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Tribunale per i minorenni di Venezia giustifica l’inefficienza dei servizi allontanando due bambini dai genitori

(VERONA, 7 Luglio 2021). Il Tribunale dei Minorenni di Venezia deve aver letto le carte al contrario o aver preso un abbaglio: non si spiegherebbe, altrimenti, perché abbia allontanato due bambini veronesi dai loro genitori, impedendone persino gli incontri protetti e confinandoli per l’ennesima volta in una comunità, alla vigilia del loro rientro a casa. A motivare il provvedimento sarebbe un presunto atteggiamento oppositivo dei genitori, che invece si sono sempre dimostrati collaborativi con i Servizi sociali del Comune di Verona, dove abitano, e amorevoli con i figli. «Se c’è qualcuno che ha delle mancanze, questi sono il Servizio di Neuropsichiatria infantile e i Servizi sociali di Verona» dichiara l’avvocato Miraglia, legale dei genitori, «perché non hanno mai ottemperato alle originarie prescrizioni del Tribunale stesso. Non hanno mai avviato un percorso di sostengo ai genitori, per essendo loro più che collaborativi, né hanno iniziato una progettualità con i bambini». I genitori, tramite l’avvocato Miraglia, hanno presentato reclamo alla Corte d’Appello di Venezia, chiedendo che i bambini siano finalmente collocati a casa propria, dove praticamente non vivono stabilmente più dal 11 novembre 2019.

Sono infatti quasi tre anni   che questi bambini, che hanno 11, 7 e 4 anni non vivono con i genitori.

Da un anno la sorellina è potuta tornare a casa da mamma e papà per motivi di salute, mentre i due fratellini sono rimasti nella struttura.

I genitori nel frattempo hanno ripreso una vita regolare e hanno un ottimo rapporto con i figli, pertanto ad agosto dello scorso anno il Tribunale per i Minorenni aveva disposto il “rientro graduale dei minori presso i genitori”; che è avvenuto regolarmente tutti i fine settimana da agosto l’anno scorso fino al 20 giugno u.s.. A fine giugno, a sorpresa, i Servizi sociali hanno comunicato alla coppia che la comunità che ospitava i bimbi li avrebbe messi alla porta, non avendo più nulla da fare con loro ma soprattutto perché non era stato mai presentato un progetto da parte dei servizi sociali. Incredibilmente il Tribunale per i minorenni, invece di prendere atto dell’inefficienza dei servizi sociali ha ricollocato  i bambini a una comunità, l’ennesima, sospendendo pure gli incontri con i genitori perché questi non sarebbero collaborativi. Ma se hanno fatto tutto ciò che è stato chiesto loro! Sono le istituzioni che hanno mancato in tutto! E il Tribunale dei Minorenni ha travisato le risultanze fattuali, cadendo forse nel clamoroso errore di imputare la mancata ottemperanza delle sue indicazioni ad un atteggiamento oppositivo o non collaborativo dei genitori. Sono le istituzioni ad avere colpe e mancanze. È la comunità familiare che ospitava i bambini ad avere, in via autonoma, “deciso le dimissioni dei bambini”; mentre il Servizio di Neuropsichiatria infantile e i Servizi sociali del Comune di Verona non hanno mai ottemperato alle disposizioni del tribunale stesso, non avviando mai un percorso di sostegno ai bimbi e i genitori. I quali adesso, insieme ai loro figli, sono vittime di un sistema dalle grandissime falle e dalle palesi inadempienze e inadeguatezze».

Questa ennesima situazione dimostra che a pagare le conseguenze sono sempre i più deboli ma soprattutto mi chiedo e chiedo come è possibile che un Tribunale invece di condannare la superficialità, le inefficienze, il pressapochismo di chi con i soldi pubblici dovrebbe tutelare e salvaguardare i diritti dei minori, li ignora  o meglio ancora li giustifica sulla pelle dei bambini?

