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Il Tribunale dispone il rientro a casa dei minori: genitori e difesa vincono la sfida

Milano, 8 luglio 2025 Con decreto provvisorio reso in data odierna, il Tribunale per i Minorenni di Milano ha disposto il rientro presso l’abitazione familiare del terzo figlio minorenne, completando così la riunificazione dell’intero nucleo. I due fratelli maggiori si trovavano già da tempo nel contesto domestico; con questa decisione, la famiglia torna finalmente a vivere unita.

Il provvedimento rappresenta un riconoscimento esplicito del cambiamento positivo intervenuto all’interno del nucleo familiare e della significativa evoluzione della funzione genitoriale. I genitori, con determinazione, coerenza e senso di responsabilità, hanno dimostrato continuità nella cura e nella presenza, intraprendendo un percorso autentico di ricostruzione familiare.

Fondamentale è stata l’azione legale condotta con rigore, competenza e tenacia dall’Avv.  Miraglia, che ha saputo rappresentare con forza le istanze della famiglia, evidenziando le contraddizioni dei percorsi istituzionali precedenti e portando alla luce la realtà dei fatti, nel rispetto delle norme e nell’interesse esclusivo dei minori.

Dopo anni di separazioni forzate, ostacoli e dolore, questa decisione segna un punto di svolta: la famiglia ritrova finalmente dignità, unità e futuro. Il decreto è immediatamente esecutivo e rappresenta non solo una vittoria personale, ma anche un segnale importante per tutti quei genitori che, con sacrificio e amore, non si arrendono alla logica della frammentazione affettiva.

Un bambino torna finalmente a casa: la collaborazione dei genitori ha fatto la differenza

Un bambino della Sardegna torna finalmente a casa dopo un lungo periodo di allontanamento che aveva suscitato grande partecipazione e mobilitazione anche attraverso la pagina Facebook Bambino della Sardegna. Con provvedimento del 12 giugno 2025, il Tribunale per i Minorenni di Sassari ha revocato l’inserimento in comunità, riconoscendo l’importanza dei passi avanti compiuti grazie alla forza di volontà e al senso di responsabilità dimostrati dai genitori. Il risultato è stato reso possibile grazie a un confronto diretto e continuo tra madre, padre e avvocato, basato sulla consapevolezza che solo la collaborazione e l’ascolto reciproco possono portare a soluzioni efficaci e rispettose del superiore interesse del bambino. I genitori, infatti, non si sono sottratti al dialogo e hanno saputo superare ostacoli personali, dimostrando nei fatti di voler ricostruire un contesto sereno per il proprio figlio. In questa direzione, la partecipazione attiva di tutti è stata determinante per far emergere una verità familiare che rischiava di essere travisata da valutazioni troppo rigide. L’avvocato Miraglia ha dichiarato: «Questo è un risultato che appartiene prima di tutto ai genitori, che hanno scelto di farsi ascoltare e di ascoltarsi, superando incomprensioni e diffidenze. Spesso l’ascolto viene sottovalutato da chi gestisce situazioni delicate come queste, preferendo giudicare o etichettare piuttosto che comprendere. La storia di questo bambino dimostra invece che, quando si ascoltano davvero le persone, la famiglia può ritrovare forza e stabilità. Continueremo a vigilare affinché il cammino intrapreso non venga ostacolato da pregiudizi o rigidità burocratiche, perché la serenità di un minore non può mai essere trattata con superficialità.»

Fallimento dei servizi: il Tribunale restituisce figlia e dignità

Avv. Miraglia: “Lo Stato ha sbagliato. Ora risponda del danno provocato”

Ancona, 22 maggio 2025 –

È servita una battaglia legale per ribaltare l’ennesimo caso di malagestione minorile. Una madre, privata della figlia e accusata ingiustamente, torna oggi ad abbracciarla. Il Tribunale per i Minorenni delle Marche ha sospeso il collocamento in comunità terapeutica disposto nei mesi scorsi e ha ordinato il rientro immediato della ragazza nella casa familiare.

Ma c’è di più: il Giudice ha anche reintegrato la madre nella responsabilità genitoriale, ammettendo di fatto che la fiducia sottratta le era stata tolta sulla base di valutazioni errate.

