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“Bibbiano è tutta Italia”: l’avvocato Miraglia del Foro di Madrid interviene sul sistema di abusi e affidi illeciti

Sabato 26 marzo, a Milano, presso Auditorum Gaber di P.zza Duca  Da Costa n° 3,  Francesco  Miraglia , anche autore del libro L’Avvocato dei Bambini, edito da Armando editori.  da poco in tutte le librerie. parteciperà al convegno “Bibbiano è tutta Italia”, un’occasione per riflettere sui fatti avvenuti nel Reggiano e sulla pervasività di un sistema corrotto e criminale, costruito sulla pelle dei bambini e dei loro genitori. Insieme a lui parteciperanno avvocati provenienti da tutta Italia, nonché rappresentanti di diverse associazioni e delle istituzioni. Il caso di Bibbiano, infatti, non è un “unicum”: affidi illeciti, abusi di potere e d’ufficio da parte di operatori sociali e psicoterapeuti accadono ovunque, spesso nell’indifferenza della società, che resta solitamente non o dis-informata. Un’analisi e una discussione del fenomeno divengono sempre più urgenti, per capire quali siano gli ingranaggi corrotti all’interno di questo meccanismo illegale, realizzato e portato avanti con lo scopo di ottenere cospicui ritorni economici. Chi sono i responsabili? Come mai episodi simili si sono ripetuti più volte senza che vi fosse alcun controllo? Gli operatori sociali e gli psicoterapeuti dovrebbero essere i primi a difendere i più deboli, proprio in virtù della missione che orienta la loro professione. L’avvocato Miraglia, iscritto al Foro di Madrid, si è sempre esposto contro il malfunzionamento del sistema e ha sempre denunciato il maltrattamento dei più indifesi: sarà presente al convegno organizzato a Milano per portare alla luce i fatti e stimolare una riflessione critica partendo dal parere degli esperti, nella speranza che il dibattito possa avere risonanza e incoraggiare la realizzazione di misure che impediscano ulteriori abusi e maltrattamenti.

Maurizio Formia, la Cassazione annulla la sentenza della Corte di appello di Torino: il processo da rifare

Era stato condannato di esercizio abusivo di professione medica

IVREA (17 Marzo 2022). La Cassazione annulla la sentenza di condanna a carico di  Maurizio Formìa emessa dalla Corte di Appello di Torino per il reato di esercizio abusivo di professione medica. La Corte di Cassazione, ha dato ragione a Formìa e al suo legale, l’avvocato  Miraglia.

Maurizio Formìa, di professione musicista, aveva ideato il sistema “OG Occlusione-gravità”, per riequilibrare la postura delle persone tramite una placca da inserire tra i denti, così da rilassare la mandibola e alleviare dolori alla schiena e cefalee.

Contro di lui nel 2013 si era ingenerata però un’autentica levata di scudi da parte dell’Associazione medici chirurgi odontoiatri di Torino e dell’Associazione nazionale dentisti italiani.

Condannato in primo  ed in secondo grado  ora la Corte di Cassazione ha definito “viziata” la sentenza.

La Corte d’Appello di Torino ha applicato in “maniera errata consolidati principi di diritto” non consentendo all’uomo di esercitare il suo diritto di difesa.

In pratica sia in primo grado che in appello non era stato consentito all’ imputato difendersi in quanto non erano stati ammessi nessuno dei testi indicati a discarico.

“ Siamo contenti del pronunciamento della Cassazione,- aggiunge l’ Avv. Miraglia- e siamo convinti che ascoltando finalmente  i 25 testi indicati dalla difesa, si dimostrerà nel merito che nessun reato è stato commesso dall’ imputato”.

Francesco Miraglia

(Avvocato del foro di Madrid)

 

Caso Bibbiano: un po’ di chiarezza sulla vicenda e i reati commessi dagli imputati

Qualche mese fa si è tenuta l’udienza preliminare riguardante il caso Bibbiano. La sentenza ha determinato la condanna di Claudio Foti, psicologo e psicoterapeuta del centro studi Hansel e Gretel, l’assoluzione di  Beatrice Benati, nonché il rinvio a giudizio di vari operatori sociali e impiegati nella Pubblica Amministrazione. Le accuse riguardano tentato delitto, violenza privata, frode processuale, abuso d’ufficio e concorso di persone nel reato, alle quali si aggiungono diverse aggravanti.

Le indagini relative al presente caso sono iniziate alla fine dell’estate del 2018, a seguito dell’aumento del numero di denunce riguardanti possibili abusi sessuali e violenze ai danni di minori in carico ai servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, un consorzio di sette comuni emiliani di cui fa parte anche Bibbiano. L’inchiesta, che ha avuto ampia risonanza mediatica sotto il nome di “Angeli e Demoni”, ha portato alla luce un sistema illecito di affidamento di minori nel comune, attuato attraverso la manipolazione delle testimonianze dei bambini da parte degli operatori sociali. Molti aspetti della vicenda sono ancora poco chiari.

Per fare un po’ di chiarezza, la psicologa Benati è stata chiamata a rispondere dei reati di tentata violenza e di violenza privata (art. 610 del codice penale) nei confronti di una minore, alla quale avrebbe fatto credere di essere vittima di abusi da parte del compagno della madre. A questo proposito, avrebbe poi cercato di convincere la signora a non intraprendere una convivenza con il fidanzato, minacciandola di dare la figlia in affido qualora non avesse interrotto la frequentazione (condizione si è effettivamente verificata durante le vacanze natalizie). Il delitto sarebbe stato aggravato dall’abuso delle circostanze di tempo, luogo e persona (art. 61, n. 5, 9 e 11 c.p.) dal momento che la mamma sarebbe stata psicologicamente debole e non in grado di difendersi, oltre che dall’abuso di autorità dovuto al ruolo di assistente sociale di riferimento e dall’abuso di poteri derivanti dal pubblico servizio esercitato. Tuttavia, non è stata rinvenuta prova concreta delle minacce lamentate dall’accusa, nemmeno nelle stesse dichiarazioni della madre (parte offesa). La stessa minore aveva accettato senza proteste la proposta di trascorrere in affido le vacanze di Natale, per altro senza che fossero precluse le visite e i contatti con i familiari. Ne consegue che la Benati si è limitata a svolgere il proprio lavoro, propendendo per la soluzione che le sue valutazioni da professionista ritenevano migliore per la minore. In considerazione del fatto che già il GIP in sede cautelare non aveva riscontrato gravità indiziaria, l’imputata, che aveva fatto domanda di rito abbreviato, è stata assolta con formula ampia poiché il fatto non sussiste.

