Bimbo costretto a vedere il papà pedofilo «E ha molestato anche la sorellina»

Bimbo costretto a vedere il papà pedofilo «E ha molestato anche la sorellina»

20130725_bimbo-costretto-vedere-padre-pedofilo-2La donna si è rivolta a un avvocato che ha querelato gli assistenti sociali. Ex marito a giudizio per abusi sessuali

di Michelangelo Cecchetto
PADOVA – Una psicologa ed un’assistente sociale di un consultorio dell’Alta Padovana che fa capo ai Servizi sociali dell’Ulss 15 sono state querelate dall’avvocato Francesco Miraglia del foro di Modena. Motivo: «Il figlio della mia assistita – scrive il legale – viene costretto dai servizi ad incontrare il padre, dopo che l’uomo è stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver compiuto abusi sessuali. L’uomo aveva molestato anche la sorellina». Il 29 giugno scorso è stata intrapresa l’azione legale dalla mamma del bambino, che ha chiesto che le due professioniste non si occupino della vicenda avvenuta quando il figlio aveva 3 anni e la figlia 11.
«Nel 2007 la donna sospetta che il compagno molesti la figlia e quest’ultima, interrogata nel Tribunale di Padova, racconta di come sia stata obbligata dall’uomo a vedere film pornografici, a denudarsi davanti a lui e di come questo adulto la ritenga “l’unica donna della sua vita”, invitandola poi, compiuti i quattordici anni, a «vivere insieme per essere una famiglia».
«Il fratello più piccolo, nel frattempo, viene obbligato a chiamare “mamma” la sorella e a subire i primi abusi – ricostruisce il legale – Il bimbo già all’epoca comincia a dare i primi segni di insofferenza. Il suo comportamento cambia ogni volta che incontra il padre che, nel frattempo, non abita più con loro. Anche il bambino viene ascoltato dal Giudice e nel 2012, l’uomo viene rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale sul proprio figlio. Malgrado questo, il Tribunale per i Minori di Venezia obbliga il piccolo a vedere comunque il padre presso i Servizi sociali. Il bambino non approva la scelta e manifesta più volte il suo dissenso, anche davanti agli stessi operatori».
«Nel giugno scorso – continua l’avvocato – i Servizi sociali vengono invitati a presentare una relazione al Tribunale per i Minori di Venezia. La donna si sente “accusare” dagli operatori del Servizio di manipolare il figlio a suo favore. Tutte queste accuse – spiega Miraglia – non solo non sono supportate da documenti, da testimonianze, ma denotano come ci sia stato un vero e proprio accanimento contro la donna, che io ritengo ingiustificato. Se il figlio non incontra il padre, è stato detto alla madre, l’alternativa è l’allontanamento».