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Scandalo Serinper: processo da rifare per un padre accusato di abusi

Chiaramente manipolate le parole della figlia, ospite in una delle strutture della “coop degli orrori”

Massa Carrara (4 Aprile 2022). Mentre si è in attesa del processo per lo scandalo della “coop degli orrori” Serinper, arriva dalla Corte di Cassazione un’ottima notizia per un padre genovese, accusato di violenza sessuale nei confronti della propria figlioletta, ospite di una delle strutture gestite dalla cooperativa Serinper.

L’uomo, attraverso lo Studio legale Miraglia aveva presentato ricorso in cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Genova che lo aveva condannato per abusi sessuali nei confronti della figlioletta, sentenza che è stata annullata in quanto «il drammatico quadro storico in cui i fatti sono maturati avrebbe richiesto una valutazione giudiziale improntata a maggiore criticità con riferimento sia all’attendibilità della persona offesa, sia alle modalità di audizione dei minori sia alle richieste di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale».

I figli dell’uomo, che abita a Genova, nel 2014 erano stati allontanati da casa e insieme alla madre erano stati ospitati in una struttura situata in provincia di Lucca, gestita dalla Serinper: un gestione che nulla aveva di assistenzialistico, bensì svolta unicamente per mero arricchimento personale, tant’è che attualmente è in corso un processo per corruzione, traffico di influenze illecite e maltrattamenti avvenuto all’interno delle case di accoglienza e che vede coinvolti anche i titolari della cooperativa, un sindaco e alcuni dipendenti pubblici. La cooperativa, con la complicità degli assistenti sociali, presentava denunce manipolate nelle quali i minori riferivano di abusi commessi da parte dei loro genitori, con l’unico intento di tenerli ospitati all’interno delle proprie strutture di accoglienza e di conseguenza arricchirsi grazie ai contributi pubblici.

«In tutto questo  sistema era rimasto invischiato, suo malgrado, anche il mio assistito – prosegue l’avvocato Miraglia, – accusato di violenza sessuale nei confronti della figlia, le cui dichiarazioni, però, erano risultate manipolate, mal interpretate e frutto di suggestioni indotte. Tutto per mantenere la ragazzina all’interno della struttura, dalla quale la madre era stata allontanata, guarda caso, nel momento in cui aveva iniziato a lamentarsi delle condizioni di privazioni, restrizioni e condizioni di forte disagio in cui si viveva. La Suprema Corte ha annullato la condanna e di questi siamo contenti, ma mi chiedo al mio assistito chi ridarà la vita che ha perduto in tutti questi anni?».

 

Quattro Giudici e un Avvocato denunciati per abuso d’ufficio a L’Aquila

Avvocato Miraglia: «Il ministero indaghi su come il Tribunale per i minorenni  amministra la giustizia»

 

L’AQUILA. Psicoterapeuta di una minore la prepara per un incidente probatorio contro il padre in Tribunale e poi presenzia a discutere del caso come componente, in qualità di Giudice onorario, del Collegio giudicante.

Un fatto grave perché mina l’imparzialità di chi è chiamato ad assumere importanti decisioni che cambieranno per sempre la vita dei minori. E ancor più grave poiché gli altri tre giudici componenti del Collegio, pur a conoscenza del conflitto d’interesse in atto, hanno comunque fatto partecipare la terapeuta/Giudice e sulla vicenda l’avvocato tutore della ragazzina non ha fatto una piega né ha mosso un dito.

A nulla sono valse le reiterate proteste dei genitori per la sentenza “viziata” da troppe irregolarità: alla fine, inascoltati, si sono visti costretti a denunciare per abuso d’ufficio la psicologa/Giudice, gli altri tre Giudici del Collegio e la tutrice dei figli.

«Oltre alla querela» dichiara l’avvocato Miraglia, al quale si sono rivolti i genitori «abbiamo portato l’esposto all’attenzione del Csm, della Procura generale presso la Cassazione e al Ministero della Giustizia.

