miraglia Tag

  • Sort Blog:
  • All
  • Articoli Recenti
  • Comunicati stampa
  • Design
  • Evidenza
  • GALLERIA
  • In Evidenza
  • L'inchiesta
  • L'indiscreto
  • La giustizia e la mala giustizia
  • La Vetrina
  • Le vostre storie
  • Minori
  • Modern
  • Primo Piano
  • Principale home
  • Psichiatria
  • Scelta di campo
  • Sentenze
  • Senza categoria

Il caso dei due fratellini del Basso Sabino diventa un caso nazionale

Brescia 8 ottobre  2026) Il caso seguito dall’Avv. Francesco Miraglia arriva a “Fuori dal Coro”.

La famiglia, assistita e difesa dall’Avv. Francesco Miraglia, porta ora questa vicenda  all’opinione pubblica nazionale.
Due fratellini sono stati allontanati dal proprio nucleo familiare dopo il ricovero del più piccolo, quando crisi convulsive ed ematomi fecero ipotizzare una possibile “Sindrome del bambino scosso” e quindi presunti maltrattamenti.Ma, secondo la ricostruzione della famiglia, i successivi approfondimenti clinici avrebbero indicato una diversa origine degli ematomi, riconducibile a una predisposizione genetica alla fragilità vascolare.

Eppure i due bambini sono ancora lontani da casa, mentre le loro due sorelle continuano a vivere con mamma e papà.

L’Avv. Francesco Miraglia, difensore della mamma, del papà e dei nonni materni, ha chiesto piena chiarezza sulla gestione del caso, sui ruoli dei Servizi Sociali e dei centri affidi, sulle sovrapposizioni professionali e sui possibili conflitti di interesse.
Domenica 11 ottobre la mamma sarà ospite di “Fuori dal Coro” per raccontare davanti a tutta Italia una vicenda che pone una domanda pesantissima:

se l’ipotesi originaria di maltrattamenti è stata superata, perché questi bambini non sono ancora tornati a casa?

Affidi e adozioni a Messina, nuovo esposto dell’avvocato Francesco Miraglia: «Decisioni già prese a tavolino. Chi tutela davvero i bambini?»

MESSINA (7 ottobre 2026) – Non è più soltanto un singolo caso. Dopo la vicenda delle minori che si sono opposte all’allontanamento dalla comunità gestita dalle religiose, un nuovo episodio torna ad accendere i riflettori sulle procedure di affido e adozione davanti al Tribunale per i Minorenni di Messina.  Questa volta al centro della vicenda c’è una bambina accolta da una coppia affidataria quando aveva appena 18 giorni di vita. Per oltre un anno la piccola è cresciuta con quella famiglia, costruendo con essa il proprio universo affettivo e trovando nei genitori affidatari le figure che l’hanno accompagnata praticamente fin dall’inizio della sua vita.

Poi, improvvisamente, tutto cambia. Secondo quanto denunciato dalla coppia, per mesi i Servizi Sociali e il tutore avrebbero rappresentato che si stesse lavorando a una soluzione familiare che prevedeva l’affidamento della bambina agli zii. Successivamente, invece, la minore sarebbe stata destinata all’adozione presso un’altra coppia che, fino a quel momento, non aveva mai avuto alcun rapporto con lei. La conseguenza è stata radicale: interruzione dei rapporti con la famiglia affidataria e inserimento della bambina presso persone per lei completamente nuove, nonostante gli affidatari avessero manifestato la propria disponibilità ad adottarla e a garantirle quella continuità affettiva che la legge considera elemento centrale nella tutela del minore. Ed è proprio qui che nasce il nodo della vicenda. La legge n. 173 del 2015 ha introdotto nell’ordinamento il principio della continuità delle relazioni socio-affettive maturate dal minore durante l’affidamento. Eppure, secondo quanto rappresentato nell’esposto, il legame costruito dalla bambina con la famiglia che l’aveva cresciuta sin dai primi giorni di vita non avrebbe ricevuto la considerazione che una decisione così delicata avrebbe richiesto. Ma c’è un passaggio ancora più grave sul quale la famiglia chiede chiarezza. Nel corso dell’udienza, alla coppia sarebbero state inizialmente prospettate ragioni ostative alla possibilità di adozione, tra cui l’età e la mancata partecipazione a un corso preparatorio. Successivamente sarebbe emerso, sempre secondo quanto riferito dagli affidatari, che la determinazione sulla futura collocazione della bambina era stata in realtà già assunta prima della decisione collegiale. È questo il punto sul quale l’avvocato Francesco Miraglia, al quale la coppia si è rivolta, chiede adesso che venga fatta piena luce. «Se una decisione deve essere collegiale – afferma Miraglia – non può essere già definita prima che il Collegio abbia realmente valutato tutte le alternative e, soprattutto, prima che sia stato concretamente esaminato quale sia il superiore interesse della bambina. Qui non stiamo discutendo di fascicoli o procedure astratte: stiamo parlando della vita di una bambina e della cancellazione improvvisa delle sue figure affettive di riferimento».  Dopo il rigetto delle proprie istanze, la coppia affidataria ha depositato memorie indirizzate ai vertici del Tribunale e al Collegio, contestando le modalità con cui sarebbe stata gestita l’intera procedura.  «È stato in quel momento – prosegue Miraglia – che la situazione è diventata ancora più significativa. La famiglia ha semplicemente chiesto trasparenza e spiegazioni su una procedura che, a suo giudizio, aveva completamente scavalcato il principio della continuità affettiva. La reazione del tutore alle contestazioni formulate impone ulteriori approfondimenti. Non è accettabile che chi pone domande su decisioni che riguardano la vita di un bambino venga percepito come un problema anziché come una parte che esercita legittimamente il proprio diritto di chiedere chiarezza».

La coppia affidataria, assistita dall’avvocato Miraglia, ha quindi presentato un esposto, chiedendo che vengano acquisiti e verificati i fascicoli, gli atti e la documentazione relativa all’attività dei soggetti intervenuti nella vicenda, affinché siano accertate eventuali responsabilità e soprattutto venga ricostruito quando, da chi e attraverso quale percorso decisionale sia stata effettivamente stabilita la destinazione della bambina.  Ed è proprio questo interrogativo a collegare il caso alle altre vicende emerse nelle ultime settimane a Messina.

«Dopo quanto già accaduto nelle altre vicende che abbiamo denunciato – sottolinea Miraglia – non possiamo più limitarci a considerare ogni episodio come un fatto isolato. Quando casi diversi presentano criticità analoghe, diventa necessario chiedersi se esista un problema più generale nel sistema. Per questo interpellerò direttamente il Presidente del Tribunale: voglio sapere come sia possibile che decisioni destinate a incidere in maniera irreversibile sulla vita di una bambina possano apparire già definite prima della loro formale valutazione collegiale». Miraglia pone quindi una questione ancora più netta: «Chi decide realmente il destino di questi bambini?»

