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Fa causa al comune di Modena e vince

L ‘avvocato Miraglia: «Ci sono voluti sette anni, ma abbiamo ottenuto giustizia»

 

 

MODENA. Metti un buio pomeriggio d’autunno e un marciapiede dissestato ricoperto da foglie: fatale mix che espone i passanti a potenziali cadute e scivoloni. E infatti così accadde nell’ottobre del 2008 a un’attrice sessantenne, scesa sotto casa a Baggiovara a gettare i rifiuti nei bidoni. La coltre di foglie cadute dagli alberi e non ancora spazzate via aveva mascherato alcune asperità del marciapiede, sulle quali la donna ha accidentalmente poggiato il piede, trovandosi suo malgrado protagonista di una rovinosa caduta a terra. Non una cosa da poco, peraltro, in quanto si provocò una frattura scomposta all’omero destro e una frattura al polso sinistro. Iniziò per lei un calvario durato ben quattro mesi, fatto di ingessature e di un intervento chirurgico, seguiti da un lungo periodo di riabilitazione fisioterapica. Periodo durante il quale l’attrice non poté lavorare e in seguito al quale ha riportato un’invalidità permanente del 15,5 per cento.

 

«La signora si è rivolta quindi al mio studio legale, intenzionata ad ottenere giustizia» racconta l’avvocato Miraglia «e abbiamo pertanto presentato una causa di risarcimento contro il Comune di Modena, per i danni che la caduta le ha provocato».

 

A poco è valsa la difesa del Comune di Modena, che ha resistito in giudizio, sostenendo che la signora conoscesse lo stato del marciapiede e avrebbe dovuto prestare quindi maggiore attenzione. Un’osservazione valutata come pertinente dal giudice, il quale ha stabilito infatti che al Comune attenesse il 40 per cento della responsabilità di quanto accaduto. Responsabilità che si è tradotta in un risarcimento economico pari a 27 mila euro circa tra danno subito, spese legali e perizia del medico legale. Il giudice ha tenuto conto del fatto che l’attrice, in seguito alla caduta sulla buca non sistemata e nemmeno segnalata, ha attraversato un periodo molto doloroso, che le ha impedito per mesi di esercitare la sua professione, oltre a cagionarle un’invalidità permanente.

 

«Ci sono voluti sette anni, ma alla fine siamo riusciti a dimostrare le nostre ragioni e ad ottenere giustizia» conclude l’avvocato Miraglia. «Una vittoria che assume un gran valore se si considera che è stata ottenuta contro un ente pubblico, categoria verso la quale solitamente i cittadini si sentono impotenti».

 

Riconosce una figlia avuta con una donna romena, il Tribunale per i minori gliela toglie.

Sentenza annullata dalla Corte d’Appello: il Tribunale dei Minori non aveva nemmeno titolo per intervenire
  
MODENA. Una bimba allontanata da casa senza motivo. Una coppia di genitori che ha vissuto due anni di angosce perché il Tribunale dei Minori voleva sottrarle la piccina che vive con loro, senza che vi fosse un maltrattamento, uno stato di indigenza, una qualunque forma di abuso o sofferenza. Soltanto perché la piccola è stata riconosciuta dall’uomo, italiano, in seguito a una relazione avuta in Romania con una donna che non è sua moglie.
L’ha cresciuta per sei anni credendola sua, scoprendo di non essere in realtà il padre naturale solo nel momento in cui il Tribunale dei Minori, all’interno del pretestuoso provvedimento di allontanamento della piccola da casa richiesto dai Servizi sociali, ha chiesto l’esecuzione del test di paternità. L’uomo però non vuole abbandonare la piccina, cresciuta con lui e con la moglie come se fosse figlia loro, tanto che la moglie stessa ne ha richiesto l’adozione.
Il fatto più inconcepibile è che questa vicenda il Tribunale dei Minori non avrebbe nemmeno dovuto trattarla, in quanto di competenza del Tribunale Ordinario. Il provvedimento, infatti, è stato annullato dalla Corte di Appello di Bologna. Se il Tribunale dei Minori non avesse mai avviato il procedimento, questa famiglia si sarebbe risparmiata le sofferenze e il continuo stato d’ansia e di tensione per la paura di vedersi strappare la bambina, scioltosi solo al momento dell’annullamento della sentenza.
«Ecco l’ennesimo caso in cui i Servizi sociali intervengono per ideologia, non per reale necessità o tutela del minore e della sua famiglia» dichiara l’avvocato Miraglia del Foro di Modena, legale della coppia che ha cresciuto la piccola. «Mi auguro che almeno chi di dovere chieda quanto meno scusa alla bambina e alla sua famiglia. Per quanto riguarda il Tribunale dei Minori risulta incredibile come dei giudici possano non conoscere le norme, visto che hanno giudicato su materia che appartiene di competenza al Tribunale Ordinario, disponendo addirittura l’allontanamento della bambina.
Spero che il nuovo Presidente, che ha già dimostrato sensibilità e competenza diversa rispetto alla precedente gestione, prenda posizione di fronte ad uno sbaglio così grossolano da parte dei suoi sottoposti».