Servizi impreparati. Comunità inadatta. Famiglia ignorata.
Le istituzioni che dovevano proteggere hanno generato sofferenza. La struttura che ospitava la minore si è rifiutata di proseguire l’accoglienza, segnalando una situazione ingestibile. I servizi sociali, nel frattempo, hanno dimostrato una gestione fallimentare, incapace di costruire un vero percorso educativo e di sostegno.

A cambiare le sorti del caso è stato l’Avvocato  Miraglia, che ha assunto la difesa della madre e denunciato pubblicamente gli abusi istituzionali:

Abbiamo difeso non solo una madre, ma un principio: lo Stato non può devastare famiglie con provvedimenti improvvisati. Ora che il Tribunale ci ha dato ragione, pretendiamo risposte. Non basta restituire una figlia: servono verità, responsabilità e risarcimenti. Perché la sofferenza non si cancella con una firma.

Ma la vera domanda è un’altra: chi pagherà per i danni causati? Chi restituirà a questa giovane e a sua madre mesi di angoscia, solitudine e ingiustizia?

Oggi si celebra una vittoria. Ma la battaglia per la dignità delle famiglie e contro gli abusi istituzionali è appena cominciata.

Cassazione contro il Tribunale per i Minorenni e la Corte d’Appello di Reggio Calabria: annullato il decreto sugli incontri obbligati con i nonni

È stata notificata oggi, 12 maggio 2025, l’ordinanza con cui la Corte di Cassazione ha annullato il decreto emesso dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria e, prima ancora, dal Tribunale per i Minorenni della stessa città. Si trattava di un provvedimento che imponeva a un bambino di riprendere i rapporti con i nonni paterni, anche con modalità forzate e l’intervento della forza pubblica in caso di opposizione materna. Una decisione che, per nove lunghi anni, ha gravato su una madre e sulla sua famiglia, obbligate a difendersi da un sistema giudiziario che – secondo quanto stabilito oggi dalla Suprema Corte – ha completamente ignorato il reale interesse del minore.

Il caso era nato nel 2019, quando i nonni paterni – rimasti per anni assenti dalla vita del nipote – avevano invocato il diritto a mantenere “rapporti significativi” con il bambino. Il contesto era, ed è, estremamente complesso: famiglia disgregata, padre detenuto, episodi di violenza pregressi, denunce e un profondo conflitto tra adulti. In tutto questo, nessun legame reale si era mai costruito tra il bambino e gli ascendenti paterni. Eppure, il Tribunale prima e la Corte d’Appello poi avevano accolto l’istanza dei nonni, ordinando incontri in spazi protetti, con la minaccia – in caso di resistenza – di intervento coattivo tramite ASP o Questura.

La Cassazione ha smontato questo impianto, giudicandolo in contrasto con i principi costituzionali e convenzionali che tutelano l’infanzia. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è sufficiente accertare l’assenza di un danno per il minore: serve invece dimostrare, in termini positivi e concreti, che quella relazione porti un beneficio autentico per lo sviluppo affettivo, relazionale ed educativo del bambino. Tanto più – ha osservato la Corte – quando si tratta di ricostruire da zero un rapporto mai nato, in un contesto familiare segnato da dolore, ostilità e ferite mai rimarginate.

Gravi le censure anche sotto il profilo istruttorio: i giudici del merito non hanno mai disposto una consulenza tecnica sui nonni, né hanno valutato la loro effettiva capacità relazionale e affettiva. Hanno ignorato le relazioni contrarie dei servizi sociali, che da anni mettevano in guardia su un eventuale avvio coatto degli incontri. Hanno preferito affidarsi a due relazioni datate 2021, che peraltro non valutavano affatto la figura degli ascendenti. Da qui, la decisione della Suprema Corte di annullare il provvedimento in toto, rinviando la causa a Reggio Calabria solo per la liquidazione delle spese processuali.