«Se quanto denunciato dalla famiglia troverà conferma negli atti – conclude il legale – saremmo davanti a qualcosa che va ben oltre un semplice errore procedurale. Dobbiamo capire se esista un meccanismo nel quale l’affidamento rischia di diventare, nei fatti, il passaggio preliminare verso soluzioni adottive decise da pochi soggetti, mentre il superiore interesse del minore e i legami affettivi che quel bambino ha concretamente costruito finiscono in secondo piano. Su questo vogliamo risposte precise. Perché i bambini non sono fascicoli da spostare, né possono essere destinatari di decisioni già scritte: sono persone, e ogni scelta deve partire esclusivamente dal loro interesse».  Dopo le precedenti vicende finite al centro dell’attenzione pubblica, dunque, Messina torna sotto i riflettori. E questa volta l’esposto depositato potrebbe consentire di verificare non soltanto cosa sia accaduto a una bambina affidata a 18 giorni di vita, ma anche se dietro episodi apparentemente distinti esistano modalità operative ricorrenti sulle quali le istituzioni sono chiamate a fare definitivamente chiarezza.

 

 

Una notizia che accogliamo con grande soddisfazione.

( Massa 25 settembre )  Ieri è arrivato il nulla osta del Tribunale per i Minorenni di Genova all’attuazione del progetto proposto per accompagnare gradualmente i bambini verso il rientro nella propria famiglia.
È un passaggio importante, che riconosce anche il percorso serio e costante compiuto dalla mamma, la quale ha affrontato questi mesi con impegno, determinazione e grande attenzione verso i propri figli.
«A questa mamma va riconosciuto il merito di non aver mai smesso di lavorare su sé stessa e di credere nella possibilità di riabbracciare pienamente i propri figli. Questo risultato rappresenta un passaggio concreto verso il recupero della quotidianità familiare e ci dà grande soddisfazione. Continueremo a lavorare con la stessa determinazione, nell’esclusivo interesse dei bambini.»
Avv. Francesco Miraglia

“LA LIBERTÀ È SCEGLIERE CON CORAGGIO LA DIREZIONE GIUSTA”

 Intervista all’avvocato Francesco Miraglia, noto come l’Avvocato dei bambini per i numerosi casi di affido che ha seguito e da qui il titolo di un libro che racconta le storie e il ginepraio burocratico e le falle di sistema che ha incontrato in questi anni. In questa chiacchierata l’Avvocato Francesco Miraglia concede di parlare di sé, della sua carriera forense e delle scelte politiche intraprese ma anche del suo essere semplicemente Francesco.

di Sara Spoletini

E’ complicato organizzare un incontro con l’Avvocato Miraglia, sempre alle per con le presentazioni dei libri, con gli impegni professionali in Italia e all’estero, come relatore in convegni e ambasciatore UHRD.

Dopo averlo richiesto da tempo ricevo una mail in cui finalmente mi fissa un appuntamento.

Il fatidico giorno è il 19 settembre ore 17,30 a Milano davanti allo stadio Giuseppe Meazza. Che strano, penso. Me lo immagino più incline a dare un appuntamento nel suo studio dietro la sua scrivania, comunque disdico e riesco a prenotarmi per il 18 settembre a Roma, piazzale Flaminio.  Mi viene in contro da Piazza del Popolo, molto meno rigido da come sono abituata a vederlo, accenna un sorriso, dalla sciarpa nero blu deduco che in questa fine giornata di settembre e di inizio campionato ci accingiamo a raggiungere lo Stadio Olimpico costeggiando il Lungo Tevere.

Iniziamo a chiacchierare e mi racconta dei suoi impegni, della stanchezza ma anche della voglia di fare che non finisce mai e allora inizio con le domande

“Avvocato, le chiedo di farsi conoscere per come davvero vorrebbe essere visto dagli altri, chi è Francesco Miraglia?”

F.M .“Prima di tutto sono un uomo libero, e poi un avvocato. Ho sempre cercato di esercitare la professione senza compromessi, senza appartenenze che potessero condizionare le mie scelte e senza arretrare quando ritenevo di dover difendere fino in fondo le persone che rappresentavo.”

La domanda mi sorge spontanea, visto che ultimamente della parola “libertà” se ne fa uso e abuso:

“Cosa significa essere un uomo libero, un avvocato libero?”

L’avvocato senza neanche prendere fiato risponde:

“In alcune battaglie ho pagato personalmente il prezzo delle mie posizioni, ma non ho mai pensato che questo fosse un motivo sufficiente per rinunciare.  Credo che la libertà abbia sempre un costo e che i diritti esistano davvero soltanto quando qualcuno è disposto a lottare per difenderli. Per questo non ho mai voluto essere un avvocato accomodante: preferisco essere scomodo, se essere scomodo significa restare indipendente e fedele alle persone che si affidano a me.  Dopo oltre venti anni di professione, se devo definirmi con poche parole, direi questo: non ho mai cercato com-promessi con il potere, ho sempre cercato giustizia per chi rappresentavo. E continuerò a farlo, perché nella vita ci sono momenti in cui per difendere i diritti e la libertà bisogna essere disposti anche a pagarne le conseguenze.”

Lo incalzo e domando:

 “Ci può essere libertà senza cultura?”

Risponde inclinando il capo e cercando il mio sguardo, come si fa quando si esternano cose importanti, allora smetto di prendere appunti e mi connetto ascoltando la risposta.

“Difficilmente. Puoi essere formalmente libero, ma se non hai gli strumenti per comprendere ciò che accade intorno a te la tua libertà sarà sempre limitata. La cultura non significa soltanto avere studiato: significa avere curiosità, capacità critica, voglia di conoscere e soprattutto il co-raggio di pensare con la propria testa. Una persona libera è molto più difficile da condizionare.”, do dice scandendo ogni parola, come se fosse ponderata o forse come se arrivasse direttamente da suo DNA, come se fosse una di quelle verità che non si possono sindacare o interpretare.

Ci fermiamo davanti al Tevere e, incuriosita dal fatto che molti lati delle persone non vengano vi-sti quando sono personaggi pubblici, ma che essi fanno parte della persona e contribuiscono ad affrontare incarichi, battaglie, stress, chiedo

“ Chi si nasconde dietro alla Sua postura rigida e al Suo sguardo glaciale?”

Dopo aver accennato un sorriso, mani in tasca, risponde:

“Una persona molto meno glaciale di quanto sembri. Probabilmente quella postura è anche una forma di difesa costruita negli anni. Dietro c’è una persona che si emoziona, che si affeziona mol-to, che può soffrire molto e che proprio per questo tende a mostrare meno di quello che sente. Chi mi conosce veramente sa che dietro una certa durezza c’è molta più sensibilità di quanto lasci vedere.”

 

Improvvisamente Roma sente il richiamo dello stadio, una folla che indossa i colori della squadra di casa e in lontananza si vede un gruppo di interisti che intona “C’è solo l’Inter”, ma che oggi ha delle note tristi vista la scomparsa di Mazzola e di cosa ha significato e significherà sempre per l’Inter. Ad essi si aggiunge la voce di quello che ora più che un avvocato mi sembra un ragazzo fe-lice e spensierato, che non sa cosa siano le aule del Tribunale, i diritti dei minori e la burocrazia in generale.

Respiro aria di leggerezza e chiedo:

“Esistono ancora gli ideali?”

“Devono esistere. Senza ideali rimangono soltanto convenienza e interesse personale. Io credo an-cora nella libertà, nella giustizia, nella lealtà e nel diritto di ciascuno di poter difendere ciò in cui crede. Forse oggi dichiararsi idealisti può sembrare fuori moda. A me preoccuperebbe molto di più vivere senza qualcosa per cui valga la pena combattere.” Lo dice serenamente, si sente che il suo cuore è leggero e che il tiepido sole che accompagna la fine di una giornata capitolina è un mio alleato, perché mette a proprio agio il fluire dei pensieri.”

