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La Cassazione annulla il provvedimento con una sentenza che diventa giurisprudenza

Avvocato Miraglia: «Da mesi sostengo che siamo di fronte a un nuovo business sulla pelle dei più fragili»

PARMA (13 Luglio 2022). Ha fatto giurisprudenza, entrando tra le massime di Cassazione civile, la sentenza con la quale la Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato  Miraglia in difesa della sua assistita, una docente e artista di Parma: per gestire da sola l’ingente patrimonio di famiglia, la sorella aveva chiesto per lei un amministratore di sostegno. La Cassazione ha ribaltato la sentenza del Tribunale di Parma emanata nel 2019, confermata l’anno successivo dalla Corte d’Appello di Bologna, affermando che il ricorso all’amministratore di sostegno non può essere usato per dirimere conflitti familiari, specialmente laddove nella cerchia familiare ci sia qualcuno che possa supportare le persone nella gestione del proprio patrimonio. «Tra l’altro le sentenze del Tribunale e della Corte d’Appello si basano su “sensazioni” e non su prove concrete, – afferma l’avvocato  Miraglia – formulate esclusivamente su ipotesi e presunte diagnosi senza che alcun professionista abbia mai visitato la mia assistita».

Si legge infatti che la donna «seppur non affetta da una patologia nosograficamente accertata, manifesta comportamenti che fanno esistere il “fondato sospetto” e inadeguatezza della beneficiaria ad occuparsi dei propri interessi, e di riflesso anche di quelli della sorella» essendo il patrimonio di famiglia, ereditato dai genitori, ancora non diviso.

Proprio per confutare questa mancanza di prove concrete la donna, attraverso l’avvocato Miraglia, ha presentato ricorso e il caso è approdato alla Suprema Corte di Cassazione, la quale ha recepito le osservazioni presentate, ritenendo che tale situazione potrebbe essere risolta anche verificando la possibilità di reperire nella cerchia familiare il supporto eventualmente necessario (in questo caso il marito) e che l’Amministrazione di sostegno non può essere un rimedio alternativo per la risoluzione di conflitti endofamiliari di natura patrimoniale, che possono essere risolti agendo secondo le specifiche azioni di tutela della proprietà.

«Siamo arrivati al punto che si estromette una persona dalla gestione del proprio patrimonio per un “fondato sospetto”, – prosegue l’avvocato  – che si scontra contro il parere di medici e pure contro il buon senso: la professoressa è stata infatti giudicata in grado di autodeterminarsi relativamente alla vita quotidiana e alla sua professione di docente e di artista, ma inadeguata a gestire il patrimonio. Com’è possibile che una persona possa gestirsi in un aspetto della propria vita e non in un altro? Senza, per altro, cercare all’interno della cerchia familiare qualcuno che la possa aiutare nelle gestioni pratiche: la signora ha infatti un marito in grado di farlo e proprio su questo si è basata la sentenza della Corte di Cassazione, che è entrata una massima pubblicata sulle riviste giuridiche».

La Cassazione infatti l’11 luglio scorso l’ha inserita come massima stabilendo che “In tema di capacità della persona va esclusa la nomina dell’amministratore di sostegno se il beneficiario può contare sulla protezione di una rete familiare. Il giudice, pertanto, è tenuto a indagare sulla possibilità di garantire una funzione vicaria del coniuge nella gestione del patrimonio”.

«Da mesi sto ribadendo come quello dell’utilizzo dell’amministratore di sostegno sia ormai un nuovo business – conclude l’avvocato Francesco Miraglia del Foro di Madrid  – come quello dei bambini in affidamento. Sempre di più sono i casi riguardanti persone iù di persone in cui i parenti arrivano ad estromettere i loro familiari della gestione di patrimoni importanti, ricorrendo alla pratica dell’amministratore di sostegno che i giudici, incautamente, dispongono senza valutare attentamente i casi. Nell’ultimo anno sono emersi casi a Lecco, Ancona, Ferrara, Roma e Perugia. La questione sta diventando sempre più frequente e occorre vigilare, prima di trovarci di fronte a scandali come quelli legati agli affidamenti dei minori, dove la tutela non c’entra nulla, ma è solo mero business economico, sulla pelle dei più deboli».

https://www.flipbookpdf.net/web/site/70b3b364c49763ba923397bb6464bbd55a56b95e202207.pdf.html#page/2

 

 

 

 

 

Controlli nella residenza per minori Interviene il Garante per l'Infanzia

L’autorità regionale bacchetta i Comuni di Salsomaggiore, di Fidenza e l’Ausl per  carenze nelle verifiche dopo le denunce di presunti maltrattamenti nella “Cà degli Angeli” di Tabiano Terme, per cui è imputato l’ex brigatista Flavio Amico

