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Roma: lettera aperta al Garante dell’infamia a tutela di una bambina abusata in comunità

Illustrissimo Garante per l’Infanzia
dott.ssa Carla Garlatti
segreteria@garanteinfanzia.org
Ill.mo Presidente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza
Sen. Ronzulli Licia
licia.ronzulli@senato.it
Ill.mo Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere
Sen. Valente Valeria
valeria.valente@senato.it
Ill.mo Presidente della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori
On. Cavandoli Laura
com.affidominori@camera.it
Ill.mo Sindaco del Comune di Roma
dott. Roberto Gualtieri
ld.gabinetto@comune.roma.it

Oggetto: Lettera aperta al Garante per l’Infanzia a tutela di una bambina

“Non si è trattato di violenza, la bambina è stata consenziente
e le è anche piaciuto!”
Questa sarebbe la scandalosa dichiarazione che ci è stato riferito sarebbe stata pronunciata dalla Tutrice di una bambina di soli 12 anni davanti ad un Giudice di un Tribunale della Repubblica Italiana.
La Tutrice era stata nominata dal Tribunale per una bambina collocata in una comunità per minori di Roma.
Recentemente la bambina aveva subito violenza da un ragazzino ospitato nella comunità che aveva approfittato di lei.
Di fronte alle contestazioni dell’avvocato, la Tutrice avrebbe pronunziato queste scandalose parole suscitando l’indignazione della mamma e dell’avvocato.
Non ci risulta che questa Tutrice sia stata sollevata dall’incarico, né ci risultano provvedimenti disciplinari a suo carico.
L’avv. Miraglia che rappresenta e difende la mamma non può che sottolineare la gravità di quanto affermato dalla Tutrice in udienza: “Ma ancora più grave è la mancata indignazione dei giudici presenti in udienza. Nel caso specifico non è la prima volta che questa Tutrice si è resa protagonista di iniziative arbitrarie e pregiudizievoli a danno dei minori e del loro rapporto con la madre, sotto la totale indifferenza dell’Autorità Giudiziaria prontamente informata. Qualcuno dovrebbe spiegare come avvengono queste nomine e soprattutto in nome di chi e per conto di chi nel caso specifico questa Tutrice si senta autorizzata addirittura a sostituirsi al Giudice?” conclude l’avv. Miraglia. “Sarà anche questo un «mercato» e come dice un vecchio detto: a pensar male si fa peccato ma tanta volte ci si becca!!!”
L’avvocato Francesco Morcavallo, già Giudice del Tribunale per i Minorenni, che ha difeso la parte in udienza e ha assistito la mamma, ha dichiarato con indignazione: “Si è trattato di un ingiustificabile sfregio alla dignità di una ragazzina e di una madre e, più in generale, di un’irrisione tracotante verso i valori di sacralità della persona e della donna.”
Secondo il Consulente Tecnico della mamma, la Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare Prof.ssa Vincenza Palmieri: “Certamente è vergognoso che una siffatta persona continui a svolgere funzioni di Tutrice nei confronti di questa e di altri minori. Ma è altrettanto incredibile che la ragazzina sia ancora collocata in Comunità, senza che le sia permesso di ricongiungersi alla madre e poter superare, insieme a lei e con i giusti aiuti, questo ulteriore trauma; restando invece collocata, ormai da 3 anni, in un ambiente istituzionalizzato nel quale, proprio come in un contesto carcerario / manicomiale, esistono regole rigide (sia fra operatori e minori, sia fra i minori stessi) e lei è costretta, come altri, ad adeguarsi per sopravvivere. Lungi dall’essere un caso isolato, è un fatto ricorrente che i minori vengano tolti ai genitori per essere «messi in sicurezza» (questa sicurezza?): in qualità di Consulente tecnico di tanti bambini  e anche come cittadina  mi chiedo, allora: oltre ai casi già noti, di quanti altri bambini e bambine, in quante altre strutture, si dirà che fossero «consenzienti… e le è anche piaciuto»?”
Come Associazione Nazionale Famiglie Insieme per i Diritti Umani ci chiediamo quali siano le procedure di nomina e di verifica dei tutori e curatori dei minori, e come vengano tutelati i bambini nel caso in cui il loro comportamento dovesse essere contrario o non dovesse soddisfare l’interesse primario del minore.
Chiediamo altresì un intervento immediato a tutela di questa bambina che, oltre ai possibili pericoli evidenziati in precedenza, ci risulta avrebbe dovuto iniziare mesi fa un percorso di rientro graduale in famiglia che non è ancora stato attuato.
La situazione di questa famiglia e di questi bambini è già stata segnalata dalla nostra Associazione.
Data la gravità della vicenda e l’urgenza di una sua risoluzione, abbiamo ritenuto necessario informare anche la stampa e l’opinione pubblica come azione dovuta a tutela di questa bambina.