Il Tevere scorre, tra cori e clacson, rombi di motorini e frenate di autobus, arriviamo ad un incrocio dove troviamo persone ancora in fila al chiosco delle granite e gli domando:

“Da dove è partito e dove vuole arrivare?”

“Sono partito dalle aule di tribunale, dal contatto diretto con le persone e dai problemi reali. Con il tempo ho capito che difendere il singolo caso non sempre basta. Quando incontri continuamente le stesse criticità devi decidere se limitarti a denunciarle oppure provare a cambiare le regole. Og-gi voglio fare questo: trasformare l’esperienza professionale in proposte concrete.”

E visto che il punto di partenza è l’essersi affermato nel Diritto di Famiglia, dei Minori e non solo chiedo:

“Perché ha scelto di occuparsi soprattutto di famiglie e minori?”

“Perché nel diritto minorile il tempo ha un valore diverso. Un anno nella vita di un bambino non viene restituito da nessuna sentenza. Un rapporto interrotto con una madre o con un padre, un allontanamento ingiustificatamente prolungato o un ascolto mancato possono lasciare conseguenze profonde. In questi procedimenti non amministriamo soltanto fascicoli: interveniamo nella vita delle persone.”

Mentre attraversiamo la strada, un gruppo di ragazzi in motorino esprime tutto il disappunto per la sciarpa dell’avvocato. Inconsapevolmente mi viene da sorridere pensando che ora, il famoso Avvocato è solo un interista in trasferta, come tanti, mimetizzato nel gruppo di cui sente forte l’appartenenza.  Lui sembra impassibile alle critiche e fiero dei suoi colori accelera il passo per quello che deve essere un rituale sacro, un richiamo che fa della passione un modo per abbandona-re le vesti di un ruolo sociale che altrimenti sarebbe difficile da portare.

Una volta approdati al marciapiede, cercando di evitare con passi buffi e disinvolti le famose bu-che di Roma, proseguo l’intervista itinerante e chiedo:

“Nei tanti casi affrontati ha trovato delle falle nel sistema?”

“Sì. Questo non significa sostenere che magistrati, assistenti sociali o consulenti lavorino male. Ho incontrato professionisti straordinari. Ma esistono criticità ricorrenti: tempi troppo lunghi, va-lutazioni che rischiano di trasformarsi in fatti, difficoltà di accesso agli atti, provvedimenti temporanei che diventano quasi permanenti e un ascolto del minore che talvolta resta più formale che sostanziale. Un sistema autorevole non deve temere controlli e verifiche.”

Non posso non chiedere:

“Cosa cambierebbe nel sistema degli affidi?”

“L’allontanamento deve essere realmente l’ultima soluzione. Prima di separare un bambino dalla propria famiglia bisogna chiedersi cosa possa fare lo Stato per aiutare quella famiglia. Servono maggiore trasparenza, distinzione rigorosa tra fatti e valutazioni, controlli indipendenti, tempi certi e un ascolto effettivo del minore. La tutela di un bambino non coincide automaticamente con il suo allontanamento.”

Recentemente l’Avvocato che ribaltato tanti casi, che ha vinto tantissime cause, che è considerato uno dei più tenaci, caparbi e acuti delle aule dei tribunali in tema di minori ha scelto di mettersi in gioco politicamente e allora chiedo:

“Da qui nasce la proposta di legge di iniziativa popolare sui Servizi Sociali?”

“Esattamente. A un certo punto ho ritenuto insufficiente continuare soltanto a denunciare ciò che non funzionava. La proposta nasce dall’esperienza maturata sul campo e punta a maggiore trasparenza, responsabilità, verificabilità delle relazioni, multidisciplinarietà e controlli. Il deposito in Cassazione è previsto per il 28 settembre e da quel momento inizierà la sfida della raccolta firme. Non è una legge contro i Servizi Sociali: è una proposta per rendere il sistema più autorevole e garantista.”

Proseguo a raffica:

“Lei ha assunto posizioni molto forti su diversi casi riguardanti minori. Non teme di essere considerato contro il sistema?”

“No. Non sono contro il sistema. Sono contro l’idea che un sistema, quando sbaglia, pretenda che nessuno lo dica. Ho rispetto per la magistratura e per le istituzioni, proprio per questo pretendo che funzionino. Chiedere verifiche, presentare esposti o sollecitare l’intervento delle istituzioni non significa emettere sentenze. Significa utilizzare gli strumenti previsti dall’ordinamento.”

“Francesco Miraglia oggi è anche Vicepresidente nazionale di Adesso Italia. Perché ha deciso di entrare in politica?”

“Perché dopo tanti anni trascorsi a confrontarmi con le conseguenze delle leggi ho sentito la responsabilità di provare a partecipare anche alla loro costruzione. Non sono entrato in politica per costruirmi una carriera: una carriera professionale ce l’ho già. Voglio portare nella politica quello che la professione mi ha insegnato sulle persone e sui problemi reali del Paese.”

“Che cosa vuole rappresentare Adesso Italia?”

“Una politica che torni ad ascoltare prima di parlare. Con il Segretario nazionale Maurizio Esposi-to condividiamo l’idea di costruire un progetto basato su competenze, territori, partecipazione e problemi concreti. Esiste un’Italia fatta di persone che lavorano, pagano le tasse, crescono figli, affrontano una sanità in difficoltà, una giustizia lenta e una burocrazia spesso incomprensibile. È a quell’Italia che dobbiamo parlare. Non mi interessa chiedere alle persone da quale partito proven-gano. Mi interessa sapere quale Italia vogliono costruire.”

Scorgiamo in lontananza lo Stadio, e la folla che sventola bandiere che si accinge ad entrare, noi restiamo fermi, per un attimo ascoltiamo quanto rumore fa la vita e quanto sia coinvolgente la trepidazione dei preparativi, eppure torniamo a noi, alla dimensione pubblica e chiedo:

“Qualcuno potrebbe dire che abbia utilizzato battaglie giudiziarie molto mediatiche per costruirsi un futuro politico. Cosa risponde?”

“Rispondo con la mia storia. Quando ho iniziato queste battaglie non avevo alcun incarico politico e spesso espormi mi è costato molto più di quanto mi abbia dato. Non ho scelto bambini e fami-glie perché volevo entrare in politica. Sono entrato in politica perché ho capito che alcune batta-glie non si vincono soltanto in tribunale: bisogna cambiare le leggi. Chi vuole giudicarmi guardi quello che ho fatto prima della politica.”

Guardando lo stadio non possiamo non pensare alle sfide, agli allenamenti alle cadute e alle vitto-rie degli atleti che gareggiano lì dentro, e visto che ognuno di noi è un atleta,  a modo suo, della vita, con sconfitte e vittorie, proseguo:

“Qual è la battaglia che Francesco Miraglia vuole ancora vincere?”

“Cambiare una cultura. Chi esercita un potere deve ricordare che quel potere non gli appartiene: gli viene affidato nell’interesse della collettività. Vale per un magistrato, per un politico, per un assistente sociale e per un avvocato. Vorrei contribuire a costruire un Paese nel quale il cittadino non abbia paura delle istituzioni perché sa che sono forti, ma anche trasparenti e responsabili. Lo Stato deve essere forte contro chi viola le regole, non contro chi non ha la forza di difendersi.”

