Le vostre storie

Storia di MF

Questa è la storia di MARIANNA (nome di fantasia).

Marianna si era avvicinata inizialmente alla psicoterapia per una delusione d’amore. Marianna non aveva avuto nessun trascorso psichiatrico prima di questa vicenda, e neppure mai assunto psicofarmaci.

  • Primo ricovero obbligatorio (TSO) alla fine degli anni ’90

Marianna si era fermata ad un autogrill dove aveva subito delle molestie sessuali da una persona sconosciuta. Dopo essere sfuggita all’aggressore, era andata a denunciare questo fatto presso una stazione di polizia adiacente. Qui i poliziotti avevano cercato di dissuaderla dal fare la denuncia. Vista la sua insistenza i poliziotti avevano chiamato la mamma, nonostante la sua maggiore età e che da anni vivesse da sola, che stupidamente aveva concordato con loro l’eventualità di un ricovero coatto. Quindi è stata chiamata un’ambulanza e Marianna è stata tenuta per una settimana in ospedale ed è stata costretta a prendere pesanti dosi di psicofarmaci. Più tardi Marianna ha capito che la persona che l’aveva disturbata era un poliziotto che lavorava nella stazione di polizia dove si erano rifiutati di accettare la sua denuncia.

  • Secondo TSO alla fine degli anni ’90

Tornata nella sua città, e fortemente delusa e arrabbiata per l’ingiustizia subita, Marianna aveva deciso di denunciare questo episodio alle autorità locali. Le autorità, invece di ascoltarla, le hanno fatto un altro TSO, sempre con l’accordo della famiglia. Lo psichiatra che ha disposto il TSO era uno psichiatra del CSM. Questa volta Marianna è stata trattenuta contro la sua volontà per due settimane e non una. Lo psichiatra, alla fine della prima settimana, le ha chiesto se aveva compreso che lo stavano facendo per il suo bene. Lei aveva risposto di no e allora l’ha tenuta lì un’altra settimana. Alla seconda settimana ha mentito dicendo di sì per farlo contento e lo psichiatra l’ha rilasciata. In seguito è stata costretta per due anni a recarsi presso le strutture per colloqui settimanali e l’assunzione di Litio (uno psicofarmaco). Poi lei pian piano è riuscita a convincere lo psichiatra a lasciarla andare ed è riuscita a togliersi dalla morsa della psichiatria.

  • Dopo circa 7/8 anni lo psichiatra cerca di farle un altro TSO

Nonostante le ingiustizie subite in psichiatria e in famiglia, Marianna si era rifatta una vita; avendo sempre mantenuto il lavoro e innamorata di una persona, aveva deciso di cambiare casa e andare a vivere con il suo compagno, ma i suoi genitori non erano d’accordo. La mamma aveva telefonato allo psichiatra che, sulla base delle sole preoccupazioni espresse, aveva disposto un accertamento obbligatorio (ASO). Marianna si è quindi rivolta a un avvocato ed è andata al centro per fare la visita assieme al suo nuovo compagno. Lì è stata visitata dallo psichiatra del CSM. Lei e il suo compagno erano molto preparati e avevano capito perfettamente le dinamiche alla base di questo tipo di abusi. Di fronte alla loro sicurezza, lo psichiatra aveva iniziato a tremare come una foglia a causa della rabbia repressa perché si era reso conto di non poter imporre la sua visione della vita e le sue pratiche coercitive. Lì ha dovuto capitolare e non le ha fatto un TSO.

Ora Marianna è libera e felice, lontana dalla psichiatria. Ha messo al mondo un bel bambino e si è fatta promettere dalla mamma che non chiamerà più il centro di salute mentale. Marianna sta bene e vuole lasciarsi tutto alle spalle. Ma vuole che la gente conosca la sua storia per impedire che succeda anche ad altri. Ha voluto lasciarci queste parole per sottolineare un aspetto spesso trascurato: “Una considerazione va fatta: sembra che ogni volta i genitori considerino sbagliata una decisione dei figli, trovino gli psichiatri disponibili a “richiamarli all’ordine!!!”.”

 

Storia di MC

Questa è la storia di MIMMO (nome di fantasia).

Mi chiamo Mimmo,

Ho avuto diverse volte a che fare con gli psichiatri nel 1970 appena maggiorenne durante una perquisizione venni trovato con della Methedrina, venni segnalato per uso di “Sostanze Stupefacenti” anche se la sua vendita era abbastanza libera. L’Ispettrice di Polizia e l’Ass. Sociale vollero che andassi alla clinica a Domegliara. Dovetti accettare; quando arrivai nel posto mi si chiusero i cancelli dietro la schiena. Mi accompagnava mio padre e mia sorella che chiese ma dove lo hai portato; ero a Marzana.

L’Ospedale Psichiatrico di Verona era diretto dal dott. Trabucchi. Io non volevo restare ma mi trattennero. Il direttore pretese che mi tagliassi i capelli, il motivo era l’igiene. Ci fu l’intervento dell’ispettrice Rossi; io dissi che se mi facevano fare una doccia tutti i giorni l’igiene era salva; ci furono tanti soprusi, la cura era quella usata per gli alcolisti. 10 flebo e il Neuleptil; il primo giorno che lo presi dormì sulla panchina del giardinetto interno al padiglione così dal giorno dopo non presi più la terapia e la sputavo così aumentarono la dose; dopo 25 giorni a mio padre dissero che dovevo rimanere ancora così non firmò. Scappai, mi ripresero e mi misero nel reparto chiuso con la divisa e ai piedi le ciabatte. Una settimana prima di Natale venne il parroco del mio paese a firmare e portarmi a casa.

Qualche anno dopo subì un ricovero coatto da parte del Sindaco di Cervia e ci portarono a Imola a S. Maria (’73) della Scaletta; lì subito io che ero già scappato da un altro ospedale fui portato dal reparto Osservazione al Reparto Chiuso, il peggiore che c’era; dopo la prima notte mi fecero andare nella sala giorno assieme a persone con grossissimi problemi, chiesi allo psichiatra di stare nel dormitorio, passai 30 giorni sempre a letto nella camerata che aveva anche 4 letti di contenzione, perciò ho passato tutto quel tempo a leggere libri gialli che mi davano gli infermieri in compagnia di minimo due internati sempre legati.

Anche lì dovette venire mio fratello più grande a firmare. Ho fatto conoscenza di gente definita Alcolizzata, rinchiusa da 10 – 15 anni poiché prima del divorzio era l’unica strada legale per levarsi di dosso un congiunto scomodo, si faceva entrare con un pretesto, e poi non si firmava per farlo uscire. Doveva ancora entrare in vigore la legge Basaglia.

Faccio fatica a scrivere particolari episodi comunque sono disponibile a portare testimonianza.

MC

 

Storia di Rita

Nel 1996 convivevo da 6 anni con il mio ex convivente, la convivenza andava malissimo. Prima di allora mi è capitato di avere colloqui con degli psicologi, non psichiatri, che al massimo mi hanno prescritto un po’ di EN (Benzodiazepina).

