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Servizi sociali, affidi e genitorialità, Francesco Miraglia incontra la comunità senegalese toscana

Il 23 maggio, a Pisa, alle 15 c/o il cinema Agorà di Pisa, l’avvocato Francesco Miraglia del Foro di Madrid, già consulente dello stato dell’Ecuador  incontrerà la comunità senegalese della Toscana  per parlare ancora una volta di affidi e del ruolo che i genitori e i servizi sociali rivestono nel procedimento minorile. Insieme all’avvocato Miraglia oltre i rappresentati di varie associazioni senegalesi   ci sarà l’avvocato Carmen Pino del Foro di Barcellona Pozzo di Grotto , esperta di diritto minorile e di famiglia.

I citati professionisti  si confronteranno con un pubblico di origine straniera su temi particolarmente delicati che riguardano tutti, anche le famiglie immigrate. È una nuova occasione per far riflettere chi ascolterà su dinamiche complesse e particolarmente problematiche, dove spesso chi è più debole non viene adeguatamente tutelato. È importante che tutti i genitori siano ben consapevoli del loro ruolo e dei loro diritti, così come dei doveri dei servizi sociali e di cosa sia in loro potere fare. L’avvocato Miraglia farà chiarezza sui rapporti che intercorrono tra i diversi attori che intervengono in caso di affido e sul compito della giustizia a proposito della protezione del minore e dei suoi famigliari. Il valore aggiunto di quest’evento sarà la possibilità di confronto con la tradizione e la cultura africana, dove da sempre la famiglia è una struttura fondamentale della società, nonché uno degli aspetti più importanti della vita di un individuo. La famiglia, infatti, è la comunità da proteggere, dove non si lascia indietro nessuno e tutti vanno aiutati e sostenuti. Si tratta, quindi, di un’occasione unica, che favorirà spunti di riflessione nuovi e stimolanti e permetterà di analizzare il sistema da una prospettiva differente.

Ogni punto è unico, ogni è puro. Il quadro d’insieme nasce punto per punti

di Raffaella Regoli

Ho trovato questo pensiero su un foglietto di carta, su un frigorifero, in una casa un tempo felice. Dove viveva un bimbo un tempo felice.  Un piccolo punto nell’universo.

Ma quella mamma oggi non c’è più. Se l’è portata via un cancro. E quel piccolo, di appena sei anni, s’è l’è portato via lo Stato.  Strappato agli zii, la sua unica famiglia. Senza un motivo accettabile. Secondo lo schema canonico di un decreto che ha l’immediatezza dell’ atrocità legalmente consumata.

Portato via con un blitz di uomini  armati  e giubbotti antiproiettile.

Ma questo è solo l’ultimo atto, di una lunga scia  di allontanamenti di bambini e ragazzi che avvengono in ogni angolo buio d’Italia. Proprio sotto i nostri occhi.  Secondo le stime fatte dall’Università di Padova, in media ogni giorno  63 minori vengono allontanati   dalle loro famiglie.

E se  oggi questo libro  ha un merito, è proprio quello di unire tanti piccoli punti oscuri, per restituirci un quadro d’insieme chiaro e intellegibile.

Miraglia ci accompagna per mano in un  viaggio,  dentro la distorsione di un Sistema che in nome dei “diritti inviolabili” dei bambini, ha partorito un Mostro.    I casi in cui bisogna intervenire con urgenza per prelevare un minore dalla propria famiglia e metterlo al sicuro, scrive Miraglia, “sono  soltanto due,  maltrattamenti e violenza sessuale. Non possono esserci altre eventualità, altrimenti si violano i diritti del minore e  della propria famiglia”.

Altrimenti sono rapimenti mascherati.

Perché Bibbiano non è un caso isolato. Magari lo fosse. Ormai ne abbiamo la certezza.