Lo stesso non si può dire per Foti. Accusato in primo luogo di frode processuale, è stato chiamato a rispondere per aver alterato lo stato psicologico ed emotivo di una minore con l’obiettivo di ingannare il CTU e il Tribunale dei Minorenni di Bologna nel procedimento atto a valutare la responsabilità genitoriale dei suoi familiari. Nello specifico, lo psicoterapeuta avrebbe convinto la minore di subire molestie da parte del padre, radicando in lei il rifiuto di incontrarlo. A tal proposito, si sono verificate diverse incongruenze tra le dichiarazioni rilasciate dai consulenti del PM e da quelli della Difesa, i quali, in seguito, non solo non hanno minimamente tentato di giustificare la sincerità delle loro affermazioni, ma hanno addirittura mostrato di essere a conoscenza della loro scorrettezza. Vi è poi la prova, dall’analisi della trascrizione delle sedute, della mutazione dello stato psicologico della minore, che ha sviluppato nel tempo un forte odio nei confronti del padre, pur specificando di non avere alcuna certezza in merito agli episodi di abuso che sarebbe stata spinta a ricordare. Tuttavia, l’evidenza del disturbo psicologico causato nella paziente, l’intenzionalità delle difformità nelle dichiarazioni dei consulenti della Difesa e la certa conoscenza del procedimento civile in corso da parte di Foti, pur essendo elementi necessari per determinare il compimento del reato, non sono sufficienti per la condanna dell’imputato: infatti, sembra che abbia voluto solamente rimarcare le sue abilità di psicoterapeuta, in grado di riportare alla luce ricordi anche a distanza di anni, quasi come se si trattasse di un atto di personale virtuosismo piuttosto di una voluta frode.

Assolto da tale accusa, è stato comunque condannato per l’inflizione di lesioni personali gravi nella suddetta minore, provocate da un errato uso della tecnica EMDR. Quest’ultima utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra al fine di perseguire il recupero di ricordi già presenti nella memoria del paziente, ma oscurati in quanto traumatici. Considerato questo presupposto, l’applicazione di tale tecnica nel presente caso risulta inappropriata, in quanto la minore non ha mai affermato con certezza l’avvenimento di un eventuale abuso. La stessa presidente dell’associazione “EMDR Italia” ha confermato la violazione dei protocolli EMDR da parte di Foti, oltre a sottolineare l’inappropriatezza del ripetuto intervento dell’imputato nel corso delle sedute, che formulava ipotesi, interpretava e faceva domande incalzanti e suggestive per ottenere a tutti i costi le risposte attese dalla paziente. È da sottolineare, poi, che non sono stati per nulla trattati i numerosi eventi drammatici che hanno effettivamente segnato la crescita della minore e che potevano essere ragionevolmente considerati la reale causa del suo disagio. Questo errato modo di procedere avrebbe provocato un disturbo di personalità borderline e un disturbo depressivo con ansia, nonostante la difesa abbia minimizzato la lesione sostenendo che si trattasse piuttosto di un “disturbo post-traumatico da stress” (senza tuttavia negarla). In accordo all’art. 41 c.p. (concorso di cause), è accertata la materialità del reato, a cui si aggiunge la sussistenza dell’agire doloso (volontarietà delle lesioni cagionate) nella forma del dolo diretto (ovvero nel caso in cui le conseguenze della propria condotta, benché non perseguite intenzionalmente, siano certe o altamente probabili). Infatti, le competenze tecnico-professionali e l’esperienza di FOTI non lasciano spazio al dubbio della sua inconsapevolezza.

L’imputato risulta condannato anche per aver partecipato, quale concorrente extraneus, al reato di abuso di ufficio. Infatti, le sedute di terapia da lui organizzate venivano condotte presso i locali pubblici de “La Cura” a Bibbiano, affidati alla società e centro studi S.I.E. srl/Hansel e Gretel ONLUS (di cui l’imputato era rispettivamente amministratore delegato e direttore scientifico) in assenza di regolare appalto (in violazione della normativa in tema di affidamenti pubblici ed in particolare in violazione dell’art. 36 c.2 lett. a) e b) D.Lgs 50/2016). Infatti, gli operatori dell’Unione avrebbero dovuto adottare un provvedimento di affidamento diretto sottosoglia per i primi tre anni di servizio e, successivamente, attribuirlo attraverso una regolare procedura di evidenza pubblica, ma nessuno dei due procedimenti è stato attuato. La Difesa ha giustificato tale condotta attraverso l’istituto della co-progettazione, consentito in alternativa alla tradizionale gara d’appalto dalla L. 328/2000. Tuttavia, solo la ristrutturazione dell’allestimento dei locali è stata determinata legalmente in questo modo, mentre il servizio di psicoterapia veniva effettuato dalla Hansel e Gretel senza alcun atto formale che ne dimostri l’affidamento (oltre al fatto che la Hansel e Gretel, divenuta poi una società di capitali, la S.I.E. S.r.l., non avrebbe potuto prendere parte all’istituto di co-progettazione poiché era più un’organizzazione non lucrativa). Il concorso di Foti è confermato dai rapporti privilegiati che intratteneva con gli altri imputati, stretti negli anni grazie alla condivisione della medesima base ideologica e che hanno portato alla realizzazione di progetti comuni (l’associazione “Rompere il Silenzio – Far Crescere il Futuro” e il progetto “Utopia” per l’accoglienza di minori vittime di maltrattamenti e abusi”). È poi evidente che lo psicoterapeuta fosse perfettamente consapevole dell’illegittimità del sistema di pagamento delle sedute, congegnato appositamente per mascherare un’ingiustificata erogazione di denaro pubblico agli psicoterapeuti della Hansel e Gretel. Infatti, la psicoterapia è una prerogativa esclusiva dell’ASL, quindi non esternalizzabile ad un ente locale, in particolar modo laddove non esista una procedura ad evidenza pubblica sull’affidamento del servizio. In particolare, gli psicoterapeuti proponevano il prezzo di 135€ per 45 minuti di seduta, ben superiore alla media (anche in rispetto a quello applicato nella loro di sede di Moncalieri), pagato attraverso l’interposizione fittizia delle famiglie affidatarie, obbligate a fare un bonifico una volta ricevuto il contributo dell’affido (a cui veniva aggiunto il prezzo della seduta). Da ciò se ne ricava il cospicuo profitto assicurato alla società dell’imputato, nonché l’altrettanto consistente danno economico per la Pubblica Amministrazione.

