Comunicati stampa

«Vuole riabbracciare sua madre»: il caso di una bambina di Venezia arriva in Parlamento

(Mestre 26 agosto 2026) Da mesi il rapporto con la madre è fortemente limitato. La difesa denuncia l’assenza, per un lungo periodo, di un calendario effettivo degli incontri e chiede che le condotte dei due genitori siano valutate con lo stesso metro. L’avvocato Francesco Miraglia: «Il tempo della giustizia non può consumare l’infanzia di una bambina». La deputata Stefania Ascari presenterà un’interpellanza parlamentare al Ministro della Giustizia.
Una bambina che manifesta il desiderio di poter riabbracciare la propria madre. Una relazione familiare oggi fortemente limitata e affidata prevalentemente a videochiamate protette. E una vicenda giudiziaria iniziata anni fa che, da Venezia, è destinata ora ad arrivare anche in Parlamento.
Il caso riguarda una minore che per gran parte della propria vita ha vissuto prevalentemente con la madre a Mestre. Ancora nel luglio 2023 il Tribunale di Venezia aveva disposto l’affidamento condiviso con collocamento prevalente materno. Nel giugno 2025 l’assetto cambia radicalmente: la bambina viene collocata presso il padre e trasferita a Milano.
Ma la vicenda, secondo la difesa, non può essere letta partendo soltanto da quel momento. Negli anni precedenti la madre aveva infatti ripetutamente segnalato ai Servizi sociali difficoltà nelle riconsegne della figlia, periodi nei quali affermava di non riuscire ad avere sue notizie, assenze scolastiche e decisioni che riteneva assunte unilateralmente dal padre. Circostanze che dovranno essere valutate sulla base degli atti, ma che pongono per la difesa una questione centrale: i comportamenti dei due genitori sono stati esaminati con lo stesso metro?
Il passaggio più controverso arriva dopo il trasferimento della bambina. Secondo quanto denunciato dalla madre, per circa cinque mesi i Servizi non avrebbero predisposto un calendario effettivo e stabile degli incontri con la figlia. Dopo mesi di attesa, la donna inizia a recarsi davanti alla scuola frequentata dalla minore a Milano per poterla vedere e abbracciare.
Quegli accessi vengono valutati severamente. Seguono provvedimenti sempre più restrittivi e, nel novembre 2025, viene disposto anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla bambina. Una misura successivamente mantenuta.
La difesa contesta però che gli episodi davanti alla scuola possano essere valutati isolandoli da quanto accaduto nei mesi precedenti e denuncia inoltre un diverso approccio nei confronti del padre, che, secondo la ricostruzione materna, avrebbe in più occasioni mantenuto con i Servizi un atteggiamento scarsamente collaborativo e di supponenza senza che ciò determinasse conseguenze paragonabili. Un aspetto che dovrà essere verificato attraverso relazioni, comunicazioni e verbali degli operatori.
Nel frattempo, dalle relazioni educative emerge un dato destinato a pesare: il legame affettivo tra madre e figlia permane. Durante le videochiamate la bambina manifesta affetto, parla della propria vita, ride, si commuove e mostra i propri disegni. In occasione di un incontro in Spazio Neutro ha consegnato alla madre una lettera nella quale esprime il desiderio di poterla nuovamente abbracciare.
«Nessuno sta chiedendo un privilegio per una madre e nessuno vuole cancellare eventuali suoi errori», dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, difensore della donna. «Chiediamo qualcosa di molto più semplice: che ci venga spiegato quale concreto e attuale pericolo impedisca oggi a questa bambina di abbracciare sua madre. Se quel pericolo esiste, venga dimostrato attraverso valutazioni attuali, rigorose e comparative. Ma se per mesi non viene garantito un calendario effettivo degli incontri e poi si considera pericolosa una madre perché cerca sua figlia davanti a una scuola, abbiamo il dovere di domandarci se stiamo ancora proteggendo la minore o se stiamo creando una frattura destinata a diventare irreversibile».
Miraglia pone anche il problema del tempo: «Il tempo della giustizia non è il tempo di un bambino. Una misura temporanea non può diventare definitiva soltanto perché trascorrono i mesi. Il superiore interesse del minore non può essere una formula scritta nei provvedimenti: deve essere verificato nei fatti, giorno dopo giorno. Ogni mese sottratto alla relazione tra un figlio e un genitore è un pezzo di infanzia che nessuna sentenza potrà restituire».
La vicenda è destinata ora a superare anche i confini delle aule giudiziarie. La deputata Stefania Ascari presenterà un’interpellanza parlamentare al Ministro della Giustizia, affinché vengano chiesti chiarimenti sul caso e, più in generale, sulle modalità con cui vengono gestite situazioni nelle quali le limitazioni dei rapporti familiari si protraggono nel tempo.
L’iniziativa parlamentare apre una questione che va oltre il singolo procedimento: l’effettività dell’ascolto del minore, il ruolo dei Servizi sociali, la necessità di verificare periodicamente l’attualità delle misure restrittive e l’applicazione di criteri realmente uniformi nei confronti di entrambi i genitori.
Perché in mezzo a provvedimenti, relazioni, consulenze e contrapposizioni tra adulti resta una richiesta estremamente semplice: quella di una bambina che vuole riabbracciare sua madre.
Ed è da quella richiesta che, oggi, giustizia e istituzioni sono chiamate a ripartire.