Faccio questo mestiere da oltre trent’anni.  Quando ho iniziato a indagare su queste vicende, da quando è esploso il caso “Angeli e Demoni”,  non pensavo di trovarmi di fronte a tutto questo.  Ho letto migliaia di carte, centinaia di relazioni di avvocati,  di  assistenti sociali, CTU vere e false, decreti di Tribunali per minori.

Ho abbracciato la disperazione di decine di madri  e  padri; guardato lo strazio di piccoli innocenti  spesso allontanati  in modo disumano. In palese violazione proprio di quei diritti che dovremmo avere  il dovere di difendere.  Famiglie distrutte. Figli strappati per sempre. Traumi che non si possono cancellare come il segno del gesso sulla lavagna.

Centinaia di storie e altrettanti dolori che mi hanno  scavato dentro.

E’ così che  ho conosciuto Miraglia.  Inciampando, un giorno d’estate,  in una di queste storie,  nata a margine di Bibbiano.  E talmente ingiusta da costringerci tutti a guardare.

Il rapimento della piccola di Reggio Emilia. L’avvocato Miraglia torna a parlarne in questo libro per far capire come da una sequenza di “errori”,  sia potuto accadere che una bimba di appena due anni venisse prelevata dal suo lettino, da finti uomini dell’ ENPA, la protezione animali,  che si sono introdotti nella casa dei suoi genitori. Rapita con l’inganno. Un decreto firmato dal giudice senza verificare le dichiarazioni, rivelatesi poi false, degli assistenti sociali. E se non fosse stato per quelle telecamere che avevano ripreso tutto, se non fosse stato per le denunce dell’avvocato e  per il valore che ogni tanto questo mestiere riesce a dare alle cose che accadono,  nessuno avrebbe creduto  a Stefania e a Marco,  a quei due genitori disperati.

E allora la domanda che spesso ricorre,  anche fra colleghi increduli, è sempre la stessa:  “Come è potuto accadere?”.

E invece accade sotto i nostri occhi, ma ci vuole coraggio per continuare a guardare. Ma il Libro dei consigli dice: “Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva”.  Ecco,  questo libro spinge  a guardare. E spiega in modo semplice come sia potuto accadere. Perché quello che vi racconta è già accaduto. Sta accadendo tutt’ora.  E accadrà ancora se non vi si porrà rimedio.

Magari Bibbiano fosse un caso isolato.  E invece ha aperto solo il vaso di Pandora. In tutt’ Italia si continuano a commettere abusi, in nome di una presunta  tutela del minore. Perché  quello che  ormai abbiamo capito,  è  che “Il sistema” degli affidi, degli allontanamenti,  delle comunità per minori, delle case famiglia, è  spesso una mangiatoia che  serve a sfamare  tutti.

E si badi bene.  Quando si parla  di “Sistema”, il narratore lo chiarisce subito, ed è la forza di questo libro,  non va a caccia di dietrologie,  di complotti o  questioni ideologiche.  Né segue ragioni politiche. Perché la politica qui non c’entra, anche se vorrebbe entrarci eccome.

Lo capirete leggendo. Spesso gli allontanamenti sono “adozioni mascherate”. Miraglia  spiega bene la differenza tra un giudice togato, che quindi si sottopone a un controllo della magistratura, e un giudice minorile onorario che invece non ha alcun controllo. Così i Tribunali minorili sono divenuti negli anni “tribunali speciali” a tutti gli effetti. Dove non c’è contradditorio. E dove ci sono troppi giudici onorari in conflitto d’interesse,   perché a volte sono consulenti di  una casa- famiglia o di una comunità, per cui non possono emettere un giudizio super partes.

Miraglia ci spiega come sia potuto accadere che gli assistenti sociali abbiano  acquisito  nel tempo un potere enorme, non controllato da alcuno. E le segnalazioni che vengono fatte sulle famiglie siano diventate un’arma potentissima nelle loro mani.