Se è così che al Tribunale per i Minorenni de L’Aquila si amministra la giustizia, è opportuno che le istituzioni indaghino ed esaminino gli atti. Noi speriamo che sia un caso unico e isolato, ma se ce ne fossero altre di situazioni simili occorrerebbe qualcuno faccia le opportune verifiche».

Malata psichiatrica violentata in comunità: indagini archiviate

Quando il caso arriva al procuratore dopo due anni la comunità è già chiusa

Avvocato Miraglia: «Gli operatori saranno pur da qualche parte: cercateli!»

TIVOLI (25 Febbraio 2022). Una donna affetta da grave disabilità psichiatrica è stata picchiata e violentata all’interno della comunità terapeutica in cui era alloggiata, in provincia di Roma. I fatti risalgono a gennaio 2019, ma la doccia fredda alla madre e alla sorella, sue amministratrici di sostegno, è arrivata la scorsa settimana: caso archiviato. Il fatto più incredibile riguarda le motivazioni addotte dal procuratore che ha mandato tutto in archiviazione senza avviare una decisa indagine: quando ad aprile 2021 la pratica è giunta sul suo tavolo e ha inviato le forze dell’ordine a collocare microfoni e telecamere per svolgere delle intercettazioni ambientali, la comunità era già stata chiusa. E tanti saluti: caso archiviato senza colpevoli, visto che essendo la vittima “psicologicamente  fragile e non idonea a rendere adeguata testimonianza” ci sarebbero solo “fragili indizi, insufficienti per sostenere in giudizio l’accusa”.

«Resta però una vittima senza giustizia» commenta l’avvocato Miraglia, incaricato del caso dalla famiglia della donna. «Una vittima di serie B: se non si fosse trattata di una persona fragile affetta da patologie psichiatriche, sicuramente le indagini sarebbero state avviate celermente, attivando magari anche le procedure della legge Codice Rosso a tutela delle donne. Invece siccome la donna non riesce ad esprimersi chiaramente e la comunità era già stata chiusa, la Procura presso il tribunale di Tivoli non ha proceduto con uno straccio di indagini».

La donna, che oggi ha 37 anni, viveva appunto in una comunità terapeutica: a gennaio 2019 quando madre e sorella, le sue amministratrici di sostegno, la vanno a trovare, notano subito i lividi e capiscono che qualcosa di terribile le è capitato, sebbene lei fatichi a spiegare cosa. Corrono immediatamente al pronto soccorso, dove vengono riscontrati gli abusi. Le donne sporgono quindi denuncia per abbandono di incapace, lesioni aggravate e violenza sessuale aggravata, ma sul tavolo del procuratore la pratica arriverà soltanto ad aprile del 2021. La comunità è stata nel frattempo chiusa, pertanto, quando le forze dell’ordine incaricate di provvedere alle intercettazioni ambientali arrivano alla porta del struttura, la trovano serrata. E la Procura archivia il caso.

«Non credo che la comunità fosse gestita da fantasmi»  prosegue l’avvocato Miraglia, «quindi saranno pur da qualche parte, ci sarà stato un gestore, un responsabile al quale chiedere informazioni sui nomi degli operatori sanitari impiegati all’epoca, da sentire almeno a sommarie informazioni testimoniali. Riscontriamo un grave pregiudizio nei confronti di questa donna, particolarmente fragile e a maggior ragione bisognosa di aiuto, sostegno e comprensione. Invitiamo pertanto la Procura a riaprire il caso e a procedere con le indagini: tutti meritano di ottenere giustizia».

 

 

 

 

Milano: denuncia l’ex compagno per presunti abusi su i due figli le tolgono i bambini

 Avvocato Miraglia:  «Ma a chi giova tutto questo?»