Violentata una minorenne in un centro di recupero: confermata in appello a 5 anni di reclusione per un altro ospite all’epoca 43enne

ANCONA (4 Giugno 2021). Confermata anche dalla Corte d’Appello di Ancona la condanna di un uomo per lo stupro di una minorenne, avvenuto tre anni fa all’interno della comunità di recupero dalle dipendenze in cui entrambi erano alloggiati. L’uomo, che nel dicembre 2018 aveva 43 anni ed era ricoverato nella struttura per la sua dipendenza da alcol, ha usato violenza nei confronti della ragazzina, all’epoca diciassettenne, approfittando della sua condizione di inferiorità dovuta alla giovanissima età. Oltre al fatto che, nel momento in cui ha fatto irruzione nella sua stanza, la ragazzina stava dormendo. Una violenza che si è consumata senza che nessuno degli operatori addetti alla sorveglianza, pur presenti nel reparto in quel momento, si fosse accorto di nulla e fosse pertanto intervenuto in suo aiuto. La ragazzina aveva avuto il coraggio di denunciare tutto a un’operatrice sociosanitaria della comunità, che aveva notato in lei un atteggiamento strano e che le aveva quindi chiesto cosa le fosse capitato. Tra l’altro l’uomo, consumata la violenza, si era pure presentato per alcune notti successive nella stanza della giovane, che però in quelle occasioni era riuscita ad allontanarlo. Ne era seguita quindi un’inchiesta, con la relativa condanna dell’uomo in primo grado a cinque anni di reclusione. Condanna confermata da una recente sentenza emessa questa settimana dalla Corte d’Appello di Ancona.

«Soddisfatti della conferma della sentenza» commenta l’avvocato Miraglia, che difende il padre della ragazzina costituitosi parte civile, «procederemo ora con la richiesta di risarcimento dei danni morali e materiali sia al colpevole della violenza che al responsabile della struttura di recupero, che non ha saputo sorvegliare e prendersi cura adeguatamente della minore. C’è anche da sottolineare – e quindi mi rivolgo al ministro della Salute Roberto Speranza – come siano pochissime  i luoghi che possono aiutare i minori senza contattare che potrebbero essere aiutati a casa loro.

i. Purtroppo la stragrande maggioranza delle volte i minori vengono inseriti in strutture riabilitative nelle quali sono alloggiati anche gli adulti che, come si evince dal caso in questione, possono dimostrarsi assai pericolosi. Sarebbe pertanto opportuno cominciare a pensare di realizzare strutture dedicate esclusivamente all’accoglienza di minori affetti da dipendenze, soggetti particolarmente fragili e vulnerabili».

 

Cassino, la segretaria comunale incontra la zia delle bambine

La dirigente mette in discussione l’operato dei Servizi sociali

Cassino (25 Aprile 2021). A sorpresa la zia delle bimbe, che il 6 aprile scorso i Servizi sociali di Cassino le hanno strappato e portato in comunità, ha incontrato la segretaria comunale del Comune, la quale, nel corso del colloquio, si è mostrata molto contrariata rispetto all’operato dei Servizi sociali in merito all’allontanamento illegittimo delle bambine, ritenendo assolutamente inspiegabile quanto accaduto. Nei confronti della zia ha avuto parole positive, ritenendola una persona perbene e con un elevato livello socio-culturale e, a suo parere, le bambine dovrebbero tornare immediatamente a casa con lei.

«Non possiamo che elogiare la segretaria comunale, dirigente ad interim dell’area Servizi» dichiara l’avvocato Miraglia, che difende la zia delle bambine, «perché ha fatto quello che ci attendevamo da venti giorni da parte del sindaco: ha parlato con la zia, l’ha conosciuta di persona, ha studiato i fatti. Sono intervenuti una serie di politici a difesa del sindaco, molti nemmeno sapevano cosa fosse accaduto in realtà: semplicemente si sono lanciati in una difesa d’ufficio del primo cittadino. Invece avrebbero dovuto fare tutti, sindaco in primis, quello che ha fatto la dirigente: parlare con la zia. Bisogna parlare con le persone, anziché agire sulla base di pregiudizi. Auspichiamo che il sindaco prenda le distanze da questi operatori e che il Tribunale tenga ora in considerazione queste dichiarazioni della dirigente comunale».