La vicenda, alquanto ingarbugliata, è un intreccio di affetti sinceri e fredda burocrazia. Inizia con un uomo e la relazione che questo intesse con una donna romena, la quale a un certo punto gli comunica di aspettare una figlia da lui. L’uomo non ci pensa nemmeno a porsi dei dubbi sulla reale paternità della piccina e, quando nasce, la riconosce immediatamente come figlia sua. Visto che la madre non intende occuparsene, la porta con sé in Italia e la cresce con sua moglie proprio come se fosse figlia loro.
Per regolarizzare la posizione della famiglia, la moglie chiede quindi di poterla adottare per diventarne madre a tutti gli effetti, mettendo in moto però una disastrosa reazione a catena, che vede infine i Servizi Sociali chiedere l’allontanamento della piccola e segnalare la vicenda alla Procura e alla Procura dei Minori. Che ci fa questa bimba in casa loro? Da dove l’hanno presa? sono i dubbi che sorgono alle assistenti sociali, sulla base dei quali presentano la segnalazione. Il Tribunale dei Minori prende in esame la questione e acconsente alla richiesta di allontanamento della piccola, disponendo il provvedimento e stabilendo che venga affidata altrove. Stabilisce inoltre che l’uomo si sottoponga al test di paternità. Che a sorpresa dimostra, in realtà, come lui non sia il padre biologico della bimba, ma solo quello legale, in quanto il Tribunale romeno ha accettato nel frattempo il suo riconoscimento di paternità.
«Abbiamo immediatamente presentato ricorso» prosegue l’avvocato Miraglia «e la Corte d’Appello di Bologna ha accolto la nostra tesi difensiva, revocando il provvedimento di allontanamento e riconoscendo pure la non competenza in materia del Tribunale dei Minori. La piccola ora può continuare a vivere serena con quelli che fin dalla nascita ha considerato i suoi genitori, ma mi auguro sinceramente che qualcuno chieda scusa a questa famiglia per i quasi due anni di angoscia che il provvedimento di allontanamento ha fatto vivere loro».
La redazione

La Corte d'Appello di Ancona affida due minori ai nonni materni.