Penso che nonostante non abbia più la postura tirata e si sia uniformato a tutti i tifosi Francesco Miraglia continua a sognare in grande, continua a diversificarti dagli altri, perché mentre gli altri parlano, lui agisce. Mentre gli altri sognano, lui lavora. Ma il lavoro non è il frutto di un sogno? Allora gli chiedo:

“Sono importanti i sogni?”

“Moltissimo. Senza sogni si finisce per vivere soltanto di ciò che è possibile, mentre molte delle cose importanti della mia vita sono nate proprio quando qualcuno mi diceva che erano impossibi-li. Però i sogni da soli non bastano: bisogna avere il coraggio di trasformarli in obiettivi e la de-terminazione per pagarne anche il prezzo.”

Torna ad essere sicuro, schietto, testardo, convinto e convincente, come tutti coloro che si sono guadagnati le vittorie cm dopo cm, minuto dopo minuto allenando intelligenza, resistenza, compe-tenza e coraggio.

Siamo arrivati e allora la domanda è semplice:

“Dove vuole arrivare Francesco Miraglia?”

“Non inseguo una poltrona. Vorrei arrivare al giorno in cui alcune battaglie per le quali oggi dobbiamo alzare la voce diventino semplicemente diritti riconosciuti. Se riuscirò a lasciare una legge migliore, qualche garanzia in più e qualche famiglia maggiormente protetta, avrò ottenuto molto più di qualsiasi incarico. Alla fine i ruoli passano. Quello che resta è ciò che hai avuto il coraggio di cambiare.”

Cerco di metterlo in difficoltà, e domando:

“Se domani le togliessero incarichi, ruoli, titoli e visibilità, cosa resterebbe di Francesco Mi-raglia?”

Nonostante il mio sguardo allusivo, rimane disinvolto e con vigore ribadisce:

“Resterebbe quello che sono sempre stato: un uomo libero e un avvocato disposto a dire no quando tutti preferiscono dire sì. I ruoli finiscono, gli incarichi passano e la notorietà non conta nulla se perdi la libertà di pensare e il coraggio di difendere ciò in cui credi. Non mi interessa essere ricordato per la posizione che ho occupato, ma per le battaglie che non ho avuto paura di combattere.”

Il tempo che ho a disposizione sta per finire, un ultima curiosità ha bisogno di risposta, chiedo:

“Qual è il finale più bello di un libro che ha letto?”

“Mi affascinano più i finali che lasciano qualcosa dentro che quelli che spiegano tutto. Probabilmente sceglierei Il piccolo principe, perché dietro l’apparente semplicità lascia una riflessione enorme sull’amore, sull’assenza e su ciò che continua ad esistere anche quando non possiamo più vederlo. I libri migliori, per me, non finiscono con l’ultima pagina: continuano a lavorarti dentro.”

Sorride.

Sorrido.

“L’essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede bene che con il cuore.” Pronunciamo insieme questa frase all’unisono, come fosse un mantra. Ridiamo delle ovvietà che svelano la semplicità delle cose.

Forse non si aspettava questa domanda, e forse non si aspettava che una giornata caotica ci fosse spazio anche per Antoine de Saint-Exupéry  e il suo piccolo bambino che cercava di farsi capire dai grandi, che cercava amore pensava. Non riesco a capirlo subito ma a posteriori ci ve-do delle affinità. Forse l’Avvocato pensava ad un finale diverso e proseguo:

“Cosa la fa sorridere?”

“Le persone intelligenti che sanno non prendersi troppo sul serio, una battuta fatta al momento giusto, una cena con persone a cui voglio bene e quei momenti semplici nei quali per qual-che ora puoi dimenticare telefoni, tribunali e responsabilità. E naturalmente mi fa sorridere l’Inter quando vince. Quando perde, diciamo che riesce a tirare fuori una parte decisamente meno sorridente di me. Essere interista significa anche questo: soffrire parecchio, ma continua-re sempre a crederci.”

E mentre io finisco le domande la partita inizia. Il sole si prepara a tramontare e giunge ì l’ora dei saluti. Auguro un grande in bocca al lupo all’avvocato che, con l’augurio che non smetta di vedere in ogni bambino che incontra un Piccolo Principe, e di trovare la sua stella. Francesco Miraglia sorride, ringrazia e sistemandosi la sciarpa si volta e svanisce tra la folla.

Intervista pubblicata  https://ciscnetwork.org/la-liberta-e-scegliere-con-coraggio-la-direzione-giusta/

Barcellona Pozzo di Gotto, «Non portateci via»: depositata istanza urgente, i legali chiedono nuovamente udienza .

Una delle due sorelle è finita al pronto soccorso dopo aver appreso del possibile trasferimento. Gli Avv. Miraglia e Pino chiedono un nuovo ascolto delle minori e l’intervento della Procura

MESSINA, 17 settembre 2026 – Una delle due minori ospitate presso la “Casa della Fanciulla” di Barcellona Pozzo di Gotto è dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso dopo aver appreso del possibile trasferimento. Le due sorelle hanno manifestato la volontà di restare nella comunità, dove hanno costruito nel tempo i propri riferimenti educativi, scolastici e affettivi. I legali, Francesco Miraglia e Carmen Pino, hanno depositato un’istanza urgente chiedendo una nuova udienza, la sospensione, la revoca o la modifica del provvedimento e un nuovo ascolto delle minori. Parallelamente, chiedono alla magistratura inquirente di approfondire i fatti già segnalati.

Nei giorni precedenti al decreto, i Carabinieri avevano effettuato accessi presso la struttura nell’ambito delle attività connesse ai provvedimenti giudiziari. Secondo quanto riferito dai legali, la loro presenza sarebbe stata percepita dalle ragazze come il segnale di un imminente allontanamento, accrescendo paura e insicurezza.

Il 14 settembre una delle minori è stata accompagnata al pronto soccorso. La documentazione sanitaria riferisce uno stato d’ansia reattiva, due episodi di vomito, lipotimia e rigidità degli arti. Il giorno successivo, 15 settembre, il Tribunale per i minorenni di Messina ha disposto il trasferimento delle sorelle presso un’altra struttura, prevedendo anche il possibile intervento della forza pubblica in caso di mancata collaborazione.

Nell’istanza urgente, i difensori si oppongono all’allontanamento e chiedono di essere convocati in udienza affinché la situazione venga nuovamente esaminata e le ragazze possano essere ascoltate. Secondo quanto riportato, alla precedente udienza di pochi giorni fa non sarebbero stati convocati l’ente gestore della “Casa della Fanciulla”, la coordinatrice, la psicologa e gli operatori che seguono quotidianamente le minori, ossia gli operatori ai quali viene richiesto di rendersi parte diligente per l’esecuzione del provvedimento. Presenti, al contrario, gli operatori della nuova struttura ricevente che non conoscono le minori.

Miraglia contesta inoltre l’attribuzione alle religiose di presunti “ostacoli” che avrebbero arrecato ulteriore pregiudizio alle ragazze. Secondo il legale, dal verbale richiamato nell’istanza non emergerebbero specifiche condotte materiali di rifiuto da parte dell’ente gestore, mentre sarebbe chiaramente riportata l’opposizione delle minori al trasferimento.

«Il giudice deve essere terzo e imparziale – afferma Miraglia –. Se la comunità ha commesso errori, devono essere indicati, dimostrati e accertati nel contraddittorio. La preoccupazione di chi vive quotidianamente accanto a queste ragazze non può essere trasformata automaticamente in ostruzionismo. Prima di chiederci chi si oppone, dobbiamo capire perché due ragazze non vogliano essere trasferite e perché una di loro sia arrivata al pronto soccorso».