Nel frattempo la zia ha presentato un’integrazione di querela per abuso d’ufficio e violenza privata nei confronti degli assistenti sociali: le bambine furono portate via d’imperio, con l’inganno, un pomeriggio nel quale la zia le aveva accompagnate in municipio per un colloquio protetto con il loro papà. Appena saputo che avrebbero dovuto essere condotte in comunità le bimbe, piangendo, avevano tentato di fuggire disperate: una di loro, afferrata al volo da uno degli operatori, cadde a terra ferendosi alla mano e al ginocchio.

«L’articolo 403 del Codice civile, applicato in questo caso» conclude l’avvocato Miraglia «consente ai Servizi sociali di intervenire in situazioni di emergenza e grave pericolo in cui dovessero trovarsi dei minori. Ma auspichiamo un intervento del legislatore affinché lo abolisca, per l’abuso che ne fanno alcuni Servizi sociali, che lo utilizzano spesso a proprio piacimento e senza che vi sia un pericolo imminente da cui mettere al riparo i bambini».

Cassino: squalificante mettere sul piano politico la vicenda delle due bambine strappate alla zia

Cassino  (20 Aprile 2021).  Nella giornata di ieri, è stato pubblicato, su un quotidiano locale un articolo dal titolo “Le bimbe tolte alla zia e quel fallo da cartellino rosso di una “certa destra”, a firma del già vice sindaco di Cassino.

Visto che si ritorna ad intervenire sulla vicenda delle bambine che i Servizi sociali hanno strappato due settimane fa alla zia e che attraverso alcuni mass media si stia operando una difesa d’ufficio del sindaco stesso e degli assistenti sociali, non possiamo esimerci dall’intervenire, anche noi, in quanto legali della zia, per chiarire ulteriormente alcuni passaggi e rispedire al mittente alcune, gratuite, accuse.

 

Corre l’obbligo innanzitutto di precisare che il Tribunale per i minorenni di Roma non ha confermato l’operato dei Servizi sociali di Cassino e non è vero che non abbia rilevato elementi per sconfessare l’operato delle assistenti sociali, dal momento che l’udienza è fissata per il prossimo 5 Maggio.

Pertanto chi si sente in dovere di intervenire, almeno abbia la compiacenza di informarsi sulle cose, altrimenti farebbe bene a tacere.

 

Accusare poi lo Studio Miraglia di strumentalizzare la vicenda di queste due bambine per questione politica, non trova riscontro alcuno e la trasparenza e trasversalità con il quale operiamo è sotto gli occhi di tutti. Da anni interveniamo a tutela di minori, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni che emanano dei provvedimenti di allontanamento ingiustificati. E quando ci si riferisce al “caso Bibbiano” è per indicare il metodo adottato da più e più Comuni, purtroppo, di allontanare i bambini per affidarli a case famiglia che magari hanno rapporti poco trasparenti con le amministrazioni stesse oppure con gli assistenti sociali che vi operano. E a questo proposito il sindaco di Cassino ci spieghi che rapporti ha con gli assistenti sociali che hanno deciso di allontanare queste due bambine, i quali pare vengano forniti da un consorzio e non sono nemmeno alle dirette dipendenze del municipio.

 

Costoro hanno applicato in questa vicenda l’articolo 403 del Codice civile, il quale recita: “Quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, lo colloca in luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione”. Ci debbono dire, questi signori, che grave pericolo correvano queste due bambine, dal momento che la motivazione che i Servizi sociali hanno addotto nella relazione presentata al Tribunale per i minorenni di Roma è l’eccesso di possesso e un atteggiamento della zia ritenuto troppo critico verso l’operato degli assistenti sociali.

Tra l’altro fu il sindaco per primo ad intervenire dicendo di non conoscere la vicenda e, come cittadini, siamo sdegnati dal fatto che il tutore delle bambine non sappia cosa si decida dei minori a lui affidati, né conosca i motivi di un allontanamento così brutale. Ma quando firma un provvedimento, lo fa senza chiedere, senza controllare?