 MILANO (25 febbraio 2022). Una madre attenta e premurosa si è accorta subito che certi atteggiamenti troppo “sessualizzati” della sua figlia maggiore, che all’epoca aveva appena 4 anni, non rientravano nel concetto di “normalità” e andando a fondo ha scoperto, dal racconto dei bambini, che il padre presumibilmente abusava di loro. Con grande coraggio ha denunciato il compagno e si è allontanata da casa per mettere al sicuro i suoi due figli di 4 e 2 anni, ma con quale risultato? A parte una prima archiviazione del caso, la cosa altrettanto grave è che le hanno tolto i bambini per collocarli in una comunità. Bambini traumatizzati e così piccini lontani da casa stanno davvero molto male: hanno frequenti incubi la notte e bagnano il letto nel sonno. «Ma a chi giova tutto questo?» domanda l’avvocato Miraglia, cui la donna si è rivolta. «In questa situazione non si sta aiutando proprio nessuno. Quando le donne non denunciano i mariti abusanti vengono per lo più ritenute corresponsabili e denunciate a loro volta: quando invece con grande coraggio la querela la sporgono, si trovano private dei figli. Ma che giustizia è?». Necessita ora, per la tranquillità dei due bambini, che rientrino al più presto a casa dalla mamma. Tre anni fa la donna si era accorta che la bambina aveva comportamenti troppo sessualizzati, troppo espliciti con gli adulti di sesso maschile, e che era coinvolto anche il fratellino più piccolo. Una prima denuncia contro il marito è caduta nel vuoto in quanto è stata archiviata e l’uomo, pertanto, ha continuato a vedere i figlioletti. Ripetendosi però gli abusi, la donna si era recata al pronto soccorso e i medici da lì, sentita la bambina, avevano inviato segnalazione all’autorità giudiziaria. Da allora all’uomo è stato impedito di vedere i bambini da solo, ma purtroppo pure alla madre è vietato stare coi figli. «L’allontanamento dei bambini dalla mamma non sta loro giovando» prosegue l’avvocato Miraglia, «manifestano profondo disagio, che non fa che peggiorare la loro già fragile condizione psicologica determinata dagli abusi. Ma soprattutto perché punire questa donna che ha solo cercato di mettere in salvo i suoi bambini? Se al padre è stato impedito di vedere i figli, forse un fondo di verità sugli abusi c’è: ma la mamma, invece, non ha fatto nulla. Ancora più incredibile è stata la decisione del Tribunale per i minorenni di Milano che ha disposto l’allontanamento e gli incontri protetti madre/figli.

Tutto questo a chi giova!!!!

Lo Studio Legale Miraglia, apre una sede Madrid !

Secondo quanto è affermato in un report dell’organizzazione internazionale Save the Children, tra il 10 e il 20% della popolazione in Spagna ha sofferto di un certo tipo di abuso sessuale in età infantile. Le vittime, in genere, soffrono di maltrattamenti per circa 4 anni, solo il 15% delle scuole in cui i bambini riportano le loro esperienze informano le autorità competenti e circa il 70% dei casi che vengono trattati a livello legale giungono ad un processo orale. Secondo quanto è affermato nella relazione, il numero dei minorenni implicati è quadruplicato nell’ultimo decennio. Nonostante ciò, soltanto 5 regioni autonome hanno un servizio libero e accessibile a tutti per le vittime di abuso e, malgrado la presenza dei servizi per la protezione infantile, nel 2007 sono stati registrati 800000 casi di violenza domestica. Nell’ultimo anno, sono stati circa 50000 i bambini presi in carico dall’assistenza statale, un numero consistente dovuto principalmente al fallimento dei programmi di supporto famigliare. In Spagna i bambini possono essere presi in carico dai servizi come misura precauzionale, un fatto che accade quattro volte più frequentemente della vicina Francia. La decisione di allontanare i figli dai genitori non è determinata dai giudici, ma dagli operatori sociali e spesso è quasi irreversibile, dal momento che le famiglie devono affrontare lunghe battaglie per riavere indietro i loro bambini. Le decisioni dei servizi sociali hanno conseguenze devastanti non solo per i genitori, spesso già finanziariamente indeboliti da un divorzio, ma anche per i bambini, che devono crescere in case-famiglia. Queste ultime sono per l’80% strutture private, alcune delle quali sotto indagine poiché oggetto di molteplici scandali. Anche se il sistema di assistenza per l’infanzia è regionale, il problema è percepito nell’intero Paese.