 

Giustizia minorile a Torino sotto accusa: «Il giudice ha ignorato gli atti, la CTU diventa una sentenza. Nordio invii gli ispettori»

L’Avv. Francesco Miraglia denuncia gravi anomalie processuali nel Tribunale di Torino: contestato il mancato esame di atti tempestivamente depositati, sollevati dubbi sulla terzietà della consulenza tecnica e chiesto al Ministro della Giustizia Carlo Nordio l’invio degli ispettori ministeriali. «Questa vicenda potrebbe rappresentare la punta dell’iceberg di un sistema che merita di essere verificato fino in fondo».

TORINO  2 agosto 2026 – Può un giudice assumere un provvedimento destinato a incidere sulla vita di una bambina senza esaminare atti che, secondo la difesa, erano stati regolarmente depositati? Può una consulenza tecnica determinare il destino di una famiglia quando sulla sua indipendenza vengono sollevati dubbi circostanziati? E soprattutto: chi controlla il corretto funzionamento di un sistema nel quale, con particolare frequenza, vengono nominati gli stessi consulenti tecnici chiamati a esprimersi sulle vicende più delicate riguardanti i minori?

Sono gli interrogativi posti dall’istanza urgente depositata dall’Avvocato Francesco Miraglia nel procedimento pendente davanti al Tribunale di Torino, nella quale vengono rappresentate circostanze che, se confermate, imporrebbero una seria riflessione sul funzionamento della giustizia minorile nel capoluogo piemontese.

Secondo quanto esposto nell’atto, il provvedimento impugnato sarebbe stato emesso sul presupposto che la parte ricorrente non avesse depositato le proprie note difensive. La difesa sostiene invece che tali note erano state tempestivamente trasmesse e che il deposito telematico si fosse già perfezionato nei termini di legge. La circostanza sarebbe stata immediatamente rappresentata al Tribunale mediante un’istanza di revoca corredata dalla documentazione informatica, senza che, secondo la prospettazione difensiva, venisse effettuata alcuna verifica né adottato alcun provvedimento di risposta.

Ma il profilo che, secondo la difesa, assume una rilevanza ancora maggiore riguarda il sistema delle consulenze tecniche.

L’istanza contesta infatti la terzietà della consulenza tecnica d’ufficio, evidenziando rapporti professionali tra la consulente nominata dal Tribunale e la consulente tecnica di parte del resistente, che, secondo quanto dedotto, si alternerebbero in diversi procedimenti nei ruoli di CTU e CTP. Una circostanza che, secondo la difesa, impone una verifica rigorosa, poiché l’indipendenza del consulente rappresenta il fondamento stesso dell’affidabilità dell’accertamento tecnico.

«Se quanto denunciato dovesse trovare conferma», dichiara l’Avvocato Francesco Miraglia, «non ci troveremmo davanti a una semplice irregolarità processuale. Potremmo trovarci davanti alla punta dell’iceberg di un sistema che merita di essere verificato fino in fondo. Tengo a precisare che il mio riferimento riguarda esclusivamente quanto sta emergendo nel Tribunale di Torino e che proprio per questo ritengo doverosi accertamenti istituzionali.»

«Nei procedimenti di famiglia il vero nodo è rappresentato dalla consulenza tecnica. Troppo spesso la CTU finisce per orientare in modo decisivo l’esito della causa e il provvedimento del giudice recepisce le conclusioni del consulente. Di fatto, la consulenza tecnica rischia di diventare la vera sentenza. È proprio per questo che l’indipendenza del consulente deve essere assoluta.»

Secondo il legale, è necessario aprire una riflessione anche sul sistema delle nomine.

«Nel Tribunale di Torino si assiste con frequenza alla nomina di un numero ristretto di professionisti appartenenti all’Ordine degli Psicologi per gli incarichi di consulenza tecnica nei procedimenti riguardanti i minori. Questa circostanza, di per sé, non costituisce alcuna irregolarità. Tuttavia, proprio perché si tratta degli stessi professionisti chiamati a svolgere un ruolo così delicato, è indispensabile che ogni dubbio sulla loro indipendenza venga verificato con il massimo rigore.»

«Quando emergono rapporti professionali tra consulenti tecnici d’ufficio e consulenti tecnici di parte, oppure situazioni che possono incidere sull’apparenza di imparzialità, non basta affermare che tutto è regolare. Occorre verificare. La giustizia non deve soltanto essere imparziale: deve anche apparire tale.»

