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Giudice denunciato ad Ancona: E’ stato sostituito.

ANCONA (12 Dicembre 2019). Il giudice denunciato ad Ancona per l’affidamento troppo “facile”, non si occuperà più del caso di una bimba strappata alla madre, solo perché troppo emotiva (caso tra l’altro finito agli onesi della cronaca grazie alla trasmissione “Fuori dal Coro”): il magistrato, infatti, ha presentato richiesta di astensione, dopo la denuncia presentata contro di lei alla Procura della Repubblica presso il Tribunale de L’Aquila. Il tribunale in data 5 dicembre ha accolto e autorizzato la richiesta di astensione, nominando un nuovo giudice relatore. «Prendiamo atto del provvedimento» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia che tutela la madre della bambina, «auspicando che possa essere un nuovo inizio e che questa vicenda si trasformi in un caso di giustizia, più che di interesse». Questo giudice è al centro di un grave episodio di allontanamento ingiusto e immotivato ai danni di una donna, alla quale ha tolto la figlioletta,  quando aveva solo 2 anni,  per affidarla, secondo la mamma della bambina,  ad una coppia di suoi amici. «Coppia che abbiamo denunciato per maltrattamenti» prosegue l’avvocato Miraglia «e nella quale alla donna affidataria è stata diagnosticata una patologia psichiatrica ben più grave rispetto alla sindrome istrionica diagnosticata alla mamma della bambina, che prevede solo un’eccessiva emotività: ma tanto era bastato al giudice per toglierle la figlioletta. Recentemente, poi, sarebbero circolate voci su colleghi di questo giudice, coinvolti a vario titolo nella vicenda: uno sarebbe stato nominato consulente di parte proprio della famiglia affidataria, mentre un altro sarebbe il relatore degli incontri tra madre e figlia, guarda caso sempre sfavorevoli alla mamma. Speriamo che il cambio del giudice possa finalmente riportare giustizia in questa vicenda e che la bambina possa tornare a casa dalla propria madre».

Caro Ministro Di Maio, la commissione sigli affidi deve valutare anche i Tribunali per i Minorenni

Lettera aperta dell’avvocato Francesco Miraglia, che da oltre dieci anni denuncia casi eclatanti di adozioni mascherate, affidamenti “facili”, servizi sociali incompetenti, case famiglia degli orrori

 

«Continua a inorridire, man mano si conoscono le storie agghiaccianti, quanto emerso dall’inchiesta sugli affidi denominata Angeli e demoni a Reggio Emilia: ed è giusto che si sappia cosa accade e si provino orrore e sgomento, perché queste cose succedono e anche troppo spesso e non soltanto in Emilia. Solo che chi come me le denuncia da anni rimane inascoltato». L’avvocato modenese Francesco Miraglia, esperto in Diritto minorile, negli ultimi quindici anni ha affrontato casi simili in tutta Italia: ecco perché chiede che la commissione che dovrà far luce sugli affidi, annunciata dal vicepremier Luigi Di Maio, sia estesa a livello nazionale, certo, ma coinvolga oltre ai Servizi sociali anche i Tribunali dei minorenni.

