora la domanda che spesso ricorre,  anche fra colleghi increduli, è sempre la stessa:  “Come è potuto accadere?”.

E invece accade sotto i nostri occhi, ma ci vuole coraggio per continuare a guardare. Ma il Libro dei consigli dice: “Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva”.  Ecco,  questo libro spinge  a guardare. E spiega in modo semplice come sia potuto accadere. Perché quello che vi racconta è già accaduto. Sta accadendo tutt’ora.  E accadrà ancora se non vi si porrà rimedio.

Magari Bibbiano fosse un caso isolato.  E invece ha aperto solo il vaso di Pandora. In tutt’ Italia si continuano a commettere abusi, in nome di una presunta  tutela del minore. Perché  quello che  ormai abbiamo capito,  è  che “Il sistema” degli affidi, degli allontanamenti,  delle comunità per minori, delle case famiglia, è  spesso una mangiatoia che  serve a sfamare  tutti.

E si badi bene.  Quando si parla  di “Sistema”, il narratore lo chiarisce subito, ed è la forza di questo libro,  non va a caccia di dietrologie,  di complotti o  questioni ideologiche.  Né segue ragioni politiche. Perché la politica qui non c’entra, anche se vorrebbe entrarci eccome.

Lo capirete leggendo. Spesso gli allontanamenti sono “adozioni mascherate”. Miraglia  spiega bene la differenza tra un giudice togato, che quindi si sottopone a un controllo della magistratura, e un giudice minorile onorario che invece non ha alcun controllo. Così i Tribunali minorili sono divenuti negli anni “tribunali speciali” a tutti gli effetti. Dove non c’è contradditorio. E dove ci sono troppi giudici onorari in conflitto d’interesse,   perché a volte sono consulenti di  una casa- famiglia o di una comunità, per cui non possono emettere un giudizio super partes.

Miraglia ci spiega come sia potuto accadere che gli assistenti sociali abbiano  acquisito  nel tempo un potere enorme, non controllato da alcuno. E le segnalazioni che vengono fatte sulle famiglie siano diventate un’arma potentissima nelle loro mani.

Così  scoprirete, pagina dopo pagina, che  troppo spesso c’è un’ unica ratio che muove le cose in questo universo dove i bambini sono piccoli punti che servono a sfamare il “Sistema”.  E che quell’unica ratio si chiama Denaro.

Perché i bambini valgono tanto.

Anzi con gli anziani sono forse il business più redditizio.  Per ogni minore mantenuto in comunità o in  casa-famiglia, lo Stato paga  in media 130 euro al giorno. Che diventano 320 euro al giorno,  se il ragazzo ha problemi psichici o una qualche disabilità. Ma quegli stessi soldi non vengono dati per sostenere le famiglie che si rivolgono spesso ai servizi sociali per chiedere aiuto.

Faccio un esempio più chiaro, una comunità terapeutica per minori, una CTM, che ospita 10 ragazzi, incassa qualcosa come 100mila euro al mese.  Quasi 100mila euro in un solo mese, che fanno più di un milione di euro l’anno.

Capite bene come bambini e ragazzi oggi muovano profitti enormi che spesso ingolosiscono gente senza scrupoli.  Le case-famiglia, le comunità per minori stanno prolificando come tenacissima gramigna, senza  i controlli adeguati.  E per l’assistente sociale o l’operatore, che lavora in queste strutture, spesso con contratti brevi e a pochi soldi,  alimentare il sistema vuol dire  semplicemente  mantenere il proprio posto di lavoro.  Senza porre o porsi  troppe domande.

E’ così che tutti consapevolmente e inconsapevolmente,  alimentano  il Sistema.

E’ così che bambini fragili, di famiglie fragili, diventano il Capitale umano da sfruttare.

In questi anni, ce lo siamo raccontati spesso con Miraglia, sono rarissimi i casi di bambini tolti a famiglie benestanti. O come si diceva una volta,  borghesi.

Il Capitale umano è spesso lì dove c’è una fragilità. Con le separazioni poi,   questo bacino si è allargato a dismisura. E la parola “conflittualità genitoriale” si è fatta alibi per altri abusi legalizzati.

Il Sistema oggi appare sempre più come  il mostro che per sopravvivere ha bisogno di continui sacrifici umani.  E nessuno fino ad ora ha fermato questa bestia.