L’Avvocato Miraglia richiama poi l’attenzione sul ruolo dell’Ordine degli Psicologi.

«Nel caso che denunciamo risulta pendente da oltre quattro anni una segnalazione disciplinare senza che sia ancora intervenuta una decisione definitiva. A prescindere dall’esito finale, un tempo così lungo pone un problema che non può essere ignorato.»

«Gli Ordini in generale, nello specifico qiello  degli Psicologi non può essere percepito come un organismo chiamato esclusivamente a rappresentare gli interessi della categoria. Svolge una funzione pubblica di garanzia. Deve tutelare innanzitutto i cittadini e assicurare il rispetto delle regole deontologiche. Nei procedimenti riguardanti i minori questa responsabilità assume un valore ancora più elevato, perché attraverso le consulenze tecniche si decide il futuro di bambini e famiglie.»

«Quando vengono segnalate possibili situazioni che incidono sull’indipendenza delle consulenze tecniche, le verifiche devono essere tempestive. Un procedimento disciplinare che resta privo di definizione per oltre quattro anni rischia di compromettere la fiducia dei cittadini nell’effettività dei controlli. Gli Ordini professionali non sono sindacati di categoria: sono istituzioni poste a garanzia dei cittadini.»

L’istanza depositata davanti al Tribunale chiede la revoca dell’ordinanza, il riesame della consulenza tecnica, il deposito delle registrazioni integrali dei colloqui peritali e la rimessione del procedimento ad altro magistrato, ritenendo compromesse le condizioni di imparzialità del giudizio.

L’articolo si conclude con un appello rivolto al Ministro della Giustizia.

«Chiedo al Ministro della Giustizia Carlo Nordio di disporre l’invio degli ispettori ministeriali presso il Tribunale di Torino per verificare se quanto denunciato rappresenti un episodio isolato oppure evidenzi criticità che meritano un intervento istituzionale. Non chiedo condanne preventive né processi mediatici. Chiedo accertamenti. Se tutto risulterà regolare, sarà interesse di tutti che venga confermato. Se invece dovessero emergere anomalie, sarà dovere dello Stato intervenire.»

«Nei procedimenti di famiglia non si decidono controversie patrimoniali. Si decide il futuro dei bambini. E quando il futuro di un bambino dipende in larga misura da una consulenza tecnica, lo Stato ha il dovere di garantire che quella consulenza sia realmente indipendente, che il giudice abbia esaminato tutti gli atti prima di decidere e che gli organi di vigilanza esercitino pienamente la loro funzione. Solo così si tutela la credibilità della giustizia minorile e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.»

          

Una bambina di soli tre anni, per la prima volta, potrà dormire a casa dei propri nonni

(Verona 22 luglio 2026) Un risultato importante ottenuto nel procedimento in cui assisto i nonni, che rappresenta un concreto riconoscimento del valore dei legami familiari e del ruolo insostituibile che i nonni possono svolgere nella crescita di un bambino.

Dietro ogni provvedimento come questo non c’è soltanto una decisione giuridica: c’è la restituzione di un affetto, di una quotidianità, di un rapporto che merita di essere coltivato e protetto.

Il diritto di un minore a mantenere rapporti significativi con i propri nonni è un principio che trova fondamento nella legge e nella giurisprudenza e che deve essere sempre valutato nell’esclusivo interesse del bambino.

Continuerò a difendere con determinazione questi diritti, perché ogni volta che un bambino recupera un pezzo della propria famiglia, vince non una parte processuale, ma l’interesse superiore del minore.

Ferrara, nove anni di affido e oggi gli incontri con la madre sono sospesi: il caso arriva al Sindaco

L’Avvocato Francesco Miraglia chiede un confronto con l’Amministrazione comunale: «Un genitore in difficoltà deve essere aiutato, non abbandonato». Il caso riapre il dibattito sul funzionamento del sistema degli affidi e dei Servizi Sociali.

 Ferrara – Un bambino lontano dalla propria famiglia da nove anni. Un affidamento eterofamiliare nato come misura temporanea di protezione e che, a distanza di quasi un decennio, è ancora in corso. Oggi gli incontri con la madre risultano sostanzialmente sospesi e la vicenda torna al centro dell’attenzione pubblica dopo che l’Avvocato Francesco Miraglia, difensore della madre, ha chiesto un incontro al Sindaco di Ferrara per sollecitare una riflessione istituzionale sul funzionamento del sistema degli affidi e sul ruolo dei Servizi Sociali.