 

La vicenda sicuramente la ben conosce chi, come noi, ci è addentro pertanto, chi si è lanciato in una accorata difesa del sindaco, sarebbe stato opportuno che avesse un minimo di conoscenza dei fatti. Porre la vicenda, poi, sul piano politico è squalificante e non centra l’obiettivo della questione: il sindaco non ha certo bisogno di una difesa d’ufficio. Chi agisce con le sue responsabilità deve essere forte solo della propria decisione, del proprio buon operato.

 

Quanto a noi, legali dello Studio Miraglia, dire che agiamo per interessi o posizioni meramente politiche è oltremodo ingiusto e offensivo. Gli avvocati non si schierano: gli avvocati rispondono al mandato ricevuto dai loro assistiti e agiscono in loro difesa. Respingiamo pertanto ogni infondata accusa di partigianeria politica: soprattutto quando si parla di bambini, non ci sono colori o schieramenti o interessi politici. Ci sono solo i diritti delle persone, persone fragili e indifese.

Cassino, bimbe strappate alla zia. Il motivo è l’eccesso di possesso

FROSINONE, BIMBE STRAPPATE ALLA ZIA: IL MOTIVO È  L’ECCESSO DI POSSESSO
Avvocato Miraglia: «La ministra per la Famiglia intervenga immediatamente».
Cassino (15 Aprile 2021). Finalmente si è venuti a conoscenza dei “gravi” motivi che hanno portato all’allontanamento, martedì 6 Aprile a Cassino, di due bambine dalla loro zia cui erano affidate:  sarebbero in pericolo di “eccesso di possesso”. Stando almeno alla relazione che i Servizi sociali di Cassino hanno presentato al Tribunale per i minorenni di Roma. «Niente maltrattamenti, quindi» dichiara l’avvocato Miraglia, che tutela la zia e le due bambine, «nessuna violenza, né segni di abbandono o di incuria. Niente di tutto questo. La “colpa” della zia sarebbe quella di aver messo le nipotine in pericolo di “eccesso di possesso” e di assumere “atteggiamenti denigratori nei confronti del personale” dei Servizi sociali. Tutto ciò non può che farci indignare: ma è mai possibile che un provvedimento di urgenza, che la legge sancisce appositamente per mettere al riparo i minori da pericoli imminenti per la loro incolumità, quindi per la loro salute e la loro vita, vengano assunti perché  la zia si dimostra troppo premurosa con le nipotine e critica verso l’operato dei Servizi sociali? Adesso se critichi gli assistenti sociali questi ti portano via i bambini? Il provvedimento d’urgenza, adottato per allontanare le bambine dalla zia, sancito dall’articolo 403 del Codice civile, si applica in caso di estrema urgenza e per tutelare i minori, non per salvaguardare il buon nome degli operatori sociali. A questo punto non possiamo che chiedere che questi assistenti sociali smettano di occuparsi di minori e soprattutto chiediamo un intervento urgente dal parte della ministra della Famiglia, Elena Bonetti. Purtroppo, come siamo soliti ormai dire, “Bibbiano è solo la punta di un iceberg”, ben radicato e profondo nel sistema degli affidi e dei collocamenti dei minori nelle comunità e nelle case fam

Cassino. bimbe sottratte alla zia. Il Sindaco tace i motivi

FROSINONE (14 Aprile 2021). «Abbiamo letto la replica del Sindaco di Cassino, Enzo Salera, al caso delle due bambine sottratte alla zia che abbiamo sollevato nei giorni scorsi: riteniamo che abbia perso un’occasione per stare zitto» dichiara l’avvocato Miraglia, che tutela la zia delle due bambine, le quali, affidate a lei dal tribunale, all’improvviso e senza motivo apparente sono state condotte in una casa famiglia. «Colpisce la cifra dei minori, un centinaio, che si vanta di far seguire ai suoi Servizi sociali» prosegue l’avvocato Miraglia. «Un po’ altina visto che Cassino è un Comune di medie dimensioni, annoverando suppergiù 36 mila abitanti. Il suo comunicato, comunque, tutto diceva tranne i motivi per i quali i Servizi sociali hanno sottratto alla zia le due bambine, che con lei vivevano serene. A parte che anziché una nota stampa, poteva convocare la zia in Municipio per parlare direttamente con lei, ci deve spiegare e illustrare quali sarebbero le sue mancanze, tali da non consentire che le bambine avessero una “crescita educativa, fisica e psicologica normale”».