«Caro vicepremier Luigi Di Maio» prosegue Miraglia, «ben venga la commissione che lei ha annunciato, coinvolgendo il ministero della Famiglia, cui io stesso mi sono rivolto anche di recente per casi che sto seguendo. Ben venga che si faccia chiarezza sulla facilità con cui i bambini vengono strappati ai genitori e dati in affido o collocati in case famiglie, dove insieme ad ogni bambino entrano anche 150 euro al giorno. Perché di questo stiamo parlando: di un business fatto sulla pelle dei bambini e su quella di genitori fragili e in difficoltà, cui vengono tolti i figli senza motivi reali, facendoli passare per inetti o squilibrati perché qualcuno deve guadagnare per ogni affidamento, ogni ingresso in comunità. Ed è proprio qui il nocciolo della questione che deve venire affrontata seriamente, anche dopo che l’ondata emotiva sui casi di Reggio Emilia si sarà attenuata. Se è vero che questo sistema si regge sulle relazioni redatte dagli assistenti sociali, che mettono in moto il meccanismo, è però un giudice di un tribunale a emanare una sentenza. Ecco dove bisogna andare a controllare, a mettere il naso, a spulciare caso per caso. Perché troppo spesso i giudici si limitano a “copincollare” le relazioni dei Servizi sociali, senza entrare nel merito della vicenda, senza predisporre ulteriori perizie. E molto, anzi troppo spesso, persino senza ascoltare i bambini o il loro genitori. Che si trovano quindi doppiamente vittime di un sistema che da un lato lucra su di loro, dall’altro dimostra assoluta inerzia e noncuranza. Un’ultima cosa, caro ministro Di Maio, vorrei portare alla sua attenzione: adesso che, mi auguro come da lei annunciato, si farà chiarezza su decine di casi di allontanamenti ingiustificati, chi risarcirà questi genitori? Chi restituirà loro i figli? Ma soprattutto, a questi bambini, alcuni ancora piccoli, in altri casi adolescenti, chi dirà la verità? Chi dirà loro che vivono da anni insieme ad estranei, lontani dai genitori, dai nonni, dagli amichetti di scuola perché qualcuno ha voluto guadagnare sulla loro pelle? Chi lo farà? E con che metodo, poi? Possiamo solo immaginare quanto devastante potrà essere per un ragazzo apprendere di essere vittima di un sistema. Si essere stato allontanato da casa per mero lucro, per mero guadagno. Ecco, ministro, mi permetta allora di suggerire anche di predisporre, nella commissione che immagino e spero lei vorrà portare avanti, anche di un pool di psicologi e psicoterapeuti in grado di sostenere le decine, chissà forse pure centinaia, di casi che credo emergeranno in tutta Italia. Perché, caro ministro, io non sono incappato in situazioni di allontanamenti “dubbi” o quantomeno “facili” soltanto con il Tribunale dei minorenni di Bologna, ma anche con quello di Venezia e di Torino, tanto per citarne alcuni. Dai genitori fatti passare per pazzi a quelli accusati di essere spacciatori, fino ai bambini allontanati dalle madri dopo che queste hanno denunciato abusi da parte degli ex compagni contro di loro o i loro figli. Esiste un numero enorme di genitori che sta piangendo per i figli strappati dalle loro amorevoli braccia, esiste un numero enorme di bambini che piange per non avere più l’abbraccio della propria mamma. E non solo per colpa di assistenti sociali inette o, peggio, criminali, ma anche per i provvedimenti finali emanati dai Tribunali dei minori, perché per ogni relazione e richiesta di allontanamento presentata da un’assistente sociale, c’è comunque un giudice a pronunciare la parola “affido”».

 

 

L’Onorevole Alessandra Mussolini convoca a Roma la famiglia Camparini e il loro avvocato Francesco Miraglia

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Anna Giulia, i genitori in Parlamento

 

 

Il deputato Alessandra Mussolini ha convocato giovedì 15 novembre la famiglia e il loro avvocato in Commissione parlamentare per l’infanzia

 

Massimiliano Camparini e Gilda Fontana, i genitori di Anna GiuliaMassimiliano Camparini e Gilda Fontana, i genitori di Anna Giulia