Nel 1998/99 sono incominciate a succedermi delle cose strane, sparizioni, spostamenti, avevo come la sensazione di essere continuamente seguita e spiata. Più tardi ho scoperto che il mio ex aveva iniziato da qualche tempo a darmi degli psicofarmaci di nascosto, me lo confessò lui anni dopo. Non lo posso provare perché non sapevo ancora il turbine di abusi a cui sarei stata sottoposta dopo, e non avevo imparato a difendermi con un registratore.

Nella primavera del 1999 ho un tracollo totale sul lavoro, all’improvviso non sono più in grado di fare il mio lavoro e rimango spesso bloccata con sensazioni strane, al punto che anche se lavoravo lì da tre anni, il titolare chiama i miei genitori spaventato. Perdo il lavoro e finisco nel primo ospedale psichiatrico per un mese. Ho pochissimi ricordi temporali. Nelle cartelle cliniche ho letto che mi è stata imposta una terapia con Aloperidolo, non tollerato per importanti effetti collaterali, sostituito con Risperidone solo dopo più di 20 giorni. La diagnosi dice che ho disturbi dell’umore dall’età di 20 anni (depressivi) e fobia sociale, che uso sostanze alcoliche come autoterapia, e che in particolare dal gennaio di quell’anno presento una sintomatologia caratterizzata da ideazione di riferimento e persecutoria non criticata e che a seguito di questo presento numerose modificazioni del comportamento con conseguenze rilevanti sulla mia vita personale (licenziamento). In seguito ho dovuto continuare la terapia, ma non l’ho fatto perché dovevo fare un’operazione in anestesia totale.

Le cose strane continuavano ad accadere e mi hanno consigliato uno psichiatra. Io non conoscevo ancora la differenza tra psichiatri e psicologi. Prima mi ha dato solo Zyprexa, ma poi ho trovato un lavoro vicino casa e rischiavo di perderlo perché stavo malissimo e quindi mi ha dato anche Zoloft. Io, per quieto vivere, ho continuato a prendere le medicine volontariamente senza leggere il foglio illustrativo. È iniziato un periodo in cui dormivo sempre, anche nella pausa pranzo, la mattina di sabato e domenica, e nel pomeriggio dopo pranzo. Ma nel frattempo gli episodi strani non passavano. Forse ero anche io ipersensibile. Andavo anche in giro come se avessi qualcosa che mi tirava su la bocca in una smorfia di sorriso. Il posto di lavoro in quel periodo era lontano e la mattina non riuscivo più ad alzarmi dal letto. Ero ingrassata più di 15 chili. Avevo un’amenorrea da un anno, pesantezza al cuore anche per il peso eccessivo che aveva sfiorato quasi i 100 chili. Ho perso molti denti anche a causa dell’eccessiva salivazione notturna, e mi è venuta anche la dermatite seborroica su tutta la testa. Era come andare in giro con la zavorra ai piedi in continuazione e non ero in grado di tener testa al mio ex convivente e mi facevo trascinare dalle sue scelte sbagliate, senza riuscire neppure a parlare.

Lo psichiatra di allora mi ha fatto fare gli esami del sangue e le transaminasi erano a 500, oltre 10 volte i valori massimi (mi stavo spappolando il fegato). Ho letto il foglio informativo e ho capito tutti i danni sul mio corpo causati dai farmaci. Ma il medico mi ha detto che avevo i valori alti perché cucinavo con il vino e non per via degli psicofarmaci, e che, anche a seguito delle informazioni sull’amenorrea, non li aveva interrotti e che se volevo smettere di prenderli potevo anche non andare più da lui.

 A fine 2002 ho deciso di colpo di smettere di prendere gli psicofarmaci, tanto le cose strane mi capitavano lo stesso e capivo che andando avanti così sarei morta prematuramente. Da una ragazza bellissima che ero a 20 anni, di quelle tipo modella, ero diventata orrenda. L’effetto è stato molto forte perché non riuscivo più a dormire. Ma io mi stavo svegliando e ho visto di colpo che nessuno in casa si era occupato di nulla fino a quel momento. Quindi finalmente ho incominciato a parlare, a contestare le cose sbagliate al mio ex convivente, anche sul lavoro non stavo più zitta. Allora lui ha iniziato a massacrarmi di botte quasi tutte le sere e ho perso il lavoro.

Ma comunque sono dimagrita tornando al mio peso originale e le transaminasi sono tornate sotto 100 come valori nel sangue. Quindi avevo ragione.

 Il mio ex convivente continuava a picchiarmi e una volta mi ha dato dei colpi forti al coccige. Io per sfregio, sbaglio e comincio a bere di più. Il mattino dopo la vicina di casa, che aveva visto una scena passata con le botte, e mio padre, mi fanno ricoverare in ospedale con l’ambulanza. In ospedale ingenuamente racconto tutta la verità piangendo e quindi mi fanno un TSO. Questo è successo nel marzo 2003. Non potevo firmare per uscire. Ho chiesto delle radiografie ed ecografie per dimostrare che ero stata picchiata. Il primario dell’ospedale, visto che dalle radiografie non risultava nulla di rotto, non ha proseguito con l’ecografia. Mi hanno dato ancora psicofarmaci a go go, oltre al Serenase. Sono stata dimessa con diagnosi di schizofrenia paranoidea, interpretatività persecutoria, ideazione delirante a contenuto persecutorio, dispercezioni uditive, assenza di critica e consapevolezza di malattia.

Sono riuscita ad uscire dopo un solo mese con la promessa che se succedevano cose strane non mi dovevo arrabbiare, che non avrei denunciato il mio ex convivente per le botte subite e che sarei rimasta totalmente astemia per tre mesi. Ho dovuto continuare a prendere gli psicofarmaci per l’ennesima volta (terapia neurolettica, depot di Haldol).

Alla fine 2003 ho smesso nuovamente di prendere gli psicofarmaci.

Nel settembre 2005 ho trovato un uomo che alla fine mi confessa di essere già sposato e con due figli piccoli. Per me è stata una tragedia, piango tutta la notte e bevo vodka, poca ma sufficiente per essere fuori dai valori di riferimento. Il giorno dopo ho un piccolissimo tamponamento, ma mi agito tantissimo e mi portano di nuovo in ospedale. Mio padre e una sorella arrivano in ospedale la sera e mi dicono che sono malata e che se non prendo le medicine e non accetto di rimanere in ospedale mi fanno un altro TSO. Sono rimasta meno di un mese, la diagnosi era: schizofrenia paranoide riacutizzata con scompenso psicotico produttivo, ideazione paranoide e interpretativa. Per essere sicuri che prendessi gli psicofarmaci mi hanno dato Risperidone e Clopixol. Con questi farmaci la pelle in taluni casi mi bruciava e gli altri effetti collaterali m’inducevano a restare a casa, e non riuscivo a lavorare.

Dopo l’ennesimo litigio ho lasciato il mio ex convivente. In quel periodo per questioni lavorative non riuscivo più ad andare alle visite di controllo in ospedale e non prendevo più gli psicofarmaci, avevo convinto il medico con cui andavo a colloquio (molto più moderato del primario) che non ero in grado di lavorare. Inoltre ho deciso di accogliere alcune persone in casa per dividere le spese. Loro, conoscendo la mia storia ne approfittavano.

