bologna Tag

  • Sort Blog:
  • All
  • Articoli Recenti
  • Avv. Francesco Miraglia Disturbi Comportamento e DSA Strambino (TO) 27 Ottobre 2012
  • Comunicati stampa
  • Evidenza
  • In Evidenza
  • L'inchiesta
  • L'indiscreto
  • La giustizia e la mala giustizia
  • La Vetrina
  • Le vostre storie
  • Minori
  • Primo Piano
  • Principale home
  • Psichiatria
  • Scelta di campo
  • Sentenze
  • Senza categoria

L’avv. Francesco Miraglia, l’Inpef e Sanremo Musica Classic ….. parole e suoni per “il più debole”

 
“il più debole “ sarà la parola chiave della conferenza stampa che si terrà il 10 Dicembre a Bologna presso il Circolo Il Fossolo alle ore 11:00 , ancora una volta Inpef insieme alla Sanremo Musica Classic ha tessuto una nuova rete , quella delle note musicali , ancora una volta la musica come linguaggio universale.
INPEF e la Pedagogia Familiare
una rete di strumenti e processi volti a migliorare la qualità del primo microcosmo sociale e dei suoi componenti intesi come singoli , come diade o come gruppo. Inpef presieduta dalla Dott.ssa Vincenza Palmieri attraverso anche la stesura di libri quali : I Malamente , Didattica molto speciale, Mai più un bambino , a misura di bambine e bambini … affronta temi quali il Diritto alla famiglia, la violenza domestica , le case famiglia , vivere senza psicofarmaci ecc… non ultima la costituzione di un gruppo di lavoro a tutela dei Diritti Umani e dei Diritti dei Minori Ecuadoriani in Italia .Nei giorni scorsi infatti è stata siglata una collaborazione tra Inpef e l’Ambasciata dell’Ecuador in Italia. Prossima uscita letteraria “Papà…portami via di qui !” di Vincenza Palmieri e Francesco Miraglia.
Sanremo Musica Classic
“ L’importanza dei nostri progetti e delle nostre collaborazioni stà nel creare una rete territoriale che sia di supporto alle famiglie per riaffermare quell’identità sociale che abbiamo smarrito o forse che è stata contaminata da vari eventi ,dalla vita frenetica , dall’integrazione non correttamente supportata ecc… ancora una volta attraverso la musica vogliamo affrontare un tema purtroppo sempre più frequente , il bullismo e la cultura della violenza , dell’incapacità di tollerare il diverso ,generando un disagio psicosociale che si allarga come una macchia d’olio. Questo progetto che chiameremo “noi siamo amici di Thomas” ha una progettualità di prospettiva , si perché rimarrà tangibile e concreto nel tempo “ afferma Monia Gambarotto Dir. Art. SMC
INPEF e Sanremo Musica Classic “il più debole
Ally giovane artista emergente della musica italiana , unica italiana a rappresentare l’Italia al festival della canzone internazionale 2014 di Viña del Mar in Cile: gracile, graziosa con una voce potente e un’ anima pop, cantautrice del brano “Il più debole”, che diventerà l’inno delle battaglie di Inpef e Sanremo.
Monia Gambarotto: eravamo li seduti in sala incisione io e il Presidente della SMC , Ally ci chiese di ascoltate una canzone …siamo rimasti muti a guardarci , eravamo rapiti parola dopo parola , chiamai Vincenza (Pr. Inpef) e le dissi che avevo trovato la voce delle nostre battaglie
Ally: “ la mia esperienza mi ha avvicinato molto a problematiche di questo tipo, quindi è un grande onore essere scelta per rappresentare questa battaglia con un brano che vuole dare forza e voce ai più deboli”
La Sanremo Musica Classic con AKY Records stanzieranno dei fondi , a Febbraio uscirà un CD con 6 brani inediti con la collaborazione di Ally , Marco Baroni , Danilo Sacco ……. , i brani saranno quelle voci soffocate, quelle urla silenziose di aiuto per abbattere il muro di omertà , Agesci l’associazione internazionale degli scout sarà parte integrante del progetto insieme ad Inpef.
Ally d’accordo con la sua casa discografica (DIY Italia) e il suo produttore Lorenzo Confetta ha deciso di aderire a questa proposta, rinunciando a qualsiasi tipo di royalties del brano “Il più debole”, pur facendo parte dell’album “Italopop”, visto che sia Ally che la DIY Italia, sono da sempre attenti ai messaggi sociali.
Saranno presenti alla conferenza :
Proff.ssa Vincenza Palmieri : Presidente e fondatrice dell’Istituto Nzionale di Pedagogia Familiare , Consulente Tecnico di Parte – Psicologo , Membro ISPCAN , docente Università degli Studi di Basilicata…..
Francesco Miraglia : Cassazionista – Penalista , esperto di Diritto di Famiglia e Diritto Minorile , giornalista pubblicista , mediatore familiare , esperto in criminologia ed intelligence dell’investigazione …….
Dante Manzi : Presidente della Sanremo Musica Classic e fondatore della Sanremo Academy e del Festival degli Autori , Commercialista e Consulente del Lavoro ….
Monia Gambarotto : Dir. Artistico della Sanremo Musica Classic , Premio Pedagogia Familiare 2013 , Ambasciatrice dei Diritti Umani per Gioventù dei Diritti Umani , presentatrice televisiva…..
Achilli Roberto : Discografico e titolare della AKY Records …
Ally : giovane cantante reggiana, è diplomata in Tecnico dei Servizi Sociali e ha operato professionalmente e attivamente nel sociale, come volontaria del soccorso in Croce Rossa, ha fatto servizio civile volontario… , sarà accompagnata dal produttore Lorenzo Confetta .
Interverranno altri esperti del settore musicale e sociale .
Ringraziamo il Comitato Direttivo del Circolo IL FOSSOLO per la preziosa collaborazione e disponibilità nell’ospitare la Conferenza Stampa .
Circolo IL FOSSOLO Via Felsina n. 52 Bologna uscita tangenziale n. 11Bis
INPEF
– “MAI PIÙ UN BAMBINO”, che ha visto l’adesione di numerosi Comuni italiani, ed è stato il filo conduttore di attività istituzionali e di rete in favore di bambini abusati e sottratti ingiustamente alle famiglie.
– “VIVERE SENZA PSICOFARMACI®” che, anche quest’anno, ha salvato centinaia di giovani, di bambini e di adulti, da un imbuto senza speranza: l’abuso di psicofarmaci e trattamenti invasivi, inappropriati, inopportuni. La testimonianza dei ragazzi che ce l’hanno fatta, costituirà un emozionante momento di condivisione, verso una vita sana, per tutti.
 