Dopo aver richiesto il rito abbreviato, Foti è stato condannato a 4 anni di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e alla sospensione dall’esercizio della professione di psicologo e psicoterapeuta per 2 anni. Non si sono verificate circostanze attenuanti della pena in quanto l’imputato non ha mai dimostrato segni di resipiscenza e, anzi, ha mantenuto per l’intera durata del processo un comportamento censurabile, tentando perfino di ingannare il PM manipolando prove e testimonianze.

Oltre alla condanna di Foti e all’assoluzione della Benati, il Giudice ha sentenziato il rinvio a giudizio per diversi operatori dei servizi sociali e impiegati della Pubblica Amministrazione per una “complessa, continuativa e insistita attività illecita legata al delicato tema degli affidi di minorenni” di competenza dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza. È ricavabile dagli atti anche il coinvolgimento del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, che ha sempre promosso il progetto “La Cura”, anche a livello nazionale davanti ad autorità ecclesiastiche e alla Commissione Infanzia in Senato, ed era consapevole fin dall’inizio dell’affidamento “di fatto” del servizio di psicoterapia.

Il percorso per portare alla luce l’intera verità della faccenda e la responsabilità degli effettivi colpevoli è ancora lungo e tale sentenza non è che la prima parte di un processo ancora da portare a termine. Tuttavia, è bastevole a dimostrare la riprovevole condotta proprio di chi dovrebbe essere in prima linea per la tutela e l’aiuto dei più fragili. L’errata applicazione delle tecniche terapeutiche ha provocato danni irreversibili nei pazienti, quali l’incapacità di ricostruire la propria storia passata, la propria identità, la relazioni con i genitori e il proprio ruolo nei rapporti con l’Altro. La psicoterapia dovrebbe aiutare a risignificare la storia della propria vita e migliorare il benessere personale; questa storia dimostra il sovvertimento dell’obiettivo principale del trattamento terapeutico, trasformandolo da pratica curativa ad una violenza ingiustificata, oltre alla diffusione di un errato pregiudizio nei confronti di quello che invece è stato studiato per essere un mezzo efficace e benefico. Proprio per questo fare chiarezza sulla vicenda è fondamentale, così che venga ristabilita la fiducia in un sistema di assistenza che è in realtà fondamentale per la tutela delle famiglie e dell’intera cittadinanza.

Novità Editoriale: L’avvocato dei bambini

“Il sussurro dell’uragano”  – Presentazione di Francesco Morcavallo

Il presupposto del pensiero è la libertà. Sum ergo cogito: così qualcuno soleva sapientemente invertire la relazione cartesiana. E sottintendeva: non sum nisi liber.

Lungo il filo conduttore della libertà-dignità corrono le riflessioni dell’Autore, dell’Amico, del Giurista, dell’Uomo (le lettere maiuscole non si riguardino come vezzo celebrativo, ma come voluta differenziazione rispetto ai minuscoli che, di tempo in tempo, nella scelta tra giustizia e vassallaggio, hanno scelto la via più comoda).

L’Autore, dunque, ci indica che pensare il sistema della tutela dei deboli significa considerare i deboli come uomini, non come sottoposti a un potere (tantomeno se quel potere diventa occasione e fine di guadagno).

L’Amico ci onora di farci partecipare al suo impegno e alle sue battaglie, laddove porta il cimiero di Achille con la serenità d’un Aiace, con la lealtà di un Ettore.

Il Giurista ci descrive il sistema di tutele minorili e familiari per come è, per come dovrebbe essere, per le ragioni ostative a che sia come dovrebbe: e ci fa capire che quelle ragioni sono ingiuste –oltre che illegittime anche ad ordinamento invariato-, risiedono nella poca conoscenza dei principi e delle norme, nella meschinità di molti operatori, nella latenza –in buona o cattiva fede- del controllo giurisdizionale.

L’Uomo ha il coraggio di pensare, di razionalizzare e di comunicare ciò che vede, comprende e critica, quando invece molti, che da sempre dovrebbero prendere atto delle sue indicazioni e mutare la propria inerzia in attività e la propria disonestà in impegno, a turno tentano di persuaderlo a tacere, di intimidirlo, di offenderlo, di frenare l’effetto delle sue iniziative, mentre nutrono e nascondono (senza riuscirci) il moto di vergogna che in fondo provano per aver essi stessi, invece, taciuto o, peggio ancora, tenuto bordone alle violazioni e agli scempi: in definitiva, per non aver avuto il suo coraggio o, quantomeno, il coraggio di procedere in una direzione diversa da quella dettata dalla convenienza propria o dall’imposizione altrui. Ma, come è stato scritto, il coraggio lo si ha o non lo si ha, non ce lo si può dare.

Un coraggio, quello delle pagine che qui consideriamo, fatto però di pacatezza, di osservazione, di logica. Come quello che ci ha insegnato –e ogni giorno ci insegna- chi ha la pazienza di volerci bene e ci ricorda che la forza della critica, la sua capacità di cogliere il giusto segno, non è nella veemenza (l’invettiva può essere fraintesa come violenza; l’allusione confina con l’illazione; l’offesa, anche se meritata da colui al quale la si indirizza, fa perdere di vista la vera distribuzione dei torti e delle ragioni); quella forza è invece nel contenuto, nella verità e linearità di ciò che si dice, nella semplicità e coerenza con cui si smaschera il fumoso argomento che tende a coprire la malafede o l’abuso. Con il garbo del sussurro, un’equazione, un sillogismo, un’argomentazione tecnica possono diventare un’arma di giusta battaglia, possono acquisire l’effetto dirompente di un uragano.

