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  • Avv. Francesco Miraglia Disturbi Comportamento e DSA Strambino (TO) 27 Ottobre 2012
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Mai più un bambino

Non ci si può occupare di minori e non avere fretta, urgenza, guardare al tempo come alla condanna peggiore. Per questa ragione nasce MAI PIÙ UN BAMBINO: perché abbiamo bisogno di arrivare prima di un adulto abusante, prima di una perizia, prima di una sentenza, di una riforma, di una “volante”.
Abbiamo bisogno di arrivare prima, abbiamo bisogno che tra la richiesta di aiuto e l’aiuto offerto non ci sia nessun tempo…perché noi abbiamo fretta per il silenzio agghiacciante di questi bambini abusati. Non c’è alcuna differenza che siano i nostri figli o i figli di qualcun altro. Tutti i bambini del mondo sono figli nostri! E abbiamo il dovere di rispondere anche a loro: “Sono qua”.
 
“Spostare un bambino dalla famiglia a quant’altro rende: rende dal punto di vista narcisistico della propria professione, rende dal punto di vista di giustificare se stessi e il proprio ruolo e qualche volta, ma purtroppo non solo qualche volta, rende dal punto di vista del potere,  del ricatto e anche a livello economico e addirittura politico. In un periodo in cui psicologi, assistenti sociali, sociologi hanno poca possibilità di avere un posto di lavoro, il creare una casa famiglia o un piccolo istituto significare dare posti di lavoro e quindi avere un grosso potere politico”.
“70 bambini all’anno ricevono un trattamento sanitario obbligatorio e 6.000 vengono ricoverati nei reparti di psichiatria. Nel 20120 i minorenni accolti temporaneamente presso i servizi residenziali familiari e socio-educativi e le famiglie affidatarie sono stati 29.309”. (Francesco Miraglia)

Papà accusato di abusi ma mamma è sotto accusa

Coinvolte due corti: la donna accusa l’ex compagno di violenza sul figlio di 9 anni Ma per il Tribunale dei minori potrebbe essere lei ad aver manipolato il piccolo
Bambini contesi, strapazzati, abusati nel cuore e nella mente, quando non anche nel corpo. Sono tanti e silenziosi. Ormai è evidente: la vicenda del minore di Cittadella è solo la punta di una realtà fatta di liti laceranti e infinite.
Strappato il velo della vergogna, ora i casi vengono alla luce, l’uno più sconvolgente dell’altro, perché il peggio sembra non avere mai fine. Oggi è la storia di un bambino di 9 anni, che la madre, M. 39 anni, padovana, corre il rischio di vedersi strappare per affidarlo a una casa-famiglia, qualora il bambino non iniziasse un percorso di avvicinamento al padre. Che però è indagato per pedofilia. Proprio nei confronti del figlioletto: gli abusi sarebbero iniziati quando questi aveva poco più di tre anni.
Un caso dell’alienazione genitoriale su cui nell’ultima settimana siamo stati così dettagliatamente informati e di cui, anche in questo caso, parla il consulente del Tribunale dei minori? Forse. Eppure il bimbo non è l’unico ad accusare il padre di molestie. Come lui, prima di lui, la sorellastra del piccolo che sostiene di essere stata costretta a guardare film porno e a fare la doccia davanti al patrigno (accusa archiviata) proprio quando accompagnava il fratello a trovare il genitore. E ancora, la cuginetta, figlia del fratello del padre e di cui lo stesso genitore riferisce in più occasioni, molestata sessualmente quando era piccola. Tutti plagiati?
In questo quadro si colloca anche il rinvio a giudizio della nonna paterna che tra qualche mese dovrà rispondere di minacce ai danni della ex nuora.
Nella vicenda coinvolto, necessariamente, anche il Tribunale dei minori: dopo la denuncia della madre, nel 2008, e lo stop repentino delle visite, nel 2010 il giudice, su ricorso del padre, incarica l’Usl di attuare un percorso di graduale ripresa dei rapporti padre-figlio, tenendo conto delle problematiche psicorelazionali evidenziate dalla terapeuta del bimbo e attivando un percorso di sostegno alla genitorialità per il padre che lo accompagni verso l’acquisizione di una responsabilità genitoriale. Il Tribunale dispone, inoltre, che il servizio offra a entrambi i genitori un percorso di revisione della loro vicenda tale da rapportarsi nell’interesse del figlio. Gli incontri protetti hanno inizio contro il volere del bambino che appare turbato: ci sono registrazioni audio in cui lo si sente piagnucolare e rifiutarsi di scendere dalla macchina, mentre la madre lo sollecita, rincuorandolo. Al terzo appuntamento, il piccolo si sblocca e “vomita” addosso al padre le accuse di violenza, scrivendole su fogli di carta: allucinanti, qualora in sede penale trovassero conferma. Addebiti che il piccolo ripeterà successivamente nel corso di un lungo incidente probatorio: «Si tratta di accuse precise e circostanziate» conferma l’avvocato Francesco Miraglia, che rappresenta la mamma.
A giorni, si attende la formulazione delle richieste del pubblico ministero. Tuttavia, se possibile, c’è una sentenza che preoccupa ancora di più la madre del bambino, ed è quella del Tribunale dei minori che, spiega il legale della donna, tra le possibili soluzioni – che non potendo prescindere dalla pronuncia del Tribunale penale – prospettano per il bambino otto mesi in carico ai servizi sociali per il riavvicinamento al padre, con l’ulteriore possibilità di una collocazione in una casa-famiglia: «È vergognoso che di fronte a un quadro di questo tipo si prospettino questo tipo di soluzioni senza valutare il necessario approfondimento» attacca l’avvocato.
 
 

Meglio fuggire che stare lì

COMUNITA’ LAGER SCATTA L’ESPOSTO. Parole che non hanno bisogno di alcun commento. Ipse dixit, Silvio De Fanti, presidente del Comitato dei cittadini per i diritti umani, in seguito alla visita/ispezione, eseguita il 6 settembre scorso, all’interno della comunità per minori Lilium di San Giovanni Teatin. “Siamo rimasti sconvolti dalle poche cose che siamo riusciti a vedere nella comunità per minori della Lilium: nessuna attività ricreativa, educativa, di formazione professionale, didattica, riabilitativa in atto per tutta la durata della visita (circa tre ore), ragazzi e ragazze chiusi a chiave nelle loro stanze, pesantemente sedati, tristi e intimoriti, alcuni che dormivano in locali angusti, senza lenzuola e cuscino, stanze dei ragazzi senza comodini, apparecchi musicali, armadi e librerie, locali adibiti ad ufficio e accoglienza al pubblico fuori norma con soffitti di altezza di circa  due metri e una trave a un’altezza di circa 1,70 metri”. Immediatamente è partito un esposto alla Magistratura, a firma dell’avvocato Francesco Miraglia, che ha anche presentato due querele per conto delle famiglie di due dei ragazzi ricoverati.
UN QUADRO SQUALLIDO. In un’interrogazione parlamentare, presentata il 7 agosto scorso, da Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci, Maurizio Turco ed Elisabetta Zamparutti si è parlato di “circolazione di droghe e alcool”, “molestie sessuali praticata da un infermiere verso una ragazza ospite della comunità”, “ragazzi e ragazze legati ai letti e chiusi in stanza per ore” ed altri abusi.
INTANTO LA COPERATIVA ASSUME. La Cooperativa LIlium di S.Giovanni Teatino seleziona una educatrice di comunità. Requisiti: residenza in Abruzzo da almeno 6 mesi; esperienza non superiore ad anni 5.L Inviare candidatura a: ufficiopersonale@cooplilium.it
Marco Beef
venerdì 12 ottobre 2012, 20:04

Convegno 27 Ottobre 2012 presso La Sala del Consiglio del Palazzo Municipale del Comune di Strambino

L’infanzia e l’adolescenza rappresentano una fase cruciale e vulnerabile per la salute delle età successive.
Sempre più frequentemente sentiamo affermare che i nostri ragazzi vengono considerati “indicatori economici” all’interno del sistema di welfare; in realtà chi è attento alla vita quotidiana,
quindi chi è “curiosamente critico” dei fatti e degli avvenimenti del vissuto esperienziale, non può non considerare i nostri ragazzi  come “indicatori etici” della società in quanti spesso mettono in evidenza “la salute mentale” della società
moderna che con il suo modello economico ha creato e crea esclusione ed ingiustizia.
Devono essere tutelati in quanto rappresentano il progetto futuro su cui si basa lo sviluppo di una società moderna e democratica.
Pertanto, il convegno, nella dialettica intellettualmente onesta che contraddistingue tutte le persone di buona volontà, intende, per un tema così importante, come i Disturbi Specifici dell’Apprendimento,
proporre spunti di riflessione nell’inquadrare il fenomeno in discussione dal punto di vista della definizione, delle dimensioni e soprattutto riabilitativo anche alla luce della promulgazione della legge 170/201
 
                                                                                                                   Per la Società Medica Canavesana                                                               Per l’I.N.PE.F

Prof. Giuseppe Gulino                                                                             Prof.ssa Vincenza Palmieri