Condannati i tre attentatori della sede di Casapound

 
Risarciti anche i due agenti della Digos feriti durante il loro arresto
L’avvocato Miraglia: «Giustizia è stata fatta»
 
 
BOLOGNA. Si è conclusa con una condanna per tutti e tre gli imputati e il risarcimento ai due agenti della Digos, la vicenda del lancio di una molotov contro la sede di CasaPound a Bologna, avvenuta nel novembre del 2012. Gli agenti rimasero feriti durante l’arresto dei tre responsabili, tutti catanzaresi.
«Si tratta di una condanna giusta» dichiara l’avvocato Miraglia del Foro di Modena, che rappresentava uno dei due agenti feriti, «contro tre persone che, oltre a danneggiare l’edificio con la molotov, rischiando di ferire eventuali passanti, hanno anche percosso due agenti di Polizia, che si trovavano in servizio per tutelare l’ordine pubblico».
Francesco De Medici, 24 anni, ed Emanuele Domenico Platì, che di anni ne ha 27, sono stati condannati a 3 anni e 8 mesi per lesioni personali e per l’attentato, mentre Alessandro Mancuso, di 26 anni, a 2 anni solo per il secondo reato. Tutti e tre poi sono stati condannati a 2 anni per produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti.
Dovranno poi risarcire l’agente che ha riportato la ferite maggiori con la somma di 5 mila euro e l’altro agente con la cifra di 3 mila euro.
I fatti risalgono alla notte tra il 28 e il 29 novembre 2012, quando intorno alle 2 e 50 Mancuso e Platì, col volto travisato per rendersi irriconoscibili, lanciarono una bottiglia incendiaria tipo molotov contro la saracinesca del circolo polittico di estrema destra CasaPound, situato in via Malvolta a Bologna. De Medici, nel frattempo, rimaneva in auto fungendo da autista e da palo. Scese dalla macchina quando arrivarono i due agenti della Digos di Bologna per catturarli: fu infatti il De Medici a colpire uno degli agenti alla testa con un violento colpo e a prenderlo a calci, causandogli un trauma cranico e delle ferite che i medici giudicarono guaribili in 10 giorni. L’altro agente, invece, venne colpito al capo dal Platì con una bomboletta spray, riportando anch’egli delle lesioni, guaribili in 6 giorni.
Una volta presi e perquisita la loro abitazione in via Cracovia, vennero ritrovate 19 piantine di marijuana che i tre stavano coltivando, oltre a diverso stupefacente già confezionato.
Visti i capi di imputazione, giovedì 8 maggio 2014 il gup di Bologna, Rita Chierici, ha condannato in rito abbreviato i tre giovani catanzaresi: non ha accolto, invece, l’aggravante del terrorismo avanzata dal pm Antonella Scandellari. La pena per tutti e tre è stata infine sospesa.
 