REGGIO EMILIA – Il deputato Alessandra Mussolini ha convocato giovedì 15 novembre a Roma la famiglia Camparini e il loro avvocato, Francesco Miraglia, per approfondire la loro vicenda/caso di malagiustizia che, come si ricorderà, ha come protagonista una bambina emiliana, che oggi ha 7 anni, e i suoi genitori. Scrive l’avvocato Francesco Miraglia, difensore della famiglia Camparini: “Una vicenda ricca di colpi di scena, diritti minorili violati, dolore, amarezza, gesti estremi e che, dopo essere approdata nelle aule di tribunale e in televisione, suscita ora l’attenzione della Commissione parlamentare per l’Infanzia ed in particolare di uno dei suoi componenti, Alessandra Mussolini”.
“Da questo caso – spiega l’avvocato Francesco Miraglia del foro di Modena – si evince chiaramente come spesso vi siano delle gravi disfunzionalità all’interno dei tribunali minorili italiani. Una situazione che va sicuramente denunciata in quanto la malaprassi  spesso destabilizza e può distruggere interi nuclei familiari e lasciare sui minorenni segni incancellabili, come lo dimostra, ahimè, questa storia. Una situazione quella dei miei assistiti insostenibile: da oltre due anni non vedono e non hanno alcuna notizia della loro figlia. In appello è stata loro confermata la sentenza di primo grado con l’accusa di sequestro di persona con l’aggravante della parentela. Procederemo a fare ricorso in Cassazione, mentre per quel che riguarda l’adottabilità della piccola, il procedimento è ancora aperto e stiamo aspettando che venga fissata l’udienza davanti alla Suprema Corte”.

I genitori di Anna Giulia durante una puntata di "Chi l'ha visto?"

I genitori di Anna Giulia durante una puntata di “Chi l’ha visto?”
La storia dei coniugi Camparini e della loro bambina inizia nel 2007, quando il pubblico ministero di Reggio Emilia, Maria Rita Pantani, chiede che venga perquisita la loro abitazione. Si cercano prove su un traffico di sostanze stupefacenti. In casa non viene trovato nulla, ma la presenza della piccola A.G., che allora ha due anni, porta i carabinieri a inviare una informativa al Tribunale dei Minori di Bologna. In questa circostanza, le forze dell’ordine segnalano un “presunto stato fatiscente dell’abitazione”.
“A questo punto – spiega l’avvocato Francesco Miraglia – intervengono i servizi sociali che confermano lo stato inadeguato dell’abitazione ma sicuramente senza effettuare effettivamente un sopralluogo in quanto, in realtà, la famiglia Camparini vive in una villetta con un bel giardino”.
La procedura va avanti d’ufficio, non vengono effettuati ulteriori controlli né sull’abitazione né tantomeno sui genitori della piccola A.G. Poi, il primo colpo di scena. Il 23 giugno 2008, il Tribunale di Bologna stabilisce che A.G. debba essere collocata in un Istituto.
La bambina entra così in Istituto dove vede regolarmente i genitori. Incontri che avvengono sotto l’osservazione dei servizi sociali di Reggio Emilia. Il referente dei suddetti servizi afferma che la bambina deve tornare subito con i genitori. Di parere opposto invece il giudice minorile di Bologna.
La situazione per mamma e papà Camparini si complica quando questi ultimi vengono a sapere che la loro figlia potrebbe essere affidata. Spinti dalla disperazione, nel marzo del 2010, decidono di portare via A.G. dall’Istituto di suore nel quale si trova e denunciano la loro storia ai media (la notizia, tra l’altro, viene ripresa anche dalla trasmissione “Chi l’ha visto” di Rai 3). Un gesto che essi definiscono “dimostrativo” e che li spinge, dopo cinque giorni, a riconsegnare alle autorità competenti la bambina. A questo punto i Camparini vengono indagati per sottrazione di minore ma restano fuori dal carcere. Il Tribunale per i Minorenni di Bologna chiede che vengano fatti ulteriori accertamenti tecnici sui genitori, che questa volta, sentendosi braccati e temendo di non vedere più la loro piccola, decidono di scappare verso la Svizzera con la loro figlia. E’ il 16 luglio 2010. Una fuga che non porta buoni frutti. Massimiliano Camparini e Gilda Fontana, infatti, vengono arrestati e portati in carcere con l’accusa, questa volta, di sequestro di minore con l’aggravante della parentela. Qui resteranno sette mesi. E la piccola A.G.? Viene nuovamente portata in Istituto.