Ma  la macchina può essere fermata.  Questo libro non vuole alimentare la paura. E piuttosto  un’ esegesi della realtà.  E una catarsi, che apre a una speranza.  Perché Miraglia ha l’abilità di portarci dentro un quadro normativo, con altrettante proposte per cambiare le regole. Per cambiare le cose.  Senza più alibi. Perché nessuno possa continuare più voltarsi dall’altra parte. Perché, come ha scritto Brecht, “di nulla sia detto  è naturale  in questo  tempo di anarchia e di sangue, di ordinato disordine, di meditato arbitrio, di umanità disumanata,  così che nulla valga come cosa immutabile”.

Nulla deve valere come cosa immutabile. Soprattutto una legge che permette l’arbitrio. Perché è sempre da un punto che nasce un disegno.

A me oggi piace pensare che quel piccolo punto sia proprio il grido di dolore del bimbo di Pavia. Mentre lo portavano via, col visino devastato di lacrime, supplicava gli agenti:  “Vi prego,  per favore,  non toccate lo zio…”.

Era il 29 luglio. E con l’ Italia  in vacanza,  quel video era rimasto impigliato nella rete dei social. Presto dimenticato.

Ho dovuto combattere perché riuscissimo a trasmetterlo in prima serata a “Fuori dal Coro”,  su Rete4 . Tutti hanno provato a fermarci. Persino il Tribunale dei minori.

Ringrazio Mario Giordano per la fiducia, per aver creduto con me che quel video andava mostrato in tv. Il grido di quel bimbo fatto nostro. E ringrazio l’avvocato Miraglia che oggi difende lo zio.

 

“Ogni punto è unico, il quadro d’insieme nasce punto per punto”.

Questo c’era scritto sul pensierino di febbraio. E quel pensierino apparteneva al bimbo di Pavia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Bibbiano è tutta Italia”: l’avvocato Miraglia del Foro di Madrid interviene sul sistema di abusi e affidi illeciti

Sabato 26 marzo, a Milano, presso Auditorum Gaber di P.zza Duca  Da Costa n° 3,  Francesco  Miraglia , anche autore del libro L’Avvocato dei Bambini, edito da Armando editori.  da poco in tutte le librerie. parteciperà al convegno “Bibbiano è tutta Italia”, un’occasione per riflettere sui fatti avvenuti nel Reggiano e sulla pervasività di un sistema corrotto e criminale, costruito sulla pelle dei bambini e dei loro genitori. Insieme a lui parteciperanno avvocati provenienti da tutta Italia, nonché rappresentanti di diverse associazioni e delle istituzioni. Il caso di Bibbiano, infatti, non è un “unicum”: affidi illeciti, abusi di potere e d’ufficio da parte di operatori sociali e psicoterapeuti accadono ovunque, spesso nell’indifferenza della società, che resta solitamente non o dis-informata. Un’analisi e una discussione del fenomeno divengono sempre più urgenti, per capire quali siano gli ingranaggi corrotti all’interno di questo meccanismo illegale, realizzato e portato avanti con lo scopo di ottenere cospicui ritorni economici. Chi sono i responsabili? Come mai episodi simili si sono ripetuti più volte senza che vi fosse alcun controllo? Gli operatori sociali e gli psicoterapeuti dovrebbero essere i primi a difendere i più deboli, proprio in virtù della missione che orienta la loro professione. L’avvocato Miraglia, iscritto al Foro di Madrid, si è sempre esposto contro il malfunzionamento del sistema e ha sempre denunciato il maltrattamento dei più indifesi: sarà presente al convegno organizzato a Milano per portare alla luce i fatti e stimolare una riflessione critica partendo dal parere degli esperti, nella speranza che il dibattito possa avere risonanza e incoraggiare la realizzazione di misure che impediscano ulteriori abusi e maltrattamenti.

Maurizio Formia, la Cassazione annulla la sentenza della Corte di appello di Torino: il processo da rifare

Era stato condannato di esercizio abusivo di professione medica

IVREA (17 Marzo 2022). La Cassazione annulla la sentenza di condanna a carico di  Maurizio Formìa emessa dalla Corte di Appello di Torino per il reato di esercizio abusivo di professione medica. La Corte di Cassazione, ha dato ragione a Formìa e al suo legale, l’avvocato  Miraglia.

Maurizio Formìa, di professione musicista, aveva ideato il sistema “OG Occlusione-gravità”, per riequilibrare la postura delle persone tramite una placca da inserire tra i denti, così da rilassare la mandibola e alleviare dolori alla schiena e cefalee.