Così  scoprirete, pagina dopo pagina, che  troppo spesso c’è un’ unica ratio che muove le cose in questo universo dove i bambini sono piccoli punti che servono a sfamare il “Sistema”.  E che quell’unica ratio si chiama Denaro.

Perché i bambini valgono tanto.

Anzi con gli anziani sono forse il business più redditizio.  Per ogni minore mantenuto in comunità o in  casa-famiglia, lo Stato paga  in media 130 euro al giorno. Che diventano 320 euro al giorno,  se il ragazzo ha problemi psichici o una qualche disabilità. Ma quegli stessi soldi non vengono dati per sostenere le famiglie che si rivolgono spesso ai servizi sociali per chiedere aiuto.

Faccio un esempio più chiaro, una comunità terapeutica per minori, una CTM, che ospita 10 ragazzi, incassa qualcosa come 100mila euro al mese.  Quasi 100mila euro in un solo mese, che fanno più di un milione di euro l’anno.

Capite bene come bambini e ragazzi oggi muovano profitti enormi che spesso ingolosiscono gente senza scrupoli.  Le case-famiglia, le comunità per minori stanno prolificando come tenacissima gramigna, senza  i controlli adeguati.  E per l’assistente sociale o l’operatore, che lavora in queste strutture, spesso con contratti brevi e a pochi soldi,  alimentare il sistema vuol dire  semplicemente  mantenere il proprio posto di lavoro.  Senza porre o porsi  troppe domande.

E’ così che tutti consapevolmente e inconsapevolmente,  alimentano  il Sistema.

E’ così che bambini fragili, di famiglie fragili, diventano il Capitale umano da sfruttare.

In questi anni, ce lo siamo raccontati spesso con Miraglia, sono rarissimi i casi di bambini tolti a famiglie benestanti. O come si diceva una volta,  borghesi.

Il Capitale umano è spesso lì dove c’è una fragilità. Con le separazioni poi,   questo bacino si è allargato a dismisura. E la parola “conflittualità genitoriale” si è fatta alibi per altri abusi legalizzati.

Il Sistema oggi appare sempre più come  il mostro che per sopravvivere ha bisogno di continui sacrifici umani.  E nessuno fino ad ora ha fermato questa bestia.

Ma  la macchina può essere fermata.  Questo libro non vuole alimentare la paura. E piuttosto  un’ esegesi della realtà.  E una catarsi, che apre a una speranza.  Perché Miraglia ha l’abilità di portarci dentro un quadro normativo, con altrettante proposte per cambiare le regole. Per cambiare le cose.  Senza più alibi. Perché nessuno possa continuare più voltarsi dall’altra parte. Perché, come ha scritto Brecht, “di nulla sia detto  è naturale  in questo  tempo di anarchia e di sangue, di ordinato disordine, di meditato arbitrio, di umanità disumanata,  così che nulla valga come cosa immutabile”.

Nulla deve valere come cosa immutabile. Soprattutto una legge che permette l’arbitrio. Perché è sempre da un punto che nasce un disegno.

A me oggi piace pensare che quel piccolo punto sia proprio il grido di dolore del bimbo di Pavia. Mentre lo portavano via, col visino devastato di lacrime, supplicava gli agenti:  “Vi prego,  per favore,  non toccate lo zio…”.

Era il 29 luglio. E con l’ Italia  in vacanza,  quel video era rimasto impigliato nella rete dei social. Presto dimenticato.

Ho dovuto combattere perché riuscissimo a trasmetterlo in prima serata a “Fuori dal Coro”,  su Rete4 . Tutti hanno provato a fermarci. Persino il Tribunale dei minori.

Ringrazio Mario Giordano per la fiducia, per aver creduto con me che quel video andava mostrato in tv. Il grido di quel bimbo fatto nostro. E ringrazio l’avvocato Miraglia che oggi difende lo zio.

 

“Ogni punto è unico, il quadro d’insieme nasce punto per punto”.