La storia giudiziaria prende avvio nel 2018, anche se il bambino vive in affido eterofamiliare da nove anni. In tutto questo tempo la madre non ha mai rinunciato a cercare di recuperare il rapporto con il figlio. Attraverso il procedimento promosso davanti al Tribunale ha chiesto più volte che venisse avviato un concreto percorso di sostegno alla genitorialità, che fossero progressivamente ampliati gli incontri e che venisse costruito un serio progetto finalizzato al rientro del bambino nella famiglia d’origine. La donna sostiene di avere affrontato un importante percorso personale per superare le difficoltà che avevano determinato l’allontanamento e di avere sempre manifestato la volontà di ricostruire il proprio ruolo genitoriale.

Secondo quanto emerge dagli atti depositati nel procedimento, il nodo centrale della vicenda non riguarda soltanto l’allontanamento originario, ma ciò che sarebbe accaduto negli anni successivi. La difesa sostiene infatti che non sia mai stato predisposto un vero progetto di recupero della genitorialità, caratterizzato da obiettivi concreti, verifiche periodiche e da un percorso progressivo di riavvicinamento tra madre e figlio. Al contrario, gli incontri sarebbero stati progressivamente ridotti fino a risultare oggi sostanzialmente sospesi. Negli atti si evidenzia inoltre come le trascrizioni degli incontri descriverebbero un rapporto ancora caratterizzato da manifestazioni spontanee di affetto reciproco e dal desiderio del bambino di mantenere il legame con la madre, circostanze che, secondo la difesa, avrebbero dovuto costituire il punto di partenza per un graduale ricongiungimento familiare e non per un ulteriore allontanamento.

Nel ricorso vengono formulate anche numerose contestazioni sul percorso seguito dai Servizi Sociali e sulle valutazioni recepite dall’autorità giudiziaria. La difesa sostiene che le consulenze tecniche, le osservazioni difensive e le richieste istruttorie presentate nel corso del procedimento non avrebbero trovato un adeguato approfondimento e che sarebbe mancato un effettivo confronto con le criticità evidenziate dalla madre. Tra gli aspetti richiamati figurano anche l’assenza di un progetto di ricongiungimento familiare, la mancata valutazione della rete parentale e la progressiva riduzione dei contatti tra il bambino e la madre. Si tratta di questioni che saranno oggetto delle valutazioni delle competenti sedi giudiziarie.

È proprio questo, secondo il legale, il punto sul quale occorre aprire una riflessione che va oltre il singolo procedimento. L’affidamento familiare, infatti, non nasce come una misura destinata a sostituire definitivamente la famiglia d’origine, ma come uno strumento temporaneo volto a proteggere il minore mentre le istituzioni lavorano per consentire ai genitori di superare le difficoltà che hanno determinato l’allontanamento. La legge impone che, quando ciò è possibile e compatibile con l’interesse del bambino, venga costruito un percorso di sostegno alla genitorialità e di graduale ricongiungimento familiare. Per la difesa, dopo nove anni è inevitabile domandarsi quale sia stato il progetto concretamente realizzato per raggiungere questo obiettivo.

Proprio per questo motivo l’Avvocato Francesco Miraglia ha inviato una formale richiesta di incontro al Sindaco di Ferrara, chiedendo all’Amministrazione comunale di verificare, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, se il percorso seguito dai Servizi Sociali sia coerente con i principi che regolano l’affidamento familiare e con il dovere di favorire il recupero della famiglia d’origine. La richiesta non mira a interferire con l’attività della magistratura, ma a promuovere un confronto istituzionale sul funzionamento dei servizi pubblici e sull’effettiva attuazione delle finalità previste dalla legge.

«Questa vicenda», afferma Miraglia, «non riguarda soltanto una madre e suo figlio. Riguarda il modello di tutela dell’infanzia che il nostro Paese intende perseguire. Un genitore in difficoltà non è un genitore da abbandonare, ma una persona che le istituzioni hanno il dovere di aiutare. L’allontanamento di un bambino dovrebbe rappresentare l’inizio di un percorso di recupero della famiglia, non la sua conclusione.»

Il legale aggiunge che «dopo nove anni è legittimo chiedersi quale progetto sia stato concretamente costruito per consentire a questa madre di riabbracciare suo figlio. Se gli incontri vengono progressivamente ridotti, se manca un reale percorso di recupero della genitorialità e se il tempo diventa l’unico elemento che consolida l’allontanamento, allora è doveroso interrogarsi sul funzionamento del sistema. L’affidamento familiare è previsto dalla legge come una misura temporanea e non può trasformarsi, semplicemente con il trascorrere degli anni, in una separazione definitiva.»

Secondo Miraglia, la questione non riguarda soltanto Ferrara ma investe un tema più ampio di interesse nazionale. «I Servizi Sociali svolgono un ruolo essenziale nella tutela dei minori e nessuno mette in discussione la loro funzione. Proprio per questo è necessario verificare, caso per caso, se siano stati utilizzati tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione per ricostruire la famiglia quando ciò è possibile. La vera tutela dell’infanzia non consiste soltanto nel proteggere un bambino da una situazione di difficoltà, ma anche nel lavorare affinché possa ritrovare la propria famiglia una volta superate le cause che avevano reso necessario l’allontanamento. Quando ciò non accade, è doveroso interrogarsi se il sistema abbia realmente perseguito l’obiettivo che il legislatore gli affida.»