Dopo una lite, mi fanno ricoverare ancora, sempre stesso ospedale, sempre stesso primario, diagnosi schizofrenia paranoide cronica riacutizzata, crisi pantoclastia con marcata agitazione psicomotoria, non contattabile e non collaborante, aggressiva. E chi non lo sarebbe se ti portano via da casa tua mentre non stavi facendo nulla di male, anzi avevo appena finito la doccia, legata nuda lasciando la casa con i miei animali a… praticamente degli sconosciuti che hanno dichiarato il falso su di me? Altro TSO. Passo tutta la notte nuda in una grande stanza fredda legata senza poter fare i miei bisogni e bere un po’ d’acqua. I miei parenti non vengono a trovarmi e una mia amica mi compra con i suoi soldi i vestiti per stare in ospedale e mi porta la borsetta dove era stato anche ripulito completamente il portafoglio persino degli spiccioli. Lei può testimoniarlo. Quando riferisco questo al primario, e che volevo uscire perché preoccupata, mi raddoppia la dose di Seroquel fino a 4 compresse da 300 al giorno, Serenase, ecc… Nonostante tutte queste medicine piango spesso di nascosto per paura che me le aumentino ancora. Sono stata lì più di un mese e ho organizzato due colloqui con il primario registrandolo con il cellulare a sua insaputa. Qui il primario mi ha minacciato di TSO se firmavo per uscire, e mi ha obbligato a firmare un preliminare di compravendita per dare il 50% al mio ex convivente altrimenti non mi faceva uscire dall’ospedale.

Dopo 4 mesi dalle dimissioni ho smesso di prendere gli psicofarmaci, anche perché non ero neppure in grado di guidare l’auto per andare a lavorare e avevo ormai l’apparato gastro-intestinale distrutto. Ormai anche il senso di vertigine era costante e quasi invalidante, dovevo fare degli sforzi disumani per riuscire ad avere un comportamento normale e non sempre riuscivo a ricacciare indietro gli attacchi di panico e paura improvvisi dovuti agli spazi aperti, ai rumori forti, alla luce del sole accecante, ecc… Anche al rinnovo della patente ho dovuto mentire altrimenti non me l’avrebbero rinnovata. Ero praticamente una schiava di tutti.

A quel punto vengo a sapere che il primario muore di morte naturale in età giovane. Devo ammettere, mio malgrado, che ho avuto un grosso sollievo come altri ex pazienti, perché a me quel medico, con il ricatto del TSO legale e con gli psicofarmaci, mi ha rovinato completamente la vita (fisica, economica, lavorativa ed affettiva) senza darmi la possibilità di poter applicare i miei normali diritti di donna e di cittadina libera, comportandosi da vero delinquente. Con il suo potere ha tentato di annientarmi.

In seguito, ho comprato un registratore semi professionale e quando il mio ex mi ha picchiato di nuovo (come prevedevo), ho preso la registrazione e il referto dell’ospedale e l’ho denunciato senza pensarci due volte, e non ho ritirato la denuncia.

Prima di fare questo avevo cercato di impedire a lui e alla sua compagna di entrare a casa mia. Quindi sono stata riaccompagnata in ospedale ma con dei medici più moderati. Ho spiegato il tutto facendo notare che avevo cercato di fare tutto quello che volevano loro (tranne gli psicofarmaci) e che se non mi facevano uscire di ospedale subito dei miei effetti personali non sarebbe rimasto più nulla. Hanno compreso e il primo giorno possibile mi hanno dimesso. Ormai avevano capito tutti che non ero un’alcolizzata e che era stato il mio ex a far credere a tutti delle cose non vere.

Attualmente continuo ad andare alle visite di controllo periodiche più per loro (che così sono felici perché mi hanno sotto controllo) che non per me, e il medico è contento di prescrivermi solo un leggero tranquillante che gli chiedo io.

Solo la mia enorme forza mi ha portato fin qui. Una mia amica mi definisce ‘una roccia’. Ma che fatica, che fatica anche lasciare sempre imbrigliate le emozioni e cercare di rimanere fredda e di ghiaccio, ed esprimere le mie considerazioni soltanto avendo delle prove inconfutabili. Ma meglio così che dover prendere gli psicofarmaci, forse il fisico con gli anni si rigenererà da solo e i miei problemi oggi fisici e non mentali passeranno. Sì anche mentali, non mi succedono più cose strane tipo sparizioni o spostamenti, da quando vivo qui da sola nella nuova casa. Non sento più voci strane, ma invece è rimasto quel senso di vertigine che ho descritto prima, che mi fa paura mi possa, in un attacco di panico ed ansia, far ritornare in ospedale, con tutte le conseguenze del caso, e gli psicofarmaci che mi ledono di più i nervi.

Io sono un perfetto esempio di una persona timida, ma sana, trasformata in una malata psichiatrica cronica. E attraverso i TSO e gli psicofarmaci trasformata in una persona obbligata a fare quello che vogliono gli altri, ad uniformarsi a tutti i costi ad una personalità che non è la sua, rischiando di perdere tutte le sue cose oltre alla casa e gli affetti. Con il rischio di ‘scomparire’ a vita in un ospedale.

 

Sfogo di una mamma

Spesso essere troppo educati ed accomodanti può portarti ad avere dei problemi, dei GROSSI problemi.