Dagli atti prodotti emergerebbe che le sorelle desiderano rimanere presso la “Casa della Fanciulla” e temono un nuovo cambiamento di ambiente, scuola e riferimenti affettivi. I legali contestano che la disponibilità a conoscere un’altra struttura possa essere interpretata come consenso al trasferimento definitivo.

«Stanno chiedendo che la loro voce abbia un peso reale nelle decisioni che riguardano la loro vita – prosegue Miraglia –. Non sono oggetti di un procedimento e non si possono trattare le loro richieste come capricci».

La posizione dei difensori è quindi netta: nelle condizioni attuali non dovrebbe essere eseguito alcun trasferimento, spontaneo o coattivo. Parallelamente, chiedono alla Procura competente di verificare le circostanze già denunciate e di accertare eventuali condotte o responsabilità nella gestione della vicenda, senza conclusioni precostituite.

La vicenda era già stata oggetto di esposti alle Procure della Repubblica di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto. Nei documenti, i legali avevano segnalato quelle che ritengono anomalie nella procedura e contestato, tra gli altri aspetti, la corrispondenza tra la volontà espressa dalle ragazze e quanto successivamente riportato negli atti.

«Quando sono coinvolti minori, la terzietà del giudice e il contraddittorio devono essere garantiti con particolare chiarezza – conclude Miraglia –. Nessuno può essere indicato preventivamente come responsabile del problema e nessuna ricostruzione può diventare verità senza una verifica rigorosa. La società civile ha il diritto di chiedere trasparenza e che la voce delle minori venga realmente ascoltata».

Gli avvocati Francesco Miraglia e Carmen Pino attendono ora una decisione urgente sull’istanza depositata e chiedono di essere convocati in udienza prima che il trasferimento venga eseguito, oltre all’intervento della Procura per gli accertamenti sui fatti segnalati.

Resta una domanda: mentre due ragazze rivendicano il diritto a essere ascoltate e una di loro è finita al pronto soccorso dopo aver appreso del possibile trasferimento, chi è disposto davvero ad ascoltarle?

 

Messina, caso comunità di Suore: ascolti distorti dei ragazzi e verbalizzazioni difformi dal vero

Spunta un nuovo caso a Palermo. Gli avvocati Miraglia e Pino chiedono l’audizione diretta di due sorelle e lanciano un appello alle istituzioni: «Si faccia chiarezza»

MESSINA (9 settembre 2026). Nuovi sviluppi sul caso degli affidi dei minori e della comunità gestita dalle religiose nel Messinese. A seguito degli esposti già inoltrati alle Procure della Repubblica di Messina e di Barcellona Pozzo di Gotto e al Tribunale per i Minorenni di Messina per far luce su un presunto meccanismo volto a delegittimare la struttura d’accoglienza, i legali Francesco Miraglia e Carmen Pino rilanciano l’allarme, evidenziando ulteriori anomalie legate all’ascolto dei ragazzi e alla condotta delle procedure.

Nei giorni scorsi si è tenuta un’udienza relativa alla situazione delle due sorelle, che nella comunità avevano trovato stabilità e che avevano già espresso forte ansia per un imminente trasferimento, preoccupate di dover abbandonare l’ambiente in cui vivono da anni, la scuola, i docenti e i compagni di classe. Secondo quanto riferito dalle stesse minori, a loro parere, la verbalizzazione a margine dell’audizione presenterebbe una ricostruzione del tutto difforme dalla realtà dei fatti e da quanto affermato direttamente dalle giovanissime, tanto che le stesse hanno sentito la necessità di affidare i loro pensieri a due lettere scritte di loro pugno. Secondo le minori sarebbe stato verbalizzato che le due ragazze avessero acconsentito al cambio di struttura quando al contrario, le sorelle hanno espresso soltanto la volontà di effettuare una visita conoscitiva. Per facilitare il passaggio alla nuova comunità, inoltre, sarebbero stati coinvolti due amici precedentemente trasferiti dalla medesima struttura per far leva sulle ragazzine e condizionare la loro decisione.

«Alla luce di tali discrepanze – dichiara l’avvocato Carmen Pino – abbiamo formalmente richiesto alle procure di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto l’audizione diretta delle due sorelle, affinché possano riferire personalmente e con esattezza lo svolgimento degli eventi, ad integrazione dell’esposto che abbiamo già presentato».

La richiesta si inserisce nel solco della comunicazione formale che gli avvocati Francesco Miraglia e Carmen Pino hanno già indirizzato, lo scorso 4 settembre, al Presidente del Tribunale per i Minorenni di Messina, chiedendo di verificare quanto effettivamente accaduto durante l’audizione, attraverso il confronto tra le dichiarazioni scritte delle minori, il verbale dell’udienza e l’eventuale registrazione audiovisiva dell’ascolto, al fine di accertare se la loro volontà sia stata realmente ascoltata, correttamente compresa e fedelmente rappresentata.

«Qui non siamo più davanti a semplici perplessità – afferma l’avvocato Francesco Miraglia –. Quando due ragazze scrivono di proprio pugno di voler rimanere nella comunità nella quale vivono e riferiscono che la disponibilità a conoscere un’altra struttura sarebbe stata trasformata nel consenso al trasferimento, abbiamo il dovere di pretendere risposte. L’ascolto del minore non può diventare un passaggio formale né, peggio ancora, uno strumento per legittimare decisioni già assunte. Se quanto riferito dalle ragazze troverà riscontro, saremmo davanti a fatti di estrema gravità. Per questo abbiamo scritto direttamente al Presidente del Tribunale per i Minorenni di Messina e chiediamo che vengano acquisiti e verificati il verbale, l’eventuale registrazione dell’audizione e ogni elemento utile a ricostruire esattamente quanto accaduto. Non chiediamo corsie preferenziali e non formuliamo accuse preventive: chiediamo trasparenza e verità. E su questo non siamo disponibili ad arretrare di un millimetro».

La vicenda continua intanto a registrare nuove testimonianze che confermerebbero la dimensione sistemica del fenomeno. «Siamo stati contattati da una famiglia di Palermo – aggiunge l’avvocato Francesco Miraglia – protagonista di una vicenda analoga, elemento che avvalora la nostra tesi dell’esistenza di un modus operandi consolidato, indirizzato a estromettere determinate realtà comunitarie per favorirne altre o per celare adozioni sotto la forma di affidamenti familiari. Di fronte a questo quadro, rivolgiamo un appello formale alle istituzioni e alle forze politiche, senza distinzione di schieramento, affinché vengano intrapresi passi concreti per fare piena chiarezza su una gestione delle procedure di allontanamento che appare sempre più controversa».

Affidi e minori a Torino, Miraglia presenta un esposto sul giudice. 

 (Torino 8 settembre Dopo la richiesta di verifiche al ministro Nordio e l’iniziativa parlamentare della deputata Stefania Ascari, nuovo capitolo del caso torinese: al centro la gestione delle difese di una madre in un procedimento sull’affidamento della figlia

Il caso degli affidi e della giustizia minorile torinese torna al centro dell’attenzione.

