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Cercasi avvocato praticante

*Studio Legale di Modena cerca praticante avvocato abilitato autonomo nella redazione atti giuridici nonché nella partecipazione alle udienze.*
*Si richiede candidatura solo tramite mail.* segreteria.studiomiraglia@gmail.com

*NON SI ACCETTANO CANDIDATURE TELEFONICHE.*

Possibili effetti collaterali dei vaccini: un morto

A Modena le prime cause per risarcimento danni

MODENA (16 Dicembre 2022). Tre persone sane, cinquantenni, residenti tutte nel Modenese hanno riscontrato dei problemi dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid. Una delle tre persone è addirittura morta. Loro e i congiunti sono pronti a intraprendere una causa di risarcimento chiamando in tribunale l’azienda farmaceutica e il ministero della Salute, con l’appoggio e la consulenza degli studi legali Miraglia di Modena e Morcavallo di Roma.  Nei casi specifici, si può dismontare con certezza di essere persone inizialmente sane, che nonpresentavano problemi di salute gravi, che adesso vivono un’invalidità permanente e hanno perso una persona cara.

A morire è stata una donna di 53 anni, mancata ad agosto del 2021, una ventina di giorni dopo essersi sottoposta a vaccinazione anti-Covid. La donna stava benissimo, tranne per una leggera ipertensione arteriosa: nulla che potesse far presagire che all’improvviso venisse a mancare per scompenso cardiaco acuto.

Ha invece riportato danni permanenti un uomo di 51 anni, sanissimo e senza alcuna patologia, che a novembre dello scorso anno è stato colpito da un ictus. Ancora più giovane l’uomo di 45 anni che soffriva di ipertensione (la teneva sotto controllo con una terapia farmacologica) e che adesso, a causa di scompensi pressori constanti, entra ed esce continuamente dall’ospedale. Situazioni che hanno pregiudicato fortemente la vita di entrambi questi uomini.

Con l’ausilio degli studi Miraglia e Morcavallo hanno deciso di intraprendere un’azione legale risarcitoria nei confronti del ministero e dell’azienda farmaceutica: cartelle cliniche alla mano e testimoni che li conoscono da anni, sono pronti a dimostrare di essere state persone in completa salute prima della somministrazione del vaccino. Ai responsabili delle vaccinazioni e alla ditta farmaceutica spetterà di dimostrare se ci sia stata o meno correlazione tra il vaccino e i gravi problemi di salute subiti dai due uomini oltre che la morte della donna.

Ditta di Modena condannata per un infortunio sul lavoro occorso ad un suo dipendente

MODENA (9 Giugno 2021). Dopo sette anni è stata condannata una importante ditta di lattoneria modenese, ritenuta dai giudici del Tribunale di Modena, sia nel procedimento civile che penale, colpevole dell’infortunio sul lavoro avvenuto a Nonantola il primo maggio 2014 ai danni di un giovane operaio di 26 anni di origine albanese, precipitato da un tetto, da un’altezza di 8 metri. L’uomo ha riportato delle lesioni soprattutto a carico della faccia e di un arto, che lo rendono invalido per oltre il 60%. Mentre il Tribunale penale ha condannato i tre responsabili della ditta, a 2 mesi di reclusione, la sezione Lavoro del Tribunale civile ha condannato l’azienda a risarcire l’operaio con una cifra di 448.500 euro. «Siamo ancora una volta a raccontare episodi di infortuni sul lavoro» dichiara l’avvocato Miraglia, che da sei anni difende il giovane operaio rimasto ferito. «Questa volta, per pura causalità, l’operaio non ha perso la vita, sebbene sia rimasto gravemente invalido. La sentenza è importante perché stabilisce, in sede giudiziaria, la responsabilità civile dell’ impresa e la responsabilità penale dei preposti del datore di lavoro. Con questa sentenza viene riconosciuta pertanto la responsabilità del datore di lavoro nell’aver omesso di garantire la sicurezza del proprio dipendente. In ogni caso per legge i titolari delle aziende sono responsabili dell’incolumità dei loro lavoratori e devono garantire l’applicazione dei presidi di sicurezza previsti per norma».