Per tutti questi motivi, lo studio legale Miraglia, specializzato in diritto minorile e di famiglia, già rinomato in Italia sia in ambito civile che penale, aprirà una nuova sede aMadrid, in Spagna. Infatti, la frequenza dei maltrattamenti infantili, unita alla tendenza a sottostimarli e all’atteggiamento di incredulità e silenzio diffuso in questo stato, lo rendono un’area di particolare interesse per lo studio, da anni impegnato nella difesa dei nuclei familiari e dei bambini, proprio per la loro condizione di estrema fragilità. In virtù della lunga esperienza sul territorio italiano e della varietà dei casi che ha dovuto trattare, lo studio è pronto ad assumere una dimensione internazionale, creando una succursale all’estero che si possa occupare di casi nuovi, di complessità diversa e su uno sfondo culturale differente, ma con l’esperienza e la dedizione già nota e confermata dal lavoro sul campo italiano.

Servizi sociali di Milano: operatore fa una videochiamata alla mamma seduto sul wc


La donna lo denuncia


MILANO (3 Febbraio 2022). La pandemia ha reso incontri da remoto e videochiamate strumenti di comunicazione, anche istituzionale, d’uso comune e lo smart working ha fatto sì che il lavoro spesso abbia invaso la sfera domestica delle persone. Ma quello che è capitato a una giovane donna milanese è a dir poco sconcertante: alcuni giorni orsono ha ricevuto una videochiamata dall’assistente sociale che si occupa del suo caso mentre questi se ne stava beatamente seduto sulla tazza del wc. Il tono della telefonata era poi alquanto imbarazzante: più che parlare dell’estensione degli orari di visita tra madre e figlio l’assistente sociale era più interessato a indagare sulle relazioni sentimentali della donna. Circostanza che non avrebbe nulla a che vedere con il rapporto con il figlio e con la richiesta di aumentare le visite inoltrata dalla donna. La giovane si è rivolta quindi ai carabinieri per denunciare l’assistente sociale, anche perché costui si è più volte ostinato a non aumentare gli incontri madre/figlio nonostante il tribunale abbia imposto l’aumento della frequenza degli incontri tra la donna e il suo bambino, che si trova in affidamento presso una famiglia. «E anche su questo aspetto nutriamo grossi, grossissimi dubbi – interviene l’avvocato Miraglia al quale la donna si è affidata – in quanto il Comune di Milano ha affidato a una cooperativa l’incarico di reclutare le famiglie alle quali affidare i minori che il tribunale ritiene di allontanare temporaneamente da casa propria. Ma sembrerebbe che la coppia che ospita il piccolo sia strettamente legata con la cooperativa in questione. Tant’è che questo bambino continua ad essere tenuto lontano dalla madre senza motivo e contro le disposizioni del tribunale. Non vorremmo si trattasse di un ennesimo caso di adozione mascherata».

A frapporsi tra lei e il figlioletto è appunto questo assistente sociale, che continua a disattendere le disposizioni del giudice, che ha stabilito un aumento degli incontri tra madre e figlio e ha pure sollecitato l’invio da parte di Servizi sociali della relazione sul bambino, che non è ancora pervenuta sul tavolo del giudice. Quando poi la madre del bimbo chiede spiegazioni, si sente immancabilmente rispondere dall’operatore che è lui a decidere le visite in base al caso e in una relazione ha persino scritto che è il bambino a non voler tonare a casa, mentre il bimbo chiede continuamente di poter stare con la madre. «Perché allontanare il bambino dalla sua mamma allora? – prosegue l’avvocato Miraglia. – Non si tratta forse di un affidamento “sine die”, che non vedrà mai la fine e che di fatto è un meccanismo per occultare una vera e propria adozione? Un sospetto alimentato ulteriormente dal fatto che questo bambino sin da subito è stato obbligato a chiamare mamma e papà la coppia affidataria. Che poi l’assistente sociale si permetta di assumere comportamenti disdicevoli nei confronti della madre del piccolo questo non fa che aggravare ancor di più una situazione già dubbia e sospetta di suo. Doppiamente irrispettoso quindi l’atteggiamento dell’assistente sociale: se da un lato tiene la donna separata ingiustificatamente dal proprio figlio, come si è permesso poi di effettuare una videochiamata di lavoro seduto in bagno? E di quel tenore, per di più! Chiediamo che il Comune indaghi bene sulle persone alle quali affida un servizio delicato come appunto sono i Servizi sociali».