Contro di lui nel 2013 si era ingenerata però un’autentica levata di scudi da parte dell’Associazione medici chirurgi odontoiatri di Torino e dell’Associazione nazionale dentisti italiani.

Condannato in primo  ed in secondo grado  ora la Corte di Cassazione ha definito “viziata” la sentenza.

La Corte d’Appello di Torino ha applicato in “maniera errata consolidati principi di diritto” non consentendo all’uomo di esercitare il suo diritto di difesa.

In pratica sia in primo grado che in appello non era stato consentito all’ imputato difendersi in quanto non erano stati ammessi nessuno dei testi indicati a discarico.

“ Siamo contenti del pronunciamento della Cassazione,- aggiunge l’ Avv. Miraglia- e siamo convinti che ascoltando finalmente  i 25 testi indicati dalla difesa, si dimostrerà nel merito che nessun reato è stato commesso dall’ imputato”.

Francesco Miraglia

(Avvocato del foro di Madrid)

 

Malata psichiatrica violentata in comunità: indagini archiviate

Quando il caso arriva al procuratore dopo due anni la comunità è già chiusa

Avvocato Miraglia: «Gli operatori saranno pur da qualche parte: cercateli!»

TIVOLI (25 Febbraio 2022). Una donna affetta da grave disabilità psichiatrica è stata picchiata e violentata all’interno della comunità terapeutica in cui era alloggiata, in provincia di Roma. I fatti risalgono a gennaio 2019, ma la doccia fredda alla madre e alla sorella, sue amministratrici di sostegno, è arrivata la scorsa settimana: caso archiviato. Il fatto più incredibile riguarda le motivazioni addotte dal procuratore che ha mandato tutto in archiviazione senza avviare una decisa indagine: quando ad aprile 2021 la pratica è giunta sul suo tavolo e ha inviato le forze dell’ordine a collocare microfoni e telecamere per svolgere delle intercettazioni ambientali, la comunità era già stata chiusa. E tanti saluti: caso archiviato senza colpevoli, visto che essendo la vittima “psicologicamente  fragile e non idonea a rendere adeguata testimonianza” ci sarebbero solo “fragili indizi, insufficienti per sostenere in giudizio l’accusa”.

«Resta però una vittima senza giustizia» commenta l’avvocato Miraglia, incaricato del caso dalla famiglia della donna. «Una vittima di serie B: se non si fosse trattata di una persona fragile affetta da patologie psichiatriche, sicuramente le indagini sarebbero state avviate celermente, attivando magari anche le procedure della legge Codice Rosso a tutela delle donne. Invece siccome la donna non riesce ad esprimersi chiaramente e la comunità era già stata chiusa, la Procura presso il tribunale di Tivoli non ha proceduto con uno straccio di indagini».

La donna, che oggi ha 37 anni, viveva appunto in una comunità terapeutica: a gennaio 2019 quando madre e sorella, le sue amministratrici di sostegno, la vanno a trovare, notano subito i lividi e capiscono che qualcosa di terribile le è capitato, sebbene lei fatichi a spiegare cosa. Corrono immediatamente al pronto soccorso, dove vengono riscontrati gli abusi. Le donne sporgono quindi denuncia per abbandono di incapace, lesioni aggravate e violenza sessuale aggravata, ma sul tavolo del procuratore la pratica arriverà soltanto ad aprile del 2021. La comunità è stata nel frattempo chiusa, pertanto, quando le forze dell’ordine incaricate di provvedere alle intercettazioni ambientali arrivano alla porta del struttura, la trovano serrata. E la Procura archivia il caso.

«Non credo che la comunità fosse gestita da fantasmi»  prosegue l’avvocato Miraglia, «quindi saranno pur da qualche parte, ci sarà stato un gestore, un responsabile al quale chiedere informazioni sui nomi degli operatori sanitari impiegati all’epoca, da sentire almeno a sommarie informazioni testimoniali. Riscontriamo un grave pregiudizio nei confronti di questa donna, particolarmente fragile e a maggior ragione bisognosa di aiuto, sostegno e comprensione. Invitiamo pertanto la Procura a riaprire il caso e a procedere con le indagini: tutti meritano di ottenere giustizia».