<< Visti i tanti casi, purtroppo anche mortali, ritengo che l’ Italia debba fare di più in materia di sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.>>, conclude l’ Avv. Miraglia,

Era il primo maggio 2014 e su Nonantola si era da poco abbattuto un tornado. L’operaio era salito su un tetto per rimuovere una grondaia sporgente, ed è stato accertato nel corso del processo che il datore di lavoro non avesse rispettato le prescrizioni del POS in materia di sicurezza del luogo di lavoro. Infatti, nel corso delle operazioni di rimozione della grondaia, l’uomo era caduto da un altezza di 8 metri, fratturandosi la testa e la faccia, tanto da rimanere tutt’oggi sfigurato e perdendo completamente la vista  dall’ occhio dx.

Per estrema maggiore chiarezza, la ditta è stata assolta dall’illecito amministrativo contestato nel processo penale perché il fatto non costituisce reato.

La ditta  è stata  invece condannata nel processo celebratosi davanti al giudice del lavoro.

Servizi sociali, affidi e genitorialità: qualcosa da chiarire» Un vademecum scritto dall’avvocato Francesco Miraglia, con l’associazione Peribimbi.it

Un opuscolo che si prefigge lo scopo di aiutare le famiglie e in particolare i genitori  a conoscere l’attuale, seppur imperfetto, ordinamento giuridico in materia di affidi, per  renderli maggiormente responsabili ed efficaci nella difesa del loro ruolo e nella protezione dei propri figli da potenziali abusi d’ufficio. Nasce con questo intento l’opuscolo «Servizi sociali, affidi e genitorialità: qualcosa da chiarire», scritto dall’avvocato Francesco Miraglia, con il contributo dell’avv. Katia Cristofori,  dell’Avv. Carmen Pino e dell’Avv. Marina Poppi e in collaborazione con la onlus Peribimbi.it, associazione di volontariato nata a Vignola (Modena) nel 2010, da allora impegnata nella difesa dei diritti dei bambini.

«I bambini sono in una posizione di svantaggio anagrafico rispetto all’adulto» spiega l’avvocato Miraglia «con apparente e minore abilità di tutelare il proprio campo d’azione e le proprie libertà. Ho imparato, a mie spese, che essere liberi, indipendenti e senza compromessi ha un prezzo da pagare, ma ne vale la pena. Non dobbiamo avere paura di essere liberi».

L’opuscolo illustra una panoramica degli articoli del Codice civile e del Codice penale che si occupano della tutela dei minori, insieme alle modalità e alle situazioni nei quali i Servizi sociali e il Tribunale intervengono in favore dei bambini.

Per rendere maggiormente comprensibile la materia giuridica, l’opuscolo è corredato da un glossario e dall’illustrazione di alcuni casi emblematici, di cui si è occupato lo stesso avvocato Miraglia.

« Ringrazio l’associazione Peribimbi.it, per aver collaborato alla stesura di questo opuscolo: esiste un solo bene, la conoscenza, e solo un male, l’ignoranza. Conoscere i propri diritti consente ad ognuno di sapersi difendere dalle ingiustizie: il diritto alla difesa è inviolabile, costituendo il fulcro di ogni sistema democratico».

 

Due genitori chiedono aiuto al servizio. Il servizio sociale di Modena la trattiene e non vuole restituirla alla famiglia