Sul caso interviene anche la professoressa Vincenza Palmieri, consulente tecnico forense della mamma. «Le relazioni – false, falsificate o alterate – sono, purtroppo, all’origine di tale grande male – commenta la professoressa Palmieri. – E se poi queste sono il risultato di incontri e colloqui gestiti in maniera arbitraria e privi dell’applicazione anche dei più elementari principi deontologici, non se ne deve tener conto in Tribunale. I professionisti dell’aiuto, autorizzati dalla vigente normativa a tenere colloqui e consulenze anche on-line, devono comunque rispettare ogni altro criterio previsto dalla prassi e dalle norme proprie della professione, che possono e devono garantire serietà e verità. Queste relazioni, che non sono il risultato di un lavoro serio e scrupoloso, rappresentano il grimaldello diffamatorio per continuare a tenere i bambini lontani dai propri genitori».

L’Aquila: psicologa di una minore la prepara all’udienza dove accusa il padre poi discute il caso come Giudice

Avvocato Miraglia: come dice Cetto La Qualunque “Ma è legale questa cosa?”

L’AQUILA (25 Gennaio 2022). La battuta è presa in prestito dalla comicità di Antonio Abanese, ma c’è purtroppo ben poco da ridere: un uomo è sotto processo per presunte molestie nei confronti della figlia maggiore, la quale è stata affidata a una comunità mentre i due fratellini minori vivono in altre due case diverse: il più piccolo da quando è nato non ha mai visto il padre, perché a questi genitori viene impedito di vedere i bambini da due anni. La madre è indagata di favoreggiamento e tutto perché si è dato  ascolto alla ragazzina che nonostante i suoi 14 anni ha problemi di neurosviluppo che la rendono, di fatto, ancora una bambina e che sarebbe stata influenzata dalle amichette, che l’avrebbero convinta a inventar tutto come ripicca per non aver ottenuto in regalo il telefonino tanto desiderato. A dare credito alla ragazzina invece è la psicologa che però, oltre a seguirla come paziente in terapia, l’ha preparata per l’udienza in Tribunale Penale ed ha persino fatto parte del Collegio Giudicante al Tribunale dei Minorenni de L’Aquila dove la famiglia vive. E parrebbe essere pure responsabile di alcune case famiglia. Un pasticcio giuridico mai sentito, nel quale ci sono cinque vittime e una persona che interviene in triplice veste a stravolgere le loro esistenze. «E appunto ci si chiede “Ma è legale questa cosa?” – dichiara l’avvocato Miraglia, al quale i genitori della giovane si sono affidati – e soprattutto è l’unico, sfortunato caso oppure al Tribunale per i Minorenni de L’Aquila le cose funzionano sempre cosi? Siamo di fronte a una svista clamorosa o a un vero e proprio caso di mala giustizia?».

La ragazzina è molto fragile e un paio d’anni fa avrebbe riferito di essere stata molestata dal padre, un giorno in cui la madre era assente, in verità cambiando spesso versione sulla vicenda. È emerso poi che erano state le amichette a convincerla (lei è molto influenzabile) ad accusare il genitore, come ripicca per non aver ricevuto il telefono cellulare richiesto e desiderato. La giovane è stata allontanata subito da casa e affidata a una comunità, così come i due fratellini minori, visto che il padre è stato rinviato a giudizio e la madre indagata per favoreggiamento. Il caso è approdato in Tribunale per i Minorenni che addirittura dispone l’apertura dello stato di abbandono dei minori senza  che ancora nessuna colpevolezza sia stata riconosciuta in capo  ai genitori.

