Affidi e adozioni a Messina, nuovo esposto dell’avvocato Francesco Miraglia: «Decisioni già prese a tavolino. Chi tutela davvero i bambini?»
MESSINA (7 ottobre 2026) – Non è più soltanto un singolo caso. Dopo la vicenda delle minori che si sono opposte all’allontanamento dalla comunità gestita dalle religiose, un nuovo episodio torna ad accendere i riflettori sulle procedure di affido e adozione davanti al Tribunale per i Minorenni di Messina. Questa volta al centro della vicenda c’è una bambina accolta da una coppia affidataria quando aveva appena 18 giorni di vita. Per oltre un anno la piccola è cresciuta con quella famiglia, costruendo con essa il proprio universo affettivo e trovando nei genitori affidatari le figure che l’hanno accompagnata praticamente fin dall’inizio della sua vita.
Poi, improvvisamente, tutto cambia. Secondo quanto denunciato dalla coppia, per mesi i Servizi Sociali e il tutore avrebbero rappresentato che si stesse lavorando a una soluzione familiare che prevedeva l’affidamento della bambina agli zii. Successivamente, invece, la minore sarebbe stata destinata all’adozione presso un’altra coppia che, fino a quel momento, non aveva mai avuto alcun rapporto con lei. La conseguenza è stata radicale: interruzione dei rapporti con la famiglia affidataria e inserimento della bambina presso persone per lei completamente nuove, nonostante gli affidatari avessero manifestato la propria disponibilità ad adottarla e a garantirle quella continuità affettiva che la legge considera elemento centrale nella tutela del minore. Ed è proprio qui che nasce il nodo della vicenda. La legge n. 173 del 2015 ha introdotto nell’ordinamento il principio della continuità delle relazioni socio-affettive maturate dal minore durante l’affidamento. Eppure, secondo quanto rappresentato nell’esposto, il legame costruito dalla bambina con la famiglia che l’aveva cresciuta sin dai primi giorni di vita non avrebbe ricevuto la considerazione che una decisione così delicata avrebbe richiesto. Ma c’è un passaggio ancora più grave sul quale la famiglia chiede chiarezza. Nel corso dell’udienza, alla coppia sarebbero state inizialmente prospettate ragioni ostative alla possibilità di adozione, tra cui l’età e la mancata partecipazione a un corso preparatorio. Successivamente sarebbe emerso, sempre secondo quanto riferito dagli affidatari, che la determinazione sulla futura collocazione della bambina era stata in realtà già assunta prima della decisione collegiale. È questo il punto sul quale l’avvocato Francesco Miraglia, al quale la coppia si è rivolta, chiede adesso che venga fatta piena luce. «Se una decisione deve essere collegiale – afferma Miraglia – non può essere già definita prima che il Collegio abbia realmente valutato tutte le alternative e, soprattutto, prima che sia stato concretamente esaminato quale sia il superiore interesse della bambina. Qui non stiamo discutendo di fascicoli o procedure astratte: stiamo parlando della vita di una bambina e della cancellazione improvvisa delle sue figure affettive di riferimento». Dopo il rigetto delle proprie istanze, la coppia affidataria ha depositato memorie indirizzate ai vertici del Tribunale e al Collegio, contestando le modalità con cui sarebbe stata gestita l’intera procedura. «È stato in quel momento – prosegue Miraglia – che la situazione è diventata ancora più significativa. La famiglia ha semplicemente chiesto trasparenza e spiegazioni su una procedura che, a suo giudizio, aveva completamente scavalcato il principio della continuità affettiva. La reazione del tutore alle contestazioni formulate impone ulteriori approfondimenti. Non è accettabile che chi pone domande su decisioni che riguardano la vita di un bambino venga percepito come un problema anziché come una parte che esercita legittimamente il proprio diritto di chiedere chiarezza».
La coppia affidataria, assistita dall’avvocato Miraglia, ha quindi presentato un esposto, chiedendo che vengano acquisiti e verificati i fascicoli, gli atti e la documentazione relativa all’attività dei soggetti intervenuti nella vicenda, affinché siano accertate eventuali responsabilità e soprattutto venga ricostruito quando, da chi e attraverso quale percorso decisionale sia stata effettivamente stabilita la destinazione della bambina. Ed è proprio questo interrogativo a collegare il caso alle altre vicende emerse nelle ultime settimane a Messina.
«Dopo quanto già accaduto nelle altre vicende che abbiamo denunciato – sottolinea Miraglia – non possiamo più limitarci a considerare ogni episodio come un fatto isolato. Quando casi diversi presentano criticità analoghe, diventa necessario chiedersi se esista un problema più generale nel sistema. Per questo interpellerò direttamente il Presidente del Tribunale: voglio sapere come sia possibile che decisioni destinate a incidere in maniera irreversibile sulla vita di una bambina possano apparire già definite prima della loro formale valutazione collegiale». Miraglia pone quindi una questione ancora più netta: «Chi decide realmente il destino di questi bambini?»
«Se quanto denunciato dalla famiglia troverà conferma negli atti – conclude il legale – saremmo davanti a qualcosa che va ben oltre un semplice errore procedurale. Dobbiamo capire se esista un meccanismo nel quale l’affidamento rischia di diventare, nei fatti, il passaggio preliminare verso soluzioni adottive decise da pochi soggetti, mentre il superiore interesse del minore e i legami affettivi che quel bambino ha concretamente costruito finiscono in secondo piano. Su questo vogliamo risposte precise. Perché i bambini non sono fascicoli da spostare, né possono essere destinatari di decisioni già scritte: sono persone, e ogni scelta deve partire esclusivamente dal loro interesse». Dopo le precedenti vicende finite al centro dell’attenzione pubblica, dunque, Messina torna sotto i riflettori. E questa volta l’esposto depositato potrebbe consentire di verificare non soltanto cosa sia accaduto a una bambina affidata a 18 giorni di vita, ma anche se dietro episodi apparentemente distinti esistano modalità operative ricorrenti sulle quali le istituzioni sono chiamate a fare definitivamente chiarezza.