 

 

 

 

Servizi sociali di Milano: operatore fa una videochiamata alla mamma seduto sul wc


La donna lo denuncia


MILANO (3 Febbraio 2022). La pandemia ha reso incontri da remoto e videochiamate strumenti di comunicazione, anche istituzionale, d’uso comune e lo smart working ha fatto sì che il lavoro spesso abbia invaso la sfera domestica delle persone. Ma quello che è capitato a una giovane donna milanese è a dir poco sconcertante: alcuni giorni orsono ha ricevuto una videochiamata dall’assistente sociale che si occupa del suo caso mentre questi se ne stava beatamente seduto sulla tazza del wc. Il tono della telefonata era poi alquanto imbarazzante: più che parlare dell’estensione degli orari di visita tra madre e figlio l’assistente sociale era più interessato a indagare sulle relazioni sentimentali della donna. Circostanza che non avrebbe nulla a che vedere con il rapporto con il figlio e con la richiesta di aumentare le visite inoltrata dalla donna. La giovane si è rivolta quindi ai carabinieri per denunciare l’assistente sociale, anche perché costui si è più volte ostinato a non aumentare gli incontri madre/figlio nonostante il tribunale abbia imposto l’aumento della frequenza degli incontri tra la donna e il suo bambino, che si trova in affidamento presso una famiglia. «E anche su questo aspetto nutriamo grossi, grossissimi dubbi – interviene l’avvocato Miraglia al quale la donna si è affidata – in quanto il Comune di Milano ha affidato a una cooperativa l’incarico di reclutare le famiglie alle quali affidare i minori che il tribunale ritiene di allontanare temporaneamente da casa propria. Ma sembrerebbe che la coppia che ospita il piccolo sia strettamente legata con la cooperativa in questione. Tant’è che questo bambino continua ad essere tenuto lontano dalla madre senza motivo e contro le disposizioni del tribunale. Non vorremmo si trattasse di un ennesimo caso di adozione mascherata».

A frapporsi tra lei e il figlioletto è appunto questo assistente sociale, che continua a disattendere le disposizioni del giudice, che ha stabilito un aumento degli incontri tra madre e figlio e ha pure sollecitato l’invio da parte di Servizi sociali della relazione sul bambino, che non è ancora pervenuta sul tavolo del giudice. Quando poi la madre del bimbo chiede spiegazioni, si sente immancabilmente rispondere dall’operatore che è lui a decidere le visite in base al caso e in una relazione ha persino scritto che è il bambino a non voler tonare a casa, mentre il bimbo chiede continuamente di poter stare con la madre. «Perché allontanare il bambino dalla sua mamma allora? – prosegue l’avvocato Miraglia. – Non si tratta forse di un affidamento “sine die”, che non vedrà mai la fine e che di fatto è un meccanismo per occultare una vera e propria adozione? Un sospetto alimentato ulteriormente dal fatto che questo bambino sin da subito è stato obbligato a chiamare mamma e papà la coppia affidataria. Che poi l’assistente sociale si permetta di assumere comportamenti disdicevoli nei confronti della madre del piccolo questo non fa che aggravare ancor di più una situazione già dubbia e sospetta di suo. Doppiamente irrispettoso quindi l’atteggiamento dell’assistente sociale: se da un lato tiene la donna separata ingiustificatamente dal proprio figlio, come si è permesso poi di effettuare una videochiamata di lavoro seduto in bagno? E di quel tenore, per di più! Chiediamo che il Comune indaghi bene sulle persone alle quali affida un servizio delicato come appunto sono i Servizi sociali».

Sul caso interviene anche la professoressa Vincenza Palmieri, consulente tecnico forense della mamma. «Le relazioni – false, falsificate o alterate – sono, purtroppo, all’origine di tale grande male – commenta la professoressa Palmieri. – E se poi queste sono il risultato di incontri e colloqui gestiti in maniera arbitraria e privi dell’applicazione anche dei più elementari principi deontologici, non se ne deve tener conto in Tribunale. I professionisti dell’aiuto, autorizzati dalla vigente normativa a tenere colloqui e consulenze anche on-line, devono comunque rispettare ogni altro criterio previsto dalla prassi e dalle norme proprie della professione, che possono e devono garantire serietà e verità. Queste relazioni, che non sono il risultato di un lavoro serio e scrupoloso, rappresentano il grimaldello diffamatorio per continuare a tenere i bambini lontani dai propri genitori».