Associazione Nazionale Famiglie Insieme per i Diritti Umani

Roma, 3 dicembre 2021

 

 

Francesco Miraglia – Il ruolo delle Relazioni degli Operatori Sociali e la Funzione del Magistrato

– Dr. Miraglia, parliamo di un tema piuttosto delicato, quello delle Relazioni e delle valutazioni che vengono portate all’attenzione di un Giudice in un’aula di Tribunale, concernenti perizie che poi possono determinare sentenze di allontanamento familiare. Quali sono le principali zone d’ombra di questo settore?

“Mi occupo di diritto di famiglia e dei minori da ormai più di venti anni; nel tempo ho incontrato centinaia e centinaia di genitori e la domanda più comune, spesso rivolta con paura e timore, è sempre la stessa: ‘Ma non è che poi i Servizi Sociali mi portano via mio figlio?’. I casi di cronaca che a vario titolo coinvolgono i minori allontanati dalle famiglie, di frequente vengono raccontati come episodi isolati, talvolta addirittura strumentalizzati per semplici interessi politici, ma non sono altro – secondo il mio parere – che la rappresentazione di un vero e proprio sistema caratterizzato da poteri politici ed economici. Bisognerebbe che nessuno dimenticasse che quel sacrosanto principio del diritto del minore a crescere ed essere educato nella propria famiglia, costituisce uno dei capisaldi del nostro ordinamento; basti tener conto dell’Art. 1 della Legge 184/83 dedicata all’adozione. Solo in casi particolari ed eccezionali, quali bambini maltrattati o vittime di abusi, sono giustificabili percorsi di protezione offerti addirittura da una famiglia diversa da quella naturale. Seppur consolidato il principio secondo il quale l’allontanamento deve essere di carattere eccezionale, è diventato di moda l’allontanamento di un bambino anche per futili motivi. E a decidere dell’allontanamento di un minore dalla sua famiglia e, quindi, del suo collocamento in ambito etero-familiare, non sono, però, i Servizi Sociali, bensì l’Autorità giudiziaria”. 

– Nella Sua esperienza, com’è possibile garantire che perizie e consulenze si ispirino a principi etici, e dunque contribuiscano a salvaguardare non solo legalità e verità, ma soprattutto i Diritti stessi del bambino? E qual è in tutto questo il ruolo del Magistrato?

“Il diritto del minore alla sua famiglia deve essere centrale, diversamente la situazione va accertata in concreto, caso per caso, rinunciando alla presunzione di dedurlo da principi o teorie astratte. Bisogna capire, insomma, come sta quel minore dentro a quella specifica famiglia, quali sono le risorse in gioco, i limiti invalicabili e quelli che, all’opposto, con interventi mirati, possono benissimo essere rimossi. I Servizi non possono affatto ‘portare via i bambini alle famiglie’: di fatto però determinano la decisione del Tribunale in tal senso. E nella maggior parte dei casi i minori rimangono vittime di un sistema lento ed inefficiente, che invece dovrebbe tutelarli. È chiaro allora il ruolo cardine del Giudice, anche nella Giustizia minorile: il Giudice è colui al quale, piaccia o no, è affidato lo specialissimo compito di applicare le leggi in piena autonomia e indipendenza da ogni potere politico ed economico. Non è accettabile che un provvedimento di un Tribunale o di un ricorso della Procura della Repubblica non sia altro che il riportare il contenuto di una relazione o addirittura le argomentazioni di una consulenza tecnica”.

