L’Aquila: psicologa di una minore la prepara all’udienza dove accusa il padre poi discute il caso come Giudice

L’Aquila: psicologa di una minore la prepara all’udienza dove accusa il padre poi discute il caso come Giudice

Avvocato Miraglia: come dice Cetto La Qualunque “Ma è legale questa cosa?”

L’AQUILA (25 Gennaio 2022). La battuta è presa in prestito dalla comicità di Antonio Abanese, ma c’è purtroppo ben poco da ridere: un uomo è sotto processo per presunte molestie nei confronti della figlia maggiore, la quale è stata affidata a una comunità mentre i due fratellini minori vivono in altre due case diverse: il più piccolo da quando è nato non ha mai visto il padre, perché a questi genitori viene impedito di vedere i bambini da due anni. La madre è indagata di favoreggiamento e tutto perché si è dato  ascolto alla ragazzina che nonostante i suoi 14 anni ha problemi di neurosviluppo che la rendono, di fatto, ancora una bambina e che sarebbe stata influenzata dalle amichette, che l’avrebbero convinta a inventar tutto come ripicca per non aver ottenuto in regalo il telefonino tanto desiderato. A dare credito alla ragazzina invece è la psicologa che però, oltre a seguirla come paziente in terapia, l’ha preparata per l’udienza in Tribunale Penale ed ha persino fatto parte del Collegio Giudicante al Tribunale dei Minorenni de L’Aquila dove la famiglia vive. E parrebbe essere pure responsabile di alcune case famiglia. Un pasticcio giuridico mai sentito, nel quale ci sono cinque vittime e una persona che interviene in triplice veste a stravolgere le loro esistenze. «E appunto ci si chiede “Ma è legale questa cosa?” – dichiara l’avvocato Miraglia, al quale i genitori della giovane si sono affidati – e soprattutto è l’unico, sfortunato caso oppure al Tribunale per i Minorenni de L’Aquila le cose funzionano sempre cosi? Siamo di fronte a una svista clamorosa o a un vero e proprio caso di mala giustizia?».

La ragazzina è molto fragile e un paio d’anni fa avrebbe riferito di essere stata molestata dal padre, un giorno in cui la madre era assente, in verità cambiando spesso versione sulla vicenda. È emerso poi che erano state le amichette a convincerla (lei è molto influenzabile) ad accusare il genitore, come ripicca per non aver ricevuto il telefono cellulare richiesto e desiderato. La giovane è stata allontanata subito da casa e affidata a una comunità, così come i due fratellini minori, visto che il padre è stato rinviato a giudizio e la madre indagata per favoreggiamento. Il caso è approdato in Tribunale per i Minorenni che addirittura dispone l’apertura dello stato di abbandono dei minori senza  che ancora nessuna colpevolezza sia stata riconosciuta in capo  ai genitori.

Ad ogni modo il  Tribunale per i Minorenni, basandosi  di fatto su le semplici dichiarazioni di questa ragazzina ha disposto “l’eliminazione “ dei genitori: la ragazzina è stata destinata a vivere presso una famiglia affidataria, un fratello è stato affidato al nonno materno, l’altro ai nonni paterni. Famigliari che abitano persino in regioni diverse. «Come se tutto ciò non fosse abbastanza grave – prosegue l’avvocato Miraglia – emerge che la decisione del Tribunale per i Minorenni  si poggi su un vizio di forma gravissimo: uno dei magistrati che hanno sentenziato era nientemeno la psicoterapeuta che segue professionalmente la ragazzina e che, tra l’altro, l’aveva pure preparata ad affrontare l’udienza nella quale era stata sentita nel corso dell’incidente probatorio. La psicologa avrebbe preso parte infine al collegio giudicante in qualità di giudice onorario: circostanza di una gravità inaudita».

Per sua stessa ammissione la terapeuta avrebbe “informato tempestivamente il Presidente e il Collegio di conoscere la minore e di quale natura fosse la conoscenza” ma gli altri Giudici, mancando uno di loro per motivi personali e “in considerazione dell’urgenza del caso” hanno ritenuto che “non sussistesse incompatibilità e fosse sufficiente che non intervenisse nella discussione, limitandosi all’ascolto ed alla condivisione”. La terapeuta avrebbe quindi espresso “solo l’adesione alla deliberazione”.

Come dire: c’ero ma dormivo o ancora meglio come le tre scimmiette della garzanti: non vedo , non sento e non parlo ma intanto decido!!!

«L’avvocato curatore della minore e dei suoi fratellini, pur chiamata a tutelare i loro interessi, pare svicolare dalla presa di posizione su questa vicenda – conclude l’avvocato Miraglia – ma noi proseguiremo cercando verità e giustizia e soprattutto un giudizio imparziale, rivolgendoci agli organi competenti. Auspichiamo che vogliano altresì fare chiarezza sulla vicenda anche il Consiglio Superiore della Magistratura e il ministero della Giustizia: questo doppio anzi triplo ruolo mina la terzietà del Collegio Giudicante, che ha deciso delle vite dei bambini stravolgendole, con le conseguenze che questo comporta e comporterà».

Sarà l’unico caso a L’Aquila?