MODENA (18 Settembre 2019). Di chi è la colpa? A chi dobbiamo rivolgerci per capire chi ha sbagliato in questa storia? Possibile che per evitare l’espatrio momentaneo di una bimba, figlia di genitori separati, questa venga affidata a una coppia di estranei e il Servizio sociale, dopo quasi un anno, non la faccia rientrare a casa propria? «Ma adesso i Servizi sociali si mettono a portare via i bambini?» tuona l’avvocato Francesco Miraglia. «E per cosa, poi? Per affidarli ad assistenti sociali amici della referente che segue il suo caso? Fosse davvero cosi, come ci hanno riferito, sarebbe un fatto gravissimo».
La piccola ha sette anni ed è nata dalla relazione, poi naufragata, tra un uomo italiano e una donna straniera. I genitori dapprima vivono una separazione alquanto travagliata e conflittuale, per poi riappacificarsi per la tutela della bambina. Nel frattempo, però, la donna manifesta la necessità di tornare al Paese natale per accudire la madre malata: decisione cui il padre della piccola si oppone, temendo la scomparsa della figlioletta. Vengono coinvolti i Servizi sociali di Modena, i quali si rendono disponibili a collocare la bambina, per dieci giorni, ad una coppia.
La madre poco tempo dopo ritorna e i genitori richiedono all’assistente sociale di riavere la figlia con sé, ma, incredibilmente, il servizio sociale risponde ai genitori che oramai la bambina si è ambientata in questa nuova famiglia e che è meglio che rimanga lì.
Ancora più incredibile è quanto risponde il servizio sociale all’Avvocato Miraglia, il quale richiedeva, a fine agosto/inizi settembre, le motivazioni specifiche per cui la bambina veniva trattenuta e soprattutto quale fosse il provvedimento dell’Autorità giudiziaria che disponeva il collocamento della minore in questa famiglia affidataria.
A tal proposito, soprattutto il papà della bambina, attende di sapere se corrisponde al vero che gli affidatari, a diverso titolo, siano dipendenti dello stesso servizio sociale.
Senza dubbio, se fosse vero, per l’ennesima volta non si può che denunciare il mercato sulla pelle dei bambini.
In data 9 settembre il servizio sociale di Modena, tuttavia, oltre a sostenere che oramai la bambina aveva dei punti di riferimento nei genitori affidatari, aveva fatto richiesta al Tribunale per i minorenni di valutare le capacità genitoriali.
Prosegue l’avvocato Miraglia. «Le motivazioni? Non le comprendiamo e non le comprende nemmeno il Tribunale stesso, a dire il vero, visto che per avere il quadro della situazione più chiaro servirebbe una consulenza tecnica. Il Servizio si sarebbe rifatto al decreto del giugno 2018 che prevedeva l’eventualità di un affidamento etero familiare qualora ce ne fosse stata la necessità e non certo perché a dicembre del 2018 i genitori, temporaneamente per 10 giorni, chiedevano la disponibilità del servizio. Ma fino ad ora questa bambina dov’è rimasta? Con una coppia che, a quanto ci avrebbero riferito, sarebbe composta da due operatori sociali, colleghi dell’assistente sociale che si occupa del suo caso. Sarà vero? Magari lo sapessimo: le mie lettere indirizzate ai Servizi sociali di Modena non hanno avuto, finora, la benché minima risposta. Ma dico io: si tratta così una bambina? La si strappa da casa e non la si fa rientrare più senza motivo? Ma si rapiscono così i bambini da casa propria? Chiedo al Presidente del tribunale di intervenire direttamente, viste le controverse disposizioni emanate dai giudici del suo tribunale».