Quello che pare evidente, ancora una volta, è che il Sindaco nulla sappia di tutta questa vicenda e che soprattutto si sia di fronte ad un abuso di potere. «Ricordiamo al Sindaco» prosegue ancora l’avvocato Miraglia, «al quale diciamo che, grazie, ma non ci servono lezioni su come sono organizzati i  Servizi sociali, ebbene ricordiamo che l’unica possibilità per la Pubblica Amministrazione di sostituirsi all’Autorità Giudiziaria, che le consenta di allontanare di impeto dei minori dalla casa e dalla famiglia in cui vivono, è che sussistano dei gravi e imminenti pericoli per la loro incolumità.

 

Ma quale pericolo ci poteva essere se queste bambine sono brave a scuola, serene e che quel giorno la zia le aveva accompagnante in municipio a un incontro i genitori, oltretutto per pura iniziativa arbitraria degli operatori sociali, pulite e ben vestite? Invece di lanciarsi in una difesa d’ufficio nei confronti dei suoi assistenti sociali, ci spieghi i motivi che hanno portato a questo allontanamento coatto.

 

E soprattutto, visto l’elevato numero di casi di minori che il Comune dice di seguire, ci illustri quante e quali convenzioni siano in essere con le case famiglia  e le comunità di accoglienza; quanto spende, in denaro pubblico, il Comune di Cassino per alloggiare i minori allontanatati da casa e nello specifico quanto costano queste due bambine alla collettività. Soldi che potevano essere tranquillante risparmiati. Ci si conceda poi un’ultima affermazione: siamo stati contattati da diversi cittadini di Cassino, che ci hanno raccontato come episodi di allontanamento in tutto simili a quello di queste bambine sarebbero già avvenuti, e non un paio di volte soltanto, e come parrebbe esserci pure un procedimento penale in corso per gli ambigui rapporti che gli operatori sociali avrebbero intrattenuto con strutture di accoglienza. Diciamo che se il  Sindaco vuole parlare, ha diversi argomenti da illustrare a questa zia e ai suoi concittadini».

Bimba di 7 anni molestata nella casa famiglia

I genitori tenuti all’oscuro per settimane

VERONA (13 Aprile 2021). Una bambina di sette anni da settimane viene molestata nella casa famiglia nella quale da cinque mesi è costretta a vivere insieme al fratello di 11, dopo essere stati trasferiti dalla comunità ove erano collocati precedentemente, essendo state riscontrate notevoli negligenze da parte della comunità stessa, allontanati dai genitori solo perché questi non avevano un lavoro e perché la madre aveva segnalato gli episodi di bullismo ai quali il figlio veniva sottoposto a scuola. Gli operatori della struttura e i Servizi sociali di Verona per settimane hanno taciutole violenze che la piccina subisce da un altro ragazzo ospite della medesima struttura, mentendo continuamente ai genitori e riferendo loro che i bambini stavano invece bene e non avessero problemi di sorta. Con grande sgomento i genitori hanno saputo soltanto dieci giorni fa quanto invece era ripetutamente accaduto alla loro bambina costretta da tempo a subire gravi e ripetute molestie fisiche e sessuali.

E pensare che la piccola in quella casa famiglia non ci sarebbe più dovuta stare: a luglio del 2020 il tribunale aveva chiesto ai Servizi sociali di Verona di provvedere a valutare con solerzia il rapido rientro dei bambini all’interno del nucleo famigliare. Ma la loro negligenza ha fatto sì che i bambini continuassero a rimanere alloggiati in comunità: se solo fossero stati ottemperanti alle disposizioni del giudice, tutto questo non sarebbe accaduto.