SFOGO: Sono una mamma di un adolescente di 16 anni e un bambino di 10. Non so’ da dove iniziare, spero solo che tu capisca che la mia mente è piena di pensieri, preoccupazioni, ansie, paure e speranze. Perdonami se saltello come una cavalletta da un episodio all’altro e da una riflessione all’altra!!!
Sono tre anni che non vivo ma sopravvivo!
Ho come vicino di casa una persona anziana di circa settant’anni. Dato che siamo una famiglia riservata ed impegnata siamo stati sempre molto accondiscendenti e poi non volevamo problemi come già era capitato alle altre “anime sfortunate” che ha preso di mira ed ha torturato fino a mandarle via. “Buon giorno”, “buona sera”, “come va”, “oggi il tempo è strano”, “fa freddo… fa caldo” e queste erano le nostre conversazioni nonostante fossimo dirimpettai. La figlia spesso veniva a prendere il caffè da me, facevamo conversazione e LUI s’intrufolava spesso tra di noi nel mio terrazzo. Fin qui nulla di male, ma nel momento in cui la figlia si è sposata lui “pretendeva” di continuare a fare conversazione. Pretendeva perché una volta me lo sono trovato seduto sulla mia panchina e con fare arrogante mi disse: “Patrizia perché non prepari un bel caffè”. Poi invitava spesso mio figlio piccolo (allora di 6 anni ) a giocare a carte con lui. Io fin quando c’era la figlia ho sempre permesso che il bambino andasse nel suo terrazzo anche perché stando fuori riuscivo a sentire la voce del bambino…..ma ora la figlia non c’era ed il mio bambino non ci andava con piacere e lui per spronarlo gli offriva caramelle, ghiaccioli. Queste sue insistenze e questa sua maleducazione si ripeteva spesso al punto che io, ingenuamente non chiudendo a chiave il cancelletto di accesso del terrazzo, me lo trovavo dentro seduto sulla mia panchina. No, la cosa non andava bene!!!! Bisognava fare qualcosa! Incominciai a chiudere il cancelletto a chiave e a lui questo proprio non andava giù, quando invitava il bambino a giocare a carte io educatamente dicevo che stava già giocando per fatti suoi, che stava guardando i cartoni, che dovevamo uscire…..
LUI da “persona intelligente” (mente diabolica) capì che volevo mantenere le distanze…e sì perché a lungo andare l’invadenza diventa insopportabile!!!
La sua “buona educazione” incominciò a vacillare e dopo qualche mese è iniziato il mio calvario!!!
Ne parlai anche con la figlia e lei era d’accordo con me. (E’ diventata “assente” nel momento in cui il giudice ha dato l’allontanamento al padre il quale si è rifugiato da lei e questo a lei non è andato proprio giù.)
Vorrei esporre il mio pensiero e la mia rabbia contro la legge sullo stalking e su quella bella pubblicità che fa per televisione, quella che invita le donne a denunciare chi ti impedisce di vivere serenamente, chi ti molesta, chi ti minaccia,chi cambia le tue abitudini di vita, chi ti distrugge non fisicamente ma mentalmente facendo in modo che ti svegli in piena notte e pensi alle sue parole, ai suoi gesti, che in una giornata è il tuo pensiero fisso che ti priva di una vita sociale non invitando più nessuno a casa tua per paura che possa succedere qualcosa ( che LUI si possa innervosire!).
Ti chiedi: “Che male ho fatto? Perché proprio a me? Forse sono stata io a provocare questo?” Dandomi le colpe di quello che sta accadendo, sentendomi sporca per questa storia…Non ce la faccio ad andare avanti!!! Perché ho denunciato? Tutti mi guardano come se io fossi una paranoica. Ricordo la volta che chiamai la volante dei carabinieri perché LUI era fuori dalla mia porta che mi impediva di uscire. Sapete cosa mi dissero??? “Signora sta ancora fuori o è andato via???(naturalmente non c’era più, era rientrato in casa sua perché aveva ottenuto ciò che voleva, spaventare me e mio figlio). Io avevo bisogno di loro, so’ che forse avevano cose più importanti ma la loro poco sensibilità mi ha impedito di chiamarli le volte successive. Chiamavo mio padre di 79 anni a darmi coraggio…è il mio punto fermo, ma non posso approfittarne perché mio fratello hanno detto che dopo che io lo chiamo lui sta male e piange, quindi mi hanno chiesto, per il suo bene, di lasciarlo fuori da questa storia! Papà meglio di tutti ha compreso le mie paure e piange con me forse perché si sente in colpa di quello che mi sta accadendo, non credeva che potesse arrivare a tanto… mi diceva: “Si calmerà, gli passerà la rabbia!” ed invece io ero e sono il suo chiodo fisso, dovevo andarmene da quella casa, e la mia denuncia non ha fatto altro che alimentare un fuoco!!! Donne sappiate che quando denunciate non uscite fuori da queste torture ma che state iniziando proprio in quel momento,un arduo cammino e se non avete persone accanto che credono in voi e vi sorreggono ne uscirete distrutte….. che la persona che hai denunciata non ti lascerà più in pace anzi sentendosi offesa nel suo orgoglio di maschio ti perseguiterà e la legge non farà nulla perché i carabinieri ti diranno che fin quando non c’è sangue, lividi loro non possono intervenire. Che quando presenti una denuncia viene messa lì sulla scrivania insieme a una contravvenzione….insomma la legge ci invita a denunciare ma non ci cautela anzi quando ti vedono ti guardano come se tu fossi la nevrotica, ti invitano a controllarti, a non piangere come una disperata…. anche questa è una violenza…l’essere credute e sostenute è fondamentale.
Cerco di riassumenti la mia storia ho poco più di 40 anni, un marito dolcissimo, tranquillo e rispettoso di tutti, un padre amorevole che non ha mai alzato il tono di voce con i figli che ama da 52 anni la mia mamma…Ho vissuto dall’età di 12 anni fino a 26 con la mia nonna che ho amato più della mia vita. Appunto per questo ho sempre dato una grande importanza alle persone anziane e ho sempre preteso dai miei figli il rispetto per gli anziani e proprio con una persona anziana (72 anni) dovevo imbattermi.
Circa tre anni fa il mio vicino di casa si è rivolto con parolacce e minacce “disgraziato io ti spezzo le gambe, ti schiaccio la testa se non la smetti di fare confusione….(mostrando una mazza di legno)” a mio figlio minore, allora di anni 7, e a una sua amichetta coetanea solo perché correvano per le scale e avevano sbattuto involontariamente il portoncino condominiale. I bambini sono corsi in lacrime e impauriti da me. Il mio istinto di mamma è stato più forte del rispetto che ho per le persone anziane (forse lì ho sbagliato chissa!!!) gli ho detto che non si doveva permettere di rivolgersi a dei bambini in quel modo che era un pazzo che se non voleva sentire rumori alle 18.00 del pomeriggio, in piena estate,doveva andarsene in campagna e non in un condominio…….insomma ne ho buttate tante fuori. Lui mi ha lanciato un bicchiere dietro e poi minacciandomi mi ha detto: “Te ne andrai tu da questa casa e io ti schiaccerò!” (era presente alla discussione anche la mamma dell’amichetta di mio figlio.) Quella è stata l’unica volta che mi sono permessa di rispondergli, perché poi, non so’ ogni volta che lo incontro la mia lingua si pietrifica, ho un forte dolore allo stomaco e non riusco a respirare.
Ecco ora la serenità della mia famiglia è finita!
La prima cosa mi ha denunciato per una veranda abusiva che ho sul terrazzo. Su questo non ci piove… ho sbagliato e devo pagare. Se non fosse stato lui a denunciarmi sicuramente sarebbe stato qualcun altro.(erano ben sette anni che avevo fatto l’abuso dopo aver chiesto il permesso a tutti i condomini tra cui LUI). I vigili mi hanno dato il sequestro ma non il sigillo per cui io continuavo a salire sul terrazzo e lui ogni volta mi seguiva e mi riempiva di paroli volgari. Quando lo dicevo a mio marito lui mi rispondeva “Che posso fare amore mio, lui mi sta provocando, ma noi non dobbiamo stare al suo gioco, è anziano, forse malato, non dargli retta, gli passerà, vai un po’ da tua madre così non vedendoti si calmerà!… (già negli anni passati un altro condomino gli aveva spaccato la testa con una mazza perché diceva parolacce alla moglie e aveva anche dovuto risarcirlo!!!).
Mi mandò la lettera del suo avvocato dove ci descriveva come una famiglia di maleducati, che facevamo confusione fino alle prime ore del mattino, ballando con la musica ad alto volume. In quella occasione mio marito, pur di non iniziare una guerra si umiliò chiedergli scusa…non so’ di cosa, ma conoscendo la persona arrogante e prepotente che fosse, le nostre scuse lo avrebbero sicuramente calmato!
Ma lui non si calmò!!!