Dotato di contenuti tecnicamente informati e corretti, di una vasta esperienza della realtà, il sussurro di queste pagine sbaraglia un intero sistema di malaffare, quello della vendita della libertà delle persone e dei loro figli, che si nutre soprattutto di non conoscenza e di silenzio. Parlare, informare, argomentare, ricondurre le norme e la loro applicazione ai principi della libertà e dell’uguaglianza –soprattutto dell’uguaglianza dei privati di fronte al potere pubblico- equivale a contrapporre un sistema di diritti e tutele ad un sistema di prevaricazione.

Dunque, l’opera prosegue e arricchisce, con il taglio di una riflessione complessiva e propositiva, il lungo percorso tracciato dalla vastissima esperienza professionale (oggetto, oltre tutto, di molte invidie e di molti falliti tentativi di intrusione) e dalla pubblicazione di significativi approfondimenti casistici. Particolarmente marcati  anche in questa ultima riflessione -già anticipata in più sintetico compendio, apprezzato e diffuso- sono, oltre che il già ravvisato e peculiare intento di sistematizzazione,  due importantissimi effetti sociali.

Il primo: viene ancora una volta squarciato il velo che ammantava gli abusi dell’amministrazione e della giustizia minorili sotto una parvenza di legittimità e liceità formali; invece, né l’ordinamento, né la scienza consentono e contemplano che l’autorità vincoli le relazioni familiari e vi instauri interventi perenni (e redditizi) sulla base di soggettive -e, dunque, potenzialmente arbitrarie- valutazioni, anziché alla stregua dell’accertamento e della qualificazione, con le garanzie del processo, di fatti e comportamenti comprovati. Ed è utile che ciò sia noto anche a chi sia incorso o si senta in pericolo di incorrere nel rischio di quegli interventi.

Il secondo: il risalente retroterra di esperienza e conoscenza, presupposto alla composizione dell’opera, ha contribuito in modo sostanziale a stimolare una virtuosa attivazione istituzionale che è mancata per gran tempo (e di cui talvolta si ascrive il merito chi, quando era il momento di cogliere e segnalare i problemi, era invece dormiente o connivente): così, per esempio, si sono istituite commissioni parlamentari di inchiesta sugli affidamenti illeciti, sono stati proposti disegni di legge per il riordino della normativa minorile sostanziale e processuale, ha preso corpo la proposta di svolgere e regolamentare dettagliatamente attività ispettive sull’operato dell’assistenza sociale e sull’attività delle strutture di ricovero minorile.

Intorno a questi temi sono cresciuti consenso e impegno, oggi giunti ad un livello considerevole.

Ma ciò non toglie che la mente corra a quei compagni di viaggio che erano già al primo imbarco e la cui vela è stata sempre tesa. Tenendo presente questo pensiero, chi legge mi perdonerà d’aver forse tralasciato il compito assegnato, sostituendolo con qualche trasognata divagazione: senza la quale, del resto, avrei potuto soltanto limitarmi a ripetere che non c’è bisogno di presentazioni.

Londra, novità editoriale: The Legal Mafia : How Child Protective Services Kidnap and Sell Children

Anche all’estero l’Italia è tristemente nota per gli scandali legati agli affidi illeciti, e gli allontanamenti coatti di minori dalle loro famiglie, fortunatamente è altrettanto conosciuto anche l’onorabile lavoro, l’onestà, e la professionalità che contraddistingue l’Avvocato Miraglia, e l’Avvocato Morcavallo, che combattono da sempre questo sistema.

The Legal Mafia : How Child Protective Services Kidnap and Sell Children

Reggio Emilia: Processo Angeli e Demoni

Tribunale di Reggio Emilia: condannato a 4 anni lo psicoterapeuta Foti; 17 imputati rinviati a giudizio. Orgoglioso di essere considerato il ” grande accusatore” del sistema degli affidi illeciti. Sarà ancora un raffreddore???

Francesco Miraglia – Il ruolo delle Relazioni degli Operatori Sociali e la Funzione del Magistrato

– Dr. Miraglia, parliamo di un tema piuttosto delicato, quello delle Relazioni e delle valutazioni che vengono portate all’attenzione di un Giudice in un’aula di Tribunale, concernenti perizie che poi possono determinare sentenze di allontanamento familiare. Quali sono le principali zone d’ombra di questo settore?

“Mi occupo di diritto di famiglia e dei minori da ormai più di venti anni; nel tempo ho incontrato centinaia e centinaia di genitori e la domanda più comune, spesso rivolta con paura e timore, è sempre la stessa: ‘Ma non è che poi i Servizi Sociali mi portano via mio figlio?’. I casi di cronaca che a vario titolo coinvolgono i minori allontanati dalle famiglie, di frequente vengono raccontati come episodi isolati, talvolta addirittura strumentalizzati per semplici interessi politici, ma non sono altro – secondo il mio parere – che la rappresentazione di un vero e proprio sistema caratterizzato da poteri politici ed economici. Bisognerebbe che nessuno dimenticasse che quel sacrosanto principio del diritto del minore a crescere ed essere educato nella propria famiglia, costituisce uno dei capisaldi del nostro ordinamento; basti tener conto dell’Art. 1 della Legge 184/83 dedicata all’adozione. Solo in casi particolari ed eccezionali, quali bambini maltrattati o vittime di abusi, sono giustificabili percorsi di protezione offerti addirittura da una famiglia diversa da quella naturale. Seppur consolidato il principio secondo il quale l’allontanamento deve essere di carattere eccezionale, è diventato di moda l’allontanamento di un bambino anche per futili motivi. E a decidere dell’allontanamento di un minore dalla sua famiglia e, quindi, del suo collocamento in ambito etero-familiare, non sono, però, i Servizi Sociali, bensì l’Autorità giudiziaria”. 

– Nella Sua esperienza, com’è possibile garantire che perizie e consulenze si ispirino a principi etici, e dunque contribuiscano a salvaguardare non solo legalità e verità, ma soprattutto i Diritti stessi del bambino? E qual è in tutto questo il ruolo del Magistrato?