L’avvocato Miraglia e la Prof.ssa Palmieri : “Riconosciuto l’ambiente familiare come più consono rispetto a un affidamento esterno”
ANCONA. Quando la famiglia fa “gioco di squadra” e resta unita e disponibile, il Tribunale può riconoscere che l’ambiente familiare sia più consono ad accogliere i minori, nel momento in cui si renda necessario allontanarli dai genitori.  È il caso su cui recentemente si è espressa la Corte di Appello di Ancona, che ha accolto il ricorso presentato dai loro nonni materni e da due zie, per evitare che due ragazzine rispettivamente di 10 e 13 anni venissero collocate in una comunità d’accoglienza o presso una famiglia affidataria.
«Con questa sentenza è stata riconosciuta l’importanza di non allontanare i minori dal loro ambiente familiare» dichiara l’avvocato Miraglia del Foro di Moderna, che da anni si batte contro la difficoltà delle istituzioni a far rientrare i bambini nei nuclei familiari originari, finendo così con il prolungare oltre misura la loro permanenza presso coppie affidatarie.«L’inserimento in famiglia va comunque accompagnato dai Servizi sociali in un adeguato percorso educativo dei minori e dei loro parenti» prosegue il legale, «oltre che di un sostegno psicologico o pedagogico familiare, ma almeno le due bambine potranno continuare a vedere volti familiari e affettuosi, nell’ottica di tornare ad avere un giorno un rapporto più solido e sano con la madre e con il padre».
Le due ragazzine sono state allontanate dai genitori, per i loro problemi di tossicodipendenza e di fragilità psicologica, e affidate ai Servizi sociali di Pesaro. Dal 2011, anno in cui la situazione problematica è emersa, si arriva al 2013, quando il Tribunale per i Minorenni delle Marche decide che debbano essere collocate in via provvisoria presso una casa famiglia.
Provvedimento cui si oppongono i nonni materni, una zia materna e una zia paterna, che ne richiedono l’affidamento. Il padre si trova all’estero, la madre ha un nuovo compagno, ma nonostante il rapporto conflittuale con le due figlie, segue da tempo un percorso per poter riequilibrare se stessa e la sua vita, in vista di un possibile recupero del legame con le due figliolette. Per questo i nonni materni hanno chiesto l’affidamento delle nipotine, che è stato loro finalmente concesso dalla Corte di Appello anconetana, congiuntamente alle due zie, presso cui le bambine potranno trascorrere serate e fine settimana. La madre dovrà seguire un percorso di psicologia individuale, i nonni materni avranno un sostegno alla genitorialità vicariante e le due ragazzine saranno aiutate da un servizio di educativa domiciliare. Un programma di interventi coordinati dai Servizi sociali, finalizzato al mantenimento delle relazioni familiari.
« In Italia » sostiene la Prof.ssa Vincenza Palmieri  Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare di Roma nonché Consulente di Parte dei nonni e delle zie  nel presente procedimento « c’è un sistema molto ricco di consulenze e perizie, la cui finalità dovrebbe essere quella di supportare il Giudice nella ricerca della migliore soluzione possibile per i Minori.
Spesso, però, tale sistema si occupa primariamente di sostenere se stesso (attraverso l’invio dei Minori in casa Famiglia, o presso Centri per la psicodiagnosi o psicoterapia,  privati e pubblici ) e l’interesse del Minore ne risulta, così, subordinato o comunque funzionale al mantenimento dello stesso sistema.  Una storia, quella di Ancona, semplice e normale – continua la Prof.ssa Palmieri –  due nonni che dovranno prendersi cura delle proprie nipotine. Ma ciò che appare assolutamente normale è invece straordinario e deve rappresentale il modello  da replicare ovunque ci sia un bambino che non può essere impropriamente allontanato dai luoghi degli affetti. Un invito, per quanti lavorano in ambito peritale ad impegnarsi strenuamente a difendere i bambini, anche da consulenze invasive, lunghe, ingiuste».
«Un’alternativa all’allontanamento prolungato dalla famiglia è possibile» conclude l’avvocato Miraglia, «contrariamente all’atteggiamento assunto da numerosi Tribunali e Servizi sociali, che troppo spesso privilegiano la separazione dal nucleo originario, anziché favorirne il reinserimento dei minori in quella che è e rimane la loro famiglia, con la grande importanza e supporto affettivo che questa può avere a supporto di una loro crescita serena».
 

“Papà…portami via da qui” – Dedicato ad Anna Giulia,7 anni, Cittadina Italiana – (Armando Editore, 2015)

Anna Giulia è cento, mille bambini. E’ ognuno di quei bambini a cui, di punto in bianco, viene sottratto l’abbraccio di mamma e papà. Incomprensibilmente; per lei, per i genitori, per i nonni, per chiunque conoscesse la sua famiglia. “Papà… portami via da qui” è la storia di un’ingiustizia reiterata e quotidiana, la storia di uno strappo, il più colpevole degli strappi, quello che separa un figlio dai propri genitori.
La visita notturna dei Carabinieri, a casa Camparini, nei pressi della via Emilia – per una segnalazione che si rivelerà poi assolutamente infondata – basta a dare il via ad una serie di eventi progressivi e catastrofici, che condurranno i genitori addirittura in carcere e sospenderanno la bambina in attesa, per anni, di sapere se avrà diritto ai suoi genitori, o ad altri, o chissà.
 