Roma: lettera aperta al Garante dell’infamia a tutela di una bambina abusata in comunità

Illustrissimo Garante per l’Infanzia
dott.ssa Carla Garlatti
segreteria@garanteinfanzia.org
Ill.mo Presidente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza
Sen. Ronzulli Licia
licia.ronzulli@senato.it
Ill.mo Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere
Sen. Valente Valeria
valeria.valente@senato.it
Ill.mo Presidente della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori
On. Cavandoli Laura
com.affidominori@camera.it
Ill.mo Sindaco del Comune di Roma
dott. Roberto Gualtieri
ld.gabinetto@comune.roma.it

Oggetto: Lettera aperta al Garante per l’Infanzia a tutela di una bambina

“Non si è trattato di violenza, la bambina è stata consenziente
e le è anche piaciuto!”
Questa sarebbe la scandalosa dichiarazione che ci è stato riferito sarebbe stata pronunciata dalla Tutrice di una bambina di soli 12 anni davanti ad un Giudice di un Tribunale della Repubblica Italiana.
La Tutrice era stata nominata dal Tribunale per una bambina collocata in una comunità per minori di Roma.
Recentemente la bambina aveva subito violenza da un ragazzino ospitato nella comunità che aveva approfittato di lei.
Di fronte alle contestazioni dell’avvocato, la Tutrice avrebbe pronunziato queste scandalose parole suscitando l’indignazione della mamma e dell’avvocato.
Non ci risulta che questa Tutrice sia stata sollevata dall’incarico, né ci risultano provvedimenti disciplinari a suo carico.
L’avv. Miraglia che rappresenta e difende la mamma non può che sottolineare la gravità di quanto affermato dalla Tutrice in udienza: “Ma ancora più grave è la mancata indignazione dei giudici presenti in udienza. Nel caso specifico non è la prima volta che questa Tutrice si è resa protagonista di iniziative arbitrarie e pregiudizievoli a danno dei minori e del loro rapporto con la madre, sotto la totale indifferenza dell’Autorità Giudiziaria prontamente informata. Qualcuno dovrebbe spiegare come avvengono queste nomine e soprattutto in nome di chi e per conto di chi nel caso specifico questa Tutrice si senta autorizzata addirittura a sostituirsi al Giudice?” conclude l’avv. Miraglia. “Sarà anche questo un «mercato» e come dice un vecchio detto: a pensar male si fa peccato ma tanta volte ci si becca!!!”
L’avvocato Francesco Morcavallo, già Giudice del Tribunale per i Minorenni, che ha difeso la parte in udienza e ha assistito la mamma, ha dichiarato con indignazione: “Si è trattato di un ingiustificabile sfregio alla dignità di una ragazzina e di una madre e, più in generale, di un’irrisione tracotante verso i valori di sacralità della persona e della donna.”
Secondo il Consulente Tecnico della mamma, la Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare Prof.ssa Vincenza Palmieri: “Certamente è vergognoso che una siffatta persona continui a svolgere funzioni di Tutrice nei confronti di questa e di altri minori. Ma è altrettanto incredibile che la ragazzina sia ancora collocata in Comunità, senza che le sia permesso di ricongiungersi alla madre e poter superare, insieme a lei e con i giusti aiuti, questo ulteriore trauma; restando invece collocata, ormai da 3 anni, in un ambiente istituzionalizzato nel quale, proprio come in un contesto carcerario / manicomiale, esistono regole rigide (sia fra operatori e minori, sia fra i minori stessi) e lei è costretta, come altri, ad adeguarsi per sopravvivere. Lungi dall’essere un caso isolato, è un fatto ricorrente che i minori vengano tolti ai genitori per essere «messi in sicurezza» (questa sicurezza?): in qualità di Consulente tecnico di tanti bambini  e anche come cittadina  mi chiedo, allora: oltre ai casi già noti, di quanti altri bambini e bambine, in quante altre strutture, si dirà che fossero «consenzienti… e le è anche piaciuto»?”
Come Associazione Nazionale Famiglie Insieme per i Diritti Umani ci chiediamo quali siano le procedure di nomina e di verifica dei tutori e curatori dei minori, e come vengano tutelati i bambini nel caso in cui il loro comportamento dovesse essere contrario o non dovesse soddisfare l’interesse primario del minore.
Chiediamo altresì un intervento immediato a tutela di questa bambina che, oltre ai possibili pericoli evidenziati in precedenza, ci risulta avrebbe dovuto iniziare mesi fa un percorso di rientro graduale in famiglia che non è ancora stato attuato.
La situazione di questa famiglia e di questi bambini è già stata segnalata dalla nostra Associazione.
Data la gravità della vicenda e l’urgenza di una sua risoluzione, abbiamo ritenuto necessario informare anche la stampa e l’opinione pubblica come azione dovuta a tutela di questa bambina.