«Come si può permettere che una bambina di appena 7 anni venga ripetutamente violentata all’interno di una comunità, in cui alloggia perché dovrebbe essere protetta?» dichiara l’avvocato Miraglia, al quale i genitori si sono rivolti. «Ma dove erano gli operatori, chiamati per loro ruolo, compito e professione a sorvegliare i ragazzi che gli vengono affidati? Costoro non si devono più occupare di minori! O sono in malafede o sono conniventi, perché non hanno avvertito immediatamente la famiglia degli abusi subiti da questa bambina».

I genitori hanno denunciato alla Procura di Verona l’assistente sociale e la psicologa dei Servizi sociali di Verona, l’avvocato curatore dei due minori e i coniugi responsabili della comunità familiare vicentina per i reati di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, violenza sessuale, violenza privata, lesioni personali, abbandono di minori, maltrattamenti in famiglia.

«Purtroppo ad oggi» prosegue l’avvocato Miraglia, «nonostante le molteplici comunicazioni, rimaste prive di riscontro, non consentendo ai genitori di vedere la loro figlioletta, costoro non sanno come stia la bambina, con chi trascorra le sue giornate e se la stessa sia stata immediatamente allontanata dalla situazione di pericolo».

Frosinone: bambine “rapite”alla zia,dai servizi sociali, il Sindaco si dice all’oscuro di tutto

Avvocato Miraglia: «Fatto gravissimo, visto che è lui il tutore delle bambine»

FROSINONE (12 Aprile 2021). Il sindaco di Cassino nulla sa, o dice di non sapere, delle bambine “rapite” alla zia da parte dei Servizi Sociali: eppure gli assistenti sociali lavorano per il suo Comune ed è lui il tutore delle due bambine. «Se davvero è all’oscuro di tutto, è un fatto gravissimo» dichiara l’avvocato Miraglia, al quale la zia delle due bambine, a lei affidatele dal tribunale, si è rivolta chiedendo di dichiarare illegittimo l’allontanamento delle sue nipotine. Martedì scorso le aveva accompagnate in municipio, convinta che avrebbero visto il padre nel corso di un incontro protetto disposto dal tribunale, invece, quando è andata a riprenderle, ha scoperto che gli assistenti sociali le avevano portate in una comunità nascosta. Senza motivo, dal momento che le due bambine di 8 e 11 anni sono brave e serene, frequentano la scuola con ottimo profitto e al pomeriggio la zia ha sempre garantito loro la frequenza ad attività ludiche e sportive.

«Il sindaco, loro tutore» prosegue l’avvocato Miraglia, «ci spieghi allora quali sono i motivi “di urgenza e di pregiudizio imminente”, come dice la norma, per i quali è stato disposto l’allontanamento coatto delle due bambine dalla casa in cui vivevano serene, senza che potessero portare con sé un vestito di ricambio, senza un libro di scuola, senza i loro giochi. Se invece, come afferma, non era a conoscenza di questo allontanamento, il fatto è ancor più inaccettabile e vergognoso: come può un sindaco, che ripeto è il legale tutore delle bambine, non sapere che è stato dato atto a un provvedimento così autoritativo. A questo punto chiediamo che convochi la zia e le spieghi cosa è successo oppure che denunci pubblicamente l’operato dei suoi assistenti sociali, che hanno agito non solo in malafede, non solo contro la legge, ma, a questo punto, pure alle spalle del primo cittadino. E chiediamo ai consiglieri d’opposizione di prendere posizione in merito a una simile situazione. Nel frattempo si è fatta avanti una testimone, che ha assistito all’allontanamento brutale delle due bambine e che ringraziamo pubblicamente».

Il suo racconto è agghiacciante. Passeggiando dei pressi della villa comunale, martedì pomeriggio aveva notato un capannello di gente circondare due bambine in lacrime, che piangevano disperate. Ad un centro punto la più grande ha urlato che «in quel posto non ci voleva andare» e ha invitato la sorellina a scappare. A quel punto uno degli operatori, nel tentativo di trattenerla, l’ha fatta ruzzolare per terra. Dopodiché le hanno portate via. La signora, tra l’altro, ha saputo direttamente da una delle insegnanti della bambina più grande che la ragazzina è la prima della classe e che a scuola sia lei che la sorellina si sono sempre presentate ben curate. Solo che da mercoledì i loro compagni non le hanno più viste tornare a scuola. «E vogliamo sapere perché» conclude l’avvocato Miraglia.

