LEGGE BASAGLIA: DOPO TRENT’ANNI

LEGGE BASAGLIA: DOPO TRENT’ANNI

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Coniugi che uccidono e si uccidono, madri che ammazzano i propri figli, ragazzi che usano tutti i tipi di droghe per uscire da giorni sempre uguali pieni di noia.
Suicidi, soprattutto di giovani e anziani in aumento: si chiude un anno nero per la psichiatria di casa nostra.
Le diverse tragedie all’interno di mura domestiche con l’inferno dentro, causato dalla presenza in famiglia di un malato di mente, riportano in primo piano la legge 180 o legge Basaglia o quella che ha chiuso i manicomi.
Sin dalle prime settimane dell’anno che arriva, il 2008, sono previsti infatti, convegni, seminari, congressi per celebrare o accusare i trent’anni di questa legge che avrebbe dovuto ( almeno sulla carta) eliminare il concetto di “pericolosità per sé e per gli altri”.
La realtà è invece ben diversa: il manicomio va progressivamente ritornando addirittura nelle strutture territoriali, al punto che è entrato in uso un nuovo termine: il terricomio.
A distanza di trent’anni dalla legge che avrebbe dovuto cancellare per sempre i manicomi, siamo costretti infatti a constatare che la comunità dei malati di mente si è oggi parcellizzata in una società impreparata culturalmente oltre che strutturalmente ad accoglierli.
Le paure dell’uomo della strada nei confronti dei matti si sono addirittura moltiplicate, e queste persone vengono, giorno dopo giorno, considerate sempre più pericolose per sé e per gli altri.
Tutti i gesti estremi che evidenziano situazioni di profondo disagio psichico, le cosiddette tragedie della follia, vengono addirittura pubblicizzate ed enfatizzate dai vari mass media che hanno trovato nella psichiatria biologica e nelle industrie farmaceutiche, i più grossi sostenitori.
Al manicomio, istituzione ingombrante, complessa, problematica e che crea profondi sensi di colpa all’interno delle famiglie, si è sostituita oggi la chimica che circoscrive la follia non nel recinto di una costruzione, ma all’interno dell’individuo, nel chiuso della sua mente o, se si preferisce, dell’anima.
Accade così che i pazienti psichiatrici sono paradossalmente più soli di prima, e ancora più sole e disperate le famiglie che hanno in casa un malato di questo tipo.
Famiglie abbandonate soprattutto dai servizi sanitari che hanno praticamente cancellato l’assistenza domiciliare alla continua ricerca di situazioni di ricovero: posti letto ospedalieri o residenziali.
Dove sono tornati i letti di contenzione, e dove massicce dosi di psicofarmaci sono diventati di fatto vere e proprie camicie di forza chimiche.
E dove purtroppo lavora un personale insufficiente sia quantitativamente che qualitativamente e al quale si richiede sostanzialmente il controllo.
Addirittura, in psichiatria è ormai del tutto assente nelle istituzioni gravi il volontariato.
Necessitano il prima possibile radicali cambiamenti.
Che senso hanno infatti convegni e congressi sulla 180 nel prossimo 2008 in queste condizioni?
 

                                            Avvocato Francesco Miraglia