Questo c’era scritto sul pensierino di febbraio. E quel pensierino apparteneva al bimbo di Pavia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“L’avvocato dei bambini. Troppo potere senza controllo: ecco come si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti”

L’avvocato dei bambini. Troppo potere senza controllo: ecco come si costruiscono i falsi abusi familiari e gli affidi illeciti” di Francesco Miraglia.
Con la Presentazione di Francesco Morcavallo, Prefazione di Vincenza Palmieri, Postfazione Raffaella Regoli a breve in tutte le librerie.

Francesco Miraglia, ci accompagna per mano in un viaggio, dentro la distorsione di un sistema che in nome dei “diritti inviolabili” dei bambini, ha partorito un mostro. “I casi in cui bisogna intervenire con urgenza per prelevare un minore dalla propria famiglia, devono essere l’extrema ratio. Oggi avviene esattamente il contrario violando i diritti dei bambini e delle loro famiglie. Tutto ciò con il tacito assenso delle Autorità preposte”

 

Sempre fino alla vittoria

Voglio ringraziare tutte le Persone che conosco e tutte quelle che non conosco.
Voglio ringraziare i miei famigliari.
Voglio ringraziare i Professionisti che ogni giorno combattono le battaglie dello Studio Legale Miraglia.
Voglio ringraziare la storica segretaria dello Studio che in questo momento non è in ufficio avendo ricevuto in dono una bellissima bimba.
Voglio ringraziare l’ attuale segretaria dello Studio.
Voglio ringraziare tutte le associazioni che da anni si battono contro il mercimonio dei bambini.
Voglio ringraziare i Professionisti, cancellieri di Tribunali, ausiliari di Tribunali.
Voglio ringraziare il piccolo Giorgio ( nome di fantasia) di 7 anni , cha “abbiamo” restituito ai genitori dopo anni di battaglie che in un messaggio audio mi ha detto “ Francesco non mollare sei il mio IRONMAN”
Voglio ringraziare TUTTI voi per i messaggi, gli attestati di stima, gli attestati di riconoscenza, i messaggi di solidarietà che mia avete inviato in tutti i modi ed con tutti i mezzi

 

Che sia chiaro cari giudicetti, cari avvocatucoli, cari politicanti corrotti.

 

Io posso risultare simpatico o antipatico, posso essere considerato professionalmente capace o incapace ma una cosa deve essere chiara: io non VENDO i miei assistiti per sporchi giochi di potere, io non TRADISCO quanti hanno affidato la loro vita e quella dei loro bambini nelle mie mani per sporchi compromessi con i potenti.

Tante volte fin dall’ inizio della mia professione ho rifiutato qualsiasi compromesso; ho tutelato in tutto e per tutto quanti si sono affidati a me.

Già nel 2004 sollevai il caso dei pazienti psichiatrici che venivano “ sfruttati” da cooperative sociali attraverso una convenzione con l’ AUSL, in quanto venivano retribuiti per un lavoro vero con la paga di € 2,00 all’ ora.

Già quella volta rifiutai il compromesso con i potenti e portai avanti la mia battaglia fino a quando le cooperative sociali e l’ AUSL non furono obbligate a cambiare la convenzione.

Ancora oggi da 17 anni ricevo ogni Natale gli umili regali, ma per me preziosissimi, dei miei assistiti psichiatrici.

Tale questione ed il mio rifiuto di accettare compromessi ed illeciti accordi fecero arrabbiare l’allora Sindaco di Modena che si recò presso il Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Modena; fu ricevuto dall’ allora ex Presidente dell’ Ordine ( che ahimè me lo sono ritrovato come vice Presidente ancorchè decaduto del CNF) perchè doveva essere risolto il problema “ Miraglia”.

Io venni a sapere di questo incontro e mi arrabbiai con il mio Ordine di appartenenza e lo definii apertamente un “carrozzone corporativistico” che non tutela gli interessi dei cittadini- assistiti ma solo di chi ne fa parte.

Venni denunciato per diffamazione dall’ Ordine degli Avvocati di Modena e fui assolto dal Tribunale di Mantova.

In questo clima si inserisce la questione del 2005 che viene ora presa a pretesto per sanzionarmi disciplinarmente e per cercare di mettere a tecere il mio impegno a tutela dei Bambini e delle Famiglie.( si consideri che i fatti sono del 2005, il procedimento disciplinare viene aperto nel 2014 , la sanzione è del 2021!!! Se fosse stato una cosa seria e grave perchè non sanzionarmi subito???)

Anche in tale questione la mia rettitudine morale ha fatto si di non accettare illeciti accordi che compromettessero il mio assistito lavoratore del comune di Modena

Ho accusato pubblicamente il Comune ed il Sindacato che non aveva tutelato il lavoratore ( una estorsione non si fa in pubblico o sui giornali!!!) ed ho portato in causa il Sindacato con  una richiesta danni giudiziale che venne artatamente e falsamente, grazie alla testimonianza di un’ avvocato dell’ ordine di Modena, equiparata ad una minaccia estorsiva.

 

Cosi come nel caso “ Bibbiano”  non mi sono mai chinato al volere dei POTENTI.

Venni convocato nel suo ufficio da un importante magistrato, il più importante, il quale mi chiese di parlare pubblicamente a suo favore, a favore del Tribunale dei Minori evidenziando come i giudici siano stati ingannati anche loro, dai servizi sociali.

Alla fine dell’ incontro mi disse: “Avvocato cosi anche Lei avrà un amico a Roma”.

Io lo rassicurai.

La sera dopo ospite di Mario Giordano dichiarai pubblicamente e convintamente come i primi responsabili del sistema Bibbiano, che dilaga in tutta Italia, siano propri i magistrati che non fanno il loro dovere per incapacità o per malafede.

Non potevo tradire le mie convinzioni, non potevo tradire le mie battaglie, non potevo soprattutto tradire i miei assistiti e i loro bambini.

Sono fiero ed orgoglioso della mia scelta.

Magari non sarei stato estromesso dall’ albo ma come avrei potuto guardarmi allo specchio? come avrei potuto rispondere al telefono e parlare con genitori disperati a cui vengono tolti i figli?

Questo sono IO. ( essere giudicato da un avvocato, con tutto il rispetto, che come massima notorietà ha quella di inviare lettere di sollecito ai condomini morosi offende la mia intelligenza!!! Ma dai non scherziamo!)

Non mi fermeranno.

Non ci fermeranno.

Hanno solo un modo per fermarmi: con la mia eliminazione fisica. ( occhio però dovranno avere un buona mira perché se rimango vivo poi sono cazzi amari !!!)

 

Da ultimo voglio lanciare un messaggio tranquillizzante per TUTTI.

Mi riferisco anche a quei avvocatucoli sciacalli che chiamano qualche mio assistito per informarlo della mia situazione come se io non l’avessi già pubblicamente comunicato, anche ai giornali.

 

Queste illecite ritorsioni non attingono il mio titolo di avvocato europeo, per effetto del quale ho esercitato, esercito ed eserciterò sempre la mia professione anche e specialmente contro i potenti nella’ attesa della decisione della Suprema Corte.

Queste ritorsioni, non attingono i professionisti che da sempre mi hanno affiancato nella mia professione.

Lo Studio Legale Miraglia con testa alta e fiera combatterà ancora più di prima e con maggiore convinzione contro tutte le storture italiane in ogni ambito del diritto ognuno secondo le proprie specializzazioni e competenze.

 

SEMPRE FINO ALLA VITTORIA O SE PREFERITE HASTA LA VICTORIA SIEMPRE.

 

 

Francesco Miraglia

Continuo a difendere gli innocenti dagli sciacalli. E non riescono a fermarmi

Mi attribuiscono il merito di avere smascherato il sistema Bibbiano, di aver chiarito che esso si riproduce, identico a se stesso, in molte parti d’Italia, di aver spiegato che i veri responsabili sono i giudici, che gli avvocati non hanno difeso i propri assistiti, che politici e amministratori ne guadagnavano e guadagnano tuttora soldi e potere. Io non ho mai pensato di avere meriti particolari, ma ora iniziano a farmelo credere: adesso che, ancora una volta e senza riuscirci, i politicanti che dominano da decenni in Emilia, insieme a loro pedine nei consigli forensi e tra i magistrati, cercano di fermarmi, di impedirmi ogni attività. Ripeto: senza riuscirci, e spiego perché. Come molti sanno, mi sono sempre impegnato nella difesa dei deboli, dei genitori poveri a cui vengono strappati i bambini, dei lavoratori sfruttati e raggirati dal sindacato, dei malati psichiatrici costretti a lavorare a due euro all’ora per cooperative sociali. A differenza di altri, non ho taciuto, ho difeso i miei assistiti senza paura dei potenti: e ho ricevuto, di tempo in tempo, una cinquantina di esposti, spesso di avvocati e giudici, ma tutti sempre messi da parte, perché evidentemente falsi ed interessati.

In alcuni momenti, però, il mio impegno e i riconoscimenti di persone oneste hanno fatto tremare qualche potente un po’ più potente (nella Fattoria degli Animali di Orwell, gli animali sono tutti uguali, ma il maiale è un po’ più uguale degli altri).

Per esempio, nella primavera del 2013 ho denunciato pubblicamente che alcuni giudici minorili mi avevano proposto un patto illecito, promettendo che non avrebbero mandato in adozione Stella (nome di fantasia), se io avessi convinto i genitori, miei assistiti, a non lamentare in una nota trasmissione televisiva le falsificazioni e gli abusi commessi dal tribunale minorile.

Ed ecco che, puntuale, nell’estate di quell’anno, arriva una condanna nei miei confronti: recuperano un vecchio esposto del 2005, il più farneticante di tutti, in cui una sindacalista si doleva che avessi tentato di estorcerle denaro, quando invece avevo richiesto al sindacato un risarcimento per un lavoratore ingannato e da lei male assistito, poiché gli aveva fatto perdere il posto di lavoro per una malattia che non gli impediva di restare in servizio presso il comune di Modena, in cui era impiegato. Tutti coloro che si erano occupati di quell’esposto lo avevano accantonato come pazzesco, compreso il giudice, che aveva sbugiardato e redarguito i falsi testimoni. Ma questa volta le cose cambiarono. Il giudice venne sostituito e il nuovo magistrato, equiparando incredibilmente la richiesta di risarcimento al sindacato a una minaccia estorsiva rivolta alla sindacalista, pronunciò una condanna, per così dire, a orologeria: a pochi giorni dalla prescrizione del reato. Poi, nella cancelleria scompare il fascicolo, così quando impugno la sentenza la prescrizione è già maturata: nonostante io chieda di riesaminare l’assurda accusa, i giudici d’appello e di cassazione non perdono tempo a rivalutare fatti prescritti.

Gli avvocati (quelli che non difendono e provano fastidio nei confronti di chi difende davvero i clienti) colgono la palla al balzo: nel 2014 aprono un procedimento disciplinare tardivo, perché quel processo si riferiva a fatti vecchi di dieci anni ( del 2005), mentre la legge forense, già entrata in vigore da tempo, fissa a sei anni il limite per procedere (e ciò in aggiunta all’assurdità dell’accusa e al palese mendacio dei testimoni). Patisco un ingiusto periodo di sospensione (durante il quale più di prima denuncio le storture del sistema e vengo ascoltato anche dai mezzi di informazione) e ritengo che sia finita lì.

Ma nel luglio 2018, nella mia arringa finale del processo Aemilia di primo grado per supposte infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’imprenditoria emiliana, mi permetto di osservare che un processo serio avrebbe dovuto riguardare anche i politici e gli amministratori che per anni, stando all’accusa, avevano fornito appalti e copertura all’organizzazione criminale, in quel di Reggio Emilia. E tra quei politici e amministratori, come si sa, ve ne erano (e ve ne sono) di potenti, con incarichi locali e nazionali.

Nuovamente giunge puntuale il tentativo di repressione: ancora per quella vicenda del 2005, falsamente costruita molti anni prima, un collegio di avvocati, presieduti da un esponente, guarda caso, dell’ordine di Reggio Emilia, pronuncia la mia estromissione dall’albo.

La decisione era lacunosa, piena di errori e falsità, oltre che emessa in violazione del limite temporale imposto dalla legge forense.

Il mio impegno, però, continuava.

Nel 2019 esplode la notizia dell’inchiesta Angeli e Demoni, su Bibbiano.

Nel 2020 vengo indicato dall’ Espresso e da Repubblica tra i principali “testimoni” dell’accusa.

Nel 2021, dalle intercettazioni sul caso Palamara e dalle dichiarazioni rese dallo stesso emerge che alcuni politici, tramite ex esponenti del Consiglio dell’Ordine di Reggio Emilia e magistrati, hanno tentato di ostacolare e limitare l’inchiesta su Bibbiano e la stessa inchiesta Aemilia affinché non arrivasse a coinvolgere alcuni politici locali e nazionali.

Frattanto, in quegli stessi periodi, molte vittime del sistema Bibbiano si rivolgono a me, lamentando di non essere mai state effettivamente difese dai loro avvocati.

E a me si rivolge anche un importante magistrato, proponendomi di “aiutarci l’un l’altro”, di prendere posizione nel senso (assurdo) che i giudici minorili fossero a loro volta vittime dell’inganno di alcuni assistenti sociali e, in definitiva, chiedendomi di non ostacolare le sue attuali e future aspirazioni di carriera. Naturalmente, rispondo che non mi presto a scambi di aiuti segreti o illeciti, che non ho bisogno di ricevere né intenzione e modo di fornire.

Ecco, ancora una volta, la puntuale risposta repressiva: nel giro di pochi giorni, un esposto anonimo, rivolto contro di me e contro il sostituto procuratore di Reggio Emilia che conduce l’accusa su Bibbiano (frattanto arrivata a processo), preannuncia la conferma della mia estromissione dall’ordine, che dopo pochi giorni arriva con una sentenza redatta da un avvocato che dimostra di non essersi nemmeno letto il fascicolo.

Ovviamente, ho già proposto il ricorso per cassazione e nel giudizio della Suprema Corte confido in modo sincero: la sentenza (che necessariamente doveva intervenire a fermare il nuovo ciclone sui fatti di Bibbiano e sugli illeciti ostacoli posti all’inchiesta) è talmente frettolosa e parziale che non analizza le ragioni da me apportate, ma ne inventa altre, in modo da non affrontare gli errori della prima decisione, e così obbedisce a tutt’altro che ai criteri del diritto, senza indicare nemmeno l’esame dei fatti e le palesi e reciproche contraddizioni di chi li ha palesemente e poco abilmente inventati.

A fronte di così maldestri attentati, non ho certo bisogno di rendere ulteriori spiegazioni a chi conosce la mia esperienza e condotta. Devo tuttavia chiedermi: queste sono le cartucce che ladri di bambini e politicanti corrotti hanno da sparare? Così intendono fermare un impegno che parte dalla coscienza e dalla vicinanza alla gente per bene, agli ultimi, ai bambini, ai deboli, agli innocenti?

Sparano a vuoto, ancora come in passato: le loro illecite ritorsioni non attingono il mio titolo di avvocato europeo, per effetto del quale ho esercitato, esercito ed eserciterò sempre la mia professione anche e specialmente contro i potenti e le storture italiane.