Frosinone: i servizi sociali “rapiscono” due bambine affidate alla zia

Senza motivo sono state portate in una comunità. La zia denuncia gli assistenti sociali per sottrazione di minore

FROSINONE (9 Aprile 2021). Ha dell’incredibile quanto accaduto lunedì a due sorelline di 8 e 11 anni, che vivono in provincia di Frosinone e che da tre anni sono affidate alla zia materna: convinte di andare a un incontro protetto con il padre, sono state invece “rapite” dagli assistenti sociali, che le hanno portate in una comunità nascosta. Sarebbe logico se questo fosse avvenuto in un contesto familiare degradato, se le bambine fossero state in grave pericolo o vivessero in un contesto di abbandono morale e materiale. Invece da tre anni sono affidate alla zia, con cui hanno uno splendido rapporto e alla quale sono molto affezionate. Frequentano la scuola con ottimo profitto e al pomeriggio la zia ha sempre garantito loro la frequenza ad attività ludiche e sportive.

Non solo. Diversi mesi fa la zia si era rivolta all’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare affinché le bambine ricevessero una valutazione pedagogica e un programma didattico personalizzato, per consentir loro di essere seguite nel migliore dei modi anche dal punto di vista della formazione scolastica: perché acquisissero una buona metodologia di studio e raggiungessero gli obiettivi previsti con soddisfazione e autostima. La zia, dunque, ha curato sia l’ordinario che lo straordinario delle bambine, avvalendosi anche dell’ausilio di una equipe di professionisti.

Il team dell’Istituto – che seguiva le bambine – ne aveva rilevato l’estrema necessità di stabilizzarsi e di vivere serenamente quell’equilibrio familiare che finalmente avevano trovato con la famiglia della zia dopo aver vissuto una condizione di grave disagio. Dopo le indicibili sofferenze a cui erano state sottoposte, infatti, avevano trovato stabilità e calore familiare.

Bambine brave e finalmente serene, quindi; ecco perché risulta ad oggi incomprensibile il motivo per il quale lunedì pomeriggio sono state allontanate dalla zia all’improvviso e senza che, per altro, vi sia un provvedimento da parte del Tribunale per i minorenni di Roma. Al quale la zia, attraverso lo studio legale Miraglia, si è rivolta ora, chiedendo di dichiarare illegittimo l’allontanamento delle sue nipotine.

Non ultimo, la donna ha denunciato gli assistenti sociali del Comune del Frusinate in cui risiede per abuso di potere e sottrazione di minori: quando si è rivolta a loro, incredula, chiedendo il motivo per cui le nipoti le fossero state strappate così, senza preavviso, senza un abito di ricambio, senza i loro libri di scuola, convinte di andare a trovare il papà, si è sentita rispondere che adesso sono loro i tutori delle bimbe e che possono disporre come meglio credono, avendo “pieni poteri e diritti decisionali”. «Ma chi glieli ha attributi questi poteri?» domanda l’avvocato Miraglia «dal momento che manca un provvedimento e che fu il giudice tutelare, nel 2018, ad aver affidato alla zia materna le due ragazzine, ritenendola la situazione idonea per la loro crescita serena e facendo decadere la potestà di entrambi i genitori: la mamma soffre di disordini psicologici e psichiatrici, il padre non riesce ad occuparsi delle figlie e si è sposato con una donna che, per sua stessa ammissione, è alquanto severa e molto poco amorevole con le bambine.

La Prof.ssa Palmieri, si unisce alla preoccupazione espressa dall’Avv. Miraglia, rappresentando – proprio sulla base delle osservazioni effettuate presso il proprio Istituto – l’estremo bisogno di certezze familiari e di equilibrio da parte delle bambine. «Questo “rapimento” rappresenta, infatti, un fatto pericoloso per la loro salute psichica: il distacco improvviso e forzato dai primi affetti sperimentatati in famiglia, dopo tante sofferenze, le scaraventa in un rischio involutivo-patologico grave. Chi ha operato tale scelta scellerata lo ha fatto non considerando le importanti conseguenze che già nel breve periodo si verificano sulla salute mentale delle bambine.
Ecco perché è necessario che queste tornino immediatamente agli affetti familiari; ecco perché è fondamentale che la zia possa riabbracciarle presto, raccontando loro che è stato solo un brutto sogno e che nessuno tornerà più a spezzare quella serena stabilità che si era appena cominciata a costruire».