A rappresentare la madre del minore è stato l’avvocato Miraglia di Modena , da sempre attivo nella difesa dei diritti dell’infanzia nei procedimenti familiari più delicati. Le sue parole, dopo la notifica dell’ordinanza, hanno il peso di un lungo percorso finalmente riconosciuto: “Oggi è stata notificata la decisione e siamo felici, davvero felici per il bambino, per la madre e per tutta la famiglia che da nove anni ha dovuto combattere con i servizi sociali, con i curatori e, purtroppo, anche con i tribunali. È una giornata di giustizia. Finalmente si è messo al centro il bambino, la sua voce, il suo vissuto. I bambini non si costringono a costruire legami. Si ascoltano, si proteggono, si rispettano. Questo è ciò che oggi la Corte ha sancito.”

La sentenza è destinata a fare scuola. Ribadisce un principio fondamentale: l’articolo 317-bis del Codice civile, che riconosce agli ascendenti il diritto a mantenere rapporti significativi con i nipoti, non può mai essere applicato meccanicamente. Non tutela il “diritto di visita” dei nonni, ma solo quando e se tale legame corrisponde all’esclusivo interesse del minore. Non basta l’assenza di danno, serve un vantaggio reale. Un legame che nutre, non che pesa.

Con questa pronuncia, la Cassazione ha richiamato tutta la giustizia minorile a un esercizio di responsabilità: non è compito del giudice riparare a ogni rottura familiare imponendo rapporti artificiali. È suo dovere, invece, evitare che il minore diventi un campo di battaglia tra adulti, o uno strumento di compensazione emotiva. Il diritto degli adulti finisce dove comincia il benessere del bambino. Oggi, la giustizia ha fatto proprio questo.

 

“Riabbracciati. Finalmente.”

“Riabbracciati. Finalmente.”

Dopo oltre due anni, il Tribunale per i Minorenni di Milano ordina il rientro dei minori nella casa familiare.
L’Avvocato Miraglia: “Una vittoria del cuore, non solo del diritto”

Varese, 13 maggio 2025 – Si chiude con un abbraccio atteso e sofferto una delle vicende familiari più complesse degli ultimi anni. Con un provvedimento tanto atteso quanto giusto, il Tribunale per i Minorenni di Milano ha disposto il rientro presso la casa dei genitori di tre minori, precedentemente collocati in comunità con provvedimento d’urgenza adottato nel 2023. Una decisione che rappresenta non solo il ripristino della normalità familiare, ma soprattutto il riconoscimento della piena capacità genitoriale, già ampiamente documentata in sede peritale e legale.

Fin dall’inizio, la famiglia ha vissuto un lungo e faticoso percorso, durante il quale ha sempre collaborato con le istituzioni, partecipato a tutti gli incontri protetti previsti e mantenuto una condotta rispettosa e coerente con il superiore interesse dei minori. Tuttavia, nonostante gli elementi positivi raccolti e l’assenza di qualsiasi accertamento clinico o giudiziario sfavorevole, l’attuazione del percorso di reinserimento indicato dalla consulenza tecnica d’ufficio si è arenata per mesi a causa dell’inerzia dei servizi sociali incaricati.

La CTU, disposta dal Tribunale, aveva evidenziato già nel 2024 l’assenza di profili psicopatologici nei genitori e sottolineato la necessità di procedere con un graduale ma concreto riavvicinamento familiare, ritenuto compatibile con la crescita e il benessere emotivo dei minori. Eppure, nonostante le chiare indicazioni e il valore vincolante della consulenza, l’ente affidatario ha ritardato sistematicamente ogni passo previsto dal piano, organizzando pochi incontri, con cadenza irregolare, e omettendo di comunicare aggiornamenti operativi. Una gestione superficiale e incoerente che ha di fatto bloccato per mesi la possibilità di ristabilire un rapporto stabile e quotidiano tra i genitori e i figli.

A fronte di questo immobilismo, l’Avvocato Miraglia, difensore della famiglia, ha presentato un’istanza urgente chiedendo l’immediata attuazione del piano già validato dal Tribunale e la revoca del collocamento in comunità, oramai divenuto inadeguato e contrario all’interesse dei minori. Il Tribunale, dopo aver esaminato nuovamente la documentazione e le segnalazioni sui ritardi dei servizi, ha accolto la richiesta e autorizzato il rientro dei bambini nella loro abitazione, segnando così una svolta decisiva e attesa.