Anna Giulia è, dunque, l’emblema di una follia possibile.
Rappresenta la falla di un Sistema che dovrebbe essere infallibile e, invece, non solo può sbagliare, ma può, da solo, esso stesso, ribadire, confermare, affermare con forza e protervia il proprio errore. Un Sistema preoccupato di difendere la propria ragione anche di fronte all’evidenza contraria, un Sistema che dimentica che la “posta in gioco” è di valore incalcolabile: è la vita di una bambina, l’unità di una famiglia.
 
Con encomiabile rigore ed equilibrata onestà nei confronti dei fatti e degli “attori” di questo intricato caso di Cronaca Giudiziaria, che al tempo destò la viva curiosità dei Media, gli Autori – Vincenza Palmieri e Francesco Miraglia – raccontano la vicenda di Anna Giulia e dei coniugi Camparini, tracciandone le linee del destino. Il destino reale, attuale – che si gioca in 50 minuti dietro il vetro oscurato di un “incontro protetto” e nell’aula di un Tribunale – e quello parallelo, che sarebbe loro toccato in sorte naturalmente, se quella maledetta notte non si fosse messo in moto il meccanismo difettoso di una Giustizia ostinata che li ha inghiottiti.
 
E’, dunque, la storia, vera, fedelmente raccontata, dei fatti e degli atti che stanno ancora oggi alimentando il più grande degli errori. Quello perpetrato ai danni di una famiglia come tante, che è stata trascinata in un inferno giudiziario e, soprattutto, ha visto portarsi via ciò che aveva di più caro, la propria figlia.
 
Cosa accade, allora, oggi, nei sogni di ognuno di questi bambini sottratti ai propri genitori? Cosa scrive Anna Giulia sul suo Diario, cercando di mettere ordine in una vita senza punti di riferimento? Quali pensieri, quali margini di scelta possibili agitano le notti insonni di un padre o di una madre che il proprio figlio ha implorato: “Papà…portami via da qui”? E quali sono, dunque, le aberrazioni di un Sistema che dovrebbe garantire prima di ogni cosa il Diritto Fondamentale di ogni Bambino a vivere nella propria famiglia?
 
Per Anna Giulia non il castello dei sogni infantili ma quello delle carte giudiziarie
(Francesco Miraglia)
So che quando mio figlio è nato, e ancor prima, quando lo aspettavo, avevo l’idea che lui fosse mio e io sua e che insieme saremmo stati per sempre
 (Vincenza Palmieri)
Una scrittura convincente, scorrevole e appassionata, quella della Prof.ssa Vincenza Palmieri e dell’Avv. Francesco Miraglia. Con la Prefazione di Federica Sciarelli, che al tempo si occupò del caso durante la trasmissione “Chi l’ha visto”, l’intervista ai coniugi Camparini a firma di Vittorio Bonanni e la postfazione di Francesco Morcavallo, “Papà… portami via da qui” è una luce coraggiosa e dirompente sulle imperfezioni e le colpe di un Sistema che troppo spesso si preoccupa di tutelare se stesso e non i Cittadini che gli sono affidati.
 
Valeria Biotti
 

Gazzetta di Modena «Denunciò l’ex compagno per abusi sui figli Ora non può più vedere i propri bambini»