Le due sorelline devono tornare a casa dalla zia. Ci auguriamo che il Tribunale per i minorenni di Roma voglia mettere immediatamente mano al loro fascicolo e che la Procura minorile prenda le distanze da questi operatori, altrimenti saremo davanti ad un doppio abuso. Purtroppo sembra che si sia una “Bibbiano” pure a Frosinone».

Macerata: ennesimo caso di uso della forza per allontanare una bambina

Madre e nonno di una bimba di otto anni presi a botte, feriti e minacciati con la pistola da Polizia e Carabinieri

Avvocato Miraglia: «Intervenga il legislatore per fermare questa violenza»

MACERATA (6 Aprile 2021). È successo ancora: per eseguire un provvedimento di allontanamento di una bambina dalla sua casa di Macerata, gli assistenti sociali si sono presentati accompagnati da numerosi operatori delle forze dell’ordine, che non si sono limitati a prestare un’azione di supporto, com’erano chiamati a fare, bensì hanno commesso violenze sproporzionate e gratuite. Per entrare hanno sfondato la porta, picchiato la madre dalla quale la piccola non voleva staccarsi, minacciato con la pistola e ferito alla mano il nonno. Una violenza inaudita e comprovata, che rischia però di non avere alcun colpevole: il Giudice per le Indagini Preliminari ha proposto l’archiviazione del caso, perché i responsabili sarebbero ignoti.

«I responsabili hanno invece un preciso nome e cognome» dichiara l’avvocato Miraglia, che difende la mamma della bambina, «pertanto ci siamo opposti all’archiviazione, chiedendo al Gip di ordinare la prosecuzione delle indagini preliminari, indicando al Pubblico Ministero le ulteriori investigazioni da eseguire».

Il Tribunale per i Minorenni di Ancona aveva stabilito che la bambina, di soli otto anni, doveva essere allontanata dalla mamma e accompagnata in un casa famiglia protetta. Ma quando gli assistenti sociali si sono presentati alla porta di casa, vista la naturale reticenza della bambina ad abbandonare la sua mamma, sono intervenuti polizia, carabinieri e polizia locale, vigili del fuoco, personale medico, operatori del servizio sociale e psicologi per un totale di circa 20 persone. Un vero blitz, che ha sicuramente terrorizzato la bambina, che infatti urlava e piangeva disperata, e provocato lesioni ai suoi familiari.

«Ci chiediamo come sia possibile che il Tribunale per i Minorenni permetta che l’esecuzione di un suo provvedimento avvenga con tanta, spropositata violenza» prosegue l’avvocato Miraglia «e che la Procura scelga di archiviare un fatto così grave perché i responsabili sarebbero “ignoti”. Sono invece ben noti e la Procura deve avere il coraggio di perseguirli: se c’è un reato, chi lo ha commesso va perseguito, a prescindere che appartenga alle forze dell’ordine. Siamo tutti solidali con Polizia e Carabinieri, ma questi devono rispettare le persone e le nome».

Tra l’altro non è la prima volta, anche in tempi recenti, che l’allontanamento di minori da casa avviene in maniera coatta, con un uso spropositato della forza. A Pavia un bimbo orfano di madre è stata strappato allo zio dalle Forze dell’Ordine; a Reggio Emilia queste si sono finti operatori dell’Enpa per prelevare dal suo lettino una bimba di due anni appena;  in provincia di Torino in venti, tra assistenti sociali e carabinieri, hanno tentato di prelevare con la forza due ragazzine di 14 e 11 anni per portarle in una comunità, nemmeno fossero delle criminali.

«A questo punto è necessario che intervenga il legislatore per fermare questa abitudine all’uso della violenza, con soggetti fragili quali sono i bambini» conclude l’avvocato Miraglia.