Dopo la denuncia pubblica dell’avvocato Francesco Miraglia, che aveva chiesto al ministro della Giustizia Carlo Nordio verifiche sulle criticità emerse in alcuni procedimenti riguardanti minori, e dopo l’iniziativa parlamentare della deputata Stefania Ascari, arriva ora un nuovo passaggio istituzionale: un esposto-segnalazione nei confronti di un giudice del Tribunale ordinario di Torino.

L’atto, presentato nell’interesse di una madre coinvolta in un procedimento relativo alla figlia minore, è stato trasmesso alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione, al Ministro della Giustizia, al Consiglio Superiore della Magistratura e al Presidente del Tribunale di Torino.  Al centro dell’esposto c’è una precisa sequenza processuale. Il Tribunale aveva assegnato alle parti termine fino al 28 luglio per depositare le osservazioni sul calendario estivo della minore. La difesa della madre sostiene di avere trasmesso telematicamente le proprie note entro il termine, illustrando una posizione tutt’altro che inerte: secondo quanto riportato nell’esposto, la donna aveva accettato diverse soluzioni fortemente limitative della propria posizione, rinunciando anche a periodi di vacanza e pernottamenti con la figlia, accettando un lungo soggiorno della minore con il padre, la presenza dei nonni paterni durante gli incontri e facendosi carico delle spese di viaggio e alloggio.

Il dissenso residuo riguardava il rispetto del calendario materno già stabilito dal Tribunale.   Il 29 luglio veniva però adottata l’ordinanza.

Ed è questo il punto centrale della segnalazione: nel successivo provvedimento del 3 agosto lo stesso giudice riconosce che le note della madre erano state messe in visione soltanto il 29 luglio, dopo il deposito dell’ordinanza, precisando inoltre che tale inconveniente non poteva riverberarsi negativamente sulla posizione processuale della ricorrente.  Secondo quanto riportato nell’esposto, tuttavia, nell’ordinanza del 29 luglio alla madre sarebbero state attribuite una mancata presa di posizione e una «inerzia», definita anche «stigmatizzabile». La difesa chiede quindi di verificare se una circostanza derivante dalla mancata visibilità dell’atto telematico sia stata trasformata in un comportamento omissivo della donna e se tale presunta inerzia sia stata utilizzata anche nella valutazione della sua adeguatezza genitoriale.

«È questo il punto che deve essere chiarito – afferma Miraglia –: vogliamo sapere se una madre sia stata valutata negativamente per una presunta omissione quando aveva invece trasmesso le proprie difese entro il termine. Non chiediamo condanne preventive né che gli organi disciplinari si sostituiscano al giudice. Chiediamo di accertare esattamente ciò che è accaduto».    L’esposto domanda infatti di ricostruire l’intera cronologia telematica: trasmissione e consegna della busta, momento dell’accettazione da parte della cancelleria, effettiva messa in visione delle note e orario di adozione dell’ordinanza. Si chiede inoltre di verificare se il giudice fosse stato informato dell’esistenza della busta prima di decidere e se avesse concretamente la possibilità di controllarne lo stato.

C’è poi un secondo profilo.

Dopo l’ordinanza del 29 luglio la difesa aveva immediatamente presentato un’istanza urgente di revoca, documentando la tempestiva trasmissione delle note.

Il provvedimento del 3 agosto riconosceva la loro tardiva messa in visione, ma confermava la precedente decisione richiamando anche la soluzione prospettata dalla consulenza tecnica d’ufficio e condivisa dalla curatrice speciale.  Secondo l’esposto, però, il richiamo alla CTU non avrebbe risposto alla contestazione principale: una cosa è stabilire quale calendario sia ritenuto più adeguato nell’interesse della minore, altra cosa è verificare se alla madre sia stata erroneamente attribuita una mancata presa di posizione. Proprio per questo l’atto precisa che le questioni riguardanti la CTU restano distinte e non costituiscono il fondamento principale della segnalazione.

L’esposto non rappresenta un’impugnazione dei provvedimenti e non chiede al CSM o agli altri destinatari di modificare le decisioni sull’affidamento. La richiesta riguarda la gestione degli atti difensivi, l’effettività del contraddittorio, la possibile imputazione alla madre di un’omissione non commessa e la risposta fornita alla successiva istanza di revoca.  La vicenda ha nel frattempo assunto anche una dimensione politica.

Dopo la richiesta di Miraglia al ministro Nordio di verificare quanto stesse accadendo nella giustizia minorile torinese, il caso è arrivato in Parlamento attraverso l’iniziativa della deputata Stefania Ascari. Ora, con l’esposto, agli organi competenti viene chiesto di stabilire se quanto accaduto sia riconducibile a una disfunzione tecnica e processuale oppure se emergano elementi concreti, documentati e personalmente riferibili al magistrato meritevoli di ulteriori iniziative.  «Quando si decide del rapporto tra un bambino e i suoi genitori – conclude Miraglia – non possono esistere zone d’ombra. Se tutto è avvenuto correttamente, gli accertamenti lo dimostreranno. Se invece emergeranno anomalie, sarà dovere delle istituzioni intervenire».

Dalla denuncia pubblica all’iniziativa parlamentare, fino all’esposto: il caso torinese entra dunque in una nuova fase.

E la questione posta agli organi istituzionali è precisa: accertare se le difese di una madre, tempestivamente trasmesse, siano state effettivamente considerate prima di assumere decisioni destinate a incidere sul rapporto con la propria figlia.

Minori a Messina, affidi che falliscono e stessi nomi nei procedimenti: esposto in Procura, ” sembra un sistema di assegnazione”

Emerso un sistema per isolare una comunità gestita da suore: trasferimenti traumatici per i ragazzi, ascolto negato e struttura estromessa senza contestazioni formali. Nell’esposto anche il ripetersi della nomina della stessa curatrice e il via vai di affidamenti falliti, mentre Procura minorile e Tribunale erano già stati informati

(Messina 28 agosto 2026) Gravi anomalie nella gestione e affidamento dei minori sono state denunciate alle Procure della Repubblica di Messina e di Barcellona Pozzo di Gotto e presso il tribunale per i minorenni di Messina. Un esposto presentato dagli avvocati Francesco Miraglia e Carmen Pino mette in luce un meccanismo strutturato in più procedimenti giudiziari, orientato a delegittimare una comunità alloggio nel messinese gestita da religiose, dalla quale l’Autorità Giudiziaria, in pochissimo tempo, sta trasferendo tutti i minori. E solo per aver chiesto maggiore sensibilità e ascolto dei minori.

La ricostruzione evidenzia uno schema operativo identico ripetuto in tre differenti vicende. La rappresentazione negativa della comunità nei confronti del tribunale passerebbe attraverso la figura di un avvocato che opera sia come curatore sia come tutore per tre dei minori investiti dai procedimenti presi in esame. Il risultato finale è il blocco dell’invio di nuovi minori alla casa d’accoglienza e il loro contestuale trasferimento, avvenuto in diversi casi con modalità ritenute traumatiche, senza un reale contraddittorio con le religiose.

Un ulteriore elemento che, secondo quanto denunciato nell’esposto, merita di essere approfondito è il via vai di affidamenti, alcuni dei quali falliscono, con minori che vengono spostati da una collocazione all’altra e costretti ogni volta a ricominciare da capo. Tutto questo avverrebbe nella sostanziale indifferenza della Procura minorile, già informata delle criticità segnalate, e del Tribunale per i minorenni. Una sequenza di circostanze che, proprio per la sua ripetitività, impone di chiedersi se ci si trovi realmente davanti a singoli episodi scollegati oppure a un vero e proprio sistema di assegnazione dei minori, nel quale gli affidamenti si susseguono e, anche quando falliscono, il meccanismo continua senza che venga apparentemente rimesso in discussione.