Mi aspettava sul pianerottolo e giù con parolacce davanti al bambino…allorchè mi sono convita che forse era meglio andare via ed ho messo la casa in vendita…ma poi mio padre (come ho accennato sopra)se ne stava facendo una malattia, perché quella casa me l’aveva comprata lui, con i sui sacrifici, poi ho acquistato anche un altro garage, il terrazzo, l’ho ristrutturata insomma è proprio bella e forse inconsciamente anch’io non volevo andarmene! Quindi ho ritratto tutto alla Tecnocasa rischiando di pagare anche una penale, ma poi fortunatamente il mio avvocato è riuscito a risolvere il problema.
Ho pensato: “Gli passerà e forse un giorno parlandone davanti a una tazza di caffè ci chiederemo scusa a vicenda e ci rideremo sopra!”
Quando sentivo la figlia che abita fuori e che nei messaggi definiva il papà “ è solo il marito di mia madre” e mi raccontava che ha sempre picchiato la madre (cosa che io già sospettavo perché dalla cucina che confina con la sua cucina sentivo spesso la signora piangere e lui strillare, ma vergognosamente mi facevo i fatti miei!),che lei anche se sta fuori non ha mai toccato il cielo con le mani,ha portato con se i suoi problemi , ha tanti momenti della sua vita passata che vorrebbe cancellare e conclude “vi chiedo io scusa per la loro oramai inguaribile pazzia!” (parole testuali della figlia)
Io le chiedevo consiglio “cosa posso fare per farlo ragionare?” e lei mi diceva difenditi, mio padre non sta bene con la testa….(quando poi gli ho chiesto di testimoniare mi ha detto che era la sua famiglia, non voleva sputtanarla e voleva stare fuori da questa storia! Ed è giusto così!). Ho chiesto aiuto anche al figlio che da anni non parla con i sui e abita fuori ma mi ha detto che non ne vuole sapere niente di quell’uomo…, ho chiesto aiuto al parroco e lui mi ha consigliato di affidarmi alla legge, insomma ho capito che stavo lottando con una persona malata di mente!.
Già tre famiglie tranquille come la mia sono andate via da questo palazzo perché intimidite e minacciate e già una signora lo ha denunciato per i miei stessi motivi…La parola omertà non dovrebbe esistere, anch’io ne sono colpevole, quando ho permesso che gli altri andassero via senza alzare un dito, quindi non posso pretendere che gli altri condomini parlino!!! Mi dicono che mi sono vicini ma che hanno paura di esporsi….”Una volta che si è stancato di giocare con te, toccherà a uno di noi!!!” così mi dicono.!
Ecco che dopo più di un anno di parolacce, minacce e impedimenti nel vero senso della parola(mi impediva di salire sul terrazzo mettendosi davanti a me sul pianerottolo) ho deciso di denunciarlo!
Devi sapere che solo io e lui abitiamo al terzo e ultimo piano, l’uno di fronte all’altra, solo noi abbiamo i terrazzi sopra, quindi per lui è facile spaventarmi visto che nessuno può vederlo, anzi per lui ero e sono, io e mio figlio, il suo gioco preferito.
Ricordo che quella mattina già ero preoccupata perché giorni prima avevo parlato con le maestre del mio bambino e mi avevano detto che aveva avuto un calo, che se alzavano la voce tremava tappandosi le orecchie, che si assentava per interi minuti guardandosi le scarpe che se non mi vedeva all’uscita della scuola scoppiava in lacrime dicendo “Cosa è successo alla mia mamma!!!”Mi avevano chiesto se ci fosse un problema in famiglia ed io purtroppo, dico purtroppo, perché è una vergogna dire che una persona anziana ti riempie di parolacce davanti al bambino, spiegai la situazione.
Dall’episodio del terrazzo già il bambino dormiva con me e il papà, se sentiva la SUA voce scappava impaurito, che la sera il suo ultimo pensiero era di chiudere la porta a chiave, che la notte si alzava nel sonno per controllare se la porta fosse chiusa, che non aspettava più l’ascensore e costringeva anche a me a scendere per le scale, che si rifiutava di salire sul terrazzo, che al catechismo pretendeva che io restassi li con lui durante la lezione al punto che i catechisti mi chiesero se io stessi divorziando da mio marito, che si rifiutava di fare i compiti in cucina perché una volta , stando scomposto sulla sedia, l’aveva sbattuta vicino al muro e LUI aveva incominciato a dare a pugni dall’altro lato e a strillare tanto che il piccolo impaurito disse: “Mamma scusami non l’ho fatto apposta, non lo faccio più! Perdonami!!! Insomma, forse lui inconsciamente si sente l’artefice dei comportamenti del mio vicino.
Ci eravamo accorti del disagio ma cercavamo di aiutarlo noi. Facevamo due mesi di vacanza proprio per allontanarlo da LUI, (fino a tre anni fa abbiamo fatto massimo 15 giorni). Addirittura quest’anno abbiamo comprato una casa al mare interamente con un mutuo di 25 anni in modo che i fine settimana e i mesi estivi ci possiamo allontanare …. Questo però non è servito a superare la quotidianità, fatto sta che quando apro la porta dell’ascensore e me lo trovo davanti con le sue parolacce, i suoi pugni chiusi, i suoi occhi di fuoco io inizio a tremare e a sudare fredda e il bambino scappa per le scale piangendo e la notte e i giorni dopo non è sereno. Mi abbraccia continuamente chiedendomi: “Mamma stai bene?” e non si stacca da me.
Esponendo la situazione ad un amico carabiniere mi consigliò di denunciarlo, per cautelare me e la mia famiglia e così ho fatto un anno e mezzo fa.
Ricordo la prima volta che sono andata dall’avvocato mi sentivo come se avvessi scoperto di avere il tumore e il medico mi doveva segnare la chemioterapia per darmi una speranza….. Accompagnata dall’avvocato e dall’amico carabiniere sono andata alla caserma dei Carabinieri.(mio marito non venne perché era fuori con il camion). Pioveva a dirotto, il mio cuore era scuro e triste e batteva fortissimo. I carabinieri furono molto cortesi cercando di mettermi a mio agio ma non so perché temevo di non essere creduta, per loro si trattava di un problema di scarsa importanza, e poi quel senso di vergogna non mi abbandonava mai, non riuscivo a ripere le parolacce e le minacce che lui mi diceva e non riuscivo a raccontare tutti gli episodi dettagliatamente….comunque da quel momento ho firmato la mia condanna… ero diventato il suo bersaglio colei che aveva osato sfidarlo……
Infatti dopo circa un mese (giù al garage) incominciò a non limitarsi più alle parole ma cercava di impaurirmi con pietre, mazze, pugni e altri oggetti dicendomi:” Hai voluto fare la grande ma io te la farò pagare…vattene via da questa casa altrimenti farai una brutta fine!” Questo mostrando un oggetto nel pugno per intimorirmi (il bambino disse che era una pietra, perché tutto questo accadeva sempre davanti al bambino). Subito chiamai la volante dei carabinieri che venne prontamente ma la cosa strana mi chiese di scendere giù al portoncino, ed io già ero impaurita di uscire fuori dalla porta, mi dovetti armare di tanto coraggio per scendere giù.
Dopo un po’ un altro episodio di minacce di morte mentre ero sul terrazzo con mio figlio allora quindicenne. La notte prima era avvenuto il terremoto in Abruzzo e LUI dopo essersi introdotto nella mia proprietà si scaraventò contro di me con i pugni chiusi e gli occhi….(non riesco a descriverli perché da soli parlavano di un sentimento di odio più delle parole) gridando: “Dovevi morire tu e i tuoi figli nel terremoto!!!” Mio figlio cercò di mandarlo via dicendo: “Lascia stare mia madre!”, Poi magicamente arrivò la moglie che dopo essersi presa uno schiaffo riuscì a portarlo via. Io ero agitata e il ragazzo più di me, così pensai di andare in ospedale visto che soffre di asma e quando chiamai i carabinieri dall’ospedale mi dissero “Avete ferite, lividi? Allora ci vediamo domani in caserma.” Che vergogna…avevo bisogno di loro, meno male che dopo un po’ arrivò mio fratello, mia cognata e poi mio marito! In ospedale davanti a noi c’era un neonato con la febbre alta, un giovane che aveva avuto un incidente automobilistico, una signora che era caduta…insomma il mio caso era una stupidaggine e mi sentivo così vuota perchè il mio e il cuore di mio figlio guardando quello strazio non batteva più così forte e mi chiedevo :”cosa ci facciamo qui?….perché sto sottraendo del tempo prezioso ai medici? “Siamo entrati dopo circa due ore e la nostra ansia e la nostra paura erano scomparse, ci hanno dato delle gocce calmanti e un giorno di riposo.
So’ che ora vi starete chiedendo: “…e vostro marito in tutta questa storia dove sta???”…Mio marito fa l’autista, spesso la sera torna tardissimo e se deve andare più lontano non torna, esce presto la mattina..insomma sta poco a casa,(ma conta la qualità e non la quantità)! E’ una persona molto coscienziosa e sa che anche se il mio vicino lo sta indirettamente provocando lui deve mantenere la calma in questa situazione (come gli hanno suggerito i carabinieri e l’avvocato) per non avere la peggio.
Un giorno il bambino è sceso a prendere una cosa giù in macchina….e quando è salito mi sono accorta che aveva in tasca il coltellino dei boy scout del fratello. Gli chiedo: “Perchè hai questo coltellino? E’ pericoloso! Mi rispose: “Avevo paura di incontrare Ciccio Bastardo (questo è il soprannome che gli ha dato, mi ha detto che glielo ha suggerito il personaggio di un film che era molto grasso proprio come il mio vicino). Se lo avessi incontrato glielo ficcavo nel pancione!!!…Insomma sono rimasta pietrificata e lì mi sono resa conto che aveva bisogno di aiuto…forse io da sola non ne ero stata capace!. Ora sta in terapia ma mi rendo conto che non è sincero con la dottoressa, nasconde le sue paure per vergogna…(proprio come me). Ad esempio, se per caso accade un episodio con il vicino, lui si rifiuta di andare a calcetto (premetto che durante l’attività fisica non rimane da solo perché pretende la compagnia del fratello per tutto il tempo) dicendo che pioveva e quindi gli poteva venire la febbre, che era stanco, che aveva tanti compiti…. Insomma solo scuse. Mi auguro che possa superare le sue paure e non gli resti neanche il ricordo di questo periodo della sua vita. Lui chiede spesso a me e al papà di andare via da questa casa ma la terapista dice che deve affrontare le sue paure e non ne deve scappare….inoltre il fratello grande ha minacciato che se noi andiamo via da questa casa e da questa zona lui si trasferisce dai nonni e non ci seguirà…insomma la voglia di scappare è tanta ma poi mi chiedo perché come gli altri inquilini devo andare via…se ho avuto il coraggio di denunciare, la legge sicuramente mi aiuterà…la speranza è sempre l’ultima a morire!…
Non voglio fare l’eroina sulla pelle di mio figlio, io penso che lui qui, come me non è più sereno, la mia famiglia non è più serena e tranquilla….Ho chiesto consiglio anche al parroco il quale mi ha detto di continuare per questa strada, che come me molte altre persone sono andate a piangere per LUI e può darsi che la provvidenza terrena lo punirà…”padre parlate se sapete”…ma lui mi ha detto che mi può aiutarmi solo spiritualmente e che può andare dai carabinieri a dire che non si devono far ingannare da questa persona….
E sì dovete sapere che i carabinieri in via confidenziale mi fecero capire che io ero troppo agitata, che sembravo una pazza mentre quando hanno interrogato LUI è stato gentile, calmo, educato, spiegando con chiarezza i motivi per cui io mi ero inventata tutto…insomma vi rendete conto i carabinieri pretendono che io resti tranquilla quando vado a denunciare una sua minaccia, una sua aggressione..ma siamo esseri umani o pietre????
Il lavoro era ed è la mia unica salvezza, un angolo paradisiaco! Mi aiuta a non pensare,anzi stranamente per cinque ore la mia mente è completamente sgombra da quella persona. Mi rende serena , allegra. Sto sul posto di lavoro anche nel mio giorno libero, sono sempre disponibile per gli straordinari, la mattina non vedo l’ora di superare la soglia di casa per andare a lavoro e ci vado carica di voglia di dare, tranquilla.
Il ritorno è drastico, ma spesso vado da mamma e ci tratteniamo lì fino a sera ( spesso anche a dormire)e poi quando rientra mio marito ritorniamo nella prigione, una prigione a cui tutti siamo affezionati e che non vorremmo separarcene a causa di un balordo.
Lui conosceva i miei orari di lavoro, il giorno che stavo a casa, in questo modo invece ho cercato di disorientarlo (come mi fu suggerito dal mio avvocato!).
Ricordo che dopo un’ennesima denuncia alla procura,(perché di denunce ne ho fatte tante!) mi trovavo lì di fronte a un addetto d’ufficio quando ho visto che lui dopo avermi fatto firmare aveva depositato tra le tante carte la mia denuncia. Mi è venuta una crisi di pianto, non so’ cosa mi sia successo! Ho incominciato a tremare perché mi rendevo conto che io ero una carte come tante che forse da quelle carte non compariva la mia disperazione. Mi hanno accompagnato forse da un procuratore…non so’ chi sia e lì ho dato via libera al mio sfogo alle mie preoccupazioni, al dolore di vedere i miei figli confusi e impauriti, a un bambino che a solo 10 anni già sta in terapia..che forse anch’io avevo bisogno di un aiuto ma non potevo perché altrimenti rischiavo il lavoro, che se non mi avessero aiutata avrei commesso una sciocchezza, fatto sta che dopo questo mio intervento il mio vicino ha avuto l’allontanamento per tre mesi (anche se dopo un mese è tornato più agguerrito che mai!!!) Questa è la legge italiana, la stessa giudice che ha firmato l’allontanamento, gli ha firmato la revoca dopo un mese. Nessuno mi aveva avvisato che lui fosse stato allontanato da me, aveva detto all’amministratrice che partiva per una vacanza… strano da solo, la moglie era rimasta qui, e poi la figlia che lo ospitava mi mandava messaggi strani “Hai raggiunto il tuo scopo” “Hai sputtanato la mia famiglia” “Mia madre piange disperata”….io non capivo, perché proprio io che ero la diretta interessata non ero stata informata dell’allontanamento!!! Questi sono stati gli ultimi messaggi della figlia!
In quel periodo il mio avvocato ha dato le dimissioni consigliandomi di prendere un penalista perché la situazione stava degenerando e avevo bisogno di qualcuno che potesse difendermi e cautelarmi più di quanto stesse facendo lei inoltre voleva essere corretta con me.
Tutti ti vogliono dare dei consigli, qualcuno anche drastico…ma noi siamo brava gente, gente onesta (basta chiedere in giro di noi e delle nostre famiglie)! che a differenza di tanti ci siamo affidati alla legge.
Non ho mai messo i miei figli in primo piano, infatti loro non compaiono nelle denuncia perché ho voluto cautelarli….so’che forse se fossi stata un po’ più “cattiva e furba” non mi troverei in questa situazione e avrei risolto il problema facilmente, ma so’ anche che non avrei avuto mai più il coraggio di entrare in chiesa. Ogni mio pensiero, ogni mio dubbio ora passa per il Signore e lui che mi darà la forza di affrontare tutto quello che verrà e lui che proteggerà me e la mia famiglia perché io ho paura anche se mi dicono è anziano non ti farà nulla tranne che impaurirti ma io continuo ad avere paura di un suo momento di non lucidità…mio padre dice “a cap è na sfoglia e cipolla” e poi per televisione si sentono troppe cose!
Davanti ai miei figli mi sforzo di essere forte e non dimostro mai le mie paure anzi cerchiamo di tranquillizzarli dicendo che tutto si sta risolvendo, poi magari corro nel bagno a piangere quando lui stendendo i panni, a bassa voce, mi dice una parolaccia o mi sputa addosso!!!)

