Falsi positivi e falsi negativi.

Falsi positivi e falsi negativi.

                                                        

Firenze 19 ottobre 2007

 
  Sono profondamente grato agli organizzatori di questo primo incontro interdisciplinare nazionale, per avermi invitato a queste due giornate di studio: “I Falsi positivi e i Falsi negativi” per riflettere sulla corretta metodologia nell’ascolto dei minori.
Avrei vivamente desiderato essere presente alla tavola rotonda che si tiene nel pomeriggio di oggi tra avvocati e giudici ma impegni improcrastinabili mi impediscono di raggiungere in tempo Firenze.
Tuttavia colgo in ogni caso l’occasione di presentare un contributo telematico in merito.
Da pochi mesi è in libreria, dalla Koinè nuove edizioni di Roma il libro “Casi da Pazzi” con prefazione di Francesco Bruno.
Lo stesso libro descrive alcuni casi giudiziari che il sottoscritto: “definito un avvocato controcorrente” con un sottotitolo che non da adito a dubbio, ” quando giustizia, psichiatria, e servizi sociali incrociano la strada del cittadino italiano” ha seguito come avvocato.
In particolare, nel volume sono riportati alcuni gravissimi casi di presunti abusi su minori.
Casi che meriterebbero tutti, di essere raccontati in questo convegno per la malgiustizia che li contraddistingue.
Riferisco di un procedimento penale nei confronti di un padre suicida, accusato ingiustamente dalla moglie di aver abusato di uno dei due figlioletti.
Si pensi, che fra pochi mesi sarà presentato atto di revocazione della sentenza di primo grado e sarà addirittura lo stesso perito di controparte di allora, prof. Giovanni Camerini, dell’Università di Modena( tra l’altro uno dei relatori di questo stesso convegno) a scagionare completamente il padre suicida dalle false denuncie della moglie dirette ad ottenere vantaggi nella separazione.
Dopo la condanna, questo padre, ha bussato a tutte le porte delle istituzioni denunciando connivenze tra magistrati e avvocati, tra PM e gli stessi ctu, presentando un dossier dettagliato  sulla vicenda alla Guardia di Finanza, alla Procura della Repubblica  nonché allo stesso Ordine degli avvocati senza essere stato minimamente preso in considerazione da alcuno.
Il venerdì santo dell’anno scorso, questo padre si è tolto la vita lasciando una lettera e ampia documentazione ai genitori pregandoli caldamente di rivolgersi al sottoscritto per difendere la sua innocenza in tutte le sedi.
E’ ancora, un padre modenese nella separazione con la moglie si vede affidare i due figlioletti per incapacità genitoriale della mamma.
Questo uomo dal 1993 al 2005 ha gestito, cresciuto e educato i due ragazzini in aperto contrasto, però, con il referente assistente sociale del comune.
Questi, dopo essere stato prima contestato e poi più volte denunciato dal padre ha per così dire raccolto le testimonianze, di presunto abuso sessuale, da parte dei figli contro lo stesso padre, inducendo  di fatto il Tribunale per i Minorenni a restituire alla madre quel ruolo e quella funzione fino allora negati dallo stesso servizio sociale e dallo stesso Tribunale per i Minorenni interpellato.
Ancora una volta, per attestare l’attendibilità dei minori da parte del Tribunale giudicante era chiamato come CTU uno di quegli esperti abusologi che dimostrava senza “dubbio” la veridicità del racconto dei minori e di conseguenza la colpevolezza provata del genitore
Poco importa allo stesso servizio sociale la sorte degli stessi bambini, uno dei quali oggi maggiorenne,  e i l fatto che abbiano ripreso a frequentare il papà nonostante la condanna.
E’ ancora, in questi giorni è noto come la Corte di Cassazione, per i fatti di Rignano, si sia espressa in merito alle testimonianze dei minori soprattutto di quelli più piccoli.
Nonostante ciò a Tavullia (PS) il P.M della Procura della Repubblica di Pesaro ha addirittura disposto gli arresti domiciliari nei confronti di due poveri cristi di bidelli,  accusati di presunti abusi su due bambini di sei anni una delle quali, dai soliti periti del Tribunale è stata considerata credibile quanto alla descrizione dell’esperienza traumatica vissuta ma non  altrettanto attendibile sulla dinamica e responsabilità degli adulti coinvolti.
Tuttavia, nonostante la completa violazione della Carta di Noto, nonostante la contro perizia argomentata punto per punto, ancora una volta il P.M. ha proceduto dopo 9 mesi dalla denuncia, all’incidente probatorio ricco ancora una volta di metodi, tempi e mo di  di nessuna attendibilità scientifica.
E’ ancora, a Sassuolo, la cui provincia di Modena ha il maggior numero di esperti in abusologia, guarda caso tutti legati al Cisamai, è accusato dagli operatori scolastici e dai servizi sociali un professionista di presunti abusi su un ragazzino da anni in cura al servizio neuropsichiatria infantile per una diagnosi mai precisata.