– Effettivamente spesso Lei nel parlare di Consulenti e CTP ha sottolineato alcune questioni centrali legate al tema della responsabilità e della necessità di evitare eventuali conflitti d’interesse. Cosa c’è che non va? Secondo Lei il sistema ha bisogno di riforme?

“Le questioni sono tante, e in questo senso il titolo di questo Convegno è emblematico: conflitti d’interesse, superficialità, pressapochismo, poteri politici ed economici spesso determinano non solo la giustizia dei grandi, ma soprattutto dei bambini. Case-famiglie, affidamenti illeciti, soldi – tanti soldi! – relazioni soggettive, consulenti di fiducia di questo o di quel giudice, adozioni mascherate. Ecco perché, lo ribadisco, è quanto mai essenziale l’indipendenza del magistrato: un’indipendenza che non è solo nella propria coscienza, nella libertà morale e nella fedeltà ai principi, ma anche nella trasparenza della propria condotta anche fuori dal suo ufficio. Il giudice, infatti, una volta adempiuto con coscienza e scrupolo ai propri doveri professionali, deve offrire di se stesso l’immagine di una persona seria, equilibrata e responsabile; l’immagine di un uomo capace di decidere e di capire. Solo così può essere accettato dalla società. Questo e solo questo è il giudice che in ogni tempo, se apparirà sempre libero e indipendente, si mostrerà degno della sua funzione: se si manterrà integro ed imparziale non tradirà mai il suo mandato”.

– La formazione dei professionisti del settore è dunque un aspetto quanto mai essenziale. L’INPEF propone dei percorsi mirati rivolti a tutti coloro che vogliono intraprendere la professione di Perito, Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) e Consulente Tecnico di Parte (CTP): a Suo avviso, quali sono gli elementi da non trascurare per preparare gli allievi in maniera esperta e competente, e come si traducono nell’esperienza dei Master e dei Corsi dell’Istituto?

“L’aggiornamento professionale è un elemento di fondamentale importanza per tutte le professioni. La formazione, la preparazione, la conoscenza, sono presupposti imprescindibili non solo per essere in grado di affrontare con sicurezza i tanti e diversi problemi derivanti da dinamiche familiari e rapporti interpersonali sempre più complessi, ma soprattutto per contribuire ad evitare casi – come continuo a chiamarli – di mala giustizia, caratterizzati da superficialità, pressapochismo e tanta approssimazione. Penso che oggi l’INPEF sia oramai un’eccellenza nel nostro panorama nazionale della formazione, della cultura e delle competenze, che garantisce – mediante i suoi percorsi formativi altamente strutturati e completi – la capacità di apprendere nuove conoscenze e di aggiornare costantemente le competenze, riuscendo a trasmettere quel sapere in tutti quei contesti in cui il professionista è chiamato ad intervenire. Secondo il mio punto di vista, non bisogna assolutamente mai trascurare l’aspetto pratico della formazione, la metodologia e la specificità: è un valore non solo per il professionista, ma anche per tutte le persone assistite”.

Bimba violentata in una comunità in provincia di Roma: il Giudice prende tempo

Intanto in comunità viene isolata e additata come “infame” per aver causato l’allontanamento del violentatore. (ROMA, 15 Settembre 2021). «Temiamo per la sua sicurezza: il giudice la tiri fuori da lì»: l’avvocato Miraglia, facendosi portavoce della madre della dodicenne violentata in una comunità romana, non usa mezzi termini e invita il Tribunale per i minorenni di Roma ad intervenire tempestivamente. Il giudice, invece, pare non nutrire la medesima preoccupazione: ha infatti convocato l’udienza per fare chiarezza sulla vicenda tra ben due mesi, il prossimo 10 novembre.
Nel frattempo la dodicenne, che ha avuto ripetuti rapporti con un quindicenne, ospite anch’egli della medesima comunità, si trova in un concreto stato di pericolo: mentre il giovane è stato allontanato, lei è rimasta nella struttura, dove è additata come “infame” e “spia”, e viene isolata dalle altre compagne.
«E’ in pericolo» prosegue l’avvocato Miraglia, «sia perché in comunità a quanto pare, non esiste il controllo stretto e può accadere che un quindicenne abusi ripetutamente di una bambina di 12 anni, ma anche perché, emersa la storia, il ragazzo è stato allontanato e le compagne della ragazzina la accusano di questo: l’hanno isolata trattandola da spia».