Bimba in affido, la madre la rivuole: "Negato diritto, che non si tratti di un'adozione mascherata"


Da 6 anni non vive più con la figlia, affidata ad un’altra famiglia. Ora ha un lavoro e stabilità e vorrebbe riavere con sè la piccola. Ma, denuncia il legale della donna: ‘I Servizi sociali lo vietano, pur non sussistendo in lei problemi per cui non possa tornare con sua figlia”

Redazione21 Marzo 2014

Storie Correlate
Da quasi sei anni non può vivere con la figlia, che i Servizi sociali avrebbero affidato a un’altra famiglia. Ma in tutto questo tempo, oltre agli “sporadici incontri con la piccola” che a luglio compirà 12 anni, alla giovane madre “non è mai stato proposto un programma che portasse a una corretta e sana ricomposizione del rapporto con la bambina. E le viene negato, in maniera arbitraria da parte dei Servizi sociali comunali, il diritto di riaverla con sé, pur non sussistendo in lei, come dichiarato da psicologi e psicoterapeuti, problemi per cui non possa tornare con sua figlia”.
Questo il dramma che sta vivendo una giovane madre di trentun anni, che vive a Bologna e che si è vista portar via la figlia nel 2007, denuncia il legale che segue la donna, l’avvocato Miraglia di Modena.
Allora la 31enne aveva una situazione difficile, lavori precari e nessun aiuto dal padre della bambina. Con la figlia avevano vissuto per tre anni in alloggi temporanei trovati loro del Comune, ma poi, allo scadere di questa condizione di provvisorietà, le sarebbe stato proposto di lasciare temporaneamente la bambina a un’altra famiglia, in attesa di trovare una sistemazione definitiva e più consona. “Nessuno le aveva mai detto, però, che non era una brava madre – puntualizzano dallo studio legale – e che il motivo dell’allontanamento dalla piccola dipendesse da difficoltà di rapporto tra loro. Questo però lo ha scoperto quando ha cercato di riavere la figlia con sé: le assistenti sociali hanno riferito che i rapporti con la figlia sono freddi e che non è adeguata a far da genitore. Il Tribunale stesso ne ha fatto decadere la potestà genitoriale, sebbene non abbia dichiarato la bambina adottabile”.
«Di fatto questa bambina da sei anni vive con la famiglia affidataria» spiega l’avvocato Miraglia, «frequenta la scuola e le attività extrascolastiche ed è inserita in un contesto che ovviamente non vorrebbe lasciare. Ma questo è successo perché le assistenti sociali del Comune di Bologna finora non hanno mai provveduto a un programma di ricostituzione del legame madre e figlia». Gli incontri sarebbero sempre stati brevi e alla presenza di un educatore, per cui mai rilassati e spontanei. Da qui, ipotizza il legale, naturale immaginare che si sia venuta a creare una sorta di freddezza tra le due.
Nonostante le difficoltà del passato, la  signora adesso ha un lavoro e una relazione affettiva stabile e vorrebbe poter tornare a vivere con la figlia «ed è giusto e naturale – prosegue l’avvocato Miraglia – che i bambini stiano con la famiglia d’origine, qualora non esistano problematiche che minino la sicurezza del minore. I Servizi sociali sembra invece che non si siano adoperati per il reinserimento della bambina all’interno della famiglia d’origine, ma che abbiamo trasformato questo affidamento temporaneo e urgente in un’adozione mascherata”.
E’ proprio in virtù di questo, che la donna, attraverso al proprio legale, chiede al Tribunale di riprendere in esame l’intera vicenda. “Informerò il Garante dell’Infanzia e l’assessore ai Servizi sociali regionale – annuncia Miraglia – affinché facciano luce sull’operato delle istituzioni bolognesi, ancora più incredibile è che tutto ciò accada sotto la totale indifferenza del Tribunale e della Procura minorenne”.

Annuncio promozionale

L’esperto: “Migliaia di bambini iperattivi o ‘troppo amati’ vengono sottratti alle famiglie. Legalmente”