«Abbiamo combattuto per due anni con rispetto, pazienza e fiducia nella giustizia. I genitori non hanno mai smesso di attendere, di sperare e di amare. Oggi possiamo dire che l’amore ha avuto la meglio sulla paura. È una vittoria del cuore, non solo del diritto. Ora serve silenzio, continuità e cura: questi bambini hanno il diritto di ricominciare, nella loro casa», ha dichiarato l’Avvocato Miraglia, che ha seguito il caso con impegno, sensibilità e coerenza sin dall’inizio.

In questo percorso tortuoso e spesso solitario, un ruolo essenziale lo ha svolto l’associazione “Il Coraggio”, che ha supportato la famiglia in ogni fase, offrendo aiuto concreto, orientamento, presenza, ma soprattutto ascolto. Grazie alla loro azione discreta ma costante, la famiglia ha potuto affrontare le difficoltà senza perdere fiducia, mantenendo viva la speranza in un esito positivo.

Questo rientro a casa non è solo un atto giuridico, ma rappresenta una vera riparazione affettiva e simbolica: i bambini potranno tornare a vivere una quotidianità fatta di relazioni vere, attenzioni, scuola, affetto e protezione. È anche un messaggio chiaro alle istituzioni e ai servizi: quando le relazioni familiari sono sane e recuperabili, agire tempestivamente è un dovere morale e legale. Ogni ritardo ingiustificato rischia di trasformarsi in una nuova forma di ingiustizia.

Oggi quella ferita si rimargina, ma resta l’urgenza di migliorare i meccanismi di attuazione dei provvedimenti giudiziari, per evitare che situazioni come questa si ripetano. Per questa famiglia, finalmente, si apre una nuova stagione. Una stagione fatta di stabilità, cura, e normalità riconquistata.

 

Frosinone: l’abrogazione del reato di d’ufficio “salva” tre assistenti sociali

 Avevano allontanato ingiustamente due bimbe dalla zia affidataria

FROSINONE (13 marzo 2025).  Tre assistenti sociali di un Comune in provincia di Frosinone sono stati ” salvati” dalla legge che ha abrogato il reato di abuso d’ufficio: nel 2022 avevano allontanato immotivatamente due bambine dalla zia, che le aveva in affido, per trasferirle in una casa famiglia.

Il Tribunale per i minorenni di Roma aveva stabilito che il provvedimento, oltre ad essere ingiusto, aveva cagionato un danno alla donna e alle due ragazzine che stavano con lei dal 2018 e che avevano creato con la zia un legame solido e sano.

Il Gip della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino, accogliendo la denuncia presentata dall’avvocato Miraglia, legale della donna, aveva disposto l’imputazione coatta per tre assistenti sociali per abuso d’ufficio in concorso.

«La legge Nordio nell’ agosto 2024 ha abrogato il reato di abuso d’ufficio– dichiara l’avvocato Miraglia – però, anche se da un punto di vista penale non pagheranno, ho già ricevuto mandato di procedere con un’azione civile nei confronti dei tre assistenti sociali e di presentare richiesta di risarcimento danni. È comunque una vittoria morale, per la mia assistita e le sue nipoti, ma anche per le altre famiglie che hanno avuto a che fare con questi signori e che magari non hanno avuto la possibilità e l’opportunità di opporsi alle decisioni assunte da questi assistenti sociali».

Nel 2021 le nipoti della donna erano state prese dai Servizi sociali, i quali senza preavviso né autorizzazione con uno stratagemma le avevano portate in una Casa famiglia, strappandole alla zia che le aveva in affidamento.

E non perché le maltrattasse, bensì per “eccesso di possesso”.

Si trattava invece di affetto e di cure amorevoli da parte di una zia premurosa.

Il Tribunale per i minorenni di Roma aveva ritenuto che il forzato allontanamento ha ulteriormente traumatizzato le ragazzine, già provate da una difficile storia familiare. E che la collocazione in casa famiglia non era né necessaria né opportuna, apparendo anzi dannosa visto il rapporto cretosi nel tempo tra zia e nipoti.

E le ha riaffidate alla zia.

Dopo più di due anni, i nostri tre piccoli tornano finalmente a casa!