Ho detto al mio avvocato che se per caso questa storia dovesse finire male , non so’ cosa farò sicuramente non penso che avrò più la forza di credere nella vita e forse mi renderò conto che la vita migliore sta LASSU’. Lui mi guida e mi spinge a credere in quello che sto facendo, cerca di darmi forza per andare avanti, ma soprattutto lui mi crede e sa che esterno solo una parte di quello che ho dentro perché la vergogna mi prende e anche quando accade qualcosa lo chiamo con la paura di disturbarlo, lui cerca di mettermi a mio agio.
Poi mi do’ forza da sola…sono tre anni che questa ruota gira storta, prima o poi si aggiusterà!!!
Credetemi prima mi auguravo la sua morte poi quando mi sono confessata il parroco mi ha fatto capire che sbagliavo…ora chiedo solo la mia libertà, muovermi liberamente sul pianerottolo senza la sua presenza fissa, andare sul terrazzo senza essere seguita, stendere i panni senza essere riempita di parolacce e sputi, chiedo solo di vivere serenamente io e la mia famiglia.
Non riesco più a confidarmi con le mie amiche , né con le mie colleghe, né con le mie sorelle, perché ho paura che a lungo andare loro si annoino di stare con me perché dico sempre le stesse cose!!!…Loro sono state drastiche “Vuoi risolvere il tuo problema??Non fare l’eroina, non puoi fargli niente è anziano! Vai via da quella casa!….
In quella casa ci sono i miei ricordi, è la mia casa!!!
Mio marito mi ama tantissimo perchè sopporta le mie crisi, mi da’ forza, mi sostiene, mi ascolta , lui è il mio terapista e insieme stiamo vicino ai nostri figli, ma la nostra vita non è più quella di una volta. Ormai facciamo una vita da zingari, un po’ qui un po’ dai miei….mentre lui vive comodamente e tranquillamente nella sua casa. Non so’ quando tutto questo finirà, ma so’ che ormai io già sono esausta anche se sto’ all’inizio della salita. Mi auguro di non scivolare, di incontrare persone che mi sorreggono e soprattutto si rendano conto che essere privati della propria libertà è come morire, che le parole ti colpiscono più di uno schiaffo, di una coltellata, solo oggi mi rendo conto che la SERENITA’ è il bene più prezioso!
Ho tanti dubbi e perplessità che vorrei che qualcuno mi chiarisse:
• Perché ho vergogna a ripetere le parole che lui mi dice o a raccontare gli episodi che accadono….
• perchè maledico il giorno che ho denunciato…
• perché non credo tanto nella legge (so’ che vincerà il più forte ed io l’unico atto di coraggio l’ho fatto denunciando poi ho paura di tutto quello che accadrà!).

