violenza Tag

  • Sort Blog:
  • All
  • Articoli Recenti
  • Comunicati stampa
  • Design
  • Evidenza
  • GALLERIA
  • In Evidenza
  • L'inchiesta
  • L'indiscreto
  • La giustizia e la mala giustizia
  • La Vetrina
  • Le vostre storie
  • Minori
  • Modern
  • Primo Piano
  • Principale home
  • Psichiatria
  • Scelta di campo
  • Sentenze
  • Senza categoria

Tratta di persone: quando la prevenzione smette di essere teoria

Il 4 febbraio 2026, alle 15  presso l’Ambasciata di Colombia in Italia, si terrà un evento in presenza dedicato al tema della tratta di esseri umani e alle sue connessioni con la violenza domestica, la giustizia di genere e la tutela dei minori. L’iniziativa è rivolta a operatori, cittadini, associazioni e, in modo particolare, alle associazioni di cittadini sudamericani residenti in Italia, con l’obiettivo di favorire consapevolezza, prevenzione e capacità di riconoscimento delle situazioni di rischio.

L’incontro è concepito come un taller operativo, non come una conferenza teorica. L’intento è fornire strumenti pratici e criteri di lettura utili a comprendere come la tratta e le forme di sfruttamento possano manifestarsi anche in contesti apparentemente ordinari, talvolta all’interno di relazioni familiari, percorsi migratori o procedimenti istituzionali.

I lavori si apriranno con l’intervento dell’Ambasciatrice Ligia Margarita Quessep, a conferma del rilievo istituzionale e del valore internazionale dell’iniziativa. Seguirà un momento di presentazione dei partecipanti, pensato come spazio di confronto e scambio diretto.

Il cuore dell’evento è rappresentato dallo sviluppo del laboratorio, condotto da Francesco Miraglia e Daniela Vita, autori del volume “Ma il problema sono io?”. Il libro, dedicato ai temi della vittimizzazione secondaria, della violenza domestica e delle conseguenze delle risposte istituzionali inadeguate, è diventato negli ultimi anni un punto di riferimento nel dibattito pubblico sulla tutela delle persone vulnerabili e dei minori.

L’opera è stata al centro di numerosi incontri, presentazioni e momenti di confronto promossi da enti e istituzioni di primo piano, tra cui università, ordini professionali, associazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, organismi che si occupano di pari opportunità, violenza di genere e protezione dell’infanzia, nonché contesti istituzionali nazionali e internazionali. Il volume è stato utilizzato come base di lavoro in eventi ospitati da sedi istituzionali, contesti accademici e realtà associative attive sul territorio, contribuendo ad alimentare un confronto critico sulle prassi di intervento e sui limiti dei sistemi di protezione.

A partire dai contenuti del libro, il laboratorio propone un’analisi delle dinamiche che caratterizzano le situazioni di sfruttamento e di tratta, con particolare attenzione ai segnali di rischio, ai meccanismi di silenziamento delle vittime e alle difficoltà di emersione delle violazioni. Su questa base vengono illustrati i procedimenti applicabili nell’ordinamento italiano, le competenze delle istituzioni coinvolte e le misure di tutela concretamente attivabili, con l’obiettivo di fornire criteri chiari e operativi spendibili in contesti reali.

L’iniziativa intende offrire ai partecipanti strumenti di comprensione e di azione, favorendo una lettura critica delle risposte istituzionali e promuovendo una maggiore capacità di intervento tempestivo e consapevole.

L’evento si concluderà con uno spazio dedicato alle domande e al confronto, nella convinzione che solo attraverso il dialogo e la condivisione di esperienze sia possibile rafforzare le reti di prevenzione e protezione.

In sintesi, un appuntamento che affronta il tema della tratta di persone in modo concreto e responsabile, riducendo la distanza tra norme, prassi e tutela effettiva dei diritti fondamentali.

 

Il libro Ma il problema sono io?, sulla vittimizzazione secondaria, sta diventando un progetto concreto.

Per l’Ambasciatrice della Colombia in Italia, Ligia Margarita Quessep Bitar, rappresenta uno strumento immediato per comprendere le difficoltà che molte famiglie colombiane affrontano in Italia. Per i cittadini colombiani, un punto di riferimento utile per orientarsi e tutelarsi.

Per me e per Daniela Vita significa trasformare un’analisi critica in un percorso istituzionale reale, con l’obiettivo di rafforzare la protezione delle donne e dei minori e prevenire la vittimizzazione secondaria.