La vicenda resta ora all’esame dell’autorità giudiziaria. Parallelamente, la richiesta di incontro rivolta al Sindaco di Ferrara punta ad aprire un confronto istituzionale su un interrogativo destinato ad andare oltre il singolo caso: se, nell’attuale sistema di tutela dei minori, l’affidamento familiare riesca sempre a conservare la propria natura temporanea e orientata al ricongiungimento, oppure se, in alcune situazioni, il trascorrere del tempo rischi di trasformare una misura nata per proteggere il bambino in una separazione destinata a diventare definitiva.

 

 

L’Avv. Francesco Miraglia nominato Vicepresidente Nazionale del Partito Adesso Italia

«Porterò nella politica l’esperienza  maturata nella difesa  dei cittadini, delle famiglie e dei minori»

Adesso Italia comunica ufficialmente la nomina dell’Avv. Francesco Miraglia quale Vicepresidente Nazionale del movimento, incarico conferito in data 22 giugno 2026 nell’ambito del percorso di rafforzamento della struttura nazionale del partito in vista delle future sfide politiche e istituzionali.

La nomina rappresenta il riconoscimento di un percorso professionale, umano e civile sviluppato nel corso di oltre trent’anni di attività al servizio dei cittadini, delle famiglie, dei minori e delle persone più fragili. Avvocato cassazionista, giornalista pubblicista, criminologo, docente e autore, Francesco Miraglia ha dedicato gran parte della propria attività professionale alla tutela dei diritti fondamentali della persona, alla difesa dell’infanzia, al sostegno delle famiglie e alla protezione delle vittime di violenza e di ogni forma di emarginazione sociale.

Il Segretario Nazionale di Adesso Italia, nel comunicare la nomina, ha dichiarato:

«L’Avv. Francesco Miraglia rappresenta una figura di assoluto valore umano e professionale. La sua esperienza maturata nelle aule di giustizia, il suo impegno costante nella tutela dei diritti umani e delle persone vulnerabili e la sua capacità di confrontarsi quotidianamente con i problemi reali dei cittadini costituiscono un patrimonio importante per il nostro movimento. La sua presenza nei vertici nazionali di Adesso Italia rafforza il nostro progetto politico e testimonia la volontà di costruire una classe dirigente fondata sulla competenza, sull’esperienza e sul contatto diretto con la società civile.»

L’Avv. Francesco Miraglia ha così commentato la propria nomina:

«Accolgo questo incarico con gratitudine e senso di responsabilità. Dopo una vita professionale trascorsa accanto alle persone che chiedono tutela, giustizia e ascolto, ho ritenuto doveroso mettere la mia esperienza anche al servizio di un progetto politico che intende restituire centralità ai cittadini e ai loro diritti. Non considero questa nomina un punto di arrivo ma l’inizio di un nuovo percorso attraverso il quale portare nelle istituzioni l’esperienza maturata sul campo, nelle aule dei tribunali, nei territori e accanto alle famiglie che ogni giorno affrontano difficoltà spesso ignorate dalla politica tradizionale.»

«L’Italia ha bisogno di una politica che torni ad ascoltare, che conosca realmente i problemi delle persone e che sia in grado di fornire risposte concrete. Continuerò a battermi per la tutela dei minori, per il sostegno alle famiglie, per la difesa delle vittime di violenza, per una giustizia più efficiente e per la protezione dei diritti fondamentali. Sono temi che ho sempre affrontato nella mia attività professionale e che oggi intendo promuovere anche sul piano politico e istituzionale.»

Tra le priorità che il Vicepresidente Nazionale intende sviluppare all’interno di Adesso Italia vi sono la promozione di iniziative legislative a tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, il rafforzamento delle politiche di sostegno alla famiglia, la tutela delle persone fragili, il miglioramento dell’accesso alla giustizia e la valorizzazione del ruolo delle associazioni e del volontariato sociale.

Nei prossimi mesi l’Avv. Francesco Miraglia avvierà una serie di incontri pubblici e confronti con associazioni, professionisti, amministratori locali e cittadini, con l’obiettivo di raccogliere proposte e contributi per la costruzione di un programma politico fondato sull’ascolto, sulla competenza e sulla partecipazione.

La nomina dell’Avv. Francesco Miraglia conferma la volontà di Adesso Italia di aprirsi alle migliori energie della società civile e di valorizzare figure che hanno dimostrato sul campo il proprio impegno a favore della collettività.