gazDenunciò per abusi sessuali sui propri tre figli il compagno, attualmente a processo. Ora però, nei confronti di una donna modenese di 44 anni, il Tribunale per i minorenni di Bologna ha emanato un…
Denunciò per abusi sessuali sui propri tre figli il compagno, attualmente a processo. Ora però, nei confronti di una donna modenese di 44 anni, il Tribunale per i minorenni di Bologna ha emanato un decreto disponendo l’allontanamento dei minori, che potrà vedere solo una volta ogni quindici giorni. Lo segnala il legale della donna, Francesco Miraglia: «Ci troviamo di fronte – scrive in una notal’avvocato – ad una situazione surreale. Invece di sostenere questa madre che in modo coraggioso ha preso una decisione per il bene dei suoi figli», tribunale e servizi sociali di Modena «sembrano quasi volerla “punire” non rendendosi conto che i provvedimenti presi non contribuiscono certo ad aiutare questa famiglia, a ritrovare un proprio equilibrio, visto il vissuto delicato da cui provengono». Il 18 luglio il legale ha chiesto per la propria cliente la costituzione di parte civile nel processo davanti al Tribunale di Modena, che vede imputato l’ex compagno, con un’udienza fissata per il 31 ottobre.
Ricostruendo la vicenda, l’avvocato spiega che la donna aveva avuto due figli da una precedente relazione, quindi nel 2004 iniziò il rapporto con il nuovo compagno e nel 2006 c’era stata la nascita del terzo bambino «e la situazione comincia a precipitare». Nel 2009 la Procura aprì l’inchiesta sugli abusi: «In un’occasione la madre scopre uno dei figli in atteggiamenti intimi con il compagno e viene a conoscenza che tra di essi sono avvenuti anche dei rapporti sessuali».
Nel frattempo il tribunale per i minori – che nel 2010 tolse la potestà genitoriale alla donna – ha disposto l’allontanamento dei figli e i servizi sociali hanno collocato i due più grandi in due strutture diverse, per «incompatibilità di carattere». Miraglia punta il dito anche contro i servizi sociali di Modena: «Incredibile che la stessa assistente sociale a cui questa madre più volte si era rivolta per denunciare i sospetti di abuso, rimanendo completamente sorda alle preoccupazioni di questa madre, continui a svolgere la propria attività con il benestare del servizio sociale come se nulla fosse successo».

"Basta dare psicofarmaci a mio figlio» Il giudice le sospende la patria potesta

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IL CASO

La lotta di una madre bassanese. Per il tribunale dei minori non riesce a gestire il sedicenne

IL CASO
«Basta dare psicofarmaci a mio figlio»
Il giudice le sospende la patria potestà
La lotta di una madre bassanese. Per il tribunale dei minori non riesce a gestire il sedicenne
BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) – «Non voglio che imbottiscano mio figlio di psicofarmaci: così non lo aiutano ». È la battaglia di una madre. Lei bassanese di 40 anni. Il figlio, un adolescente problematico che il tribunale dei minori di Venezia ha appena deciso di togliere al genitore e trasferire in una comunità protetta. Il motivo? La donna aveva protestato coi medici del reparto di psichiatria del San Bassiano, dove il ragazzo era stato ricoverato dopo aver detto (ubriaco) di volersi uccidere. Ed è proprio in seguito a quella discussione che la donna si è vista sospendere la patria potestà. Un provvedimento che ha toccato anche il papà, che però è sempre stato molto assente. Risultato, il minore è stato affidato ai servizi sociali dell’Ulss 3 e trasferito in una comunità educativa. A denunciare la vicenda è il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, che commenta: «La decisione dei medici e del tribunale apre la strada a possibili violazioni dell’articolo 32 della Costituzione che sancisce la libertà di cura».
Il primo ricovero nel reparto di psichiatria del ragazzino, con disagi e sintomi depressivi, è durato un mese. A cui ne sono seguiti altri due, di 15 giorni circa. «La madre ha tentato di opporsi all’uso di uno psicofarmaco » spiega la onlus che, in un comunicato, si spinge a dire che il minore «ha rischiato di morire a causa degli effetti collaterali di un farmaco». Per l’associazione, «l’ospedale, invece di comprendere le legittime contestazioni della donna, si è rivolto al Tribunale che le tolto la patria potestà senza alcun reale processo». E questo nonostante la 40enne, a metà aprile, avesse alla fine accettato di firmare il consenso informato alla somministrazione degli psicofarmaci, come risulta dai documenti sanitari. A maggio la notifica del provvedimento del tribunale dei minori che si fonda proprio sull’ «opposizione della madre alla terapia farmacologica ritenuta in questo momento necessaria dai medici», motivando con il fatto che «pur riconoscendo i problemi del figlio non riesce a gestirlo». Disperata, la donna si è rivolta all’avvocato Francesco Miraglia che si è avvalso della consulenza del dottor Paolo Cioni, psichiatra di fama internazionale, e si è rivolto poi alla onlus. «La mamma non è contro i farmaci, semplicemente non vedeva alcun miglioramento – spiega il legale – il ragazzo era sempre più intontito… È incredibile che, se un genitore chiede spiegazioni sugli effetti collaterali dei farmaci assunti dal figlio, senza tra l’altro ottenerle, il tribunale gli sospenda la potestà genitoriale senza neppure avviare un’istruttoria».
L’avvocato contesta anche il fatto che l’adolescente sia stato ricoverato in un reparto per adulti. «Com’è possibile che una Regione così all’avanguardia sotto il profilo sanitario, non abbia un reparto per ragazzi con simili problemi? Se verranno riscontrate delle ripercussioni chiederemo i danni». Secondo Miraglia, «il minore pochi giorni fa è stato ricoverato nuovamente al pronto soccorso a causa degli effetti collaterali del farmaco che è costretto ad assumere contro la sua volontà ». L’udienza in tribunale per discutere il caso è fissata a luglio. «Ma passeranno almeno 4-5 mesi prima che venga emesso un nuovo provvedimento – onclude il legale – il che significa che il 16enne continuerà ad assumere quei farmaci…».
Benedetta Centin
22 giugno 2013© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un giorno di malagiustizia