Un libro che diventa progetto. Un progetto che diventa tutela.

Francesco Miraglia al Convegno sulla Violenza di Genere: “Difendere i diritti umani significa intervenire prima che sia troppo tardi”

di tutela di donne e minori. Un tema che ha approfondito nel libro “Ma il problema sono io?!”, scritto insieme a Daniela Vita, che analizza con rigore le distorsioni del sistema giudiziario: dalle decisioni che ignorano la violenza domestica, alla colpevolizzazione delle madri, fino ai casi di allontanamento dei figli dalle donne che denunciano.
“Ci sono donne che devono sopravvivere due volte: alla violenza e al sistema che dovrebbe proteggerle. È una distorsione che non possiamo più permetterci”, afferma Miraglia.
“Quando chi denuncia viene trattato come un problema, significa che il sistema ha smesso di funzionare.”
Il libro “Ma il problema sono io?!” rappresenta un atto di denuncia ma anche una proposta di cambiamento: riformare le prassi, eliminare automatismi pericolosi, garantire protocolli realmente orientati alla tutela delle vittime e dei loro figli. Un messaggio che si integra perfettamente con il focus del convegno e con l’urgenza di costruire un modello di protezione più responsabile, competente e trasparente.
“La tutela dei diritti umani non è una dichiarazione di principio. È un obbligo operativo. Se non arriva in tempo, se non è proporzionata, se non protegge davvero, allora non è tutela”, conclude Miraglia.

Dal Salone del Libro di Torino all’Aspromonte: Francesco Miraglia dà voce al coraggio delle donne

Martedì 19 agosto alle ore 18:00 presso l’Hotel Centrale di Gambarie d’Aspromonte si terrà la presentazione del libro “Ma il problema sono io?! – Storie di violenza di genere e di coraggio per uscirne”, edito da Armando Editore, già protagonista lo scorso maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove ha suscitato grande interesse e attenzione. L’evento, promosso dal Comune di Santo Stefano in Aspromonte, dall’Associazione Donne Reggine e da AMI – Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, rappresenta un’occasione di riflessione e confronto su un tema di drammatica attualità: la violenza di genere e le sue conseguenze. Tra i protagonisti della serata vi sarà Francesco Miraglia, autore del volume insieme a Daniela Vita, figura di spicco a livello nazionale da sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei minori e delle donne vittime di violenza. Miraglia porterà la sua esperienza maturata in anni di battaglie legali e civili che hanno inciso profondamente nel panorama giuridico e sociale italiano, affrontando anche il delicato tema della vittimizzazione secondaria ad opera del sistema giudiziario, sviluppato nel suo ulteriore lavoro “La vittimizzazione secondaria ad opera del sistema giudiziario: violenza domestica e allontanamento dei figli dalle madri”. Nel presentare il libro, Miraglia ha sottolineato come “il dramma più grande per molte donne non sia solo la violenza subita tra le mura domestiche, ma la seconda ferita inferta da un sistema giudiziario che spesso non le tutela, arrivando persino ad allontanarle dai loro figli. Con questo lavoro abbiamo voluto dare voce a queste storie, per denunciare un fenomeno che non può più essere ignorato e per indicare la strada di un cambiamento necessario, che restituisca giustizia e dignità a chi troppo a lungo è stato costretto al silenzio”. Alla presentazione interverranno inoltre il sindaco Francesco Malara, Marianna Cilione dell’Associazione Donne Reggine, Sabina Cannizzaro, autrice della prefazione e presidente dell’Associazione Donne Reggine, Angela Faraone, referente Pari Opportunità AMI per il distretto di Reggio Calabria, e Roberto Di Palma, procuratore del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria. “Ma il problema sono io?!” non è soltanto un libro, ma un grido che rompe i silenzi e restituisce voce a chi troppo spesso resta invisibile. Un testo che unisce testimonianze, analisi e riflessioni, trasformando il dolore in consapevolezza e aprendo nuove prospettive di cambiamento. Dopo la ribalta di Torino, Gambarie rappresenta una tappa significativa per continuare a diffondere un messaggio di coraggio e speranza.

“Ma il problema sono io?!”: all’Unical si accende il dibattito su giustizia minorile e vittimizzazione delle madri

RENDE (CS) – Nella giornata di ieri, l’Aula Magna gremita dell’Università della Calabria ha ospitato un confronto intenso sul delicato tema della violenza domestica e delle conseguenze giudiziarie per le madri denunciatrici. Al centro del dibattito il libro “Ma il problema sono io?!”, scritto da Francesco Miraglia e Daniela Vita, edito da Armando Editore.