“Il diritto del minore alla sua famiglia deve essere centrale, diversamente la situazione va accertata in concreto, caso per caso, rinunciando alla presunzione di dedurlo da principi o teorie astratte. Bisogna capire, insomma, come sta quel minore dentro a quella specifica famiglia, quali sono le risorse in gioco, i limiti invalicabili e quelli che, all’opposto, con interventi mirati, possono benissimo essere rimossi. I Servizi non possono affatto ‘portare via i bambini alle famiglie’: di fatto però determinano la decisione del Tribunale in tal senso. E nella maggior parte dei casi i minori rimangono vittime di un sistema lento ed inefficiente, che invece dovrebbe tutelarli. È chiaro allora il ruolo cardine del Giudice, anche nella Giustizia minorile: il Giudice è colui al quale, piaccia o no, è affidato lo specialissimo compito di applicare le leggi in piena autonomia e indipendenza da ogni potere politico ed economico. Non è accettabile che un provvedimento di un Tribunale o di un ricorso della Procura della Repubblica non sia altro che il riportare il contenuto di una relazione o addirittura le argomentazioni di una consulenza tecnica”.

– Effettivamente spesso Lei nel parlare di Consulenti e CTP ha sottolineato alcune questioni centrali legate al tema della responsabilità e della necessità di evitare eventuali conflitti d’interesse. Cosa c’è che non va? Secondo Lei il sistema ha bisogno di riforme?

“Le questioni sono tante, e in questo senso il titolo di questo Convegno è emblematico: conflitti d’interesse, superficialità, pressapochismo, poteri politici ed economici spesso determinano non solo la giustizia dei grandi, ma soprattutto dei bambini. Case-famiglie, affidamenti illeciti, soldi – tanti soldi! – relazioni soggettive, consulenti di fiducia di questo o di quel giudice, adozioni mascherate. Ecco perché, lo ribadisco, è quanto mai essenziale l’indipendenza del magistrato: un’indipendenza che non è solo nella propria coscienza, nella libertà morale e nella fedeltà ai principi, ma anche nella trasparenza della propria condotta anche fuori dal suo ufficio. Il giudice, infatti, una volta adempiuto con coscienza e scrupolo ai propri doveri professionali, deve offrire di se stesso l’immagine di una persona seria, equilibrata e responsabile; l’immagine di un uomo capace di decidere e di capire. Solo così può essere accettato dalla società. Questo e solo questo è il giudice che in ogni tempo, se apparirà sempre libero e indipendente, si mostrerà degno della sua funzione: se si manterrà integro ed imparziale non tradirà mai il suo mandato”.

– La formazione dei professionisti del settore è dunque un aspetto quanto mai essenziale. L’INPEF propone dei percorsi mirati rivolti a tutti coloro che vogliono intraprendere la professione di Perito, Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) e Consulente Tecnico di Parte (CTP): a Suo avviso, quali sono gli elementi da non trascurare per preparare gli allievi in maniera esperta e competente, e come si traducono nell’esperienza dei Master e dei Corsi dell’Istituto?

“L’aggiornamento professionale è un elemento di fondamentale importanza per tutte le professioni. La formazione, la preparazione, la conoscenza, sono presupposti imprescindibili non solo per essere in grado di affrontare con sicurezza i tanti e diversi problemi derivanti da dinamiche familiari e rapporti interpersonali sempre più complessi, ma soprattutto per contribuire ad evitare casi – come continuo a chiamarli – di mala giustizia, caratterizzati da superficialità, pressapochismo e tanta approssimazione. Penso che oggi l’INPEF sia oramai un’eccellenza nel nostro panorama nazionale della formazione, della cultura e delle competenze, che garantisce – mediante i suoi percorsi formativi altamente strutturati e completi – la capacità di apprendere nuove conoscenze e di aggiornare costantemente le competenze, riuscendo a trasmettere quel sapere in tutti quei contesti in cui il professionista è chiamato ad intervenire. Secondo il mio punto di vista, non bisogna assolutamente mai trascurare l’aspetto pratico della formazione, la metodologia e la specificità: è un valore non solo per il professionista, ma anche per tutte le persone assistite”.

Si faccia chiarezza sulla terzietà ed imparzialità del Consiglio Nazionale Forense nell’esercizio della sua funzione giurisdizionale

Francesco Miraglia non ci sta e presenta un esposto al Ministro di Giustizia Marta Cartabia, al Presidente del Consiglio Nazionale Forense, al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione e al Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia. A parte il provvedimento del CNF, sul quale è stato presentato ricorso in Corte di Cassazione, che si esprimerà in merito ˗ Francesco Miraglia è stato considerato ” il grande accusatore del sistema degli affdi”  in particolare con riguardo alla inchiesta ” Angeli e Demoni”  dal quotidiano ” Il Dubbio” pubblicato dalla Edizioni Diritti e Ragione, di proprietà dello stesso Consiglio nazionale forense. Nell’articolo “Radiazione per l’avvocato del “sistema Bibbiano” Francesco Miraglia viene definito “il grande accusatore del sistema affidi”, e già nell’incipit dell’articolo “Ancora ombre sul caso ‘Angeli e Demoni’”, si evince la continuità con la linea assunta dalla testata già alle prime notizie sull’inchiesta ed improntata alla delegittimazione dell’attività degli inquirenti e alla considerazione che tutto fosse stato orchestrato come una campagna politica diffamatoria contro i partiti di appartenenza degli amministratori territoriali coinvolti.

«Con questo esposto” dichiara Francesco Miraglia «chiedo quindi ai destinatari, ognuno per la propria competenza, di valutare la legittimità del comportamento del Consiglio Nazionale Forense e di verificare se la sua funzione giurisdizionale risulti esercitata in coerenza con il canone di necessaria terzietà oppure se sia funzionale alla delegittimazione di un’inchiesta penale, sfociata in un processo tuttora in corso, coinvolgente anche soggetti appartenenti a partiti politici che ricevono da tempo il favore impropriamente partigiano della linea editoriale caratterizzante la testata anzidetta». 