Dopo avere appreso dalla cancelleria che il Giudice Bellentani depositerà le motivazioni della sentenza che mi riguardano, tra 90 giorni, sento il bisogno di intervenire pubblicamente anche per fare un po’ di chiarezza.

Prima di tutto è inammissibile  per non dire altro che un giudice redigerà le motivazioni di una sentenza quando il reato è già prescritto e indultato  da mesi (termine prescrizione luglio 2013, termine per il deposito ottobre 2013).

Non voglio assolutamente accodarmi a qualche politico che non perde l’occasione di parlare della giustizia mal funzionante in Italia, ma mi preme sottolineare che la maggior parte delle notizie riportate dai mezzi di informazione non corrispondono assolutamente al vero.

Il sottoscritto, nella vicenda de quo, oltre a rivolgersi sempre  agli avvocati di controparte, ai dirigenti nazionali del sindacato, al sindaco, al Prefetto, al Questore e al Presidente dell’ordine, ha adito l’autorità giudiziaria competente a tutela del proprio assistito.

Inoltre si è fatto riferimento a delle presunte foto osè, anche questo non corrisponde assolutamente al vero.

 Nel fascicolo del Tribunale sono depositate delle fotocopie di foto senza testa e senza alcun riferimento che possano identificare qualsivoglia persona.

D’altronde è la stessa sindacalista, che ho incontrato solo due volte,  che ha escluso che potessi avere qualsiasi sua foto personale.

Certo è che difendere la povera gente,senza voce, senza sindacato, e senza diritti qualche problema lo può portare, soprattutto quando, come controparte, sia ha  il sindacato, si ha il potere psichiatrico,  si ha il potere giudiziario e il potere politico.

Ma non sarà certo questa vicenda a farmi declinare da un impegno morale che il sottoscritto ha nei confronti della povera gente e dei poveri cristi che hanno solo l’unico difetto di non essere ascoltati e di non avere la forza di far valere i propri diritti.

Come ho già annunciato, costruirò un blog in cui pubblicherò tutta la documentazione inerente a questa vicenda , e  lo metterò a disposizione di qualsiasi cittadino che voglia testimoniare la sua esperienza. E da questo nascerà un progetto letterario dove racconterò in prima persona una storia di mala giustizia.

                                                                                                         Francesco Miraglia

Collaborazione tra gli avvocati Francesco Miraglia e Ulpiano Morcavallo per garantire la tutela dei minori in Italia e all’estero.