25 giugno 2026

Generale Maurizio Esposito

Il  Segretario  Nazionale di Adesso Italia

www.partitoadessoitalia.it

 

Salone Internazionale del Libro di Torino 2026

Ci sono momenti che vanno oltre la semplice presentazione di un libro.
Momenti in cui le parole diventano esperienza, dolore, verità, responsabilità.
Il confronto di oggi al Salone del Libro di Torino ha rappresentato tutto questo: un’occasione autentica di ascolto, riflessione e consapevolezza su temi che troppo spesso vengono affrontati solo quando diventano cronaca.
L’Avv. Francesco Miraglia è intervenuto nel dibattito dedicato alla vittimizzazione secondaria, alla violenza di genere, alla tutela dei minori e alle profonde criticità che ancora oggi emergono in molti procedimenti familiari e minorili.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche del libro “Ma il problema sono io?!”, scritto insieme all’Avv. Daniela Vita, nato dall’esperienza concreta maturata ogni giorno nei tribunali, dall’ascolto di storie difficili e dal bisogno di dare voce a chi troppo spesso resta invisibile.
Vedere tante persone fermarsi, ascoltare, emozionarsi e condividere riflessioni profonde conferma che questi temi appartengono a tutti noi e non possono più essere ignorati o trattati con superficialità.
Perché dietro ogni fascicolo esiste una persona. Dietro ogni procedimento esiste una vita. E dietro ogni silenzio, molto spesso, esiste una sofferenza che merita di essere ascoltata davvero

“Non le avevano detto che la bisnonna era morta”: dopo mesi di accuse e relazioni contestate, il Tribunale revoca la casa famiglia

(La Spezia 13 maggio 2026) Solo pochi giorni fa avevamo raccontato la vicenda della bambina di tre anni collocata sin dalla nascita in comunità insieme alla madre e della denuncia presentata dalla famiglia contro operatori, assistenti sociali e psicologi della struttura.

Secondo quanto denunciato dai familiari e dalla difesa, le relazioni trasmesse al Tribunale avrebbero rappresentato in modo parziale e distorto gli incontri tra la bambina, i genitori e i nonni, omettendo invece numerosi elementi positivi emersi durante gli incontri protetti.

Tra gli aspetti che avevano maggiormente colpito l’opinione pubblica vi era il fatto che i servizi sociali avessero valorizzato negativamente persino la scelta della famiglia di non comunicare immediatamente alla bambina di tre anni la morte della bisnonna, spiegandole inizialmente che fosse “in vacanza”.

Ulteriore elemento contestato era stato anche il fatto che la minore avesse trascorso alcune ore con l’altra bisnonna durante le festività pasquali senza preventiva autorizzazione del servizio.

La famiglia aveva quindi presentato denuncia-querela alla Procura della Repubblica della Spezia ipotizzando gravi irregolarità nella gestione della vicenda, contestando inoltre il contenuto delle relazioni sociali e le modalità operative della comunità.

Oggi è arrivato il decreto del Tribunale per i Minorenni di Genova.

Il Tribunale ha disposto la revoca del collocamento in casa famiglia della madre e della bambina, autorizzandone il rientro presso la propria abitazione.

Una decisione che rappresenta un passaggio fondamentale in una vicenda che riapre ancora una volta il tema del controllo sulle relazioni dei servizi sociali e del peso enorme che determinate valutazioni possono avere sulla vita concreta dei bambini e delle famiglie.

Avv. Francesco Miraglia

Presentazione del volume “L’avvocato dei bambini” di Francesco Miraglia

Bucarest, 7 marzo – Palazzo Italia

Si terrà il prossimo 7 marzo alle ore 11:00, presso il Palazzo Italia di Bucarest, la presentazione del volume “L’avvocato dei bambini”, opera di Francesco Miraglia, professionista da anni impegnato a livello nazionale e internazionale nella tutela dei diritti dei minori e delle famiglie vulnerabili, con particolare attenzione alle criticità dei sistemi di protezione dell’infanzia e alle responsabilità istituzionali connesse agli interventi di allontanamento e affidamento.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di sensibilizzazione sui diritti dei bambini e degli adolescenti e si configura non come un semplice evento culturale o editoriale, ma come un momento di confronto concreto e qualificato sui modelli di intervento, sulle prassi operative e sulle responsabilità condivise tra istituzioni, scuola, servizi sociali e società civile nella protezione dei soggetti più fragili.

Il volume affronta, con approccio tecnico ma accessibile, questioni di grande attualità quali gli affidi familiari, gli allontanamenti dei minori, il ruolo dei servizi sociali, le garanzie procedurali e le possibili distorsioni che possono emergere nei sistemi di tutela quando il potere decisionale non è adeguatamente bilanciato da controlli efficaci e da una piena tutela dei diritti fondamentali.

Francesco Miraglia ha dichiarato:

«Questo libro nasce dall’esperienza maturata sul campo, accanto a famiglie e minori che spesso si trovano ad affrontare percorsi complessi e dolorosi. L’obiettivo non è quello di muovere critiche sterili, ma di stimolare una riflessione seria e responsabile sul funzionamento dei sistemi di protezione, affinché ogni intervento sia realmente orientato all’interesse superiore del bambino e al rispetto dei diritti fondamentali. Proteggere un minore significa prima di tutto garantire giustizia, equilibrio e responsabilità istituzionale».