Ad ogni modo il  Tribunale per i Minorenni, basandosi  di fatto su le semplici dichiarazioni di questa ragazzina ha disposto “l’eliminazione “ dei genitori: la ragazzina è stata destinata a vivere presso una famiglia affidataria, un fratello è stato affidato al nonno materno, l’altro ai nonni paterni. Famigliari che abitano persino in regioni diverse. «Come se tutto ciò non fosse abbastanza grave – prosegue l’avvocato Miraglia – emerge che la decisione del Tribunale per i Minorenni  si poggi su un vizio di forma gravissimo: uno dei magistrati che hanno sentenziato era nientemeno la psicoterapeuta che segue professionalmente la ragazzina e che, tra l’altro, l’aveva pure preparata ad affrontare l’udienza nella quale era stata sentita nel corso dell’incidente probatorio. La psicologa avrebbe preso parte infine al collegio giudicante in qualità di giudice onorario: circostanza di una gravità inaudita».

Per sua stessa ammissione la terapeuta avrebbe “informato tempestivamente il Presidente e il Collegio di conoscere la minore e di quale natura fosse la conoscenza” ma gli altri Giudici, mancando uno di loro per motivi personali e “in considerazione dell’urgenza del caso” hanno ritenuto che “non sussistesse incompatibilità e fosse sufficiente che non intervenisse nella discussione, limitandosi all’ascolto ed alla condivisione”. La terapeuta avrebbe quindi espresso “solo l’adesione alla deliberazione”.

Come dire: c’ero ma dormivo o ancora meglio come le tre scimmiette della garzanti: non vedo , non sento e non parlo ma intanto decido!!!

«L’avvocato curatore della minore e dei suoi fratellini, pur chiamata a tutelare i loro interessi, pare svicolare dalla presa di posizione su questa vicenda – conclude l’avvocato Miraglia – ma noi proseguiremo cercando verità e giustizia e soprattutto un giudizio imparziale, rivolgendoci agli organi competenti. Auspichiamo che vogliano altresì fare chiarezza sulla vicenda anche il Consiglio Superiore della Magistratura e il ministero della Giustizia: questo doppio anzi triplo ruolo mina la terzietà del Collegio Giudicante, che ha deciso delle vite dei bambini stravolgendole, con le conseguenze che questo comporta e comporterà».

Sarà l’unico caso a L’Aquila?

Ferrara: bimbo costretto a distruggere una montagna di giornali per combattere l’ansia

Da quasi due anni non gli fanno vedere la mamma. Per i Servizi sociali è “sereno”