Occuparmi come avvocato di minori e in particolare di adozioni, affidi è sicuramente un’esperienza arricchente che comporta comunque tanto impegno e dedizione. Non si tratta solo di preparare arringhe, di essere convincenti. Dietro a questa tipologia di argomenti si cela un mondo fatto di sentimenti, aspettative, torti, spesso violenza e sofferenza dove protagonisti non sono solo i bambini ma anche le loro famiglie, fatte di genitori e parenti che hanno bisogno di essere sostenuti, rassicurati e soprattutto aiutati a risolvere i problemi e a non perdersi nei cavilli della giustizia, nelle leggi che non si curano molto dell’aspetto “sentimentale”, “umano” che si cela dietro ad ogni loro storia e con la quale ogni giorno mi confronto. Il desiderio di fare qualche cosa di concreto, la fiducia che ho nella “buona” giustizia, la voglia di collaborare con persone che condividano questo mio pensiero mi ha permesso, nei giorni scorsi, di avviare una collaborazione con l’avvocato Ulpiano Morcavallo, ex Giudice della Corte Suprema di Cassazione. Lavorare insieme, per noi, significa non solo continuare ad aiutare coloro che si trovano in difficoltà ma anche fare sì che vengano apportate a livello nazionale ed europeo delle nuove leggi che tutelino i minori e il loro contesto familiare. Un impegno importante che ci siamo presi e che porteremo anche presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.

Studio Legale Miraglia:

 

Sede di Modena

Tel. +39 059 822698

Fax +39 059 3366455

Cell. +39 388 1053958 ( solo in casi urgenti)

E-mail: info@francescomiraglia.it

E-mail: segreteria.studiomiraglia@gmail.com

PEC: francesco.miraglia@ordineavvmodena.it

Twitter; @miragliainfo

 

Problema dell'aborto

di Avv. Francesco Miraglia
Grazie per quella lettera a un bambino mai nato  Scrivo per ringraziare della lettera “A un bambino mai nato” che avete pubblicato sull’edizione di domenica 23 gennaio in prima pagina del giornale. Ringrazio, principalmente da neo papá ma anche da presidente diocesano di Azione Cattolica, per il coraggio che avete avuto di pubblicare quella lettera, che mette in luce in modo evidente come la scelta di non far nascere un nuovo bambino non sia priva di conseguenze e non si debba prendere “alla leggera”. Una nuova vita, comunque arrivi, è portatrice di quella speranza di cui, come giustamente avete scritto, tutti abbiamo bisogno. Paolo Seghedoni D’accordo, tranne che su quel «comunque arrivi», che potrebbe, se malinteso, far pensare che anche senza la necessaria consapevolezza far figli sia comunque un bene. E purtroppo sappiamo che non è sempre così. (a.r.) ALLARME AMIANTO Modena dal basso vada a perlustrare le ex Fonderie?  Al signor Brugnoli e alla sua associazione “Modena dal basso”, che consigliano il sindaco ad obbligare l’Esercito ad una bonifica dell’Ottavo Campale, consiglierei di farsi un giretto alle ex Fonderie, dove la quantitá di amianto esposta all’aria è ben maggiore di quanto non si verifichi nel sito militare. Per non parlare dell’inquinamento dell’area ex Fonderie sul quale il Comune non ha mai compiutamente informato i cittadini sul tipo di sostanze inquinamti presenti e sulla loro pericolositá. O forse, visto che qui il proprietario è il Comune e non lo Stato, la salute degli abitanti dell’area non è così importante? Giovanni Bortoli FILE ALL’AULS L’obbligo dello specialista assurdo e anticostituzionale  Purtroppo in una così grave situazione di crisi economica e di scelte sempre più discutibili da parte dei Direttori Generali delle Usl, veniamo a conoscenza di una sanitá che si mostra sempre meno dalla parte dei cittadini più bisognosi. Tra gli interventi pubblicati nel giornale da Lei diretto, in questi ultimi giorni c’è quello: “L’Usl: Il medico lo scegliamo noi”. Per risolvere il problema delle lunghe liste di attesa, una delle soluzioni più discutibili è quella di scegliere essa stessa il medico specialista. Conseguenza inevitabile è che l’utente sará costretto a rinunciare al suo medico di fiducia e farsi visitare da un medico non richiesto, che prevedibilmente sará quello senza una lunga lista di attesa. Ció risulta illegittimo oltre che anticostituzionale. E infatti la Costituzione tutela la salute come fondamentale ed irrinunciabile diritto dell’individuo, e in particolar modo prescrive come nessuno possa essere obbligato ad un trattamento sanitario e, nemmeno, quindi, a essere visitato da un medico scelto da altri. I nostri politici e in particolar modo i dirigenti sanitari citano il concetto della salvaguardia del diritto costituzionalmente garantito alla salute, eppure… Mi chiedo, quale funzionario amministrativo, quale dirigente sanitario, quale direttore di un Ausl possa arrogarsi il diritto di sostituirsi al cittadino nella scelta del medico da cui farsi assistere e visitare. Natuaralmente chi non deve fare i conti con la fine del mese, non ha problemi di lista di attesa, se sceglie di rivolgersi a un medico specialista privatamente.