abusi-altalena-bambini-300x200

30 gennaio 2014 0 commenti di 

L’eccessiva o sproporzionata cura del minore, una casa disordinata, un bambino poco attento a scuola, i suoi commenti sui genitori che litigano sono tutte potenzialimotivazioni che potrebbero far allontanare il bambino dal nucleo familiare di origine. Con una modalità che lascia perplessi.
Come spiega Francesco Miraglia, avvocato modenese specializzato in casi di bambini tolti alle famiglie, è sufficiente una segnalazione dei Servizi Sociali arrivata alla Procura della Repubblica per far sì che una richiesta di allontanamento del bambino al Tribunale dei Minori si trasformi in un provvedimento: ”Manca tutta la parte dedicata a una giusta istruttoria – racconta il legale che ha anche un sito internet nel quale riepiloga i casi a lui sottoposti -. Dopo che arriva una segnalazione si dovrebbe indagare e verificare i fatti riportati. Si devono convocare le parti, far parlare l’assistente sociale, valutare il perché della sua segnalazione e confrontarla con la realtà in cui è inserito il bambino. Inoltre chiamare a colloquio gli avvocati, la famiglia e in caso in cui il bambino sia capace di intendere e di volere, richiedere anche la sua testimonianza”. L’avvocato Miraglia aggiunge anche che l’allontanamento debba essere immediato nei casi di violenza ma non in quelle situazioni in cui si parla di bambini iperattivi, di case disordinate o di genitori che litigano. In tutte queste situazioni si devono andare a verificare le reali condizioni in cui vive il minore.
Molto controversa e clamorosa la vicenda, seguita dallo stesso legale emiliano, di un bambino di Bolzano prelevato da scuola e trasferito in una comunità di Forlì senza vedere per mesi i genitori. La ‘colpa’ del piccolo è quella di essere iperattivo. Il punto critico del sistema sono i tribunali dei minori: “A mio parere – osserva Miraglia – quello di Bologna funziona male”. Se Sparta piange, Atene di sicuro non ride: “La situazione della nostra regione è perfettamente in linea con il resto dell’Italia, se non peggio”.
Oggi in Italia, fa sapere il giurista modenese, il giro economico dietro ai bambini dati in affido è di circa 170 milioni di euro. “Un vero e proprio mercato, che costa ogni giorno dai 100 ai 300 euro a caso – puntualizza -. Non considerando il fatto che i bambini nelle case-famiglia o nelle famiglie affidatarie non sono sempre soggetti a verifiche che attestino l’esistenza di un contesto adatto e di qualità per la crescita del bambino stesso”.
Nel momento in cui è in atto un provvedimento di questo tipo non si può ricorrere alla Corte di Appello, perché il provvedimento è definito provvisorio e quindi il ricorso è inammissibile: “Si tratta di ‘adozioni mascherate’, perché cinque o sei provvedimenti di questo tipo, uno dopo l’altro, vanno a immobilizzare la situazione e a far sì che questo bambino non torni più a vivere con la sua famiglia di origine”. Sono pochissimi infatti i minori che fanno ritorno in famiglia, la maggior parte rimangono nelle strutture apposite fino al raggiungimento della maggiore età. Bambini imprigionati dalle regole, trattati con una durezza che non di rado il sistema risparmia agli adulti.
“Di sicuro c’è un problema strutturale, poco personale, tanti casi da osservare, ma sono tante le cose che non quadrano – prosegue -. Come è possibile, ad esempio, che una bambina venga adottata dagli stessi educatori che l’hanno fatto allontanare dalla madre? Mi riferisco al caso forlivese. Quella mamma ha tutto il diritto di dire ‘chi mi ha giudicato adesso ha mia figlia!’”.
L’avvocato Miraglia intravede però un barlume di speranza grazie alla nuova presidenza del Tribunale dei Minori di Bologna, affidata al dottor Giuseppe Spadaro: “Speriamo che con questo cambiamento ci sia un’apertura in questo senso”.
Per visitare il sito dell’avvocato Francesco Miraglia, clicca qui

Bimbi sottratti. Udienza Anna Giulia Camparini

30820131863a
Dopo l’udienza celebrata ieri al Tribunale per i minorenni di Bologna e i vari articoli pubblicati sui quotidiani locali, sembra opportuno fare alcune precisazioni. Non può e non deve meravigliare che i genitori di Anna Giulia siano rimasti equilibrati e sereni pur sapendo da più di un anno dove si trovi la figlia, non deve assolutamente meravigliare che questa difesa abbia chiesto che la bambina venga ascoltata dai Giudici, naturalmente nel modo più tutelante per la stessa, non deve assolutamente meravigliare che i genitori di Anna Giulia non si arrendano all’idea che Anna Giulia diventi orfana, come del resto non può e non deve meravigliare che la tutrice abbia sostenuto che la bambina non chieda più dei genitori come non desta meraviglia il fatto che la stessa tutrice si sia opposta a che la bambina venga sentita dai Giudici del Tribunale e che abbia negato, seppur in modo balbuziente, che Anna Giulia si trovi in un posto segreto, e che ella stessa non abbia un profilo Facebook e che non faccia parte di una fantomatica “Combriccola del Casale”: “Non so che cos’è, o meglio posso spiegare ma meglio di no”
 
Piuttosto quello che deve indignare l’opinione pubblica e anche le autorità giudiziarie è quanto si è fatto presente ieri all’udienza: pare che tutti i protagonisti di questa vicenda (tutrice, avvocati di controparte, presunta famiglia affidataria e altri…) facciano tutti parte della cosiddetta “La Combriccola del Casale” del resto quanto questa difesa sostiene è facilmente dimostrabile da Facebook senza contare che sullo stesso Social Network pare che girino le foto di Anna Giulia mentre va a scuola, mentre recita, mentre fa attività sportiva etc….
 