Ma perché il gruppo di amichetti oggi la disapprova perchè ha fatto venire alla luce questo fatto?

Perché, secondo le altre ragazzine, la piccola avrebbe dovuto tacere?

Come mai il gruppo ritiene che questa cosa dovesse rimanere nascosta?

“In genere gli omertosi colludono con il “reato” essendone complici, informati o attori” sostiene Il Consulente Tecnico della madre, Prof.ssa Vincenza Palmieri, presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, che segue con attenzione la vicenda e commenta:” Cosa altro potrebbe essere tenuto nascosto oltre all’abuso della piccola?

Se per le amichette, questo non si doveva sapere e si schierano con il quindicenne, è facile temere che per il gruppo delle bambine sia un fatto normale fare sesso in quel contesto e che questo debba rimanere nascosto. Ed è anche vero che se le indagini non sono più che celeri, le dinamiche interne, come in ogni Istituzione Totale, saranno così resettate che ogni verifica sarà prima passata attraverso una riprogrammazione, mediazione, condizionamento del gruppo, sia dei pari che degli adulti. Rendendo irrintracciabile la verità!”

Cosa succede quindi in quella comunità e perché il giudice, appresa la grave vicenda, temporeggia tanto? Perché nonostante le ripetute denunce nessuno interviene e l’unica ad essere punita è la madre, tenuta lontana dai figli? Mentre il padre pubblica su Facebook le foto recenti fatte con la bambina ed il fratellino, esponendoli a morbose curiosità?

La ragazzina viene lasciata chiaramente in una situazione di pericolo. Ci domandiamo come mai la tutrice, invece di preoccuparsi di mettere al sicuro la ragazzina che il tribunale le ha affidato, minimizza la vicenda poiché la bambina sarebbe stata “consenziente”.
«Eravamo già preoccupati e fin dal maggio del 2020 contestavamo la collocazione dei due fratelli in questa comunità» conclude l’avvocato Miraglia, «quando depositammo in tribunale prove corpose della fatiscenza della struttura, del cibo avariato, della sporcizia, dei bagni inadeguati. Qualcuno all’epoca era intervenuto? Perché in caso contrario qualcuno dovrà rispondere anche di questo. L’unico provvedimento certo è che da allora alla madre sono stati sospesi gli incontri con i figli».
Oltre ad intervenire tempestivamente, andrebbero indagati i rapporti che intercorrono tra tribunale, tutrice e operatori della comunità.

Velletri: bimbo strumentalizzato dal padre, rifiuta la madre

Il tribunale si disinteressa di lui

(VELLETRI, 10 Settembre 2021). C’è un bambino che rifiuta di vedere la mamma, separata dal padre: lei non gli ha fatto nulla eppure la rifiuta con astio. Ha soltanto 11 anni, ma non vuole stare con lei, la maltratta, se si vedono scappa dopo pochi minuti, al telefono le urla di sparire. È chiaro che il bambino, che vive con il padre per ordine del tribunale, non è arrivato da solo a scatenare questa forma di rifiuto verso di lei, ma è con tutta probabilità strumentalizzato dal genitore contro la mamma. Eppure, nonostante i comportamenti conclamati, che evidentemente dimostrano un disagio profondo di cui soffre questo bambino, il tribunale di Velletri, dove il ragazzino vive, non prende alcun provvedimento, non esamina il caso, non approfondisce le cause del suo malessere, non interviene in suo aiuto. Si limita ad ignorare il caso e a lasciare il bambino nell’angoscia.