(Milano 3 febbraio) Dopo un lungo percorso di incertezza e difficoltà, la situazione si è risolta grazie al trionfo di una sinergia professionale che ha unito competenze giuridiche, tecniche, psicologiche e pedagogico familiari . È la testimonianza concreta di come il rigore del diritto, unito a un attento supporto alle Persone, tradotto in un ponte tra le Istituzioni e le Famiglie, unita ad una gestione operativa impeccabile, all’interesse anche dei media e del mondo del volontariato, abbia permesso il ritorno dei bambini nel calore della loro famiglia.

La famiglia è stata rappresentata legalmente dall’Avv. Miraglia, che ha dichiarato:
“Questo ricongiungimento rappresenta non solo l’impegno e la dedizione dei genitori, ma anche il successo di un approccio multidisciplinare. Grazie all’applicazione pratica dei principi sanciti dalla legge n. 184/1983 e a una gestione tecnica accurata, abbiamo trasformato una situazione critica in un ambiente stabile e sicuro per i minori.”

La Prof.ssa Vincenza Palmieri ha giocato un ruolo altrettanto determinante, supportando il percorso genitoriale e instaurando contatti e confronti costruttivi  anche con la Rete degli operatori sociali  referenti  del caso,  ha commentato:

“Il diritto dei bambini a crescere nella propria famiglia è inviolabile. Il sostegno alla famiglia si è basato innanzitutto sulla trasnazionalità ed ha integrato solide evidenze giuridiche, con ogni necessario supporto genitoriale. Soprattutto una proficua partecipazione agli incontri di Rete ha aperto all’affermazione dei Diritti dimostrando come un’azione coordinata e professionale possa garantire non solo la sicurezza, ma anche uno sviluppo sereno per i piccoli.”

Questo trionfo, frutto della collaborazione e dell’esperienza di numerosi professionisti, è un messaggio di speranza: anche le sfide più ardue possono essere superate quando si uniscono competenza, passione e amore per il benessere dei minori. Oggi, festeggiamo il ritorno dei nostri tre piccoli a casa, simbolo di resilienza e di un futuro finalmente sereno per tutta la famiglia

 

 

L’inefficienza del tribunale per i minorenni di Torino: un grido d’allarme per i diritti dei bambini

Torino (15 gennaio) La tutela dei diritti dei minori dovrebbe essere una priorità assoluta per ogni società civile tuttavia a Torino il Tribunale per i Minorenni sembra essere travolto da inefficienze strutturali che stanno compromettendo gravemente il benessere di molti bambini e delle loro famiglie questa realtà non può e non deve passare inosservata

Lo Studio Legale Miraglia impegnato nella difesa dei diritti dei minori e delle loro famiglie ha recentemente portato alla luce situazioni drammatiche che evidenziano i ritardi cronici nell’adozione di provvedimenti necessari per garantire la serenità dei minori tali ritardi che spesso si protraggono per mesi o addirittura anni rappresentano non solo una violazione del diritto dei bambini a vivere in un ambiente stabile e amorevole ma anche un fallimento del sistema giudiziario

Storie di sofferenza e incertezza

Tra i casi emblematici spicca quello di una bambina che da oltre cinque mesi può incontrare sua madre solo una volta al mese senza che vi sia stato emesso un provvedimento formale la separazione è avvenuta su richiesta del Servizio Sociale lasciando madre e figlia intrappolate in una situazione di sofferenza ogni incontro è carico di emozione e dolore ma il legame rischia di spezzarsi a causa della mancata tempestività del Tribunale

Un altro caso riguarda una bambina di due anni che da oltre un anno attende una decisione definitiva sulla sua custodia nonostante le relazioni estremamente positive della Neuropsichiatria Infantile che evidenziano la capacità del padre di offrire un ambiente amorevole e stabile nessun provvedimento è stato emesso l’inerzia giudiziaria rischia di compromettere il rapporto tra padre e figlia

Infine vi è la vicenda di un padre che da sei anni può vedere sua figlia solo in ambiente neutro nonostante siano trascorsi più di due anni dalla conclusione del procedimento il Tribunale non ha ancora preso una decisione la figlia rischia di raggiungere la maggiore età senza che vi sia stata una soluzione concreta