L’evento vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali, professionisti del settore giuridico e sociale e associazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, rappresentando un’importante occasione di dialogo internazionale tra Italia e Romania su buone pratiche, criticità operative e prospettive di miglioramento dei sistemi di intervento.

Come evidenziato dall’Ing. Mauro Pusceddu, Presidente della Sator Group Professional Association, la presentazione del volume si propone di promuovere una maggiore consapevolezza sociale e istituzionale sul tema della protezione dei minori, favorendo un dibattito costruttivo e orientato a soluzioni concrete.

Informazioni evento

Data: 7 marzo

Orario: 11:00

Luogo: Palazzo Italia – Bucarest

Contatti organizzativi:

mp.satorgroup@gmail.com

+39 335 446793

 

 

La Cassazione smonta il sistema: la decadenza non può essere una scorciatoria

 

 ( Napoli 12 dicembre 2025) La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 32004/2025, depositata il 9 dicembre 2025, segna un punto di svolta nel diritto minorile e mette in discussione prassi ormai consolidate che, negli ultimi anni, hanno finito per snaturare il significato stesso della tutela del minore.

La Suprema Corte cassa integralmente il decreto della Corte d’Appello di Napoli che aveva confermato la decadenza di entrambi i genitori dalla responsabilità genitoriale e il collocamento della figlia in comunità. Nel giudizio di legittimità la madre era difesa dall’avv. Miraglia, che ha sostenuto l’illegittimità della misura ablativa in assenza di condotte realmente pregiudizievoli e senza l’attivazione di percorsi di recupero del legame familiare.

«Questa sentenza rappresenta una boccata d’ossigeno per il diritto minorile – osserva l’avv. Miraglia – ed è un richiamo severo a pratiche che si erano pericolosamente normalizzate. La Corte di Cassazione rimette ordine e chiarisce che la decadenza dalla responsabilità genitoriale non può diventare una scorciatoia per gestire il conflitto o per semplificare situazioni complesse».

Ma il dato realmente rilevante non è l’esito del giudizio, bensì la demolizione argomentativa di un modello decisionale fondato su automatismi, scorciatoie e motivazioni apparenti.

La Cassazione afferma un principio destinato a incidere profondamente sulla giurisprudenza futura: la decadenza ex art. 330 c.c. è una misura estrema, non una risposta ordinaria al conflitto familiare. Non è una sanzione, non è uno strumento di gestione del disagio, non è una soluzione amministrativa alle difficoltà educative o relazionali. È una misura ablativa che può essere adottata esclusivamente in presenza di condotte genitoriali gravi, concrete e realmente pregiudizievoli, accertate in modo rigoroso e accompagnate da una prognosi negativa sull’effettiva possibilità di recupero della genitorialità.

«La Suprema Corte afferma un principio fondamentale – sottolinea ancora l’avv. Miraglia –: senza condotte gravi, concrete e realmente pregiudizievoli, lo Stato non può sostituirsi ai genitori né recidere i legami familiari. Il rifiuto del minore, le difficoltà relazionali, la fragilità emotiva degli adulti non sono colpe giuridiche. Sono segnali di disagio che impongono sostegno, non espulsione».

Nel caso esaminato, tutto questo mancava.

La Corte smonta senza ambiguità le motivazioni per relationem, generiche e stereotipate, l’uso improprio del comportamento processuale del genitore come argomento di prova, l’adesione passiva e acritica alle conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio, la totale assenza di una valutazione concreta sulle possibilità di recupero del rapporto genitori–figlia e il mancato ascolto della minore in grado di appello, in violazione dei principi costituzionali e delle convenzioni internazionali.

Di particolare impatto è il passaggio in cui la Cassazione chiarisce che le difficoltà dei genitori nel comprendere o accompagnare il percorso identitario del figlio, anche con riferimento all’orientamento sessuale, non equivalgono automaticamente a maltrattamento o violenza psicologica. La distanza emotiva, l’inadeguatezza, la confusione non sono, di per sé, colpe giuridiche. Il diritto non può trasformare ogni fragilità relazionale in una causa di espulsione della famiglia.

Ancora più severo è il giudizio sul ruolo dei servizi sociali. La Corte evidenzia come non sia stato attivato alcun serio tentativo di sostegno, mediazione o riavvicinamento. Nessun progetto personalizzato, nessun percorso graduale, nessuna alternativa concreta alla misura più drastica. Il collocamento in comunità si è trasformato, di fatto, in una soluzione definitiva per inerzia istituzionale.