FERRARA (21 gennaio 2022). A volte le istituzioni si accaniscono in maniera crudele e sistematica contro le persone: a Ferrara questo accade nei confronti di un bambino che oggi ha 7 anni e che nella sua brevissima vita ha vissuto lunghissimi periodi lontano dalla mamma, è stato collocato presso famiglie affidatarie, parcheggiato in una comunità degli orrori, ha vissuto saltuariamente con lei. Un calvario iniziato quando il bimbo era piccolissimo ed era stato allontanato in quanto una psicologa e un’assistente sociale vedevano un eccessivo attaccamento tra mamma e bambino. All’inizio erano stati alloggiati in una comunità fatiscente, dove sui pavimenti scorrazzavano allegramente gli scarafaggi e senza che per mesi di loro i Servizi sociali si occupassero, nemmeno per un percorso di sostegno alla genitorialità che li facesse tornare a casa insieme. La donna era stata costretta a perdere il lavoro perché da quella comunità non le consentivano di allontanarsi. È solo per la caparbietà di questa donna e dell’avvocato Miraglia al quale si era rivolta che nel 2018 era riuscita ad uscire da quella comunità orribile e ad avere il figlio con sé. «Ma dopo un paio d’anni le istituzioni glielo hanno tolto nuovamente – commenta l’avvocato Miraglia – questa volta però affidandolo ad un’altra famiglia. Quello che sconcerta è che per quasi un anno i Servizi sociali non hanno fatto vedere questo bambino alla mamma e nel corso del 2021 si sono potuti vedere soltanto tre volte e solo perché il bambino aveva manifestato uno stato di disagio e agitazione tali da costringere le assistenti sociali ad organizzare degli incontri con la madre. A lasciare sgomenti ancora di più è sapere che questo bambino piange, soffre di insonnia, implora e supplica di tornare a casa dalla sua mamma che con lui è sempre stata più che amorevole e scoprire dai suoi racconti che distrugge montagne di giornali per sfogare la propria rabbia. Pare sia un metodo applicato dalla psicologa per superare gli stati di frustrazione, ma ci chiediamo: è possibile che un bambino di soli 7 anni abbia bisogno di metodi per sfogare l’ansia, la frustrazione e la rabbia? Un bambino di 7 anni dovrebbe stare a casa con la propria mamma e i nonni amorevoli. Un bambino di 7 anni dovrebbe stare con i suoi giocattoli, con i suoi cani a cui è affezionatissimo, con i suoi compagni di scuola. A questo bambino due anni fa è stato negato tutto ciò, è stato strappato dalla sua vita senza neanche fargli portare via da casa un effetto personale che gli desse sicurezza e lo rasserenasse nei momenti di sconforto. Sbattuto in una famiglia affidataria senza spiegazioni, senza motivo: è comprensibile che si senta perduto». E come per la volta precedente neanche questa volta i Servizi sociali si sono attivati per mettere in atto un percorso di sostegno alla genitorialità, al rapporto madre-figlio. Niente. Addirittura in due anni mamma e bimbo si sono visti soltanto tre volte, in aperta e chiara violazione della legge. «L’istituto dell’affidamento – continua l’avvocato Miraglia –è di per sé temporaneo e solo fino a quando non si vengono a creare le condizioni, attraverso un preciso percorso, per collocare il bambino presso la propria abitazione e la famiglia di origine. In questo caso è stato disatteso, ma è chiarissimo che il bambino stia soffrendo e non è certamente la situazione ideale per lui. Abbiamo presentato ricorso urgente affinché torni a casa, ma vorremmo sapere che fine ha fatto l’eventuale provvedimento che il Tribunale per i minorenni di Bologna dovrebbe aver emesso all’udienza di tre mesi fa. Vorremmo sapere che cosa stanno facendo i Servizi sociali per riavvicinare questo bambino alla mamma: l’unica cosa che intanto hanno risposto è che stanno lavorando in ottemperanza alle disposizione del Tribunale e soprattutto che i momenti di riavvicinamento alla mamma sono organizzati in base ai tempi e ai desideri del bambino. Come è possibile? Cosa deve fare questo bambino oltre a stracciare montagne di carta, non dormire, piangere e implorare per dimostrare che il suo reale desiderio è di tornare a casa con la sua mamma?».

 

 

 

Salerno, usa il suo corpo come scudo per salvare il figlio il Tribunale lo dichiara adottabile

Il bimbo di 8 anni dichiarato adottabile in pochissime settimane. Avvocato Miraglia: “Il presidente della Campania Vincenzo De Luca sa come vengono gestite queste strutture nella sua regione?”

SALERNO (12 gennaio 2022). Non basta ciò che lei e il figlio hanno passato, dopo le botte da parte del compagno che ha addirittura ferito il piccolo alla gola con delle grosse cesoie.

Alloggiati d’urgenza in una Casa-famiglia in provincia di Salerno, la donna è passata da un incubo a un altro: costantemente bullizzata dalle altre ospiti, e costretta ad andarsene per qualche giorno, al suo ritorno ha trovato la porta sbarrata e soprattutto ha appreso che il suo bambino era stato dichiarato adottabile.

“Quando uno pensa di averle sentite tutte, arriva sempre di peggio” commenta l’avvocato Miraglia, al quale la donna disperata si è affidata.