Un sistema in crisi

Questi esempi non sono casi isolati essi rappresentano un sistema in affanno incapace di rispondere tempestivamente alle esigenze dei più vulnerabili sebbene la carenza di personale e l’elevato numero di casi pendenti possano spiegare parzialmente i ritardi nulla può giustificare l’inerzia quando si tratta di diritti fondamentali ogni giorno che passa senza una decisione è un giorno sottratto all’infanzia di un bambino un tempo che nessuno potrà mai restituire

Un appello alla società e alle istituzioni

Di fronte a questa situazione allarmante lo Studio Legale Miraglia si è rivolto all’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Piemonte e al Garante per l’Infanzia del Comune di Torino chiedendo un intervento immediato e risolutivo è essenziale che le istituzioni assumano la responsabilità di garantire il superiore interesse del minore sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia

“Fiat iustitia ruat caelum” si faccia giustizia anche se crollassero i cieli questo principio dovrebbe guidare ogni decisione che riguarda i minori tuttavia la realtà ci racconta di un sistema che tarda a intervenire lasciando bambini e famiglie in balìa dell’incertezza

“Non nobis solum nati sumus” non siamo nati solo per noi stessi questo richiamo alla solidarietà e al dovere collettivo deve essere il motore di un cambiamento concreto è tempo che le istituzioni competenti intervengano con urgenza per garantire il diritto dei bambini a crescere in un ambiente amorevole e protetto

Il futuro dei nostri bambini dipende dalla capacità di agire oggi ogni ritardo è una ferita che rischia di lasciare segni indelebili la giustizia non può attendere

 

Bimba di 4 anni morta in circostanze misteriose: La triste storia di Alessandra fra abbandoni e lentezza della giustizia

 

Castelvenere / Tufino – Sul corpo della bimba segni di maltrattamenti, scottature, graffi, lividi ed evidente stato di malnutrizione. La storia di Alessandra Di Meo, la bimba morta a soli 4 anni in circostanze ancora tutte da chiarire, è davvero triste e piena di “si poteva fare sicuramente meglio e prima”. Il risultato di una serie di circostanze è stato la morte della piccola, avvenuta lo scorso 13 dicembre in un’abitazione ubicati a Tufino in paese in provincia di Napoli, quasi al confine con Avellino.
Alessandra era figlia di Alfonsa, 25enne di Castelvenere, e di Giuseppe, 23enne di Nola. La coppia per un periodo visse a Castelvenere (in provincia di Benevento) poi si separò perché l’uomo decise di andare a convivere con un’altra donna.
Fu sottratta alla madreLa morte di Alessandra
Pochi giorni fa, 13 dicembre 2024, la tragica conclusione con la morte di Alessandra Di Meo trovata priva di vita sotto la scale di casa, secondo la coppia con cui viveva, la piccola sarebbe caduta dalle stesse scale. Non è d’accordo la Procura della Repubblica che ha aperto una indagine a carico della coppia a cui Alessandra fu lasciata dal padre. Si ipotizzano i reati di maltrattamenti e omicidio colposo.
I maltrattamenti
Sul corpo della bimba segni di maltrattamenti, scottature, graffi, lividi ed evidente stato di malnutrizione. Per questa ragione gli investigatori ipotizzano a carico della coppia i reati di maltrattamenti e omicidio colposo.
L’autopsia
I medici hanno analizzato il corpo della piccola per oltre tre giorni, hanno fatto analisi, test e verifiche, non hanno trascurato nulla, dovranno stabilire con certezza le cause della morte e saranno importanti anche per capire se c’è stato un ritardo nel chiamare i soccorsi. C’è grande attesa per la relazione tecnica dei periti.
Le due telefonate
Nell’immediatezza della tragedia vennero fatte due telefonate al 118: nella prima si faceva riferimento a una broncopolmonite, nell’altra, invece, si parlava della caduta dalle scale.