«È particolarmente significativo – evidenzia l’avv. Miraglia – il richiamo al ruolo dei servizi sociali, che non possono limitarsi a gestire l’allontanamento, ma hanno il dovere di lavorare attivamente per il recupero del rapporto genitori–figli. Senza progetti, senza percorsi, senza tentativi reali di riavvicinamento, il sistema fallisce la propria funzione di tutela».

Il messaggio che emerge è chiaro e non lascia spazio a interpretazioni: la tutela del minore non coincide con l’allontanamento dalla famiglia; la protezione non è sinonimo di recisione dei legami; il giudice non può limitarsi a ratificare relazioni tecniche, ma deve governare il processo decisionale, assumendosene pienamente la responsabilità.

«Questa decisione – conclude l’avv. Miraglia – manda un messaggio chiaro a tutti gli operatori: basta automatismi, basta motivazioni di facciata, basta deleghe in bianco alle consulenze tecniche. Il diritto minorile non è un diritto dell’emergenza permanente, ma un diritto di responsabilità, proporzionalità e garanzie. È un segnale forte, nella direzione giusta».

Non si tratta solo di una cassazione con rinvio.

È una presa di posizione netta.

Ed è un avvertimento all’intero sistema.

Processo Aemilia, oltre la narrazione ufficiale: Miraglia presenta a Oradea “Colpevole di essere calabrese”

Il 5 dicembre 2025, alla Biblioteca Județeană “Gheorghe Șincai” Bihor di Oradea, sarà presentato il nuovo libro di Francesco Miraglia, “Colpevole di essere calabrese. Vittime del pregiudizio”, pubblicato da Koinè Nuove Edizioni. Si tratta di un appuntamento atteso non soltanto per l’interesse intorno al volume, ma anche per la qualità del confronto accademico che l’Università di Oradea ha voluto costruire intorno all’autore e ai temi affrontati nel libro.

Il lavoro di Miraglia si concentra su ciò che non è stato raccontato del processo Aemilia, proponendo una lettura lucida e controcorrente delle sue ricadute sociali. Non ne mette in discussione l’impianto giudiziario, bensì osserva come la narrazione mediatica e culturale che lo ha accompagnato abbia generato un clima di sospetto generalizzato verso l’identità calabrese. In questo senso, il libro svela “l’altra faccia dell’Aemilia”: quella delle persone che hanno subito etichettamenti, discriminazioni e stigmatizzazioni nonostante fossero estranee ai fatti, trasformandosi in vittime di un pregiudizio collettivo alimentato più dalla semplificazione che dall’analisi.

La presentazione di Oradea si preannuncia come un momento di confronto di altissimo profilo. Accanto a Miraglia interverranno figure accademiche di rara competenza: Florina Morozan, docente di Diritto civile e voce autorevole nel panorama giuridico romeno, offrirà una lettura comparata del fenomeno del pregiudizio istituzionale, mettendo in relazione le dinamiche italiane con quelle di altri sistemi europei. Rath Bosca Laura Dumitrana, specialista in Diritto di famiglia, approfondirà il ruolo che gli stereotipi possono assumere nella percezione dei nuclei familiari e dei loro diritti, mostrando quanto l’etichettamento possa incidere anche su contesti apparentemente lontani dal tema dell’Aemilia.

Un contributo di particolare rilievo verrà da Liviu Lascu, professore di Diritto penale dell’Università Agorà di Oradea, già Primo Procuratore della Procura militare di Cluj e autore della prefazione del libro. La sua prospettiva tecnica, maturata sia nella pratica investigativa sia nella cattedra universitaria, consente di collocare l’opera di Miraglia all’interno di un discorso più ampio, che riguarda il modo in cui le società europee costruiscono la narrazione della criminalità organizzata. Arricchirà il dialogo anche Bogdan Bodea, studioso dei processi sociali e delle dinamiche del consenso, offrendo un’interpretazione delle derive mediatiche che hanno accompagnato il processo Aemilia e dei loro effetti sulla percezione pubblica.

L’incontro, dunque, non sarà una semplice presentazione editoriale, ma un’occasione per riportare al centro del dibattito un tema spesso affrontato in modo superficiale: la relazione fra diritto, informazione e identità collettiva. Attraverso il confronto con studiosi che hanno scelto di misurarsi con l’opera di Miraglia, Oradea diventa il luogo in cui la riflessione intorno al pregiudizio assume una dimensione internazionale, valorizzando un percorso di ricerca che sta ricevendo crescente attenzione fuori dall’Italia.

Il libro di Miraglia non si limita a raccontare una vicenda giudiziaria; mette ordine in un meccanismo sociale complesso, mostra come il potere del racconto pubblico sia in grado di creare categorie, etichette e sospetti, e restituisce voce a chi ne è stato travolto. L’appuntamento del 5 dicembre offrirà l’opportunità di discutere tutto questo con un parterre accademico di assoluto livello, confermando la centralità del tema e l’autorevolezza del lavoro dell’autore.