“Sarebbe grave, soprattutto per i cittadini, che il CNF, proprio per sua natura organismo di rappresentanza istituzionale dell’avvocatura italiana, e chiamato ad operare con asettica imparzialità, diventasse esso stesso parte in causa  con l’ obbiettivo di screditare una indagine penale, utilizzando la propria funzione giurisdizionale”.

 “Chiedo che su simili gravissimi comportamenti venga fatta ora chiarezza».

Francesco Miraglia

Roma – Modena, il 15 marzo 2021

 

Ill.mo Sig.

Ministro della Giustizia

Sua Sede

 

 

Ill.mo Sig.

Presidente del Consiglio Nazionale Forense

Sua Sede

 

Ill.mo Sig.

Procuratore Generale

c/o la Corte di Cassazione

 

per conoscenza:

Ill.mo Sig.

Sostituto Procuratore della Repubblica

presso il Tribunale di Reggio Emilia,

Sua Sede

Racc. a.r.

 

Oggetto: Esposto

 

Il Sottoscritto Francesco Miraglia (MRGFNC68M22L126X) ( PEC: segreteria.studiomiraglia@pec.it),  domiciliato in Modena via Rainusso n° 176/A , espone quanto segue.

 Il sottoscritto ha notoriamente profuso per anni il proprio impegno personale, civile e professionale per contrastare le coperture politiche di organizzazioni criminali e, soprattutto, allo scopo di combattere con fermezza l’esercizio di attività terapeutiche e le conseguenti azioni di “internamento” di minorenni a danno di questi e delle loro famiglie,  con scopo di lucro di enti privati convenzionati, laici e religiosi, avvantaggiati da provvedimenti amministrativi e giurisdizionali privi dei requisiti di motivazione, pertinenza al dettato normativo e coerenza con la garanzia del diritto al contraddittorio e all’effettività della di difesa.

Proprio nel periodo in cui quell’impegno si faceva più intenso e veniva supportato da particolare attenzione mediatica, in correlazione con l’indagine (denominata ‘Angeli e Demoni’) e poi con il processo sugli abusi dell’amministrazione e della giustizia minorile nei territori del Reggiano, il sottoscritto veniva attinto da provvedimento disciplinare di estromissione dall’ordine professionale forense, in relazione ad accuse del tutto estranee alle vicende sopra accennate e palesemente smentite in sede istruttoria.

Ne seguì l’ovvio e fiducioso ricorso impugnatorio al Consiglio Nazionale Forense, organo preposto alla funzione giurisdizionale di controllo sul legittimo esercizio dell’azione disciplinare a livello territoriale.

A motivo dell’impugnazione si invocavano le esigenze di corretta applicazione del regime temporale di efficacia delle disposizioni procedimentali, in base al principio tempus regit actum, nonché di nuova e seria disamina del materiale istruttorio, indebitamente pretermessa in prime cure.

Sorprendentemente, la decisione del Consiglio Nazionale Forense, quanto al profilo dell’efficacia intertemporale delle norme, decideva su un motivo impugnatorio mai proposto, incentrato sul mai invocato criterio di retroattività dello ius novum in favorem rei, senza pronunciarsi sull’invocata applicazione del principio generale di ripartizione degli ambiti temporali di efficacia delle norme; inoltre, quanto al compendio istruttorio, il C.N.F, non procedeva in alcun modo alla nuova e necessaria disamina, limitandosi ad asserire in modo apodittico l’esattezza dell’altrettanto generica e lacunosa valutazione di prime cure. In altri termini, veniva emessa una decisione che rendeva palese il mancato esame, sia pur a livello minimale, del fascicolo processuale.

Tanto si riferisce a titolo di premessa, senza pretendere alcuna intrusione delle Autorità in indirizzo sulla pur anomala decisione disciplinare, peraltro sottoposta ora al giudizio di legittimità.

Oggetto essenziale del presente esposto è invece quanto accaduto a pochi giorni dalla pronuncia del C.N.F., allorché sulla testata diffusa per via telematica, con denominazione “Il dubbio”, il cui riferimento proprietario è individuato documentalmente in una Fondazione costituita presso il C.N.F. e presieduta di diritto dal Presidente di detto Consiglio, è stato pubblicato un articolo (che si allega), intitolato “Radiazione per l’avvocato del ‘sistema Bibbiano’ ”.

L’incipit dell’articolo è formulato con le testuali parole: “Ancora ombre sul caso ‘Angeli e Demoni’ ”, in evidente continuità con la linea assunta dalla testata già alle prime notizie sull’inchiesta ed improntata alla delegittimazione dell’attività degli inquirenti e alla dequalificazione delle notitiae sceleris come mezzi di campagna politica diffamatoria contro le compagini partitiche di appartenenza degli amministratori territoriali coinvolti.

Nello stesso articolo, in immediata successione rispetto al significativo esordio dianzi riportato, si riferisce della “radiazione dell’avvocato modenese Francesco Miraglia, il grande accusatore del sistema affidi” (in riferimento agli affidamenti minorili illeciti costituenti oggetto dell’inchiesta evocata).

Si fa poi espresso richiamo alla pronuncia del C.N.F. (peraltro non accessibile ad altri che ai diretti interessati, per espresso disposto contenuto nella sentenza). Nel medesimo contesto, l’autore dell’articolo prende posizione sulla coeva vicenda relativa alla rimozione del Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia per la supposta frapposizione di ostacoli all’inchiesta con l’ipotizzato intento di favorire il partito politico di appartenenza degli amministratori coinvolti: sul punto, l’autore stesso constata immediatamente come quel partito fosse stato “demonizzato durante tutta la campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia Romagna”.

L’articolo è corredato da una fotografia del sottoscritto e, in taglio più grande, da una fotografia relativa a una nota manifestazione pubblica contro gli abusi istituzionali sui minorenni, immediatamente riconducibile alle pubbliche critiche all’esercizio della funzione minorile nel territorio reggiano, riguardate nell’ottica dell’articolo come atti di ‘demonizzazione’ della parte politica maggiormente coinvolta.