Alterare le cartelle cliniche dovrebbe essere, come dimostra l’attuale procedimento di questi giorni a Bologna all’urologo, un reato perseguibile d’ufficio (falso ideologico), ma di questo sia il Presidente del Collegio giudicante che lo stesso P.M titolare dell’azione penale non hanno avuto minimante cura.
Di conseguenza, l’uomo è stato condannato senza che mai fossero stati  accertati i fatti della denuncia, mai eseguite indagini conoscitive sulla famiglia e sul contesto ambientale dove il minore vive e anzi ancora una volta i genitori che sarebbero dovuti essere esaminati si sono trasformati investigatori, alleati dei servizi e del pubblico ministero stesso.
A tal proposito, significativi sono le gravi contraddizioni e irregolarità nelle circostanze di  fatto riportati dal giudice estensore nella sentenza di condanna.
Infatti lo stesso giudice, si dimentica del fratellino del presunto abusato considerandolo quindi figlio unico per non parlare di fatti ancora più clamorosi relativi alle diagnosi e agli specialisti.
Mi sono soffermato su questi casi che affronterò in un volume di prossima pubblicazione in tutta la loro complessità per dimostrare  le gravità e la pericolosità dell’altra faccia della medaglia della pedofilia.
Ebbene, per quanto possa sembrare paradossale il durissimo atto di appello dal sottoscritto presentato contro la decisione del Collegio giudicante di primo grado, ha provocato un intervento in merito da parte del Presidente della sez. penale del Tribunale di Modena che cito testualmente: Al Presidente dell’Ordine degli Avvocati: trasmetto, per eventuali determinazioni di carattere disciplinare che il consiglio da lei presieduto ritenesse opportuno assumere, copia dell’atto di appello presentato dall’avv. Francesco Miraglia difensore di fiducia del sig……avverso sentenza…
Ebbene, il sottoscritto rischia provvedimenti disciplinari dall’Ordine degli avvocati per eccessiva difesa del suo assistito nel ricorso in appello.
Ogni altro commento in merito dovrebbe essere a questo punto superfluo!
Sulla base di ciò che via via sono venuto a presentare ne, derivano le seguenti gravi riflessioni: fatta la doverosa e indispensabile premessa che il reato di pedofilia è tra i più gravi che possano essere commessi, e che merita pene sempre più severe, oltre ad orrore e sdegno di tutta l’opinione pubblica, è altrettanto vero però che il bombardamento di dati, numeri e condanne in prima istanza da parte dei giudici in sintonia con esperti poco raccomandabili, è non solo inattendibile ma addirittura da sottoporre a indagini e controlli ben più severi.
Dai nostri giudici e dai sedicenti psicologi non meglio precisati, esperti dell’infanzia e dell’adolescenza abusata, con la collaborazione di servizi sociali sempre più con l’occhio dentro la serratura alla caccia delle famiglie sospette, emergerebbe all’interno di queste nostre  realtà locali un popolo di genitori sempre pronti ad abusare sessualmente dei loro figli, di individui nascosti ai mercati, ai giardini pubblici, pronti a trasformarsi in orchi.
La psicosi su questo problema ha raggiunto i livelli tali da costringere chiunque ad evitare di accarezzare un bambino sconosciuto, se non si vuole correre il rischio di finire davanti ad un pubblico ministero, Gip o quant’altro.
Ma è così?
Credo sia arrivato il momento di denunciare alle autorità, approfittando anche e soprattutto di questo convegno ( anche se penso che ne siano perfettamente a conoscenza) la nascita di una potente rete di abusologi professionisti degli abusi all’infanzia con intreccio di interessi e conflitti incredibili che fanno carriere veloci speculando su questi fatti ed episodi.
Dietro i veri casi di abusi, infatti, scoperti, purtroppo, in minima parte dai servizi sociali, ci sono infinite denuncie approssimative, pressapochistiche di nessuna scientificità che servono a far mucchio, a gonfiare un problema a promuovere seminari, convegni e master che improvvisano specialisti dell’infanzia ora in pedofilia.
Accanto ad un gruppo di pubblici ministeri, di abusologi esperti nelle varie discipline psicopedagogiche sociali, su i quali occorre finalmente far luce, nascono come funghi centri e associazioni che, in nome e per conto della sensibilizzazione e informazione dell’opinione pubblica su queste tragedie all’infanzia, forniscono invece i loro esperti e la loro assistenza naturalmente a  pagamento.
Posso concludere, pertanto, senza alcun timore di essere smentito che nella celebrazione di processi di presunta pedofilia si tiene conto  solo delle informazioni sui minori forniti guarda caso  da questo o quel servizio da questo o quel perito del giudice, tralasciando, così, tutte quelle prove della difesa e soprattutto di quelle prove che potevano essere raccolte dalla stessa Procura a favore della verità dei fatti.
Ringrazio perciò ancora una volta gli organizzatori per avermi dato la possibilità di diffondere la gravità del problema  delle false denuncie di abuso.

 

Avv. Francesco Miraglia