Carissima ministra Mara Carfagna ti prego fa capire che per noi donne già è difficile affrontare tutto questo…
• perché dubitano di noi???
• qual è il vantaggio di esporci? Non c’è vantaggio e allora credeteci!!!
• Perché le persone anziane non possono essere punite e sono privilegiate e credute più di noi?
• Siete sicuri che loro non possono fare del male?
• Mi assicurate che ora che ho denunciato io sono protetta e non potrà mai accadere niente né a me e nè ai miei figli?
• Perchè ci invitate a denunciare quando poi vi dimenticate di noi e non siamo altro che un numero di pratica, noi abbiamo bisogno di fatti concreti e non di carte!!!
• Perchè ci costringete ad affrontare un processo quando poi non c’è pena soprattutto per una persona anziana??????
SONO AVVILITA, DISTRUTTA, IMPAURITA, la serenità della mia famiglia sta barcollando, i miei figli sono terrorizzati che ci possa fare del male…
I carabinieri e l’avvocato mi dicono di denunciare ogni sua parolaccia…Ma vi sembra normale che dopo una giornata lavorativa e tutti gli impegni che seguono io tutti i giorni posso perdere tempo con i carabinieri e l’avvocato…( sì perché dopo tre anni la considero una perdita di tempo!)Lui è pensionato ma io ho due ragazzi e un marito che mi danno degli impegni , la mia famiglia deve andare avanti e poi farei solo del male ai miei figli, che hanno bisogno solo di tranquillità.
Ricordo che a Natale scorso il grande mi chiese il computer portatile e il piccolo la Wii ed io e il padre rispondemmo “Dobbiamo pagare l’avvocato!!!Ci guardarono stupiti…era più importante l’avvocato che loro????
So’ che forse non leggerete mai ciò che ho scritto, so’ che sono una delle tante lettere, ma avevo bisogno di sfogarmi, di esporvi i miei dubbi, le confidenze che avevo fatto e faccio al mio diario, dove annoto l’ora, il giorno…in cui LUI mi ha fatto “un altro complimento e gesto gentile”. Vorrei farvi capire che forse proprio le persone educate, calme capaci di raggiravi con le loro parole, ma soprattutto anziane (perché danno quell’effetto di tenerezza e impotenza) sono quelle più pericolose, che la situazione è diventata insostenibile e sono preoccupata per la mia vita e quella della mia famiglia!!!!
Ecco perché io ho paura!
Scherzando chiedo spesso a mio marito di farmi una foto per metterla sulla mia tomba…
Mi auguro che la mia paura non diventi mai realtà altrimenti sarebbe stato inutile fare il passo che ho fatto. Chiedo ancora scusa per le mie idee confuse,(per gli errori)sono stata un fiume in piena! Avrei ancora tante cose da dirvi che sicuramente ho sorvolato volutamente per non annoiarvi più di quello che ho fatto!
Con la speranza che Dio non ci abbandoni mai e non diventi anch’io con la mia famiglia uno dei tanti fatti di cronaca!