Ebbene, a prescindere dal carattere paradossale ed evidentemente parziale dei contenuti dell’articolo (che non preclude, ovviamente, il diritto alla libera espressione), appare distonico con i principi di garanzia di terzietà degli organi giurisdizionali (qual è, per giurisprudenza costante, il C.N.F. nell’ambito del vaglio sulle decisioni disciplinari dei consigli territoriali) che un giornale, riconducibile alla proprietà dell’organo giudicante, tratti vicende decise da detto organo nell’esercizio della sua funzione (pur gravemente erroneo ed ancora posto sub iudice dinanzi alla Corte di legittimità), per di più ponendo in correlazione la decisione giurisdizionale con una presa di posizione politica riferibile alla testata e, correlativamente, alla sua proprietà, oltre tutto con scopi di arbitraria, generica e faziosa delegittimazione di un’inchiesta sfociata in un processo penale tutt’ora in corso.

Tanto esposto e considerato, si richiede che gli organi in indirizzo vogliano, ciascuno nell’ambito delle proprie e rispettive attribuzioni funzionali ed istituzionali, acquisire e rendere chiarimenti, nonché assumere le dovute consequenziali iniziative sulle seguenti questioni:

se la terzietà del Consiglio Nazionale Forense, rispetto alla relativa funzione giurisdizionale in ambito disciplinare, sia garantita allorché le decisioni assunte nell’esercizio di detta funzione vengano fatte oggetto di divulgazione e adesione da parte della testata telematica denominata ‘Il dubbio’ ed ivi correlate alla caratterizzante linea politico editoriale della testata, di cui è proprietaria una fondazione costituita presso il C.N.F. e presieduta di diritto dal Presidente di detto Consiglio;

se, con espresso riferimento al caso di specie e in considerazione della completa estraneità della decisione assunta dal C.N.F. rispetto alle risultanze istruttorie e persino ai contenuti dell’atto impugnatorio, la menzionata funzione giurisdizionale risulti esercitata in coerenza con il canone di necessaria terzietà ovvero sia stata sottoposta ad una diversione con funzione di delegittimazione di una inchiesta penale sfociata in un processo tutt’ora in corso e che vede coinvolti anche soggetti appartenenti a partiti politici che ricevono da tempo, anche con riferimento alla medesima inchiesta, il favore impropriamente partigiano della linea editoriale caratterizzante la testata anzidetta.

Si chiede l’ audizione del sottoscritto sui fatti sopra esposti.

Allegato ut supra.

Con ossequi,

Francesco Miraglia

Sempre fino alla vittoria

Voglio ringraziare tutte le Persone che conosco e tutte quelle che non conosco.
Voglio ringraziare i miei famigliari.
Voglio ringraziare i Professionisti che ogni giorno combattono le battaglie dello Studio Legale Miraglia.
Voglio ringraziare la storica segretaria dello Studio che in questo momento non è in ufficio avendo ricevuto in dono una bellissima bimba.
Voglio ringraziare l’ attuale segretaria dello Studio.
Voglio ringraziare tutte le associazioni che da anni si battono contro il mercimonio dei bambini.
Voglio ringraziare i Professionisti, cancellieri di Tribunali, ausiliari di Tribunali.
Voglio ringraziare il piccolo Giorgio ( nome di fantasia) di 7 anni , cha “abbiamo” restituito ai genitori dopo anni di battaglie che in un messaggio audio mi ha detto “ Francesco non mollare sei il mio IRONMAN”
Voglio ringraziare TUTTI voi per i messaggi, gli attestati di stima, gli attestati di riconoscenza, i messaggi di solidarietà che mia avete inviato in tutti i modi ed con tutti i mezzi

 

Che sia chiaro cari giudicetti, cari avvocatucoli, cari politicanti corrotti.

 

Io posso risultare simpatico o antipatico, posso essere considerato professionalmente capace o incapace ma una cosa deve essere chiara: io non VENDO i miei assistiti per sporchi giochi di potere, io non TRADISCO quanti hanno affidato la loro vita e quella dei loro bambini nelle mie mani per sporchi compromessi con i potenti.

Tante volte fin dall’ inizio della mia professione ho rifiutato qualsiasi compromesso; ho tutelato in tutto e per tutto quanti si sono affidati a me.

Già nel 2004 sollevai il caso dei pazienti psichiatrici che venivano “ sfruttati” da cooperative sociali attraverso una convenzione con l’ AUSL, in quanto venivano retribuiti per un lavoro vero con la paga di € 2,00 all’ ora.

Già quella volta rifiutai il compromesso con i potenti e portai avanti la mia battaglia fino a quando le cooperative sociali e l’ AUSL non furono obbligate a cambiare la convenzione.

Ancora oggi da 17 anni ricevo ogni Natale gli umili regali, ma per me preziosissimi, dei miei assistiti psichiatrici.

Tale questione ed il mio rifiuto di accettare compromessi ed illeciti accordi fecero arrabbiare l’allora Sindaco di Modena che si recò presso il Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Modena; fu ricevuto dall’ allora ex Presidente dell’ Ordine ( che ahimè me lo sono ritrovato come vice Presidente ancorchè decaduto del CNF) perchè doveva essere risolto il problema “ Miraglia”.

Io venni a sapere di questo incontro e mi arrabbiai con il mio Ordine di appartenenza e lo definii apertamente un “carrozzone corporativistico” che non tutela gli interessi dei cittadini- assistiti ma solo di chi ne fa parte.

Venni denunciato per diffamazione dall’ Ordine degli Avvocati di Modena e fui assolto dal Tribunale di Mantova.

In questo clima si inserisce la questione del 2005 che viene ora presa a pretesto per sanzionarmi disciplinarmente e per cercare di mettere a tecere il mio impegno a tutela dei Bambini e delle Famiglie.( si consideri che i fatti sono del 2005, il procedimento disciplinare viene aperto nel 2014 , la sanzione è del 2021!!! Se fosse stato una cosa seria e grave perchè non sanzionarmi subito???)

Anche in tale questione la mia rettitudine morale ha fatto si di non accettare illeciti accordi che compromettessero il mio assistito lavoratore del comune di Modena

Ho accusato pubblicamente il Comune ed il Sindacato che non aveva tutelato il lavoratore ( una estorsione non si fa in pubblico o sui giornali!!!) ed ho portato in causa il Sindacato con  una richiesta danni giudiziale che venne artatamente e falsamente, grazie alla testimonianza di un’ avvocato dell’ ordine di Modena, equiparata ad una minaccia estorsiva.