A questo punto mi rivolgo pubblicamente sia al Presidente del Tribunale per i Minorenni, sia al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni e alla stessa Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia, affinché si faccia chiarezza su questi presunti intrecci. Sarebbe davvero grave che si alimentasse quel sospetto attraverso cui gli affidamenti siano considerati un vero e proprio scippo che va ad alimentare quel vero e proprio mercato sulla pelle dei bambini anche da questa difesa più volte denunciato.
 
Mi rivolgo inoltre al Ministro di Grazia e Giustizia per invitarlo ad inviare gli ispettori del Ministero presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna affinché si accerti su come siano stati gestiti in passato affidamenti e adozioni e faccia chiarezza su tutti quegli affidamenti e su tutte quelle adozioni che si presentano come veri e propri scippi non solo ai danni dei bambini stessi ma anche di intere famiglie. Sin da adesso tutta la documentazione riferita alla cosiddetta Combriccola del Casale è a disposizione sia delle Autorità giudiziarie e sia eventualmente dello stesso Ministro di Grazia e Giustizia.
Pubblicato da ImolaOggiCRONACA, NEWS dic 6, 2013

Bambini sottratti: tutela o business?

bambini-che-giocano-alba-del-nuovo-giorno-che-avanza-0BOLOGNA, 27  Ottobre 2013 – Bambini sottratti: tutela business? E’ il titolo e tema della Conferenza svoltasi Giovedì a Bologna, promossa dall’Associazione culturale IMPEGNO CIVICO, di cui è stato relatore Francesco Miraglia. Avvocato del Foro di Modena che da anni si occupa di questo fenomeno scandaloso.
La Conferenza si è svolta al NH Bologna De La Gare di Piazza XX Settembre, nonostante le diverse inizative in programma in Città, e soprattutto, sia un tema che non lascia  fare sonni sereni, ha riscosso un discreto successo soprattutto per la qualità del pubblico intervenuto  che ha avuto modo di intervenire con dotte argomentazioni nel Dibattito a conclusione dell’evento.
Nell’incontro, sono emersi fatti, circostanze e dati che hanno lasciato allibiti molti degli ospiti presenti, i quali hanno continuato ad argometare durante la Cena Conviviale dopo la Conferenza.
INTERROGATIVI:
Dalla Conferenza dell’Avv.Miraglia e soprattutto dal Dibattico che ha avuto con il pubblico intervenuto, è emerso che certamente non è corretto demonizzare le categorie professionali che lavorano in questa filiera, come gli Assistenti Sociali, le case Famiglia o Case Protette, non è giusto demonizzare gli Psicologi o gli Psichiatri, non dobbiamo demonizzare affatto gli Avvocati e i Tutori, come non è possibile che vengano demonizzati neanche i Giudici e il Tribunale dei Miinori. Ma, è giusto che questi signori, è corretto che i rappresentanti di queste categorie professionali ci spieghino, e soprattutto spieghino ai bambini, ai loro genitori, alle loro famiglie, alla collettività che gli paga gli onorari e gli stipendi, perchè in Italia ci sono oltre 40 mila bambini sottratti, mentre in Francia e Germania che sono Paesi con una popolazione maggiore dell’Italia, vi sono (sempre troppi) circa 8 mila bambini sottratti?
Un dato che sconcerta è ad esempio quello di Bologna, dove i dati del 2010 ci raccontano che i bambini in affido ai Servizi Sociali erano otre 4.500. A distanza di quasi 4 anni e alla luce della situazione in atto nel nostro Paese, non sono certo da ritenere cambiati in positivo.
Altro interrogativo emerso è stato: per quale motivo, dal momento che esiste una Legge che lo impone, non esiste una CARTA DEI SERVIZI  dei cittadini che Asl e Comuni devono in base alla legge far conoscere, diffondere e pubblicizzare al fine di fa informare gli utenti, gli ssistiti, i Cittadini di quelli che sono i propri diritti e servizi che con le tasse che pagano (e anche chi non le paga) possonno usufruire?
Infine, sempre la Legge prevede la possibilità di istituire nel più breve tempo possibile un “Osservatorio di Garanzia Indipendente”. Armando Manocchia, in qualità de membro dell’Assemblea del Circondario Imolese, in due anni lo ha già chiesto tre volte con un ODG, una Mozione e una interrogazione. L’Osservatorio richiesto da Manocchia consentirebbe:

