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Minori a Messina, affidi che falliscono e stessi nomi nei procedimenti: esposto in Procura, ” sembra un sistema di assegnazione”

Emerso un sistema per isolare una comunità gestita da suore: trasferimenti traumatici per i ragazzi, ascolto negato e struttura estromessa senza contestazioni formali. Nell’esposto anche il ripetersi della nomina della stessa curatrice e il via vai di affidamenti falliti, mentre Procura minorile e Tribunale erano già stati informati

(Messina 28 agosto 2026) Gravi anomalie nella gestione e affidamento dei minori sono state denunciate alle Procure della Repubblica di Messina e di Barcellona Pozzo di Gotto e presso il tribunale per i minorenni di Messina. Un esposto presentato dagli avvocati Francesco Miraglia e Carmen Pino mette in luce un meccanismo strutturato in più procedimenti giudiziari, orientato a delegittimare una comunità alloggio nel messinese gestita da religiose, dalla quale l’Autorità Giudiziaria, in pochissimo tempo, sta trasferendo tutti i minori. E solo per aver chiesto maggiore sensibilità e ascolto dei minori.

La ricostruzione evidenzia uno schema operativo identico ripetuto in tre differenti vicende. La rappresentazione negativa della comunità nei confronti del tribunale passerebbe attraverso la figura di un avvocato che opera sia come curatore sia come tutore per tre dei minori investiti dai procedimenti presi in esame. Il risultato finale è il blocco dell’invio di nuovi minori alla casa d’accoglienza e il loro contestuale trasferimento, avvenuto in diversi casi con modalità ritenute traumatiche, senza un reale contraddittorio con le religiose.

Un ulteriore elemento che, secondo quanto denunciato nell’esposto, merita di essere approfondito è il via vai di affidamenti, alcuni dei quali falliscono, con minori che vengono spostati da una collocazione all’altra e costretti ogni volta a ricominciare da capo. Tutto questo avverrebbe nella sostanziale indifferenza della Procura minorile, già informata delle criticità segnalate, e del Tribunale per i minorenni. Una sequenza di circostanze che, proprio per la sua ripetitività, impone di chiedersi se ci si trovi realmente davanti a singoli episodi scollegati oppure a un vero e proprio sistema di assegnazione dei minori, nel quale gli affidamenti si susseguono e, anche quando falliscono, il meccanismo continua senza che venga apparentemente rimesso in discussione.

«Il blocco dell’assegnazione dei minori – dichiara l’avvocato Carmen Pino – e l’estromissione della comunità non sono dipesi da provvedimenti formali di revoca dell’autorizzazione o da ispezioni che abbiano rilevato irregolarità, bensì da una costante e informale lesione della reputazione della struttura, ottenuta tramite la distorsione selettiva delle informazioni trasmesse al tribunale per i minorenni».

Nell’esposto si richiama l’attenzione sul comportamento tenuto dalle religiose, le quali, senza opporsi alle disposizioni del tribunale, avevano formalmente richiesto maggiore delicatezza e un ascolto effettivo della volontà dei piccoli ospiti. Di contro, la richiesta di tutela è stata interpretata come un atteggiamento ostruzionistico. Dagli atti emergono le testimonianze dei giovani coinvolti: un bambino già provato da reiterati affidi ha supplicato in lacrime di non essere trasferito nella famiglia vista solo sporadicamente; un altro ha cercato di riallacciare i contatti con il padre biologico, chiaro segnale di un forte legame famigliare che andrebbe indagato, ma che al contrario è stato strumentalizzato come attacco alla struttura che non avrebbe adeguatamente vigilato sul minore; due sorelle hanno espresso forte ansia e preoccupazione per l’imminente trasferimento, non soltanto perché costrette a lasciare la comunità nella quale vivono da anni, ma anche per il cambiamento della scuola, degli insegnanti e dei compagni con i quali hanno costruito legami significativi. Tutti ragazzi che nella comunità avevano trovato un minimo di stabilità, compromessa dal loro forzato e repentino spostamento, si badi bene, non in famiglie adeguate alla loro accoglienza, ma in altre strutture.

I legali pongono l’accento sulla necessità di rimettere al centro dell’intero sistema il reale interesse dei piccoli. «Ma chi ascolta i bambini? – aggiunge l’avvocato Francesco Miraglia da tantissimi anni impegnato in vicende che hanno al centro l’interesse dei minori – Si agisce per il loro bene, ma il loro bene effettivamente quale è se si passa sistematicamente sopra i loro diritti e i loro sentimenti e si ostacola e osteggia con ostracismo e ghettizzazione chi, come queste suore, cerca di mediare e cercare una strada che tenga conto anche degli interessi dei minori?».

La denuncia si allarga infine a una riflessione più ampia sul funzionamento delle procedure di allontanamento sul territorio nazionale. «Non è un caso, non è una coincidenza: è un sistema – prosegue l’avvocato Miraglia – Da anni sostengo che vi sia un metodo ben collaudato e a quanto pare esteso nell’intero Paese, dove gli allontanamenti dei bambini dai nuclei familiari per affidarli ad altre famiglie rappresentano in realtà delle adozioni mascherate. Assistenti sociali, tutori e giudici sono sempre gli stessi, i loro nomi si rincorrono nei procedimenti, i giudici decidono in base alla loro discrezionalità e a farne le spese sono bambini e ragazzi, i veri soggetti che questo sistema dovrebbe invece tutelare».