Lavoratori precettati senza avviso colpa dell’Atcm, la Prefettura paga

Caso unico in Italia Ventitrè autisti hanno fatto ricorso e saranno risarciti con 661 euro a testa pari a 15mila euro

Finirà nei volumi della Utet che fanno giurisprudenza, in quanto prima e unica in Italia, la sentenza che ha condannato la Prefettura a rifondere i lavoratori multati. La Prefettura è quella di Modena e la “colpa” è dell’Atcm. Com’è andata? Siamo nel 2003, periodo di forti agitazioni per i lavoratori dipendenti delle aziende pubbliche di trasporto a causa del mancato rinnovo del contratto. Le proteste crescono in tutta l’Italia e anche a Modena. Il 22 dicembre di quell’anno, durante una di queste agitazioni, gli autisti dell’Atcm indicono uno scipero spontaneo a cui aderiscono numerosi, bloccando il trasporto pubblico in città.
L’azienda grida allo “sciopero selvaggio” e chiede la precettazione per i suoi dipendenti. Per precettare dei lavoratori in sciopero (cioè per impedire loro di interrompere il servizio e multare chi non torna al lavoro) l’Atcm si rivolge, come previsto dalla legge, alla Prefettura di Modena che, su richiesta dei dirigenti dell’azienda, dichiara lo sciopero non valido. A quel punto, sempre per legge, l’Atcm, in quanto datore di lavoro, avrebbe dovuto bloccare lo sciopero avvisando i lavoratori di aver ottenuto la precettazione. Ed è proprio qui che qualcosa non ha funzionato.
L’Atcm ha, infatti, considerato precettati i suoi dipendenti ma non li ha avvisati, come doveva, di questa decisione. Qualche mese dopo i lavoratori che avevano aderito allo scioperosi sono visti recapitare una sanzione pecuniaria di 172 euro a testa, per aver violato la precettazione e non aver ripreso il servizio nonostante la protesta fosse stata dichiarata illecita. Dei lavoratori che si sono visti recapitare l’ammenda quasi tutti hanno pagato, non trovando nei sindacati di categoria alcuna indicazione precisa su come muoversi. 23, di loro, invece, hanno fatto ricorso. Ed hanno vinto su tutta la linea.
L’Atcm, infatti – dice la legg – per convalidare la precettazioe ottenuta dalla Prefettura avrebbe dovuto comunicare immediatamente ai lavoratori che lo sciopero era stato dichiarato illegittimo, uilizzando mezzi di informazione, avvisi, affissioni nel luogo di lavoro e tutti i canali possibili, accertandosi anche che la comunicazione risultasse efficace. In aula di tribunale i ricorrenti hanno invece dimostrato il contrario: molti scioperanti, nonostante avessero contattato l’azienda per avere informazioni o si fossero, addirittura, recati sul posto di lavoro non erano venuti a conoscenza del provvedimento.
In sostanza i 23 autisti che avevano fatto ricorso attraverso l’associazione Atala avvalendosi della consulenza legale dell’avvocato Francesco Miraglia, lo hanno vinto e la Prefettura di Modena è stata condannata a rifondere ognuno con 661 euro, comprensivi delle spese legali sostenute, per un totale di più di 15mila euro.

22 settembre 200