  1. di svolgere un preciso monitoraggio in seno ai Servizi Sociali territoriali;
  2. ai Cittadini che si ritengono vittime di condotte pregiudizievoli da parte dei Servizi stessi’ di accedere all’“Osservatorio di Garanzia Indipendente”;
  3. di svolgere un monitoraggio statistico dei periti operanti nel nostro territorio per determinare il grado di soddisfazione degli utenti periziati, al fine di impedire collusioni o conflitti di interesse e individuare eventuali anomalie;
  4. a mettere in campo azioni e procedure atte ad approfondire la formazione del personale operante in pianta organica nella pubblica amministrazione nonché a consapevolizzare sull’importanza del proprio ruolo le figure professionali che operano a vario titolo e funzione all’interno dei Servizi Sociali territoriali, in particolar modo per quanto concerne l’aspetto giuridico e le modalità investigative.

ma nessuno si è curato di prendere in considerazione la cosa. Perchè?
IMPEGNO CIVICO, che ha promosso questo incontro, per contribuire al consolidamento di una libera democrazia in Italia e in Europa, vuole avere e dare ai Cittadini queste ed altre risposte.
Perciò si impegna a organizzare nei prossimi mesi, un CONVEGNO dove ospitare tutti i portatori interesse della filiera dei BAMBINI IN AFFIDO AI SERVIZI SOCIALI: dagli Assistenti Sociali, alle Case Famiglie o Protette, dagli Avvovati ai Tutori, dagli Psicologi agli Psichiatri e dai Giudici al Tribunale dei Minori.
Armando Manocchia

Caso Anna Giulia: il processo è da rifare daccapo

imagesREGGIO EMILIA – Nuovo colpo di scena nella vicenda di Anna Giulia Camparini, la figlia di Massimiliano Camparini e Gilda Fontana che lo scorso maggio la Cassazione ne aveva disposto l’adottabilità, rigettando il ricordo dei coniugi.
Il processo si è trascinato per 6 lunghi anni (oggi la bimba ha 8 anni e frequenta la terza elementare, seguita dall’avvocatessa Sabrina Tagliati, sua tutrice) e proprio quando si pensava fosse terminato, si è invece scoperto che è da rifare con prima udienza fissata per il prossimo 5 dicembre.
“Nei casi di adozione – ha affermato il legale difensore della famiglia, l’avvocato Francesco Miraglia del foro di Modena – dopo la decisione della Cassazione, il tribunale per i Minori emette il decreto di pre-adozione che comporta quindi che il minore possa essere effettivamente adottato. Lo stesso deve poi verificare se sussistano ancora i criteri perché ciò avvenga. In questo caso, ho deciso di impugnare il decreto affinché il tribunale valuti a oggi se l’adozione sia ancora nell’interesse della bambina”.
Miraglia ha quind aggiunto che “ancora una volta mi preme sottolineare come questi genitori, che sono stati sempre giudicati irresponsabili, in realtà stiano dimostrando quanto desiderino questa figlia”.

«Faremo ricorso alla Corte europea»

imagesBi
REGGIO EMILIA.
Anche se la Cassazione ha rigettato il loro ricorso, i coniugi Camparini non hanno perso la speranza di poter un giorno riavere in famiglia la loro figlia, cioè la piccola Anna Giulia che è al centro da sei anni di un delicato caso snodatosi fra affidamenti, due rapimenti da parte dei genitori e la contrastatissima adottabilità della bambina.
Rimangono infatti battagliere le parole del papà – il 43enne Massimiliano Camparini – ma sempre “condite” da un affetto per la “sua” bimba che non si attenuerà mai. «Io e mia moglie Gilda non ci vogliamo arrendere – spiega alla Gazzetta – e stiamo valutando quelle che possono essere le strade legali per proseguire la nostra battaglia. Il ricorso, a Strasburgo, alla Corte europea dei diritti dell’uomo (per violazione della vita familiare, come previsto dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ndr) potrebbe essere la via giusta. Comunque al di là dell’amarezza per le tante cose inesatte dette sul nostro conto, speriamo che Anna Giulia non debba nuovamente cambiare famiglia, ma che rimanga in adozione dov’è, cioè con la coppia che la sta seguendo da quando è in affido. La nostra piccola ci manca molto – conclude con una punta di commozione – non la vediamo e abbracciamo da cinque anni…». Altre due strade percorribili dai coniugi Camparini – assistiti dall’avvocato modenese Francesco Miraglia – potrebbero essere quella della ricusazione dei giudici della Cassazione che hanno emesso la sentenza, oppure dar battaglia in tribunale ad Ancona facendo riferimento all’eccessiva durata del processo civile prevista dall’articolo 6 sempre della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Quello di Anna Giulia (8 anni) è un caso divenuto nazionale, di cui si è occupato a più riprese il programma Rai “Chi l’ha visto?”. La Cassazione ha rigettato il ricorso – dicendo “no” al riaffido della piccola ai genitori – sulla base di questo presupposto: «Il quadro che emerge è quello di un’incapacità genitoriale in capo a entrambi i ricorrenti, non reversibile». La Suprema Corte giudica “approfondito e congruo” l’esame condotto dalla Corte d’appello dove si riteneva che i genitori avessero “una concezione di ’proprietà’ della figlia, vista come un ’bene’ da riconquistare anche con la violenza”. “il giudice di merito – rimarca la Cassazione – non può limitarsi a prendere atto del proposito, manifestato dai genitori, di riparare alle precedenti mancanze, ma deve valutare se il loro atteggiamento e i loro progetti educativi risultino oggettivamente idonei al recupero della situazione in atto”. Allo stato attuale “non poteva ritenersi praticabile senza traumi per la bambina, nonostante la (tardiva) ampia disponibilità manifestata dai genitori a sottoporsi a qualsiasi controllo e percorso di valutazione e sostegno, un approfondimento che avesse comportato una nuova osservazione diretta delle relazioni».
mba contesa: i genitori non si arrendono. «Nostra figlia ci manca molto, speriamo che ora resti nella stessa famiglia»