Associazione Nazionale Famiglie Insieme per i Diritti Umani

Roma, 3 dicembre 2021

 

 

Tribunale per i minorenni di Venezia giustifica l’inefficienza dei servizi allontanando due bambini dai genitori

(VERONA, 7 Luglio 2021). Il Tribunale dei Minorenni di Venezia deve aver letto le carte al contrario o aver preso un abbaglio: non si spiegherebbe, altrimenti, perché abbia allontanato due bambini veronesi dai loro genitori, impedendone persino gli incontri protetti e confinandoli per l’ennesima volta in una comunità, alla vigilia del loro rientro a casa. A motivare il provvedimento sarebbe un presunto atteggiamento oppositivo dei genitori, che invece si sono sempre dimostrati collaborativi con i Servizi sociali del Comune di Verona, dove abitano, e amorevoli con i figli. «Se c’è qualcuno che ha delle mancanze, questi sono il Servizio di Neuropsichiatria infantile e i Servizi sociali di Verona» dichiara l’avvocato Miraglia, legale dei genitori, «perché non hanno mai ottemperato alle originarie prescrizioni del Tribunale stesso. Non hanno mai avviato un percorso di sostengo ai genitori, per essendo loro più che collaborativi, né hanno iniziato una progettualità con i bambini». I genitori, tramite l’avvocato Miraglia, hanno presentato reclamo alla Corte d’Appello di Venezia, chiedendo che i bambini siano finalmente collocati a casa propria, dove praticamente non vivono stabilmente più dal 11 novembre 2019.

Sono infatti quasi tre anni   che questi bambini, che hanno 11, 7 e 4 anni non vivono con i genitori.

Da un anno la sorellina è potuta tornare a casa da mamma e papà per motivi di salute, mentre i due fratellini sono rimasti nella struttura.

I genitori nel frattempo hanno ripreso una vita regolare e hanno un ottimo rapporto con i figli, pertanto ad agosto dello scorso anno il Tribunale per i Minorenni aveva disposto il “rientro graduale dei minori presso i genitori”; che è avvenuto regolarmente tutti i fine settimana da agosto l’anno scorso fino al 20 giugno u.s.. A fine giugno, a sorpresa, i Servizi sociali hanno comunicato alla coppia che la comunità che ospitava i bimbi li avrebbe messi alla porta, non avendo più nulla da fare con loro ma soprattutto perché non era stato mai presentato un progetto da parte dei servizi sociali. Incredibilmente il Tribunale per i minorenni, invece di prendere atto dell’inefficienza dei servizi sociali ha ricollocato  i bambini a una comunità, l’ennesima, sospendendo pure gli incontri con i genitori perché questi non sarebbero collaborativi. Ma se hanno fatto tutto ciò che è stato chiesto loro! Sono le istituzioni che hanno mancato in tutto! E il Tribunale dei Minorenni ha travisato le risultanze fattuali, cadendo forse nel clamoroso errore di imputare la mancata ottemperanza delle sue indicazioni ad un atteggiamento oppositivo o non collaborativo dei genitori. Sono le istituzioni ad avere colpe e mancanze. È la comunità familiare che ospitava i bambini ad avere, in via autonoma, “deciso le dimissioni dei bambini”; mentre il Servizio di Neuropsichiatria infantile e i Servizi sociali del Comune di Verona non hanno mai ottemperato alle disposizioni del tribunale stesso, non avviando mai un percorso di sostegno ai bimbi e i genitori. I quali adesso, insieme ai loro figli, sono vittime di un sistema dalle grandissime falle e dalle palesi inadempienze e inadeguatezze».

Questa ennesima situazione dimostra che a pagare le conseguenze sono sempre i più deboli ma soprattutto mi chiedo e chiedo come è possibile che un Tribunale invece di condannare la superficialità, le inefficienze, il pressapochismo di chi con i soldi pubblici dovrebbe tutelare e salvaguardare i diritti dei minori, li ignora  o meglio ancora li giustifica sulla pelle dei bambini?