Aeci Verona 3 e Studio legale Miraglia insieme contro i soprusi

Nasce una collaborazione in difesa dei consumatori veneti e emiliani-romagnoli
Verona (10 agosto  2018). La sede veronese dell’Aeci, Associazione Europea Consumatori Indipendenti, ha avviato una collaborazione con lo studio legale Miraglia di Modena. Gli associati avranno quindi la possibilità di ottenere tutela legale in eventuali controversie che abbiano come soluzione una causa civilistica, oltre alle controversie e conflitti con gli enti gestori di servizi. «I nostri oltre mille associati avranno quindi l’opportunità di veder ascoltate e risolte anche problematiche che comportino conflittualità con altri cittadini» illustra Daniele Barbieri, presidente Aeci Verona 3 «oppure con i vicini, con i coniugi per la causa di separazione e per l’affidamento dei figli, con le banche, per risarcimenti danni e infortuni. Un servizio in più, che offriamo ai nostri associati per dirimere tutte le problematiche in cui possano incorrere nel corso della loro vita». L’Aeci è presente a Verona dal 2011 ed è un’associazione indipendente, che opera per tutelare, difendere e informare i consumatori.
Lo studio Miraglia ha sede a Modena, ma opera in tutta Italia: pur occupandosi principalmente di diritto penale, ama confrontarsi con qualunque situazione legale e con qualunque causa giudiziaria permetta di soddisfare l’innato senso di giustizia che caratterizza i legali che lo compongono. «Nel corso degli anni mi sono occupato spesso di diritti dei minori» spiega l’avvocato Francesco Miraglia, «seguendo casi difficili ed eclatanti, che hanno avuto risonanza mediatica in tutta Italia. Offriamo quindi la nostra esperienza e capacità anche agli associati Aeci che fossero coinvolti e vittime, loro malgrado, di situazioni di ingiustizia sociale».

Bimbo di Ferrara allontanato senza motivo dalla madre e affidato a un’altra famiglia

Madre e figlio riuniti, da oggi insieme in una comunità
 
FERRARA (16 luglio 2018). Da oggi la mamma di Ferrara, che da novembre lotta per riavere con sé il proprio bimbo di tre anni, allontanato da lei senza un valido motivo e affidato a una coppia, si è riunita al suo figliolo. E sono entrati in una comunità – come la donna è sempre stata ben disposta ad andare – per seguire un percorso insieme. Primo passo sulla via del ritorno a vivere insieme, nella loro casa. «Tanto tuonò che piovve» commenta l’avvocato Francesco Miraglia, che segue la madre in questa lunga vicenda. «Alla fine, senza che sia cambiato nulla, il tribunale ha cambiato rotta e stabilito quello che chiedevamo da mesi: riunire madre e figlio e far seguire loro un percorso. Avevamo avuto ragione fin dall’inizio e alla fine ci è stato riconosciuto. Ma a che prezzo? Si è dovuta smuovere l’opinione pubblica, abbiamo denunciato le operatrici responsabili dell’allontanamento del bimbo per falso ideologico e falsa testimonianza, avanzato l’ipotesi di richiedere un risarcimento danni, coinvolto la politica a livello regionale. Tutto per cosa? Per ottenere quanto sostenevamo da sempre: madre e figlio non hanno problemi relazionali tra loro e possono tranquillamente vivere insieme. Potremmo anche dire ora che tutto è bene quel che finisce bene: sicuramente, però, continuerò a seguire la vicenda fino a quando questa madre non tornerà a casa con il piccolo. Solo allora considereremo definitivamente conclusa questa penosa e assurda vicenda».

Vi prego, salvate mia figlia e mia nipote!»

Disperato l’appello di una giovanissima nonna di Pisa: la figlia si trova in balia di uno spacciatore che la imbottisce di droga, mentre la nipotina, che lei adora, le è stata strappata dal Tribunale dei Minori con la scusa di dare un taglio a questa famiglia considerata “sbagliata”, ma che è soltanto vittima di violenze inaudite
 
