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Giustizia minorile a Torino sotto accusa: «Il giudice ha ignorato gli atti, la CTU diventa una sentenza. Nordio invii gli ispettori»

L’Avv. Francesco Miraglia denuncia gravi anomalie processuali nel Tribunale di Torino: contestato il mancato esame di atti tempestivamente depositati, sollevati dubbi sulla terzietà della consulenza tecnica e chiesto al Ministro della Giustizia Carlo Nordio l’invio degli ispettori ministeriali. «Questa vicenda potrebbe rappresentare la punta dell’iceberg di un sistema che merita di essere verificato fino in fondo».

TORINO  2 agosto 2026 – Può un giudice assumere un provvedimento destinato a incidere sulla vita di una bambina senza esaminare atti che, secondo la difesa, erano stati regolarmente depositati? Può una consulenza tecnica determinare il destino di una famiglia quando sulla sua indipendenza vengono sollevati dubbi circostanziati? E soprattutto: chi controlla il corretto funzionamento di un sistema nel quale, con particolare frequenza, vengono nominati gli stessi consulenti tecnici chiamati a esprimersi sulle vicende più delicate riguardanti i minori?

Sono gli interrogativi posti dall’istanza urgente depositata dall’Avvocato Francesco Miraglia nel procedimento pendente davanti al Tribunale di Torino, nella quale vengono rappresentate circostanze che, se confermate, imporrebbero una seria riflessione sul funzionamento della giustizia minorile nel capoluogo piemontese.

Secondo quanto esposto nell’atto, il provvedimento impugnato sarebbe stato emesso sul presupposto che la parte ricorrente non avesse depositato le proprie note difensive. La difesa sostiene invece che tali note erano state tempestivamente trasmesse e che il deposito telematico si fosse già perfezionato nei termini di legge. La circostanza sarebbe stata immediatamente rappresentata al Tribunale mediante un’istanza di revoca corredata dalla documentazione informatica, senza che, secondo la prospettazione difensiva, venisse effettuata alcuna verifica né adottato alcun provvedimento di risposta.

Ma il profilo che, secondo la difesa, assume una rilevanza ancora maggiore riguarda il sistema delle consulenze tecniche.

L’istanza contesta infatti la terzietà della consulenza tecnica d’ufficio, evidenziando rapporti professionali tra la consulente nominata dal Tribunale e la consulente tecnica di parte del resistente, che, secondo quanto dedotto, si alternerebbero in diversi procedimenti nei ruoli di CTU e CTP. Una circostanza che, secondo la difesa, impone una verifica rigorosa, poiché l’indipendenza del consulente rappresenta il fondamento stesso dell’affidabilità dell’accertamento tecnico.

«Se quanto denunciato dovesse trovare conferma», dichiara l’Avvocato Francesco Miraglia, «non ci troveremmo davanti a una semplice irregolarità processuale. Potremmo trovarci davanti alla punta dell’iceberg di un sistema che merita di essere verificato fino in fondo. Tengo a precisare che il mio riferimento riguarda esclusivamente quanto sta emergendo nel Tribunale di Torino e che proprio per questo ritengo doverosi accertamenti istituzionali.»

«Nei procedimenti di famiglia il vero nodo è rappresentato dalla consulenza tecnica. Troppo spesso la CTU finisce per orientare in modo decisivo l’esito della causa e il provvedimento del giudice recepisce le conclusioni del consulente. Di fatto, la consulenza tecnica rischia di diventare la vera sentenza. È proprio per questo che l’indipendenza del consulente deve essere assoluta.»

Secondo il legale, è necessario aprire una riflessione anche sul sistema delle nomine.

«Nel Tribunale di Torino si assiste con frequenza alla nomina di un numero ristretto di professionisti appartenenti all’Ordine degli Psicologi per gli incarichi di consulenza tecnica nei procedimenti riguardanti i minori. Questa circostanza, di per sé, non costituisce alcuna irregolarità. Tuttavia, proprio perché si tratta degli stessi professionisti chiamati a svolgere un ruolo così delicato, è indispensabile che ogni dubbio sulla loro indipendenza venga verificato con il massimo rigore.»

«Quando emergono rapporti professionali tra consulenti tecnici d’ufficio e consulenti tecnici di parte, oppure situazioni che possono incidere sull’apparenza di imparzialità, non basta affermare che tutto è regolare. Occorre verificare. La giustizia non deve soltanto essere imparziale: deve anche apparire tale.»

L’Avvocato Miraglia richiama poi l’attenzione sul ruolo dell’Ordine degli Psicologi.

«Nel caso che denunciamo risulta pendente da oltre quattro anni una segnalazione disciplinare senza che sia ancora intervenuta una decisione definitiva. A prescindere dall’esito finale, un tempo così lungo pone un problema che non può essere ignorato.»

«Gli Ordini in generale, nello specifico qiello  degli Psicologi non può essere percepito come un organismo chiamato esclusivamente a rappresentare gli interessi della categoria. Svolge una funzione pubblica di garanzia. Deve tutelare innanzitutto i cittadini e assicurare il rispetto delle regole deontologiche. Nei procedimenti riguardanti i minori questa responsabilità assume un valore ancora più elevato, perché attraverso le consulenze tecniche si decide il futuro di bambini e famiglie.»

«Quando vengono segnalate possibili situazioni che incidono sull’indipendenza delle consulenze tecniche, le verifiche devono essere tempestive. Un procedimento disciplinare che resta privo di definizione per oltre quattro anni rischia di compromettere la fiducia dei cittadini nell’effettività dei controlli. Gli Ordini professionali non sono sindacati di categoria: sono istituzioni poste a garanzia dei cittadini.»

L’istanza depositata davanti al Tribunale chiede la revoca dell’ordinanza, il riesame della consulenza tecnica, il deposito delle registrazioni integrali dei colloqui peritali e la rimessione del procedimento ad altro magistrato, ritenendo compromesse le condizioni di imparzialità del giudizio.

L’articolo si conclude con un appello rivolto al Ministro della Giustizia.

«Chiedo al Ministro della Giustizia Carlo Nordio di disporre l’invio degli ispettori ministeriali presso il Tribunale di Torino per verificare se quanto denunciato rappresenti un episodio isolato oppure evidenzi criticità che meritano un intervento istituzionale. Non chiedo condanne preventive né processi mediatici. Chiedo accertamenti. Se tutto risulterà regolare, sarà interesse di tutti che venga confermato. Se invece dovessero emergere anomalie, sarà dovere dello Stato intervenire.»

«Nei procedimenti di famiglia non si decidono controversie patrimoniali. Si decide il futuro dei bambini. E quando il futuro di un bambino dipende in larga misura da una consulenza tecnica, lo Stato ha il dovere di garantire che quella consulenza sia realmente indipendente, che il giudice abbia esaminato tutti gli atti prima di decidere e che gli organi di vigilanza esercitino pienamente la loro funzione. Solo così si tutela la credibilità della giustizia minorile e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.»

          

Rivela gli abusi subiti nella famiglia addottante: ragazzina spedita in casa famiglia

Il Giudice onorario del Tribunale di Cagliari non crede al suo drammatico racconto e l’allontana dal fratellino e dalla sorella maggiore
 
CAGLIARI. Una ragazza sta lottando contro le istituzioni per riavere con sé i due fratellini minori, di 13 e 12 anni, dichiarati adottabili e spediti lontanissimi dalla casa di Cagliari – città in cui hanno sempre vissuto – per mandarli in Emilia Romagna. Dove per altro non stanno bene e dove i loro appelli disperati e i racconti drammatici rimangono inascoltati. Anzi, dopo che la ragazzina tredicenne ha raccontato le angherie subite alla sorella maggiore, i Servizi sociali l’hanno tolta alla famiglia adottante e l’hanno spedita da sola in una casa famiglia, senza il fratellino che finora era sempre stato con lei, unico legame rassicurante che la ragazzina aveva così lontano dalla sua casa e dalla sua terra d’origine.
«Ma cosa muove le istituzioni? La ricerca del benessere dei bambini o qualcosa di sotterraneo e poco chiaro, che nulla ha a che vedere con la salute psicofisica dei minori?». L’avvocato Francesco Miraglia, esperto in Diritto minorile, torna ad affrontare un caso, purtroppo l’ennesimo, di minori tolti alle famiglie e affidati altrove, senza un minimo di criterio che tenga conto del bene dei bambini. In questo caso si tratta di una ragazza di 13 e del fratello dodicenne, che i Servizi sociali e il Tribunale dei Minori di Cagliari hanno allontanato dai genitori e mandato a Bologna. Per giunta in una famiglia in cui non si trovano per nulla bene e che è quella che è stata scelta per la loro adozione. A nulla sono valsi finora i loro appelli disperati: le istituzioni, sorde, non li hanno ascoltati.
«Anzi, il giudice onorario che ha seguito la vicenda» prosegue Miraglia «si è perfino preso la briga di volare a Bologna a parlare con i due minori, solo che al suo rientro ha riferito che i due ragazzi han detto di stare bene. Molto diverso da quello che invece la ragazzina ha scritto più volte alla sorella maggiore».
A preoccuparsi della sorte dei due ragazzini, infatti, c’è una sorella più grande, la quale ha detto più volte di essere ben contenta di tenerli con sé, ma che nessuno, né il Tribunale e nemmeno i Servizi sociali, hanno tenuto in considerazione.
«Lo stato di adottabilità sussiste nel momento in cui non esistano parenti prossimi in grado di occuparsi dei minori» spiega il legale, «ma in questo caso i due adolescenti hanno una sorella amorevole che può prendersi cura di loro. Per questo abbiamo presentato un ricorso chiedendo la revoca dell’adottabilità, anche in virtù del fatto che la sorellina ha più volte espresso il desiderio di tornare in Sardegna. Ha trovato il modo di comunicare con la sorella più grande e di raccontarle del difficile rapporto con la nuova famiglia bolognese, in cui non si trova bene, a differenza della famiglia di Cagliari che per tre anni si era occupata di lei e del fratellino e che sarebbe ben disposta, eventualmente, ad accoglierli nuovamente. E ancora peggio, non siamo riusciti a capire (i Servizi sociali cagliaritani non ci hanno ancora risposto) come mai, una volta che la ragazzina ha palesato alla sorella maggiore la sua disperazione, sia stata allontanata dalla famiglia adottante, e pertanto anche dal fratello, e inviata in una casa famiglia. Una situazione incredibile, dove si perde di vista che lo scopo di ogni provvedimento debba essere il benessere dei minori, che in questo caso è palese che non stiano benne e rischiano di stare ancora più male, se non si darà il giusto ascolto ai loro disagi».