«Il blocco dell’assegnazione dei minori – dichiara l’avvocato Carmen Pino – e l’estromissione della comunità non sono dipesi da provvedimenti formali di revoca dell’autorizzazione o da ispezioni che abbiano rilevato irregolarità, bensì da una costante e informale lesione della reputazione della struttura, ottenuta tramite la distorsione selettiva delle informazioni trasmesse al tribunale per i minorenni».

Nell’esposto si richiama l’attenzione sul comportamento tenuto dalle religiose, le quali, senza opporsi alle disposizioni del tribunale, avevano formalmente richiesto maggiore delicatezza e un ascolto effettivo della volontà dei piccoli ospiti. Di contro, la richiesta di tutela è stata interpretata come un atteggiamento ostruzionistico. Dagli atti emergono le testimonianze dei giovani coinvolti: un bambino già provato da reiterati affidi ha supplicato in lacrime di non essere trasferito nella famiglia vista solo sporadicamente; un altro ha cercato di riallacciare i contatti con il padre biologico, chiaro segnale di un forte legame famigliare che andrebbe indagato, ma che al contrario è stato strumentalizzato come attacco alla struttura che non avrebbe adeguatamente vigilato sul minore; due sorelle hanno espresso forte ansia e preoccupazione per l’imminente trasferimento, non soltanto perché costrette a lasciare la comunità nella quale vivono da anni, ma anche per il cambiamento della scuola, degli insegnanti e dei compagni con i quali hanno costruito legami significativi. Tutti ragazzi che nella comunità avevano trovato un minimo di stabilità, compromessa dal loro forzato e repentino spostamento, si badi bene, non in famiglie adeguate alla loro accoglienza, ma in altre strutture.

I legali pongono l’accento sulla necessità di rimettere al centro dell’intero sistema il reale interesse dei piccoli. «Ma chi ascolta i bambini? – aggiunge l’avvocato Francesco Miraglia da tantissimi anni impegnato in vicende che hanno al centro l’interesse dei minori – Si agisce per il loro bene, ma il loro bene effettivamente quale è se si passa sistematicamente sopra i loro diritti e i loro sentimenti e si ostacola e osteggia con ostracismo e ghettizzazione chi, come queste suore, cerca di mediare e cercare una strada che tenga conto anche degli interessi dei minori?».

La denuncia si allarga infine a una riflessione più ampia sul funzionamento delle procedure di allontanamento sul territorio nazionale. «Non è un caso, non è una coincidenza: è un sistema – prosegue l’avvocato Miraglia – Da anni sostengo che vi sia un metodo ben collaudato e a quanto pare esteso nell’intero Paese, dove gli allontanamenti dei bambini dai nuclei familiari per affidarli ad altre famiglie rappresentano in realtà delle adozioni mascherate. Assistenti sociali, tutori e giudici sono sempre gli stessi, i loro nomi si rincorrono nei procedimenti, i giudici decidono in base alla loro discrezionalità e a farne le spese sono bambini e ragazzi, i veri soggetti che questo sistema dovrebbe invece tutelare».

«Vuole riabbracciare sua madre»: il caso di una bambina di Venezia arriva in Parlamento

(Mestre 26 agosto 2026) Da mesi il rapporto con la madre è fortemente limitato. La difesa denuncia l’assenza, per un lungo periodo, di un calendario effettivo degli incontri e chiede che le condotte dei due genitori siano valutate con lo stesso metro. L’avvocato Francesco Miraglia: «Il tempo della giustizia non può consumare l’infanzia di una bambina». La deputata Stefania Ascari presenterà un’interpellanza parlamentare al Ministro della Giustizia.
Una bambina che manifesta il desiderio di poter riabbracciare la propria madre. Una relazione familiare oggi fortemente limitata e affidata prevalentemente a videochiamate protette. E una vicenda giudiziaria iniziata anni fa che, da Venezia, è destinata ora ad arrivare anche in Parlamento.
Il caso riguarda una minore che per gran parte della propria vita ha vissuto prevalentemente con la madre a Mestre. Ancora nel luglio 2023 il Tribunale di Venezia aveva disposto l’affidamento condiviso con collocamento prevalente materno. Nel giugno 2025 l’assetto cambia radicalmente: la bambina viene collocata presso il padre e trasferita a Milano.
Ma la vicenda, secondo la difesa, non può essere letta partendo soltanto da quel momento. Negli anni precedenti la madre aveva infatti ripetutamente segnalato ai Servizi sociali difficoltà nelle riconsegne della figlia, periodi nei quali affermava di non riuscire ad avere sue notizie, assenze scolastiche e decisioni che riteneva assunte unilateralmente dal padre. Circostanze che dovranno essere valutate sulla base degli atti, ma che pongono per la difesa una questione centrale: i comportamenti dei due genitori sono stati esaminati con lo stesso metro?
Il passaggio più controverso arriva dopo il trasferimento della bambina. Secondo quanto denunciato dalla madre, per circa cinque mesi i Servizi non avrebbero predisposto un calendario effettivo e stabile degli incontri con la figlia. Dopo mesi di attesa, la donna inizia a recarsi davanti alla scuola frequentata dalla minore a Milano per poterla vedere e abbracciare.
Quegli accessi vengono valutati severamente. Seguono provvedimenti sempre più restrittivi e, nel novembre 2025, viene disposto anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla bambina. Una misura successivamente mantenuta.
La difesa contesta però che gli episodi davanti alla scuola possano essere valutati isolandoli da quanto accaduto nei mesi precedenti e denuncia inoltre un diverso approccio nei confronti del padre, che, secondo la ricostruzione materna, avrebbe in più occasioni mantenuto con i Servizi un atteggiamento scarsamente collaborativo e di supponenza senza che ciò determinasse conseguenze paragonabili. Un aspetto che dovrà essere verificato attraverso relazioni, comunicazioni e verbali degli operatori.
Nel frattempo, dalle relazioni educative emerge un dato destinato a pesare: il legame affettivo tra madre e figlia permane. Durante le videochiamate la bambina manifesta affetto, parla della propria vita, ride, si commuove e mostra i propri disegni. In occasione di un incontro in Spazio Neutro ha consegnato alla madre una lettera nella quale esprime il desiderio di poterla nuovamente abbracciare.
«Nessuno sta chiedendo un privilegio per una madre e nessuno vuole cancellare eventuali suoi errori», dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, difensore della donna. «Chiediamo qualcosa di molto più semplice: che ci venga spiegato quale concreto e attuale pericolo impedisca oggi a questa bambina di abbracciare sua madre. Se quel pericolo esiste, venga dimostrato attraverso valutazioni attuali, rigorose e comparative. Ma se per mesi non viene garantito un calendario effettivo degli incontri e poi si considera pericolosa una madre perché cerca sua figlia davanti a una scuola, abbiamo il dovere di domandarci se stiamo ancora proteggendo la minore o se stiamo creando una frattura destinata a diventare irreversibile».
Miraglia pone anche il problema del tempo: «Il tempo della giustizia non è il tempo di un bambino. Una misura temporanea non può diventare definitiva soltanto perché trascorrono i mesi. Il superiore interesse del minore non può essere una formula scritta nei provvedimenti: deve essere verificato nei fatti, giorno dopo giorno. Ogni mese sottratto alla relazione tra un figlio e un genitore è un pezzo di infanzia che nessuna sentenza potrà restituire».
La vicenda è destinata ora a superare anche i confini delle aule giudiziarie. La deputata Stefania Ascari presenterà un’interpellanza parlamentare al Ministro della Giustizia, affinché vengano chiesti chiarimenti sul caso e, più in generale, sulle modalità con cui vengono gestite situazioni nelle quali le limitazioni dei rapporti familiari si protraggono nel tempo.
L’iniziativa parlamentare apre una questione che va oltre il singolo procedimento: l’effettività dell’ascolto del minore, il ruolo dei Servizi sociali, la necessità di verificare periodicamente l’attualità delle misure restrittive e l’applicazione di criteri realmente uniformi nei confronti di entrambi i genitori.
Perché in mezzo a provvedimenti, relazioni, consulenze e contrapposizioni tra adulti resta una richiesta estremamente semplice: quella di una bambina che vuole riabbracciare sua madre.
Ed è da quella richiesta che, oggi, giustizia e istituzioni sono chiamate a ripartire.