Si tratta di un bambino di appena 11 anni, che esprime un’avversione nei confronti della madre del tutto incomprensibile ed ingiustificabile, attuando comportamenti intransigenti nei suoi confronti. Ha ingaggiato quasi una campagna denigratoria nei confronti della mamma, arrivando persino ad affermare “spero di non vederla più!”. «Manifestiamo pubblicamente la nostra preoccupazione» dichiara l’avvocato Miraglia, al quale la madre si è rivolta, temendo per la serenità del suo bambino, «perché è chiaro che questo ragazzino vive un disagio. Eppure, nonostante le prove, il tribunale non prende nessuna posizione. Anzi, poiché il ragazzino rifiuta di vedere la madre, il tribunale ha accettato la sua decisione, nonostante abbia solo 11 anni, e da un anno e mezzo ha sospeso gli incontri con lei. Troviamo vergognoso che il tribunale faccia finta di niente e faccia passare tutto sotto silenzio, che trovi normale che un bambino rifiuti la madre, senza indagare sulle motivazioni che lo spingono a respingerla con tanto astio, senza verificare come stia realmente questo ragazzino e cosa motivi questa ingiustificata opposizione, senza, tra l’altro, preoccuparsi di avviare un percorso di aiuto e sostegno per lui».

Sconcerta infatti che, anziché avviare un percorso che ricongiunga madre e figlio e rassereni i loro animi, il tribunale abbia di punto in bianco sospeso i loro incontri, peggiorando la situazione: la madre, infatti, non lo vede né lo sente da un anno e mezzo, non sa come stia, come vada a scuola. Nulla. «Ma siamo o no in uno Stato di diritto, che garantisca anche alla madre di vedere suo figlio?» prosegue l’avvocato Miraglia. «Abbiamo assistito in altre situazioni a bambini che vengono allontanati da genitori per motivazioni molto più blande e invece qui, dove è assai probabile che il padre stia strumentalizzando il bambino, si passa tutto sotto silenzio, fingendo di non sapere, ignorando le numerose prove depositate».

Chiamata in causa dalla madre, la Professoressa Vincenza Palmieri, nota Tecnico Forense, ha esaminato la documentazione relativa, ed ha rilevato oltre allo svolgimento della CTU e della testistica effettuati a ridosso del parto con minacce di aborto certificate e durante il puerpuerio, come sia anche in atto un condizionamento da parte del padre verso il bambino fino a farle percepire la madre negativamente e a rifiutarla. Quali sono le prove scientifiche per asserire questo? La Professoressa Palmieri sostiene che:

“La risposta è proprio nella PLATEALITA’ DEL RIFIUTO E NELLA DRAMMATIZZAZIONE che il bambino ha agito pubblicamente. Un bambino che rifiuta un genitore, verso cui l’altro comunque svolge un’azione educativa e di accettazione del genitore rifiutato, lo fa a bassa voce, a mono sillabe, quasi vergognandosi. In questo caso: se il padre avesse svolto un’azione educativa e non ostacolante l’accesso all’altro genitore, il bambino avrebbe mantenuto la sua relazione con la madre, non avrebbe utilizzato motivazioni adultizzate tipo “mia madre mi da troppe caramelle” o il rifiuto non sarebbe stato così teatrale.

Il piccolo invece ha bisogno – o è costretto ad adeguarsi mostrandolo a tutti – come se recitasse su un palcoscenico il suo rifiuto DRAMMATIZZANDOLO. Il piccolo dunque ha posto in essere comportamenti di tipo oppositivo dovuti all’alleanza con il padre, che non ha mai nascosto disprezzo ed ostilità verso la madre, che assume una portata ancora più negativa dopo l’impossibilità di vedere la madre per quasi un anno, disposto acriticamente dalle Autorità, contro ogni sapere scientifico. Ciò che è inconcepibile – commenta Palmieri – è come le istituzioni ma anche i tecnici abbiano omesso di occuparsene, oscurando aspetti così gravi e soprattutto privando il bambino della madre, esponendolo ad un grave serio disagio evolutivo. E’ pertanto urgente rivedere le scelte ed aiutare questo bambino che sta chiedendo aiuto, ben oltre l’apparente ed immotivato rifiuto.”

La madre, quindi, tramite l’avvocato Miraglia, ha così presentato istanza urgente al Tribunale ordinario di Velletri, chiedendo l’immediata ripresa degli incontri con il figlio, di poterlo sentire al telefono almeno due volte a settimana così da partecipare alla sua vita in modo costante e continuativo, e che il giudice valuti quale sia il miglior collocamento per questo ragazzino.