 

Cosi come nel caso “ Bibbiano”  non mi sono mai chinato al volere dei POTENTI.

Venni convocato nel suo ufficio da un importante magistrato, il più importante, il quale mi chiese di parlare pubblicamente a suo favore, a favore del Tribunale dei Minori evidenziando come i giudici siano stati ingannati anche loro, dai servizi sociali.

Alla fine dell’ incontro mi disse: “Avvocato cosi anche Lei avrà un amico a Roma”.

Io lo rassicurai.

La sera dopo ospite di Mario Giordano dichiarai pubblicamente e convintamente come i primi responsabili del sistema Bibbiano, che dilaga in tutta Italia, siano propri i magistrati che non fanno il loro dovere per incapacità o per malafede.

Non potevo tradire le mie convinzioni, non potevo tradire le mie battaglie, non potevo soprattutto tradire i miei assistiti e i loro bambini.

Sono fiero ed orgoglioso della mia scelta.

Magari non sarei stato estromesso dall’ albo ma come avrei potuto guardarmi allo specchio? come avrei potuto rispondere al telefono e parlare con genitori disperati a cui vengono tolti i figli?

Questo sono IO. ( essere giudicato da un avvocato, con tutto il rispetto, che come massima notorietà ha quella di inviare lettere di sollecito ai condomini morosi offende la mia intelligenza!!! Ma dai non scherziamo!)

Non mi fermeranno.

Non ci fermeranno.

Hanno solo un modo per fermarmi: con la mia eliminazione fisica. ( occhio però dovranno avere un buona mira perché se rimango vivo poi sono cazzi amari !!!)

 

Da ultimo voglio lanciare un messaggio tranquillizzante per TUTTI.

Mi riferisco anche a quei avvocatucoli sciacalli che chiamano qualche mio assistito per informarlo della mia situazione come se io non l’avessi già pubblicamente comunicato, anche ai giornali.

 

Queste illecite ritorsioni non attingono il mio titolo di avvocato europeo, per effetto del quale ho esercitato, esercito ed eserciterò sempre la mia professione anche e specialmente contro i potenti nella’ attesa della decisione della Suprema Corte.

Queste ritorsioni, non attingono i professionisti che da sempre mi hanno affiancato nella mia professione.

Lo Studio Legale Miraglia con testa alta e fiera combatterà ancora più di prima e con maggiore convinzione contro tutte le storture italiane in ogni ambito del diritto ognuno secondo le proprie specializzazioni e competenze.

 

SEMPRE FINO ALLA VITTORIA O SE PREFERITE HASTA LA VICTORIA SIEMPRE.

 

 

Francesco Miraglia

Allo Studio Legale Miraglia il riconoscimento "Le Fonti Legal Awards"

Il prestigioso riconoscimento consegnato giovedì a Palazzo Mezzanotte, a Milano
MODENA (6 aprile 2019). Lo studio legale dell’avvocato Francesco Miraglia è stato insignito del prestigioso premio Studio Legale Miraglia Associato Boutique di Eccellenza dell’Anno Diritto Penale Consulenza Per i livelli di eccellenza raggiunti e la profonda conoscenza della materia giuridica, offrendo assistenza e consulenza altamente qualificata con particolare riferimento in materia di Diritto Penale, rendendo lo Studio Legale Miraglia una Boutique tra le più affermate nel panorama legale italiano.
“Boutique d’Eccellenza dell’Anno. Diritto penale consulenza” assegnato dalla 44esima edizione dei “Le Fonti Legal Awards Diritto Penale”. La Cerimonia di premiazione si è tenuta il 4 aprile a Milano, a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana, con il patrocinio della Commissione Europea.
La selezione è avvenuta sulla base di un sondaggio diffuso tra oltre quarantamila contatti qualificati provenienti dal mondo delle imprese e delle professioni, successivamente elaborata dal Centro studi, dal Comitato scientifico esterno, dalla redazione delle riviste e televisioni. Le Fonti si avvale inoltre di un Comitato scientifico esterno, composto da esperti nel settore accademico, finanziario, imprenditoriale e nel campo legale, che fornisce apporto come giuria.
«Sono molto onorato del premio prestigioso assegnatomi» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, noto per le sue battaglie in favore dei bambini abusati, maltrattati, strappati ingiustamente alle famiglie. «Vorrei ringraziare e condividere il premio con i collaboratori che mi affiancano nello studio legale, per il prezioso lavoro che svolgono ogni giorno insieme a me, in difesa dei più deboli».
Avvocato del Foro di Roma, cassazionista-penalista esperto di Diritto di famiglia e Diritto minorile, Francesco Miraglia è anche giornalista-pubblicista, mediatore familiare (Iscra di Modena 2012), mediatore criminale e intelligence nell’investigazione (Istituto Universitario della Mediazione Vibo Valentia 2013) e mediatore penale presso l’Istituto nazionale di pedagogia familiare (2017). E inoltre docente e direttore di master all’Istituto nazionale pedagogia familiare di Roma.
E’ stato anche consulente per lo stato dell’Ecuador dal 2013 al 2015 per tutte le vicende penali e diritto di famiglia dei cittadini ecuadoregni residenti in Italia.  Ha partecipato spesso in qualità di ospite a trasmissioni televisive (Porta a porta, I fatti vostri, La vita in diretta, Non è l’arena, Mattino, Storie vere) e radiofoniche (Radio 24, Radio Radicale, Radio Rai) per affrontare questioni legali di interesse nazionale: allontanamenti di minori, violenza sulle donne, tutela dei malati psichiatrici, tutela dei diritti umani.
E’ stato inoltre insignito del premio nazionale “Pedagogia Familiare”, del premio “Life Gates 2015” per il suo impegno in difesa dei minori e del diritto alla vita e della medaglia d’oro premio internazionale “Maison des artistes” per l’impegno sociale. E’ stato premiato dal Comitato cittadini umani per l’impegno proficuo nella tutela dei diritti degli svantaggiati e , in particolare, nella sorveglianza dei diritti fondamentali delle persone. Nel 2011 gli è stato conferito l’alto riconoscimento “Ogni bambino è una stella” (Verona).