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Servizi sociali, affidi e genitorialità, Francesco Miraglia incontra la comunità senegalese toscana

Il 23 maggio, a Pisa, alle 15 c/o il cinema Agorà di Pisa, l’avvocato Francesco Miraglia del Foro di Madrid, già consulente dello stato dell’Ecuador  incontrerà la comunità senegalese della Toscana  per parlare ancora una volta di affidi e del ruolo che i genitori e i servizi sociali rivestono nel procedimento minorile. Insieme all’avvocato Miraglia oltre i rappresentati di varie associazioni senegalesi   ci sarà l’avvocato Carmen Pino del Foro di Barcellona Pozzo di Grotto , esperta di diritto minorile e di famiglia.

I citati professionisti  si confronteranno con un pubblico di origine straniera su temi particolarmente delicati che riguardano tutti, anche le famiglie immigrate. È una nuova occasione per far riflettere chi ascolterà su dinamiche complesse e particolarmente problematiche, dove spesso chi è più debole non viene adeguatamente tutelato. È importante che tutti i genitori siano ben consapevoli del loro ruolo e dei loro diritti, così come dei doveri dei servizi sociali e di cosa sia in loro potere fare. L’avvocato Miraglia farà chiarezza sui rapporti che intercorrono tra i diversi attori che intervengono in caso di affido e sul compito della giustizia a proposito della protezione del minore e dei suoi famigliari. Il valore aggiunto di quest’evento sarà la possibilità di confronto con la tradizione e la cultura africana, dove da sempre la famiglia è una struttura fondamentale della società, nonché uno degli aspetti più importanti della vita di un individuo. La famiglia, infatti, è la comunità da proteggere, dove non si lascia indietro nessuno e tutti vanno aiutati e sostenuti. Si tratta, quindi, di un’occasione unica, che favorirà spunti di riflessione nuovi e stimolanti e permetterà di analizzare il sistema da una prospettiva differente.

Vi prego, salvate mia figlia e mia nipote!»

Disperato l’appello di una giovanissima nonna di Pisa: la figlia si trova in balia di uno spacciatore che la imbottisce di droga, mentre la nipotina, che lei adora, le è stata strappata dal Tribunale dei Minori con la scusa di dare un taglio a questa famiglia considerata “sbagliata”, ma che è soltanto vittima di violenze inaudite
 
La storia di Maria (nome di fantasia) non è facile e non lo è mai stata, tutt’altro. Ha dovuto fin da giovanissima convivere con la violenza di un orco, che prima si è approfittato della sua giovanissima età e poi anche della loro figlioletta. Una ragazzina che ha reagito alla violenza e al trauma psicologico in maniera autodistruttiva, sprofondando in una spirale di degrado in cui l’hanno coinvolta uomini sbagliati, più grandi lei, criminali farabutti che l’hanno fatta uno prostituire in un night club, mentre l’altro l’ha trasformata in una tossicodipendente. L’unica gioia era la sua bimba, nata da queste relazioni sbagliate, che aveva sempre vissuto con la nonna materna, con la quale ha instaurato uno splendido legame.
«Il Tribunale dei minori però mi ha portato via la bimba» prosegue Maria «e adesso sono in attesa che si esprima sulla sua adottabilità. Pur ammettendo che mi prendo cura della piccolina e avendo costatato che lei sta bene e mi adora, la scusa con cui me la vogliono portare via qual è? Spezzare la catena familiare, perché siamo sbagliate. Invece di aiutarci, me la portano via».
A prendersi cura della piccina è sempre stata la nonna: la madre della bimba in questo momento vive segregata dal nuovo compagno, che le impedisce di avere contatti con la madre e la tiene soggiogata con la droga. Un legame distruttivo, che venti giorni fa ha portato la ragazza, appena diciottenne, in ospedale in overdose da metadone, che lui l’avrebbe costretta ad assumere.
«Mi sono quindi recata dai carabinieri a presentare un esposto» continua Maria nel suo drammatico racconto, «perché quello va a finire che me l’ammazza. Lo conoscono anche i carabinieri che è uno spacciatore e ho chiesto allora che intervengano a salvarla. La risposta? Mia figlia è maggiorenne ed è lei che deve denunciarlo. Loro si limiteranno a presentare l’esposto in Procura, che poi deciderà se e come intervenire. Io intanto che faccio? Vivo nell’angoscia che mi chiamino dall’obitorio per andare a riconoscere il cadavere di mia figlia?».
La donna si è rivolta anche all’avvocato Francesco Miraglia.
«Trovo inaudito e ai limiti della condotta nazista togliere la bambina alla nonna per questi motivi» dichiara il legale. «Sa quasi di atto di epurazione. E’ giusto salvaguardare la piccola, ma con interventi nella sua famiglia di origine, non certo strappandola alla sua vita e all’affetto della nonna. Ma soprattutto, a pochi giorni dalla Giornata contro la violenza sulle donne, in cui si è dibattuto tanto e si sono riempiti giornali e talk show di tante belle parole, per una volta che una madre denuncia l’aguzzino della figlia, che la sta mettendo chiaramente  in pericolo di vita, perché non si interviene? A che servono allora quelle belle parole, se poi restano limitate alle giornate di commemorazione? Chiunque debba intervenire, lo faccia al più presto. O temo che altrimenti dovremo aggiungere un altro nome all’elenco già lunghissimo delle vittime di femminicidio in questo triste 2017».