La storia di Maria (nome di fantasia) non è facile e non lo è mai stata, tutt’altro. Ha dovuto fin da giovanissima convivere con la violenza di un orco, che prima si è approfittato della sua giovanissima età e poi anche della loro figlioletta. Una ragazzina che ha reagito alla violenza e al trauma psicologico in maniera autodistruttiva, sprofondando in una spirale di degrado in cui l’hanno coinvolta uomini sbagliati, più grandi lei, criminali farabutti che l’hanno fatta uno prostituire in un night club, mentre l’altro l’ha trasformata in una tossicodipendente. L’unica gioia era la sua bimba, nata da queste relazioni sbagliate, che aveva sempre vissuto con la nonna materna, con la quale ha instaurato uno splendido legame.
«Il Tribunale dei minori però mi ha portato via la bimba» prosegue Maria «e adesso sono in attesa che si esprima sulla sua adottabilità. Pur ammettendo che mi prendo cura della piccolina e avendo costatato che lei sta bene e mi adora, la scusa con cui me la vogliono portare via qual è? Spezzare la catena familiare, perché siamo sbagliate. Invece di aiutarci, me la portano via».
A prendersi cura della piccina è sempre stata la nonna: la madre della bimba in questo momento vive segregata dal nuovo compagno, che le impedisce di avere contatti con la madre e la tiene soggiogata con la droga. Un legame distruttivo, che venti giorni fa ha portato la ragazza, appena diciottenne, in ospedale in overdose da metadone, che lui l’avrebbe costretta ad assumere.
«Mi sono quindi recata dai carabinieri a presentare un esposto» continua Maria nel suo drammatico racconto, «perché quello va a finire che me l’ammazza. Lo conoscono anche i carabinieri che è uno spacciatore e ho chiesto allora che intervengano a salvarla. La risposta? Mia figlia è maggiorenne ed è lei che deve denunciarlo. Loro si limiteranno a presentare l’esposto in Procura, che poi deciderà se e come intervenire. Io intanto che faccio? Vivo nell’angoscia che mi chiamino dall’obitorio per andare a riconoscere il cadavere di mia figlia?».
La donna si è rivolta anche all’avvocato Francesco Miraglia.
«Trovo inaudito e ai limiti della condotta nazista togliere la bambina alla nonna per questi motivi» dichiara il legale. «Sa quasi di atto di epurazione. E’ giusto salvaguardare la piccola, ma con interventi nella sua famiglia di origine, non certo strappandola alla sua vita e all’affetto della nonna. Ma soprattutto, a pochi giorni dalla Giornata contro la violenza sulle donne, in cui si è dibattuto tanto e si sono riempiti giornali e talk show di tante belle parole, per una volta che una madre denuncia l’aguzzino della figlia, che la sta mettendo chiaramente  in pericolo di vita, perché non si interviene? A che servono allora quelle belle parole, se poi restano limitate alle giornate di commemorazione? Chiunque debba intervenire, lo faccia al più presto. O temo che altrimenti dovremo aggiungere un altro nome all’elenco già lunghissimo delle vittime di femminicidio in questo triste 2017».
 

Processo Aemilia: fatture false e ‘Summit’ con la cosca: l’imprenditore in affari col boss”.

Oggi, su alcuni quotidiani cittadini veniva pubblicato un articolo “Fatture false e ‘Summit’ con la cosca: l’imprenditore in affari col boss”.
Si parla del processo Aemilia che si sta celebrando a Reggio Emilia e che sto seguendo in qualità di avvocato di fiducia di alcuni imputati ma nello specifico per Vincenzo Mancuso, l’indagato nel processo Aemilia citato nell’articolo suddetto, sento il bisogno di rivolgermi all’opinione pubblica.
Nel citato articolo si fa riferimento a “summit” ed affari col boss.
Ancora una volta, mi corre l’obbligo di sottolineare che non si può e non si deve condannare chi che sia se non con sentenza passata in giudicato.
Infatti il processo è ancora in corso e c’è chi invece ha già condannato pubblicamente gli imputati.
Tengo a precisare che tutti gli episodi a cui si fa riferimento sono fatti “raccontati”e soprattutto interpretati da un ufficiale di Polizia Giudiziaria.
Pertanto, ancora devono essere sottoposti al contro esame e soprattutto giudicati da un Tribunale.
Non si può e non si deve strumentalizzare in alcun modo un incontro tra due persone che provengono dallo stesso posto.
Non si può e non si deve accomunare, come si sta facendo, essere calabresi all’essere ‘ndranghetisti.
Dalla deposizione dell’agente di Polizia Giudiziaria emergono solo racconti e valutazioni personali: definirsi “cristiano serio”, per l’agente di Polizia Giudiziaria, è la prova che tale è un ‘ndranghetista.
Come per tutti, anche per Mancuso vige il principio della presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio.