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il ragazzo disabile di Lumezzane resta famiglia

E’ incredibile che una cosa così ovvia debba essere il frutto dell’intervento di un avvocato ed una associazione umanitaria tanto da meritare la pubblicazione di un articolo.
 
Il ragazzo disabile di Lumezzane resta in famiglia
Solo poco tempo fa si temeva un suo ricovero coatto: ora potrà restare a casa. Ha vinto l’ascolto e il buon senso
Brescia. Si sta risolvendo positivamente la vicenda del  ragazzo non udente di Lumezzane. Il giudice ha deciso che potrà essere collocato presso la madre e seguire un percorso presso l’Ente Nazionale Sordi Onlus di Brescia. Solo poche settimane fa avevamo ricevuto la lettera disperata della mamma che chiedeva il nostro aiuto per Gianni (nome di fantasia): “L’assistente sociale mi ha già detto che se Gianni rifiuterà di andare in struttura dovranno intervenire i carabinieri, e che se non andiamo all’incontro ci avrebbero mandato i carabinieri a casa. Siamo terrorizzati. Mio figlio è sordo e il suo livello scolastico è molto carente, ma è un ragazzo buono e vuole solo farsi una vita come tutti gli altri. Aiutatemi.”
Questa mattina il giudice tutelare ha emesso un decreto in cui accetta le proposte dell’amministratore di sostegno di: “– procedere con la dimissione di Gianni dalla comunità per disabili […]; – mantenere Gianni, almeno fino all’esito della CTU ed alle successive indicazione in merito del G.T., presso l’abitazione della madre sig.ra […]; – segnalare Gianni all’A.S.L. di Lumezzane per la scelta di un Medico di Medicina Generale a Lumezzane; – segnalare Gianni all’Ente Nazionale Sordi Onlus di Brescia per eventuale supporto ed incremento della comunicazione verbale; – continuare con la consulenza del C.P.S. per Gianni come indicato dal servizio nella relazione del 06.05.2015.”
L’avvocato di Gianni e della mamma, Francesco Miraglia del foro di Modena, ha commentato: “Al di là del caso concreto e degli aspetti giuridici della vicenda, penso che questa vicenda è la dimostrazione che a volte il buon senso e l’aspetto umano fanno di più di un farmaco e di una sentenza.…”.
Il clima è quindi totalmente cambiato rispetto ad alcune settimane fa, anche da parte dei servizi sociali, che sembrano ora più propensi a tutelare gli affetti famigliari ascoltando in primis la volontà di Gianni di fare un percorso sostenuto dall’affetto della sua famiglia e non in una fredda comunità, scartando certe assurde teorie psichiatriche che prediligono l’allontanamento dalla famiglia e sistemi invasivi e coercitivi per il “trattamento” del disagio. Forse ora Gianni potrà rifarsi una vita.
“Ci auguriamo che questa vicenda abbia insegnato ai Servizi Sociali che certe procedure e pratiche psichiatriche invasive e coercitive sono dannose e degradanti, e che forse anche la situazione apparentemente più complessa e delicata può essere risolta con l’ascolto e la comprensione piuttosto che con la forza.” Ha commentato Mariella Brunelli del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus. “Il nostro comitato si batte da anni contro gli abusi di psicofarmaci sui bambini e gli allontanamenti facili dalle famiglie sulla base di perizie e valutazioni psichiatriche. Se vostro figlio, figlia, nipote, fratello, sorella o parente sono stati danneggiati da tali valutazioni psicologiche o psichiatriche vi preghiamo di mandarci la documentazione completa sulla vicenda.”
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

Disabile prigioniero in casa scrive al presidente Napolitano

  • LA STORIA

Il Comune di Ozzano negava la costruzione di una rampa, il geometra indagato. Il Consiglio di Stato ha ribaltato tutto

di ROSARIO DI RAIMONDO

 
 “Da tre anni mio figlio disabile è prigioniero in casa, ma ho vinto la mia battaglia”. La guerra di Mara Valdrè è cominciata in una piccola casa a Ozzano Emilia. E la sua storia è arrivata fino ai piani alti del Quirinale. “Nel 2009 chiesi al Comune di poter costruire una rampa per disabili che dal parcheggio, di mia proprietà, arrivasse fino a casa. Mi hanno negato il permesso per occupazione di suolo pubblico”.

Ma il Consiglio di Stato ha ribaltato tutto, le ha dato ragione e oggi il geometra del Comune che non diede il permesso è indagato per abuso d’ufficio. Una storia fatta di burocrazia, carte bollate e ordinanze. Che sembrava esser partita col piede giusto: “La prima volta ho chiesto di fare una piccola rampa per mio figlio, e col Comune c’era stato un tacito consenso – racconta Mara – Poi, però, da alcuni operatori sanitari mi è stato consigliato di fare una rampa più grande, in modo che potesse passare anche una barella. Ma in questo caso i tecnici comunali non hanno accolto la mia richiesta, contestando l’uso privato di uno spazio pubblico. Ma quel parcheggio è di mia proprietà!”.
Il progetto non è stato autorizzato. La signora Valdrè però non si è arresa, e i suoi avvocati hanno lavorato su due fronti, uno civile e l’altro penale. Il legale Maura Nicolì ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, che proprio in questi giorni ha bocciato l’ordinanza del Comune. Mara, dal canto suo, nell’attesa della decisione,

 

si era rivolta persino al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Ho scritto che questi sono stati tre anni d’inferno, che mio figlio è prigioniero in casa. Mi hanno risposto dalla segreteria del Presidente, dicendomi che la mia pratica era appunto al Consiglio di Stato. Poi per fortuna è arrivata questa sentenza. Già nel 2010 dimostrai che il parcheggio era di mia proprietà”.
Ma c’è anche l’aspetto penale, su cui ha aperto un fascicolo il pm Antonello Gustapane. “Le indagini sono ancora in corso – dice l’avvocato di Mara, Francesco Miraglia – Al momento è indagato per abuso d’ufficio il geometra del Comune, e il pm ha in mano una relazione che dimostra come quella proprietà è privata”. “Io ho denunciato anche l’ingegnere dell’amministrazione e il sindaco Loretta Masotti – conclude Mara – Proprio il sindaco disse che quel parcheggio era pubblico, nonostante avessi dimostrato il contrario”.

(09 maggio 2012)