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Abusi sui figli, assolta madre I veri orchi erano il papà e i nonni Cesate, la donna non vede i bambini da tre anni

Anni di violenze sui bimbi (di otto e sei anni) accompagnate da minacce, sberle, percosse con cinghia e mazza da baseball. I piccoli erano stati affidati ai parenti su consiglio degli assistenti sociali, ai quali la donna si era rivolta perché maltrattata dal marito. Il legale: “Si è rischiato di mettere in carcere ingiustamente una innocente”

Cesate, 8 luglio 2013 – Accusata di abusi sessuali, viene assolta, ma nel frattempo da tre anni non vede i figli. La storia accade a Cesate, nell’hinterland milanese. La donna si era rivolta ai servizi sociali perchè veniva maltrattata dal marito. Le assistenti sociali le consigliano di affidare i figli, una bambina di 8 anni e un bambino di 6 anni, ai nonni paterni. Saranno loro e il marito ad abusare dei minori, il tutto accompagnato da minacce, sberle, percosse con cinghia e mazza da baseball. Inoltre quando non acconsentivano alle richieste dei familiari venivano rinchiusi in camera al buio e costretti a vedere film a connotazione sessuale.
Ma anche lei finisce banco degli imputati e dal 2009 non vede i suoi figli. L’altro giorno la nona sezione del Tribunale di Milano  ha messo la parola fine a questa terribile vicenda prosciogliendo la madre dall’accusa perché “il fatto non sussiste” e condannando invece il padre e il nonno dei minori a 9 anni. A far scagionare la madre, Francesco Miraglia del Foro di Modena, “si è trattato di un caso molto delicato – spiega l’avvocato Miraglia – nel quale si è rischiato di mettere in carcere ingiustamente una donna, già profondamente provata, dalle percosse che subiva dal marito e che l’avevano portata a rivolgersi ai servizi sociali per chiedere aiuto. Gli stessi, oltre a consigliare alla madre di collocare i figli presso l’abitazione dei nonni, non le hanno mai permesso di incontrare i figli mentre erano costretti a subire i fatti di cui al processo”.
di Roberta Rampini

678 famiglie In Trentino private dei figli

«Ridateci i nostri figli!»: è l’appello di una cinquantina di persone, per lo più genitori di bambini allontanati dalle famiglie su decisione dei giudici, che si sono trovate in mattinata davanti al tribunale dei minori di Bologna. Una protesta silenziosa – a cui ha preso parte anche la consigliere comunale di Trento Gabriella Maffioletti –  contro giudici, psicologi, psichiatri, assistenti sociali che «hanno il potere di portar via i tuoi bambini», si legge su un volantino.
 
In particolare, il Comitato dei cittadini per i diritti umani chiede un’ispezione ministeriale nel tribunale bolognese, che tra l’altro ha gestito il caso di Anna Giulia, la bimba di sei anni tolta ai genitori reggiani Massimiliano Camparini e Gilda Fontana dopo che avevano sottratto la piccola in due diverse occasioni nel 2010.
Nel pomeriggio sempre, a Bologna,si è tenuto un convegno con alcuni esperti del settore, che trae spunto dal libro «Ridateci i nostri figli» a cura dell’avvocato Francesco Miraglia, difensore anche dei genitori di Anna Giulia. Tra i relatori, e prima davanti al tribunale bolognese, anche la trentina Gabriella Maffioletti. A luglio aveva presentato in Comune a Trento un ordine del giorno per chiedere la rivisitazione del ruolo dei servizi sociali: «A Trento non è passato per due voti ma è stato ripreso e approvato dai consigli comunali di Imola (Bologna) e Roma», ha detto ricordando poi che nella provincia di Trento ci sarebbero 678 famiglie “private” forzatamente dei propri figli e che, secondo dati del marzo 2011, il Trentino sarebbe  la seconda regione, dopo la Liguria, per numero di minori tolti e affidati a strutture di accoglienza