I controlli sulla residenza per minori “Cà degli Angeli” di Tabiano Bagni, finita nel mirino della magistratura per presunti maltrattamenti nei confronti di due giovani ospiti, sono stati carenti e insufficienti ad attivare opportuni interventi cautelativi. E’ l’opinione del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Emilia Romagna, Luigi Fadiga, che con un provvedimento dello scorso 27 maggio ha chiesto ai sindaci di Salsomaggiore Terme e di Fidenza e all’Ausl una “più puntuale applicazione della normativa e delle direttive regionali” concernenti la vigilanza sulle strutture di accoglienza per minorenni.  Il caso è emerso in seguito a un esposto dell’avvocato Francesco Miraglia ed è stato oggetto, nei mesi scorsi, di interrogazioni in consiglio regionale e anche in Parlamento. A fare scalpore soprattutto il fatto che il coordinatore della residenza “Cà degli Angeli” fosse all’epoca dei fatti Flavio Amico, ex brigatista condannato a 18 anni di reclusione per associazione sovversiva. Amico è attualmente imputato insieme alla moglie Margherita Fortisi presso il tribunale di Fidenza per presunti maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione nei confronti di due ragazzini originari del modenese, ospiti della struttura tra il 2008 e il 2009. Ancora oggi l’uomo lavora come educatore a Cà degli Angeli e in una casa famiglia a Fidenza, strutture collegate all’Onlus “We are here  –  Noi siamo qui” di cui è presidente la Fortisi.  Sul passato

di Flavio Amico il Garante è chiaro: “Il signor Amico risulta riabilitato da precedenti condanne, di cui pertanto non si deve tener conto”. Avrebbe scontato la condanna per associazione a banda armata tra il 1978 e il 1990 e ora può godere appieno dei diritti civili e politici. Rimane però aperta la questione dell’indagine per i presunti episodi di violenza. Il processo è già in fase avanzata, la prossima udienza è prevista a ottobre e la sentenza, probabilmente, per i primi mesi del 2014.  Amico è stato accusato da due operatori della struttura di aver picchiato due ragazzini con calci e pugni, di aver chiesto loro di sbattere la testa contro il muro e di aver legato cordini di cuoio al loro collo, fatti che sarebbero avvenuti tra il 2008 e il 2009. Il Garante dei minori ripercorre le tappe della vicenda. In seguito alle denunce, i Servizi sociali di Modena hanno ritirato i ragazzini dalla comunità.  La Commissione istruttoria del Comune di Salsomaggiore fa una visita ispettiva il 10 marzo 2009, ma all’epoca a Cà degli Angeli non vi è nessun ospite. Non emergono rilievi nella relazione al sindaco. L’ultima visita della Commissione è stata disposta dal Commissario prefettizio lo scorso febbraio, dopo il rilascio di autorizzazioni per variazioni di sede e del coordinatore responsabile della comunità (variazione, quest’ultima, risalente al settembre 2009). Dal verbale del sopralluogo non sono emersi particolari rilievi, tranne la mancanza di un progetto quadro per ogni ragazzo ospitato (sei minori).  “(…) fermo restando che sul fondamento delle accuse rivolte all?Amico l’unico giudice è la Magistratura”, il Garante sottolinea carenze nella verifica ispettiva del 2009, perché il verbale “non indaga né approfondisce i motivi dell’improvviso ritiro dei tre minori da parte dei servizi sociali invianti, benché avvenuto nei giorni immediatamente precedenti la data della verifica”. Da qui la sollecitazione ai sindaci dei Comuni di Salsomaggiore, di Fidenza e alle Ausl competenti per distretto. (maria chiara perri)

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Presunti maltrattamenti L'avvocato Miraglia risponde a Flavio Amico

Non è certamente mia intenzione scendere in una disputa personale con il Sig. Flavio Amico, che tra l’altro non ho mai conosciuto.
Ma è opportuno precisare che sul mio conto ci sono solo cronache giornalistiche che lasciano il tempo che trovano e che, sopratutto, non trovano alcun riscontro nel mio casellario penale. È pacifico che, a sfatare ogni dubbio, sono pronto a renderlo pubblico in ogni momento.
Mi chiedo: il Sig. Flavio Amico è altrettanto pronto a pubblicare il suo casellario?
Al contrario di quest’ultimo, infatti, il sottoscritto non ha mai riportato alcun tipo di condanna né per calunnia né per altro qualsivoglia tipo di reato.
Per quanto riguarda l’asserita (mia) difesa legale ad un “pedofilo reggino”, mi preme ricordare al Sig. Amico che sono un avvocato, il cui dovere è quello di garantire la difesa tecnica a qualsiasi persona e che, in ogni modo, personalmente,quando assumo una difesa l febbrao a faccio con convinzione di innocenza del mio assistito,e comunque ho rinunciato al mandato ben prima che il mio assistito fosse raggiunto da una sentenza di condanna in primo grado.
 