LA PRECISAZIONE DELL’AVVOCATO MIRAGLIA:
“Il mio Assistito – Giuseppe Di Meo – non ha mai abbandonato la figlia Alessandra così come si evince invece dall’articolo sopracitato. E’ stato già chiesto con lettera del 30.12.2024 del sottoscritto, ai Servizi Sociali del Comune di Tufino se e quando gli stessi hanno effettuato visite domiciliari presso l’abitazione di collocazione della minore, se e quando sono state redatte relazioni circa lo stato della piccola Di Meo Alessandra, se e quando è stato informato il Tribunale dei Minorenni circa la collocazione presso cui si trovava, se e quando è stata redata una relazione di valutazione circa le capacità di accudimento della coppia in cui era collocata Alessandra. Attendiamo urgente riscontro a quanto chiesto da parte dei Servizi Sociali di Tufino, i quali erano a conoscenza già dall’agosto/settembre 2024 della collocazione della minore. Per il resto, confidiamo nel lavoro della Procura al fine di chiarire tutti gli aspetti di questa vicenda e le relative responsabilità che hanno portato al decesso della piccola

Biella: educatrice denunciata per manipolazione di due minori contro la madre

(Biella 23 dicembre 2024) – Emergono preoccupazioni riguardo ai servizi sociali affidati alle cooperative, evidenziando la mancanza di controlli da parte delle istituzioni e i conseguenti abusi e ingiustizie che colpiscono i più vulnerabili.

Questa è la situazione in cui si è trovata una madre biellese, coinvolta insieme alle sue due figlie di dieci e quattro anni.

L’avvocato Miraglia, legale della donna, descrive una situazione allarmante. “A causa di compagni violenti, la mia assistita si è dovuta rivolgere a un centro antiviolenza. Di conseguenza, il caso è stato preso in carico dai servizi sociali e affidato a una cooperativa esterna”.

Ciò che doveva essere un percorso di protezione si è trasformato in un incubo.

Durante un incontro protetto, la figlia maggiore ha riferito di essere stata picchiata dalla madre. Senza un’indagine approfondita, l’educatrice della cooperativa ha redatto una relazione accusatoria, dipingendo la donna come una madre inadeguata e proponendo l’affidamento delle bambine ai rispettivi padri, entrambi con precedenti episodi di violenza.

Uno dei padri, inoltre, ha un passato segnato dalla tossicodipendenza ed è stato coinvolto in operazioni giudiziarie, con un arresto legato al traffico di droga insieme ad altre 36 persone.

Non si tratta di alimentare conflitti tra i genitori, ma di sottolineare la necessità di un approccio più attento e imparziale nella gestione di situazioni familiari complesse, evitando manipolazioni e condizionamenti.

Invece di mantenere un approccio neutrale, l’educatrice avrebbe cercato di manipolare le dichiarazioni della bambina. Una registrazione audio agli atti mostra frasi come: “Allora sono successe delle cose che ti hanno fatto stare molto male, ok?” e “Ne parliamo un’altra volta così hai tempo di pensarci”. Queste parole lasciano intendere un tentativo deliberato di influenzare la testimonianza.

Mentre i servizi sociali si sono basati esclusivamente sulle relazioni della cooperativa, le valutazioni degli psicologi descrivono la madre come una figura premurosa e attenta, smentendo l’immagine di donna violenta dipinta dall’educatrice.

L’educatrice è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Biella per falsità ideologica in atti pubblici e circonvenzione di incapaci.

“L’esternalizzazione dei servizi sociali alle cooperative – conclude l’avvocato Miraglia – ha eliminato di fatto il controllo diretto degli enti pubblici. Le famiglie si ritrovano così in balia di decisioni arbitrarie e incontrollate, spesso motivate più dal profitto che dal reale interesse per il benessere dei minori”.

Questa vicenda solleva interrogativi urgenti sulla gestione e sul monitoraggio dei servizi sociali affidati a terzi. Occorre una seria riflessione sull’introduzione di strumenti di controllo più efficaci per tutelare i diritti dei bambini e delle famiglie coinvolte.

Sarebbe preferibile che i servizi sociali fossero gestiti direttamente dall’amministrazione comunale anziché essere appaltati a cooperative esterne. Un controllo diretto garantirebbe maggiore trasparenza e tutela, evitando situazioni di abuso e decisioni arbitrarie.

Questa vicenda dimostra l’urgenza di un intervento legislativo volto a regolamentare e monitorare con maggiore attenzione il lavoro delle cooperative e degli operatori sociali. È fondamentale che le autorità preposte introducano norme più stringenti e strumenti di verifica efficaci per prevenire situazioni simili, garantendo così la protezione dei diritti fondamentali delle famiglie e dei bambini coinvolti.