Ancona: maltrattamenti psicologici su una bambina di cinque anni

Ancona: maltrattamenti psicologici su una bambina di cinque anni

L’AVVOCATO MIRAGLIA: “LA FAMIGLIA AFFIDATARIA VA PERSEGUITA”

ANCONA (27 febbraio 2019). Ha dell’incredibile quello che accade nelle Marche ad una bimba di cinque anni, allontanata quando ne aveva appena uno dalla madre: sta subendo un vero e proprio lavaggio del cervello, un maltrattamento psicologico inaudito e continuo da parte dei genitori affidatari, che ostacolano il suo rapporto con la mamma biologica, addirittura imponendo alla piccola di chiamarla “zia”, e non mamma, e arrivandole a dire che non ha più un cognome, perché saranno loro i suoi genitori. «E una coppia che prende in affidamento un bambino dovrebbe sapere non bene, ma benissimo, che il provvedimento è temporaneo e mirato a un ricongiungimento dei bambini con le loro famiglie di origine», sottolinea l’avvocato Francesco Miraglia, che ha preso in carico questo caso particolarmente delicato a causa del violento condizionamento psicologico cui è sottoposta la piccola, che si sente «tra due fuochi», come sottolinea lo stesso psicoterapeuta che l’ha in cura e il cui giudizio, inspiegabilmente però, non è minimamente tenuto in considerazione dal Tribunale dei minorenni di Ancona. Un tribunale sordo a una Consulenza tecnica d’ufficio, a una relazione dello psicoterapeuta e un pronunciamento della Corte d’Appello, che sottolineano tutti come la piccola debba essere tolta a questa coppia o per lo meno che si intervenga a cambiarne gli atteggiamenti che ostacolano il rapporto tra la bimba e sua madre. Atteggiamenti, a detta degli esperti, che oltre a far star male la bimba adesso, ne potrebbero pregiudicare tra qualche anno lo sviluppo psicologico, affettivo e relazionale, specialmente nel corso dell’adolescenza».

La mamma biologica è una brava persona, che si è trovata a non poter garantire un’abitazione sicura alla sua bimba: il tribunale ha stabilito quindi di affidare temporaneamente la piccola a una coppia che non può avere figli, in attesa che la madre trovasse una sistemazione adeguata. La coppia avrebbe dovuto mantenere i contatti con la madre naturale, coinvolgendola nella vita della bambina: invece ha sempre fatto di tutto per ostacolarli, evitano categoricamente le telefonate tra loro, obbligando la bimba a dire allo psicologo che lei non vuole vedere più la sua mamma (pur avendo con lei un legame forte), cancellandole dalla memoria il suo cognome, costringendo la piccola a chiamare “zia” la propria madre. «Si comportano come se la figlia fosse loro» prosegue l’avvocato Miraglia, «come se l’avessero adottata. Non è che stanno ostacolando il suo rapporto con la madre naturale per arrivare in qualche modo ad adottarla? Mi domando se questa bambina gli sia stata promessa da qualcuno! Com’è che nelle Marche mi sono imbattuto spesso in circostanze simili, nelle quali dei bimbi vengono sottratti ai genitori e affidati a coppie che poi li tengono per anni, quasi fossero adozioni mascherate? Depositerò un’istanza urgente, invitando nel frattempo il Tribunale dei Minorenni ad inviare segnalazione alla Procura della Repubblica per il reato di maltrattamenti in famiglia, che questa coppia commette sistematicamente da anni verso una bimba di appena cinque anni. ciò che stanno commettendo è un abuso, una violenza».

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