L’evento, promosso dal Dipartimento di Matematica e Informatica (DEMACS), ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti istituzionali e professionali: tra questi, l’europarlamentare Giusi Princi (in collegamento da Bruxelles), l’assessore regionale all’Istruzione Maria Stefania Caracciolo, il Sostituto Procuratore Eugenia Belmonte e il Dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Loredana Giannicola. Presenti anche docenti e pedagogisti, tra cui la professoressa Ines Crispini e il professor Giovanbattista Trebisacce.

Nel suo intervento, Francesco Miraglia ha spiegato come il libro raccolga testimonianze di donne che, dopo aver denunciato abusi, si ritrovano a subire una seconda forma di violenza: quella esercitata da un sistema giudiziario che spesso le giudica inaffidabili. “La frase ‘Ma il problema sono io?!’ è il grido di chi si sente abbandonata dalle stesse istituzioni a cui aveva chiesto aiuto”, ha detto l’autore.

Il convegno ha offerto uno spazio di riflessione importante sul fenomeno della vittimizzazione secondaria, evidenziando la necessità di un cambiamento culturale nelle prassi legali e sociali. Accuse come quella di essere “madri ostative” o “manipolatrici” ricadono spesso sulle vittime, aggravando il trauma anziché sanarlo.

A chiudere i lavori, il professor Trebisacce ha lanciato un appello alla responsabilità collettiva: “La giustizia deve proteggere, non punire. Questo libro è un atto educativo e politico, che ci chiama a riflettere sul senso profondo delle nostre istituzioni”.

L’iniziativa si è confermata un momento di forte impatto civile, capace di unire accademia, magistratura, educazione e cittadinanza in un dialogo urgente su una ferita sociale ancora aperta.

Lezione magistrale, la vittimizzazione secondaria della donna.

Lezione magistrale a Oradea: Francesco Miraglia del Foro di Madrid sulla vittimizzazione secondaria della donna

Oradea, 8 aprile 2025 – Nella prestigiosa cornice dell’Università “Agorà” di Oradea (Romania), si è svolta una lezione magistrale tenuta da Francesco Miraglia, del Foro di Madrid, sul tema “La vittimizzazione secondaria della donna: una sfida per il diritto e per la giustizia”. L’evento, promosso dalla prof.ssa Laura Umitrock Dumitrana (Rat Bosca) e organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza, ha visto una straordinaria partecipazione di studenti, accademici e operatori del settore giuridico e sociale.
Nel corso della lezione, Francesco Miraglia ha approfondito il fenomeno della vittimizzazione secondaria, una forma di violenza invisibile e sistemica che si manifesta quando le donne, dopo aver denunciato maltrattamenti, vengono colpite da un secondo trauma: l’incomprensione, la diffidenza e il giudizio da parte delle istituzioni che dovrebbero tutelarle.
«Le donne che trovano il coraggio di denunciare – ha affermato Miraglia – devono ricevere accoglienza e protezione, non sospetto o isolamento. Quando il sistema giudiziario e i servizi sociali finiscono per revittimizzare chi ha già subito violenza, si compie un’ulteriore ingiustizia, più silenziosa ma non meno grave».
Miraglia ha offerto una panoramica ampia, ricca di riferimenti concreti, su come la vittimizzazione secondaria si insinui nei processi legali, nelle valutazioni psicologiche, nelle decisioni dei tribunali e perfino nei media, contribuendo a screditare la voce delle vittime e, nei casi più estremi, a separare le madri dai loro figli.

Durante la lezione è stato fatto riferimento al libro di prossima uscita, scritto insieme a Daniela Vita, avvocato del Foro di Reggio Calabria, dal titolo “Ma il problema sono io? La vittimizzazione secondaria ad opera del sistema giudiziario: violenza domestica e allontanamento dei figli dalle madri”, edito da Armando Editore. L’opera, che rappresenta una denuncia rigorosa e documentata, si avvale della presentazione della prof.ssa Laura Umitrock Dumitrana, della prefazione di Sabina Cannizzaro, presidente dell’Associazione Donne Regine, e della postfazione di Vincenza Palmieri, presidente dell’INPEF – Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare.
Il volume affronta, con taglio giuridico e umano, le contraddizioni e i paradossi di un sistema che spesso dimentica l’ascolto e la centralità della persona, offrendo strumenti critici e proposte operative per tutti coloro che operano nella giustizia, nella scuola, nei servizi di tutela.