Si aprono le danze…….
È da tanto che non scrivo, mi ero fatta un lavaggio del cervello, non potevo continuare a rovinare la mia vita a causa di questa persona, mi dicevo che le persone che stanno negli ospedali per gravi motivi soffrono e non io , il mio è un problema risolvibile, che in ogni famiglia c’è un guaio, che molte mamme piangono….io no BASTA, il 2011 mi porterà solo serenità…(come si dice: “ pensa in positivo”) è così è stato per circa 20 giorni, credetemi ero beata, facevo lunghe passeggiate pur di non stare in casa e questo mi rilassava e mi aiutava a dimenticare, pregavo tanto e in questo modo mi davo forza ma poi un bel giorno tutta questa serenità FORZATA è finita, sono arrivate le notifiche dei processi. Dopo circa 2 anni la macchina della giustizia si era messa in moto!!!!
Alla prima udienza del 26 gennaio sono stata malissimo, tutta la notte ho incominciato ad avere forti dolori di pancia, diarrea, senso di nausea. Quando poi me lo sono trovato di fronte e lui mi lanciava piccoli sorrisi ironici, io avevo voglia di piangere, di strillare, sono andata nel bagno chissà quante altre volte e il mio avvocato mi ha pure rimproverato dicendo che mi dovevo calmare, che questa mia ansia andava a mio svantaggio….mi sono sentita mortificata, avrei voluto una parola di conforto. Mio marito non mi ha lasciato un momento, con le sue parole dolci e di forza era l’unico che mi sosteneva ….conclusione:l’udienza non si è fatta perché c’era lo sciopero dei giudici. LUI ha detto al mio avvocato che vuole che io lo risarcisca del danno avuto dall’allontanamento perché è dovuto stare in albergo……..non ci posso credere!!!
Da quel giorno a dire la verità non l’ho più visto ma ho sentito i segni della sua cattiveria. Verso la metà di febbraio un carabiniere mi notifica che sono stata denunciata alla Procura della Repubblica per schiamazzi notturni…..il bambino che intanto continua la terapia con le psicologhe all’arrivo dei carabinieri ha incominciato a tremare , aveva paura che fossero venuti a prenderci. Ora mi aspettano altre 2 udienze una l’8 marzo (ironia della sorte) e l’altra il 9. Sono 15 giorni che ho il “flusso mestruale” che non vuole passarmi, mi sento giù, devono venire a testimoniare anche le mie cognate…mi dispiace che devo disturbare anche gli altri!!!!quando vado dall’avvocato gli dico sempre che lo so’ che perderò, che penseranno che sono una paranoica, una nevrotica, che il mio è solo un crimine minore che i giudici hanno cose più importanti da risolvere, che il mio vicino è vecchio ed ammalato e ne avranno compassione insomma mi do’ da sola la sentenza…..PERCHE’ NON RIESCO AD AVERE FIDUCIA, vorrei chiudere gli occhi e pensare che è tutto un incubo….sono più di tre anni e io non ce la faccio più!!!!
Che delusione!!!!!!!
Ma vi rendete conto che proprio la persona in cui tu porgi la tua fiducia, ti affidi completamente a lei…..proprio questa persona ti fa capire che il tuo problema è di poca importanza in confronto ad altri……..forse ha anche ragione ma finalmente dopo circa due anni la giustizia inizia a “guardare” anche il mio volto, non sono più una carta ma ora sono una persona e lui rimanda la mia causa perché ha altro da fare. Dopo che sono uscita dal suo ufficio sono scoppiata a piangere, che mortificazione, che delusione che voglia di dire UOMINI BASTARDI: quando stai cercando di proteggere la tua salute e non sai che cosa succederà nel
prossimo futuro, l’essere sostenute è fondamentale! La mattina seguente (8marzo), armata di tutto il mio coraggio e come sempre sola per non dare “fastidio “ a nessuno (perché queste sono sciocchezze PER GLI ALTRI) sono andata al Tribunale a consegnare le “giustificazioni “ del mio avvocato, con una rabbia dentro indescrivibile. Il Signore mi assiste sempre! Ho trovato un cancelliere molto garbato che mi ha assicurato che la causa dell’8 non si sarebbe fatta perché c’era il sostituto del giudice, mentre per quella del giorno dopo, la giustificazione del mio avvocato non era molto attendibile in quanto il giudice non penso che l’avrebbe presa in considerazione. A questo punto mi ha consigliato di presentarmi con un sostituto. Ho chiamato il mio avvocato per avvisarlo e non era raggiungibile, lo richiamato più tardi e non era raggiungibile…..Sono tornata a casa e mi sono infilata al calduccio nel mio letto……il letto è la mia miglior terapia: il tepore mi da un senso di abbraccio di sonnifero e il sonno mi aiuta a non pensare. Più tardi quando ho finalmente sentito il mio avvocato devo dire che è stato molto garbato, mi ha rassicurato che l’indomani ci sarebbe stato un sostituto, di stare calma perché la persona che doveva essere agitata era LUI…..insomma mi ha fatto dimenticare con il suo tono rassicurante la delusione della sera prima…..anche se comunque sono molto arrabbiata con lui perché domani avrei voluto che ci fosse lui al mio fianco perché è a lui che ho confidato le mie paure e le mie speranze!
All’udienza del giorno 9 NON ERO SOLA. Oltre a mio marito con me c’era la mia migliore amica con il marito, mia cognata, lì abbiamo incontrato un amico carabiniere ed un finanziere e tutti stavano lì vicino a me a sostenermi. Devo dire che mi sentivo abbastanza tranquilla e mi ripetevo nella mente quello che l’avvocato mi diceva sempre “tu non devi avere né paura né vergogna e lui che deve nascondere la testa!”. Poi ecco che arriva LUI con il sorriso sulle labbra….un attore nato e mentre il giudice si preparava per le udienze lo osservavo ( adesso riuscivo a guardarlo perché non ero da sola e lui non poteva minacciarmi ed impaurirmi)e mi rendevo conto che lui era emozionato, contento, soddisfatto di essere lì, finalmente era al centro dell’attenzione, in questa sua monotona vita da pensionato finalmente stava accadendo qualcosa di interessante. (forse sarà stata una mia impressione , ma quello che “vedevo”io riuscivano a vederlo anche le persone che erano con me!)
Anche questa volta l’udienza è stata rinviata.
Il mio umore e le mie decisioni barcollano. Vado dove “mi portano le persone”. In che senso??? Se parlo con qualcuno che dice: “non puoi fare sempre la vita da zingara tra casa tua e quella di tua madre devi prendere una decisione, vai via, fallo per i tuoi figli, dagli una stabilità!!!torno a casa e decisa dico a mio marito che la decisione giusta e quella di vendere ed acquistare da un’altra parte….non vi dico le urla di mio figlio: Io di qua non mi muovo…..questa è la mia casa, qui ho i miei amici, ho la mia vita!!!!
Poi parlo con qualcuno che dice: “che peccato! hai una casa bellissima, le camere sono grandi, un bel terrazzo, due garage, iniziare tutto da capo è complicato…..resisti con il tempo tutto si aggiusterà! Insomma barcollo come una foglia al vento, sono arrivata al punto di dire vicino a mio marito: Ogni tua scelta per me va bene!