“Quanto capitato a questa donna ha dell’incredibile : senza la verifica della capacità genitoriale sua e del resto della famiglia, il Tribunale per i minorenni, con una velocità che in tanti anni di lavoro nelle sedi di giustizia, mai mi è capitato di vedere, ha dichiarato adottabile il suo bambino”.

“Se fosse stato abbandonato capirei, ma lui solo non è e non lo è mai stato”.

“Ha una mamma che si prende cura di lui e un nucleo familiare dove poter abitare».

Il piccolo nella sua breve esistenza ne ha già patite molte : un anno e mezzo fa suo padre ha tentato di strangolarlo e accoltellarlo alla gola : se è vivo è grazie alla sua mamma, che è intervenuta e gli ha fatto da scudo.

Mamma e figlio  sono stati quindi alloggiati in una comunità, dove però la vita non si è rivelata più serena.

In quella struttura vivono ormai in pianta stabile alcune donne, che hanno trasformato la comunità in casa loro, tormentando  e isolando la donna, impedendole  persino l’accesso alla cucina.

Allontanatasi per alcuni giorni per recarsi in ospedale, quando è tornata non l’hanno più fatta entrare, ed il bambino era già stato dichiarato adottabile.

“Per quanto riguarda l’aspetto prettamente giuridico” conclude l’avvocato Miraglia “abbiamo presentato istanza alla Corte d’Appello di Salerno affinché riveda immediatamente il provvedimento di adottabilità di questo bambino, che non versa in stato di abbandono in quanto ha una mamma e una famiglia”.

Hanno dell’incredibile le risposte del Presidente della cooperativa che gestisce questa struttura sulle richieste dell’avvocato: quali competenze professionali hanno gli operatori?

Visto che il bambino in questione è affetto da un disturbo pervasivo dello sviluppo di cui fanno parte anche i disturbi appartenenti allo spettro autistico ?

Quali sono le caratteristiche professionali ?

Precisa  l’Avvocato Miraglia – “in data 23 Dicembre 2021, abbiamo inviato opportuna comunicazione, alla struttura in questione, invitandoli a precisare i requisiti professionali, e formativi degli operatori presenti all’intero della comunità, vista la patologia da cui è affetto il bambino, che necessità assolutamente di soli professionisti competenti che siano in possesso delle competenze specifiche, per potersi relazionare con il bambino, al fine di poter gestire tutte le criticità e le difficoltà che derivano dalla patologia che affligge il piccolo Luca (nome di fantasia), ma soprattutto al fine di non porre in essere comportamenti, o imposizioni controproducenti e peggio ancora, dannose in casi di questo tipo”.

“Ancora più incredibile è che gli stessi operatori hanno di fatto sostenuto l’inidoneità della mia assistita determinando l’adottabilità del bambino”.

Continua l’Avvocato Miraglia: “ Ebbene il Presidente della cooperativa che gestisce la struttura in questione, invece di dare le dovute informazioni, visto che percepisce soldi pubblici si è limitato a scrivere al Tribunale e alla Corte  di Appello, per chiedere  se la madre  è legittimata a chiedere  le sopra citate informazioni”.

Dal punto di vista morale, urge un intervento: da parte del presidente De Luca, che  vada a verificare il funzionamento di questa struttura, e soprattutto da parte delle onorevoli che promuovono la tutela per i diritti umani e per le donne, insieme alle associazioni di mamme.

Aggiunge l’Avvocato Miraglia, “A loro mi appello, affinché chiamino questa donna”.

“Fatevi raccontare la sua storia e fatele sentire la vostra vicinanza, dando così veste concreta a tutti i vostri discorsi”.

“Forse questa mamma non merita attenzione, perché non c’è scappato il morto?”

“O forse questa mamma è un po’ meno mamma delle altre ?”

“Forse per la mia assistita vale la citazione di Alessandro Manzoni nel suo romanzo dei Promessi sposi: “… caro Renzo…mal cosa nascer poveri !!”