SVOLTA IMPORTANTE NEL CASO DELLA FAMIGLIA CAMPARINI. ACCOLTO IL RICORSO IN CASSAZIONE

COMUNICATO STAMPA

SVOLTA IMPORTANTE NEL CASO DELLA FAMIGLIA CAMPARINI. ACCOLTO IL RICORSO IN CASSAZIONE PER RIOTTENERE LA PROPRIA BAMBINA

Un ulteriore passo in avanti sembra compiersi nel processo che vede come protagonista la famiglia Camparini che, da oltre sei anni, sta combattendo per riottenere l’affidamento della figlia naturale, A.G. Il prossimo 13 maggio, infatti, la vicenda di AG sarà discussa dalla Corte di Cassazione prima sezione civile in udienza pubblica.
Il ricorso in Cassazione, è stato presentato lo scorso ottobre dall’avvocato Francesco Miraglia, del Foro di Modena, legale dei coniugi, ove ancora una volta si rivendicava la mancanza di qualsiasi presupposto di fatto e di diritto sulla dichiarazione di adottabilità di A. G..
Questa notizia – spiega Gilda Fontana – mi ha provocato mille emozioni. In un primo momento ho avuto un attacco di panico perché ho paura di illudermi per l’ennesima volta. Inoltre temo che questa situazione possa creare disagio a mia figlia. Ma poi, pensando al bene che le voglio, sono positiva. Non provo né rancore, né vendetta per coloro che sono intervenuti in questa vicenda. Ho fiducia nella giustizia nonostante tutto ciò che abbiamo vissuto sulla nostra pelle in questi anni. Mi colma di gioia pensare che c’è qualcuno che finalmente leggerà, con la dovuta attenzione, le carte processuali. Io continuo a lottare, non posso lasciare a metà questa battaglia perché so di avere ragione, non voglio che qualcuno si intrometta nella vita della mia bambina e della nostra famiglia. Nostra figlia ha il diritto di sapere chi è, di conoscere pregi e difetti del suo nucleo familiare. Questa consapevolezza mi dà la forza di continuare a combattere. Credo ancora nella giustizia divina e spero in quella umana grazie anche al coraggio e alla forza che, in questi anni, il mio avvocato mi ha sempre dato, consentendomi di non deprimermi e di andare avanti con dignità”.
“Siamo in un momento delicato e importante del processo, – sottolinea l’avvocato Francesco Miraglia anche perché il fatto che il ricorso sia stato, al momento dichiarato ammissibile e meritevole  di discussione pubblica ci fa ben sperare.
Una tappa importante quindi quella che stanno per vivere i coniugi Camparini, dopo un lungo calvario sia processuale che umano. Una vicenda, iniziata nel 2007, quando il Pubblico Ministero di Reggio Emilia, dott.ssa Maria Rita Pantani, chiede che venga effettuata una perquisizione all’interno dell’abitazione dei coniugi Camparini alla ricerca di sostanze stupefacenti. Durante l’intervento i Carabinieri non rinvengono nulla ma la loro attenzione, invece, si sposta sulla piccola A.G. che, all’epoca, ha due anni. I militari decidono di inviare un’informativa al Tribunale dei Minori di Bologna segnalando la presenza della minorenne e di un “presunto stato fatiscente dell’abitazione”. Come vuole la prassi, intervengono i Servizi Sociali che confermano quando precedentemente affermato dalle Forze dell’ordine pur senza recarsi in loco né tantomeno preoccupandosi di incontrare i genitori per capire la reale situazione familiare. In seguito, il 23 giugno 2008 il Tribunale di Bologna stabilisce che la piccola A.G. debba essere portata in un Istituto dove può vedere regolarmente i genitori sotto il controllo dei Servizi Sociali di Reggio Emilia. E sono proprio questi ultimi ad affermare, in seguito, che la bambina può ritornare in famiglia. Parere che non viene accolto dal Giudice minorile di Bologna. La situazione precipita nel 2010 quando Gilda Fontana e Massimiliano Camparini vengono a sapere che la loro bambina potrebbe essere affidata. Decidono quindi di portarla via dall’istituto in cui è collocata per poi riconsegnarla alle Autorità. Questo gesto li vedrà indagati per sottrazione di minore. A questo punto il Tribunale per i Minorenni di Bologna chiede che vengano fatti nuovi accertamenti. I genitori temono il peggio e il 16 luglio 2010 decidono di scappare in Svizzera con la bambina. Un atto che pagheranno con il carcere.
 