 

Dalle aule alla politica

(Abano Terme 5 agosto) L’intervista della settimana con l’Avv. Francesco Miraglia

L’esperienza maturata nelle aule di giustizia diventa proposta politica. Ogni settimana un confronto sui temi che riguardano famiglie, minori, giustizia e diritti.
Non basta denunciare ciò che non funziona. È arrivato il momento di cambiare le regole»

L’Avv. Francesco Miraglia, Vice Presidente Nazionale di Adesso Italia, presenta la proposta di legge per la riforma dei servizi sociali.

D. Avvocato Miraglia, negli ultimi mesi il suo nome è stato associato ad alcune delle più importanti vicende nazionali in materia di giustizia minorile, tra cui il caso di Torino. Oggi, però, lei compie un passo ulteriore: dalla denuncia alla proposta politica. Perché?

R. Prima di tutto desidero rivolgere un sincero ringraziamento al Segretario Nazionale di Adesso Italia, Maurizio Esposito, che ha creduto fin dal primo momento in questo progetto politico, comprendendone la portata e sostenendolo con determinazione. Un ringraziamento altrettanto sentito va a Francesco Nappi, cofirmatario della proposta di legge, con il quale ho condiviso un lungo e intenso lavoro di elaborazione normativa.
Questa proposta non nasce nelle stanze della politica. Nasce nelle aule dei tribunali, dall’ascolto delle famiglie, dal confronto con operatori e professionisti.
Per oltre vent’anni, come avvocato, ho denunciato criticità del sistema. Oggi ho deciso di fare un passo in più.
Non basta denunciare ciò che non funziona. La politica ha il dovere di cambiare le regole.
È questo il senso del mio impegno in Adesso Italia.

D. Lei è il difensore della madre nella vicenda di Torino e ha chiesto al Ministro della Giustizia Carlo Nordio l’invio degli ispettori ministeriali. Perché?

R. Perché credo profondamente nelle istituzioni.
Quando emergono vicende che suscitano interrogativi nell’opinione pubblica è giusto chiedere che venga fatta piena luce.
Per questo ho chiesto al Ministro Nordio di valutare l’invio degli ispettori ministeriali.
Ma attenzione.
Il vero tema non è soltanto Torino.
Il vero tema è che la politica non può continuare a intervenire solo quando un caso finisce sulle prime pagine dei giornali.
La politica deve prevenire.
Deve costruire regole che rendano il sistema più trasparente, più responsabile e più credibile.
È questo il significato della nostra proposta di legge.

D. Cosa vi ha spinto a scrivere una proposta di legge di iniziativa popolare?

R. Perché troppe volte abbiamo assistito a un copione già scritto.
Esplode un caso.
L’opinione pubblica si indigna.
La politica promette interventi.
Poi tutto torna come prima.
Noi abbiamo scelto una strada diversa.
Abbiamo scritto una proposta di legge.
Non un comunicato.
Non uno slogan.
Una vera riforma.
Il 28 settembre depositeremo in Corte di Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare che introduce maggiore trasparenza, responsabilità, controlli indipendenti e nuove garanzie per famiglie, minori e operatori.
Crediamo che questo sia il vero compito della politica.

D. Qual è il principio che ispira la vostra riforma?
R. Un principio semplice.
Quando una relazione può incidere sulla vita di un bambino o sul destino di una famiglia, deve essere fondata su fatti verificati, documentati e chiaramente distinguibili dalle valutazioni professionali.
La trasparenza non è un ostacolo.
È la più grande garanzia per tutti.
Per i cittadini.
Per i magistrati.
Per gli operatori sociali.
Per le istituzioni.
Le istituzioni diventano più forti quando sono trasparenti.

D. Alcuni potrebbero sostenere che questa proposta rappresenti un attacco ai servizi sociali.
R. Sarebbe una lettura completamente sbagliata.
Io conosco tantissimi operatori straordinari che ogni giorno lavorano con professionalità e sacrificio.
Questa riforma è anche per loro.
Perché regole più chiare significano maggiore tutela per chi opera correttamente.
Noi non siamo contro i servizi sociali.
Siamo contro l’opacità.
Siamo contro la mancanza di controlli.
Siamo contro un sistema che, quando emergono criticità, troppo spesso fatica a mettersi in discussione.

D. Perché ha deciso di portare la sua esperienza professionale dentro la politica?

R. Perché a un certo punto mi sono posto una domanda.
Ha senso continuare a vincere processi se poi le regole che hanno generato quei problemi rimangono sempre le stesse?

Da oltre vent’anni difendo famiglie e minori.
Ho imparato che dietro ogni fascicolo c’è una storia.
Una madre.
Un padre.
Un bambino.
Vincere una causa può cambiare il destino di una famiglia.
Cambiare una legge può migliorare il futuro di migliaia di famiglie.
È questa la ragione del mio impegno politico.

D. Qual è il ruolo che Adesso Italia vuole avere su questo tema?

R. Vogliamo essere il partito delle proposte.
Non delle polemiche.
Vogliamo dimostrare che la politica può ancora ascoltare i cittadini e trasformare le loro esigenze in riforme concrete.
La nostra proposta non nasce contro qualcuno.
Nasce per costruire uno Stato più autorevole, più trasparente e più vicino alle persone.

D. Qual è il suo appello finale agli italiani?

R. Chiedo una cosa molto semplice.
Non fermatevi ai titoli dei giornali.
Leggete la nostra proposta.
Valutatela nel merito.
Criticatela, se ritenete.
Ma fatelo dopo averla letta.
Nei prossimi giorni pubblicheremo i passaggi più significativi del testo perché vogliamo che siano i cittadini a giudicarlo.
Dal 28 settembre inizierà la raccolta delle firme.
Invito tutti a visitare il sito di Adesso Italia, conoscere la proposta di legge e sostenerla.
Ogni firma non sarà soltanto un sostegno a un progetto politico.
Sarà una scelta a favore di uno Stato più trasparente, più responsabile e più vicino alle famiglie.
Le grandi riforme non nascono nelle stanze del potere.
Nascono quando qualcuno ha il coraggio di scriverle e quando i cittadini scelgono di trasformarle in realtà. Io, insieme a Maurizio Esposito e Francesco Nappi, abbiamo fatto il primo passo. Ora confidiamo che siano gli italiani a compiere il secondo.