Quelle ritorsioni, anche grazie ai professionisti che da sempre mi hanno affiancato nella mia professione, in primis mio fratello (buon sangue non mente!!!), soprattutto, non attingono il mio essere avvocato vero e convinto: un difensore, cioè, che difende chi ne ha bisogno; una voce per chi non ha forza di far sentire; un dito puntato contro le storture di un sistema a cui tengono bordone signorotti, giudicetti, avvocatucoli.

Sono con me (e io con loro) cittadini (moltissimi), colleghi onesti (pochi), associazioni ed enti socialmente impegnati ed istituzionalmente riconosciuti.

Il mio impegno e il mio lavoro, in serietà e costanza, proseguono, insomma, oggi più di sempre.

 

Francesco Miraglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sospeso il trasferimento di un bambino in una comunità diurna

 

Il Tribunale dei minori di Venezia accoglie il ricorso presentato dalla madre, che avrebbe dovuto portare il figlio ogni giorno in provincia di Venezia a spese proprie

 

PADOVA. «Possibile che in tutta la provincia di Padova non esista un centro diurno in grado di accogliere un minore, ma che si debba trasferirlo quotidianamente in provincia di Venezia, a spese del genitore per giunta?». L’avvocato di Modena, Francesco Miraglia, è stupito e perplesso e altrettanto deve esserlo stato il giudice del Tribunale veneziano che si occupa dei minori, visto che dopo appena un paio di giorni dal deposito dell’istanza di revoca, ha sospeso il provvedimento di trasferire il ragazzino undicenne e ha chiesto maggiori delucidazioni ai Servizi sociali di Piazzola sul Brenta (Padova). I quali, all’interno di una vicenda che vede il padre del piccolo indagato per abusi sessuali commessi contro di lui, avevano invece programmato un percorso di allontanamento dalla madre, che si oppone agli incontri tra padre e figlio. «Secondo il progetto stilato dai Servizi sociali territoriali, la mamma del ragazzino avrebbe dovuto tenere con sé il figlio soltanto la notte e portarlo ogni giorno alla struttura diurna di Marghera» precisa l’avvocato Miraglia, «che dista da Padova 50 chilometri, accompagnandolo alle 8 e andando a riprenderlo alle 18.  Si troverebbe, pertanto, a compiere il tragitto quattro volte in una giornata. E questo ogni giorno della settimana, weekend compresi». 

Il legale ha calcolato che per le 120 volte al mese che la madre dovrebbe compiere il tragitto Padova-Marghera, arriverebbe a percorrere 6 mila chilometri e a spendere mensilmente 2.500 euro: per la madre un provvedimento simile risulterebbe dispendioso e incompatibile con qualunque tipo di attività lavorativa.

E si verrebbe a sradicare completamente il ragazzino dalla realtà in cui vive, dalla sua scuola e dagli amici, oltre che dalle sorelle: il progetto, quindi, non tutela certo il minore e non va nella direzione di garantirgli una serenità e un benessere psicofisico. Che ha già in parte raggiunto, con un maggiore serenità e integrazione con gli amici coetanei, da quando non è più costretto agli incontri protetti con il padre.

Sulla base quindi dell’istanza presentato dalla madre, il Tribunale di Venezia ha sospeso il provvedimento e chiesto ulteriore documentazione ai Servizi sociali, che hanno redatto il progetto riferendosi a visite e colloqui con il ragazzino che risalgono ad oltre un anno fa.

«Se questo è lo standard dei provvedimenti messi in atto dai Servizi sociali» conclude l’avvocato Miraglia «mi chiedo se non sia il caso di promuovere dei corsi di aggiornamento, perché non si capisce quale utilità possa portare al benessere del bambino questo percorso di totale sradicamento dal proprio contesto familiare e sociale, che si configura, alla fine, più come una sorta di trasferimento coatto». 

La redazione