Tavullia- Rignano un lungo collegamento

Tavullia- Rignano un lungo collegamento

 Modena  29 agosto 2007

 

Preg.mo

DIRETTORE

Sua sede

 
Oggetto: presunta pedofilia alle scuole elementari di Tavullia  Pesaro la superficialità nelle indagine
         
            Due aspetti fondamentali hanno caratterizzato fino ad oggi i fatti di Rignano:
1)     la presunzione di abusi sui bambini, basata sulle denunce dei genitori, e resa credibile dagli psicologi/consulenti del PM di turno, ma decisamente contestata da tutti gli esperti di merito, per non essersi attenuti alle linee guide previste per l’esame del minore in caso di abuso sessuale, come prevede la Carta di Noto aggiornata al luglio 2002;
2)     l’aspetto processuale dell’incidente probatorio, fissato a distanza di un anno dai presunti abusi, dato in pasto all’opinione pubblica, sconcertata per l’operato del PM, giudici e consulenti per una materia così articolata e complessa quale la pedofilia.
Purtroppo la vicenda di Rignano sembra non aver insegnato nulla.
Al tribunale di Pesaro, da 7 mesi, il PM dott. S. Cecchi e il GIP dott. Cormio, raccogliendo la denuncia di due genitori di una bambina di 6 anni appena, frequentante la scuola elementare di Tavullia, hanno accusato di presunti abusi sessuali i due bidelli della stessa scuola, i quali addirittura sono stati sottoposti agli arresti domiciliari dopo solo 3 giorni di indagini.
In qualità di avvocato di fiducia di uno dei due bidelli, sento il bisogno di rivolgermi all’opinione pubblica per denunciare pubblicamente la superficialità delle indagini e i mancati accertamenti sulle famiglie, sulla scuola e sul contesto cittadino.
Un maresciallo della piccola stazione dei carabinieri senza ricorrere, come sarebbe stato suo dovere, all’assistenza protetta di esperti psicologi/psichiatri, ha interrogato da solo le bambine presunte abusate.
Non solo, lo stesso maresciallo ha svolto sconcertanti indagini che in solo 3 giorni ha distrutto la vita di questi due poveri bidelli, i quali si sono visti perquisita la propria abitazone, gli armadietti della scuola e accusati di fatti tutt’ora da verificare.
Nessun protocollo, nessuna linea guida prevista in questi casi e, sbandierata in tutti i programmi televisivi sulla pedofilia, è stata rispettata.
Addirittura le bambine sono state prima interrogate dallo stesso PM assistito dal maresciallo dei carabinieri e alla  presenza dei genitori.
Successivamente le bambine venivano sottoposte a perizia dal consulente del PM per avere la conferma sull’attendibilità e credibilità di quanto loro stessi avevano ricavato dalle bambine in modo  maldestro e confuso. Dopo 6 mesi, nonostante tutto, il GIP ha deciso di accogliere la richiesta di incidente probatorio avanzato dallo stesso PM.
Come se non bastasse tutto ciò, a garantire la “parzialità” dell’indagine, il Gip nominava quale proprio CTU  una neuropsichiatra infantile che, addirittura, divide lo studio con la stessa NPI, nominata quale consulente del PM.
A proposito, della scelta dei consulenti, la Carta di Noto recita testualmente: la CTU e la perizia, in materia di abuso sessuale devono essere affidate a professionisti specificatamente formati e tenuti a garantire il loro costante aggiornamento professionale.
Purtroppo la valutazione psicologica della CTU risulta esclusivamente diretta ad accertate i fatti che spettano, però, solo all’utorità giudiziaria.
Difatti la CTU nelle operazioni peritali: non deve informare i bambini, dei loro diritti e del loro ruolo in relazione alla stessa perizia in corso, si deve fare in modo che i bambini periziati non esprimano la loro opinione, esigenze e preoccupazioni.
Ebbene, nel caso specifico, questo avvocato, rispetto all’operato del CTU, può tranquillamente sostenere, senza timore di  essere smentito, che la stessa CTU ha svolto le operazioni peritali in modo tendenzioso con un atteggiamento innaturale, rafforzando e deviando il racconto delle bambine, ottenendo così l’unico effetto di cui avrebbe dovuto preoccuparsi di evitare: quello del condizionamento dei bambini stessi, rendendo così inutile di fatto l’incidente probatorio.
Di fronte ad una situazione di questo tipo quello che ha dell’incredibile, è che gli inquirenti non si sono minimamente preoccupati di accertare quando possono essere accaduti i fatti presunti e di verificare l’eventuale contesto ambientale ove gli stessi potessero essere avvenuti.
Se a ciò si aggiunge che mancano le registrazioni audio-video, documenti, registrazioni della prima audizione di una delle minori allora si ha l’esatta dimensione di un’indagine sommaria, superficiale e con tanti dubbi ai danni dei due indagati.
Come detto, come avvocato di fiducia di uno dei due bidelli ho ritenuto necessario rivolgermi all’opinione pubblica  non solo per sensibilizzare un grave problema che con questi tempi e modi può riguardare eventualmente ogni cittadino, ma anche perché farebbe bene il ministro di Grazia e Giustizia on.le Mastella a vigilare, non solo, sulle vicende che coinvolgono politici, personaggi famosi o questo o quel prelato,…perché a ben vedere la legge è uguale per tutti..
 

Avv. Francesco Miraglia