La lezione si è conclusa con un vivo dibattito e numerosi interventi da parte del pubblico, confermando l’urgenza di una riforma non solo normativa ma anche culturale, fondata su un approccio multidisciplinare, empatico e realmente orientato alla tutela dei diritti umani.
La presenza di Francesco Miraglia all’Università “Agorà” ha rappresentato un momento di alto valore accademico e civile, contribuendo a rafforzare il dialogo internazionale e la cooperazione europea sulla protezione delle donne e dei minori.

Donna picchiata dal marito chiede aiuto agli assistenti sociali Le portano via la figlia: non la vede da quattro anni

TRENTO (21 maggio 2018). «C’è qualcosa che non funziona al Tribunale dei minorenni di Trento, perché non è la prima volta che assisto donne le quali, rivoltesi ai Servizi sociali per chiedere aiuto, si trovano private ingiustamente dei loro figli». A parlare è l’avvocato Francesco Miraglia, esperto in Diritto minorile, cui una donna di Trento si è rivolta chiedendo assistenza: da quattro anni non vede sua figlia e non perché la maltrattasse o trascurasse o l’avesse in qualche modo messa in pericolo. Niente di tutto questo. La donna si era soltanto rivolta ai Servizi sociali e alle forze dell’ordine visti i numerosi episodi di percosse subite da parte del marito, che a un certo punto lui sì, aveva messo a rischio l’incolumità della piccina. Tutti episodi nei quali la donna, rivoltasi alle cure del pronto soccorso, è uscita con ferite e contusioni giudicate guaribili tra i dieci e i quaranta giorni. Non solo non sono stati considerati maltrattamenti in famiglia e lesioni, bensì considerati soltanto “liti familiari”; ma in più – fatto gravissimo – la piccola le è stata sottratta ed è stata affidata a un’altra famiglia. La donna non vede più la figlia da quattro anni, rischia di perdere la potestà genitoriale, la bimba soffre perché i genitori cui l’hanno mandata a vivere si sono separati e lei vive ora con il padre affidatario.
«E’ chiaro che qualcosa nel Tribunale dei minorenni di Trento non funzioni» aggiunge l’avvocato Miraglia, «poiché non si spiega come a una donna venga sottratta la figlia, per affidarla addirittura a un’altra famiglia, senza che vi sia un motivo grave. Cos’è? Si basano sulla simpatia o antipatia che suscitano le persone? Ritengono a prescindere che le donne abbaino torto e che la ragione sia sempre degli uomini? Qui non si tratta di salvaguardare il benessere della bambina – che stava benissimo con la mamma – ma si prefigura un’adozione mascherata. La coppia infatti non aveva figli. Tra l’altro mi domando poi come vengano selezionate le coppie affidatarie, se in così pochi anni questa sia addirittura giunta a separarsi, con un ulteriore trauma per una bimba che già soffriva per l’allontanamento dalla sua mamma. E’ urgente che gli organi preposti indaghino innanzitutto sulla condotta dei Servizi sociali e su quella in generale del Tribunale dei minorenni di Trento».