La lettera della mamma di Anna Giulia, bambina strappata alla famiglia per l’arroganza degli adulti

C’è una bambina di 7 anni che non passerà il Natale con i genitori, non scarterà i regali sotto l’albero addobbato di casa sua e non riceverà l’abbraccio dei nonni e degli altri familiari. Chissà dove e con chi sarà, e non sappiamo neppure se le imminenti feste riaccenderanno in lei i ricordi sopiti, e certamente sempre più sbiaditi, della sua primissima infanzia. Eppure questa bimba non è orfana. Ha due giovani genitori che l’amano e che da sempre si battono per riaverla con loro. Stella, così la chiamiamo per proteggere la sua identità, è vittima di un errore, un colossale errore che l’ha strappata ai suoi affetti più cari quando aveva soltanto 3 anni.

La storia è nota ai più: una telefonata anonima avverte che nella casa dove vivono i Gilda e Massimiliano con la loro figlia, c’è della droga. Un blitz notturno dei carabinieri sveglia la famiglia, viene effettuata una perquisizione, ma non viene trovato assolutamente nulla. Solo che intanto, un militare troppo solerte avverte i servizi sociali dicendo che l’abitazione è fatiscente e non è un luogo adatto per una minore. Peccato che si dimentichi di specificare che la casa era a soqquadro perché stavano ridipingendo le pareti. Stella viene portata via dai genitori, che però sono rassicurati dagli assistenti sociali: “è sicuramente un equivoco, fra 15 giorni la riavrete”. Cominciano così gli incontri protetti tra genitori e figlia, perché qualcuno nel frattempo si è ricordato che il papà in passato ha fatto uso di droghe. Peccato che, ancora una volta, ci si dimentichi di spiegare che si tratta di episodi remoti, accaduti 20 anni prima. Alla coppia però, nonostante venga riconosciuta “una genitorialità ricca e affettiva”, la figlia non viene restituita, anzi Stella finisce in un istituto. Dopo varie peripezie giudiziarie, Gilda e Massimiliano decidono di “rapire” la loro bambina e di fuggire con la piccola in Slovenia, dove trascorrono alcuni giorni felici. Poi, convinti dalla nonna paterna, ritornano, affidandosi alla comprensione di chi ha in mano il loro destino. Ma è una fiducia mal riposta perché da allora questi genitori non hanno più rivisto la loro piccina…

Tutti la chiamano Stella e speriamo che una stella arrivi davvero ad illuminare la notte di Gilda e Massimiliano, una notte che dura da quasi 5 anni. Ed ecco la lettera che Gilda ci inviato, una lettera disperata, ma anche di speranza.

E’ grande lo sforzo di rivivere ancora e ancora ormai quasi all’infinito, quelle strazianti emozioni che mi sono entrate, ormai, in ogni singola cellula e con le quali devo convivere quasi fosse una malattia… un dolore cronico dal quale non riesco, non posso, non voglio liberarmi.
Eh sì…. questo sordo male che mi accompagna è ormai l’unica cosa che mi tiene legata a lei… che mi fa essere ancora la mamma di “Stella”, già l’unico modo che mi è rimasto di essere mamma è il dolore puro di questo vuoto che non riesco a motivare a giustificare e di conseguenza non riesco ad elaborare… come si dice, non riesco a farmene una ragione: cerco di analizzare la situazione da ogni punto di vista e quindi mi ripeto all’infinito…. morta non è, e quindi devo essere contenta… male non starà quindi devo esserne contenta…. colpa mia e di Max di certo non è, e quindi devo esserne contenta… la storia è stata più e più volte verificata da tante persone competenti e tutti mi hanno manifestato la loro solidarietà e… quindi devo esserne contenta… ho fatto tutto quanto è stato in mio potere fare e anche di più…. e quindi devo esserne contenta… devo essere grata a quei cari amici e conoscenti che mi si stringono accanto e solidali mi chiedono “come va”… devo esserne contenta, non è da tutti di poter contare sull’affetto di tante persone… devo esserne contenta. Ma così non è; non sarò, non saremo mai contenti, fino a quando non potremo riabbracciare la nostra bambina. Rivoglio, rivogliamo nostra figlia, la nostra vita. Gilda.