E’ inoltre doveroso precisare al Sig. Flavio Amico che il sottoscritto non rappresenta e appartiene ad alcuna associazione, e tanto meno lo stesso vuole atteggiarsi a “paladino dei minori”, ma si limita, a rispondere al mandato conferito dai propri assistiti.
Ritengo a questo punto, che sia alquanto indicativo, rispetto alla veridicità di quanto pubblicato dalla Gazzetta di Parma, l’intervento del Sig. Amico, diretto principalmente a cercare di screditare la mia persona e la mia professionalità, oltre che a giustificare i fatti attribuitigli.

Fidenza – Gestisce una casa famiglia: accusato di maltrattamenti. E' un ex Br

Fidenza – Gestisce una casa famiglia: accusato di maltrattamenti. E’ un ex Br
Una comunità familiare che accoglie minori in difficoltà. Una «casa famiglia» dove bambini e adolescenti, allontanati da genitori giudicati inadeguati ad occuparsi di loro, dovrebbero ritrovare un ambiente sereno per ricostruire il loro equilibrio. Proprio in una di queste strutture, nata nel 2004 nella periferia di Fidenza, sarebbero avvenuti i fatti di cui è accusato Flavio Amico, che gestisce insieme alla moglie Margherita Fortisi la comunità legata all’associazione onlus «We are here – Noi siamo qui». Flavio Amico, nato a Caltanissetta nel ’55, è imputato dei reati di maltrattamento di minori e abuso di mezzi di correzione in un processo in corso nel Tribunale di Parma sede distaccata di Fidenza. La denuncia, sporta da un educatore che all’epoca dei fatti lavorava nella struttura fidentina, si riferisce a due episodi, uno avvenuto nel 2008 e uno nel 2009, ai danni di due ragazzi allora ospiti dalla comunità gestita dai coniugi Amico. Le prossima udienza del processo, la quarta, è prevista per venerdì prossimo. Nel frattempo Flavio Amico continua a gestire la comunità familiare a Fidenza e inoltre lavora come educatore anche nella comunità educativa per minori Cà degli Angeli di Tabiano, aperta nel 2009 e recentemente trasferita all’interno di una struttura di accoglienza più ampia, Casa Viburno, nata lo scorso anno sempre per mano dell’associazione «Noi siamo qui», di cui la moglie di Amico, Emanuela Fortisi, è presidente. Ma ora si aggiunge un’altra notizia inquietante sulla figura di Flavio Amico: un passato da brigatista. L’educatore di minori in difficoltà sarebbe infatti stato coinvolto nel sequestro Moro e per questo condannato a 18 anni di carcere per associazione sovversiva. Lo segnala in una lettera molto dettagliata (indirizzata, oltre che alla Gazzetta e al diretto interessato Flavio Amico, al Garante per l’infanzia, all’assessore regionale alle Politiche sociali, al presidente della Regione e al ministro Elsa Fornero) l’avvocato Francesco Miraglia, autore del libro sui diritti violati dell’infanzia «Mai più un bambino» e legale rappresentante dei genitori di un ragazzino ospitato nel 2010 nella comunità Cà degli Angeli di Tabiano. Nella lettera si afferma che «nel ’78 Flavio Amico era stato arrestato insieme ad altri esponenti delle Brigate Rosse in via Montenevoso 8, a Milano, nella cosiddetta “prigione del popolo”. Al momento dell’arresto Amico si dichiarava “combattente comunista” e, in un’altra occasione, “prigioniero di guerra”. Risulta inoltre che per il suo coinvolgimento nel sequestro Moro Flavio Amico, appartenente alla colonna «Walter Alasia», che si autodefiniva “irriducibile”, fu condannato a 18 anni di carcere per associazione sovversiva». «Dal ’78 al ’98 Flavio Amico risulta inoltre aver collezionato numerose condanne – continua la lettera – anche per reati contro la persona, e ora sta subendo un processo a Fidenza (Pr) dove figura imputato con l’accusa di maltrattamenti di minori». Dopo questa premessa, l’avvocato Miraglia si rivolge agli organi e agli enti preposti a vigilare sul buon funzionamento delle strutture di accoglienza per minori, dichiarando che «sia io che il mio assistito auspichiamo si tratti di un caso di omonimia. In caso contrario sarebbe gravissimo che un ex brigatista, oltre ad usufruire di fondi pubblici, si occupi, come educatore, di minori già provati da situazioni famigliari particolari». Anche durante la presentazione del suo libro al Senato della Repubblica il 31 gennaio scorso, Miraglia aveva citato la singolare vicenda della comunità come caso emblematico del cattivo funzionamento degli enti controllori. La richiesta di fare chiarezza su questa complessa vicenda è approdata dunque anche sul tavolo del dottor Luigi Fadiga, Garante per l’infanzia e l’adolescenza, organo istituito nel 2011 presso la Regione Emilia Romagna con il compito di individuare e attivare tutte le competenze che riguardano i minori e che devono garantirne i diritti. Ed è quello che il dottor Fadiga si appresta a fare, come ci ha confermato al telefono, con l’apertura di un fascicolo sul caso.