Bambini costretti a vedere genitori violenti, presentata interrogazione

Interrogazione del Bürger Union für Südtirol sul tema dei bambini costretti a vedere i genitori violenti. CCDU: “speriamo si faccia chiarezza”
Il consigliere Andreas Pöder del partito Bürger Union für Südtirol ha presentato un’interrogazione sulla vicenda riportata dalla stampa locale del ragazzo che sarebbe stato intimidito affinché incontrasse il padre oggetto di una sentenza di patteggiamento per maltrattamenti in famiglia.
Le minacce subite da questo ragazzo erano state denunciate dall’avvocato della madre, Francesco Miraglia, che, in particolare, aveva segnalato un episodio in cui una dottoressa di un Centro Terapeutico privato di Bolzano avrebbe detto al bambino: “O incontri tuo padre o il Giudice mi ha detto di riferirti che andrai in un istituto”. In seguito all’esposto, il Presidente del Tribunale per i minorenni aveva informato l’avvocato che il giudice in questione era stato rimosso dal caso. Non siamo a conoscenza di eventuali provvedimenti sulla dottoressa in questione.
Nell’interrogazione si ricorda che recentemente i media hanno riportato vari tentativi di pressione psicologica sui bambini che non volevano incontrare i genitori violenti. Infatti, questo è solo l’ultimo caso riportato dalla stampa. Ricordiamo ad esempio il caso del bambino che si voleva costringere a vedere il padre, in seguito condannato, nonostante fosse accusato di violenza sul bambino incluso lo spegnimento di una sigaretta sul suo braccio. Nell’interrogazione il consigliere chiede se la Giunta è a conoscenza dei fatti e quali misure sono state intraprese in merito.
Siamo molto soddisfatti di questa interrogazione che tenta di far luce su un fenomeno poco conosciuto.” Sostiene Paolo Roat, Responsabile Nazionale Tutela Minori del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus.In certi ambienti medici e persino nei tribunali e nei servizi di tutela minori si è insinuata una teoria psichiatrica secondo la quale quando un bambino rifiuta di vedere uno dei genitori è affetto da una presunta patologia indotta dall’altro genitore. Invece di osservare la situazione e ascoltare la famiglia, e soprattutto il bambino, si tende acriticamente ad addossare le colpe al genitore collocatario. Ci auguriamo che questa inchiesta possa far luce su questa vicenda ma soprattutto avviare dei protocolli inclusivi e rispettosi dei diritti umani che includano un ascolto del minore onesto e scevro da pregiudizi.”

 

Viterbo: chiuse le indagini sulla vicenda delle due ragazze straniere, Angelina e Katya stuprate da 5 italiani

COMUNICATO STAMPA

 

Viterbo: chiuse le indagini sulla vicenda delle due ragazze straniere, Angelina e Katya stuprate da 5 italiani

 

Francesco Miraglia, nuovo avvocato di una delle ragazze incontra giovedì 23 maggio il vice console russo a Roma.
 
Un nuovo avvocato difenderà la giovane russa Angelina, oggi maggiorenne, che nel 2012, in provincia di Viterbo, insieme ad un’amica norvegese disse di essere stata violentata da un gruppo di ragazzi italiani. Si tratta di Francesco Miraglia, del Foro di Modena,  penalista, esperto in diritto di famiglia e minorile che andrà a sostituire il collega Andrea Emilio Falcetta del Foro di Roma. Una vicenda che aveva suscitato un grande scalpore non solo in Italia ma anche in Russia dove il caso è tutt’ora molto seguito.
Lo scorso 29 marzo – spiega l’avvocato Miraglia – il Pubblico Ministero, Fabrizio Tucci, ha chiuso le indagini che vedono coinvolte le due ragazze che all’epoca dei fatti erano entrambi minorenni. Vista la gravità e la delicatezza della situazione, il prossimo giovedì, 23 maggio, mi incontrerò con il vice console russo a Roma, Vyacheslav Pankov che sta seguendo con molta attenzione la vicenda e che si è messo a disposizione della ragazza e dei suoi familiari. Un atteggiamento che ho apprezzato molto e che spero sia seguito anche dal nostro Ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge. Mi auguro infatti che quest’ultimo prenda posizione in merito e convochi al più presto la giovane almeno per farle sentire la vicinanza dello Stato italiano, soprattutto in un momento così delicato per le donne, in cui si parla sempre più di violenza su di esse e di femminicidio”.
Una storia quella di Angelina e Katya (nome di fantasia) che aveva toccato profondamente anche gli abitanti della cittadina di Acquapendente da dove provengono quattro dei cinque ragazzi (uno risiede a Onano) accusati quindi di aver stuprato, la notte del 29 settembre 2012, in un bosco vicino a Montefiascone, le due giovani che erano da poco uscite dalla discoteca Theatrò, dove erano andate a divertirsi. Le due minorenni, invece di ritornare a casa con l’auto che avevano in precedenza affittato, avevano preferito chiedere l’autostop ed erano poi state caricate a bordo dell’autovettura di uno dei giovani.
Secondo la loro testimonianza, il gruppo di ragazzi avrebbero abusato di loro. Il giorno dopo lo stupro Angelina e Katya, si presentarono dai carabinieri per denunciare il fatto. Questi ultimi provvidero immediatamente a sequestrare i vestiti che entrambe indossavano quella notte e il computer della giovane russa per verificare se ci fosse stato uno scambio di messaggio tra lei e qualche appartenente del gruppo prima di uscire per andare a ballare. La vicenda comunque non è ancora chiara e si aspettano, nelle prossime settimane, nuovi svil